Fotografia: la mostra “In viaggio con” alle Gallerie Civiche di Palazzo Ducale, Pavullo nel Frignano


IN VIAGGIO CON … Dario Apostoli, Alberto Gandolfo, Hermes Mereghetti, Samantha Selene Caligaris, Gianluca Micheletti, Marco Tagliarino

a cura di Federicapaola Capecchi

in collaborazione con Paolo Donini

DAL 21 LUGLIO AL 17 SETTEMBRE 2017

GALLERIE CIVICHE DI PALAZZO DUCALE, Pavullo nel Frignano (Mo)

“Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi.” Marcel Proust

Una collettiva, esposta in anteprima a Spazio Tadini Casa Museo (Milano) ad Aprile 2017, nata dall’esigenza di affrontare un’amplia riflessione sul viaggio, sull’andare, sull’incontro, unire luoghi e persone, e l’attraversare confini. I 6 fotografi si interrogano sul viaggio non inteso come scoperta di nuove terre ma come possibilità di intessere un vero dialogo e confronto tra uomini e territori. Si racconta dunque una storia contemporanea, dove i collegamenti e la comunicazione sono un fatto, anche comodo, veloce e immediato, ma dove, ancora, si deve molto lavorare sul dialogo, l’ascolto, la voglia di conoscere e costruire, insieme. Si attraversano così le storie di uomini e territori come la Palestina, il continente africano, i nostri luoghi italiani dove insistono i centri di prima accoglienza per gli immigrati, le soglie della propria autocoscienza, l’Asia e l’Oriente. Questa volta, ad ospitare la mostra e il viaggio sono le suggestive Gallerie Civiche di Palazzo Ducale, con sede nell’ottocentesco edificio voluto da Francesco IV d’Este come residenza estiva, gestite dall’Assessorato alle Attività Culturali del Comune di Pavullo nel Frignano, e che si compongono nella Galleria d’Arte Contemporanea, nella Galleria dei Sotterranei e Ghiacciaia del Duca e nella Fonoteca dei Sotterranei.

Viaggiare, per alcuni passione irrefrenabile, per altri non sempre è scelta volontaria, ma dettata da cogente necessità di sopravvivenza o di speranza di una vita diversa, e migliore. Alberto Gandolfo è in mostra con 1,2,4,5…volti, racconto di viaggi in ritratti, per una comprensione più profonda di quel che si cela dietro la migrazione, in special modo l’immigrazione di genti provenienti dal continente africano e dal Vicino Oriente in Europa. I messaggi trasmessi dalle televisioni tendono a sottolineare una grande diversità tra noi europei e gli “altri”, in tal senso Palermo – città natale di Alberto Gandolfo – può essere un esempio da seguire: città formatasi grazie agli arrivi di popoli che si sono amalgamati con gli autoctoni nel corso dei millenni. Il progetto fotografico è una metafora: dal particolare segno, che viene introdotto nel cambiamento del volto di ogni ritratto, si realizza uno scambio culturale che cambia e arricchisce culturalmente i singoli, un valore aggiunto alla personalità.

Alberto Gandolfo, 1245...volti
Alberto Gandolfo, 1245…volti

E quando si fugge, si viaggia migrando, la fine del viaggio, a volte, è asfalto, fango, polvere, pietre … dure da digerire. Emarginazione e luoghi anonimi dove sostare in attesa del permesso definitivo di rifugiato, di ritrovare sé stessi, e la possibilità di costruire. Hermes Mereghetti presenta una selezione di We come from. Intensi ritratti di migranti che, nella selezione per la mostra, giocano sul ruolo delle mani. Le mani del fare, le mani che sono la personalità e la forza, che sanciscono il carattere; le mani del dare, del carezzare, cui appoggiare la fronte e per coprire gli occhi. Le mani, ricche di simbologie e significati specifici a seconda delle culture e religioni, ma universalmente associate al potere, alla forza, alla lealtà, all’amicizia, alla fiducia. Le mani da stringere. Gli occhi da guardare”.

Hermes Mereghetti, Kelvin (Nigeria)
Hermes Mereghetti, Kelvin (Nigeria)

Quale la metafora del viaggio? Quante soglie da varcare durante il percorso? Quali soglie? “Quello di Dario Apostoli, in mostra con una selezione di Soglie, è un viaggio e un racconto nelle relazioni umane e la nostra società, la propria autocoscienza e la distorta percezione del mondo e degli altri. Luoghi ordinari urbani, abituali, normali, di semplice passaggio, spazi intrisi dall’animo umano, anche se sembrano quasi vuoti, o svuotarsi. Una luce quasi accecante che cancella, brucia ed egualmente da forma a individui soli e disinteressati, ma al tempo stesso carichi di potenziale, qualora varchino la soglia che apre lo sguardo su tutto ciò che ha davvero un senso e un valore al mondo. Così le Soglie sono i varchi da oltrepassare verso qualcosa di nuovo, verso una presa di coscienza, e alla volta di relazioni che portino fuori dal torpore ego-riferito in cui, oggi, ci si chiude al mondo e agli altri”.

Los Angeles, 2013 (Dario Apostoli 2013 - Soglie n° 43) grigio 253
Los Angeles, 2013 (Dario Apostoli 2013 – Soglie n° 43) grigio 253

Viaggiare è un impulso insito nella natura umana. Da sempre interi popoli scelgono una vita nomade. La maggioranza degli arabi erano nomadi che non possedevano niente... e questo è stato motivo di numerose ingerenze storiche e sociologiche da parte di chi cerca di dimostrare se la Palestina sia dei Palestinesi o meno. E infatti tutt’oggi della Palestina parliamo solo come storia di non dialogo e di una guerra infinita della quale non si vede spiraglio alcuno. Il viaggio di Samatha Selene Caligaris, con “Nessun Pregiudizio – Viaggio in Terra Santa” ha posto lo sguardo, privo di ogni pregiudizio, a mostrare una terra in conflitto, fatto non solo di violenza e di armi ma anche interiore, vissuto da chi ha visto la guerra nascere sotto i suoi occhi e da chi non conosce realtà differente.

Samantha Caligaris Klein Melagrana Granata
Samantha Caligaris Klein

Gianluca Micheletti, con “Sandland – Sharm el-Sheikh” ci introduce in un viaggio inusitato, lontano dalle vacanze e dai villaggi turistici, immergendoci in un mondo post-apocalittico … come è realmente Sharm el-Sheikh, una volta fuori dai Resort. Una terra desertica da cui sembrano crescere rigogliosi rifiuti e carcasse che, in silenzio, attendono speranzosi una seconda vita. Quello che il turismo consuma e rompe, sembra trovarsi tutto su questa terra di sabbia che l’autore ha voluto chiamare “Sandland”. Il disordine qui è sinonimo di vita, di presenza dell’uomo, dei suoi veri / finti abitanti.

Gianluca Micheletti, Sandland Sharm El-Sheikh 1
Gianluca Micheletti, Sandland Sharm El-Sheikh

Con Marco Tagliarino il viaggio di scoperta è dentro gli occhi dei bambini e nella fatica del lavoro. Le fotografie di Marco Tagliarino, nella sequenza scelta da Federicapaola Capecchi, creano quasi un rituale: della preghiera e del lavoro. “Una preghiera laica, dove ci si augura che l’uomo scelga un modo esclusivo di abitare il mondo, e con esso un modo peculiare di rapportarsi alle cose che lo circondano, riconoscendo valore e futuro ai bambini, troppo spesso vittime in questi territori di miseria e abbandono. Un rituale del lavoro dove la dignità e la bellezza di corpi, mani e volti segnati dalla fatica diano la capacità di annullare le distanze tra esseri umani. O semplicemente riconoscano la distanza come la intendeva il filosofo Emmanuel Lévinas, che considera la distanza la cifra stessa della relazione umana, e in particolare della relazione etica, e la caratteristica peculiare del dialogo, che non si riduce alla pura e semplice comunicazione, ma inaugura un contatto che è invocazione, avvicinamento pacifico all’altro e rispetto del segreto inviolabile della sua intimità”.

Marco Tagliatino, Tuc tuc wagon
Marco Tagliatino

Non sappiamo se un altro mondo sia possibile” scrive la curatrice Federicapaola Capecchi – “Però pensiamo che divulgare sia uno dei tanti compiti della fotografia. Non siamo scienziati, non siamo sociologi, non siamo politici. E prima che qualsiasi altra definizione ci possa essere incollata, ci dichiariamo cittadini, cittadini del mondo. E con questo viaggio fotografico speriamo che la voglia di conoscere e comunicare veramente tra uomini, culture e territori, si insinui ancor più come un’urgenza”.

COLLETTIVA: “In viaggio con … Dario Apostoli, Alberto Gandolfo, Hermes Mereghetti, Samantha Selene Caligaris, Gianluca Micheletti, Marco Tagliarino”

Gallerie Civiche di Palazzo Ducale

Via Giardini, 3 – 41026 Pavullo nel Frignano (MO)

Ufficio 0536/29022

Fax 0536/ 29025

Sito Internet: http://www.comune.pavullo-nel-frignano.mo.it

INFO PER LA STAMPA

Paolo Donini – Gallerie Civiche di Palazzo Ducale +39 0536/29022

+39 347 71 34 066 Federicapaola Capecchi – federicapaola@spaziotadini.it | http://www.spaziotadini.com

Il quartiere Casoretto attorno alla Casa Museo Spazio Tadini


il palazzo accanto all’ingresso di Spazio Tadini

Riportiamo volentieri un articolo interessante di Roberto Arzuffi su Urbanfile che offre una serie di informazioni interessanti sul quartiere attorno alla Casa Museo Spazio Tadini.

“Siamo andati a fare un giro nelle vie attigue a piazza Aspromonte. Forse i frettolosi milanesi non si sono mai accorti di che case favolose si trovano in questo quartiere a est di Loreto, tra il Casoretto e Città Studi.

Oltre a Piazza Aspromonte abbiamo percorso Viale Gran Sasso, Via Garofalo, Via Filippino Lippi, Via Giuseppe Luosi, Via Alessandro Pestalozza, Viale Lombardia, Via Alfredo Catalani, Via Niccolò Jommelli, Via Nicola Antonio Porpora e Via Vallazze (prosegui)

Fotografia Pocket Exhibit- Istantanee da Memoire di Laura Caligiuri


Per il ciclo Photo Pocket

Mostra fotografica

di Laura Caligiuri

“ISTANTANEE da “MEMOIRE- storie di bellezza nascosta”

28 giugno – 7 luglio
Dal 28 giugno alle 18:00 al 7 luglio alle 19:00

Spazio Tadini, Casa Museo e sede del gruppo Photo Milano, club fotografico milanese.
“ISTANTANEE da “MEMOIRE- storie di bellezza nascosta” è un progetto scaturito dal connubio tra il mio interesse per i luoghi lasciati in stato di abbandono e la fotografia di spettacolo.
Il luogo desolato mi porta a fantasticare a come deve essere stato nel pieno fulgore della sua frequentazione e… per una curiosa coincidenza la Compagnia di Teatro- Danza Sanpapiè decide di rappresentare un proprio spettacolo confezionato per quel luogo, l’ Albergo Diurno Venezia di Milano, in costume anni ’20.
Così la fantasia sembra tramutarsi in realtà, anche se solo per la durata dell’ originale spettacolo.
La firma di chi ha ideato questo luogo sotterraneo è dell’ Architetto Portaluppi, che lo inaugurò nel 1926.
I proventi della vendita dei biglietti ha aiutato il FAI, Fondo per l’ Ambiente Italiano, a racimolare fondi per il restauro di questo Bene altrimenti destinato alla completa rovina.
Ed io felice di aver contribuito in parte, con questo lavoro, a far conoscere ai milanesi questo luogo nascosto ed affascinante.”
Laura Caligiuri

Cinquant’anni di fotografia in un libro: Stefano Pacini a Spazio Tadini


Le immagini di Stefano Pacini raccolte nel volume

Noi sogniamo il mondo

sarà presentato presso la Casa Museo Spazio Tadini via Jommelli, 24.

Sabato 1 luglio ore 19, presente l’autore.
A cura di Stefano Malvicini

La fotografia, e, di conseguenza, anche il mestiere di fotografo, sono una scelta di vita, che ci porta a girare il mondo alla ricerca di nuovi stimoli, nuove umanità, nuovi fenomeni socio-politici e nuovi spazi. Questo è stato il percorso del fotografo toscano Stefano Pacini (Massa Marittima, 1956), alla ricerca di tutti quegli elementi umani che compongono il pianeta e lo rendono terreno di esplorazione privilegiata per chi è alla ricerca di immagini realistiche, ma di forte carica simbolica. Un percorso iniziato da piccolo, quando cominciò a fotografare nel podere di famiglia con una vecchia Ferrania, ma poi proseguito con pezzi di storia come Nikon.

Così è nato Noi sogniamo il mondo, volume edito da Effigi nel 2016, con cui Stefano ha voluto raccogliere quella che, in fondo, è la sua vita: la fotografia, dalle immagini di famiglia, alle lotte dei Movimenti politici, dagli anni ’70 in Maremma alle grandi manifestazioni contro il G8 a Genova nel 2001, ma, soprattutto, ai suoi viaggi, autentici reportage in “mondi sommersi tutti da scoprire”, per citare il testo di un noto pezzo dei Litfiba. Il viaggio è un’esperienza di vita, per il fotografo, è quasi un romanzo di formazione, che lo induce a conoscere da vicino le realtà esplorate. Su questo aspetto, le immagini di Stefano si avvicinano non solo a quelle di Tano D’Amico, ma anche a quelle di un grande maestro come Francesco Cito: si tratta di immagini realistiche, senza modifiche, filtri e quant’altro di moda al giorno d’oggi, tra Photoshop e programmi vari di grafica, che raccontano come va il mondo, ma che sanno trasmettere la gioia di vivere e l’energia magmatica della rinascita. I bambini che animano Volare, scattata a Cuba nel 1995, sono proprio il simbolo del primo elemento, così come i cortei spontanei a Lisbona nel 1975, durante la Rivoluzione dei Garofani, o, nella loro crudezza, i palazzi bombardati di Mostar rappresentano il secondo. La fotografia di Stefano è Arte, ma mai fine a se stessa: in fondo, è un flusso creativo spontaneo, che vuole raccontare il mondo com’è, tassello per tassello, a formare un mosaico che, altro non è se non l’umanità intera. La fotografia di Stefano è anche denuncia di oppressione, come quella delle condizioni in cui versava il Portogallo nel 1975, dopo la caduta del regime fascista di Salazar, ma anche delle condizioni di vita dei rom in Italia (emblematica è l’immagine del muro a Reggio Calabria nel 1994), con uno stile che rasenta l’etnografia, come prova l’interesse per i matrimoni “tzigani” o anche, nella sua amata Siena, la folla radunata in Piazza del Campo per il Palio. Notevole, in questo senso, è anche l’interesse che Stefano ha sempre dimostrato per il Sud Italia, raccontato attraverso immagini descrittive dell’enclave occitana e valdese di Guardia Piemontese, ma anche attraverso l’umanità di Napoli che simboleggia la voglia dell’intero Sud di riscattarsi. L’impegno politico di Stefano influenza sicuramente il suo stile fotografico, ma senza trasformarlo in un elemento “politicizzato”: da questo punto di vista, l’autore utilizza un metodo d’indagine simile a quello pittorico di Renato Guttuso, raffigurando manifestazioni, fiumane umane come quella del Funerale di Berlinguer del 1984, con l’occhio (e l’obiettivo) tipico del fotoreporter: sono nate così immagini come quelle degli scioperi a Piombino, con banda musicale al seguito, oppure quelle del Gay Pride di Grosseto, della marcia per la pace Perugia-Assisi o del corteo anti-G8 a Genova prima che la situazione degenerasse. E, in fondo, c’è spazio anche per lo Stefano “intimo”, rappresentato soprattutto dalla bellissima Fratelli del 1994, in cui sono raffigurati i suoi due figli Emiliano e Raffaello bambini, ma anche dall’istantanea del Primo Maggio 1989 in Alta Maremma, così come per lo Stefano ironico, che sa anche farci ridere con Fiera bestiame del 2012, o farci sognare una bella partita a biliardo, con Circolo ARCI Scarlino del 2002.
Tutti questi tasselli compongono il mosaico della vita e della fotografia di Stefano e, da ciò, nasce il titolo del libro: un mondo nuovo, senza guerre né armi, in cui l’umanità sia sempre libera di esprimere se stessa e tutte le sue idee e le sue manifestazioni sociali, etnografiche e politiche, senza oppressioni e senza barriere. Per questo… noi sogniamo il mondo!

Gabriele Poli: la mostra Tappe Cromatiche aperta fino al 2 luglio 2017


Gabriele Poli Tappa 2 tecnica mista su tela

PROROGATA FINO AL 2 LUGLIO 2017 la mostra “Tappe Cromatiche” di Gabriele Poli A cura di Francesco Tadini e Melina Scalise

Il ciclo pittorico che l’artista Gabriele Poli ha dedicato ai ciclisti sarà visibile ancora fino al 2 luglio 2017. Uno studio del movimento del corpo/bici molto evidente. Il ciclista o il gruppo di ciclisti, sono ritratti sotto diverse angolazioni. Cambiano costantemente le prospettive dell’osservatore e lo spazio sembra trasformarsi, plasmarsi attraverso questo corpo che fende o attraversa lo spazio. Una metafora del vivere e del condividere vittorie e fatiche in un corpo unico con il mezzo in uno spazio e in un destino che si plasma con la volontà del movimento.

Una ricerca – QUI MAGGIORI INFORMAZIONI E IL TESTO DELLA MOSTRA – dove tutto è movimento e il colore è pura emozione enfatizzata da uno straordinario uso dei bianchi e dunque della luce. L’uomo è sempre al centro, è un individuo che lotta e che cerca il riscatto sociale tanto quanto una sua spiritualità.

Gruppo 2012 .- serie tappa cromatica Gabriele Poli

L’uomo, la fatica, l’obiettivo e il traguardo da raggiungere sono anche al centro delle fotografie di Alessandro Trovati – in mostra fino al 2 luglio 2017 – che vi introdurranno o chiuderanno il Vostro viaggio tra la materia e i colori di Gabriele Poli.

TAPPE CROMATICHE

A cura di Francesco Tadini e Melina Scalise

PROROGATA FINO AL 2 LUGLIO 2017

da mercoledì a sabato dalle 15:30 alle 19:30

domenica dalle 15 alle 18:30

Milano Bici Festival: presentazione del libro Il Centogiro 99 storie più una dal Giro d’Italia


il Centogiro - 99 storie (più una) dal Giro d'Italia

Domenica 18 giugno 2017 alle ore 18, per la chiusura della prima edizione del Milano Bici Festival, Bidon ed Ediciclo Editore presentano il Centogiro – 99 storie (più una) dal Giro d’Italia, nato dall’idea di lavorare a una raccolta di storie e visioni sulla storia del Giro d’Italia, e quindi di ripescare consistenti pezzi di passato. Non nasce in contraddizione con l’impegno anti-nostalgico di Bidon, anzi prova a rafforzarlo. È la risposta che ci siamo dati alla domanda sulle origini della nostra passione. È una presa di coscienza, la consapevolezza che estendere un ricamo presupponga la conoscenza della trama. Non è un compendio storico, ma una vivace pedalata attraverso 99 «domeniche», un concentrato di fatti noti e ricordi ritrovati per ciascuna delle edizioni fin qui disputate della Corsa Rosa.

il Centogiro: 99 storie dal Giro d’Italia è scritto dalle firme di Bidon e da un “parterre de rois” di ospiti, come lo avrebbe definito Adriano De Zan: Claudio Gregori, Marco Pastonesi, Alessandra Giardini, Marco Ballestracci, Silvio Martinello, Marco Pinotti, Maurizio Ricci, Gino Cervi, Giorgio Burreddu e Oscar Cini.

Bidon Ciclismo allo stato liquido
Bidon Ciclismo allo stato liquido

Bidon Ciclismo allo stato liquido nasce dall’esperienza della Redazione Ciclismo di Crampi Sportivi che – rafforzata per l’occasione – si toglie le rotelline e prova a pedalare sul pavé, col manubrio che già trema; nasce inizialmente come semplice officina che produce contenuti originali e che raccoglie quello che la redazione propone altrove; vuole essere, ora e finché ne avremo, un luogo con poche news e nessuna classifica, senza l’assillo dei clic, il conteggio delle battute, la ricerca del virale e il richiamo dell’hype. Un posto per storie e visioni, per raccontare di biciclette senza scadenze fisse, ma soltanto quando vien voglia di un sorso fresco. Per la sete, o anche solo per il gusto.  http://www.bidonmagazine.org/bidonmagazine  

Terminata la presentazione del libro, alle ore 20, Roberto Lun & Federicapaola Capecchi – Contact Improvisation

La prima edizione del Milano Bici Festival termina qui. Ci rivediamo l’anno prossimo. Intanto ringraziamo ancora i nostri Partner: Rossignoli – Giovanna e Mattia Rossignli -, La Ciclistica Milano – Alberto Biraghi -, Ediciclo Editore, Upcycle Café, Museo della Madonna del Ghisallo.

E ringraziamo i giornalisti, gli sportivi e i fotografi che hanno animato gli appuntamenti serali del Milano Bici Festival: Andrea Berton, Alessandro Trovati,  Simone Lunghi, Roberto Peia, Filippo Cauz, Francesco Bozzi, Milena Morena Tartagni, Riccardo Barlaam, Stefano Scacchi, Paolo Ciaberta, Marco di Bici E Radici.

Milano Bici Festival

un’idea di Francesco Tadini

Organizzazione: Federicapaola Capecchi, Maria Zizza

Spazio Tadini Casa Museo

L’arte del tatuaggio in mostra alla Casa Museo Spazio Tadini


L’arte del tatuaggio in mostra presso a Milano presso Spazio Tadini (mappa) dal 23 giugno al 16 luglio 2017 in concomitanza e collaborazione con TatuaMi (23-24 giugno 2017 presso Hotel Crown Plaza Milan -San Donato) a cura di Silvia Ceffa, Francesco Tadini e Melina Scalise.

Artisti in mostra:  Andrea Lanzi, Andrea Afferni, Roberto Lauro, Mattia Mambo, Simone el Rana, Antonio Cocilovo, Collettiva Inkart, Collettiva Antikorpo Toys.

 Una selezione di artisti del tattoo permetterà ai visitatori di vedere i lavori dei tatuatori in un contesto nuovo, avulso dalla confusione e rumore del “fare” . Un luogo d’arte che permette di riflettere sul segno, sul suo significato tanto quanto sull’evoluzione dell’arte di disegnare il corpo con anche una riflessione socio-antropologica del fenomeno.

Si tratta di lavori provenienti da diversi zone d’Italia e rappresentativi di diversi “maestri”. Un’occasione per conoscere meglio alcuni esperti, il loro successo, le loro storie e la portata del fenomeno. Nel salone principale è prevista un’installazione a sorpresa.

“Ieri il tatuaggio era un “marchio”, oggi è un disegno personalizzato e d’autore. Ieri era la comunicazione di un vincolo, oggi è soprattutto un’espressione di sé. – scrive Melina Scalise, psicologa – .Una volta si trattava prevalentemente di piccoli o medi disegni-simbolo di appartenenza di un individuo ad un gruppo, oggi chi si tatua sceglie di farsi disegnare soggetti personalizzati, ne sceglie l’artista e spesso, ne fa più di uno.

La risposta su quale sia l’esigenza che abbia portato l’uomo contemporaneo a rinnovare nella storia l’uso del tatuaggio la troviamo certamente nel rapporto con il corpo, con la sua nudità e caducità.

Quel corpo marchiato, segnato come in un rito di iniziazione per il volgersi di una nuova fase della vita, oggi costituisce l’unica certezza materiale che abbiamo. Non ci fermiamo di fronte all’indelebilità perché diventa una forma di coraggio da esprimere almeno sull’unica cosa che ci appartiene veramente: il corpo

In una società che cambia velocemente, che ha dato e tolto certezze, in particolare alle nuove generazioni, il corpo è ciò che ci portiamo sempre addosso in ogni viaggio e chi si tatua ama viaggiare a pelle nuda. L’involucro in cui interagivano gli affetti più cari, la casa, spesso non ha più radici, né certezze, né possessi perchè è cambiata la famiglia, sono cambiate le esigenze di lavoro, sono diventate difficili le possibilità di realizzo di acquisto. Siamo nomadi, siamo costantemente alla ricerca di noi stessi in un mondo in cui tutto sembra a breve termine. La strada, bene comune, è diventata protagonista, pensiamo al fenomeno della street art, pensiamo al cibo consumato per strada per esempio, all’happy hour che spesso sostituisce la cena. L’uomo contemporaneo cerca la fisicità, il contatto, l’intimità spaziale, l’appartenenza alla massa. Pensiamo anche ai concerti dei giovanissimi, alle loro sonorità che favoriscono una fusione tra corpo e musica, ritmi quasi tribali, ipnotici e ripetitivi e non è un caso che anche il tatuaggio rientri tra i linguaggi primitivi.

All’individuo non basta e non cerca più un abito da cambiare per affermare il suo status, il suo pensiero, il suo legame con il mondo, né una casa da personalizzare magari con l’opera di un artista. La pelle, ecco cosa tuteliamo, curiamo, decoriamo, personalizziamo come se non bastasse il fatto di abitarla in un corpo per raccontare chi siamo. La pelle è ciò che ci portiamo a casa tutte le sere prima di andare a dormire e su quel corpo nessuno sembra tollerare solo le rughe. Sempre più persone ci vogliono un racconto di sé che lo riporti anche a misurarsi con la carne, con il dolore, con il sangue, con la fatica di essere marchiati da ciò che vogliamo non ci lasci: una suggestione, un sogno, un ricordo, un obiettivo. Il tatuaggio permette tutto questo.

Il dolore intimo dell’elaborazione di un proprio vissuto, nel momento in cui si trasforma in un tatuaggio diventa dolore condiviso, diventa offrire una parte di sé all’artista tatuatore che, come un terapeuta, agisce sul corpo e sulla mente svelando sia l’inconscio privato che collettivo. Un rapporto di intimità con l’altro che esalta la fiducia, conferma la scelta di mettersi nelle mani di qualcun altro, o meglio, nella capacità espressiva di qualcun altro, nel segno di qualcun altro.

Il tatuaggio non è dunque solo un momento in cui si fissa sul corpo un messaggio, un disegno, ma è anche il segno tangibile di un momento di fiducia verso un altro essere umano non dettato né da esigenze di sopravvivenza, né d’amore, ma di condivisione di “bellezza” attraverso il dolore. Nessuno si dimenticherà di quella persona che ha segnato il suo corpo, spesso scelta con oculatezza e a cui si è svelato un bisogno, delineato un progetto, scelta una rappresentazione di un sogno.

Nel tatuaggio l’uomo ricerca l’uomo attraverso il corpo come mezzo ed espressione, mentre l’arte si conferma il linguaggio più vicino e spontaneo ai bisogni primari dell’uomo a dispetto delle mode, dei mercati e al di là di qualunque valutazione critica”.

 

MOSTRA: L’arte del Tatuaggio

Spazio Tadini

dal 23 giugno al 16 luglio 2016

via Niccolò Jommelli, 24 Milano

Apertura: da mercoledì a sabato dalle 15.30 alle 19.30- domenica 15-18.30

Ingresso 15 euro.

Milano Bici Festival: Riccardo Barlaam, Stefano Scacchi e Morena Tartagni


Alessandro Trovati, Stelvio, Giro d'Italia 2014, PentaPhoto MateImage
Giro d’Italia 2014 – 97a Edizione – Tappa 16 – Ponte di legno- Val Martello km.163. In discesa dal Passo dello Stelvio – 27/05/2014 (Alessandro Trovati/Pentaphoto)

Giovedì 15 giugno 2017 alle ore 19:30 al Milano Bici Festival Presentazione dei libri “La vertigine della salitadi Riccardo Barlaam e di “A quarantotto tornanti dal paradisodi Stefano Scacchi. Unite ad una chiacchiera con Morena Tartagni ex campionessa, ciclista su strada e pistard italiana.

Una serata ricca di spunti quella di Giovedì 15 giugno al Milano Bici Festival.

La vertigine della salita – Piccole considerazioni sull’ebbrezza del pedalare verso l’altodi Riccardo Barlaam ci racconta la vertigine della salita a pedali. Una sfida al proprio limite e alla fatica che, per una strana alchimia, si trasforma in ebbrezza e gioia intima soltanto all’arrivo, in alto. Dove l’infinitamente piccolo si trasforma in tutto.

la vertigine della salita

Riccardo Barlaam Giornalista al Sole 24 Ore dove si è occupato in questi anni di Politica estera, Web e ora di Finanza internazionale, dal 2007 pubblica su questo blog notizie dall’Africa che nessuno pubblica. Ha vinto il Premio Baldoni nel 2008 con l’articolo Bye bye Africa. Editorialista dal 2010 per Nigrizia. Ha fondato e dirige AfricaTimesNews, sito di notizie dall’altra parte del mondo, curato da una rete di giovani reporter africani. Sul Sole 24 Ore cura anche il blog Tutte le salite del Mondo, che nasce dalla sua passione per gli sport di endurance (maratone, ultra maratone, gran fonde di bici, trail, triathlon lunghi) e prende le mosse dall’omonimo libro, edito per i tipi di Ediciclo, arrivato alla sua seconda edizione. Lo sport vissuto come terapia per il corpo e per l’anima. Per avere più forza davanti alle salite che la vita quotidiana riserva, prima o poi, a tutti.

A 48 tornanti dal paradiso. Stelvio, la salita che ti cambia” di Stefano Scacchi ci immerge nella dimensione dello Stelvio. 48 tornanti di sofferenza e beatitudine. Ogni giorno centinaia di ciclisti superano il cartello “Prato allo Stelvio” e hanno davanti 25 chilometri e 400 metri al 7,25% di pendenza media e soprattutto 1.842 metri di dislivello con arrivo a 2.758 metri, altitudine più adatta allo sci che alle due ruote. Ma lo sforzo diventa sempre meno intenso col passare dei chilometri perché quella strada è la più bella del pianeta. Ideata da Carlo Donegani, “il progettista dell’impossibile”, è talmente speciale da avere il potere di cambiare la vita di chi riesce a vedere il mondo da lassù. Edoardo, il protagonista del racconto, dopo averlo a lungo sognato, affronta lo Stelvio con i consigli di un gregario di Pantani e ci racconta la salita tornante dopo tornante, in un conto alla rovescia che dà il ritmo al suo pedalare e ai suoi pensieri. Una volta in cima, prima di lasciarsi andare alla discesa, capirà di essere diventato un uomo nuovo.

Stefano Scacchi, a 48 tornanti dal paradiso

Stefano Scacchi Giornalista lavora per Repubblica, Tuttosport e Guerin Sportivo. Diplomato alla scuola di specializzazione in giornalismo dell’Università Cattolica di Milano. Segue Inter e Milan e la politica calcistica delle Leghe di Serie A e B. Ha scritto “Gli sciuscià del pallone” (Sedizioni, 2007, segnalato al Bancarella Sport 2008) e “Il cercatore d’oro” in “Ogni maledetta domenica” (Minimum Fax, 2010). Appassionato di calcio, sci, tennis e ciclismo. Soprattutto di un ciclismo lontano da riflettori e prime pagine perché quello delle grandi corse ormai ha disilluso quasi tutti. Nel mondo di chi va in bici per passione, delle grandi salite vissute come piccole-grandi conquiste, della ricerca delle piste ciclabili più belle e dei “treni” con gli amici la domenica mattina invece c’è un amore infinito che attira simpatia e affetto da parte della gente, come poche altre cose riescono a fare.

Durante le presentazioni un ospite, Milena Morena Tartagni ex campionessa, ciclista su strada e pistard italiana, con la quale poter scoprire ricordi e racconti del ciclismo degli anni settanta, al femminile.

Milena Morena Tartagni

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Nel 1965 entra a far parte del Gruppo Sportivo Pregnanese grazie all’interesse del sig. Zenaboni. Inizia ad allenarsi subito sotto la guida di Enrico Zenaboni, Alfredo Bonariva e con i consigli del Presidente della Pregnanese Alberto Cogliati inizia a raccogliere i primi risultati. Nel 1966 ottiene le prime vittorie in una gara “internazionale” a Prato e ad Adria (Rovigo). Queste vittorie le permettono di vestire per la prima volta la maglia azzurra della Nazionale in occasione dei Campionati del mondo del Nürburgring in Germania, dove fu la più giovane partecipante. Nel 1967 sono sette le vittorie su strada, oltre a un secondo posto nel campionato nazionale su strada Elite, e la vittoria del suo primo titolo italiano dell’inseguimento su pista a Lanciano. Nel 1968 riesce a partecipare ai campionati del mondo che si svolgono in Italia, a Imola, e giunge terza, prima atleta femminile azzurra a salire sul podio mondiale. Nello stesso anno vince i campionati italiani su strada e su pista (inseguimento e velocità). Sempre nel 1968 stabilisce il record del mondo dei 3 km su pista al Velodromo Olimpico di Roma con il tempo di 4’09″3. Nel 1969 si conferma campionessa italiana su strada e in pista. Disputa 34 gare e ne vince 11. Grazie a queste vittorie inizia a gareggiare all’estero. Nel 1970, ai Campionati del mondo su strada a Leicester (Regno Unito), migliora il suo precedente risultato piazzondosi seconda dietro la sovietica Anna Konkina. Sempre nel 1970 vince i campionati nazionali su pista e giunge seconda ai campionati nazionali su strada. Nel 1971, sempre ai campionati del mondo che questa volta si disputano in Svizzera, a Mendrisio, giunge di nuovo seconda (battuta ancora da Konkina), così come ai campionati nazionali di inseguimento su pista. Vince invece la prova su strada. Nel 1972 a Bassano del Grappa ottiene un doppio successo in pista, aggiudicandosi il titolo della velocità e quello dell’inseguimento, mentre è terza su strada. È poi seconda su strada nel 1973. Nel 1974 si aggiudica il Giro della provincia di Varese (lo farà suo anche nel 1975), e conclude terza ai campionati assoluti su strada. Nel 1976 vince il Trofeo Alfredo Binda a Cittiglio. Interrompe le attività sportive nel 1980, dopo oltre 100 vittorie (tra cui dieci titoli nazionali),[1] continuando poi a occuparsi di ciclismo e lavorando all’interno della Federazione. Dall’aprile 2014 ricopre, all’interno della giunta del Comune di Senago, la carica di Assessore con funzioni riguardani sport e tempo libero, politiche giovanili e del lavoro.

Durante la serata è possibile visitare la mostra fotografica Lo sport in bianco e nero di Alessandro Trovati, aperta fino al 18 giugno 2017. E la mostra Tappe Cromatiche di Gabriele Poli.

PROSSIMI APPUNTAMENTI DI MILANO BICI FESTIVAL

VENERDI’ 16 GIUGNO 2017 ore 19:30 Paolo Pilo reading musicale

DOMENICA 18 GIUGNO 2017 ore 18:00 – Presentazione de Il Centogiro – 99 storie (più una) dal Giro d’Italia – Bidon Magazine

CASA MUSEO in memoria di EMILIO TADINI- arte, cultura, eventi – Milano

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