Archivi tag: Spazio Tadini

Francesco Tadini e lo studio di Emilio


Francesco Tadini non sapeva dove l’avrebbe portato l’avventura di  tenere ancora per mano suo padre anche quando se n’è andato via. Quel biglietto, attaccato alla porta dello studio di suo papà, “Torno Subito”,  gli è sembrato un monito. Così si è impegnato a ridare lustro allo stabile dell’antica tipografia e casa editrice Grafiche Marucelli & Co e, a rimettere a posto, un pezzo alla volta, un muro alla volta, un foglio alla volta quello che era anche lo studio di suo padre, Emilio Tadini.

Per fortuna non l’ha fatto da solo, ma con tutto il sostegno di Melina Scalise. Insieme, giorno dopo giorno, anno dopo anno, hanno inseguito un progetto:

 “Volevamo aprire uno spazio dedicato all’eclettico Emilio, al pittore, allo scrittore, al saggista, al critico, al poeta, al padrespiega Melina, presidente di Spazio TadiniVolevamo fosse tutti gli sguardi e tutti gli interrogativi che Emilio aveva posto e che l’arte potesse raggiungere tutto questo, che il bello si potesse sempre cercare là dove c’era il brutto e che le parole riuscissero a restare solo parole di fronte alle cose della vita. A volte qualcosa è andato storto, a volte abbiamo fatto miracoli, ma senza mai pretendere di essere santi, né maestri. Quest’anno sono dieci anni che esiste Spazio Tadini e ci è sembrato giusto dedicare a Emilio Tadini una mostra particolare che raccontasse di lui, ma, in qualche modo, anche di noi, del nostro modo di tenerlo con noi: Il 900 di Emilio Tadini”.

Coinvolgendo tanti fotografi del gruppo PhotoMilano a raccontare Emilio Tadini per immagini. Qualcuno lo ha fatto attraverso la Casa Museo Spazio Tadini e a suo figlio Francesco Tadini.

Emilio, attraverso Francesco, appare così, sommerso dalle “carte”, felice di immergersi in quel mare immenso di pensieri, parole e disegni che suo padre ha lasciato ecco il ritratto di Gianfranco Bellini.

Francesco Tadini ritratto da Gianfranco Bellini, per la mostra fotografica Omaggio a Tadini, Milano 2018 -17

Poi c’è Anna Limosani che individua figure e miraggi in quella Casa di Loreto, come l’avrebbe chiamata Emilio, dove compaiono Francesco Tadini, Melina Scalise e la danzante Federicapaola Capecchi socia e socia onoraria della Casa Museo.

Anna Limosani, OMAGGIO A EMILIO TADINI, alla Casa Musaeo Spazio Tadini

A cui si aggiunge il “caos” che appartiene a tutte le cose, come lo vedeva Emilio amante dell’anagramma Caos, caso, cosa, che si manifesta nell’interpretazione fotografica di Roberto Longoni.

Roberto Longoni - mostra fotografica Omaggio a Emilio Tadini

Caccia al tesoro per Museo City con Storie Milanesi


Sabato 3 marzo, dalle ore 11 alle 17, in occasione di Museo City 2018, il circuito Storie Milanesi, presenta Storie Milanesi – Caccia al Tesoro. Una caccia alla scoperta di 15 case museo, atelier d’artista, studi di designer e architetti.
Punto di partenza sarà Fondazione Adolfo Pini, dove i 100 partecipanti pescheranno una busta contenente indizi utili per scoprire l’identità dei personaggi di Storie Milanesi.
I concorrenti, per rispondere al quesito e individuare il proprio protagonista, potranno navigare il sito www.storiemilanesi.org, dove troveranno utili aiuti e suggerimenti. Risolto il quesito, dovranno recarsi alla tappa successiva, sulla soglia del museo corrispondente, dove ad attenderli ci saranno: un ingresso gratuito, un omaggio e una storia.
Storie Milanesi è un circuito che unisce 15 case museo, atelier d’artista, studi di architetti e designer: Fondazione Adolfo Pini, Museo Poldi Pezzoli, Villa Necchi Campiglio, Museo Bagatti Valsecchi, Centro Artistico Alik Cavaliere, Fondazione Corrente – Studio Treccani, Associazione Amici di Lalla Romano, Associazione Per Mario Negri per la Scultura, Casa Museo Boschi di Stefano, Studio Museo Francesco Messina, Fondazione Vico Magistretti, Fondazione Franco Albini, Fondazione Achille Castiglioni, Spazio Tadini.
Storie Milanesi è un progetto Fondazione Adolfo Pini a cura di Rosanna Pavoni

Joe Oppedisano a Spazio Tadini: Buskers – 25 anni di arte in strada


Joe Oppedisano con Maurizio Garofalo a Spazio Tadini –PhotoMilano – Domenica 11 Febbraio 16:30 Joe Oppedisano – in dialogo con Maurizio Garofalo – presenta il libro fotografico “Buskers – 25 anni di arte in strada” nella sede di PhotoMilano club fotografico milanese: la Casa Museo Spazio Tadini in via Niccolò Jommelli a Milano.

presentazione Bukers. Nel corso della giornata verranno presentati anche i 4 workshop che Joe Oppedisano propone con PhotoMilano club fotografico milanese:

1- Progettazione fotografica (3 incontri – di Sabato – per un massimo di 25 persone).
2- Ritratto in Strada (2 giorni: Sabato e Domenica per un massimo di 20 persone).
3 – Viaggio Workshop fotografico a New York – a) Partenza Venerdi 15 – 22 Giugno 2018 – b) Partenza Venerdi 5 – 12 Ottobre 2018. In Entrambi i casi saranno giornate di full immersion, un’esperienza “intima” riservata ad un ristretto numero di persone, massimo 5/6.
4 – Workshop Fotografico IL NUDO SURREALE a Castel di Tusa (Messina Fine) Maggio 2018 presso l’Arthotel Atelier sul mare | Fine Maggio 2018.

Joe Oppedisano nasce a Gioiosa Ionica nel 1954 e si trasferisce a soli 7 anni con la famiglia a New York, dove comincia a fotografare fin da piccolo e frequenta la Scuola di Visual Arts. Nel 1979 l’International Center of Photography di New York lo invita a partecipare ad una grande manifestazione a Venezia. Qualche anno dopo si trasferisce a Milano, dove firma campagne pubblicitarie per marchi di fama internazionale. Il suo curriculum artistico, inaugurato da una mostra all’Atlantic Savings Bank di New York nel 1978, vanta una quarantina di mostre personali, tra New York, Milano, Torino, Arles, Parigi, Tokyo e la Svizzera, e una sessantina di mostre collettive in Italia, Stati Uniti, Germania, Spagna, Gran Bretagna, fino alla Biennale di Venezia dove viene invitato nel 1995 dal Museo Alinari di Firenze a partecipare alla mostra “Un secolo di ritratti in Italia 1895-1995”. Nel 2005 partecipa alla grande collettiva “60 Maestri Fotografi” al Museo Peggy Guggenheim di Venezia. Tra il 2007 e il 2010 tiene un corso di specializzazione all’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano e dal 2010 un corso di specializzazione presso ISIA di Urbino. Vive tra New York e l’Italia.

Maurizio Garofalo, giornalista, Art director e Photo editor
E’ nato nel 1959 e ha vissuto ad Ancona, Venezia, Firenze, Napoli, Roma, Milano. Laureato in Architettura, abbandona la libera professione dopo quattro anni per dedicarsi alla grafica editoriale e alla fotografia. Progetta diversi giornali – quotidiani e settimanali – e si occupa dello sviluppo dei sistemi informatici per l’editoria. Giornalista professionista, dal 2000 al 2009 è Art director e Photo editor a “Diario”, diretto da Enrico Deaglio, giornale che nel 2002 vince il premio internazionale “Guide de la Presse” come miglior giornale del mondo (insieme al quotidano serbo “Danas”).
Alla professione affianca un’intensa attività di didattica sulla fotografia e fotogiornalismo, di conferenze e letture-portfolio in Italia e all’estero, di giurato in concorsi di fotografia.
Nel 2010 è nel comitato scientifico e nella giuria del “Premio Bruce Chatwin”, per la fotografia e la narrativa di viaggio; nel 2011 insegna a New York nell’ambito del “New York Photogarphy Workshop”, organizzato da Spazio Labo’; nel 2012 crea “Ragusa Foto Festival” ed è direttore artistico della prima edizione. Nel 2013 ha curato la realizzazione editoriale del volume “Mimmo Jodice”, di Roberta Valtorta, edito da Bruno Mondadori. E’ nel comitato scientifico del festival “Gazebook” dalla prima edizione. Dal 2014 è sotto contratto con la casa editrice Pearson per la progettazione delle nuove collane editoriali.
Nel 2015 e nel 2016 ha tenuto conferenze sulla fotografia con Gianni Berengo Gardin, Nino Migliori, Maurizio Galimberti, Ivo Saglietti, Davide Monteleone, Tano D’Amico.

Casa Museo Spazio Tadini, via Niccolò Jommelli 24, Milano
Per informazioni: www.photomilano.org – www.spaziotadini.com
Pagina Facebook del gruppo PhotoMilano: https://www.facebook.com/groups/1680536228920261/
Apertura delle mostre dal mercoledì a sabato dalle 15,30 alle 19,30 e domenica dalle 15 alle 18.30 – ingresso alla casa museo 5 euro.

Giovanni Mereghetti: mostre fotografiche Milano – Spazio Tadini


Placepast, la mostra fotografica del reporter Giovanni Mereghetti a cura di Francesco Tadini e Federicapaola Capecchi in corso alla Casa Museo Spazio Tadini fino al 18 febbraio 2018 è molto particolare perchè va oltre il reportage per raccontare un viaggio emozionale fondato sul ricordo dei suoi viaggi….e così diventa spunto di riflessione ed ecco:

La prossemica del ricordo

di Melina Scalise 

Kathmandù 2004
Kathmandù 2004 – ph Giovanni Mereghetti mostra a Spazio Tadini – Placepast
Cosa rimane di un viaggio ad un reporter, pronto a scattare tutto fino alla nitidezza del sangue? Di quell’asfalto bruciato, di quel vento nel deserto, di quello sguardo perso, gli rimane dentro un urlo fino a mancare il fiato.
Giovanni Mereghetti non attende il ritorno del respiro. Lo cerca proprio là dove il teatro della vita ha appena finito l’ultimo capitolo di una tragedia o ha iniziato il prologo di un racconto.
Lascia dilatare i tempi e sgrana gli occhi come per vedere al buio e la macchina fotografica lo segue. Si allinea ai tempi dell’uomo e alla luce netta del mezzogiorno preferisce quella fioca del crepuscolo, l’anticamera del sogno.
La fotografia smette di vedere il presente per vedere dentro la storia di quel paesaggio e di quella scena. Diventa ricordo, diventa evocazione, quasi preghiera. Tutto sembra un rallenting ovattato, silenzioso. Le immagini sono quasi pronte per perdersi nelle numerose particelle di cui sono fatte,tuttavia si trattengono a rimanere compatte ancora un istante solo per te che le guardi, per poi perdersi per sempre.
Quelle foto così sgranate, indifferenti al colore che non aggiunge nulla all’essenza delle cose, hanno tutta la forza dei nostri ricordi, che non appartengono più a luoghi lontani, ma a quel mondo di tutti che non vorremmo abbandonare mai.
Non devi osservarle da vicino, come non vorrebbe essere guardato un vecchio. Richiedono tutta la cortesia della distanza come di fronte a tutte le cose preziose. Solo nella lontananza ritrovano senso perché è l’insieme che conta, non il dettaglio. La storia di un uomo non è mai un dettaglio, è sempre l’insieme dei fatti e di tutte le cicatrici di una vita esposta al sole.
 Straordinario questo invito (probabilmente inconsapevole di Mereghetti) di modificare la prossemica di osservazione di una foto appesa al muro. Quasi naturalmente l’osservatore, nel porsi l’interrogativo di trovarsi forse davanti ad un errore fotografico si allontana e lì, misura tutto il senso del ricordo che non può prescindere dalla distanza, anzi, ne è proporzionale. Ricordo= emozione/distanza.  Più l’emozione è forte e più forte rimane il ricordo, ma nessuno ci insegna tanto quanto questa mostra fotografica la compiutezza di senso che ci offre le distanza e la pace che ne deriva.

Novecento italiano: Il 900 di Emilio Tadini


Nella Rassegna Novecento Italiano organizzata dal Comune di Milano per celebrare il secolo scorso più di 150 eventi tra cui la mostra “Il ‘900 di Emilio Tadini” presso la Casa Museo Spazio Tadini, via Niccolò Jommelli 24 dal 23 febbraio – 18 marzo 2018.
Una mostra di opere, scritti e sculture di Emilio Tadini per raccontare l’autore, ma anche la sua visione del Novecento. La mostra presenterà anche i testi critici da lui redatti e i video delle trasmissioni televisive che lo hanno visto commentatore di scrittori, artisti e correnti del Novecento. Raccoglie il meglio di Tadini nella casa museo a lui dedicata, dal figlio Francesco Tadini e Melina Scalise. Emilio Tadini è  stata una figura importante del panorama artistico e culturale italiano e milanese.

900 logo

Fiaba del niente, Emilio Tadini
Fiaba del niente, Emilio Tadini

Il Novecento secondo Emilio Tadini nel video di Rai Storia

Clicca

La mostra organizzata presso la Casa Museo sarà accompagnata da un percorso fotografico esplorativo in chiave contemporanea della visione del 900 secondo Emilio Tadini risultato di un lavoro di ricerca di un gruppo di fotografi del club fotografico Photomilano.

Tadini, nato a Milano il 5 giugno del 1927 e morto a Milano il 23 settembre del 2002 è stato è stato un pittore, scrittore e saggista.

Oltremarerid tadiniUmberto Eco, suo carissimo amico, lo definì “un pittore che scrive e uno scrittore che dipinge”. Queste due anime si sono tradotte nel suo lavoro pittorico anche in un costante dialogo tra la figura e la parola, tra la filosofia, la psicoanalisi e una lucida capacità di analisi dell’immagine e del lavoro artistico e pittorico: “L’occhio della pittura Garzanti 1999).

Esordisce come poeta ad appena 20 anni con un poema: La passione secondo Matteo pubblicato sulla rivista Il Politecnico di Elio Vittorini e gli viene conferito il premio Serra con alla giuria Montale, Solmi e Muscetta. Inizia a guadagnarsi da vivere come traduttore. Traduce anche opere importanti del Novecento come Stendhal, Pound, Eliot, Céline Faulkner per editori come Einaudi e tanti altri. Intanto frequenta tutti gli intellettuali dell’epoca. Frequentatore del Giamaica conosce tanti artisti. Diventa amico di Fo, Adami, Cavalieri, Fontana, Crepax, Eco, ma anche Furio Colombo, De Bortoli, Armani, Fendi etc…..diventando negli anni una figura di riferimento della cultura.

La sua prima mostra di pittura è al Cavallino di Venezia negli anni 60 e il suo primo collezionista è Tancredi Parmeggiani, noto artista.

Prosegue il suo lavoro artistico con lo Studio Marconi di Milano ed è con Valerio Adami, Lucio Del Pezzo e Mario Schifano tra gli artisti che apre la prima mostra di questa galleria che contribuisce alla storia artistica della città di Milano negli anni d’oro.

emilio tadini bicicletta manifesto

Mentre dipinge scrive diversi romanzi e saggi per cui vince il premio Campiello con La lunga Notte e La Tempesta. Quest’ultimo diventa uno spettacolo teatrale al Franco Parenti per la regia di Ruth Shammah e l’interpetazione di Piero Mazzarella.

Scrive per il Corriere della Sera, conduce trasmissioni televisive sull’arte come Contesto e per la Televisione svizzera.

Nel 2001 a Palazzo Reale viene a lui dedicata un’importante retrospettiva (vedi la mostra raccontata da Emilio Tadini). 

E’ stato direttore dell’Accademia di Brera, membro del premio Bagutta e ricevuto anche diversi incarichi da imprenditori come consulente d’immagine, comunicazione e ideazione.

Una figura a tutto tondo di cui ancora oggi molti giovani dedicano studio e tesi di laurea. Solo lo scorso anno (2017) sono stati pubblicati su di lui due libri: Parole e figure e Quando l’orologio si ferma.

Ecco un breve profilo di Sergio Mandelli sul lavoro artistico di Tadini.

Ma il suo lavoro è questo e molto di più. Un intreccio straordinario che racchiude in un’opera tutta la sua visione del mondo, tutto il suo straordinario talento di avere visioni d’insieme. E per averne un’idea basta entrare in questo dipinto (leggi) 

La camera da letto opera di EMILIO TADINI
La camera da letto opera di EMILIO TADINI

All’interno della mostra un omaggio a Emilio Tadini sarà anche con le repliche di due spettacoli a lui dedicati, realizzati da Federicapaola Capecchi con la sua compagnia OpificioTrame Physical Dance Theatre. Mercoledì 28 febbraio 2018, alle ore 21, IN UNICA DATA va in scena E ANCORA da Fiaba Image Magie, e venerdì 9 marzo 2018 NOW HERE. Essendo entrambi in unica data consigliamo vivamente la prenotazione: opificiotrame@opificiotrame.org 

E Ancora, Federicapaola Capecchi, dedicato a Emilio Tadini
E Ancora di Federicapaola Capecchi

Scarica tutto il palinsesto di 900 Italiano Palinsesto Novecento italiano – primo trimestre 2018.pdf

Emilio Tadini in Traduzionetradizione


Traduzionetradizione, i quaderni di Claudia Azzola dedicati alla traduzione di poeti internazionali, comincia il nuovo anno con un numero che vede in copertina un’opera di Emilio Tadini e un doppio appuntamento: in Sormani (12 gennaio ore 17.30) e presso la Casa Museo Spazio Tadini dedicata all’artista, scrittore e saggista milanese fondata da Francesco Tadini e Melina Scalise. Il 13 gennaio alle ore 18.30 nella sala che ospitava lo studio dell’artista si svolgerà una performance di poesia con Mystis (Gabriella Cinti), Lyndon Davies, Anthony Mellors, Silvia Pio, Claudia Azzola.

 

12 gennaio 2018 – ore 17,30
MILANO – Sala del Grechetto di Palazzo Sormani – Via Francesco Sforza, 7
presentazione di Traduzionetradizione n. 14
Con la presenza degli Autori pubblicati in questo numero: Silvio Aman,
Gabriella Galzio, Gabriella Cinti, Claudia Azzola, Fausta Squatriti,
Gilberto Isella, Antonietta Dell’Arte, Silvia Pio e con Lyndon Davies

Locan La sonorità delle lingue-

13 gennaio 2018 – ore 18,30
MILANO – Spazio Tadini – Via Niccolò Jommelli, 24
“La Sonorità delle lingue” Dai lirici greci alla poetica lingua inglese al
bell’italiano oggi impoverito e logorato.
Performance poetica di Mystis (Gabriella Cinti), Lyndon Davies,
Anthony Mellors, Silvia Pio, Claudia Azzola

I quaderni Traduzionetradizione – diretti da Claudia Azzola – sono dedicati alla traduzione di Autori europei. Ogni testo poetico presenta una o più versioni linguistiche con testo a fronte.
I quaderni sono reperibili presso librerie,  biblioteche, istituti universitari e sono presentati a festival ed eventi letterari in Italia e in Europa.

Spazio Tadini Casa Museo augura buone feste


Spazio Tadini Casa Museo da venerdì 22 dicembre è chiuso per le festività natalizie.

Vi auguriamo Buon Natale e uno splendido 2018 carico di bellezza e sorrisi.

Riapriremo mercoledì 17 gennaio 2018 alle ore 18:30 con l’inaugurazione di 3 mostre:

la mostra fotografica di Giovanni Mereghetti “Places Past

Basketball, Gobi desert, Mongolia, Giovanni Mereghetti

la mostra di pittura di Fulvio Tornese in collaborazione con la Galleria Monteoliveto

il segreto ecco una vita sana, acrilico su tela, Fulvio Tornese

e la mostra collettiva “Adamo e la nuvola” organizzata dall’Associazione Culturale “In Tempo” di Roma.

Auguri: Francesco Tadini, Melina Scalise, Federicapaola Capecchi.

Yuri Olegovic e Peter Hide in mostra a Spazio Tadini con Centesimi


mostra centesimiYuri Olegovic e Peter Hide sono due artisti italiani che lavorano esclusivamente sul tema dei soldi. Sono in mostra fino al 21 dicembre 2017 presso la Casa Museo Spazio Tadini all’interno dell’esposizione “Centesimi, c’era una volta la piccola economia” a cura di Melina Scalise. La mostra comprende una parte storica che espone i cataloghi degli anni 20 dell’antica tipografia Grafiche Marucelli e una parte contemporanea. Il percorso parte dall’educazione al risparmio negli anni 20 e arriva a oggi con l’interpretazione del rapporto tra l’uomo e il denaro nell’arte.

Yuri Olegovic

Di origine russa, ma nato in Italia da madre italiana, lavora prevalentemente a Milano. Ha svolto la sua prima esposizione personale a Spazio Tadini nel 2014 e da allora ha svolto altre personali soprattutto a Milano. Il suo lavoro è totalmente dedicato alla Lira, la vecchia moneta italiana prima dell’Euro. La sua non è un’operazione dal sapone nostalgico, ma un mantenere vivo l’interesse sullo stretto rapporto tra la moneta e l’identità di un popolo, di una nazione. I suoi disegni, i suoi personaggi sono simboli di una tradizione, di una storia, di una cultura. Nella Lira, ritroviamo la nostra identità, ci sono le caravelle di Cristoforo Colombo, ci sono le arti artigiane, i nostri prodotti ittici e agricoli, la nostra storia Romana e via così.. Un mondo al quale continuare a guardare non per tornare indietro, ma soprattutto per ricordare.

“Lavoro e vivo per l’arte che è la mia grande passione. Ammetto di essere un sentimentale un pò nostalgico. Mi tradisce anche un look che forse qualcuno vede d’altri tempi perchè indosso cappelli stile Borsalino. Nella vecchia Lira però non vedo solo il passato, ma la sua potenza espressiva e, in chiave pop, mi piace giocare con il potere di riproporla, di mantenerla in vita, perchè comunque il denaro è rappresentazione, duplicazione, simbolo. Io riproduco le vecchie Lire in modo sovradimensionato, su metallo o su tela. Questo mi porta all’esaltazione del disegno, del suo contenuto e del senso sociale ed economico. Il denaro è anche invenzione, creatività e la sua riproducibilità è anche gioco. Questo è anche lo spirito con cui trovo giusto rapportarsi con il denaro. Il possesso non è vincolo di felicità, nè di frustrazione, è, nella giusta misura, anche semplicemente piacere, rischio, cultura, storia.” Yuri Olegovic

Peter Hide

Varesino di nascita e creativo di professione. Collabora su progetti di design con importanti aziende come Swatch e Alessi e inizia la sua carriera artistica negli anni 80. Espone alla prima Biennale di Malta nel 1995 e vince il secondo premio. Espone a Londra nel 2003, a Varese nel 2010 e poi a Berlino e Venezia nel 2011. Espone presso la Galleria Orler e a Spazio Tadini e alla Triennale con il progetto di Spazio Tadini a cura di Melina Scalise, Soldi D’artista. Nel 2017 partecipa al padiglione Tibet durante la 57° Biennale di Venezia.

In Peter Hide troviamo tutta la forza delle denuncia. I suoi dollari duplicati e presentati in installazioni alla Paperon de Paperoni, sono un chiaro riferimento al sistema economico dominante, quello occidentale, che ha avuto come riferimento il benessere e il successo americano. Un mito che oggi mostra tutte le sue vulnerabilità di sistema. Un meccanismo di gestione, accumulo e speculazione che ha diviso popoli, che ha isolato uomini, che hanno prodotto poveri e ricchi riducendo al minimo le mezze misure.

“Ho scelto diversi anni fa il nome d’arte Peter Hide 311065 (mi chiamo Franco Crugnola) derivandolo dall’ossimoro tra Peter Pan (noto sempiterno bambino buono) e mr. Hyde (la parte brutale e “cattiva” del dottor Jekyll). Come Stevenson che nel romanzo narra la lotta impari tra bene e male, tra Jekyll e Hyde, e mette in gioco temi come la metamorfosi, il doppio, lo specchio e il sosia, fino alle corde più segrete dell’animo umano, io, nei miei lavori, cerco di rappresentare quel male che può prevaricarci e ci arriva attraverso un’immagine allegra e scanzonata. In una società contemporanea, dove tutto è misurabile col e dal denaro, e dove spesso si ha la sensazione che non solo il materiale ne sia soggiogato, ma anche l’immateriale, il denaro ha per me il valore simbolico di rappresentare il pericolo di una vasta decadenza culturale, e, al tempo stesso il suo stesso opposto, in quanto la sua mancanza produce degrado, emarginazione, morte. Non voglio rappresentare graficamente la povertà, la violenza fisica o psicologica, il degrado ambientale, ma neppure la bellezza generata solo ed unicamente dalla manipolazione della ricchezza, la conseguente sensazione di onnipotenza e di felicità. Di questo ho scelto di mostrare ma l’anello di congiunzione, o meglio i due volti della stessa medaglia – o della stessa moneta- : il denaro.” Peter Hide 311065

La mostra

mostra centesimi2

Centesimi, c’era una volta la piccola economica è uno sguardo al passato, alla crisi economica del 1929, per esempio, che portò al crollo delle borse e a quella che venne definita “la grande depressione”. Un evento che indusse molte persone a porsi la questione di come relazionarsi con la moneta, di come gestire al meglio la propria economia per la sopravvivenza. I manuali di educazione economica e morale stampati e ideati da Ugolino Marucelli (ritrovati presso la sede della casa Museo Spazio Tadini dove aveva sede la tipografia Marucelli and Co) sono una testimonianza di quel processo di analisi e di difesa necessario per far fronte al nascere di sistemi finanziari sempre più complessi e, anche per questo, sempre più difficili da gestire.

L’educazione al risparmio negli anni Venti gettò le basi di un rapporto con il denaro che caratterizzò per buona parte l’economia del nostro Paese. All’epoca il denaro era sia un’opportunità di miglioramento della qualità della vita, che una risorsa da usare con parsimonia perché, dal suo risparmio, dipendeva la sopravvivenza della famiglia negli inevitabili momenti di crisi. Era un’economia lontana dalla logiche consumistiche che invece hanno contraddistinto gli ultimi decenni (1980-1990).

Oggi, l’educazione economica nelle scuole, infatti, ha perso questa attenzione verso la gestione personale e familiare dove il denaro rappresentava un’opportunità di benessere e di sicurezza e, per esempio, si educava la massaia sia a fare di conto quanto a garantire una sana alimentazione. Nei testi diffusi nelle scuole per l’educazione all’economia, troviamo informazioni sui sistemi e i linguaggi: da cos’è un conto corrente a come si usa una carta di credito (vedasi “I quaderni didattici della Banca D’Italia, La moneta e gli strumenti alternativi al pagamento in contante” anno 2016).

Nel 2010, però, abbiamo assistito a un crollo economico su scala internazionale che qualcuno ha definito peggiore di quello del 1929 e che ha distrutto il mito dell’eterna crescita e del benessere diffuso. Da quella crisi non siamo ancora usciti, interi Paesi sono stati tenuti con il fiato sospeso sugli indici di borsa e si è resa sempre più evidente la consapevolezza di quanto sia distante la vita di tutti i giorni dai meccanismi finanziari.

Questo nodo non è ancora stato risolto. Stiamo assistendo a una nuova rivoluzione. Di certo, dagli anni 80 ad oggi, si stanno verificando nuovi cambiamenti sociali ed economici in cui si parla per esempio della “decrescita felice” come unica forma di sopravvivenza. E’  cambiato il rapporto tra l’uomo e il denaro tanto quanto il modo di produrlo: il lavoro. Il Web sta trasformando relazioni e forme delle transazioni economiche. Questi cambiamenti influiscono anche sulla nostra identità sociale perchè siamo non solo ciò che pensiamo, ma anche ciò che facciamo. Molti artisti hanno iniziato a lavorare sul tema del denaro ricercando appunto l’Uomo semplicemente viscerandone dipendenze, speculazioni, contraddizioni, violenze. Peter Hide e Yuri Olegovic presentano un esempio tutto italiano di arte sui soldi. Tutto il loro lavoro artistico si sviluppa attorno a questo soggetto. In Peter Hide troviamo tutta la forza delle denuncia. I suoi dollari duplicati e presentati in installazioni alla Paperon de Paperoni, sono un chiaro riferimento al sistema economico dominante, quello occidentale, che ha avuto come riferimento il benessere e il successo americano. Un mito che oggi mostra tutte le sue vulnerabilità di sistema. Un meccanismo di gestione, accumulo e speculazione che ha diviso popoli, che ha isolato uomini, che hanno prodotto poveri e ricchi riducendo al minimo le mezze misure. A questo racconto si unisce l’arte di Yuri Olegovic che ha fatto della vecchia nostra moneta, la Lira, il suo strumento d’arte e racconto. Nella riproduzione pop di quel conio viene conservata ed esaltata una storia, la nostra, con i suoi valori, la sua lingua, la sua economia. L’adozione dell’Euro è stata un pò una rinuncia a una parte della nostra identità per sposare una “comunione di beni”, ma in quelle spighe delle 10 lire tanto quanto nei vascelli di Colombo e nella nudità statuaria di un fabbro troviamo tutta la forza e la bellezza del nostro agire, del nostro faticare, del nostro immaginare.

Melina Scalise