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Power of Peace di Kerstin Kager

Monteoliveto Gallery ha il piacere di presentare a Milano, nella prestigiosa Casa Museo Spazio Tadini la prima personale milanese dell’artista austriaca Kerstin Kager dal titolo “Power of Peace” 1-14 giugno 2022. Un titolo importante e particolarmente significativo in questo periodo in cui la pace resta un dovere da mettere in primo piano.

Pigments on paper, 30x40cm, 2022

Racconta Chantal Angèle Lora : “L’incontro con Kerstin Kager risale al 2020, il suo approccio intensivo ai colori e la dinamica insita in tutte le sue opere hanno raccolto l’interesse forte della Galleria a rappresentarla negli eventi d’arte in programma. Purtroppo il periodo della pandemia ha consentito nel 2020 solo mostre in live che hanno riscosso comunque un grande successo, prima la mostra GOLD alla quale ha fatto seguito una presentazione dedicata e un incontro con un collezionista dell’area Vesuviana che ha acquisito 2 sue opere; nel 2021 nell’ambito dell’iniziativa “A Room to Restart” una seconda personale live, “La Dynamique du geste” ha presentato altre opere, tutte di grande interesse. Nel settembre 2021, nell’ambito del progetto MadforNaplesandforSommaVesuvio, la sua opera dedicata a San Gennaro è stata in mostra a Castel dell’Ovo a Napoli, poi durante una serata speciale “Arte Musica e Cultura” all’anfiteatro di Santa Maria Capua Vetere (opera in catalogo).

Con la fine del 2021, finalmente riaperti gli eventi in presenza, abbiamo avuto il piacere di incontrare l’artista e presentare le sue opere prima a Aix en Provence al salone Smart’Aix, poi nella galleria parigina con vari eventi d’arte e una personale di rilievo “La dynamique du geste” che ha riscontrato grande interesse di pubblico e vendite.

Il 2022 si è aperto con il soggiorno napoletano dell’artista che ha lavorato “sul campo” per la 3a edizione 2022-2024 del progetto MadforNaplesandforSommaVesuvio e la sua partecipazione ad alcuni eventi d’arte programmati con la Bicycle House sotto la prestigiosa Galleria Umberto. In attesa di ritrovare l’artista nei prossimi saloni internazionali di arte contemporanea, questa personale milanese coglie un momento importante e fondamentale della attività artistica di Kerstin Kager e propone insieme alle opere strettamente dedicate alla Pace, una panoramica di altre serie interessanti dedicate alla musica, e a Indigo, un colore particolare che sottolinea tanto delle origini dell’artista“.

Testo di Melina Scalise

La danza della vita di Melina Scalise per Kerstin Kager

La pittura di Kerstin Kager è caratterizzata dal gesto pittorico e dallo sguardo sul paesaggio naturale, con un’attenzione verso la figura femminile e le relazioni sociali. L’artista vive e lavora in Austria e, pur rappresentando il paesaggio che più le è vicino, estende l’appartenenza dei suoi animali, delle sue donne, delle sue danze, al mondo perché, grazie all’essenzialità del suo tratto, trasforma ogni figura, in simbolo. Il mondo di Kersin Kager appare festante, intriso di colori accesi, per lo più primari, anche loro essenziali. Rappresenta spesso scene agresti, danze, animali, donne al lavoro o a passeggio, balli di coppia.

Le figure emergono da pennellate a volte appena accennate, anche solo con i neri. Sembra che all’artista basti poco per raccontare ciò che forse ritiene importante ovvero preservare la stretta relazione tra l’uomo e la natura. L’essenzialità del gesto pittorico, veloce, quasi istintivo sembra opporsi alla razionalità che richiede precisione, ricerca e dettaglio. Con questa scelta dà corpo e parola al colore e al segno nella veste più semplice e primitiva visto anche l’uso prevalente dei colori primari.

Ma c’è un elemento che balza all’occhio nei suoi dipinti ed è l’oro che richiama tutto il mondo sacro della pittura antica. Allora la sua pittura comincia ad allontanarsi dall’apparire gioioso della Natura per raggiungere un fine diverso e confrontarsi con il fine, con la fine, con il tempo e di questo lei ne parla rappresentando anche musicisti e danzatori.

L’oro appartiene prevalentemente alla donna. Kerstin Kager le dipinge spesso con abiti essenziali, che ricordano quelli delle contadine, ma la loro semplicità è spesso impreziosita dall’oro sui capelli e sui loro oggetti a simboleggiare la loro vicinanza a una sorta di sacralità di cui portano il vessillo, ma anche il peso perché le loro sacche e borse sono anch’esse dorate. Insieme alle donne solo alcuni animali e degli strumenti musicali sembrano avere questo oro spirituale. Lo troviamo, per esempio, nella maestosità delle corna di un cervo o nel colore di un sassofono, mentre tutta la fisicità e potenza animale viene simboleggiata prevalentemente dal toro, animale spesso ricorrente.

E la figura maschile? Dov’è l’uomo in tutto questo? Nelle sue pitture, è spesso raffigurato in abito tradizionale ed è compagno di danza della donna quasi a sancire il suo legame più terreno con il mondo di cui è testimone di tradizione e storia.

La pittura dell’artista trascina così lo spettatore in un mondo quasi fiabesco che non vuole togliere la drammaticità del vivere, ma ricercare, nella sua “leggerezza”, nelle sue piccole cose, come un fiore, un gallo, un violino, il modo di sopravvivere. La danza è la musica sono certamente un modo per esprimere questa dinamicità della vita relazione e di rappresentazione della dinamicità del mondo, del tempo e forse anche del destino.

Da un’artista con questa sensibilità non poteva che scaturire, in questo momento storico, un ciclo di opere dedicate alla pace.

In questo ciclo le donne e gli animali sono i “corpi della pace”, testimonianze orfane di guerra, dell’equilibrio perduto, del senso smarrito, del destino crudele, della speranza infranta. In questi dipinti il sacro si manifesta nella forma manifesta ovvero nel corpo e riconosciamo chiaramente la Madonna ritratta e la colomba della pace. Sono simboli appartenenti alla nostra cultura, ma dove la preghiera per la pace di Kerstin Kager passa sempre anche attraverso la Natura che viene disegnata, con dei fiori, simbolo di vita, sulla pelle delle donne, come tatuaggi, a ricordare, forse, che la guerra è solo questione di umani che perdono il senso della vita”.

La città: l’Etico e lo Spazio mostra di Emilio Tadini

A vent’anni dalla morte di Emilio Tadini, pittore, scrittore e saggista di rilievo nel panorama italiano, presso la sede dell’archivio, la Casa Museo Spazio Tadini, in via Jommelli, 24, si svolge dal 1 giugno 2022 al 15 aprile 2023 la mostra Le città: l’Etico e lo Spazio che vede esposte tele, documenti inediti dell’archivio e scritti dell’artista. La mostra e gli eventi correlati saranno realizzati in collaborazione con Fondazione del Corriere della Sera e Fondazione Marconi.

Tadini si è interessato alla città come spazio di relazione, di crescita culturale e sviluppo fino ad eleggerla simbolo della cultura di un popolo. Ne ha parlato attraverso la sua pittura, con un ciclo pittorico dedicato, Città italiane (1988-1991), in molti suoi romanzi che hanno al centro la città di Milano (come La lunga notte, 1987, e La tempesta, 1993), ma anche trattando temi attinenti alla gestione pubblica della città nei suoi articoli sul “Corriere della Sera” e su altre testate come la rivista “La città” ideata nel 1997 da Carlo Orsi con Tadini, Vergani, Giorgio Teruzzi e Gianfranco Pardi. (Scarica pdf comunicato stampa)

Città Italiana – Emilio Tadini

Questa mostra costituisce una continuazione ideale di quella terminata il 5 marzo 2022 presso la galleria Giò Marconi di Milano, Viaggio in Italia, testimoniando, ancora una volta, l’importanza attribuita da Tadini alla relazione tra l’uomo e il paesaggio

Città- Emilio Tadini

Scriveva l’artista nel catalogo Le città Italiane, mostra Salone Filiale Renault 1989:

Potremmo sostenere che il Diritto sta all’Etico come l’Architettura sta allo Spazio. E potremmo anche sostenere che è nel Diritto che l’Etico si mostra, si fa vedere, così come lo Spazio si mostra, si fa vedere nell’architettura. E se è vero che (…), è più facile parlare del Diritto che non dell’Etico è anche vero che è molto più facile parlare dell’Architettura che non dello Spazio. (…) Potremmo addirittura arrivare a dire, ma sottovoce, che c’è qualcosa in comune, tra l’Etico e lo Spazio”.

La capacità di analisi e di porre questioni di valore esistenziale e gnoseologico è una caratteristica dell’artista. Proprio per questo, molto del suo lavoro possiede la grande capacità di farsi interprete di importanti temi contemporanei. La storia recente ci impone più che mai una riflessione tra l’Etico e lo Spazio. È per ragioni di “spazio” e di “diritto” che si scatenano le guerre – come quella in corso – e, per la stessa ragione si distruggono o si costruiscono le case, le città, che per Tadini sono “un sistema ordinato di distanze”.

Città Italiana – Emilio Tadini

Emilio Tadini, nato nel 1927, aveva visto distruggere le case durante l’ultimo conflitto mondiale e questo sguardo su città illuminate dalla luna, abitate da giganti e clown, e attraversate dai profughi ricordano a tutti noi, metaforicamente, il viaggio esistenziale di ciascuno, dove tragico e comico non sono in contrapposizione, ma consequenziali, e dove, si manifesta, in qualche misura, il ripetersi della storia.

Il tragico è (ricordiamoci l’opera di Nietzsche) è estatico, il comico infinitamente temporale. Non si finirebbe mai di ridere.(…) Tadini utilizza prima il comico per esprimere il tragico (…) usa certe veline manieristiche per moltiplicare la meccanicità delle cose, per farle diventare un’anti-natura, per rendere possibile la ripetizione. (…) Ciò che è visto è la città detemporalizzata (…) la città-mito”.
(Mario Santagostini, Città Italiane, catalogo mostra Galleria D’Arte Contemporanea di Arezzo 1989).

Città – Emilio Tadini

Nel 1989 cadeva il Muro di Berlino e Tadini, sempre attento osservatore del sociale, intorno a quell’anno si stava dedicando a due cicli pittorici dai temi emblematici: il Profugo e le Città. Come scrisse nel catalogo della mostra Trittici del 1989 (che dà inizio alla sua produzione di trittici negli ultimi anni del suo lavoro pittorico), erano caduti dei miti, dei valori, il mondo stava prendendo una nuova direzione: il crollo dei grandi sistemi alle nostre spalle ha questo di buono: che i suoi incendi possono illuminare la strada mentre stiamo andando via da qualche altra parte”. 

Oggi ci stiamo muovendo da qualche altra parte e la mostra di Emilio Tadini sulla città è anche l’occasione per parlarne con una serie di incontri che vedrà partecipare figure dell’arte, della politica, del giornalismo, della cultura.

Casa Museo Spazio Tadini

Le città, l’Etico e lo Spazio

dal 1 giugno 2022 al 15 aprile 2023

inaugurazione 1 giugno ore 18.30

apertura da mercoledì a sabato dalle 15.30 alle 19.30.

Per visite guidate prenotazioni via mail museospaziotadini@gmail.com costo 10 euro.

Contatti stampa

Melina Scalise cell.3664584532

Emilio Tadini, Profughi: dal 27 febbraio al 20 aprile 2019

Esposizione di un ciclo pittorico emblematico ed estremamente attuale di Emilio Tadini (anni 80/90). Accompagnato da 69 tra artisti e fotografi contemporanei che raccontano questa umanità in viaggio nell’era globale.  Una mostra per parlare di profughi non solo nelle sedi della Politica, ma anche e soprattutto in quelle della Cultura. LA MOSTRA DEI TRITTICI DI EMILIO TADINI E’ STATA PROROGATA FINO AL 30 GIUGNO CON IN VISIONE IL VIDEO DELLA COLLETTIVA.

Comunicato Stampa Profughi 

A cura di Francesco Tadini

e Melina Scalise

La mostra ha il patrocinio del Comune di Milano e del Municipio 3 ed è realizzata con la collaborazione di Fondazione Marconi. 

Erano gli anni ‘80/’90 quando Emilio Tadini realizzò una serie di opere pittoriche dedicate ai profughi. Tadini raccontava l’Uomo e, in quella serie, evidenziava quanto l’essere profugo sia insito nella condizione dell’Uomo. Per Tadini la gestione del cambiamento e della perdita è un processo che tutti nella vita devono elaborare a cominciare dalla nascita con il distacco dal corpo materno, con l’esperienza della Distanza (Emilio Tadini, Rizzoli 1998).

L’esperienza dell’Uomo è senza tempo e senza patria: un’eterna ricerca della condizione migliore e fanno parte di questa ricerca il viaggio, il sogno, l’amore. Dalla fine degli anni Ottanta fino ai primi del 90 Tadini elabora un profonda riflessione sull’essere profughi che lo portano a realizzare a seguire il ciclo Oltremare (ispirate ad Ulisse) e le Fiabe, partendo da La fiaba de niente. Inoltre scrisse nel 1993 il celebre romanzo La tempesta il cui protagonista è Prospero, un uomo colpito dalle vicissitudini della vita che si trincea nella sua casa per opporsi allo sfratto.

Nel periodo in cui realizzo il ciclo Profughi, Emilio Tadini fu molto colpito dai grandi cambiamenti politici e sociali. Nel 1989, anno della caduta del muro di Berlino, realizzò un ciclo di trittici ispirati a Max Beckmann. Per Tadini la storia si ripeteva. Rivedeva in quei cambiamenti sociali che poi portarono anche alla guerra in Jugoslavia, i tempi della guerra quando era bambino e frequentava il ginnasio e trascorreva più tempo nel rifugio che in aula. In particolare gli rimase impresso nella memoria il rischio che corse suo padre quando, da fervente cattolico qual era, si inginocchiò a pregare davanti a dei morti in Piazzale Loreto, tra cui c’era una insegnante. Lui, orfano di madre da quando aveva 6 anni, in quel momento colse quanto l’ideale di un uomo possa prevalicare sul tutto e stravolgere la vita degli altri.

In quella Milano di lutti e di bombardamenti metteva radici in Tadini la voglia di ricostruzione e la fame di giustizia e di benessere che poi appartenne a tutta la generazione del dopoguerra.

Nella serie Profughi i personaggi di Tadini sono persone che come pacchi si muovono in spazi in assenza di gravità con dei cartellini attaccati addosso. Uomini ed oggetti, insieme, sono in uno spazio aereo e privo di gravità. Non c’è territorio di appartenenza c’è solo il viaggio. Un percorso da fare insieme alle cose, quelle che per Tadini rimangono oltre l’uomo a significare ciò che c’era. Presenze e assenze. Nature morte che parlano di noi e raccontano storie di vita terrena. A volte sono fardelli da cui non riusciamo a separarci e ci sono pesci sugli alberi a ricordarci lo stravolgimento dei luoghi e l’atto estremo di sopravvivenza e di non rinuncia alla vita.

La collettiva Profughi:

l’Umanità in viaggio nell’era globale

Gli artisti esposti sono 69 su più di 100 partecipanti. Saranno in mostra pitture, sculture, fotografie e video inediti. I visitatori avranno stimoli di riflessione e approfondimenti sul tema anche con incontri e visite guidate rivolte anche alle scuole.

Chi sono i Profughi oggi? Lo raccontano artisti e fotografi contemporanei. Un viaggio tra persone, popoli e città, tra passato, presente e futuro a descrivere questa umanità in viaggio. Un percorso alla ricerca del benessere, all’inseguimento di un sogno, di fuga dal passato. Troverete sguardi sui profughi, sguardi sull’uomo. Gli artisti e fotografi in mostra

Anna Mireles
Andrea Brera
Andrea Marchegiani
Anna Roberto
Bruno Baldari
Laura Caligiuri
Cesare Augello
Chiara Pellegrini
Daniela Carcano
Daniela Loconte
Jonathan Brioschi
Daniele Lentini
Diego Ariel Ayala
Diego Bardone
Elena Galimberti
Eleonora Prado
Elisabetta Gatti Biggi
Emanuele Cortellezzi
Ernesto Terlizzi
Fabiana Baccinello
Federico Ferrari
Federico Marcoaldi
Fiorella Cicardi
Francesco Falciola
Fulvio Tornese
Gianfranco Bellini
Gianni Pezzotta
Giovanna Paolillo
Giovanni Paolini
Isa Locatelli
Isabella Rigamonti
Lino Giussani
Lorena Tortora
Luca Barovier
Lucio Perna
Luigi Lusenti
Maria Grazia Scarpetta
Maria Luisa Paolillo
Maria Piera Branca
Marina Carboni
Marina Labagnara
Mario de Leo
Marisa di Brindisi
Massimo Ronchi
Mera
Mimma Livini
Mirko Lamonaca
Mirko Torresani
Mohamed Karimi
Monica Sori
Nuccio Zicari
Pamela Napoletano
Paolo Robaudi
Silvana Pincolini
Roberta Ferrari
Roberto Ferrigno
Roberto Manfredi
Romano Campalani
Romina Pilotti
Alberto Scibona
Silvia Questore
Silvia Senna
Gianfranco Testagrossa
Tobia Ravà e Abdallah Khaled 
Mayoor Lucio Tosi 
Veronique Pozzi
Walter Ciceri

Oggi quella Milano e quell’Italia di guerra, ricostruita, in cui aveva messo radici l’attenzione di Tadini sul tema, è tra le Nazioni del mondo meta di popoli che fuggono da altre nazioni in cui regna la guerra, l’orrore, la fame.

Quell’essere profughi è l’odissea di un’umanità che non è mai riuscita di fare di una terra, la propria terra, quasi quanto nessuna patria è mai riuscita ad essere più importante e sovrana di una madre terra.

Questi sono tempi di contraddizioni in cui mentre la politica si allarma a difesa di confini, culture e religioni, madre Terra richiama tutti all’ordine e a una visione unitaria con i suoi cambiamenti climatici.

Ebbene proporre oggi una mostra sul tema Profughi, partendo dagli stimoli e dalle riflessioni di Tadini e del suo Novecento, ci sembra più che mai attuale.

In questo Duemila chi sono i profughi? Quali sono i cambiamenti, le perdite, i rischi di questa umanità che corre, che si ammassa nelle metropoli, orfana di ideali ed utopie, che cerca nuove forme di sostentamento e teme per il futuro di tutta la Terra? Lo abbiamo chiesto a fotografi e pittori per raccontarla, rappresentarla, aiutarci a vederla tutta insieme questa umanità in viaggio.

Dal 27 febbraio al 20 aprile 2019 alla Casa Museo Spazio Tadini i visitatori potranno avere un percorso ricco di stimoli e riflessioni, da Tadini agli artisti e fotografi che raccontano cosa significa essere profughi oggi, fino ad un reportage fotogiornalistico sui profughi siriani di Simone Margelli, a cura di Federicapaola Capecchi.

 

Al Mafraq Close to home è un progetto realizzato a quattro mani da Simone Margelli, fotoreporter insieme ad Enrico Nardi, giornalista. Racconta storie di fuga e di accoglienza di alcune famiglie siriane. Yahia, Fatima, Ahmed, Ibrahim, Sali e Hassna hanno aperto le loro abitazioni per condividere l’esperienza dell’esilio e delle nuove vite che si sono dovuti costruire. Testimonianze che regalano un punto di vista reale di cosa sia stata la Primavera Araba, la guerra, le contraddizioni di un conflitto di tali dimensioni. E di cosa sia l’accoglienza in un paese, la Giordania, che ha visto arrivare dal 2011 670 mila emigrati siriani; un paese dove, però, la lingua, la cultura e la religione sono patrimoni comuni a entrambe le popolazioni. Al Mafraq Close to home è inserita nel Festival Fotografico Europeo 2019.

La mostra si avvale del supporto di “PHOTOMILANO Agenzia – Comunicazione, Fotografia, Arte e Cultura” che si occupa della comunicazione e ufficio stampa dell’evento nonché della diffusione della mostra presso altre sedi.

PROFUGHI

Spazio Tadini Casa Museo

27 febbraio – 20 aprile 2019

Via Niccolò Jommelli 24, 20131, Milano – MM1 Loreto, MM2 Piola – Bus 62,81

http://www.spaziotadini.com

Orari apertura Casa Museo: dal mercoledì a domenica 15:30/19:30 lunedì e martedì: chiuso

Per visite guidate per scuole prenotarsi a museospaziotadini@gmail.com

INFO PER LA STAMPA

Melina Scalise museospaziotadini@gmail.com; Federicapaola Capecchi federicapaola@spaziotadini.it

COMUNICAZIONE, PROMOZIONE E UFFICIO STAMPA PhotoMilano Agenzia

Elisabetta Gatti Biggi elisabettalgatti@gmail.com