Novecento di Baricco a Spazio Tadini con Oneiros


Lo spettacolo Novecento di Alessandro Baricco con Filippo Pellegrini per la regia di Gloria Geoni e aiuto regia Nicoletta Vitelli – Oneiros Teatro, -alla Casa Museo Spazio Tadini il 1 febbraio alle ore 21 in occasione della mostra fotografia di Alberto Scibona, fotogrado della “commedia metropolitana”.

Ph Alberto Scibona Novecento di Baricco Oneiros teatro

“Non ci capita tutti i giorni di ascoltare una buona storia. La libertà di “chiudere gli occhi” e ascoltare la storia di un’amicizia, dell’amore per la musica, della paura dell’immensità del mondo…e chissà, forse alla fine, ci accorgeremo anche noi, come Novecento, di aver paura di abbandonare la nostra “nave”.

Ph Alberto Scibona Novecento di Baricco Oneiros teatro

Il monologo è stato scritto da Alessandro Baricco nel 1994 (pubblicazione Feltrinelli) e narra la storia di Novecento abbandonato neonato dietro a un pianoforte….La sua è una vita travagliata e misteriosa, con una narrazione che è adatta sia alla scena che alla lettura ad alta voce.

Ph Alberto Scibona Novecento di Baricco Oneiros teatro

Il testo di Baricco è stato fonte di ispirazione per altri lavori artistici come il film del 1998 La leggenda del pianista sull’Oceano di Tornatore.

BIGLIETTO 8 EURO da versare all’ingresso alla compagnia

Per chi desidera prenotare: museospaziotadini@gmail.com

La fotografia Di Barattini: Geometrie Rurali


La mostra fotografica di Stefano Barattini Geometrie Rurali che inaugura il 24 gennaio alla Casa Museo Spazio Tadini di Milano vi stupirà perchè vi proporrà il paesaggio visto da una nuova distanza, quella giusta per trasformarlo in segno, in significato, in un linguaggio che non avete mai visto.

Stefano Barattini Geometrie rurali – La distanza della bellezza a PhotoMilano / Spazio Tadini dal 24 gennaio al 22 febbraio 2020; a cura di Francesco Tadini, Melina Scalise, Federicapaola Capecchi. Inaugurazione venerdì 24 gennaio dalle ore 18.30 (Spazio Tadini via Niccolò Jommelli, 24). Ingresso libero. Orari: da mercoledì a sabato dalle 15.30 alle 19.30. Domenica pomeriggio aperti su prenotazione, per gruppi di almeno 4 persone.

Stefano Barattini

Testo di Francesco Tadini:
“Stefano Barattini – La distanza della bellezza”

Avvicinandomi a un oggetto complesso posso esaminare le sue componenti. Se me ne allontano conosco la totalità della sua forma. Ma un oggetto – qualunque oggetto – non si da nello spazio se non in relazione ad altri oggetti. Ed è, ancora, da una certa distanza che posso conoscere il territorio (lo spazio misurabile) di tali oggetti.

Il metodo non cambia molto se prendo in considerazione un accadimento (anche minuscolo): vivendolo al presente ne sono testimone diretto. Prendendolo in esame in seguito – a una minima distanza temporale – conoscerò quello che non ho vissuto dal mio limitato punto di esperienza e che riguarda la totalità dell’accadimento. Ma è solo ad una distanza superiore che sarò in grado di conoscere le premesse e le relazioni di quell’accadimento con altri “eventi storici”.

Stefano Barattini

La Geometria e la Storia dipendono dalle distanze. E dal nitore – riconoscibilità – delle loro fonti. Chi se ne occupa lo sa. E sa far luce, sulle relazioni che prende in esame, aprendo allo sguardo un campo visivo, per così dire, mobile. Allacciando nessi e inquadrando problemi.

Stefano Barattini, fotograficamente, mette in atto una ricerca molto vicina a queste e lo fa quando si occupa di aree industriali abbandonate così come – in queste foto di eclatante bellezza – di campagne coltivate.

Con le serie fotografiche dedicate alle aree industriali in disuso, Barattini ha esplorato una sorta di mondo parallelo a quello del tempo presente, regalandoci grandi immagini che evocano altre epoche produttive e, non di meno, la capacità della Natura di riprendere – in misure variabili – possesso di un territorio dal quale sembrava relegata a “distanza di sicurezza”.

Con la mostra “La distanza della bellezza” il fotografo apre un campo d’indagine – di inedita modernità – utilizzando i droni. Pur ricordando che la fotografia aerea ha più di un secolo, la novità sta nell’unione del mezzo con l’autore. Il drone non è pilotato da terzi, con i quali l’autore delle immagini debba comunicare. L’occhio del drone è mosso dalle mani stesse del fotografo. E’ prolunga tecnologica della sua capacità di osservare e catturare la realtà. E’ un obiettivo fotografico a tutti gli effetti.

Stefano Barattini

La capacità e la qualità autoriale di Stefano Barattini emerge clamorosamente dalle fotografie per due ragioni complementari (e assenti nelle quasi totalità delle fotografie in circolazione realizzate con i droni). La prima è di carattere culturale ed è legata ai sui studi alla Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano. La seconda, decisiva, alla misura estetica che gli impone di escludere da ogni opera ciò che non è strettamente necessario al discorso. Un millimetro in più sarebbe decorativo e ridondante. Un millimetro in meno insufficiente a reggere la grammatica di questo linguaggio d’immagine.

L’altezza di sorvolo fa l’inquadratura, non meno di quanto le distanze tra gli oggetti rappresentati facciano l’opera. L’occhio del drone-fotografo cattura geometrie che si formano quando si perde il valore d’uso dei campi (il dettaglio delle specie agrarie) e non si è ancora “formato” il paesaggio indistinto delle macchie di colore utile solo a stupire, ma non a conoscere. Barattini riesce nel doppio intento di creare una documentazione precisa delle forme istituite dal lavoro agricolo e di attuare quella piccola magia linguistica di trasfigurazione del reale propria dell’Arte.

Avvicinandovi alle opere di Stefano Barattini potrete misurare una variante nuova – e distanze … e proporzioni! – di quella specie vivente che chiamiamo Bellezza.

Biografia Stefano Barattini

Nonostante tutto mostra fotografica di riccardo bononi


Fotogiornalismo a Spazio Tadini Casa Museo. Venerdì 24 gennaio 2020 inaugura la mostra fotografica personale di Riccardo Bononi “Nonostante tutto.

A cura di Federicapaola Capecchi, propone una selezione di 4 reportage frutto di 10 anni in Madagascar: Generation Graveyad, The Red Island and the Black Death, The Cities of Flies e Una belle vie, une belle mort.

Riccardo Bononi – Graveyard Generation @Irfoss-Prospekt

Quarantatre fotografie di una forza tagliente e con un grande carattere che propongono un’attenta analisi antropologica, una sottile e impegnativa cronaca sociale, etica e un lieve quanto determinato invito ad un’umanità possibile. Perché nonostante tutto, si può e si deve vivere. Solo uno dei tanti insegnamenti di questi reportage.

Generation Graveyad racconta di una generazione di bambini e adolescenti divenuti orfani in seguito al colpo di Stato del 2009, che hanno trasformato il cimitero monumentale della capitale nella loro casa, dove vivono tutti insieme come una grande famiglia.

The Red Island and the Black Death analizza un fenomeno ciciclo in Madagascar, la peste bubbonica e polmonare. Da quasi un secolo affligge il Paese e Riccardo Bononi ne indaga le cause e le conseguenze sulla popolazione.

The Cities of Flies racconta della “Città delle mosche”, la più grande discarica a cielo aperto forse mai vista al mondo. Ne descrive la vita al suo interno: cimitero per gli indesiderati e Casa per chi è stato abbandonato dalla società.

Riccardo Bononi – Graveyard Generation @Irfoss-Prospekt

Una belle vie, une belle mort  è il libro di Riccardo Bononi capace di contenere e veicolare tutte queste analisi, cronache e riflessioni e che pone un’arguta, acuta e penetrante – quanto affascinante – provocazione: “Potresti immaginare un mondo in cui l’idea stessa della morte non esiste? Dove gli uomini non sono spaventati dalla morte e dai tabù ossessivi riguardanti la mortalità umana? L’antropologo britannico Geoffrey Gorer ha scritto di come la morte sia diventata “pornografica” per noi occidentali, un contenuto osceno da cui proteggere i bambini. La paura associata alla morte è sempre stata considerata un universale culturale nel tempo e nello spazio: <Gli uomini temono la morte>, e questa convinzione non è mai stata messa in dubbio. Tuttavia questa verità viene meno in Madagascar, dove il Culto degli Antenati è la religione di stato: un mondo agli antipodi, dove i vivi e i morti intrattengono discussioni, condividono esperienze e spazi domestici, dove i bambini giocano tra i cadaveri e la morte non è mai considerata come antitetica alla vita”.

Riccardo Bononi – Graveyard Generation @Irfoss-Prospekt

Come antropologo culturale, Riccardo Bononi ha vissuto per dieci anni a stretto contatto con il popolo malgascio, nelle loro case e nelle loro tombe, immergendosi completamente con le loro usanze, linguaggi e tradizioni peculiari, condividendone tanto la vita quotidiana, quanto la quotidianità della morte.

Un fotogiornalista capace di dare corpo e voce, con intelligenza e in modo penetrante, a storie non solo di estremo interesse antropologico” – scrive la curatrice della mostra Federicapaola Capecchi – “ma che sono anche dei veri e propri insegnamenti. Fotografie che narrano in modo veritiero, con acume di indagine e riflessione, le vicende. Una sintesi, splendida e drammatica al tempo stesso, di vaste problematiche e distonie … la disperazione, il silenzio, la ferocia, l’idifferenza e le invincibili e ataviche – o moderne? – paure della nostra società. Al tempo stesso, una vera e propria speranza ed elogio della bellezza. In ognuno di questi reportage, nonostante tutto, emerge in modo forte come solo accettando la crudeltà saremo capaci di perseguire la bellezza. Altrettanto, di fotografia in fotografia, taglia e fende colpi precisi e ben assestati, un senso di liberazione, a tratti, di resurrezione. Un uomo, Riccardo Bononi, capace, attraverso il mezzo fotografico, di spalancare un orizzonte nuovo, un punto di vista al quale, forse, non giungeremmo da soli, ma che la fotografia cattura, quel punto di vista e capacità di porgerlo, che prende forma nella critica sociale, graffiante e incisiva, che sposta il “fuoco” (e le parole) del discorso, e la visione delle cose”.

Riccardo Bononi – Biografia

Laureato in due distinte branche delle scienze sociali (psicologia e antropologia), dal 2010 è ricercatore e docente di Antropologia Visuale presso l’Istituto Ricerca e Formazione nelle Scienze

Sociali (Irfoss) di Padova, dal 2015 entra a far parte dell’agenzia fotografica internazionale Prospekt Photographers. La scelta di associare la fotografia alla sua attività di ricerca sul campo lo ha portato a lavorare in Africa, Sud America, Sud Est asiatico, India, Europa e Stati Uniti. Dal 2006 ha cominciato ha lavorato come antropologo in Madagascar, dove sta ancora portando avanti un progetto a lungo termine su importanti tematiche sociali. Già curatore di numerosi percorsi di fotografia etnografia in collaborazione con le istituzioni accademiche, le sue immagini sono state pubblicate su numerose testate nazionali ed internazionali ed esposte a Londra, Parigi, Berlino, Pechino, Lishui, Bucarest. Il suo lavoro sulla lucha libre femminile in Bolivia gli è valso il primo premio ed il titolo di “Miglior Fotografo dell’Anno” (categoria Professional, sport) ai World Photography Awards 2015.

Nella sua visione, la fotografia documentaria e molto di più di un semplice strumento di descrizione della realtà: è la base per un linguaggio universale, un ponte tra popoli e luoghi diversi capace di superare i confini invisibili tra culture.

NONOSTANTE TUTTO

RICCARDO BONONI

MOSTRA FOTOGRAFICA

A CURA DI FEDERICAPAOLA CAPECCHI

DAL 24 GENNAIO AL 23 FEBBRAIO 2020

CASA MUSEO SPAZIO TADINI

SEDE DI PHOTOMILANO

VIA NICCOLò JOMMELLI 24, 20131 MILANO

GIORNI E ORARI APERTURA MOSTRA:

DAL MERCOLEDì AL SABATO DALLE 15:30 ALLE 19:30 – DOMENICA SOLO SU APPUNTAMENTO – LUNEDì E MARTEDì CHIUSO

VISITE GUIDATE SABATO POMERIGGIO ON PRENOTAZIONE A FEDERICAPAOLA@GMAIL.COM

EVENTO COLLEGATO ALLA MOSTRA

UNE BELLE VIE UNE BELLE MORT

PRESENTAZIONE DEL LIBRO DI RICCARDO BONONI

MERCOLEDì 5 FEBBRAIO 2020 ALL’INTERNO DEI “DIMERCOLEDì” DI PHOTOMILANO – ORE 19:30

WWW.PHOTOMILANO.ORG

INFORMAZIONI PER LA STAMPA: FEDERICAPAOLA CAPECCHI, FEDERICAPAOLA@GMAIL.COM +39 347 7134066

FOTOGIORNALISMO-REPORTAGE A SPAZIO TADINI CASA MUSEO

The Melancholy of shadows di Moises Saman A cura di Chiara Oggioni Tiepolo – Ideazione e coordinamento Daria Bonera (giugno 2010)

Afghanistan e Libia Martyrs del fotoreporter Riccardo Venturi (febbraio 2016) a Cura di Federicapaola Capecchi

Francesco Cito e la fotografia di reportage (febbraio 2017) a Cura di Federicapaola Capecchi

(espongono anche 8 giovani Hermes Mereghetti, Simone Margelli, Andrea Brera, Luca Monelli, Gianluca Micheletti, Massimo Allegro, Virginia Bettoja, Stefania Villani)

Berengo Gardin e 8 fotografi per Photofestival Milano 2017 (aprile2017)a Cura di Federicapaola Capecchi

Placespast di Giovanni Mereghetti (gennaio 2018) a Cura di Federicapaola Capecchi e Francesco Tadini

Dal reportage al sogno di Graziano Perotti (marzo 2018) a Cura di Federicapaola Capecchi e Melina Scalise

Siria: storie di fuga e accoglienza di Simone Margelli (febbraio 2019) a Cura di Federicapaola Capecchi

Va tutto bene di Andrea Simeone – mostra inserita in PhotoFestival 2019 – (maggio 2019) a Cura di Federicapaola Capecchi

I talenti delle donne a Spazio Tadini


La Casa Museo Spazio Tadini ha aderito al Palinsesto 2020 del Comune di Milano dedicato a I talenti delle donne e presenta diverse iniziative rivolte al femminile, tra mostre ed eventi tutti gli eventi in calendario li troverete qui (CLICCA SULLA PAGINA DI PROGETTO per avere una visione d’insieme. I dettagli saranno inseriti di volta in volta).

Di seguito un’anteprima, l’intero progetto è a cura di Melina Scalise


MOSTRA – 28 febbraio – 20 dicembre 2020

Inaugurazione ore 18.30

PARLAMI DI LEI, tener-A-mente forte

Si tratta della mostra di Emilio Tadini nel salone principale dedicata alla figura femminile nella poetica di Emilio Tadini: PARLAMI DI LEI TENERAMENTE FORTE. Un percorso che vi porterà a scoprire la donna nell’iconografia dell’arte da Pier della Francesca a Joyce, al Vangelo. La mostra sarà inaugurata il 28 febbraio 2020 e sarà correlata con eventi, dibattiti e altro ancora attorno alla figura femminile, sulla creatività, sulla salute della donna, sul parto etc…


CONVEGNI – 6,7,8 MARZO 2020 CONFERENZA MUSEO CITY, COMUNE DI MILANO ore 15.30

museo city generico

La donna, la musa, la santa e la meretrice

a cura di Melina Scalise

Viaggio nell’iconografia femminile nell’arte. Partendo dall’opera di Tadini Melina Scalise vi svelerà alcuni aspetti della figura femminile nell’immaginario collettivo. Costo d’ingresso 7 euro.


MOSTRA – 28 Febbraio – 28 marzo

PARLAMI DI LEI: dialogo a due

opere di Mario De Leo e Francesca Magro

Un dialogo a due voci tra due pittori contemporanei, un uomo e una donna che raffigurano il femminile. Inaugurazione 28 febbraio ore 18.30.

Mario De Leo propone le sue FIGURE AMAZZONICHE ritratti di donne che sottolineano nella figura femminile il dialogo con un’energia universale, una vicinanza con il ciclo della Terra, con le vibrazioni dell’Universo. Una figura quanto mai attuale oggi che l’Amazzonia sta andando in fiamme e De Leo, in tempi lontani, vide in quel polmone verde del mondo un’ispirazione forte al tema del corpo femminile e all’energia vitale che se ne trae a vantaggio del mondo e della sopravvivenza del genere umano.

Francesca Magro, propone un viaggio alla scoperta delle trasformazioni e trasfigurazioni del corpo femminile nella società contemporanea. Un focus sulla manipolazione della donna così intensamente espresso nel ciclo IL CORPO E LA CARNE e OLTRE UOMO.


MOSTRA -Il 18 settembre 18 ottobre 2020

LA MASSAIA E LA MANAGER

Inaugura il 18 settembre alle ore 18.30 la mostra La massaia e la manager, a cura di Melina Scalise. Un percorso fotografico sul lavoro femminile partendo dal ruolo della massaia raccontato in un opuscolo del 1929 edito e scritto da Grafiche Marucelli, IL TESORO DELLA MASSAIA un vademecum d’epoca che ci riporta il ruolo della donna nel 900 e ci evidenzia le sue capacità manageriali in seno alla famiglia. (partecipa al CONTEST fotografico). Durante la mostra si svolgeranno incontri a tema sul lavoro femminile e il loro ruolo sociale.

Fotografia di Alberto Scibona L'umanità è un soggetto umoristico


La fotografia di Alberto Scibona in mostra alla Casa Museo Spazio Tadini dal 24 gennaio al 22 febbraio 2020 con L’Umanità è un soggetto umoristico. L’esposizione comprende una selezione fotografica di più di 40 immagini. Apre al pubblico il 24 gennaio alle ore 18.30 (Spazio Tadini via Niccolò Jommelli, 24). L’ingresso è libero. Apertura da mercoledì a sabato dalle 15.30 alle 19.30. Ogni sabato ingresso visite guidate 7 euro (visita a tutto il museo compresa la mostra permanente di Emilio Tadini). La mostra è a cura di Francesco Tadini e Melina Scalise.

Commedia metropolitana testo di Melina Scalise

Nessuna parola, né narrazione o commedia avrebbe espresso così bene le numerose occasioni umoristiche del caso e del caos metropolitano come le fotografie di Alberto Scibona. Puoi camminare da solo per strada, entrare da solo in una chiesa, visitare da solo un museo e, nonostante questo, scoprire che la città ti sorride sempre e ti parla. Puoi non sentirti mai solo, basta saperla guardare. Là dove l’umanità si concentra, lavora, corre e ti ignora succedono strane convergenze della casualità. Le persone, i loro oggetti, le loro espressioni, il loro vissuto e le loro costruzioni aprono un dialogo sorprendente tra loro. Queste connessioni generano sinapsi interpretative di scene di città che per il fotografo Alberto Scibona sono rapide quanto un click. Le situazioni davanti al suo obiettivo assumono il senso della contraddizione, dell’assurdo e del riso fino a quell’humor che esprime il bisogno comune di saper sorridere del nulla apparente che si genera dal caos.

Nelle sue fotografie trovi una scarpa che ti guarda con il volto di chi vuole mostrarti come ci si sente nel “Svegliarsi col piede sbagliato”,

Alberto Scibona Svegliarsi con il piede sbagliato

trovi il palo a cui vorresti abbracciarti come una bicicletta in cerca di sicurezza,

Alberto Scibona – Stiamo vicini vicini!

impari che non tutte le strade portano a Roma,

Alberto Scibona per tutte le direzioni

scopri che la stampa non rispecchia più le tue alte ideologie,

Alberto Scibona Una vita per i bicipidi

ti sorprendi che il non “desiderare la donna d’altri” può portarti a desiderare la donna di nessuno,  

Alberto Scibona Attrazione Fatale

incontri cani che come umani fanno i bulli del quartiere,

Alberto Scibona – Il mastino ha loro in bocca

che le Chiese svelano conversazioni “dell’altro mondo”

Alberto Scibona – Le vie della rete sono infinite

e che è più facile essere riconosciuti per un nome scritto su uno zaino piuttosto che su un documento d’identità.

Alberto Scibona – Lei non sa che sonno ho io

Dante Alighieri scrisse la Divina commedia per raccontare con parole nuove il caos del suo tempo. Quella commedia in versi oggi la possiamo raccontare con un altro segno e disegno e figura: la fotografia. Un’immagine, senza parole, in silenzio e attraverso un solo sguardo arriva al mondo intero e lo descrive, lo critica e lo trasforma.

Le fotografie affollano i social, il web, i giornali, le televisioni e si moltiplicano esponenzialmente, ma a differenza di chi scatta per affermare il proprio essere e vivere il mondo, un fotografo deve porsi il problema di scegliere in che lingua parlare. L’immagine scelta, postata o stampata deve essere una cifra linguistica, una decisione narrativa.  Alberto Scibona ha scelto di raccontare la commedia umana, soprattutto quella della metropoli, dove l’umanità ha scelto di concentrarsi, di costruire, di lavorare, di progettare, di gestire di più e ancora di più. Milano è certamente l’emblema italiano di questo più, del fare di più. Così le sue fotografie hanno conquistato anche il cuore di uno dei gruppi fotografici social tra i più attivi del capoluogo PhotoMilano, e migliaia di persone apprezzano, tutti i giorni, la sua commedia metropolitana raccontata per immagini. I suoi scatti viaggiano insieme ai suoi titoli esilaranti e scopri che ti appartengono, che lui ha colto il fotogramma del film in cui anche tu sei protagonista, ma distratto sei passato oltre senza accorgerti.

“Umorismo – dice la definizione – è sostantivo maschile, è la capacità di rilevare e rappresentare il ridicolo delle cose, non implica una posizione ostile o puramente divertita, ma l’intervento di un’intelligenza arguta e pensosa e di una profonda e spesso indulgente simpatia umana”.

Ebbene quell’”intelligenza arguta” e “indulgente simpatia umana” appartengono pienamente ad Alberto Scibona fotografo. Dunque cittadini milanesi – e non solo – per ogni caso del caos … “Comunque, buon anno”.

Alberto Scibona – Comunque buon anno

Melina Scalise

corso di tango 2020


La Clè de l’ArT presenta il corso di Tango Argentino 2020 con Hernàn Brusa y Clelia Fumanelli

LUNEDI 13 e 20 gennaio 2020

LEZIONI DI PROVA OPEN E GRATUITE !!!
Prenotazione obbligatoria, aperta anche se non si è in coppia 🙂

c/o
Casa Museo Spazio Tadini
Via Niccolò Jommelli,24 (MI)

Il Tango argentino è un percorso di continua ricerca e vive la sua evoluzione, non solo attraverso la didattica dei passi,ma tenendo anche conto di tutte quelle componenti che ne hanno creato una vera e propria filosofia di vita.
Durante il corso base si affronteranno tutti i codici ed i fondamentali del Tango Argentino ponendo attenzione alla gestione degli spazi in rapporto a se stessi ed agli altri, alla relazione con la pista e allo studio musicale dei generi tango, milonga e vals.

Nel percorso intermedio e avanzato si propone di lavorare su di una gestione più completa e complessa delle componenti coreografiche, attraverso lo studio di giri, adornos, camminate ed all’evoluzione dei movimenti conosciuti legandoli alla relazione musicale, delineando una personale e consapevole libertà di interpretazione.

Il corso proposto è finalizzato all’uso del Tango Argentino come risultato di uno stato emozionale, usando la didattica come mezzo di comunicazione, per un’ espressione creativa che, oltre ad essere un insieme di passi, cura la personalità e l’identità dell’ interprete stesso, rendendo l’esecuzione, per questo, unica nel suo genere.

La Casa Museo “Spazio Tadini” apre le porte al Tango, ospitando i corsi tenuti da Clelia Fumanelli.

La bellissima sala in parquet con lucernario, immersa sempre in una collezione di quadri diversa, di artisti di fama nazionale e internazionale, ci accoglierà durante l’anno ad iniziative ed eventi quali: stage, pratiche di Tango e piccole Milonghe in Arte.

ZONA LAMBRATE/LORETO

Tutti i Lunedì:

Ore 19.30 ≤ 20.30 Tecnica di Tango
Ore 20.30 ≤ 21.30 Principianti
Ore 21.30 ≤ 22.30 Interm/Avanzati

Tesseramento annuale assicurativo ACSI FAITANGO

PRIMA“ LEZIONE GRATUITA FINO A FINE GENNAIO
Vi aspettiamo dal 13 gennaio !!!

Si raccomanda la prenotazione in modo da favorire l’organizzazione delle coppie 😉

Per Info e Prenotazioni o per saperne di più…

Clelia 377. 984 9208
lacle.tango@gmail.com
www.cleliafumanelli.com

Marco Baliani, la forza della narrazione a milano


La forza della narrazione – di Federicapaola Capecchi

Milano ha la fortuna di avere – dal 28 gennaio al 9 febbraio 2020Marco Baliani in scena al Teatro Ciro Menotti.

FOCUS BALIANI è la prima personale di Marco Baliani. Dalla narrazione alla post – narrazione.

Il percorso di ricerca teatrale di Marco Baliani sarà a Milano per più giornate consecutive. Ve lo dico, ve lo consiglio, ve lo ripeto: andate! Andate! Ha a che fare con l’arte, con la fotografia, con la vita.

Kohlhaas, Corpo di Stato, Tracce, Trincea, Una notte sbagliata, Del coraggio silenzioso e Frollo. Se potete io vi invito a vederli tutti. Se proprio non riuscite tutti … sicuramente Kohlhaas, Corpo di Stato, Una notte sbagliata non potete non vederli.

Marco Baliani Fonte Foto Sito http://www.marcobaliani.it

Marco Baliani del teatro di narrazione è stato pioniere. Autentico.

La narrazione – che da anni resiste alla crisi del teatro ed è anche dilagata (era il 2000/2003) sul piccolo schermo – vedi Report, Paolini etc –, è qualcosa di importante, fondativo. E il successo della narrazione è la denuncia di una perdita della società: manca la trasmissione orale, non si racconta più, non si ascolta più. La narrazione supplisce a questa perdita. E forse la crisi del teatro, oltre al problema dei fondi e della visibilità, è anche dovuta alla sua profonda crisi come raccontatore di storie.

Marco Baliani è magnificenza di racconto, di storie, di visioni, di capacità, di comunicazione. Marco Baliani rende lo spettatore attivo e fortemente partecipe. Nell’istante in cui lui inizia a narrare ciascuno si attiva e cerca nel proprio patrimonio di memoria e immagini, e così, si sente parte integrante del racconto. Andando a cercare ognuno nel proprio bagaglio di esperienze sentiamo il momento della narrazione come estremamente personale. La narrazione di Marco Baliani diventa uno scambio di esperienze vive, vissute. Perché crea un rapporto diretto tra sé e noi che ascoltiamo, di fiducia. Quando Marco Baliani è sul palco avverti una forte necessità interna e la senti, sotto pelle, e la condividi. È anche la tua. Marco Baliani si pone sempre il problema dello sguardo dell’ascoltatore, ne ha attenzione e il suo racconto cresce durante il rapporto/lavoro con chi lo ascolta.

La narrazione di Marco Baliani richiama una comunicazione umana, immediata che la quotidianità reprime e che le persone invece cercano. Per questo gli spettacoli che sono in scena in queste settimane a Milano hanno un importante ruolo etico, civile. Perché Marco Baliani lo ha, lo sente. Poi Marco rompe l’impianto di convenzioni legate al vedere. Sposta l’occhio sull’orecchio, costringe lo spettatore a divenire immaginativamente attivo, senza subire, come è abituato a fare. Questo chiama noi spettatori ad un impegno comunitario diretto. Esperienze, relazioni emotive attraverso storie, cronache, riflessioni e invenzioni.

Andate ad ascoltare Marco Baliani, stabilirete una relazione umana forte. Attraverso la complicità tra lui e voi e attraverso una materia preziosa, il tempo, con cui costruisce racconti, significati, immagini e stati d’animo.

Marco Baliani è testimone fidato di un’esperienza, capace di trasmetterla, di condividerla. Io che ascolto desidero essere trasportato da qualche parte, in un altro posto, a volte, in un altro mondo. Marco Baliani lo fa. Ti permette di emozionarti, sentire, vedere intorno a te cose magari anche inesistenti, con lo sguardo dell’infanzia che è stupore e meraviglia; riesce a farti comprendere cose dure, secche, feroci e importanti come quando parla della prigionia di Moro (Corpo di Stato). Porta consiglio e semina il dubbio, offrendo una lettura diversa delle cose, è il testimone e colui che getta i semi per il futuro.

Andate! Ve lo consiglio davvero. Federicapaola Capecchi

CORPO DI STATO Il delitto Moro: una generazione divisa

Di e con Marco Baliani
Regia Maria Maglietta
Collaborazione drammaturgica Alessandra Rossi Ghiglione
Montaggio video Michele Buri
Ricerca iconografica Eugenio Barbera
Produttore esecutivo Maurizio Agostinetto
Direzione tecnica Massimo Colaianni

TRACCE Dall’omonimo saggio di Ernst Bloch

di e con Marco Baliani

DEL CORAGGIO SILENZIOSO

Di e con Marco Baliani
Collaborazione alla drammaturgia Ilenia Carrone

KOHLHAAS

Tratto dall’opera “Michael Kohlhaas” di Heinrich von Kleist
Di Marco Baliani e Remo Rostagno
Attore narrante Marco Baliani
Regia Maria Maglietta

FROLLO

Con Marco Baliani
Di Mario Bianchi e Marco Baliani
Regia Marco Baliani

TRINCEA

Scritto e interpretato da Marco Baliani
Regia di Maria Maglietta
Scene e costumi Lucio Diana
Immagini e musica Mirto Baliani
Visual design David Loom
Costumi ed elementi di scena Lucio Diana, Stefania Cempini

UNA NOTTE SBAGLIATA

Di e con Marco Baliani
Regia Maria Maglietta
Scene, luci, video Lucio Diana
Paesaggi sonori Mirto Baliani
Costumi Stefania Cempini
Disegni Marco Baliani

FOCUS BALIANI -TEATRO CIRO MENOTTI – Milano undefined

LIbri: Une Belle vie une belle mort di Riccardo Bononi


Un Iibro di fotografia e un viaggio alla scoperta di un modo di documentare, studiare e conoscere il 5 febbraio 2020 alle ore 19.30 alla Casa Museo Spazio Tadini dove si svolge la mostra di Bononi “Nonostante tutto”. Ingresso gratuito.

L’appuntamento settimanale con la fotografia a Spazio Tadini a cura di PhotoMilano, Di Mercoledì, sarà arricchito dall’apporto di un autore fotografo e antropologo che attraverso i suoi scatti mostra e racconta luoghi e costumi del vivere.

CASA MUSEO in memoria di EMILIO TADINI- arte, cultura, eventi – Milano