Lucio Perna: Nuovi percorsi


Lucio Perna, Città surrogata

Lucio Perna presenta Nuovi Percorsi a Spazio Tadini dall’8 maggio al 2 giugno 2019 – Inaugurazione della mostra 8 maggio ore 18.30 (ingresso libero) a seguire alle 19.30 presentazione della monografia Nuovi Percorsi con Lucio Perna, Luca Pietro Nicoletti, Eleonora Fiorani e Rosa Chiesa presso la Sala Emilio Tadini

A distanza di 10 anni dalla sua ultima monografia e mostra antologica, Lucio Perna torna alla Casa Museo Spazio Tadini con un nuovo ciclo che lo ha portato Bidonville alle Città surrogate e alla sperimentazione della scultura con vetro.

Un artista che non teme di lavorare con la fragilità della materia tanto che tutta la sua produzione si contraddistingue per l’accurato ed “estraniante” uso della carta – dice Melina Scalise, presidente della Casa Museo Spazio Tadini – Dagli anni 60 ad oggi ne sperimenta un uso che la porta ad assumere caratteristiche estetiche per cui perde la sua riconoscibilità tanto da sembrare persino metallo. Una metamorfosi che allude al bisogno di raccontare proprio quella fragilità dell’uomo che si cela dietro la maschera della sicurezza, del rigore estetico, della razionalità matematica delle proporzioni, delle forme”.

Lucio Perna Città Surrogata

Un’arte materica che racconta l’uomo anche attraverso il suo paesaggio dalla geografia emozionale, da cui si lascia influenzare, fino a Burri. In Città Surrogate la sostituzione, l’imitazione della città nella sua accezione meno nobile è manifesta.

“Lucio Perna, in fondo, ha scelto il lessico ei volumi minimali, ha scelto la loro cadenza solenne e perentoria, ma l’ha unita a una gamma di colori artificiali e sofisticati, a delle nuance che non afferiscono all’ambito del kitsch (che fu la via privilegiata per accentuare il carattere di “artificio” della rappresentazione) – scrive Luca Pietro Nicoletti, storico dell’arte nel libro Nuovi Percorsi -, ma non rimandano nemmeno a referenti naturali esterni. Da un punto di vista morfologico, infatti, la pittura di Perna è tutta nata dalla mente umana e si colloca in un iperuranio astratto assoluto e irrelato. Eppure il suo lavoro non può fare a meno di una dimensione urbana: un lavoro indispensabile fuori da un contesto totalmente meccanicizzato, totalmente cementificato come la Milano in cui l’artista vive e opera”.

Luci Perna

Lucio Perna nasce a Palmi in Calabria nel 1946. Arriva a Milano alla fine degli anni “ 60” e presto entra in contatto con il mondo artistico lombardo.

E’ proficuo l’incontro con Remo Brindisi, Aligi Sassu ed Ernesto Treccani. Scopre le opere di Lucio Fontana, Roberto Crippa, Piero Manzoni, Gianni Dova e ne rimane conquistato.

Segue corsi di “ tecnica del colore presso l’Accademia di Brera.

Nel marzo del 1998 fonda il movimento artistico “ SIMBOLICUM “ con Federico Honegger,, Fabio Massimo Ulivieri e col poeta e critico d’arte Pedro Fiori teorico del gruppo. Il manifesto del movimento viene ufficialmente presentato alla mostra del 20 ottobre dello stesso anno a Milano presso la Galleria di Arte Contemporanea “Antonio Battaglia” ed alla V edizione di “ ARTE FIERA MILANO “

La pittura di Perna, in oltre trent’anni di attività, si sviluppa alla ricerca di un linguaggio personale e per cicli di ricerca che partono da una figuralità emblematizzante: ( il ciclo dei “Deserti 1975-1980; il ciclo delle Maschere e delle Sirene, 1980-1988; il ciclo dei “ Miraggi” che ha inizio intorno agli anni “90”) per pervenire alle attuali forme di “ riduzionismo geometrico” che si sviluppa con i cicli di ricerca “ Bidonville “; “ Confini “ ed il più recente “ Città Surrogate”.

Con i lavori più recenti , a cominciare dai primi anni di questo secolo, sintetizzando le precedenti esperienze e seguendo un percorso “ per sottrazioni coerenti”, ha sviluppato una ricerca molto personale che travalica l’etichetta dell’astrattismo accademico ed ogni richiamo informale ed arriva a coniare una sorta di “neo-astrattismo geometrico” ove predomina l’interesse per colore, spazio e luce.

Perna è promotore in Italia del movimento artistico “ GEOGRAFIA EMOZIONALE “ , nato negli Stati Uniti d’America all’inizio di questo nuovo secolo, del quale è teorica Giuliana Bruno, docente ad Harvard ed autrice del fondamentale “ Atlas of emotion”.

“Lucio Perna Geografia Emozionale” é anche il titolo del volume monografico, edito da Mazzotta Editore nel 2010.

La critica d’arte si è spesso interessata dell’artista e sono numerosi i premi riconosciti alle sue opere ed al suo lavoro. Il più recente è stato il “ Premio della Critica” alla seconda ” Biennale di Genova -Arte Contemporanea”.

Presenze Museali: Milano– Castello Sforzesco- Museo Arti Decorative; Maccagno– Museo Parisi Valli; Bruxelles – collezione Centro Italiano di Cultura; Zara-Museo Anticos Stakla, Madrid- Museo de Arte in Vidrio Alcorcon; Pavia – Musei civici Castello Visconteo; San Pietro in Cerro– MIM Museo in Motion; Cosenza– Museo dei Britti e degli Enotri; Albisola– Museo della ceramica.

Perna ha esposto in importanti centri d’arte e cultura, in importanti gallerie italiane ed europee. Sue opere sono presenti in prestigiose collezioni pubbliche e private.

Lucio Perna – NUOVI PERCORSI

Dal 8 maggio al 2 giugno 2019 Casa Museo Spazio Tadini, via Niccolò Jommelli, 24 (MM Piola o Loreto)

Inaugurazione della mostra 8 maggio ore 18.30, a seguire alle 19.30 presentazione della monografia Nuovi Percorsi con Lucio Perna, Luca Pietro Nicoletti, Eleonora Fiorani e Rosa Chiesa presso la Sala Emilio Tadini –www.spaziotadini.com

Orari: da mercoledì a domenica dalle 15.30 alle 19.30. Ingresso alla mostra gratuito.

Fotografare la danza: con leonello bartolucci e federicapaola capecchi


La fotografia di scena, le foto di danza. PhotoMilano Club fotografico milanese, fondato da Francesco Tadini e che ha sede presso la Casa Museo Spazio Tadini, propone un Laboratorio per fotografi incentrato sulla danza. I docenti sono Leonello Bertolucci – Fotografo, photoeditor, giornalista, docente all’Istituto Italiano di Fotografia – e Federicapaola Capecchi – curatrice di fotografia e coreografa|danzatrice. Le date: 24, 25, 26 maggio 2019.

La fotografia di danza è uno dei rami della fotografia di scena, ma per la danza occorre che il movimento, la coreografia, il corpo non siano sempre e necessariamente fermati in un fotogramma.

La foto di danza deve raccontare la danza stessa, la forza del corpo e del gesto in sé (decontestualizzato da drammaturgia, regia…che ovviamente la fotografia non ha spazio, tempo e modo di restituire), perché è movimento, e lo si deve lasciare intendere attraverso lo scatto, perché è creazione continua di nuove e ulteriori forme, e le si può cogliere e restituire attraverso lo sguardo, prima ancora che l’occhio e l’obiettivo.

Raft of Medusa, Video Dance Installation & performance video by Lutz Gregor and Federicapaola Capecchi, Foto Lutz Gregor

Sono molteplici le indicazioni e tecniche consigliate per fotografare la danza, come le famose “4 opportunità per immortalare la danza fotograficamente”: il mosso voluto, la congelazione del punto morto, la doppia esposizione, la sequenza.

In questo laboratorio vogliamo andare un poco oltre a queste tecniche consigliate.

Lavorare sulla percezione visiva e sulla memoria del movimento, sulla sincronizzazione del movimento e sulla visualizzazione, per esaminare la relazione tra l’occhio umano, la macchina fotografica, il corpo che gli è davanti in continuo movimento.

Il laboratorio è strutturato attraverso teoria e pratica, consigli, confronti e sperimentazioni.

Con Leonello Bertolucci, specializzato sulla foto di spettacolo si svolge la parte teorica e di tecnica fotografica.

Con Federicapaola Capecchi, nella sua duplice veste sia di coreografa-danzatrice che di curatrice di fotografia, proveremo a non guardare dal di fuori del movimento ma a esservi dentro, fors’anche a danzarlo, per poter poi davvero saperlo restituire onesto fino in fondo, in una fotografia di racconto e di senso e non puramente estetica.

Anyone who substitutes the love for the bodies with the image of the body, substitutes life with death”  Dietmar Kamper

Durante il laboratorio approfondiremo diverse tecniche di fotografia come di scrittura del movimento e coreografica, impareremo anche ad ascoltare la musica con i danzatori per trovare il ritmo/la predisposizione utile anche a cogliere un preciso momento per scattare la fotografia, anche senza conoscerne la coreografia.

“Perceive the world directly and your vision will expand”, says Chögyam Trungpa Rinpoche

Quando ho debuttato all’interno del 6° Festival Internazionale di Danza Contemporanea della Biennale di Venezia, alcuni fotografi dello IED facevano la tesi su noi giovani coreografi italiani, e sulla foto di danza. E stando con loro dalla mattina alla mattina successiva, tutti i giorni, mi sono resa conto di quanto sia una sfida continua fotografare il corpo e la danza, ma altrettanto una grande fascinazione e una forma d’arte. Fotografare la danza è forse complesso, più di altri soggetti e situazioni, perché, come la danza stessa, ha a che fare con l’imprevedibile. Dinanzi al corpo di un danzatore, a uno spettacolo di danza, il presente non ha forma, c’è solo movimento, nulla è statico, né sicuro, né sotto controllo. Dobbiamo fare i conti con il passato, mentre progettiamo il futuro. E il presente è semplicemente lì, un attimo da cogliere in profondità. Essere in contatto con la danza significa improvvisazione. Ed è ciò che provoca la paura. Ed è ciò che genera la bellezza. E dunque le più belle foto di danza.Federicapaola Capecchi

La parte finale del Laboratorio prevede sia il lavoro di editing con il docente Fotografo, che una parte di valutazione/commento delle fotografie selezionate con Federicapaola Capecchi, sia da un punto di vista curatoriale che dal punto di vista del coreografo.

MODULAZIONE:

3 giorni: venerdì 24, sabato 25 e domenica 26 maggio 2019

6/7 ore al giorno divise tra mattina e sera

L’ultimo giorno prevede o una performance dal vivo @Spazio Tadini o la partecipazione esterna ad un evento, dove mettere in pratica il tutto

Il lunedì 27, via internet (gruppo dedicato) o in serale a libera scelta del gruppo, editing e valutazione/commento.

Costo: € 230

Informazioni e iscrizioni: federicapaola@gmail.com

Iscrizioni entro le ore 12 del 18 maggio 2019

I DOCENTI : CLICCA QUI

Emilio tadini 1967-1972 alla Fondazione Marconi


Emilio Tadini domina la scena artistica milanese della primavera 2019 con due grandi mostre a Milano: la prima, inaugurata presso la Casa Museo a lui dedicata, Spazio Tadini, con “Profughi” (fino al 20 aprile 2019) e la seconda dal 28 di marzo al 28 giugno, presso Fondazione Marconi che presenta “Emilio Tadini 1967-1972”, la terza mostra dedicata all’artista e intellettuale milanese Emilio Tadini. Dopo Emilio Tadini 1960-1985. L’occhio della pittura del 2007 e Emilio Tadini 1985-1997. I profughi, i filosofi, la città, la notte del 2012, questo nuovo progetto espositivo pone l’attenzione sugli esordi della produzione artistica di Tadini, dal 1967 al 1972, ovvero dal primo ciclo Vita di Voltaire, che segna la nascita del suo linguaggio pittorico, fino ad Archeologia.
Considerato uno tra i personaggi più originali del dibattito culturale del secondo dopoguerra italiano, fin dagli anni Sessanta Emilio Tadini sviluppa la propria pittura per grandi cicli, popolati da un clima surreale in cui confluiscono elementi letterari, onirici, personaggi e oggetti quotidiani, spesso frammentari, dove le leggi
di spazio e tempo e quelle della gravità sono totalmente annullate.

Le opere di Tadini nascono da un clima emotivo, da un flusso mentale “in qualche zona semibuia della coscienza” dove le immagini emergono in un procedimento freudiano di relazioni e associazioni e dove le situazioni “reali” che il pittore raffigura sono immerse nell’atmosfera allucinata del sogno, in un clima
surrealista-metafisico. Questo processo automatico si sviluppa, più che sulla prima immagine del quadro, sulla serie: da un’immagine ne scaturiscono altre, modificandola e alterandola.
Ogni volta l’artista produce un racconto, tanto che la sua pittura cresce a cicli, come una serie di romanzi a puntate.
La lettura delle sue opere richiede strumenti di natura concettuale, le immagini apparentemente semplici e immediate, nascondono molteplici significati (“tutto accade davanti ai nostri occhi… il pensiero si ripara… dietro lo sguardo”), non mancano i riferimenti al Surrealismo e alla Metafisica di de Chirico, come anche alla psicanalisi di Lacan e Freud.
Tadini domina con singolare capacità due tipi di linguaggi, il visivo e il letterario, lavorare per cicli lega anche la sua pittura alla cultura letteraria e in particolare alla pratica della scrittura, di cui è maestro. Il suo lavoro è dunque luogo di convergenza di linguaggi differenti.
Tra il 1967 e il 1972 l’attività pittorica dell’artista è particolarmente prolifica e va delinandosi la sua modalità operativa e stilistica.
Punto di partenza è la pop art: le prime due grandi serie di opere per cui Tadini concepisce un linguaggio pop sono la Vita di Voltaire, del 1967, e L’uomo dell’organizzazione, dell’anno successivo. Seguono, nell’ordine, Color & Co. (1969), Circuito chiuso (1970), Viaggio in Italia (1971), Paesaggio di Malevič e Archeologia (1972).
Non sono tuttavia le aggressive manifestazioni tipiche del pop americano a interessarlo, bensì le varianti più introspettive e personali, a volte intellettuali, politiche e critiche, del pop britannico. Un occhio particolare è rivolto all’arte di Kitaj, Blake, Hockney e Allen Jones ma anche a Francis Bacon e Patrick Caufield,
alla Figuration narrative di Adami, Arroyo e Télémaque. Sarà questa una fase di passaggio che l’artista abbandonerà negli anni Ottanta, destinata comunque a lasciare un segno indelebile nei suoi lavori successivi. Accanto ai quadri, la mostra presenta una selezione di disegni e opere grafiche a testimonianza del fatto che Tadini ha sempre affiancato nei suoi “racconti per immagini” tela e carta, pittura e disegno.
Obiettivo finale del progetto espositivo Emilio Tadini 1967-1972 è riportare “alla luce” il lavoro grafico e pittorico del maestro milanese per ricostruire la figura di un artista totale (pittore, disegnatore, intellettuale, scrittore e poeta) colto e profondo, anche alla luce del particolare rapporto con Giorgio Marconi, gallerista, collezionista e soprattutto amico di Tadini.

“L’incontro con Marconi è stato importante, mi ha dato una grande fiducia di potere fare questo lavoro di pittore professionalmente”, racconta lo stesso Tadini. “E subito dopo, lavorando, viene fuori la prima grande serie che è quella della ‘Vita di Voltaire’, dove si vede l’influenza della Metafisica, si alleggerisce la materia pittorica, uso fondi chiari monocromi e comincia un po’ la storia della mia pittura. A questo punto c’è ormai questa come attività professionale, tanto che io sospendo il lavoro letterario: prendo appunti, per me, come se volessi autorizzare davanti a me stesso una scelta.” (A.C. Quintavalle, Emilio Tadini, Fabbri Editori, 1994)

Note biografiche Nato a Milano nel 1927, Emilio Tadini si laurea in lettere e si distingue subito tra le voci più vive e originali nel dibattito culturale del secondo dopoguerra. Nel 1947 esordisce su “Il Politecnico” di Elio Vittorini con un poemetto, cui fa seguito un’intensa attività critica e teorica sull’arte (Possibilità di relazione, 1960; Alternative attuali, 1962; l’ampio
saggio Organicità del reale, su “Il Verri”). Nel 1963 esce il suo primo romanzo, Le armi l’amore (Rizzoli), cui seguono nel 1980 L’opera (Einaudi), nel 1987 La lunga notte (Rizzoli), nel 1991 il libro di poesie L’insieme delle cose (Garzanti) e nel 1993 l’ultimo romanzo, La tempesta (Einaudi).
Al lavoro critico e letterario Tadini affianca, sin dalla fine degli anni Cinquanta, la pratica della pittura. La sua prima esposizione personale è del 1961 alla Galleria del Cavallino di Venezia.
Fin dagli esordi sviluppa il proprio lavoro per grandi cicli, costruendo il quadro secondo una tecnica di sovrapposizione di piani temporali in cui ricordo e realtà, tragico e comico giocano di continuo uno contro l’altro.
Dal 1965 espone regolarmente allo Studio Marconi e nel corso degli anni Settanta tiene esposizioni personali all’estero, a Parigi, Stoccolma, Bruxelles, Londra, Anversa, negli Stati Uniti e in America Latina, sia in gallerie private che in spazi pubblici e musei. È presente in numerose collettive. Dopo la partecipazione alla Biennale di Venezia nel 1978 e nel 1982, allestisce una grande personale alla Rotonda di via Besana nel 1986, dove espone una serie di tele che preannunciano i successivi cicli dei Profughi e delle Città italiane, quest’ultimo presentato poi nel 1988 alla Tour
Fromage di Aosta. Nel 1990 espone allo Studio Marconi sette grandi trittici. Del 1992 è la mostra Oltremare alla Galerie du Centre di Parigi. Nel 1993 la mostra Oltremare, con nuovi quadri, è riproposta da Marconi a Milano. Nel 1995 espone alla Villa delle Rose di Bologna otto trittici del ciclo Il ballo dei filosofi. A partire dall’autunno del 1995 fino all’estate del 1996 ha luogo in
Germania una grande mostra antologica nei musei di Stralsund, Bochum e Darmstadt, accompagnata da una monografia a cura di Arturo Carlo Quintavalle. Nel 1996 Il ballo dei filosofi è riproposto alla Galleria Giò Marconi. Nel 1997 tiene mostre personali presso la Galerie Karin Fesel di Düsseldorf, la Galerie Georges Fall di Parigi e il Museo di Castelvecchio a Verona. Gli ultimi cicli esposti sono quelli delle Fiabe e delle Nature morte. Nel 1999 presenta il ciclo delle Fiabe alla Die Galerie di Francoforte.
Per alcuni anni è commentatore del “Corriere della Sera” e dal 1997 al 2000 è presidente dell’Accademia di Belle Arti di Brera. Nel 2001 gli è dedicata un’ampia retrospettiva nel Palazzo Reale di Milano.
Muore nel settembre 2002. Nella primavera del 2005 il Museo Villa dei Cedri di Bellinzona gli dedica una grande mostra antologica. Nel 2007 viene inaugurata a Milano la mostra Emilio Tadini 1960-1985. L’occhio della
pittura, negli spazi espositivi delle Fondazioni Marconi e Mudima e dell’Accademia di Brera. Opere di Emilio Tadini sono state recentemente oggetto di personali e collettive alla Fondazione Marconi (2009, 2011, 2012, 2015 e 2016); alla Fondazione Roma (Gli irripetibili anni ’60, curata da L.M. Barbero, 2011); alla Permanente (2012) e alla Galleria Cortina di Milano (2013); alla Fondazione Magnani Rocca di Mamiano di Traversetolo e a Villa Olmo di Como (2016). Alla Casa Museo Spazio Tadini, tra le ultime iniziative dedicate all’artista, si segnalano Il ’900 di Emilio Tadini, all’interno della rassegna “Novecento Italiano”, organizzata dal Comune di Milano (2018) e la mostra Profughi, attualmente in corso fino al 20 aprile 2019, che presenta l’omonimo ciclo degli anni Ottanta-Novanta, quanto mai attuale ed emblematico .

Paolo Robaudi per la mostra Profughi


Paolo Robaudi propone una video intervista a un immigrato italiano che arriva dal Sud Italia a Milano negli anni 50. Un documentato interessante che ricorda le differenze linguistiche, il rischio di finire in galera se non si aveva lavoro, la difficoltà di vivere con poco e clandestini nel proprio paese.

Filastrocche nella nera luce -cronache dalla shoah


Spettacolo di Giuseppe Manfridi e Lorenzo Macrì Filastrocche della nera luce (cronache dalla Shoah) 15 maggio 2019 – ore 20.00 Spazio Tadini (mappa) con il violino della Shoah e Alessandra Sonia Romano. Scritti di Claudio Giovanardi, Suzana Glavas, Evelina Meghnagi e trenta tavole di Manue de Teffè. Presentano la serata Chiara Pontonio e Andrea Del Corno del Rotary Club Precotto San Michele. Ingresso 10 euro. Per prenotazioni milanosanmichele@gmail.com.



Reportage: Andrea Simeone mostra personale


Mercoledì 8 maggio 2019, alle ore 18:30, apre al pubblico la Mostra fotografica “Va tutto bene” di Andrea Simeone a cura di Federicapaola Capecchi: sei reportage, video, testi e incontri. La mostra fa parte di PHOTOFESTIVAL 14TH In mostra stampe, provini a contatto, strutture verticali dove le fotografie escono dalle cornici per avvolgere e coinvolgere lo spettatore, stampe in piccolo formato Ipad dove gli hashtag stondano le nostre rigide convinzioni di sapere davvero cosa succede nel mondo, video, testi. Una articolazione narrativa anche visiva, che metta in discussione la barriera dell’opinione diffusa.

campo ASHTI di Displaced, nei pressi di Arbat, Kurdistan iracheno, Foto Andrea Simeone

A 20 mm da te, Rohingya, Not to be forgotten, This is my home, The Path, Sleeping After Ebola, sono alcuni dei Reportage in mostra. Una selezione accurata di alcuni importanti lavori di Andrea Simeone per interrogarsi e riflettere su tematiche sempre attuali e importanti. Una scelta narrativa di fotografie, in trame di racconto diretto, per mettere in risalto la capacità della fotografia di reportage di essere strumento di indagine e approfondimento; di farsi domanda, scrittura, ricordo, racconto, informazione capace di far oltrepassare barriere e preconcetti. Un percorso che ci porterà a Sulaymaniyah nel Kurdistan Iracheno. Entreremo nel complesso di Amna Suraka, che tradotto significa checkpoint rosso, un complesso di edifici dove la Mukhabarat, agenzia di intelligence di Saddam Hussein, ha detenuto e torturato migliaia di curdi dal 1986 al 1991.

sleeping after ebola, Andrea Simeone

Ci muoveremo da Sulaymaniyah verso Halabja, nei campi profughi di Arabat, dove vivono Curdi, Iracheni, Siriani, Arabi, Yazidi, religioni diverse, culture diverse. Dove gli sfollati iracheni per legge non possono modificare le tende e i rifugiati siriani hanno la facoltà di rendere la casa più accogliente; entrambi vivono, però, nella stessa gelida pianura d’inverno e torrida d’estate. Muoveremo i nostri occhi in lembi di terra che oggi ormai 30.000 persone chiamano comunque casa. Capiremo cosa è davvero un lebbrosario così come l’ebola. Ci chiederemo, dinanzi ad un volto a 20 mm da noi, che cosa è un sorriso in un campo profughi e ci prepareremo con i Rohingya all’arrivo della stagione delle piogge.

campo ASHTI di Displaced, nei pressi di Arbat, Kurdistan iracheno, Foto Andrea Simeone

In mostra una storia di immagini in relazione all’uomo, l’uomo che agisce e risponde; in relazione al corpo. Perché  “ […] il corpo è il luogo delle immagini […]”Hans Belting

Reportage. Oggi. Nel mondo. Andare incontro ad un territorio, a persone, a militari, a volontari. Scoprire e ascoltare storie. Saperle poi riportare. Sollevando dubbi. Nessuna verità da spacciare a buon mercato, ma domande da porsi. Fotografie da guardare e non solo da vedere, fino a comprenderle. Fino a volersi interrogare anche sui meccanismi che impongono a determinati territori, ciclicamente, guerre, povertà, fame e analfabetismo” – scrive Federicapaola Capecchi, curatrice della mostra – “Una mostra che attraversa alcuni degli ultimi reportage di Andrea Simeone per cercare di tessere la trama di un unico racconto, quello degli uomini, che siano vittime, carnefici, volontari. Gli uomini che faticano ogni giorno un universo, praticandone le improbabili rotte. Una mostra che vuole porre l’accento sulla conoscenza più che sulla sensazione. Motivo per cui ruolo da protagonista, oltre alle fotografie, lo hanno testi e video. L’obiettivo è stimolare e comprendere, non emozionarsi o commuoversi. L’obiettivo è nessun pietismo ma solo una voglia di reazione, di cambiare il corso delle cose”.

A 20 mm da te, Andrea Simeone

La mostra è collegata alla esposizione Profughi – ciclo pittorico di Emilio Tadini – nel Salone principale della Casa Museo, a cura di Francesco Tadini e Melina Scalise, che prosegue fino al 30 giugno 2019.

Andrea Simeone da anni collabora con equipe mediche in zone disagiate, da Bucarest fino a Calcutta, approfondendo il Bangladesh, mettendo a disposizione la propria professionalità a ONG, Onlus, associazioni, enti, missionari. Questo gli ha permesso di avere accesso a zone di difficile ingresso, dagli slum, ai bordelli, dai centri di accoglienza di ragazzi di strada ai campi profughi. Ha collaborato con Emergency, AVSI, AnandaOnlus, Kisedet, AdmOnlus, Hiwa Hospital di Sulaymaniyah, St Gaspar di Itigi, su progetti inIndia, Bangladesh, nel Kurdistan Iracheno, in Tanzania, in Sierra Leone. Nella fotografia ho compiuto anche reportage sociali a Napoli, e in giro per le città italiane, approfondendo gli ideali di bellezza, la pulsione al possesso degli oggetti, all’uso a-sociale dei social network, alla politica dell’infelicità. Ha raccontato con il romanzo  “Recinto di Porci” la vita di un gruppo di adolescenti giunti al momento di scegliere o meno la Camorra. È nato alle pendici di un vulcano esplosivo, sotto una caldera piena di magma. Insiste a credere nell’approfondimento, nella curiosità e nel puro interesse verso la storia e l’uomo.

VA TUTTO BENE

Mostra Fotografica Personale di Andrea Simeone

A cura di Federicapaola Capecchi

8 maggio – 2 giugno 2019

Apertura al pubblico: dal mercoledì alla domenica dalle 15:30 alle 19:30

Possibile prenotare visite guidate con la curatrice: federicapaola@spaziotadini.it

Ingresso Casa Museo € 5

INFO PER LA STAMPA

Federicapaola Capecchi +39 347 71 34 066 – federicapaola@spaziotadini.it

SPAZIO TADINI CASA MUSEO – Via Niccolò Jommelli 24, 20131 Milano – MM 1 Loreto, MM 2 Piola, Bus 81,62 – https://www.spaziotadini.com

Fotografia sportiva: alessandro trovati workshop


Fotografia Sportiva: Workshop con Alessandro Trovati, sabato 11 e domenica 12 maggio 2019 . Spazio Tadini Casa Museo che, insieme a Federicapaola Capecchi – curatrice e agente di Alessandro Trovati -, ha creduto e investito su di lui come fotografo/autore ospitandone tre mostre, in questa occasione, lo ospita nuovamente con un workshop, nel magnifico contesto delle opere di Emilio Tadini.

DI SEGUITO IL COMUNICATO STAMPA

Sabato 11 e domenica 12 maggio 2019 a Spazio Tadini Casa Museo si svolge il workshop di Alessandro Trovati. In un week end full immersion il più grande fotografo sportivo italiano cambierà ai partecipanti il modo di fotografare lo sport. Due giorni per affinare lo sguardo sullo sport e prendere confidenza con tecniche e caratteristiche specifiche della fotografia sportiva.

Il workshop – Sport Photography, the decisive moment – è occasione concreta per comprendere e sperimentare l’importanza di fissare l’attimo tanto quanto il gesto atletico, di dare una suggestione particolare non solo alla prestazione atletica ma a tutta la situazione. La possibilità di  cercare la propria capacità di porre occhio e sguardo insieme, alla ricerca di fotografie esclusive. Tutti elementi connaturati alla fotografia di Alessandro Trovati e che, quindi, riuscirà a comunicare con semplicità. Teoria e pratica si alternano lasciando senza fiato. La parte di teoria si svolge a Spazio Tadini, mentre la parte di pratica si svolge outdoor. A ridosso del workshop i corsisti verranno informati sia dei luoghi che degli sport con i quali si confronteranno. Federicapaola Capecchi, curatrice e agente di Alessandro Trovati, sarà presente in entrambe le giornate sia per assitere il fotografo che i corsisti.

Tre le collaborazioni di prestigio per questo evento: Canon – di cui Alessandro Trovati è Ambassador – PhotoMilano Agenzia Comunicazione, Forografia, Arte e cultura – di cui Federicapaola Capecchi fa parte e Spazio Tadini Casa Museo di cui è socia e nel direttivo. Canon partecipa concretamente alla realizzazione del workshop, non solo appoggiando l’iniziativa, ma anche fornendo macchine fotografiche ed obiettivi per i partecipanti; un rappresentante sarà anche presente in una delle giornate di lavoro per spiegare e dimostrare la tecnologia Canon. PhotoMilano Agenzia è responsabile di tutta la grafica, comunicazione e ufficio stampa dell’evento. Spazio Tadini Casa Museo, che insieme a Federicapaola Capecchi, ha creduto e investito su Alessandro Trovati autore ospitandone tre mostre, in questa occasione, ospita il workshop nel magnifico contesto delle opere di Emilio Tadini.

ALESSANDRO TROVATI

Vent’anni di esperienza con Associated Press e Pentaphoto. Ha fotografato i più importanti eventi sportivi del mondo, tra cui 12 Olimpiadi (era il fotografo più giovane commissionato ad Albertville nel 1992), ogni Coppa del Mondo di sci dal 1992, il Giro d’Italia, Tour de France e molti altri eventi in altre discipline sportive. Pubblica su quotidiani e sulle riviste più importanti al mondo. Nell’ambito della fotografia pubblicitaria dirige alcune campagne per i più prestigiosi marchi internazionali, lavorando con le più importanti agenzie pubblicitarie. Ha vinto numerosi premi tra cui il GrandPrix della Pubblicità 2008 Best Campaign Sport, 2012 e 2014 il premio Ussi per “miglior foto sportiva dell’anno” con l’inizio del triathlon Londra 2012 e il Giro d’Italia 2014. Dal 2013 è membro di Canon, Ambassador Explorer Programme. Figlio di Armando Trovati fondatore dell’agenzia Pentaphoto specializzata in sport e fotografia pubblicitaria. Ha all’attivo diverse mostre tra cui Photolux a Lucca, Canon Fotografica 12, Esposizione della Foto 13 Milano e Roma.

Le mostre a cura di Federicapaola Capecchi: “Lo sport in bianco e nero”, mostra bi personale e la Mostra Personale “Olimpiadi” @Spazio Tadini Casa Museo; Prima Edizione Italiana della Triennale della Fotografia (Ve), Festival fotografico Europeo 2018, Prima e Seconda edizione Italiana di Man’s World (2017 e 2018).

Sta sviluppando un progetto di fotografia e danza sott’acqua in apnea – “Beyond the body, di luce e d’ombra” – un’idea di Alessandro Trovati e Federicapaola Capecchi.

È Canon Ambassador dal 2017.

https://www.alessandrotrovati.com

FEDERICAPAOLA CAPECCHI

Dal 2008 collabora con Spazio Tadini, nel 2010 ne diviene socia e dal 2013 è nel consiglio direttivo. Dal 2014, con Spazio Tadini, sviluppa la congiunzione di fotografia e danza. All’attivo – solo per citarne alcune – la curatela (e testi critici) di Mostre Fotografiche come Dark City Milano di Daniele Cametti Aspri (ottobre 2015); Afghanistan e Libia Martyrs del fotoreporter Riccardo Venturi (febbraio 2016); La Fotografia di Matrimonio di Carlo Carletti (marzo 2016); “Franco Fontana & Quelli di Franco Fontana” (ottobre 2016); Francesco Cito e la fotografia di reportage (febbraio 2017); Berengo Gardin e 8 fotografi per Photofestival Milano 2017 (aprile 2017); “Lo sport in bianco e nero” (maggio 2017) e “Olimpiadi” (maggio 2018) di Alessandro Trovati; Milano negli anni ’60 e la fotografia di documentoAutori: Virgilio Carnisio, Ernesto Fantozzi, Valentino Bassanini (ottobre 2017); Placespast di Giovanni Mereghetti (gennaio 2018); Dal reportage al sogno di Graziano Perotti (marzo 2018); “Era Milano” di Virgilio Carnisio (gennaio 2019); “Siria: storie di fuga e accoglienza” di Simone Margelli (febbraio 2019).Lavora anche come Curatrice Indipendente.

Membro della Giuria – insieme a Michele Smargiassi, Leonello Bertolucci, Alessia Glaviano, Roberto Mutti, Francesco Tadini, Melina Scalise, Francesco Maria Rossi – del Premio Fotografico Giovanni Raspini Milano Mood Portrait 2018 – Redattrice e conduttrice del TG Fotografia (Un’idea di Francesco Tadini) –

Fondatrice, coreografa di OpificioTrame Physical Dance Theatre, ha debuttato come giovane coreografa italiana al 6° Festival Internazionale di Danza Contemporanea della Biennale di Venezia.

CANON

Negli ultimi 80 anni Canon ha affermato la sua posizione di marchio leader del settore, fornendo soluzioni per l’imaging digitale ai segmenti consumer, B2B e dell’industria. Canon pone l’accento sulla tecnologia, rendendola base fondamentale della sua identità aziendale e impegnandosi per creare un immaginario di nuove possibilità attraverso l’imaging. Applichiamo le nostre competenze tecnologiche con l’obiettivo di migliorare ulteriormente la ricca linea di prodotti già creata, esplorando nuove aree di business dove le nostre tecnologie di imaging possano spingerci oltre i confini del possibile. Contribuiamo così allo sviluppo di satelliti, al progresso in campo medico, all’ampliamento delle possibilità di stampa e al miglioramento di attrezzature industriali e videocamere di rete, favorendo lo sviluppo delle città intelligenti. Le solide competenze di Canon nel campo della tecnologia ottica e di imaging contribuiscono inoltre al progresso dell’astronomia. Affrontando costantemente nuove sfide, abbracciamo e difendiamo fermamente la filosofia aziendale del “Kyosei”, che trasmette la nostra visione e l’impegno per un mondo che, indipendentemente da razza, religione o cultura, vive e collabora armoniosamente per il bene comune offrendo il proprio contributo per una società prospera.

https://www.canon.it/

PHOTOMILANO AGENZIA

PhotoMilano è un’idea di Francesco Tadini (regista e uomo di comunicazione). Nel 2017, apre il gruppo Facebook, “PhotoMilano: passione (e non solo) per la fotografia”, che, in pochi mesi, raccoglie migliaia di iscritti. Il progetto unisce la pluralità dei contributi fotografici sul racconto sociale, culturale ed economico dell’area Metropolitana Milanese, con la forte esigenza di confronto, relazione e crescita degli iscritti al gruppo costituito da amanti e professionisti della fotografia. Nel 2018 si individuano, all’interno del gruppo, professionisti della comunicazione, della fotografia, dell’arte, del giornalismo e del marketing interessati a gestire e sviluppare le potenzialità di PhotoMilano. Nasce così uno staff specializzato e altamente motivato, “PhotoMilano Agenzia Comunicazione, fotografia, arte e cultura”, rivolto ad offrire servizi sia agli aderenti al gruppo che a terzi.

https://www.photomilano.org

SPAZIO TADINI CASA MUSEO

È una delle case museo della città di Milano in seno al circuito http://www.storiemilanesi.org che mette in rete 16 luoghi dove hanno vissuto personaggi che hanno dato un contributo artistico e culturale alla città. In via Jommelli, 24 aveva dimora e studio artistico Emilio Tadini (1927-2002), saggista, pittore e scrittore del ‘900 italiano. Dopo la sua morte Francesco Tadini, suo figlio, regista ed autore televisivo e Melina Scalise, psicologa e giornalista vi fondarono un’associazione culturale non profit in sua memoria. In questo luogo, c’è ancora molto di lui, i suoi quadri (quelli più significativi della sua poetica), la nicchia dello studio con il lavello e i pennelli ancora intatta e tanti dei suoi libri e quaderni. Oggi è anche sede dell’archivio. Il consiglio direttivo è costituito da Francesco Tadini, Melina Scalise e Federicapaola Capecchi che si è unita al loro progetto culturale nel 2008.

https://www.spaziotadini.com

ALESSANDRO TROVATI

SPORT PHOTOGRAPHY, THE DECISIVE MOMENT

WORKSHOP

11& 12 MAGGIO 2019

Chiusura iscrizioni entro le ore 12 del 5 maggio 2019

Informazioni e iscrizioni: Federicapaola Capecchi + 39 347 71 34 066 – federicapaola@gmail.com

Federico Marcoaldi


“Occidente vs Oriente” (cartone e colla a caldo) 80×160 cm . L’opera é una riflessione sulle diversità tra i popoli ma allo stesso tempo osservando tra i moduli e i buchi scopriamo che oltre non c’è un alieno ma una persona come noi. 

Federico Marcoaldi

CASA MUSEO in memoria di EMILIO TADINI- arte, cultura, eventi – Milano

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