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PhotoFestival: Luca De Bono e la fotografia astronomica


Fotografia astronomica a Spazio Tadini Casa Museo con PhotoFestival 2018.

Apre al pubblico, venerdì 8 giugno 2018, ore 18:30 la Mostra Fotografica “Notturni e dintorni. Racconti dall’infinito” di Luca De Bono

– In contemporanea all’apertura di altre tre mostre: #Photography#Cities ( A cura di Monteoliveto Gallery e Spazio Tadini e anch’essa inserita nel PhotoFestival 2018), Narrative Fragments of Life, mostra personale di Ian Kingsford-Smith, e   Omaggio alla meraviglia  mostra fotografica personale di Luigi Alloni | PhotoMilano, a cura di Francesco Tadini. –

Luca De Bono

Luca De Bono – Notturni e dintorni. Racconti dall’infinito

Due cose riempiono l’animo di ammirazione e venerazione sempre nuova e crescente quanto più spesso e accuratamente la riflessione si occupa di esse: il cielo stellato sopra di me, e la legge morale in me”. Immanuel Kant, Critica della ragion pratica

Luca De Bono

Luca De Bono è un esperto cultore di fotografia astronomica e riprende con grande perizia il cielo notturno riuscendo ad ottenere ottimi risultati anche quando punta i suoi strumenti sulla volta celeste milanese che per molte ragioni – riflessi dell’illuminazione urbana e qualità dell’atmosfera – non è l’ottimale punto di osservazione. Eppure i risultati sono sorprendenti e ci mostrano galassie dalle forme così affascinanti da essere state battezzate con nomi poetici, costellazioni che tante volte inseguiamo nel cielo, nebulose e ammassi di stelle che si alternano a spazi vuoti trasmettendoci un senso di spaesamento. Accanto agli esiti che con più puntualità corrispondono ai parametri della astrofotografia, però, De Bono inserisce una riflessione originale sul rapporto fra scienza ed estetica con sei lavori che accostano al bianconero con cui la fotografia di documentazione sa ben esprimersi al colore proprio della pittura che così comunica la sua libertà creativa. In tal modo questa mostra diventa un omaggio intenso e profondo alla capacità dell’uomo di rapportarsi con la natura per scoprire in questa come in se stesso il senso profondo della bellezza.

Luca De Bono

NOTTURNI E DINTORNI. RACCONTI DALL’INFINITO

dall’8 giugno all’8 luglio 2018

apertura al pubblico venerdì 8 giugno 2018 ore 18:30

Apertura Casa Museo Spazio Tadini

mercoledì/sabato 15:30-19:30; domenica 15:00-18:30; lunedì e martedì: chiuso.

Ingresso Casa Museo e Mostre € 5

 

 

Alessandro Trovati: incontro sulla fotografia sportiva mercoledì 30 maggio 2018


Mercoledì  30 maggio 2018, alle ore 19:30, si svolge un incontro con l’autoremodera e intervista la sua curatrice e agente, Federicapaola Capecchi. E a seguire Alessandro Trovati, in vista  di  Playground Milano League, dialoga con PhotoMilano che è media partner dell’evento. 

Alessandro Trovati è in mostra fino al 3 giugno con Olimpiadi, una selezione delle fotografie più significative e autoriali fatte alle Olimpiadi, partendo da quelle appena conclusesi – Pyeongchang 2018 – percorrendo poi quasi tutte le 11 Gare Olimpiche, da Atene 2004 a Pechino 2008 a Londra 2012, attraverso i più grandi momenti e protagonisti della storia dello sport.

Durante l’incontro, oltre alle fotografie in mostra, potremo vedere anche alcune delle ultimissime fotografie realizzate agli Olympics winter games PyeongChang 2018 e alla  Ski World Cup 2017/2018. Soprattutto sarà possibile dialogare con il fotografo, e chiedergli non solo della sua ricerca ma anche di come si sta evolvendo e trasformando la fotografia sportiva. Scoprire aneddoti e racconti dei più grandi eventi mondiali e scoprire dalla sua viva voce come nascono le sue inquadrature sapienti, sempre molto equilibrate, articolate; come nascono fotografie uniche che tramandano nel tempo storie che appartengono a tutti e appassionano il mondo intero.

Rio 2016 Olympic games - August 2016. Women's sync. 3 m sprigboard. Photo by Alessandro Trovati /Pentaphoto
Rio 2016 Olympic games – August 2016. Women’s sync. 3 m sprigboard. Photo by Alessandro Trovati /Pentaphoto

Al termine dell’incontro si terrà un momento destinato ai soli memebri di PhotoMilano: un’occasione unica per ricevere informazioni e consigli da uno dei più grandi fotografi sportivi, in vista dell’evento che andranno a fotografare come Media Partner della Playground Milano League. Un momento in cui affrontare e chiedere anche specifiche e consigli tecnici utili a documentare un evento sportivo.

Vent’anni di esperienza con Associated Press e Pentaphoto. Ha fotografato i più più importanti eventi sportivi del mondo, tra cui 11 Olimpiadi (era il fotografo più giovane commissionato ad Albertville nel 1992), ogni Coppa del Mondo di sci dal 1992, il Giro d’Italia, Tour de France e molti altri eventi in altre discipline sportive. Pubblica su quotidiani e sulle riviste più importanti al mondo.

Nell’ambito della fotografia pubblicitaria dirige alcune campagne per i più prestigiosi marchi internazionali, lavorando con le più importanti agenzie pubblicitarie.

Ha vinto numerosi premi tra cui il GrandPrix della Pubblicità 2008 Best Campaign Sport, 2012 e 2014 il premio Ussi per “miglior foto sportiva dell’anno” con l’inizio del triathlon Londra 2012 e il Giro d’Italia 2014. Dal 2013 è membro di Canon, Ambassador.

Figlio di Armando Trovati fondatore dell’agenzia Pentaphoto specializzata in sport e fotografia pubblicitaria. Ha all’attivo diverse mostre tra cui Photolux a Lucca, Canon Fotografica 12, Esposizione della Foto 13 Milano e Roma. Maggio 2017 vede un’importante mostra bi personale “Lo sport in bianco e nero” a Spazio Tadini Casa Museo (Mi),  esposto alla prima Triennale della Fotografia Italiana e al Festival Fotografico Europeo 2018. È Canon Ambassador.

LONDON 2012 Olympic games, August 2 2012, Elisa Di Francisca Fioretto squadre. scherma Pentaphoto, Alessandro Trovati
LONDON 2012 Olympic games, August 2 2012, Elisa Di Francisca Fioretto squadre. scherma Pentaphoto, Alessandro Trovati

Da Atene 2004 a Pechino 2008 a Londra 2012 possiamo dire che Alessandro Trovati ha fotografato i più grandi momenti e protagonisti della storia delle recenti Olimpiadi. Ricordate lo sguardo stupito di Usain Bolt (Pechino 2008) quando vinse l’oro nei 100 metri? Pur arrivando primo ha un’espressione di stupore per il nuovo record raggiunto – 9”69 – più che di esultanza. Quella fotografia è di Alessandro Trovati. E Valentina Vezzali inginocchiata a terra che urla al cielo? Sempre Pechino 2008 e anche quello scatto è di Trovati. Come sua è la foto di Yuri Chechi (Atene 2004) quando vince il bronzo agli anelli nella ginnastica artistica, delle sorelle Venus e Serena Williams (Londra 2012), del Triathlon, di Tomba, di Pantani, e potremmo davvero andare avanti ancora e ancora.

OLYMPIC GAMES PECHINO 2008, Usain Bolt Agosto 2008 Photo by Alessandro Trovati
OLYMPIC GAMES PECHINO 2008, Usain Bolt Agosto 2008 Photo by Alessandro Trovati

 

Clouds or snow Sky World Cup 2018, Photo Alessandro Trovati, Pentaphoto
Ski World Cup 2017/2018
Wengen,Italy 11/1/201.Downhill As Sejersted (Nor) photo:Pentaphoto/Alessandro Trovati.

INCONTRO CON ALESSANDRO TROVATI ore 19:30

CASA MUSEO SPAZIO TADINI

Via Niccolò Jommelli 24

20131 Milano

Visita guidata e incontro € 5 – chi desidera la visita guidata deve presentarsi entro le 19                                                                                                     – Momento destinato ai membri di PhotoMilano : privato non aperto al pubblico – Info: federicapaola@spaziotadini.it

Olimpiadi, Mostra Fotografica di Alessandro Trovati – Testo di Federicapaola Capecchi


Rio 2016 Olympic games, Men's trampoline Gymnastics. August 2016. photo by Alessandro Trovati Pentaphoto Mate Images
Rio 2016 Olympic games – Men’s trampoline Gymnastics. August 2016. Photo by Alessandro Trovati /Pentaphoto/Mate Images

Un Icaro riuscito

Di  Federicapaola Capecchi

Guardando, leggendo una fotografia bisognerebbe identificare subito alcuni elementi fondamentali tra i quali la luce, i piani, la tonalità, l’inquadratura, il punto di vista, i soggetti, la struttura e la dinamicità. E nelle fotografie di Alessandro Trovati li identifichiamo sempre, subito, tutti. Uno più perfetto dell’altro. Come veniamo catturati, in un istante, dal Sublime – l’immaginazione pura, campo di azione di un grande fotografo anche creativo – e dal Bello – una delicata sintesi tra immaginazione,  invenzione e visione -.

L’insieme di tutti questi elementi, e una assoluta e suggestiva bellezza formale, tanto quando lavora in bianco e nero quanto a colori, ci svela che Alessandro Trovati con le sue fotografie riesce a compiere anche un ribaltamento del concetto di Sublime Romantico, dove l’uomo poteva solo accettare passivamente, contemplare in estasi tutto ciò che non è in grado di comprendere né contenere. Alessandro Trovati, al contrario, con la sua fotografia da vita ad un Icaro riuscito, che non contempla, ma agisce. Una riflessione nata su una foto in particolare della Sky World Cup 2018 – Clouds or snow – ma che ritorna costante in molte fotografie delle Olimpiadi in mostra. L’atleta, tanto quanto le sue gesta, sono a tal punto attori della scena e del momento nello sguardo di Alessandro Trovati, da crearlo il cielo o la neve, invertirli, inventare nuove e ulteriori forme di un paesaggio o panorama o stadio o velodromo alle loro spalle; rendendo zone d’ombra e colori sensazioni accoglienti e morbide tanto quanto calde, dirette e assolute. Questo Icaro riuscito fonde differenti luci in una quantità di luce ambientale unica che pure sembra cangiante, come se passassimo tutte le fasi, dall’alba al pomeriggio dove il sole è alto e caldo, in quel solo attimo liberato nella fotografia.

Clouds or snow Sky World Cup 2018, Photo Alessandro Trovati, Pentaphoto
Ski World Cup 2017/2018
Wengen,Italy 11/1/201.Downhill As Sejersted (Nor) photo:Pentaphoto/Alessandro Trovati.

E le foto più belle sono anche sempre un premio alla capacità di essere concentrati e ricettivi. Una grande foto è anche intrisa di mistero. Quell’arcana capacità di Alessandro Trovati di continuare il racconto, prima e dopo, oltre e fuori dall’inquadratura e dai bordi della fotografia stessa. Ogni fotografia di Alessandro Trovati è in sé, e in qualche modo, misteriosa, perché ci mostra non solo ciò che è ma, per dirla come sosteneva Minor White, anche “cos’altro è”. Sì è lo sport, o meglio, la sua anima. Siamo d’accordo. E per di più in un gioco dialettico anche con l’ambiente (cielo, terra, mare) ma … cos’altro è?!

Rio 2016 Olympic games - August 2016. Women's sync. 3 m sprigboard. Photo by Alessandro Trovati /Pentaphoto
Rio 2016 Olympic games – August 2016. Women’s sync. 3 m sprigboard. Photo by Alessandro Trovati /Pentaphoto

Alessandro Trovati non ha bisogno di espedienti tecnici come per esempio l’effetto panning, (raramente lo usa e più per virtuosismo che per ricerca), perché, per esempio, il movimento è consustanziale al suo sguardo, prima ancora che ai suoi occhi e alla sua testa. Come la sintesi. E dunque non ha bisogno di orpelli per restituircelo in forma di libertà. Un movimento e una sintesi che ci arrivano con la stessa potenza e velocità della prestazione atletica che stiamo osservando: che non sono congelati, non sono fermati, mai, ma anzi in continuo divenire per ogni secondo del nostro sguardo, obbligandoci a vedere, e non semplicemente a guardare. Perché movimento, sintesi, essenza e racconto continuano prima e dopo la fotografia, oltre e fuori dai bordi della foto stessa.

Una differenza molto importante tra il colore e la fotografia monocromatica è questa: in bianco e nero suggerisci; a colore affermi”. Paul Outerbridge

LONDON 2012 Olympic games, August 2 2012, Elisa Di Francisca Fioretto squadre. scherma Pentaphoto, Alessandro Trovati
LONDON 2012 Olympic games, August 2 2012, Elisa Di Francisca Fioretto squadre. scherma Pentaphoto, Alessandro Trovati

E la fotografia di Alessandro Trovati afferma altresì con fermezza quanto sia reale un pensiero di Francesco Tadini, e cioè che la fotografia non cattura! Ma libera il momento dal fluire della realtà. Cos’altro è dicevamo … Appunto. Non contemplare ma dominare la realtà e il suo fluire. E ancora è una questione di mentalità, di atteggiamento. È lui stesso l’atleta dell’evento. Cos’altro è. La consapevolezza del saper raccontare storie, il piacere di avere questo compito di rivelarle in tutte le sfaccettature; è la maestria di farlo, compiutamente e creativamente, in quella misteriosa quanto libera frazione di istante irripetibile. Eppure tutti continueranno a raccontare di quel momento, pur senza averlo mai visto. E così questo Icaro riuscito muove occhio, sguardo e mirino su neve, nuvole, mare e terra; avvolge e distingue, trasforma e crea atleta, ambiente, situazione, prestazione, nell’elemento ideale per sperimentare la sensazione di libertà. Un territorio dove la fatica fisica, i vincoli tecnici sembrano scomparire e i corpi degli atleti – che poi ci sembrano uomini come noi – sembrano sempre librarsi nell’aria come uccelli. Cos’altro è.

Nelle fotografie di Alessandro Trovati possiamo non limitarci a guardare la foto, ma possiamo vederla davvero, poi comprenderla e alla fine persino interpretarla secondo la nostra sensibilità e immaginazione. Cos’altro è. La fotografia dei grandi. Quella che sa cos’è la luce, e sa giocarvi con maestria, quella che ha la consustanziale attitudine a far emergere forme e dettagli grazie a passaggi chiaroscurali (tanto nel bianco e nero quanto nel colore), quella in cui le ombre assumono la stessa importanza degli oggetti, delle persone, degli spazi che le producono; quella che ha ritmo, tempo, le pause. Quella fotografia che ci restituisce i protagonisti di vicende epiche, persone, e assolutamente “al presente”, come tangibili le loro storie, forse anche i loro pensieri, in quella nuvola di sudore che immaginiamo evaporare nel cielo. Quella fotografia che ha inquadrature sapienti, sempre molto equilibrate, articolate, che chiedono all’osservatore di essere attivo in ogni senso – anche nei sensi – muovendo l’occhio e lo sguardo in ogni spazio e tempo della fotografia, oltre ogni soggetto attivo o passivo o in primo piano. Perché è qui, in questa formula visiva e narrativa che conchiude ogni sfumatura e azione, che si svela il senso della realtà che Alessandro Trovati ha scelto di liberare e raccontare.

Rio 2016 Olympic games, August 2016, Syncronised swimming Photo by Alessandro Trovati, Pentaphoto, Mate Images
Rio 2016 Olympic games, August 2016, Syncronised swimming Photo by Alessandro Trovati, Pentaphoto, Mate Images

Una fotografia, è l’arresto del cuore per una frazione di secondo”. Pierre Movila

Dinanzi alle fotografie di Alessandro Trovati il cuore sì, si arresta per una frazione di secondo … per poi rimettersi in moto, libero, nel ritmo e nella danza di un racconto meraviglioso.

Federicapaola Capecchi

 

 

Alessandro Trovati: mostra fotografica Olimpiadi dal 3 maggio 2018


Rio 2016 Olympic games, Men's trampoline Gymnastics. August 2016. photo by Alessandro Trovati Pentaphoto Mate Images
Rio 2016 Olympic games – Men’s trampoline Gymnastics. August 2016. Photo by Alessandro Trovati /Pentaphoto/Mate Images

La Mostra Fotografica Olimpiadi di Alessandro Trovati, a cura di Federicapaola Capecchi, apre al pubblico giovedì 3 maggio 2018

In mostra anche Stefano Rellandini, Luca Bruno, Marco Trovati, Giovanni Auletta  e alcune fotografie di Armando Trovati.

Partner e Sponsor della Mostra Bruno Melada Stampa & Fine Art

Apre al pubblico giovedì 3 maggio 2018, ore 18:30, la Mostra Fotografica Olimpiadi di Alessandro Trovati, Canon Ambassador. Una selezione delle fotografie più significative e autoriali fatte alle Olimpiadi, partendo da quelle appena conclusesi – Pyeongchang 2018 – percorrendo poi quasi tutte le 11 Gare Olimpiche, da Atene 2004 a Pechino 2008 a Londra 2012, attraverso i più grandi momenti e protagonisti della storia dello sport.

Dopo la mostra “Lo sport in bianco e nero”, incentrata sulla narrazione che si muove all’interno del bianco e nero di Alessandro Trovati e dell’ intensità e carattere delle sue fotografie,  concentriamo l’attenzione sul colore e sulla sua duplice capacità: quella di dare prima un’assoluta e suggestiva bellezza formale e, un attimo dopo, far accorgere che si sta parlando di sport, anzi della sua anima. Un fotografo sportivo di questo calibro è, in fondo, anche lui un campione olimpico, anche lui in cerca di un record da battere. Nel fotografare. In cerca di nuovi mezzi, o innovativi, per scattare foto spettacolari. Rispetto ad un tempo oggi un fotografo sportivo può fotografare sott’acqua, avvalersi di robotica per comandare a distanza la macchina fotografica in situazioni e posizioni non raggiungibili, eccetera. Ma per quanto il progresso tecnologico sia di reale ausilio nella fotografia sportiva, non è ciò che fa la differenza per Alessandro Trovati. La differenza è data dal fatto che la sua è la fotografia dei grandi. Quella che sa cos’è la luce, e sa giocarvi con maestria, quella che ha l’attitudine di far emergere ombre e dettagli grazie a passaggi chiaroscurali (e avviene anche nel colore), quella che ha ritmo, tempo, le pause. Quella fotografia fatta anche di inquadrature sapienti, sempre molto equilibrate, articolate, che chiedono all’osservatore di essere attivo in ogni senso, muovendosi in ogni spazio e tempo della fotografia, oltre ogni soggetto attivo, passivo o in primo piano. Anche nei coni d’ombra. Perché è lì, in quella formula visiva e narrativa, che si conchiude ogni sfumatura e azione, che si svela il senso della storia che Alessandro Trovati ha scelto di raccontare.

LONDON 2012 Olympic games, August 2 2012, Elisa Di Francisca Fioretto squadre. scherma Pentaphoto, Alessandro Trovati
LONDON 2012 Olympic games, August 2 2012, Elisa Di Francisca Fioretto squadre. scherma Pentaphoto, Alessandro Trovati

E così nella mostra Olimpiadi – attraverso gli scatti a Mohammed Farah e Usain Bolt (Rio 2016), Yuri Chechi (Atene 2004), Simone Beals (Rio 2016), Michael Fred Phelps, Sofia Goggia (Pyeongchang 2018), all’Hockey femminile (Londra 2012), al nuoto sincronizzato, solo per citarne alcuni – ci muoviamo tra fotografie che si distinguono subito per la luce, i piani, la tonalità, l’inquadratura, il punto di vista, i soggetti, la struttura e la dinamicità. Dove il movimento è nella sua natura e nella sua testa prima ancora che nel mirino della macchina fotografica. Un movimento che non è mai congelato ma sempre in divenire per ogni secondo del nostro sguardo sulla foto, obbligandoci a vedere e non semplicemente a guardare.

OLYMPIC GAMES PECHINO 2008, Usain Bolt Agosto 2008 Photo by Alessandro Trovati
OLYMPIC GAMES PECHINO 2008, Usain Bolt Agosto 2008 Photo by Alessandro Trovati

Tra i molti elementi che caratterizzano una buona foto” – scrive la curatrice Federicapaola Capecchi – “uno tra i più importanti  è probabilmente il mistero. Per dirla come sosteneva Minor White … <cos’altro è?>. Cosa altro è la fotografia di Alessandro Trovati? Una questione di mentalità (è lui stesso l’atleta dell’evento) e l’importanza di raccontare storie da tramandare nel tempo”. E così la mostra Olimpiadi si muove attraverso l’essere immersi nell’azione e il piacere di raccontare storie in tutte le loro sfaccettature. “Le sue fotografie – scrive ancora la curatrice – “hanno la forza e il fascino della capacità di fissare l’attimo così come il gesto atletico, di immortalare gioia, fatica, dolore”.

Rio 2016 Olympic games, August 2016, Syncronised swimming Photo by Alessandro Trovati, Pentaphoto, Mate Images
Rio 2016 Olympic games, August 2016, Syncronised swimming Photo by Alessandro Trovati, Pentaphoto, Mate Images

Nella mostra Olimpiadi sono esposte anche 3 fotografie di 4 colleghi di Alessandro Trovati – Stefano Rellandini, Luca Bruno, Marco Trovati, Giovanni Aulettain una sorta di omaggio alla fotografia sportiva che condividono come mestiere e passione, a concretizzare uno dei più grandi valori dello sport e delle Olimpiadi: lealtà e fratellanza. In fondo i cinque anelli intrecciati su fondo bianco, simbolo e bandiera del Comitato Internazionale Olimpico (Cio) e dei giochi olimpici fin dal 5 aprile 1896, giorno in cui ad Atene furono aperte le prime Olimpiadi dell’era moderna, simboleggiano proprio ciò. A ogni colore corrisponde un continente: blu per l’Oceania, nero per l’Africa, rosso per le Americhe, verde per l’Europa e giallo per l’Asia. Con questo simbolo il barone francese Pierre de Coubertin, che lo aveva ideato insieme ai Giochi olimpici, voleva sottolineare lo spirito di fratellanza che doveva caratterizzare la manifestazione.

A suggello di questo omaggio alla fotografia sportiva, un piccolo omaggio è per Armando Trovati, padre di Alessandro e fondatore di Pentaphoto, del quale quattro fotografie suggestive aprono il percorso della mostra.

Olympic Games '84, Los Angeles, Photo Armando Trovati
Olympic Games ’84, Los Angeles, Photo Armando Trovati

OLIMPIADI di Alessandro Trovati

A cura di Federicapaola Capecchi

In mostra anche Stefano Rellandini, Luca Bruno, Marco Trovati, Giovanni Auletta e Armando Trovati

Dal 3 maggio al 3 giugno 2018 – Opening giovedì 3 maggio ore 18:30

Partner e Sponsor della Mostra Bruno Melada Stampa & Fine Art

Casa Museo Spazio Tadini

Via Niccolò Jommelli 24

20131 Milano

Graziano Perotti, Mostra a Spazio Tadini – di Federicapaola Capecchi


Foto Graziano Perotti, Yemen, marib-empio regina di saba-il salto
Foto Graziano Perotti, Yemen, marib tempio regina di saba, il salto

Un momento della sua verità.

Un fotoreporter si avvicina al mondo e alla realtà e ce li restituisce in una fotografia. Il fotoreporter con una fotografia può essere sottile, diretto, tagliente, raccontare un intero fatto storico, indagare e approfondire il “post evento” – aftermath – svelandone aspetti che giornali e tv non sempre possono, o vogliono, mettere in luce; può estrapolare qualcosa che riguarda l’umanità tutta. Graziano Perotti, nei suoi molteplici reportage, fa tutto questo e, come scrive di lui Roberto Mutti, narra la realtà entrando con delicatezza, ma in profondità, “nello spirito degli uomini e dei luoghi da loro vissuti”.

In questa mostra, volta a raccontare la sua capacità reportagistica, si è concentrata l’attenzione sulla sua fotografia di viaggio, su alcuni reportage sociali, ritratti, piccole e grandi storie di umanità e di luoghi. Per raccontare il suo modo di incontrare il mondo. Un modo sempre e comunque positivo, in cui non traspare mai tristezza (anche laddove non si può non immaginarla), un atteggiamento sempre curioso e delicato, anche laddove è coraggioso, che cerca negli occhi delle persone, in ogni situazione, di dar di sprone alla vita. Una prassi rispettosa ma capace di cogliere l’attimo, emotiva ma mai pietistica, indagatrice, scopritrice e di grande forza espressiva.

Yemen, shibam, donne nella tempesta di sabbia, Foto Graziano Perotti
Yemen, shibam, donne nella tempesta di sabbia, Foto Graziano Perotti

Le sue fotografie sono scevre da sentimentalismo o indiscrezione e mostrano intimità, umanità, empatia. Una striatura di solitudine ne pervade alcune, ma non nel senso di esclusione da ogni rapporto di presenza o vicinanza altrui (voluto o sofferto che sia), bensì nel senso arcaico di unica coscienza dell’impossibilità di conoscere e comprendere compiutamente “l’altro”, che sia singolo individuo, popolo, cultura, religione. Graziano Perotti nelle sue fotografie unisce sapientemente la luce, la composizione, il colore al gesto, allo sguardo, al pensiero, e riesce così anche a trasmettere spesso un senso di calma, di serenità. Conduce tutto ad una sintesi: alla sua essenza, in una sorta di climax. Un momento della sua verità.

Graziano Perotti Hebron Gosth Town
Graziano Perotti Hebron Gosth Town

Sì perché le fotografie di Graziano Perotti sembrano rifuggere la pretesa di verità che molti danno alla fotografia documentaristica; sembrano suggerire la consapevolezza che questa verità sia solo un’opinione, e che il compito vero di un fotoreporter sia di comporre un racconto, che comprende dunque anche la visione che il fotografo ha di ciò che sta osservando e sceglie di fotografare, e che decide di addurre a sua presa di posizione.

Un’austera e sfolgorante poesia dal vero. Ansel Adams

Diverse fotografie in mostra vestono un’ingannevole semplicità. In realtà nascondono un senso compositivo e una sensibilità plastica molto vicine alla poesia e alla pittura talvolta. Lo svelano la nitidezza della messa a fuoco, una sottile vena romantica concentrata nei soggetti fotografati, la cura della composizione. In particolar modo nella fotografia di viaggio. La natura, l’ambiente, il paesaggio, gli uomini, l’architettura gli pongono dinanzi all’occhio straordinaria bellezza e lui, con lo sguardo, disegnando la luce, la traduce in un attimo tangibile, fatto di forza e fragilità al tempo stesso, connesso profondamente con l’anima del paesaggio e dell’umanità che lo abita.

Se le vostre foto non sono abbastanza buone, non siete abbastanza vicini”. Robert Capa

Nei reportage sociali, pur senza snaturare la sua indole delicata, Graziano Perotti spinge sul fatto che la fotografia è una scrittura con la luce. E scrivendo la fotografia è pensiero, denuncia, passione, informazione, documento. Sceglie spesso il bianco e nero – così è Idomeni, Il Muro, Scuola di Gomme, Dammi la mano – cosicché realtà e finzione, studio ed emotività, materia e spirito, si fondano e creino, tra grana e rumore, un mondo dove il soggetto ritratto da un lato e il pensiero e lo stato d’animo del fotografo dall’altro si incontrino e compongano un alfabeto di scrittura comune, o possibile. Questo incontro genera testimonianze, narrazioni, dubbi, possibili letture di una situazione, una possibile visione della realtà. Un momento della sua verità.

Graziano Perotti Hebron Gosth Town
Graziano Perotti Hebron Gosth Town

Così Graziano Perotti documenta i Territori Occupati. La fotografia è la scusa per fermarsi a guardare il mondo e soffermarsi negli spazi in-tra muri e barricate; documentando e restituendo una visione intima dei luoghi e delle persone. Sono fotografie che narrano questa triste e infinita storia da un punto di vista umanistico, in un colore fedele al fascino della pellicola che offre uno sguardo e un racconto garbato e intimo, ma diretto e senza fronzoli, dei rapporti arabo-israeliani, dei conflitti come dei conflitti di vita, della violenza, del disordine parte integrante della vita quotidiana di due popoli che cercano di vivere insieme mentre lottano per sopravvivere. La fotografia “Gerusalemme Palestina” trovo descriva, già solo nell’estensione corporea e corposa della luce, i muri psicologici e fisici che dividono i due popoli, in una terra dilaniata e separata dentro sé stessa.

Così documenta le tradizioni popolari – studio sul carnevale antropologico in Sardegna – dove impone un linguaggio visuale potente, affascinato dal mostrare stranezze e forse assurdità che, però, analizzate, non rappresentano altro che le radici profonde di un territorio e di una cultura. Un reportage che fa tornare alla mente Garcia Rodero, la prima spagnola che entrò in Magnum, celebre per la sua ricostruzione delle tradizioni popolari in Spagna.

Graziano Perotti Palestina Istruzione negata - Scuola di gomme
Graziano Perotti Palestina Istruzione negata – Scuola di gomme

Così Graziano Perotti guarda la straordinaria vicenda di Scuola di Gomme, storia di ingiustizia e di genialità al tempo stesso; la storia di Intrecci, vicenda molto attuale quanto delicata, una storia di poliamore convinto tanto nelle relazioni quanto nelle passioni dove le corde sono il mezzo di espressione e di comunicazione con l’altro; così compone il racconto di Dammi la mano.

Compone fotografia e racconto forse più come farebbe un editorialista che un giornalista di cronaca (che tra l’altro lui non ha mai voluto essere). Perché con le sue fotografie Graziano Perotti non vuole limitarsi a documentare la realtà ma, ben oltre, vuole commentarla. Ritiene importante mettere a fuoco, inquadrare, comporre e comunicare anche il suo punto di vista sul soggetto e sui fatti cui assiste. E ritiene imprescindibile e fondamentale farlo nel modo più onesto possibile: senza alterare, nemmeno nei colori o nella scala di grigi, la profondità emotiva che la scena sottende.

Un momento della sua verità.

Federicapaola Capecchi

Fotografia: Dal reportage al sogno, mostra fotografica di Graziano Perotti


Foto Graziano Perotti, Yemen, marib-empio regina di saba-il salto
Foto Graziano Perotti, Yemen, marib tempio regina di saba, il salto

DAL REPORTAGE AL SOGNO Mostra Fotografica di Graziano Perotti

A Cura di Federicapaola Capecchi e Melina Scalise

PRODUCE LA MOSTRA: FRANCESCO TADINI

La mostra è inserita nel Festival Fotografico Europeo 2018

DAL 23 MARZO AL 22 APRILE 2018  apertura al pubblico venerdì 23 marzo 2018 ore 18:30

Apre a Spazio Tadini Casa Museo, venerdì 23 marzo 2018, una grande mostra che racconta Graziano Perotti e il suo lavoro di fotoreporter. 50 fotografie e testi – una mostra che occupa quasi tutta la Casa Museo – a raccontare la sua capacità reportagistica di narrare la realtà entrando con delicatezza, ma in profondità, “nello spirito degli uomini e dei luoghi da loro vissuti”. (R.Mutti)

Fotografia di viaggio, reportage sociale, ritratti, piccole e grandi storie di umanità e di luoghi. Questa la nervatura della mostra, per raccontare il modo di incontrare il mondo di Graziano Perotti. Un modo sempre e comunque positivo, in cui non traspare mai tristezza (anche laddove non si può non immaginarla), un modo sempre curioso e delicato, anche laddove è coraggioso, che cerca negli occhi delle persone, in ogni situazione, di dar di sprone alla vita. Un modo rispettoso, capace di cogliere l’attimo, emotivo, ma mai pietistico, indagatore, scopritore e di grande forza espressiva.

Nel Salone principale della Casa Museo le foto più importanti dei suoi reportage – premiate, in collezioni importanti o divenute copertine di riviste nazionali e internazionali -, muovendoci tra Cuba, l’India, l’Ecuador, lo Yemen, il Guatemala, il Marocco, Giordania, Palestina. Nelle Sale al piano inferiore 6 reportage a raccontare l’attenzione di Graziano Perotti per l’umanità: Intrecci, Il Carnevale Antropologico in Sardegna, Dammi la mano, Ghost Town Hebron, Scuola di gomme Khan al Khmar, Il Muro. Ed un unica fotografia emblematica del reportage Idomeni Open Borders.

Cuba, Avana Foto Graziano Perotti
Cuba, Avana Foto Graziano Perotti

Intrecci è una storia molto attuale quanto delicata, una storia di poliamore convinto tanto nelle relazioni quanto nelle passioni; le corde il mezzo di espressione e di comunicazione con l’altro. Il Carnevale Antropologico in Sardegna è un duro quanto affascinante viaggio a Lula dove il carnevale, come in alcuni altri paesi della Sardegna si veste di antropologia. Qui bisogna dimenticare carri allegorici e stelle filanti, si tratta di ben altro, qui si celebrano antichi riti Dionisiaci che si perdono nella notte dei tempi. Dammi la mano è un progetto e un libro fotografico realizzati in occasione del venticinquesimo anniversario dell’Associazione Pavese per la Cura del Dolore Onlus Lino Sartori. Argomento del progetto è infatti l’attività di assistenza dei volontari dell’Associazione, che offre assistenza domiciliare gratuita grazie al volontariato di medici specialisti, psicologi, infermieri professionali, ausiliari socio-assistenziali, operatori socio-sanitari e fisioterapisti.

Ghost Town Hebron e Il Muro raccontano, nel silenzio, il rumore assordante di un luogo invisibile (fantasma) agli uomini e a Dio, la Palestina. Idomeni Open Borders reportage da Idomeni tra il peregrinare di uomini alla ricerca di un futuro diverso.

Yemen, shibam, donne nella tempesta di sabbia, Foto Graziano Perotti
Yemen, shibam, donne nella tempesta di sabbia, Foto Graziano Perotti

Scuola di gomme Khan al Khmar racconta una storia di ingiustizia e di genialità al tempo stesso. A fronte dell’insediamento di oltre 40 mila coloni israeliani, dal ’67 non erano stati concessi permessi di costruzione ai palestinesi, e le baracche in lamiera, considerate illegali, venivano periodicamente demolite. Un gruppo di architetti italiani, collegati all’Università di Pavia, decise di costruire una struttura “non permanente” senza incorrere negli strali delle normative militari israeliane. Materiali locali, la soluzione proposta dal team di progettazione, era basata sulle straordinarie qualità costruttive del materiale prescelto: i pneumatici. Questi, riempiti di sabbia a pressione, impilati a file alterne, vengono a costituire pareti di 60 cm di spessore. Intonacati adeguatamente, i muri non rilasciano sostanze inquinanti e rappresentano un isolante ideale sia in inverno, sia in estate. E impediscono gli Israeliani di avere motivi legali per demolirla. La scuola è stata costruita dalla Onlus “Vento di Terra”.

Due video verranno proiettati per tutta la durata della mostra. Uno – Graziano Perotti Fotoreporter – è una presentazione del lavoro reportagistico di Graziano Perotti, che mette in evidenza stile e sensibilità. L’altro, Venice in love, uno degli ultimi lavori di Graziano Perotti divenuto anche un libro, fa da chiusa alla mostra facendoci passare dalla realtà al sogno. Venice in love è infatti una storia d’amore, un sogno. “Una storia d’amore tra Marcello e la contessina Violet: lui non compare mai e viene il sospetto che Marcello sia in realtà la fotocamera e, quindi, il lettore che cerca la donna nei luoghi che sono stati loro, ma che sono anche nell’immaginario di chi guarda; lei è una presenza incorporea, di un’eleganza senza lineamenti, che appare e scompare dissolvendosi tra le nebbia e il sogno”. (Graziano Perotti)

Graziano Perotti è fotoreporter pluripremiato che ha grande attenzione per l’uomo, sempre, anche quando fotografa un luogo, il solo ambiente. È capace di descrivere grandi difficoltà, anche atrocità – penso ai reportage su Giordania, Palestina, Siria – restituendo dignità ad ogni singolo soggetto fotografato, anche allo spazio architettonico o ambientale laddove compare, rivelando terrore e speranza, violenza e pace, sofferenza e compassione. Che si tratti di reportage in luoghi di guerra, o di viaggio, o di documentazione di un territorio o di storie, i suoi sono progetti e fotografie di grande intensità. Ed infatti diventano spesso copertine di importanti testate e magazine. Ha la capacità di osservare il Mondo riuscendo a contenere nello scatto l’urgenza del racconto come della notizia, il fascino del colore come del bianco e nero, forza e delicatezza, realtà e immaginazione. Ha una affascinante acutezza nel raccontare, nell’essere testimone, nel restituire un punto di vista, nel prendere una posizione; ha pensiero, sensibilità, capacità di vedere, cultura, metodo e molta passione. E a questa sua maestria dedichiamo questa grande mostra, con 8 reportage, restituendo il senso della fotografia oggi e del mestiere del fotoreporter.

Graziano Perotti

Graziano Perotti è nato a Pavia nel 1954 dove tuttora risiede.

In veste di fotoreporter ha pubblicato oltre 200 reportage (di viaggio, cultura e sociale) sui più importanti magazine, ottenendo 25 copertine e prodotto foto per importanti campagne pubblicitarie “Grand foulard Bassetti”, Alpitour-Francorosso, Hotelplan, Brunello di Montalcino della Fattoria dei Barbi per citarne alcuni. Di lui hanno scritto e pubblicato lavori su riviste specializzate di fotografia e sui maggior quotidiani italiani i più noti critici. Numerose sono le sue mostre personali e partecipazioni a collettive con grandi fotografi in rassegne di livello internazionale. Recentemente Pio Tarantini lo ha inserito nel suo libro “Fotografia. Elementi fondamentali di linguaggio, storia, stile” tra fotografi contemporanei più significativi.

Ha vinto importanti premi in Italia e all’estero “Destino Madrid”, “Scatti Divini”, “Il genio Fiorentino” e sue fotografie sono in importanti collezioni private, fondazioni e musei.

2015 Sue fotografie tratte dai lavori “Rennaisance” e “The beauty of geese” ed “Enchanted Forest” vengono selezionate alla Saatchi Gallery on screen la galleria d’arte moderna più importante di Londra e una delle più importanti al mondo.

E’ stato uno dei 12 fotografi selezionati da PhotoVogue per raccontare il mondo di Swatch (pubblicato su Vogue Marzo 2015) per i festeggiamenti dei 50 anni della rivista di moda più prestigiosa al mondo.

La RAI ha mandato in onda nel TG3 delle 19,30, quello di massima fascia d’ascolto un’ampia intervista in occasione della sua ultima mostra e libro d’arte “Terra di Risaie” commissionato dalla città di Vigevano e con il patrocinio di Expo 2015.

2016 E’ uno dei fotografi Italiani selezionati dal FIOF “Fondo Internazionale per la Fotografia” come ambasciatore della fotografia italiana in Cina nel prestigioso progetto IMAGO.IT.

Premiato con 8 Honorable Mention agli International Photography Award nel concorso mondiale di “Family of man ispirato dal libro fotografico più venduto al mondo. 2016. Premiato con due Honorable Mention al PX3-Prix International Photography di Parigi.

International Photo Award Los Angeles viene premiato con 5 Honorable Mention.

Premiato con due Honorable mention al PX3 – Prix de la Photographie di Parigi e un secondo premio assoluto con il lavoro “The beauty of geese” nella categoria documentary book con fotografi partecipanti di 97 paesi del mondo.

Venezia…il famoso architetto Massimo Alvisi dello studio Alvisi-Kirimoto & Partners inserisce il suo progetto fotografico “In fuga da Homs” nel Suo Sketch Book per la mostra “Sketch For Siria” una mostra con il patrocinio delle Nazioni Unite.

Trieste International Photoday, invitato ad aprire la conferenza d’inaugurazione con una sua sua serata d’autore alla Sala del Giubileo e un workshop fotografico sulla città di Trieste Russia Photovisa partecipa come ambasciatore della fotografia italiana per il FIOF “Fondo Internazionale per la Fotografia”.

Cina Shenzen rassegna Fotografi Italiani partecipa come ambasciatore della fotografia italiana in Cina.

Cina partecipa alla Biennale d’Arte di Shandong, invitato a rappresentare l’Italia dal maestro Athos Collura assieme ai migliori studenti di Brera e con artisti di tutto il mondo, vincendo l’award per la fotografia artistica.

E’ uno dei cento volti della fotografia italiana nel libro di Hermes Mereghetti editato dall’A.F.I. archivio fotografico Italiano.

2017 Londra International Photographer of the year, vince un secondo premio assoluto e tre Honorable Mention con due reportage sociali e due lavori artistici ed è il fotografo Italiano più premiato agli Awards.

International Photo Award Los Angeles il suo libro “Dammi la mano” viene premiato con 2 Honorable Mention e ne riceve altre 2 su altri lavori

SPAZIO TADINI CASA MUSEO

DAL REPORTAGE AL SOGNO Mostra fotografica di Graziano Perotti

A cura di Federicapaola Capecchi e Melina Scalise

DAL 23 MARZO AL 22 APRILE 2018

Via Niccolò Jommelli 24, 20131, Milano, tel +39 02 26110481, MM1 Loreto, MM2 Piola, http://www.spaziotadini.com – ingresso € 5

Apertura Casa Museo Spazio Tadini

dal mercoledì al sabato dalle 15:30 alle 19:30 – domenica dalle 15 alle 18:30

lunedì e martedì: chiuso

Danza, musica, fotografia in dialogo a Spazio Tadini Casa Museo


Danza, musica, fotografia in dialogo a Spazio Tadini Casa Museo.

25 GENNAIO – 2 FEBBRAIO 2018 DANZA MUSICA E FOTOGRAFIA LIVE – CLUSTER performance in live sound

Da giovedì 25 gennaio 2018, alle ore 21, parte la prima serie di un ciclo di serate di performance dove danza, musica e fotografia creano insieme. Ognuna delle serate avrà un suo tema e la serie di performance sono strutturate in diverse fasi nelle quali la fotografia e i fotografi, gradualmente, passeranno dall’essere ‘a proscenio’ all’essere attori in scena tanto quanto danzatori, musicisti e racconto.

Danza, musica, fotografia in dialogo a Spazio Tadini Casa Museo

Giovedì 25 gennaio 2018 la prima performance è “More than a portrait”. “Un Ring. Al cui interno giocano la musica di oggi, le elaborazioni live di un giovane Dj che produce e mixa EDM, e la potenza del physical dance theatre e della contact. Punto di partenza comune il ruolo e la potenza del corpo e della musica, nel fornire forma, immagine e suono concreti di storie della vita di ogni giorno. Addentrandoci a capofitto nelle maglie degli individui, dei rapporti umani. Giochiamo e parliamo delle persone, di noi, delle cose che ci muovono. Corpo e musica insieme mettono in gioco e in discussione ogni percezione e ogni senso. Un ritratto di ciascuno di noi; corpo e suono in un ritratto dei moti da cui, in fondo, nessuno può esimersi.

Il dialogo tra due generazioni, la mia e quella di Kroserz, è per noi due – che ci siamo visti crescere a vicenda (io solo nel senso più letterale del termine conoscendolo da quando aveva 9 anni) – un susseguirsi di emozioni contrastanti, e così le lasceremo fluire sulla scena, proprio come si addice al live, al qui e ora.

In questa occasione la fotografia – ma solo per questa volta – è a bordo ring. Cercherà di cogliere e restituire dei veri ritratti. Non la riproduzione del soggetto o del movimento ma il racconto di un’intenzione, suscitando una reazione tanto nel soggetto ritratto quanto nell’osservatore. Cercando una sorta di istantanea dell’animo, della potenza del corpo, di un sentimento, di un’idea. Farà della fotografia luce, come la danza è materia viva che vibra, respira nei corpi e si concretizza. Cercherà di cogliere la parte non evidente/manifesta del carattere del soggetto ritratto, di non fermare quell’espressione, volto e movimento, ma di comporre una fotografia che restituisca davvero il senso di quel corpo e un sentimento. Nel tentativo di ritrarre una qualità interiore. More than a portrait. A cimentarsi in questa impresa a bordo ring: Francesco Falciola, Laura Caligiuri, Francesco Summo e Anna Limosani”. (Federicapaola Capecchi)

Le fotografie verranno proiettate direttamente a fine performance per un dialogo diretto tra interpreti, fotografi e pubblico.

I fotografi che partecipano a questa serata sono del Club Fotografico Milanese PHOTOMILANO Fondato e diretto da Francesco Tadini.

La serata successiva è venerdì 2 febbraio 2018 sempre alle ore 21. Le altre date verranno comunicate successivamente.

GIOVEDì 25 GENNAIO 2018

SPAZIO TADINI CASA MUSEO

Via Niccolò Jommelli 24, 20131 Milano

www.spaziotadini.com

MORE THAN A PORTRAIT

Kroserz, Federicapaola Capecchi | OpificioTrame Physical Dance Theatre

ore 20:30 ingresso pubblico, ore 21 inizio

Consigliata la prenotazione

Info e prenotazioni: +39 02 26 11 04 81

opificiotrame@opificiotrame.org

Info e materiale per la stampa ufficiostampa@opificiotrame.org

QUI Biografia di Federicapaola Capecchi

KROSERZ

https://www.facebook.com/djkroserz/

PHOTOMILANO

https://photomilano.org

Fotografia: Giovanni Mereghetti, mostra personale Placespast dal 17 gennaio 2018


Basketball, Gobi desert, Mongolia
Basketball, Gobi desert, Mongolia

Mostra fotografica personale di Giovanni Mereghetti Placespast

17 gennaio – 18 febbraio 2018

A cura di Francesco Tadini, Federicapaola Capecchi

Apertura al pubblico mercoledì 17 gennaio 2018 ore 18:30

Mercoledì 17 gennaio 2018 apre la mostra fotografica Placespast del fotoreporter Giovanni Mereghetti.

Una mostra che ci porta da Lapaz a New York, da Malpensa a Trinidad, da Marrakech a Pushkar, da Kathmandu al Goageb. Che innesca un affascinante viaggio anche nel senso del ricordo e di come questo, inesorabilmente, nella mente cambi.

Quarantadue fotografie (bianco e nero analogico) selezionate da molteplici viaggi e reportage di Giovanni Mereghetti, unite in questa mostra attraverso il fille rouge del senso del viaggio di scoperta, di documentazione e di ciò che tutto questo muove dentro il fotografo e negli occhi di chi guarda. Geometrie. Stati d’animo. Frammenti di vita. Memorie, reminescenze, riflessioni, emozioni passate, impressioni presenti.

Trinidad (Cuba)
Trinidad (Cuba)

Baghdad in quegli anni era un punto inarrivabile. In seguito alla prima guerra del Golfo l’embargo era molto severo. Arrivare lì era varcare la frontiera del proibito” – “ L’Iran era un luogo per me meditato e studiato per anni […] Decisi di partire e scoprire questa terra chiamata Persia per lungo tempo […] e quanto <contrastato> era questo Paese nonostante si fosse già nel terzo millennio”. – dice Mereghetti –

Perché i ricordi nella mente cambiano?

Eppure faccio il fotografo. Ho la fortuna di mettere a fuoco. Non solo di guardare.

Marrakech 2006
Marrakech 2006

Racconti di terre lontane, di mercanti e pescatori, il racconto del viaggio. La messa a fuoco e la grana di porzioni di mondo che fanno spaziare la nostra curiosità dall’antropologia alla letteratura. Un diario di viaggio, cultura, reportage e piccole grandi notizie dal mondo. Giovanni Mereghetti illustra seriamente queste porzioni di mondo, racconta pienamente il viaggio e l’avventura vissuta in queste esplorazioni, dà spazio, tempo, narrazione e luce ad ogni aspetto: naturalistico, culturale, umano, antropologico, politico. Insegna come viaggiare, con il rispetto e lo stupore consustanziale alla fotografia. Fotografie che esprimono il senso e il sentimento di un luogo e di un tempo, ritraggono le persone, una cultura, la terra. A volte guarda dal basso verso l’alto proprio come quando si cammina per le strade di una città, altre volte ritrae volti alla ricerca di una condizione sociale; altri scatti sono poco nitidi ma carichi di emotività e dell’istante. A tratti diretto e incisivo, a tratti minimalista, le fotografie in mostra trasportano fino in fondo in ogni diversa situazione, ambiente e mondo e immergono in un racconto da cui difficilmente distogliamo lo sguardo con rapidità, curiosi di sentirne tutte le voci della storia.

Questa è Placespast.

Kathmandù 2004
Kathmandù 2004

Giovanni Mereghetti

Giovanni Mereghetti, fotogiornalista. Inizia la sua attività di fotografo nel 1980 come free-lance. Successivamente collabora con le più importanti agenzie italiane specializzandosi in reportage geografico e fotografia sociale. Nel corso della sua carriera ha documentato l’immigrazione degli anni ’80 a Milano, il ritiro delle truppe vietnamite dalla Cambogia, la via della seta da Pechino a Karachi, l’embargo iracheno, il lavoro minorile in Malawi, gli aborigeni nell’anno del bicentenario australiano nonché numerose spedizioni sahariane. Le sue fotografie sono state esposte in mostre personali e collettive presentate in Italia e all’estero. E’ autore dei libri “Bambini e bambini” (1996), “Piccoli campioni” (Pubblinova, 1997), “Ciao Handicap!” (1999), “Omo River e dintorni” (Periplo Edizioni, 2002), “Bambini neri” (Les Cultures – Sahara el Kebira, 2004), “Friendship Highway …verso il Tibet” (Bertelli Editori, 2005), “Destinazione Mortirolo” (Bertelli Editori, 2006), “Nuba” (Bertelli Editori, 2006), “Da Capo Nord a Tombouctou… passando per il mondo” (Immagimondo-Bertelli Editori, 2007) e “Veli” (Les Cultures Edizioni, 2008); “Hotel Bel Sit. Storie di Migranti” (Bertelli Editori). Fonda nel 2010 Spazio Foto Mereghetti. Le sue fotografie sono esposte, in mostre personali e collettive, sia in Italia che all’estero. Il suo lavoro fa parte dell’Archivio Fotografico Italiano. Vive e lavora in provincia di Milano.

Giovanni Mereghetti
Giovanni Mereghetti

http://www.giovannimereghetti.com/new/pages/about/

PLACESPAST

17 gennaio – 18 febbraio 2018

Spazio Tadini Casa Museo

Via Niccolò Jommelli 24

20131 Milano – MM1 Loreto MM2 Piola

dal mercoledì al sabato dalle 15:30 alle 19:30 – domenica dalle 15 alle 18:30 – e su appuntamento – lunedì e martedì Chiuso

http://www.spaziotadini.com

Info per la stampa:

Federicapaola Capecchi + 39 347 71 34 066 – federicapaola@spaziotadini.it

Francesco Tadini + 39 366 26 32 523 – francescotadini61@gmail.com

Info per il il pubblico: +39 02 26 11 04 81