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Emilio Tadini, Profughi: dal 27 febbraio al 20 aprile 2019


Esposizione di un ciclo pittorico emblematico ed estremamente attuale di Emilio Tadini (anni 80/90). Accompagnato da 69 tra artisti e fotografi contemporanei che raccontano questa umanità in viaggio nell’era globale.  Una mostra per parlare di profughi non solo nelle sedi della Politica, ma anche e soprattutto in quelle della Cultura. LA MOSTRA DEI TRITTICI DI EMILIO TADINI E’ STATA PROROGATA FINO AL 30 GIUGNO CON IN VISIONE IL VIDEO DELLA COLLETTIVA.

Comunicato Stampa Profughi 

A cura di Francesco Tadini

e Melina Scalise

La mostra ha il patrocinio del Comune di Milano e del Municipio 3 ed è realizzata con la collaborazione di Fondazione Marconi. 

Erano gli anni ‘80/’90 quando Emilio Tadini realizzò una serie di opere pittoriche dedicate ai profughi. Tadini raccontava l’Uomo e, in quella serie, evidenziava quanto l’essere profugo sia insito nella condizione dell’Uomo. Per Tadini la gestione del cambiamento e della perdita è un processo che tutti nella vita devono elaborare a cominciare dalla nascita con il distacco dal corpo materno, con l’esperienza della Distanza (Emilio Tadini, Rizzoli 1998).

L’esperienza dell’Uomo è senza tempo e senza patria: un’eterna ricerca della condizione migliore e fanno parte di questa ricerca il viaggio, il sogno, l’amore. Dalla fine degli anni Ottanta fino ai primi del 90 Tadini elabora un profonda riflessione sull’essere profughi che lo portano a realizzare a seguire il ciclo Oltremare (ispirate ad Ulisse) e le Fiabe, partendo da La fiaba de niente. Inoltre scrisse nel 1993 il celebre romanzo La tempesta il cui protagonista è Prospero, un uomo colpito dalle vicissitudini della vita che si trincea nella sua casa per opporsi allo sfratto.

Nel periodo in cui realizzo il ciclo Profughi, Emilio Tadini fu molto colpito dai grandi cambiamenti politici e sociali. Nel 1989, anno della caduta del muro di Berlino, realizzò un ciclo di trittici ispirati a Max Beckmann. Per Tadini la storia si ripeteva. Rivedeva in quei cambiamenti sociali che poi portarono anche alla guerra in Jugoslavia, i tempi della guerra quando era bambino e frequentava il ginnasio e trascorreva più tempo nel rifugio che in aula. In particolare gli rimase impresso nella memoria il rischio che corse suo padre quando, da fervente cattolico qual era, si inginocchiò a pregare davanti a dei morti in Piazzale Loreto, tra cui c’era una insegnante. Lui, orfano di madre da quando aveva 6 anni, in quel momento colse quanto l’ideale di un uomo possa prevalicare sul tutto e stravolgere la vita degli altri.

In quella Milano di lutti e di bombardamenti metteva radici in Tadini la voglia di ricostruzione e la fame di giustizia e di benessere che poi appartenne a tutta la generazione del dopoguerra.

Nella serie Profughi i personaggi di Tadini sono persone che come pacchi si muovono in spazi in assenza di gravità con dei cartellini attaccati addosso. Uomini ed oggetti, insieme, sono in uno spazio aereo e privo di gravità. Non c’è territorio di appartenenza c’è solo il viaggio. Un percorso da fare insieme alle cose, quelle che per Tadini rimangono oltre l’uomo a significare ciò che c’era. Presenze e assenze. Nature morte che parlano di noi e raccontano storie di vita terrena. A volte sono fardelli da cui non riusciamo a separarci e ci sono pesci sugli alberi a ricordarci lo stravolgimento dei luoghi e l’atto estremo di sopravvivenza e di non rinuncia alla vita.

La collettiva Profughi:

l’Umanità in viaggio nell’era globale

Gli artisti esposti sono 69 su più di 100 partecipanti. Saranno in mostra pitture, sculture, fotografie e video inediti. I visitatori avranno stimoli di riflessione e approfondimenti sul tema anche con incontri e visite guidate rivolte anche alle scuole.

Chi sono i Profughi oggi? Lo raccontano artisti e fotografi contemporanei. Un viaggio tra persone, popoli e città, tra passato, presente e futuro a descrivere questa umanità in viaggio. Un percorso alla ricerca del benessere, all’inseguimento di un sogno, di fuga dal passato. Troverete sguardi sui profughi, sguardi sull’uomo. Gli artisti e fotografi in mostra

Anna Mireles
Andrea Brera
Andrea Marchegiani
Anna Roberto
Bruno Baldari
Laura Caligiuri
Cesare Augello
Chiara Pellegrini
Daniela Carcano
Daniela Loconte
Jonathan Brioschi
Daniele Lentini
Diego Ariel Ayala
Diego Bardone
Elena Galimberti
Eleonora Prado
Elisabetta Gatti Biggi
Emanuele Cortellezzi
Ernesto Terlizzi
Fabiana Baccinello
Federico Ferrari
Federico Marcoaldi
Fiorella Cicardi
Francesco Falciola
Fulvio Tornese
Gianfranco Bellini
Gianni Pezzotta
Giovanna Paolillo
Giovanni Paolini
Isa Locatelli
Isabella Rigamonti
Lino Giussani
Lorena Tortora
Luca Barovier
Lucio Perna
Luigi Lusenti
Maria Grazia Scarpetta
Maria Luisa Paolillo
Maria Piera Branca
Marina Carboni
Marina Labagnara
Mario de Leo
Marisa di Brindisi
Massimo Ronchi
Mera
Mimma Livini
Mirko Lamonaca
Mirko Torresani
Mohamed Karimi
Monica Sori
Nuccio Zicari
Pamela Napoletano
Paolo Robaudi
Silvana Pincolini
Roberta Ferrari
Roberto Ferrigno
Roberto Manfredi
Romano Campalani
Romina Pilotti
Alberto Scibona
Silvia Questore
Silvia Senna
Gianfranco Testagrossa
Tobia Ravà e Abdallah Khaled 
Mayoor Lucio Tosi 
Veronique Pozzi
Walter Ciceri

Oggi quella Milano e quell’Italia di guerra, ricostruita, in cui aveva messo radici l’attenzione di Tadini sul tema, è tra le Nazioni del mondo meta di popoli che fuggono da altre nazioni in cui regna la guerra, l’orrore, la fame.

Quell’essere profughi è l’odissea di un’umanità che non è mai riuscita di fare di una terra, la propria terra, quasi quanto nessuna patria è mai riuscita ad essere più importante e sovrana di una madre terra.

Questi sono tempi di contraddizioni in cui mentre la politica si allarma a difesa di confini, culture e religioni, madre Terra richiama tutti all’ordine e a una visione unitaria con i suoi cambiamenti climatici.

Ebbene proporre oggi una mostra sul tema Profughi, partendo dagli stimoli e dalle riflessioni di Tadini e del suo Novecento, ci sembra più che mai attuale.

In questo Duemila chi sono i profughi? Quali sono i cambiamenti, le perdite, i rischi di questa umanità che corre, che si ammassa nelle metropoli, orfana di ideali ed utopie, che cerca nuove forme di sostentamento e teme per il futuro di tutta la Terra? Lo abbiamo chiesto a fotografi e pittori per raccontarla, rappresentarla, aiutarci a vederla tutta insieme questa umanità in viaggio.

Dal 27 febbraio al 20 aprile 2019 alla Casa Museo Spazio Tadini i visitatori potranno avere un percorso ricco di stimoli e riflessioni, da Tadini agli artisti e fotografi che raccontano cosa significa essere profughi oggi, fino ad un reportage fotogiornalistico sui profughi siriani di Simone Margelli, a cura di Federicapaola Capecchi.

 

Al Mafraq Close to home è un progetto realizzato a quattro mani da Simone Margelli, fotoreporter insieme ad Enrico Nardi, giornalista. Racconta storie di fuga e di accoglienza di alcune famiglie siriane. Yahia, Fatima, Ahmed, Ibrahim, Sali e Hassna hanno aperto le loro abitazioni per condividere l’esperienza dell’esilio e delle nuove vite che si sono dovuti costruire. Testimonianze che regalano un punto di vista reale di cosa sia stata la Primavera Araba, la guerra, le contraddizioni di un conflitto di tali dimensioni. E di cosa sia l’accoglienza in un paese, la Giordania, che ha visto arrivare dal 2011 670 mila emigrati siriani; un paese dove, però, la lingua, la cultura e la religione sono patrimoni comuni a entrambe le popolazioni. Al Mafraq Close to home è inserita nel Festival Fotografico Europeo 2019.

La mostra si avvale del supporto di “PHOTOMILANO Agenzia – Comunicazione, Fotografia, Arte e Cultura” che si occupa della comunicazione e ufficio stampa dell’evento nonché della diffusione della mostra presso altre sedi.

PROFUGHI

Spazio Tadini Casa Museo

27 febbraio – 20 aprile 2019

Via Niccolò Jommelli 24, 20131, Milano – MM1 Loreto, MM2 Piola – Bus 62,81

http://www.spaziotadini.com

Orari apertura Casa Museo: dal mercoledì a domenica 15:30/19:30 lunedì e martedì: chiuso

Per visite guidate per scuole prenotarsi a museospaziotadini@gmail.com

INFO PER LA STAMPA

Melina Scalise museospaziotadini@gmail.com; Federicapaola Capecchi federicapaola@spaziotadini.it

COMUNICAZIONE, PROMOZIONE E UFFICIO STAMPA PhotoMilano Agenzia

Elisabetta Gatti Biggi elisabettalgatti@gmail.com

Mostre Milano: Tobia Ravà


Dal 19 gennaio 2017 al 19 febbraio 2017

Casa Museo Spazio Tadini

Via Niccolò Jommelli, 24 Milano

 

A cura di Melina Scalise e Francesco Tadini

 Una grande personale di uno degli artisti più interessanti ed enigmatici del panorama artistico italiano. Un percorso suggestivo di opere intrise dei misteri di cui Tobia Ravà attinge sia dalla sua storia personale che dagli studi di semiologia delle arti all’Università di Bologna con maestri come Umberto Eco, Renato Barilli, Omar Calabrese e Flavio Caroli.

Nei segni e nei loro riferimenti simbolici, nei loro significati e significanti, negli arcani numerici, ma anche letterali c’è tutto il mondo di questo artista di origini ebraiche. Un artista del paesaggio, ma anche dell’astrazione. Ogni opera è rappresentazione e racconto.

Le origini linguistiche dell’artista costituiscono le basi di partenza dell’elaborazione del suo lavoro di ricerca. L’alfabeto ebraico, composto da 22 lettere ha un corrispettivo numerico e ogni numero ha un riferimento anche oggettuale che sia un luogo, una persona, una relazione. I suoi lavori pittorici diventano così paesaggi interamente composti da numeri. Sono, un continuo gioco tra il segno, il suo significante e il relativo significato. L’immagine diventa segno, anzi è essa stessa segno e non ne può prescindere.

 

Il mio lavoro trae ispirazione dall’applicazione della ghematrià e dai riferimenti alla Kabbalah – spiega Tobia Ravà – . Un lavoro di ricerca che dagli studi di Luria alla sequenza di Fibonacci mi ha portato anche alla scoperta di una congettura matematica: facendo una riduzione teosofica (riduzione iterativa del risultato della somma delle singole cifre di un numero alla sua radice numerica) ho riscontrato che ogni 24 numeri si presenta la stessa sequenza”.

“Tobia Ravà ci ricorda che tutto ciò che la scienza può produrre può essere solo immaginato dalla mente – precisa Melina Scalise curatrice della mostra insieme a Francesco Tadini-. Un aspetto interessate che conferisce alla struttura del pensiero, agli aspetti cognitivi della visione e della creatività un’importanza basilare non solo per comprendere il lavoro di un artista, ma anche l’invenzione tecnica e scientifica”.

Vedi articolo su Milanoartexpo 

Tobia Ravà 

Tobia Ravà (Padova, 1959), lavora a Venezia, ha frequentato la Scuola Internazionale di Grafica di Venezia ed Urbino. Si è laureato in semiologia delle arti all’Università di Bologna, allievo di Umberto Eco, Renato Barilli, Omar Calabrese, Flavio Caroli. Dipinge dal 1971 ed ha esposto dal 1977 in mostre personali e collettive in Italia, Belgio, Croazia, Francia, Germania, Spagna, Brasile, Argentina, Giappone e Stati Uniti. È presente in collezioni sia private che pubbliche, in Europa, Stati Uniti, America Latina, e in Estremo Oriente. Nel 1983 è tra i fondatori del gruppo bolognese AlcArte, attivo all’Università di Bologna (DAMS), con l’intento di coniugare il fare arte all’epistemologia. Dal 1988 si occupa di iconografia ebraica e ha svolto con Gadi Luzzatto Voghera e Paolo Navarro Dina un lavoro di ricerca e schedatura nell’ambito dell’epigrafia ebraica nel Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige. Nel 1993 è il promotore del gruppo Triplani, che, partendo dalla semiologia biplanare di Greimas e Calabrese, prende il nome dall’ipotesi di un terzo livello di lettura simbolica, accanto a quelli del significato e del significante.

Nel 1998 è tra i soci fondatori di Concerto d’Arte Contemporanea, associazione culturale che si propone di riunire artisti con le stesse affinità per riqualificare l’uomo ponendolo in sintonia con l’ambiente e rendere l’arte contemporanea conscia dei suoi rapporti con la storia e la storia dell’arte, anche interagendo espositivamente con parchi, ville, edifici storici e piazze di città d’arte. Dal 1999 ha avviato un ciclo di conferenze, invitato da università e istituti superiori d’arte, sulla sua attività nel contesto della cultura ebraica, della logica matematica e dell’arte contemporanea.

Giuseppe Cassibba: MADRE TERRA – in mostra a Spazio Tadini dal 15 marzo


15 marzo  – 13 aprile 2013

Inaugurazione: venerdì 15 marzo, ore 18,30

Giuseppe Cassibba è un documentarista del presente. Dalla Sicilia, sua terra natale (Comiso), ha avuto in dono un punto d’osservazione eccellente sui cambiamenti sociali, ambientali, geopolitici ed economici in atto. Con la stessa delicatezza del poeta nell’uso delle parole e delle metafore per raccontare la vita anche nei suoi aspetti più duri, Cassibba usa acqua e pennello per illustrare i cambiamenti che sta subendo il Pianeta. Continua a leggere Giuseppe Cassibba: MADRE TERRA – in mostra a Spazio Tadini dal 15 marzo

Danza e baratto: presentazione dei corsi di danza e apertura dei bauli comunisti


danza contemporanea, Spazio Tadini, Federicapaola Capecchi su Francesca Magro, Coreografia d'Arte 2012
Spazio Tadini, Coreografia d’Arte 2012, Federicapaola Capecchi su Francesca Magro

Giovedì 14 febbraio 2013, dalle ore 18:30, illustrazione dei corsi di danza e presentazione del Laboratorio intensivo di danza contemporanea che si terrà dal 20 al 24 febbraio 2013.

Chi lo desidera, in quella stessa serata, può fare una lezione di prova dalle 19:30 alle 22:30 e iscriversi direttamente ai corsi (sono previsti fino a luglio). Continua a leggere Danza e baratto: presentazione dei corsi di danza e apertura dei bauli comunisti

Il tg3 dedica un servizio alla mostra Ritorno al Mediterraneo e Soldi D’artista


La giornalista Cristina Sanna Fassino ha realizzato un servizio sulle mostre in corso a Spazio Tadini. Per vedere il filmato intero andato in onda sul Tgr, ottenendo anche una citazione all’apertura del Tg cliccate qui.

ATHENA NIKOLAOU – Ritorno al Mediterraneo a Spazio Tadini


L’artista espone nella mostra a Spazio Tadini patrocinata dal Ministero della Cultura e degli Affari Esteri della Grecia, dal Club Unesco di Treviglio e Bergamo, in collaborazione con il Centro Elleco di Cultura e la Comunità Ellenica Per affrontare, anche su un piano culturale, i cambiamenti economici, politici e sociali in corso nell’area del Mediterraneo che vedono la Grecia fulcro della crisi dell’Eurozona.

Crociverba ed immagini
di Giakomelou Cristina

Athena Nikoloau percepisce l’arte come un dibattito aperto tra la società’ e l’individuo attraverso elementi estetici e storici.
Sia il concetto di spazio che la varietà delle forme contengono dimensioni metafisiche e tutto l’insieme contempla la ricerca di uno spazio, di un tempo e di una forma.

Nella sua arte le figure femminili  e gli oggetti-indumento si fondono in una forma quasi feticista e divengono tutt’uno.

La composizione di indumenti appesi e collegati ad un telefono denotano in modo ironico la fine della intercomunicazione e riflettono la solitudine e l’isolamento dell’individuo.

Nei suoi lavori di composizione mosaica la relazione tra parola e immagine, luce e ombra deriva dai testi del filosofo presocratico Eraclito.

Il significato dei testi nelle sue opere come anche nei cruciverba creano una immediata e facilmente riconoscibile  immagine.

Le sue opere sono portatrici di cultura e di persuasione artistica e dominano il tempo, lo spazio, le esperienze, le cause collettive e qualsiasi informazione storica e concettuale.

Biografia

Athena Nikolaou

Nata ad Atene nel 1970. Ha frequentato il corso di scultura all’ Accademia di  Belle Arti dell’ Unversità  Aristotele di Salonicco conseguendo successivamente un Master in Belle Arti al Collegio di Belle Arti di Edimburgo.


Mostre collettive

2011      Prisma Art Gallery, Pireo.
2011    “Traccia umana ed il suo segno” EPASKT Atene.
2011      Poseidonion Hotel Gallery, Golden cost, Paros.
2011      Tsikaliotis Tower, Leonidio, Grecia.
2011      Μansion OLP, Pireo.
2011      Bartesera, Atene.
2009      Bonicos Gallery, Atene.
2008      3,14 art Gallery, ‘Ecoart.gr Farmakolagnia” Atene.
2008      Immagine-Spazio-Azione, Presentation of New Artist,
Τechnopolis Art Center, Atene.
2008      Creatori di Epiro, Ζapeion Pallas, Atene.
2007      Art in the Place of the Catholic Metropolis.
Church, Castello della isola di Naxos, Grecia.
2007    “Ecoart.gr” Arte e Ecologia, Free Expression Gallery, Atene.
2007      Recostruzione, Cypselae Agora Place, Atene.
2006      Nuovi Artisti Denocratous Gallery, Atene.
2003      Collettiva di scultura, Kivotos gallery, Atene.
2004      Elements Gallery, Atene.
1999      Lime House Gallery, Santa Anna, California.
1998      Postgraduates, College of Art Gallery, Edimburgo.
1997      Postgraduates, College of Art Gallery, Edimburgo.
1996      Mostra dei laureati Port Gallery, Salonico.

DIMITRIS HORDAKI – Ritorno al Mediterraneo a Spazio Tadini


L’artista espone alla mostra a Spazio Tadini patrocinata dal Ministero della Cultura della Grecia, dal Club Unesco di Treviglio e Bergamo, in collaborazione con il Centro Elleco di Cultura e la Comunità Ellenica Per affrontare, anche su un piano culturale, i cambiamenti economici, politici e sociali in corso nell’area del Mediterraneo che vedono la Grecia fulcro della crisi dell’Eurozona.

Dimitris Hordaki è nato a Larissa, I Grecia. Dopo aver terminato gli studi presso il Liceo Classico di Volos ha studiato per un anno presso la Scuola di Arti Decorative Doxiadis e Grefica sotto la guida del professore Dimitris Mitaras. Nel 1977 si trasferisce a Firenze dove ha studiato presso l’Accademia di Belle Arti diretto dal professore Silvio Loffredo. Dopo la Laura nel 1980 ha iniziato a studiare restauro di opere d’arte e freuquentare per un anno la Scuola Internazionale di Belle arti di Firenze (Università internazionale dell’Arte), diretta dal professore Carlo Raggianti. Un anno dopo, fu ammesso alla Scuola di Restauro d’Arte diretto da Umberto Baldini, da dove si è laureato nel giugno del 1983, specializzato nell’arte della scu ltura e affreschi. Nell’ottobre del 1983, ha studiato litografia presso la Scuola Internazionale di Grefica (Il Bisonte Firenze), regia di Luigia Guaita, la laurea a maggio del 1984. Nel 1991 si trasferisce a Parigi e lì vi risiede e lavora per otto anni. Oggi vive tra Firenze e Atene. Opere di Dimitris Hordaki si trovano in diverse collezioni pubbliche e private a livello internazionale (Grecia, Italia, Francia, Svizzera, Stati Uniti, Spagna).