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Patrizio Vellucci e Donato Matturro | Soldi d’artista


Patrizio Vellucci e Donato Matturro Soldi d'Artista
Patrizio Vellucci e Donato Matturro Soldi d'Artista

Descrizione dell’opera.

Moneta sonante, desiderio che trascende le categorie di valori modificando regole e principi, fino a trasformare la convivenza in una “repubblica della moneta”.

Operazione senza frutto: la moneta sonante può fornire una immagine, non una identità, così come l’immagine dell’opera (stampa computerizzata su specchio) che riflessa dalla superficie specchiante risulta incerta.

Cenni di biografia

Nato a Gaeta il 24/04/48 , laureato in ingegneria e con una carriera sviluppata in ambito manageriale. Fin dall’infanzia dedito, da autodidatta, al disegno ed alla pittura nell’ambito figurativo del ritratto e della natura morta, sviluppa una conoscenza della arte moderna e contemporanea durante gli studi alla Accademia di Brera negli anni 1982/1986. Allievo del Prof Beppe Devalle e del Prof Maurizio Bottarelli si diploma con 30 e Lode in Pittura e viene selezionato per la partecipazione al 1° Laboratorio –Giovani artisti Alla Galleria S. Fedele Di Milano. Prosegue la propria ricerca partecipando prevalentemente ad esposizioni collettive, saltuariamente fino all’abbandono della attività manageriale a favore della attività artistica che da pochi anni rappresenta la attività principale. Svolge la propria attività nello studio sito in Via Vallarsa 11 a Milano, città in cui risiede.

Antologia critica

Opera nel campo della pittura, della scultura, della fotografia. Consegue il diploma presso la Accademia di Brera nel 1986 con 30 e lode.

Sviluppata la conoscenza dell’arte contemporanea durante gli studi presso la Accademia, nel corso del prof. Beppe Devalle, avvia la propria ricerca nell’ambito della trasparenza del colore, creando profondità con la creazione di sovrapposizioni di colore in composizioni di natura astratta.

La ricerca si sviluppa oscillando tra l’ambito decorativo e lo studio della composizione.

In particolare l’approfondimento dello studio della composizione in relazione al formato e alla creazione equilibrata di immagini con evidenti tensione degli elementi compositivi, lentamente reintroduce la ricerca verso un referente figurativo quale il paesaggio.

La attuale produzione oscilla tra l’astratto puro ed il paesaggio, attraverso un segno non descrittivo.

La tecnica, di natura originale in quanto frutto della ricerca e delle scoperte evidenziatesi durante il lavoro, si avvale della casualità della reazione di un materiale vivo come la carta al processo di preparazione del supporto, con procedimento che alterna il lavoro sia sul fronte che sul retro dello stesso.

Il supporto incide così sia sul piano della composizione che sulla trasparenza del colore in maniera casuale e non controllabile determinando il punto di partenza dell’opera.

Lo sviluppa della ricerca artistica si è integrata con la produzione di opere di scultura prevalentemente in polpa di cartapesta e nel collage fotografico quale ampliamento della capacità di costruzione della immagine senza perdere l’elemento della casualità.

In particolare la cartapesta ha permesso di recuperare l’aspetto manuale, artigianale dell’opera e di mantenere vivo l’aspetto di sperimentazione e di integrazione di più materiali.

La ricerca è rivolta ad un ambito più figurativo ed ha per soggetto il corpo umano, sia in una dimensione rappresentativa arcaica e simbolica, sia più realista, sconfinando talvolta nella installazione.

Esposizioni recenti

2008

  • Maggio – Personale organizzata dal comune di Casarile (pittura e scultura)

  • Giugno – Collettiva Xlll concorso Comune di Osio Sotto (pittura)

  • Luglio/Settembre – XX Porticato Gaetano su invito – Pinacoteca Giovanni da Gaeta del comune di Gaeta (Targa di segnalazione per opere di scultura)

  • Settembre – Saturarte 2008 (opere pittura in catalogo)

  • Partecipazione al Concorso Premio Celeste (pittura)

  • Matrix: nuova astrazione in Italia 20/9 – 10/10 2008 (pittura) su invito

  • Miniart – Spazio Tadini di Milano dicembre 2008

2009

  • Arte e follia – Limbiate (Mi), Marzo- Aprile 2009

  • Il confine (Istallazione) – Bussero (Mi), Maggio 2009

  • III Biennale Genova, Giugno 2009, (Segnalato con Premio Autorità Portuale di Genova )

  • XXI Porticato Gaetano – Gaeta, Agosto/settembre 2009

  • Saturarte – Genova, Settembre 2009

  • Personale Galleria Le Arcate – Carona (ch), Ottobre 2009

  • Arte e riciclo – Gaeta (LT), Nov/Dic 2009

2010

  • Saturarte – Genova, Settembre 2010

  • XXII Porticato Gaetano – Gaeta, Agosto/settembre 2010

2011

  • Fiera Arte Genova 2011 – Genova, Aprile 2011

  • Palazzo delle Contesse, Giugno 2011

  • IV Biennale di Genova,Giugno 2011 – (Premio speciale all’artista)

– 150 anni di unità difficile – Pinacoteca Giovanni da Gaeta, Agosto 2011

(Premio “ Un’opera per Gaeta”)

– Emozioni per una libertà ri-trovata – La Casa delle culture del mondo, Ottobre 2011

– Soldi d’Artista – Galleria Spazio Tadini, Dicembre 2011

Danzatori di luce Personale di André Che Isse


27 ottobre – 11 novembre 2011
Inaugurazione giovedì 27 Ottobre 2011 ore 18,30
con performance accompagnata dal vivo dalla viola di Paolo Botti

 

Il pensiero e i muscoli di un danzatore hanno attraversato lo spazio per tramutarsi in oggetto altro, in rappresentazione di quel legame tra corpo e mente capace di accendere o spegnere un’emozione come schiacciando l’interruttore della luce.

Il lavoro di Andrè Che Isse è il risultato di due percorsi artistici diversi: danza e pittura. Entrambi convivono in lui e nella tela, dove traspone la sua visione del corpo e rappresenta la condizione umana.

Ho creato una danza di immagini pittoriche – dice Andrè Che Isse – ricercando nella plasticità del corpo e nel disegno geometrico degli arti. Dopo 16 anni di danza ho sentito la necessità di fissare il pensiero sulla tela. Trovai una tecnica che rappresentasse il tono muscolare del corpo: corda cucita su tessuto intelaiato, che mi permettesse di rivelare la plasticità coreografica nella sua materia, nel suo geometrico perimetro di filo”.

Il tessuto e il filo sono elementi importanti nel suo lavoro. Al corpo è data la possibilità di animarsi perché esiste un collegamento tra mente e muscolo, tra materiale e immateriale. Il filo conduttore scelto da Che Isse è una corda che ne disegna la figura, i suoi muscoli e ne rivela, al tempo stesso, la complessità di legami e vincoli a cui il corpo deve sottomettersi. Per compiere questo svelamento Che Isse usa la luce:

La luce posta dietro la tela svela l’anima, manifestando il “labirinto” dell’artefice. Percorsi molteplici di filo in una costruzione geometrica, un’architettura vista in pianta, stanze infinite della mente in complesse connessioni, sinapsi, come punti di fuga in un quadro rinascimentale. Due opere diverse in una stessa tela”.

Un intreccio che è una trama, un nuovo ordito sulla tela, che colloca quel corpo nel pieno delle sue possibilità espressive, all’interno di una storia, di un ambiente sottoposto a rigide regole fisiche e matematiche. Tutto questo si scopre agli occhi dell’osservatore, quando le tele si illuminano. Allora quello che prima si vedeva, ovvero un corpo che aveva trasformato e liberato in un gesto la sua energia psichica, in una visione bidimensionale, piatta, pesante e priva di ombre o chiaroscuri, si trasforma, in altro. Il corpo acquista volume, rilievo, colore, calore, svela i suoi tratti compositivi e i fili che lo reggono, quasi lo imprigionano, evocando uno scenario da teatro per burattini. Come nei pittori classici, nel lavoro di Che Isse, la luce acquista dunque una simbologia forte che entra nel corpo e lo colloca in un nuovo spazio nuovo, vicino al divino, così come facevano i pittori del XV secolo che davano solo ai personaggi vicini a Dio il potere di emanare luce. Ma questa sua vicinanza alla divinità ne evidenzia il suo dualismo tra autore e attore.

Emerge così una dialettica: la luce è ciò che scopre la trama, i legami che vincolano il corpo, ma dallo svelamento nasce un nuovo senso dell’essere e di libertà.

I lavori di Che Isse tradiscono questa ricerca di libertà anche quando non sono retro illuminati. Esprimono un desiderio dell’uomo di oltrepassare i limiti imposti dalla fisiologia e dalla “trama” di cui l’artefice rimane misterioso: il divino? Noi stessi?. Lo si evince da alcune pose o movimenti impossibili dei corpi o di parti di esso che Che Isse ha dato ad alcune sue figure.

Egli gioca con il vedo non vedo, con il sono e appaio, con il posso e non posso.

L’interruttore, strumento dell’osservatore, trasforma lo stesso in deus ex machina, colui che interviene svelandone la trama e può decidere in maniera decisiva sulla storia o la coreografia e, quindi, il movimento del danzatore sul palcoscenico. L’osservatore – uomo può quindi decidere di accendere o spegnere la luce, di guardare dentro o limitarsi a guardare lo specchio, di riconoscersi o conoscersi.

Shakespeare lasciava che Amleto si tormentasse con la domanda “Essere o non essere?”. Ieri come oggi la danza tra i due opposti rimane, ma con la consapevolezza che abbiamo acquisito più strumenti di illuminazione e che siamo, forse, noi stessi a scegliere di smorzare la nostra libertà ed intensità espressiva restando, di conseguenza, al buio.

Melina Scalise
ANDREA CHE ISSE
Dal 1996 al 2011: 20 personali di cui 14 in cui era sempre correlato il lavoro pittorico alla danza.
2006 – Galleria Annovi-Arte Contemporanea (Sassuolo, Mo) personale “I Danzatori degli dei”, venti tele retroilluminate davanti alle quali avvenivano performance con musicisti dal vivo.
2010 – Spazio Tadini, Milano. Collettiva “La Natività”
per la danza:
Acquisita una base di tecnica tersicorea ‘Classica’ da maestri quali Jozo Borcic, Robert Strajner, Deborah Weaver, René LeJeune, ho condotto per una quindicina d’anni ricerca sulle qualità del moto, sulla plasticità del corpo, sulla geometria degli arti e delle direzioni nello spazio acentrico, in fieri ad architetture coreografiche di matrice astratta.
Ha danzato le sue ideazioni in differenti appuntamenti:
RECITARCANTANDO ’86 di Cremona – ‘Omaggio a Kingo’ presso la galleria d’arte Il Mercante a Brera (Mi);
BIENNALE ’88, Palazzo Re Enzo a Bologna; allestimento estivo del teatro Romolo Valli a Reggio Emilia, 1989; seminario tenuto all’ACTOR STUDIO di Roma nell’ ’89; rassegna culturale estiva dei ‘Cortili’ a Modena, 1990;
BIENNALE DES JEUNES CREATEURES D’EUROPE DE LA MEDITERRANEE; MARSEILLE 1990;
sala ‘Corto Circuito’ TIRDANZA, 1991, Modena;
sala ‘Corto Circuito’, TIRDANZA, 1992, Modena;
auto-video-produzione 1992;
partecipazione con video a DANZA VIDEO 1992 Milano;
auto-video-produzione 1993;
libreria Croce a Roma con la presentazione di Giorgio Albertazzi;
auto-video-produzione 1994;
spettacolo teatrale ‘Sotto il segno di Caino’ al Teatro Spazio Zero di Roma per la regia di Giorgio Albertazzi, gennaio 1995;
‘Performance per Kingo’ presso lo Studio D’Ars a Milano, 1996;
performance al Forte Crest di Milano, estate 1996
Orario apertura mostra: da martedì a sabato 15:30-19; in occasione di eventi serali fino alle 22:30


IMAGO Mostra fotografica di Pio Tarantini dal 21 settembre al 14 ottobre 2011


Inaugurazione mercoledì 21 settembre 2011 – ore 18.30 

Con questo lavoro, “Imago”, Pio Tarantini scrive il capitolo più recente di una ricerca artistica dal percorso quasi circolare, cominciato sin dagli anni settanta, quando realizza i suoi primi studi, in bianco e nero, sulla figura umana ripresa con il “mosso” fotografico che ne accentua la precarietà della visione. Influenzato in quel periodo della sua giovinezza dalla drammaticità della pittura visionaria e altissima di Francis Bacon, coltiverà sempre una predilezione per la figura umana “mossa”, presente in molti suoi lavori nell’arco di più di trent’anni di ricerca.

L’uomo sul palcoscenico del mondo, in questa chiave visionaria e precaria, trova quindi spazio e sintesi in molte opere di Tarantini presenti e caratterizzanti suoi progetti espositivi ed editoriali precedenti: da “Il passato e i Pensieri” (1985) a “Studi sul mosso” (2002), a “L’ombra del vero” (2003) fino a “Scenari” (2006).

In questa esposizione presso lo Spazio Tadini di Milano Tarantini presenta una selezione di opere, in gran parte realizzate negli ultimi anni, divisa in due gruppi principali: da una parte opere della sua ricerca sulla figura umana che diventa protagonista assoluta, scandagliata, scomposta, “traccia” di vita in contesti minimali, quasi astratti; e dall’altra opere in cui la traccia della figura umana è inserita all’interno di un discorso visivo più vasto e contestualizzato, dove il paesaggio o l’ambiente rivestono un ruolo importante.

Le figure lasciano una traccia riconoscibile e nello stesso tempo sfuggente, complessa, quasi a sottolineare una dilatazione del tempo, il contrario della “cristallizzazione” tipica della fotografia. Tarantini fotografa la vita che passa: “Tutto scorre” (le figure mosse) e, nello stesso tempo “Tutto è” (i pochi elementi fissi di contesto).

Dal 21 settembre al 14 ottobre 2011, da martedì a sabato, ore 15.30 – 19

SPAZIO TADINI, Via Jommelli 24 – 20131 Milano – Tel. 02.26 82 97 49

SITO DELL’ASSOCIAZIONE www.spaziotadini.it

SITO DELL’ARTISTA