Fiumi di colore: un libro di poesia e pittura


Poesia e pittura insieme in una novità editoriale di Miano Editore: Fiumi di Colore, con poesie di Pinella Gambino e pitture di Stefano Donati con prefazione di Michele Miano. Presentazione sabato 5 ottobre ore 18, presso la Casa Museo Spazio Tadini, via Niccolò Jommelli, 24 Milano, presenti l’editore e gli autori con piccolo rinfresco. Il libro è stato pubblicato nella prestigiosa Collana Parallelismo delle arti diretta da Michele Miano.

FIUMI DI COLORE, poesie di PINELLA GAMBINO e pitture di STEFANO DONATI, prefazione di Michele Miano, nella collana  Parallelismo delle Arti,  GUIDO MIANO EDITORE, pagg.  68, con riproduzioni a colori, Euro 18,  aprile 2019

L’intento della collana è quello di accostare per somiglianza un gruppo di poeti –con la scelta di loro testi più significativi-  attraverso fonti di ispirazione parallele con altrettanto gruppo di artisti. La monografia “FIUMI DI COLORE” è un felice connubio tra i testi poetici di PINELLA GAMBINO con i dipinti più significativi dell’artista STEFANO DONATI confermando la volontà di condividere il progetto editoriale di questa casa editrice in una visione più ampia. L’obiettivo è quello di rafforzare la tensione a comuni intenti tra autore e pittore, dove le tematiche della poetessa sono messe in parallelo alla fonte di ispirazione dell’artista: il tema dell’amore, della natura, della memoria, del dolore, della solitudine. Non casualmente il titolo e la riproduzione in copertina riprende un’opera del Donati e che ben si “amalgama” ai versi della Gambino: “Fiumi d’azzurro ai lati,/ quasi due braccia a contenerne il corso..” (dalla lirica: Sogno).

L’arte come strumento di verità per lasciare il proprio messaggio nella caducità e precarietà del nostro vivere terreno. Arte come anelito di vita e giustificazione alla nostra breve esistenza. Arte come strumento che giustifica il significato del nostro breve esistere. Arte come scrittura, arte come raffigurazione pittorica, ma anche fotografica. In ciò risiede il profondo significato della collana Parallelismo delle Arti: una poesia supportata, impreziosita, incastonata, valorizzata da riproduzioni artistiche vive, palpitanti, nel segno della condivisione dei valori imperituri di tutte le arti. Poesia come pittura e pittura come poesia.

FIUMI DI COLORE” presenta una scelta oculata delle migliori e più recenti liriche di PINELLA GAMBINO e che ben si accostano ai dipinti di STEFANO DONATI. Entrambi provengono da un lungo percorso di maturazione stilistico espressivo. Estrema immediatezza, segno pulito, parola diretta, sintesi espressiva della realtà oggettiva, privata di orpelli e di connotazioni superflue, e che appare come sospesa, decantata in un’atmosfera atemporale. Un’arte, per entrambi i nostri protagonisti, che nasce dalla meditazione interiore, da una ricerca-evoluzione, da una ricerca introspettiva e che esalta i grandi quesiti esistenziali e i valori universali, dove il linguaggio e il metalinguaggio s’incontrano e si fondono nell’unità dell’arte.

Per ordini di acquisto del volume scrivere a: GUIDO MIANO EDITORE – UFFICIO STAMPA – VIA EMANUELE FILIBERTO 12 – 20149 MILANO – 023451804 – 023451806  – mail:  mianoposta@gmail.com

corso di Tango a Spazio Tadini


La Clè de l’ArT presenta la nuova stagione(2019/20) di corsi di tango argentino con Hernàn Brusa y Clelia Fumanelli

Lunedì 16 settembre 2019 Lezioni di prova aperte e gratuite presso la Casa Museo Spazio Tadini, Via Niccolò Jommelli,24 (MI).

Il Tango argentino è un percorso di continua ricerca e vive la sua evoluzione, non solo attraverso la didattica dei passi,ma tenendo anche conto di tutte quelle componenti che ne hanno creato una vera e propria filosofia di vita.
Durante il corso base si affronteranno tutti i codici ed i fondamentali del Tango Argentino ponendo attenzione alla gestione degli spazi in rapporto a se stessi ed agli altri, alla relazione con la pista e allo studio musicale dei generi tango, milonga e vals.

Nel percorso intermedio e avanzato si propone di lavorare su di una gestione più completa e complessa delle componenti coreografiche, attraverso lo studio di giri, adornos, camminate ed all’evoluzione dei movimenti conosciuti legandoli alla relazione musicale, delineando una personale e consapevole libertà di interpretazione.

Il corso proposto è finalizzato all’uso del Tango Argentino come risultato di uno stato emozionale, usando la didattica come mezzo di comunicazione, per un’ espressione creativa che, oltre ad essere un insieme di passi, cura la personalità e l’identità dell’ interprete stesso, rendendo l’esecuzione, per questo, unica nel suo genere.

Studieremo in una location davvero unica. La Casa Museo “Spazio Tadini” apre le porte al Tango, ospitando i corsi tenuti da Clelia Fumanelli.

La bellissima sala in parquet con lucernario, immersa sempre in una collezione di quadri diversa, di artisti di fama nazionale e internazionale, ci accoglierà durante l’anno ad iniziative ed eventi quali: stage, pratiche di Tango e piccole Milonghe in Arte

ZONA LAMBRATE/LORETO

Tutti i Lunedì:

Ore 19.30 ≤ 20.30 Tecnica di Tango
Ore 20.30 ≤ 21.30 Principianti
Ore 21.30 ≤ 22.30 Interm/Avanzati

Attenzione per il livello avanzato è prevista mezz’ora in più di lezione, fino alle 23 🙂

Tesseramento annuale assicurativo ACSI FAITANGO

PRIMA“ LEZIONE GRATUITA FINO A FINE SETTEMBRE

I corsi cominceranno dalla settimana successiva, si raccomanda la prenotazione in modo da favorire l’organizzazione delle coppie 😉

Per Info e Prenotazioni o per saperne di più…

Clelia 377. 984 9208
lacle.tango@gmail.com
www.cleliafumanelli.com

Maria Mulas, mostra fotografica:Tadini&Co.


Esposizione fotografica di Maria Mulas dal 19 settembre al 20 ottobre 2019. Inaugurazione 19 settembre ore 18.30 Casa Museo Spazio Tadini, via Niccolò Jommelli, 24 Milano. Ingresso gratuito. Visite guidate 5 euro.

Maria Mulas, fotografa milanese, apre la rassegna di esposizioni Tadini & Co che segnerà un percorso di scoperta di artisti, fotografi, scrittori etc. che hanno accompagnato la fertile stagione intellettuale tra gli anni 70 e 90 a Milano di cui Emilio Tadini era figura di stimolo creativo e critico.

┬® Maria Mulas, Christo, New York 1979

Maria Mulas in quegli anni documentò, con una serie di ritratti, i tanti personaggi che hanno dato vitalità al fervore intellettuale del tempo, alla ricerca di dialogo con il resto del mondo e dove Milano è stata luogo di scambio di idee, contatti e originalità. Le sue foto sono fonte documentativa e narrativa importante dell’atmosfera di un periodo che ha gettato le basi della Milano di oggi. Moda, design, arte hanno viaggiato di pari passo con lo sviluppo economico di una città che è stata, ed è, sempre più aperta alle avanguardie e alla contaminazione culturale.

In esposizione non solo ritratti, ma anche una ricerca sulle architetture e sulle prime sperimentazioni del digitale da parte di una delle donne fotografe che ha saputo competere con i fotografi del tempo, tanto da aver costituito uno degli archivi più ricchi e ricercati, in particolare su Milano.

Maria Mulas inizia a fotografare su stimolo del fratello Ugo Mulas che le regala la prima macchina fotografica. Nei primi anni 70 si dedica alla fotografia teatrale, poi estende il suo interesse a tutto l’ambito artistico e culturale condividendo, con il fratello, diversi amici e contatti anche del noto bar Jamaica, luogo di ritrovo intellettuale, tanto quanto molte gallerie della città, tra cui lo Studio Marconi dove si aprivano gli orizzonti dell’arte oltre confine e di cui Tadini, Schifano, Del Pezzo, Pardi e altri ancora furono parte attiva e fondante del successo di Studio Marconi – fondato da Giorgio Marconi (oggi Fondazione Marconi).

Maria Mulas faceva parte del giro stretto di amici di Emilio Tadini e sua moglie Antonia con i quali si mischiava il divertimento con l’indiscutibile produzione di idee e stimoli intellettuali. Una grande e lunga amicizia che oggi la vede, ancor un volta, protagonista presso la Casa Museo fondata d Francesco Tadini e Melina Scalise in memoria di suo padre, Emilio.

Emilio Tadini 001 ph.MariaMulas, Valerio Adami Jean Louis Schefer, 1972
ph.MariaMulas, Valerio Adami Jean Louis Schefer, 1972

Dal libro Torno Subito: dedicato a Emilio Tadini alla sua morte:

Maria Mulas: “Ero sempre contenta quando Emilio veniva da noi la sera perchè della noia non c’era pericolo di sprofondare, con la sua vitalità elettrizzava la festa.

Oramai era scontato che avremmo venduto il nostro appartamento a un certo punto della serata l’argomento finiva lì.

Allora, vendi?

Si, rispondevo

Però un balcone come pièd a terre lo devi tenere. Così possiamo continuare a venire qui a fare i nostri party mettendo una scaletta di corda per salire e scendere liberamente. E faremo versacci verso l’interno ai nuovi inquilini. Ti raccomando, ascolta il mio consiglio. Come farebbe altrimenti Alberto a buttarti dal balcone dopo che tu gli hai nascosto i dieci chili del suo adorato taleggio per impedirgli di mangiarlo? E noi a testimoniare che lui è l’assassino? Senza il balcone non si può fare nulla.

Era così Emilio, aveva una fantasia completamente surreale.”

Emilio Tadini ritratto da Maria Mulas

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CASA MUSEO SPAZIO TADINI

Via Niccolò Jommelli, 254 Milano

(MM Loreto/Piola)

dal 19 settembre al 20 ottobre 2019

inaugurazione 19 settembre ore 18.30

Orario di apertura da mercoledì a sabato dalle 15.30 alle 19.30 –

Domenica su prenotazione via mail: museospaziotadini@gmail.com o telefono: 3664584532 (entro venerdì).

Ingresso libero

Visite guidate al museo e alle mostre 5 euro.

Margot Minnelli fotografata da luciano bambusi


Mostra fotografica di Luciano Bambusi sulla vita di Margot Minnelli, che ha scelto di vivere da donna e di interpretare sulla scena internazionale dive come Marilyn Monroe, Lize Minnelli, Marlen Dietrich, Carmen Miranda. Alla casa museo Spazio Tadini dal 19 settembre al 20 ottobre l’esposizione apre al pubblico il 19 alle ore 18.30 con ingresso libero, in collaborazione con il Consolato Brasiliano

Trentacinque fotografie che raccontano uno stile di vita che non si sofferma sulla transessualità.

l mio nome anagrafico è Airton, a San Paolo, a scuola, mi chiamavano Fiorellino – racconta Margot -. A quindici anni ho capito che mi sentivo donna. In Brasile e in Italia ho studiato teatro e regia cinematografica, ma non è facile trovare un lavoro se vuoi vivere da donna. Per non rinunciare alla mia identità sessuale ho perso molte opportunità. Per vivere ho dovuto svolgere diversi lavori tra cui alcuni gratificanti come recitando in teatri di diversi paesi del mondo e ricoprendo alcuni ruoli cinematografici. Per trovare un mio posto al mondo ho dovuto inventarmi. Grazie agli studi teatrali ho studiato il profilo di alcune dive di Hollywwod e ne ho individuate alcune su misura per me anche per caratteristiche somatiche. Ormai convivo con queste identità femminili Marlene Dietrich, Marilyn Monroe, Carmen Miranda e Liza Minnelli su cui svolgo costantemente ricerche e riproduco anche i loro abiti di scena . Su Carmen Miranda ho organizzato anche una mostra in collaborazione con il Consolato Brasiliano”.

La fotografia di Luciano Bambusi è in bianco e nero, in pellicola, e conserva un sapore senza tempo che concentra l’attenzione sulla storia del personaggio. Cinque anni di lavoro e di collaborazione al progetto fotografico fanno di questa mostra un esempio di narrazione fotografia di stile biografico.

Il fotografo Bambusi, milanese, ama un uso della fotografia documentativa e narrativa, che arriva a indagare non solo personaggi come nella mostra su Piero Mazzarella, sempre a Spazio Tadini, ma anche luoghi e costumi come il libro su Orgosolo (Sardegna), Un Paese, la gente, a cura di Roberto Mutti.

In mostra è disponibile un catalogo dell’esposizione con il testo di Melina Scalise.

Intervista a cura di Melina Scalise

“Ho conosciuto Margot per caso ad un suo spettacolo al Borgo del Tempo Perso con qualche scatto veloce e improvvisato. Un volto, un personaggio che mi aveva colpito. Il caso volle che la incontrassi di nuovo e le chiedessi se desiderava vedere le foto. Scoprii la sua passione per il cinema, la musica e la scena e, non ultima, la fotografia. Ci trovammo d’accordo sul mio modo di intenderla e nacque l’idea di questo progetto fotografico durato 5 anni”. Così Luciano Bambusi, parla di questo lavoro che riproduce il suo modo di concepire la fotografia ovvero come strumento di narrazione dell’uomo e sull’uomo.

“Nella fotografia non riporto un’immagine, ma il mio pensiero” è così Luciano Bambusi, in questa raccolta di scatti, struttura un racconto quasi cinematografico con una sequenza narrativa precisa. Le foto si presentano in bianco e nero. Sono essenziali, come l’inchiostro di una penna che non ha bisogno di colori per la sua narrazione di parole. L’immagine, in questi scatti, come la parola, racconta.  L’immagine è segno e disegno. “Il bianco e nero – spiega Bambusi – restituisce meglio la specificità umana.  Non offre distrazioni”.

La protagonista di questo racconto è Margot Minnelli, personaggio dalle molteplici vesti: Marlene Dietrich, Marilyn Monroe, Lize Minnelli, Carmen Miranda. Nasce Airton, a San Paolo del Brasile, presto si scopre donna e diventa nella vita semplicemente Margot calcando la scena nei luoghi più diversi sulle navi da crociera, nei teatri e al cinema dando espressione ai suoi studi teatrali nell’unico modo che le era concesso in una società che lascia poco spazio a chi è “diverso”: se si è un uomo che si veste da donna si rischia di essere visti solo come “oggetto” sessuale, ancor più che per una donna. Così tutte le sfaccettature di queste persone sono fagocitate dalla “questione sessuale”.

Non potevo svolgere un lavoro “normale” né da attrice, né da grafica o altri mestieri – racconta Margot – così ho cercato delle identità femminili da interpretare. Ho studiato il loro volto, la loro vita, i loro gesti e quelli più vicini alla mia figura e alla mia personalità sono diventate i miei personaggi. Non c’è dunque un travestimento, ma una vera e propria ricerca filologica prima e un’interpretazione attorale poi.  Questo mi differenzia. Ripropongo questi miti femminili senza tempo realizzando persino i loro costumi di scena con rigore e ricerca tanto che ho curato, con foto ritrovate da me, una mostra su Carmen Miranda presso l’Istituto di cultura Brasiliano a Milano. Regalo al mio pubblico e a me stessa l’illusione, un sogno e queste donne sono ormai parte di me”.

I personaggi femminili scelti da Margot sono icone senza tempo e incarnano un’immagine di seduzione della donna che nasce dalla relazione tra l’immagine e la voce e supera le differenze tra i sessi. Pensiamo ad esempio quanto sia rimasta nell’immaginario collettivo l’interpretazione di Happy Birthday di Marilyn al compleanno di Kennedy. Il fascino di queste dive che tanto ancora stimolano il nostro immaginario riproducono quella stretta relazione inconscia che esiste tra la voce e il femminile, ovvero tra la voce di una madre, capace di portare chiunque a “casa” e di sedurre in modo incantevole, “per incanto”. Come un canto delle Sirene il cui sesso rimane “sommerso”, né donna e né pesce.

In queste foto che raccontano Margot l’intimità della sua casa, le relazioni nel back stage del palcoscenico, la “vestizione” e l’interpretazione sul palco, Luciano Bambusi è riuscito a raccontare la potenza femminile capace di scaturire dal corpo a prescindere dal sesso e nonostante tutte le contraddizioni e le difficoltà, quella di Margot Minnelli è una femminilità felice e riuscita.

Il fotografo è riuscito a far uscire Margot dallo stereotipo che vede gli uomini che si vestono o sentono donne, come caricature e maschere grottesche del femminile. La sua fotografia narra con la delicatezza del poeta.

“Scatto in pellicola e in bianco e nero. Della pellicola amo l’indeterminatezza dell’immagine e la sua profondità di campo. Ne amo il “rumore”, la sua luce diffusa che tanto si perde negli scatti al digitale e la capacità di creare volume all’immagine. L’immagine in queste foto non si discosta dalla visione umana” – spiega Luciano Bambusi.

Ebbene ad evidenziare questo è la gamma dei grigi, i riflessi della luce, i tagli che danno movimento, ma ancor più la netta percezione del tempo. Sì, perché innanzitutto in quegli scatti in pellicola c’è tutto il tempo dell’uomo: c’è il modificarsi continuo dell’immagine ai nostri occhi, è contenuto quel lasso temporale che corre tra l’oggetto e l’occhio e tra l’occhio e l’organo del pensiero. In questo luogo ancora misterioso l’immagine si sgrana di nuova luce e si ricompone di senso e di ragionamento e d’emozione. Nelle foto di Bambusi la grana dell’immagine è della stessa materia del ricordo (che verrebbe falsato dalle linee nette altamente performanti del digitale), ma soprattutto di sentimenti per lasciare traccia.

Cinque anni di lavoro. Un tempo lento, un lavoro più sulla persona che sull’Immagine di Margot, sulla sua femminilità selezionata e liberata. La fotografia di Bambusi è il risultato di un dialogo, soprattutto di un rapporto di fiducia e questo è l’elemento fondamentale e imprescindibile per realizzare un lavoro simile.

Questa fotografia parla di momenti in cui ci si lascia guardare e altri in cui si osserva la vita degli altri, parla della ricerca e della scoperta di cosa li porta a muoversi e vivere ed essere al mondo così come sono. E’ un confronto, un dialogo che passa attraverso le immagini e si traduce in un risultato fotografico che rivela fino in fondo l’efficacia del conoscersi e non solo del “vedersi”.

Melina Scalise

La mostra è stata realizzata in collaborazione con il Consolato Brasiliano a Milano

E con il contributo di

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Emilio tadini 1967-1972 alla Fondazione Marconi


Emilio Tadini domina la scena artistica milanese della primavera 2019 con due grandi mostre a Milano: la prima, inaugurata presso la Casa Museo a lui dedicata, Spazio Tadini, con “Profughi” (fino al 20 aprile 2019) e la seconda dal 28 di marzo al 28 giugno, presso Fondazione Marconi che presenta “Emilio Tadini 1967-1972”, la terza mostra dedicata all’artista e intellettuale milanese Emilio Tadini. Dopo Emilio Tadini 1960-1985. L’occhio della pittura del 2007 e Emilio Tadini 1985-1997. I profughi, i filosofi, la città, la notte del 2012, questo nuovo progetto espositivo pone l’attenzione sugli esordi della produzione artistica di Tadini, dal 1967 al 1972, ovvero dal primo ciclo Vita di Voltaire, che segna la nascita del suo linguaggio pittorico, fino ad Archeologia.
Considerato uno tra i personaggi più originali del dibattito culturale del secondo dopoguerra italiano, fin dagli anni Sessanta Emilio Tadini sviluppa la propria pittura per grandi cicli, popolati da un clima surreale in cui confluiscono elementi letterari, onirici, personaggi e oggetti quotidiani, spesso frammentari, dove le leggi
di spazio e tempo e quelle della gravità sono totalmente annullate.

Le opere di Tadini nascono da un clima emotivo, da un flusso mentale “in qualche zona semibuia della coscienza” dove le immagini emergono in un procedimento freudiano di relazioni e associazioni e dove le situazioni “reali” che il pittore raffigura sono immerse nell’atmosfera allucinata del sogno, in un clima
surrealista-metafisico. Questo processo automatico si sviluppa, più che sulla prima immagine del quadro, sulla serie: da un’immagine ne scaturiscono altre, modificandola e alterandola.
Ogni volta l’artista produce un racconto, tanto che la sua pittura cresce a cicli, come una serie di romanzi a puntate.
La lettura delle sue opere richiede strumenti di natura concettuale, le immagini apparentemente semplici e immediate, nascondono molteplici significati (“tutto accade davanti ai nostri occhi… il pensiero si ripara… dietro lo sguardo”), non mancano i riferimenti al Surrealismo e alla Metafisica di de Chirico, come anche alla psicanalisi di Lacan e Freud.
Tadini domina con singolare capacità due tipi di linguaggi, il visivo e il letterario, lavorare per cicli lega anche la sua pittura alla cultura letteraria e in particolare alla pratica della scrittura, di cui è maestro. Il suo lavoro è dunque luogo di convergenza di linguaggi differenti.
Tra il 1967 e il 1972 l’attività pittorica dell’artista è particolarmente prolifica e va delinandosi la sua modalità operativa e stilistica.
Punto di partenza è la pop art: le prime due grandi serie di opere per cui Tadini concepisce un linguaggio pop sono la Vita di Voltaire, del 1967, e L’uomo dell’organizzazione, dell’anno successivo. Seguono, nell’ordine, Color & Co. (1969), Circuito chiuso (1970), Viaggio in Italia (1971), Paesaggio di Malevič e Archeologia (1972).
Non sono tuttavia le aggressive manifestazioni tipiche del pop americano a interessarlo, bensì le varianti più introspettive e personali, a volte intellettuali, politiche e critiche, del pop britannico. Un occhio particolare è rivolto all’arte di Kitaj, Blake, Hockney e Allen Jones ma anche a Francis Bacon e Patrick Caufield,
alla Figuration narrative di Adami, Arroyo e Télémaque. Sarà questa una fase di passaggio che l’artista abbandonerà negli anni Ottanta, destinata comunque a lasciare un segno indelebile nei suoi lavori successivi. Accanto ai quadri, la mostra presenta una selezione di disegni e opere grafiche a testimonianza del fatto che Tadini ha sempre affiancato nei suoi “racconti per immagini” tela e carta, pittura e disegno.
Obiettivo finale del progetto espositivo Emilio Tadini 1967-1972 è riportare “alla luce” il lavoro grafico e pittorico del maestro milanese per ricostruire la figura di un artista totale (pittore, disegnatore, intellettuale, scrittore e poeta) colto e profondo, anche alla luce del particolare rapporto con Giorgio Marconi, gallerista, collezionista e soprattutto amico di Tadini.

“L’incontro con Marconi è stato importante, mi ha dato una grande fiducia di potere fare questo lavoro di pittore professionalmente”, racconta lo stesso Tadini. “E subito dopo, lavorando, viene fuori la prima grande serie che è quella della ‘Vita di Voltaire’, dove si vede l’influenza della Metafisica, si alleggerisce la materia pittorica, uso fondi chiari monocromi e comincia un po’ la storia della mia pittura. A questo punto c’è ormai questa come attività professionale, tanto che io sospendo il lavoro letterario: prendo appunti, per me, come se volessi autorizzare davanti a me stesso una scelta.” (A.C. Quintavalle, Emilio Tadini, Fabbri Editori, 1994)

Note biografiche Nato a Milano nel 1927, Emilio Tadini si laurea in lettere e si distingue subito tra le voci più vive e originali nel dibattito culturale del secondo dopoguerra. Nel 1947 esordisce su “Il Politecnico” di Elio Vittorini con un poemetto, cui fa seguito un’intensa attività critica e teorica sull’arte (Possibilità di relazione, 1960; Alternative attuali, 1962; l’ampio
saggio Organicità del reale, su “Il Verri”). Nel 1963 esce il suo primo romanzo, Le armi l’amore (Rizzoli), cui seguono nel 1980 L’opera (Einaudi), nel 1987 La lunga notte (Rizzoli), nel 1991 il libro di poesie L’insieme delle cose (Garzanti) e nel 1993 l’ultimo romanzo, La tempesta (Einaudi).
Al lavoro critico e letterario Tadini affianca, sin dalla fine degli anni Cinquanta, la pratica della pittura. La sua prima esposizione personale è del 1961 alla Galleria del Cavallino di Venezia.
Fin dagli esordi sviluppa il proprio lavoro per grandi cicli, costruendo il quadro secondo una tecnica di sovrapposizione di piani temporali in cui ricordo e realtà, tragico e comico giocano di continuo uno contro l’altro.
Dal 1965 espone regolarmente allo Studio Marconi e nel corso degli anni Settanta tiene esposizioni personali all’estero, a Parigi, Stoccolma, Bruxelles, Londra, Anversa, negli Stati Uniti e in America Latina, sia in gallerie private che in spazi pubblici e musei. È presente in numerose collettive. Dopo la partecipazione alla Biennale di Venezia nel 1978 e nel 1982, allestisce una grande personale alla Rotonda di via Besana nel 1986, dove espone una serie di tele che preannunciano i successivi cicli dei Profughi e delle Città italiane, quest’ultimo presentato poi nel 1988 alla Tour
Fromage di Aosta. Nel 1990 espone allo Studio Marconi sette grandi trittici. Del 1992 è la mostra Oltremare alla Galerie du Centre di Parigi. Nel 1993 la mostra Oltremare, con nuovi quadri, è riproposta da Marconi a Milano. Nel 1995 espone alla Villa delle Rose di Bologna otto trittici del ciclo Il ballo dei filosofi. A partire dall’autunno del 1995 fino all’estate del 1996 ha luogo in
Germania una grande mostra antologica nei musei di Stralsund, Bochum e Darmstadt, accompagnata da una monografia a cura di Arturo Carlo Quintavalle. Nel 1996 Il ballo dei filosofi è riproposto alla Galleria Giò Marconi. Nel 1997 tiene mostre personali presso la Galerie Karin Fesel di Düsseldorf, la Galerie Georges Fall di Parigi e il Museo di Castelvecchio a Verona. Gli ultimi cicli esposti sono quelli delle Fiabe e delle Nature morte. Nel 1999 presenta il ciclo delle Fiabe alla Die Galerie di Francoforte.
Per alcuni anni è commentatore del “Corriere della Sera” e dal 1997 al 2000 è presidente dell’Accademia di Belle Arti di Brera. Nel 2001 gli è dedicata un’ampia retrospettiva nel Palazzo Reale di Milano.
Muore nel settembre 2002. Nella primavera del 2005 il Museo Villa dei Cedri di Bellinzona gli dedica una grande mostra antologica. Nel 2007 viene inaugurata a Milano la mostra Emilio Tadini 1960-1985. L’occhio della
pittura, negli spazi espositivi delle Fondazioni Marconi e Mudima e dell’Accademia di Brera. Opere di Emilio Tadini sono state recentemente oggetto di personali e collettive alla Fondazione Marconi (2009, 2011, 2012, 2015 e 2016); alla Fondazione Roma (Gli irripetibili anni ’60, curata da L.M. Barbero, 2011); alla Permanente (2012) e alla Galleria Cortina di Milano (2013); alla Fondazione Magnani Rocca di Mamiano di Traversetolo e a Villa Olmo di Como (2016). Alla Casa Museo Spazio Tadini, tra le ultime iniziative dedicate all’artista, si segnalano Il ’900 di Emilio Tadini, all’interno della rassegna “Novecento Italiano”, organizzata dal Comune di Milano (2018) e la mostra Profughi, attualmente in corso fino al 20 aprile 2019, che presenta l’omonimo ciclo degli anni Ottanta-Novanta, quanto mai attuale ed emblematico .

Chi salva una vita salva il mondo intero, libro di Stefano Stimamiglio


Presentazione di un libro che tratta un argomento di attualità: Chi salva una vita salva il mondo intero, di Don Stefano Stimaglino, sacerdote della Società San Paolo, giornalista. Casa Museo Spazio Tadini 18 settembre ore 20.30 fino alle 22.30.

Questioni etiche e cambiamenti geopolitici pongono l’attenzione sul tema della vita, della qualità dell’esistenza e purtroppo, ancora oggi, di lotta per la sopravvivenza. Questo libro sarà presentato con l’apporto di diversi interventi: Padre Georg Sporschill, sacerdote gesuita, Agnese Pellegrini, giornalista di BenEssere, Silvio Silvi, teologo, Chiara Pontonio, avvocato, Antonio Canino, ginecologo e presidente del Rotary Club Milano Precotto San Michele.

INcontri con Coscienzein rete di Fausto Carotenuto


Sabato 21 e domenica 22 settembre tre incontri con Fausto Carotenuto: Il risveglio del sentimento alla ore 20:30, La via del risveglio della coscienza dalle 9.30 alle 13 e L’Italia al centro di una grande manovra di antichi poteri, domenica 22 settembre alle ore 20.30. L’evento è ospitato presso Casa Museo Spazio Tadini ed è a cura di Coscienzeinrete di Fausto Carotenuto. Per prenotazioni info@querciacalante.com, ingresso libero, libero apprezzamento.

CASA MUSEO in memoria di EMILIO TADINI- arte, cultura, eventi – Milano

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