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Le donne in fotografia: dagli anni sessanta ai giorni nostri.


Fotografia e Immgine femminile. Spazio Tadini Casa Museo per  la stagione 2018/2019,  in contemporanea alla  mostra fotografica antologica di Giuliana Traverso “L’eclettismo come stile“, propone una mostra incentrata sull’immagine femminile. La mostra è costituita da una parte storica e storicizzata – grazie alla Fondazione 3M – con fotografie dell’archivio Ferrania, a cura di Roberto Mutti, e da una parte attuale, a cura di Federicapaola Capecchi, che va ad indagare quali siano la visione e le forme dell’immagine femminile odierna.  

Gustavo Millozzi, Ritratto di Livia,
Gustavo Millozzi, Ritratto di Livia, Fondazione 3M, Archivio Ferrania

In mostra a Spazio Tadini Casa Museo, dal 18 settembre fino al 15 ottobre 2018, Belle e possibili, a cura di Roberto Mutti, 33 ritratti in bianconero realizzati fra la fine degli anni Cinquanta e i Sessanta. Stampe vintage prints originali dell’epoca. Gustavo Millozzi, Giovanni Massara, Tino Carretto, Pino Dal Gal Monica, Ezio Marsili, Giovanni Tosi, Osvaldo Savoini, Walter Campara, Renzo Pavanello, Silvio Vanni, Pinotto Marogna, Enzo Passaretti, Nino Galzighan, Alessandro Brembilla, Roberto Spampinato, Giorgio Giacobbi, Enrico Luigi Bacci, Renato Fioravanti, Carlo Amorati, Mario Bonzuan, Michele Ghigo, Antonio Masotti, Paolo A. Pellegrineschi, Alberto Venturini Giorgiia, Luigi Micheli, Giuseppe Alario, Luigi Arrigoni, Stanislao Farri, Luigi Spina, Franz Benedikter, Ugo Nespolo.

Alessandro Brembilla, Ritratto di Gabry,
Alessandro Brembilla, Ritratto di Gabry, Fondazione 3M, Archivio Ferrania

L’archivio della rivista “Ferrania” è un tesoretto da cui si possono costantemente ricavare fotografie di sorprendente bellezza che sono anche documenti storici ricchi di spunti e di suggestioni antropologiche”. Scrive Roberto Mutti – “La rivista è stata un punto di riferimento importante per tutti gli appassionati di fotografia che in quelle pagine, così ben stampate e mirabilmente impaginate da Luigi Veronesi, trovavano il gusto per la bella immagine. Per questa ragione moltissimi fotografi non professionisti ma dotati di grandi capacità inviavano le loro opere, le migliori delle quali venivano pubblicate e conseguentemente conservate negli archivi della rivista oggi passati a quelli della Fondazione 3M”.

Questa la parte “storica” della mostra. Un percorso attraverso il ritratto femminile che diviene anche uno spaccato della società degli anni Sessanta quando, dimenticato il Dopoguerra, l’Italia intraprendeva un periodo di inaspettato benessere. In mostra volti, posture, sguardi, abiti che svelano speranze e aspettative di un’intera, nuova generazione.

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Foto Monica Silva, Tilda Swington

La parte attuale, Immagina: il femminile oggi, a cura di Federicapaola Capecchi, si muove anch’essa tra speranze e aspettative, ma forse scomparse o inibite o negate, o solo molto diverse da quelle degli anni Sessanta, una stagione forse irripetibile, e non solo in Italia. La selezione di fotografie e di autori vuole indagare i concetti di identità e relazione, i canoni di bellezza dettati dalle mode che si riflettono sull’immagine femminile, il cambiamento della concezione della donna, il mutamento del rapporto uomo-donna, l’ambiguità dei generi, la mancanza, spesso, di nuovi immaginari. Mogli, compagne, amiche, condottiere, martiri, serve … ogni tipo di ruolo è ricoperto dal sesso femminile? Ancora oggi? Immaginario e realtà corrono a velocità diverse? Ce lo domandiamo anche con un breve exursus all’interno dell’autoritratto, fenomeno tipicamente femminile.

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Monica Silva, Shannyn Sossamon

In questa sezione dedicata all’immagine femminile oggi, Monica Silva, fotografa di fama internazionale, stimata ed esperta ritrattista, nonché versatile artista, espone quattro suoi ritratti di donne famose: Tilda Swington, Noemi, Fiona May, Shannyn Sossamon. Gli altri autori – Zoe Vincenti,  Francesco Faraci,  Virginia Bettoja, Marco Tagliarino, Marco De Iasi, Claudio Argentiero – conducono in visioni molto differenti del corpo e dell’immagine femminile.

Zoe-Vincenti-Burlesque-Voodoo
Zoe Vincenti, Burlesque Voodoo

Zoe Vincenti espone Burlesque Voodoo e Feminine Anatomy: il primo, un viaggio nel mondo del Burlesque dove, insieme ai personaggi, al corpo come strumento espressivo e di uguaglianza, si introduce anche un nuovo modo di pensare al femminile e di vivere la femminilità, che prescinde dal sesso biologico; il secondo è la storia di un padre con una figlia che sta diventando un adolescente. Una storia su un corpo che sta cambiando e l’incapacità di trovare le parole giuste per preparare la figlia, al fine di dirle la donna che sta per diventare.

Zoe-Vincenti-Feminine-Anatomy
Missincat- Tu con me (i capelli), Zoe-Vincenti-Feminine-Anatomy

Francesco Faraci e Marco Tagliarino offrono una visione del femminile quotidiana, reportagistica, legata al giorno e al luogo, spesso a storie di normalità; un racconto moderno di eventi del quotidiano familiare, lavorativo e cittadino.

Francesco Faraci
Francesco Faraci
Marco Tagliarino
Marco Tagliarino

Virginia Bettoja gioca con l’autoritratto: la forza dell’obiettivo fotografico non rivolta a ciò che ha intorno, ma puntato verso di sé. “Poso, so che sto posando, voglio che voi lo sappiate, ma questo supplemento di messaggio non deve minimamente alterare … la preziosa essenza della mia persona” (Roland Barthes) Da un lato l’inestinguibile desiderio di sondare sé stessi e a che punto siamo della vita, che fa parte della tradizione dell’autoritratto, dall’altro Virginia Bettoja gioca con la consapevolezza della propria immagine digitale, lavora su sé stessa per imparare a non eccedere, a fornire un’immagine il più sincera possibile. Con una grammatica del sé da approfondire e da raffinare. Marco De Iasi, nato come fotografo di moda ma negli ultimi tempi dedito alla ricerca personale ed al ritratto, espone lavori differenti accomunati dall’indagare il concetto di vanità attraverso il volto e il corpo femminile.

Giordana, Foto Marco De Iasi, Roma
Giordana, Foto Marco De Iasi, Roma

Claudio Argentiero pone l’accento su un nuovo immaginario femminile, dove il sesso biologico non ha importanza, mentre lo ha una concezione e una sensazione di fascinazione e femminilità.

Foto Claudio Argentiero
Foto Claudio Argentiero

SPAZIO TADINI CASA MUSEO

BELLE E POSSIBILI

A cura di Roberto Mutti

IMMAGINA: il femminile oggi

A cura di Federicapaola Capecchi

Apertura al pubblico martedì 18 settembre 2018 ore 18:30

Apertura Spazio Tadini Casa Museo

Dal mercoledì al sabato dalle 15:30 alle 19:30 – domenica dalle 15:00 alle 18:30

Posibili visite guidate e su appuntamento

Ingresso € 5

Via Niccolò Jommelli 24

20131 Milano

Tel +39 26 11 04 81

Spazio Tadini è anche Sede di PHOTOMILANo Club Fotografico Milanese, fondato e diretto da Francesco Tadini,  www.photomilano.org

Spazio Tadini Casa Museo augura buone feste


Spazio Tadini Casa Museo da venerdì 22 dicembre è chiuso per le festività natalizie.

Vi auguriamo Buon Natale e uno splendido 2018 carico di bellezza e sorrisi.

Riapriremo mercoledì 17 gennaio 2018 alle ore 18:30 con l’inaugurazione di 3 mostre:

la mostra fotografica di Giovanni Mereghetti “Places Past

Basketball, Gobi desert, Mongolia, Giovanni Mereghetti

la mostra di pittura di Fulvio Tornese in collaborazione con la Galleria Monteoliveto

il segreto ecco una vita sana, acrilico su tela, Fulvio Tornese

e la mostra collettiva “Adamo e la nuvola” organizzata dall’Associazione Culturale “In Tempo” di Roma.

Auguri: Francesco Tadini, Melina Scalise, Federicapaola Capecchi.

Workshop “Ritratto in studio” di Fabrizio Crippa


8, 15 e 21 novembre dalle ore 21:00, tre date per il workshop di Fabrizio Crippa rivolto ad appassionati e fotoamatori che vogliono vivere l’esperienza di scattare in uno studio fotografico professionale e approfondire la fotografia di ritratto realizzata in studio apprendendo le tecniche per realizzare ritratti, imparando la gestione dei punti luce, utilizzando flash e attrezzature proprie di uno studio fotografico.

corso crippaIl corso prevede 3 moduli:

1) Lezione teorica dove verranno affrontati i concetti fondamentali della fotografia come il triangolo espositivo (Tempi, Diaframma, ISO) e la sua applicazione, scelta dell’obiettivo, le regole della composizione, posa del soggetto, l’inquadratura.
Lo studio fotografico, dalle attrezzature, flash da studio, luci fisse, fondali e tutti gli accessori necessari.

Durata della lezione: 1,5 ore
Location: Spazio Tadini

2) Shooting fotografico in studio con modella. Verrà allestito un set fotografico e verranno provati due schemi luce differente, uno a luce continua e uno con utilizzo di flash.

Durata dello shooting: 3 ore
Location: Studio fotografico Drella in zona C.so Sempione – Arco della Pace (MI)

3) Esame delle fotografie realizzate dai partecipanti, accenno alla post-produzione con Photoshop e alla preparazione del file per la stampa.

Durata della lezione: 2 ore
Location: Spazio Tadini

Numero di partecipanti minimo: 5, Numero di partecipanti massimo: 10

Il costo individuale di iscrizione comprensivo di tutti e tre gli incontri – da saldare a Fabrizio Crippa prima dell’inizio delle lezioni – è di euro 140 + IVA

Per ulteriori informazioni: info@fabriziocrippa.it

 

fabrizio crippa in missione

Biografia

Fabrizio Crippa è un fotografo per passione e la sua curiosità è il motore del suo obiettivo.
Fotografo a 360 gradi, realizza servizi fotografici personalizzati, di matrimonio ed eventi in genere ma soprattutto è appassionato di viaggi, rappresentando con successo e con immagini colorate i luoghi e le diverse etnie che esplora.

Rimasto folgorato fin dal suo primo viaggio in India, ha realizzato diverse mostre fotografiche facendo conoscere in tutta Italia le stranezze e i colori di questo meraviglioso paese.

Sempre alla ricerca di luoghi poco conosciuti, si pone come obiettivo quello di condividere con le persone l’inimmaginabile che i suoi occhi e la sua macchina fotografica riescono a vedere e a immortalare.

Considera la fotografia uno dei pochi mezzi adibiti a fermare il tempo, capace di non far dimenticare ma soprattutto di diffondere ciò che non tutti possono vedere.

E’ autore di due libri illustrati intitolati “La mia India” (2014) e “Tribal India” (2016) e tiene corsi di fotografia in A.Mondadori editore.
Ha partecipato con successo a diversi concorsi fotografici e realizzato diverse esposizioni.

http://www.fabriziocrippa.it

Ability day -reportage fotografico di Photomilano


20 ottobre al 19 novembre 2017 – Apertura al pubblico 20 ottobre ore 18.30  Casa Museo Spazio Tadini,  via Niccolò Jommelli, 24 Milano.

I normali e i reportage come non li avete mai visti alla Casa Museo Spazio Tadini dal 20 ottobre al 19 novembre. A Monza l’Ability Day organizzato dalla Fondazione Alessio Tavecchio Onlus ha permesso a decine di persone di provare a praticare discipline sportive paralimpiche in piazza e la giornata è stata documentata da 59 fotografi  di PhotoMilano, club fotografico milanese.

I normali e i reportage come non li avete mai visti alla Casa Museo Spazio Tadini dal 20 ottobre al 19 novembre. A Monza l’Ability Day organizzato dalla Fondazione Alessio  Tavecchio  Onlus ha permesso a decine di persone di provare a praticare discipline sportive paralimpiche in piazza e la giornata è stata documentata da 59 fotografi  di PhotoMilano, club fotografico milanese.

Gli scatti più significati sono stati selezionati e donati dai partecipanti attraverso il fondatore di PhotoMilano, Francesco Tadini, alla Onlus Fondazione Alessio Tavecchio per sensibilizzare l’opinione pubblica sui temi legati alla dis-abilità, all’inclusione sociale e alle possibilità che offre lo sport paralimpico.

Un reportage unico reso possibile da Elisabetta Parravicini che,  parte del team organizzativo della Fondazione Alessio Tavecchio Onlus e anche parte del Team di PhotoMilano,  ha ideato il coinvolgimento e coordinato la partecipazione del Team di PhotoMilano e di altre realtà facendo da trait d’union fra queste e la Fondazione Alessio Tavecchio Onlus.

Domenica 15 ottobre campioni paralimpici e persone con e senza disabilità hanno provato a “giocare” insieme, correre insieme, camminare insieme. Un’atmosfera magica raccontata in modo diverso dallo sguardo di 59 fotografi di PhotoMilano che, coronano così, la loro prima uscita come reporters al servizio della città metropolitana.

ELENCO DEI FOTOGRAFI DI PHOTOMILANO CHE HANNO REALIZZATO IL REPORTAGE DELLA GIORNATA

Adele Caracausi, Alberto Scibona, Alessandro Saponaro, Andrea Fuso, Angelica Mereu, Antonella Fiocchi, Calimero Elvio De Santis, Siviero Calvi, Cesare Augello, Claudio Pavesi, Cristina Risciglione, Daniela Borsari, Daniela Loconte, Daniele Rossi, Diego Bardone, Elena Galimberti, Elena Santoro, Elisa Villa, Elisabetta Gatti Biggì, Emanuele Cortellezzi, Fabio Zavattieri, Fabio Bonfanti, Fabrizio Favale, Francesca Giraudi, Francesco Falciola, Francesco Viceconti, Gabriele Ghinelli, Gabriella Cuccadu, Gianfranco Bellini, Gianpaolo Grignani, Giovanna Paolillo, Greta Pescarzoli, Lamberto Morosini, Laura Caligiuri, Luciano Perciaccante, Luigi Alloni, Luisa Pineri, Marco Parenti, Maria Luisa Paolillo, Marisa Di Brindisi, Melania Siracusano, Monica Santoro, Monica Vesci, Nerella Buggio, Paola Tarroni, Paolo Pacecca, Paolo Dalprato, Piergiuseppe Carboni, Pietro Donato, Raffaello Merli, Renato Corpaci, Roberto Crepaldi, Roberto Longoni, Romina Pilotti, Sabrina Polo, Silvia Questore, Stefania Oppedisano, Stefano Borella, Tiziana Granata, Walter Ciceri.

 

Hanno collaborato, partecipato e sostenuto l’evento in varie forme:

Regione Lombardia, Provincia di Monza e Brianza, Comune di Monza, ATS Brianza, Fondazione della Comunità di Monza e Brianza Onlus, CIP  Lombardia, Fondazione Adecco per le  pari opportunità, Associazione Paraplegici Lombardia Onlus, Social Time Onlus, Il Salto Asd, Asd Brianza Silvia Tremolada, Free Moving, Freewhite Sestriere Onlus, Sport Di Più, Piccoli Diavoli 3 Ruote, Fondazione Pistoletto Città dell’arte Biella, Koreos, ZenLab e tante altre associazioni e volontari del territorio, media partner Il Cittadino e ViSo.

TESTIMONIAL UFFICIALI PRESENTI

ALESSIO TAVECCHIO
Atleta paralimpico nuoto – Atlanta ’96

MAURIZIO NALIN
Atleta paralimpico pentathlon – lancio del peso
Atlanta ’96 – Barcellona ‘92 – Atene ‘04

 

PHOTOMILANO

È il club fotografico che ha Milano nel cuore, la città più mutevole del mondo. Ma anche un luogo speciale dove si racconta, si fa e si raccoglie la cultura della grande fotografia metropolitana.

Con quella speciale attitudine milanese del fare, sotto la regia di Francesco Tadini che ne cura personalmente mostre ed eventi, PhotoMilano raccoglie in sé centinaia di fotoamatori e fotografi professionisti, creando un laboratorio artistico unico nel suo genere, officina delle immagini e delle idee della nostra città.

 

 

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Milano street photography- Diego Bardone


Milano street Photography – Mostra di Diego Bardone a cura di Francesco Tadini e Federicapaola Capecchi

Dal 20 ottobre al 19 novembre 2017 – apertura al pubblico 20 ottobre dalle ore 18.30 – apertura al pubblico dal mercoledì a sabato dalle 15.30 alle 19.30 e domenica 15-19. Ingresso 5 euro.

Cosa sarebbe Diego Bardone senza Milano e cosa sarebbe Milano senza Diego Bardone? Lui, fotografo di strada, ogni giorno comincia la sua giornata per le vie di questa città. Si apposta, come farebbe un ornitologo, a caccia dell’umano, del cittadino qualunque, del turista distratto, dell’improbabile situazione che si crea tra l’uomo e il suo contesto. Lo scatto che porta a casa Bardone non coglie solo uno sguardo, né solo uno scorcio di città, ma l’insieme. Dall’ insieme nasce la poetica del suo lavoro fotografico. Riesce, nella moltitudine, a cogliere una combinazione degli elementi che spesso è un intero racconto, altre volte, è uno spaccato istantaneo carico di contraddizioni, altre volte coglie tutto l’umorismo pirandelliano del vivere.

Dice di lui il giornalista Roberto Morosetti: “Con umorismo e intelligenza, col desiderio di sdrammatizzare, Bardone sa prendere le distanze da se stesso, dalle cose che abbiamo attorno, dagli avvenimenti che accadono, con uno sguardo che non si ferma alle apparenze ma procede oltre la superficie.
Nelle sue immagini, attraverso accostamenti inconsueti e particolari, noi percepiamo la fragilità della linea di demarcazione tra il senso e il non senso, cogliendone il rovesciamento. Bardone possiede la capacità dei grandi.
Quella di vedere immagini che si compongono, si organizzano e si strutturano in una frazione infinitesimale di secondo… e nella frazione successiva svaniscono nel nulla, scomparse per sempre nella misteriosa nullità del caos”.

Dicono di lui

“Se mi guardo intorno, tra i tanti fotografi di street che ormai popolano il mondo fotografico, faccio difficoltà a trovarne uno intimamente legato alla sua città, come lo è Diego Bardone con Milano. Potrebbe esistere Diego Bardone senza Milano? Probabilmente sarebbe comuque un ottimo fotografo, ma io penso che perderebbe gran parte del suo universo di riferimento. Pensando ad altri grandi della storia fotografica, forse il senso del legame tra Bardone e Milano lo si ritrova, così forte ed intenso, solo nella Parigi dei grandi padri della fotografia umanista. Eppure, se si osservano con attenzione il lavoro di Diego, non si ritrova uno stereotipo di quella scuola, ma un personalissimo approccio che denota un “marchio di fabbrica” assolutamente inequivocabile. Acuto, leggero, sornione, malinconicamente gioioso, a volte languido senza mai essere stucchevole, Diego riesce ad immergersi nelle strade della sua Milano, fino ad assumerne tutte le sfumature di carattere. Nelle sue foto i toni del bianco e nero diventano essenziali per svelarci una umanità indissolubilmente legata ai particolari ambientali che ne svelano il significato compiuto: come lui ama spesso dire, non esiste una bella fotografia di strada senza un sfondo interessante. La sua è una fotografia di “senso”, una fotografia da osservare con l’acume del lettore di un romanzo giallo: anche se ci rapisce immediatamente con l’estetica e la bellezza, bisogna trovare sempre l’assassino, per restare soddisfatti. Non deve essere facile descrivere così bene una città mettendo al centro di ogni scatto l’umano, soprattutto raccogliendo tutto il potpourri della contemporaneità che caratterizza Milano; Diego ci riesce e con lui Milano trova sempre qualcosa di molto personale da dire, e anche quando appare malinconica, caotica, disordinata, riesce sempre ad apparire più bella di quello che è e che ci fa sentire bene, dicendola un po’ come Doisneau. Diego cerca sempre un motivo per farci sorridere, ma non si dimentica mai di farci pensare.” –Bruno Panieri

“Nelle strade di una città, persone, oggetti, luoghi entrano ogni giorno in relazione tra loro. Il più delle volte, però, questi incontri non avvengono: nella fretta del quotidiano via vai, spesso si perde l’appuntamento con l’istante: lo sguardo del passante che incrocia la nostra via, l’acrobazia del giocoliere nella piazza, il volo di un uccello oltre il cornicione di un palazzo. Quanti piccoli eventi avvengono ogni giorno nella strada, senza che nessuno ne colga l’accadere.
Nelle foto di Diego Bardone si materializza questa illusione: che le persone, gli animali, le cose e la città stessa possano sempre, per un attimo, entrare in relazione tra loro, giocare, scambiarsi un gesto, uno sguardo. Che perfino le immagini pubblicitarie, affisse ai muri o sui tram urbani, possano prendere vita un istante e cercare un contatto che vada oltre il compito cui sono destinate.
Ma è la fotografia a creare incontri e connessioni, simmetrie e sovrapposizioni, forme inconsuete che solo l’occhio pronto e allenato può fermare prima che sfuggano definitivamente. E’ l’immagine a dar vita a una fiaba in cui tutto può accadere: la città abbandona la sua rigida austerità e accoglie l’inatteso, animandosi di creature nuove, che condividono messaggi misteriosi.
La Milano delle fotografie di Diego Bardone è una città trasfigurata da un incantesimo gentile, che apre al sorriso e alla meraviglia, trasforma il banale e l’ordinario in un caleidoscopio dalle mille sfumature e fa del vagare nelle strade un’avventura emozionante alla ricerca dello scarto di senso, della narrazione alternativa alla routine quotidiana, del particolare che trasforma il consueto in una combinazione irripetibile, a volte curiosa e striata di ironia, altre volte segnata di poesia lieve e fugace.
E’ a questa avventura che lo spettatore è chiamato ad accostarsi con leggerezza, senza più la paura di essere travolto dall’incessante movimento della città, immergendosi in un mondo vagamente fuori dal tempo, in cui la coerenza logica qualche volta cede il posto al surreale e la strada si apre ad accogliere la multiforme, a volte insensata, varietà del darsi delle cose e della vita.”Maria Prete, filosofa

“Sono innamorato di Diego Bardone (Milano, 1963). Animale fotografico da preda dal fiuto eccezionale, cacciatore dell’ordinario e dell’inconsueto, riesce a comporre con maestria un repertorio di luoghi e persone da cui emerge in ogni occasione l’attimo irrazionale della vita.Le sue fotografie comunicano emozioni piene di intensa contraddizione, in un crudo bianco e nero che ricorda l’approccio visuale dei Faurer o dei Klein, e hanno sempre a che fare col paradosso. Con umorismo e intelligenza, col desiderio di sdrammatizzare, Bardone sa prendere le distanze da se stesso, dalle cose che abbiamo attorno, dagli avvenimenti che accadono, con uno sguardo che non si ferma alle apparenze ma procede oltre la superficie.
Nelle sue immagini, attraverso accostamenti inconsueti e particolari, noi percepiamo la fragilità della linea di demarcazione tra il senso e il non senso, cogliendone il rovesciamento. 
Bardone possiede la capacità dei grandi.
Quella di vedere immagini che si compongono, si organizzano e si strutturano in una frazione infinitesimale di secondo… e nella frazione successiva svaniscono nel nulla, scomparse per sempre nella misteriosa nullità del caos. 
Bardone sa vedere queste fotografie, e le sa raccogliere.” Roberto Morosetti, giornalista

diego bardone foto di Maria Grazia Scarpetta
Diego Bardone foto di Maria Grazia Scarpetta
Diego Bardone – Nato a Milano nel 1963, mi avvicino alla fotografia a metà degli anni ’80, collaboro con il Manifesto e due piccole agenzie per alcuni anni, poi gli accadimenti della vita mi portano altrove e non scatto una fotografia per più di quindici anni. Passione mai sopita, rinata per caso una decina di anni fa. La strada è il mio habitat naturale, la semplicità dello scorrere della vita di tutti i giorni ciò che amo ritrarre usando il BN come mezzo espressivo d’elezione. Al mio attivo diverse mostre, personali e non, e pubblicazioni su alcuni magazine fotografici, italiani e non. Il mio è un diario quotidiano, un perenne omaggio a Milano e a coloro che, inconsapevoli attori, ho la ventura/fortuna di incontrare nel mio peregrinare per le strade della mia città.
E’ come se osservassi me stesso in una sorta di specchio virtuale che trova la sua dimensione nel nostro reale quotidiano.
Abbiamo tutti gli stessi volti, le stesse gioie, le stesse speranze: io sono loro, loro la trasposizione in immagini della mia allegria vagabonda. Vorrei dimostrare che la semplicità è sinonimo di bellezza, vorrei mostrare come era solito dire Doisneau, un mondo “gentile”, un mondo che amo e che mi renda in qualche modo felice.

Ernesto Fantozzi: Milano anni 60 e la fotografia di documento


Progetto di Francesco Tadini

Mostra a cura di Federicapaola Capecchi

e Lucia Laura Esposto

in collaborazione con Circolo Fotografico Milanese

19 settembre – 15 ottobre 2017

Spazio Tadini via Niccolò Jommelli 24

apertura al pubblico 19 settembre ore 18.30

Ernesto Fantozzi

Martedì 19 settembre 2017 inaugura la mostra fotografica personale Ernesto Fantozzi per la serie MILANO NEGLI ANNI ’60 E LA FOTOGRAFIA DI DOCUMENTO. Da un’idea di Francesco Tadini, a cura di Federicapaola Capecchi e Lucia Laura Esposto, in collaborazione con Circolo Fotografico Milanese, presenta 25 fotografie della Milano di Ernesto Fantozzi. (acquista biglietto on line per visitare tutte le mostre della Casa Museo Spazio Tadini)

La mostra inaugura parallelamente alla PHOTOMILANO Collettiva N°1 (con 90 autori presenti) – a cura di Francesco Tadini, a segnare l’atto di nascita del club fotografico milanese da lui ideato e fondato attraverso l’omonimo gruppo Facebook. Il fil rouge che unisce questa mostra a Photo Milano è l’indagare la Milano di oggi e la Milano degli anni ’60 attraverso il reportage ed una delle funzioni della fotografia, quella di fonte storica.

Ernesto Fantozzi è ideatore e fondatore insieme a Mario Finocchiaro del Gruppo ’66, già membro del Circolo Fotografico Milanese da quando inizia a fotografare nel 1959.

Ernesto Fantozzi trovava irritante ogni fotografia ove il soggetto fosse trasfigurato, idealizzato, soggettivizzato. Definiva quelle fotografie sentimentalistiche, inconcepibilmente lontane dal vero. E del desiderio del mondo reale, del bisogno di tracce del reale e del quotidiano fece manifesto.

Per dirla con le parole di Ernesto Fantozzi, di cui anche Valentino Bassanini faceva parteriporta Lucia Laura Esposto, presidente del Circolo Fotografico Milanese“Il nostro scopo era produrre una fotografia di tipo documentale, in cui vengono ignorati estetismi e personalismi a favore di un’oggettività di tipo testimoniale. Una fotografia che sia in grado di trasmettere allo spettatore e ai posteri un’immagine quanto più possibile neutra della realtà esaminata”.

Le 25 fotografie selezionate per la mostra accompagnano proprio dentro all’approccio diretto e aderente alla realtà dei luoghi della sua città, Milano; dentro ad un preciso concetto di fotografia.

[…] le cose fotografate come sono, con naturalezza, senza alcun sovraccarico d’orpelli stilistici […] – 1° comandamento del Gruppo ’66Vietati flash e teleobiettivi; obiettivo da 35 mm, che chiede una ripresa da vicino; campo d’applicazione: Milano, la propria città […]”

Nel percorso della mostra ci si muove tra la costruzione della metropolitana in corso Venezia, i nuovi luoghi di aggregazione come La Rinascente, vie e quartieri periferici, le attività e il clima dell’ortomercato di Viale Umbria e le stazioni di servizio, soggetto di grande fascino per Fantozzi. Ci si sofferma su una fotografia priva di qualsiasi estetismo e con un grande valore storico. Una narrazione fluida che fa scorrere nei nostri occhi (non solo davanti) casi cittadini, che rende anche noi dei passanti per quei cortili, vicoli, vie, bar, botteghe … chiedendoci uno sguardo ed una partecipazione attenti e particolari verso i nostri simili, e verso il territorio e contesto metropolitano in cui storie e persone si muovono. Nessun ambiente, situazione o soggetto manomesso, nessuna posa. Solo la testimonianza del vero. Fotografia di documento. Ed un fotografo, Ernesto Fantozzi, attento osservatore e testimone del suo tempo.

Breve biografia

ERNESTO FANTOZZI inizia a fotografare nel 1958 e da allora è fedele al Circolo Fotografico Milanese.

Ama il reportage. Sin dalle primissime fotografie è evidente la sua formazione giovanile iniziata sfogliando le riviste straniere, osservando e studiando immagini sportive e di guerra, realizzate nel modo che ancor oggi preferisce: nessuno spazio all’estetica fine a sé stessa, ma grande attenzione al significato documentario che l’immagine può trasmettere.

Nel 1962 riceve la nomina di AFIAP (Artiste de la Federation Internationale de l’Art Photographique).

Nel 1965 è ideatore e cofondatore del “Gruppo 66”.

Nel 2002 la FIAF lo nomina “Autore dell’anno” e nel 2003 “Maestro della Fotografia Italiana”.

La sua attività è tuttora intensa: workshop, conferenze, mostre personali e collettive.

Le sue foto continuano a essere pubblicate su libri e riviste.

Photomilano

http://www.photomilano.org

Circolo Fotografico Milanese

http://www.circolofotograficomilanese.it

SPAZIO TADINI CASA MUSEO

Via Niccolò Jommelli 24, 20131 Milano – MM1 Loreto, MM2 Piola; Bus 62-81-55

Apertura mostra da mercoledì a sabato dalle 15.30 alle 19 e domenica dalle 15 alle 18.30

Ingresso alla Casa Museo e visita a tutte le mostre in corso: biglietto 5 euro.

http://www.spaziotadini.com

Fotografia: Milano negli anni 60


Rivedere Milano negli anni 60 attraverso gli scatti di tre fotografi dal 19 settembre al 15 ottobre a Spazio Tadini.

MILANO NEGLI ANNI ’60 E LA FOTOGRAFIA DI DOCUMENTO

Lo sguardo di Ernesto Fantozzi, Virgilio Carnisio e Valentino Bassanini

Tre mostre personali di 25 foto ciascuno.

Da un’idea di Francesco Tadini

A cura di Federicapaola Capecchi e Lucia Laura Esposto

in collaborazione con Circolo Fotografico Milanese

apertura mostra al pubblico 19 settembre ore 18,30

Le mostre indagano sulla Milano degli anni ’60 e la fotografia di documento.

75 fotografie – 25 per ciascun autore – che si muovono tra le trasformazioni e la vita quotidiana di Milano, nei reportage di tre autori significativi per Milano e per la fotografia di documento degli anni ’60. Ernesto Fantozzi, è ideatore e fondatore insieme a Mario Finocchiaro del Gruppo ’66,  Valentino Bassanini, ne è uno dei membri, e Virgilio Carnisio, celebre fotografo milanese.

In queste tre mostre – scrive Federicapaola Capecchiguardiamo fotografie che hanno contribuito allo studio e alla comprensione di quel tempo, tra gli anni ’60 e i primi anni ’70, una stagione della fotografia milanese forse irripetibile, animata anche da una sorta di missione narrativa. […] conosciamo il senso del fotografare di Ernesto Fantozzi, Virgilio Carnisio e Valentino Bassanini: essere testimoni onesti e attenti del loro tempo. […] ci muoviamo in una preziosa mappatura della città di Milano, soprattutto per quanto riguarda i quartieri periferici. Una testimonianza di inestimabile valore architettonico, urbanistio e storico; un’ancor più preziosa documentazione della cultura, delle abitudini e trasformazioni contraddittorie nei modi di vivere, che hanno accompagnato Milano nel passaggio dal boom economico alla contestazione.”

Tre mostre in cui, scrive Lucia Laura Espostogli autori ci presentano immagini prive di qualsiasi estetismo, che documentano la realtà, così come si presentava sotto i loro occhi.[…] documentano la città e la vita di tutti i giorni, restituendoci un prezioso ricordo di un preciso periodo storico, una fotografia che sa di nostalgia per chi quel periodo l’ha vissuto e che ha un grande valore storico e di conoscenza soprattutto per le nuove generazioni.”

Nel percorso delle mostre ogni fotografia documenta manifestazioni pubbliche (la Settimana Britannica del 1965, i festeggiamenti per il Primo Maggio e le manifestazioni di piazza); i nuovi luoghi di aggregazione, come La Rinascente del 1967; le varie celebrazioni religiose e civili (la Processione del Corpus Domini o il Cimento invernale). Vecchi cortili, case di ringhiera, osterie e antiche botteghe; persone e lavori, alcuni ormai scomparsi. Protagonista il cuore della storia e della cultura di Milano negli anni ’60.

 

Flavia Mensen | Soldi d’artista


Io sinceramente penso che sia stata una grande opportunità creare qualcosa che rappresenta ciò che realmente conta nella vita. Ciò non ha nulla a che fare con i beni materiali. Le cose reali nella vita sono semplici, fondamentali, tuttavia dimenticate. Il rispetto, l’amore e la compassione verso tutte le creature viventi dovrebbero essere al di sopra di stupidi acquisti o sogni. Io ricerco una vita con valori più semplici e desidererei che tutti potessero tentare di fare la stessa cosa.

Flavia Mensen è nata a San Paolo, Brasile.
A 16 anni incomincia a studiare comunicazione e nel 2003 si laurea in pubblicità presso una delle più prestigiose università del Brasile, Pontifícia Universidade Católica, con il massimo dei voti.
A 24 anni, segue un corso biennale presso la rinomata Escola Superior de Propaganda e Marketing e, due anni dopo consegue un master in fotografia presso la scuola SENAC.
Come fotografa ha avuto l’opportunità di lavorare con diversi soggetti e clienti molti importanti.
Nel 2007 viene assunta della Compagnia Americana Princess Cruises e gira il mondo come la fotografa ufficiale.
Durante il suo ultimo viaggio incontra un Italiano, quello che poi diventerà suo marito e, un anno dopo,  si transferiscono a Milano.
A Milano riprende a studiare arte e frequenta il corso di illustrazione presso L’Istituto Europeo di Desing, IED.
Da allora ha cominciato a creare illustrazione per clienti vari in paesi diversi, come GoodMood e Odebrecht.
Partecipa anche a delle mostre annuali presse La Stamperia d’Arte di Pilar Dominguez.
Con techniche miste e strumenti digitali lei cerca di rappresentare semplici e dolci aspetti della vita.