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Contro il bullismo la fotografia di Malena Mazza per Natale con gli Autori


NATALE CON GLI AUTORI® 2017 un progetto di Stefania Nascinbeni.

UNA MOSTRA FOTOGRAFICA CONTRO IL BULLISMO SPONSORED BY ASPESI CON IL PATROCINIO DEL COMUNE DI MILANO A SPAZIO TADINI.

Dall’ 1  al 19 Dicembre 2017 un percorso fotografico di Malena Mazza, curato da Monica Nascimbeni  sarà ospitato presso la Casa Museo Spazio Tadini, in via Jommelli, 24 a Milano. Il 5 Dicembre 2017 avrà luogo il vernissage di presentazione della Mostra parte del biglietto sarà devoluto a Casa Pediatrica Fatebenefratelli-Sacco e parte a sostegno delle attività culturali, artistiche ed educative della Casa Museo Spazio Tadini che dal 2008 si pone come uno dei luoghi più attivi di Milano sul piano artistico e culturale.

ATT00397La mostra si concluderà poi nell’ultima tappa culturale, dal 20 Dicembre 2017 al 30 gennaio 2018 presso lo Spazio Coworking e Libreria Open, in viale Monte Nero, 6 a Milano (aperta al pubblico).

Gli autori si possono ammirare all’opera nel bellissimo video backstage e realizzato da Dar Dotanyroad , visibile al seguente link:

https://m.youtube.com/watch?feature=youtu.be&v=ItnkBqKUYGY

 

IL PROGETTO ED I PROTAGONISTI

Milano – Il cuore pulsante di questa quinta edizione di Natale con gli Autori®, un progetto di sensibilizzazione alla lettura e scrittura nato a scopo benefico da un’idea di Stefania Nascimbeni e con la direzione artistica di Valeria Merlini, vedrà un’importante collaborazione con il mondo della moda.

Gli scrittori, che lo scorso settembre si sono prestati all’obiettivo della fotografa Malena Mazza, la quale insieme a Daniela Stopponi sono la direzione creativa del progetto, diventeranno protagonisti di una mostra fotografica di denuncia contro il bullismo e il cyberbullismo che sarà presentata in anteprima durante un grande evento di raccolta fondi a favore di Casa Pediatrica Fatebebefratelli, all’hotel Magna Pars di Milano, il prossimo 30 Novembre 2017 (su invito).

La mostra, sponsorizzata interamente da Aspesi, sarà curata da Monica Nascimbeni, esperta d’arte contemporanea, già ideatrice del progetto Tombini Art, nonché sorella di Stefania.

In tanti hanno voluto dare il loro contributo per sostenere questa iniziativa che si prefigge specialmente di aiutare a divulgare il lavoro che Casa Pediatrica svolge dal 2015 per bambini e adolescenti in crisi.

Ma non ci sono solo comunicazione e sponsorship a rendere questo progetto sinergico nelle sue varie parti: il marchio Aspesi ha anche realizzato delle t-shirt in edizione limitata che riporteranno un forte messaggio anti bullismo; t-shirt naturalmente indossate dagli autori durante gli scatti e che saranno vendute esclusivamente presso lo store monomarca di via Montenapoleone 13 a Milano (dal 1 Dicembre fino a esaurimento).  Si tratta di un’ottantina di magliette da 70€ l’una, il cui intero ricavato andrà devoluto alla Casa Pediatrica.

Dal 1° Dicembre 2017, all’interno della boutique sarà poi esposta la riproduzione dell’immagine istituzionale della Mostra a sostegno dell’iniziativa di charity sale.

Bullismo e cyberbullismo sono una forma di violenza fisica e psicologica alla quale ci opponiamo con forza. Abbiamo scelto di realizzare una t-shirt con i volti iconici del marchio, i “Kinky Atoms”, insieme ad una comunicazione forte, rubata al linguaggio attuale dei social. #StopBullying quindi come messaggio di educazione e di opposizione. È questo il motivo che ci ha spinti a partecipare con determinazione e fermezza a questo progetto.”

Fabio Gnocchi – Amministratore Delegato di Aspesi

Malena Mazza in merito al progetto dice: “Credo che l’immagine possa rendere particolarmente vivi e toccanti i sentimenti che provano i ragazzi vittime del bullismo”. E Daniela Stopponi aggiunge “Sono convinta che l’interpretazione da parte di adulti, in questo caso i nostri autori, abbia saputo rendere con forza la drammaticità delle emozioni che provano i ragazzi vittime del bullismo”.

Gli autori che hanno prestato il proprio volto a scopo benefico sono: Paola Barbato, Lorenza Bernardi, Federica Bosco, Matteo Bussola, Irene Cao, Giovanni Gastel Jr, Isa Grassano, Lucia Tilde Ingrosso, Roberta Lippi, Antonio Mancinelli, Saturnino Celani, Giovanni Terzi, Amir Isaa e naturalmente Stefania Nascimbeni e Valeria Merlini, a loro volta scrittrici e giornaliste.

Gli autori si possono ammirare all’opera nel bellissimo video backstage e realizzato da Dar Dotanyroad , visibile al seguente link:

https://m.youtube.com/watch?feature=youtu.be&v=ItnkBqKUYGY

Si ringraziano anche: lo Studio Terenzi, di Mara Terenzi, per aver coordinato la comunicazione tra le istituzioni e i principali attori, Maurizio Lucchese per il Make Up e l’istituto comprensivo Rinnovata Pizzigoni per aver messo a disposizione la location.

Tutte le info e i dettagli sono reperibili sul sito internet www.natalecongliautori.org

 

Il Format / Cos’è Natale con gli Autori®

Natale con gli Autori® è un progetto no profit di valorizzazione della lettura e della scrittura nato nel 2011 da un’idea della scrittrice Stefania Nascimbeni e cresciuto in maniera esponenziale negli ultimi 5 anni grazie alla preziosa collaborazione con la giornalista Valeria Merlini, direttrice artistica delle passate 4 edizioni e della presente. Partner dell’iniziativa al 50%. Ogni anno, sotto le Feste, Natale con gli Autori® raduna un gruppo di importanti scrittori che si mette a disposizione della comunità per fare del bene, non solo portando la letteratura dove c’è più bisogno (ospedali, case di cura, scuole, biblioteche, etc…), ma partecipando in maniera attiva ai bisogni degli “ultimi della lista”, persone sole, malate, abbandonate e che hanno diritto a un po’ di umanità e calore soprattutto a Natale, quando il divario si avverte in maniera più forte. Il fine ultimo di questo progetto è quello di far conoscere gli Autori in qualità di persone comuni, raggiungibili, più che capaci di contribuire al bene della comunità, non solo intellettualmente. Ecco perché una volta gli scrittori partecipano al “gioco” per esempio realizzando un video “Harlem Shake” per i pazienti del reparto oncologico di un ospedale quale il San Carlo Borromeo (PRIMA EDIZIONE 2013), un’altra registrando i propri racconti sugli audiolibri per i non vendenti dell’Istituto dei Ciechi di Milano e partecipando insieme alla mostra percorso “Dialogo nel buio” (SECONDA EDIZIONE 2014), un’altra ancora scendendo in strada per distribuire pasti caldi e coperte ai senzatetto, guidati dai “City Angels” (TERZA EDZIONE 2015), fino a vivacizzare con la propria verve una cena per 120 persone in un ristorante cool di Milano, con tanto di lotteria personificata, dove gli autori sono i premi stessi per raccogliere fondi per i bambini di Haiti, destinando tutti i proventi alla “Fondazione Francesca Rava N.P.H. Italia Onlus” (questo è ciò che è accaduto durante l’ultima edizione nel 2016, da Filippo La Mantia Oste e Cuoco).

 

Alcuni amici di Natale con gli Autori® delle passate edizioni: Ospedale San Carlo Borromeo, IEO, City Angels Lombardia, Istituto dei Ciechi di Milano, Fondazione Francesca Rava N.P.H. Italia Onlus, Ospedale dei Bambini Vittore Buzzi, Comune di Amatrice, Biblioteca Comunale di Via Boifava Milano, Love Therapy by Elio Fiorucci, La Petite Robe by Chiara Boni, Crystal Couture, Hotel Manin, Grand Hotel Miramare, Park Hotel Desenzano, Metroweb S.P.A., Chi è Chi della Moda, Morino Studio, Terenzi Communication, Kitchen Society, Filippo La Mantia, Ferrari Trento, Cantine Settesoli Mandrarossa, FornoVegano, Cascina Caremma, Pinky Nails On The Road e gli autori: Stefania Nascimbeni, Andrea G. Piketts, Donato Carrisi, Guido Bagatta, Irene Cao, Federico Baccomo, Chiara Moscardelli, Giovanni Gastel Jr, Lucia Tilde Ingrosso, Isa Grassano, Rosa Teruzzi, Carlo Adolfo Martigli, Stefano Guindani Fotografo, Lorenza Bernardi, Ilaria Sicchirollo, Massimo Milone, Davide Roma, Roberto Rasia Dal Polo, Chiara Beretta Mazzotta, Eva Clesis, Rossella Calabrò, Valeria Benatti, Marina Perzy, Sonia Rottichieri, Emanuele Zaccalà, Stefano Emanuele  Ferrari, Giulia Stolfa, Assunta Corbo, e molti altri.

Fotografia e libri: Come mi senti di Stefania Spadoni per Bookcity


SABATO 18 NOVEMBRE 2017 ore 18:30 

COME MI SENTI di STEFANIA SPADONI

Bookcity: Presentazione libro Come mi senti – Stefania Spadoni e Federicapaola Capecchi

&

Inaugurazione Photo Pocket Exhibit “L’autoritratto come racconto” – a cura di Federicapaola Capecchi

Sabato 18 novembre 2017 alle ore 18:30 ha luogo la presentazione del libro Come mi senti di Stefania Spadoni e, contestualmente, l’apertura della mostra fotografica con una selezione delle fotografie contenute nel libro presentato. La mostra rimane aperta fino al 30 novembre 2017.

La presentazione del libro rientra nelle iniziative di Bookcity Milano http://bookcitymilano.it/eventi/2017/come-mi-senti

Stefania Spadoni è scrittrice e fotografa, in questo suo libro che si divide in due parti ha raccontato la sua esperienza personale. Un’esperienza dolorosa legata alla grave malattia che l’ha colpita da alcuni anni e dalla quale lentamente si sta liberando. Come mi senti si presenta come una scatola, nella quale l’autrice ha messo dentro delle storie e ha riflettuto su come si affrontano la notizia di una malattia, la strada verso una possibile guarigione, le privazioni, gli ostacoli, le gioie, le delusioni, gli incontri. Un libro, insomma, che cerca di tirare fuori un magma di emozioni e da questo incontro vorremmo riflettere su come queste emozioni sono state, attraverso le parole e le foto dell’autrice, trasmesse ai lettori.

Durante l’incontro, verrà inaugurata la mostra fotografica di Stefania Spadoni, con una selezione delle fotografie contenute nel libro presentato. Incontro e mostra vogliono focalizzare l’attenzione sul fotografare di Stefania Spadoni. La scelta della Photo Pocket Exhibit è incentrata sugli autoritratti. “L’autoritratto è uno studio privilegiato” – scrive Federicapaola Capecchi – “esalta e accresce le normali dinamiche di ogni processo di autorappresentazione. La fotografia è sempre investita di quella porzione di identità che si vuole o si deve mostrare. Stefania Spadoni sembra riuscire a navigare nel grado dell’autoritratto dove la fotografia ha la capacità di bloccare e oggettivare l’immagine allo specchio […] L’autoritratto è un laboratorio di esplorazione, analisi e scoperta e Stefania Spadoni ha fotografato così anche frustrazioni, emozioni, attraverso un linguaggio, a volte concettuale, a volte allegorico. I suoi autoritratti hanno la capacità di raccontare storie e catturare così le “nostre” immagini, mosse tutte dal profondo dell’animo. Riesce a guardare sé stessa e noi da diversi punti di vista, cercando quello che sfugge e, spesso, scovando l’insospettabile. Ogni foto racconta una storia che apre fusioni tra il suo reale e l’immaginario, tra il nostro reale e il nostro bagaglio immaginativo … e di paure. Immagini che stupiscono per una forza narrativa ed emozionale non legata alla malattia! Non è questo il vincolo emotivo. A volte sembra persino restituire una ricostruzione surreale della quotidianeità”.

Come ti senti senti se ti racconto che correndo sono caduta e mi sono sbucciata un ginocchio? Ti fa male come se fossi caduto tu, oppure avverti solo un certo senso di empatia che poi una volta svoltato l’angolo ti è già scivolato via? Mi senti? Ti dico che sto bene. Perché non mi credi? E se invece ti dicessi che ho paura? Vuoi scappare? Vuoi restare? Io voglio vedere”. Stefania Spadoni

SPAZIO TADINI CASA MUSEO

SABATO 18 NOVEMBRE 2017 ore 18:30

Bookcity: Presentazione libro Come mi senti

Inaugurazione Photo Pocket Exhibit “L’autoritratto come racconto”

Mostra: dal 18 al 30 novembre 2017

dal mercoledì al sabato: 15:30/19:30 – domenica 15:00/18:30 – lunedì e martedì CHIUSO

Ingresso Mostra € 5

QUI: presentazione libro dell’editore Gallucci e foto

Informazioni per la stampa

Federicapaola Capecchi +39 347 71 34 066 – federicapaola@spaziotadini.it

PhotoMilano ospita Cities Exhibition a Spazio Tadini Casa Museo


PHOTOMILANO ospita CITIES EXHIBITION a SPAZIO TADINI CASA MUSEO

 

Dal 24 Novembre al 21 Dicembre 2017

Apertura al pubblico da venerdì 24 Novembre 2017 – ore 18:30 – ingresso € 5

Mostra a cura di Federicapaola Capecchi e Agata Petralia

Il nuovo club fotografico milanese PhotoMilano ospita a Spazio Tadini Casa Museo una selezione di immagini dei due numeri CITIES, il nuovo magazine made in Italy dedicato alla street photography prodotto da ISP, il progetto di street autoriale www.italianstreetphotography.com

In mostra 90 immagini, una selezione tra quelle pubblicate nei due numeri della rivista, stampata in oltre 400 copie a numero, che raccontano la città con personali e differenti punti di vista ma in un’ottica street.

Le fotografie esposte sono state realizzate dai partecipanti alle due edizioni del progetto Isp Experience, una vera produzione condivisa a cui hanno partecipato per i due primi numeri più di 160 fotografi in 11 città italiane; guidati in due weekend in aprile e settembre 2017 dagli undici Autori Isp in veste di mentori hanno scattato e preselezionato più di 1.800 immagini, poi definitivamente selezionate da Angelo Cucchetto e Graziano Perotti per la realizzazione della Fanzine dedicata alla Street Italiana.

CITIES è una fanzine che si basa su un’idea progettuale nuova e unica. La sua forza risiede proprio nella condivisione di un’opportunità fotografica professionale, dunque sulla sua natura “partecipativa” rara in Italia.

Un avventura iniziata ad Aprile 2017 con il lancio del progetto Isp Experience, per la produzione del primo numero di CITIES in sei città Italiane: Torino, Milano, Venezia, Genova, Roma, Catania. Per la seconda edizione e la produzione del secondo numero a settembre il progetto si è arricchito di un corso propedeutico di Street Photography e la produzione del magazine su 8 città: Bologna, Matera, Milano, Padova, Rapallo, Roma, Siracusa, Torino.

A fare da ospite a questa mostra alla Casa Museo Spazio Tadini, luogo dedicato in gran parte alla fotografia, è PhotoMilano, gruppo fotografico creato e diretto da Francesco Tadini che, in pochi mesi di attività, ha già promosso mostre personali e collettive – alle quali hanno già preso parte più di 150 autori – reportages istituzionali, nonché workshop fotografici. www.photomilano.org

Spazio Tadini, fondato dieci anni fa da Melina Scalise e Francesco Tadini – e presentato recentemente anche alla Triennale di Milano – è una delle case museo della città in seno al circuito www.storiemilanesi.org : 15 spazi relativi a personaggi che hanno dato un contributo fondamentale alla metropoli. Qui aveva dimora e studio artistico uno dei più significativi pittori e scrittori milanesi del ‘900: Emilio Tadini.

Negli anni vi hanno avuto luogo centinaia di eventi di rilievo locale e internazionale tra mostre, concerti, spettacoli, presentazioni editoriali, convegni, con ospiti quali Dario Fo e Ko Un – per citare due premi Nobel – Alejandro Jodorowsky, Elio Fiorucci, Beppe Grillo, Flavio Caroli, Gianni Berengo Gardin, Francesco Cito, Franco Fontana, Massimo Recalcati, Vittorio Sgarbi, Piera Degli Esposti e manifestazioni quali il Sony World Photography Awards.

Il magazine CITIES è distribuito online da ISP, vedi www.italianstreetphotography.com/cities

Vernissage 24 Novembre ore 18:30

Aperta al pubblico dal 24 Novembre al 21 Dicembre 2017

orari: dal mercoledì al sabato 15:30/19:30, domenica 15:00/18:30

ingresso € 5

Per Info e Contatti: Spazio Tadini

Via Niccolò Jommelli, 24, 20131 Milano

telefono: 02 2611 0481

federicapaola@spaziotadini.it

www.spaziotadini.com

Centesimi, C’era una volta la piccola economia, mostra storica e d’arte


Dal 24 novembre al 21 dicembre 2017, la Casa Museo Spazio Tadini via Niccolò Jommelli, 24 ospita una mostra particolare che riguarda i manuali di educazione economica e morale degli anni 20 stampati, ideati ed editati da Ugolino Marucelli e una mostra sul denaro. L’esposizione e vendita di riproduzioni grafiche dell’epoca è a cura di Melina Scalise.

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Apertura al pubblico 24 novembre dalle ore 18.30 ingresso al museo e alle mostre in corso 5 euro.

La storia economica di Milano e anche dell’Italia è passata da un’antica tipografia e casa editrice della città che aveva sede in via Jommelli, 24, Grafiche U.Marucelli & Co, dove oggi si trova la Casa Museo Spazio Tadini in omaggio al pittore e scrittore milanese Emilio Tadini. Presso questa azienda mosse i primi passi nell’editoria Angelo Rizzoli nel 1902, come apprendista. Lì vennero stampati i primi giornali economici come L’esercente (1896-1987), Il Corriere Agricolo (1894 – 1934) e L’impresa moderna (1912-1923) e si conserva ancora un torchio da stampa del 1847 di Amos dell’Orto di Monza. Ma soprattutto, Ugolino Marucelli fondatore nel 1915 della storica tipografia e casa editrice Grafiche Marucelli & Co ideò e scrisse le uniche tabelle di educazione economica e morale (anni 20) e  si inventò le “marche nazionaliste”  da applicare su fatture, buste etc. per far conoscere l’impegno delle associazioni durante la guerra e il valore dell’industria italiana.

“La pubblicazione (si intende delle tabelle educative), ebbene inizio nell’anno 1913scrisse Ugolino Marucelli  nel presentare i suoi manualicon le massime delle prima quattro serie il cui testo dimostra come lo scrivente, nel dettarle, mirasse allo scopo di offrire agli industriali un prudente suggestivo indiretto contravveleno da propiziare alle masse operaie sovvertite da errori economico-sociali.(…) Sul finire del 1929 notavasi una grande depressione morale nel gran pubblico e più specialmente fra le massaie per “il caro vita”. Ed era veramente difficile per le piccole borse bilanciare l’entrata con l’uscita, ma sapevano poi le massaie spendere bene i loro soldarelli, alimentare razionalmente la loro famiglia, escogitare correttivi atti ad attenuare la crisi? Con l’opuscoletto Il tesoro della massaia lo scrivente cercò di mettere a nudo gli errori economici delle massaie, additando loro nel contempo il modo di eliminarli”. Questo manuale e tanti altri saranno in mostra presso la Casa Museo Spazio Tadini dal 24 novembre al 21 dicembre 2017.

In visione le tre raccolte di educazione morale, sociale economica e patriottica contenenti libretti come La vispa Teresa, La vanga dalla punta d’oro, La fabbrica domestica di Nichelini, La spiga-calendario delle faccende agricole, Il riso -almanacco dei risaioli, Lo spettro-teatro per piccoli, L’operaio del 900 e altri dati ed elementi storici che offrono uno spaccato dell’educazione economica al risparmio che ha contraddistinto l’approccio italiano all’economia familiare, quella che molti ritengono abbia aiutato oggi molte famiglie ad affrontare la crisi economica contemporanea. Saranno esposti e messi in vendita riproduzioni di manifesti, stralci di opuscoli e cartelloni pubblicitari dell’epoca.

Dall’analisi dei contenuti emerge un’Italia analfabeta retta da un’economia agricola e industriale e artigiana dove l’educazione igienica e comportamentale viaggiava di pari passo con la propaganda economica. L’emancipazione dell’operaio e del contadino passava dall’apprendimento delle “buone maniere”  elargite in motti, tabelle da affiggere nei luoghi di lavoro, brevi racconti e storielle. Così se l’uomo doveva smettere di bere e di frequentare bettole sciupando denari e mettendo a rischio la sua salute, la donna, nel ruolo di massaia, era eletta economa della famiglia e tutrice della salute adottando un’equilibrata dieta alimentare.

LA MOSTRA D’ARTE – Yuri Olegovic e Peter Hide – Soldi d’artista

A completare l’esposizione una mostra sul denaro con artisti che usano come fonte d’ispirazione proprio le banconote. In particolare una bipersonale di Peter Hide e Yuri Olegovic e una selezione dedicata ai Soldi D’artista (selezione di opere di una mostra organizzata nel 2010 con l’esplosione della crisi economica contemporanea dove artisti vari hanno ideato banconote da mettere provocatoriamente in vendita). Questa mostra è esempio di come il denaro abbia assunto un ruolo nuovo nell’immaginario collettivo: non più fonte solo di arricchimento e di emancipazione sociale, ma  simbolo di prigionia, di falsi miti, di umiliazione della dignità dell’Uomo. Tra nostalgie delle vecchie lire (Yuri Olevogic) e denuncia ed ironia sul nuovo rapporto tra l’uomo e il denaro (Peter Hide).

Breve storia di Grafiche Marucelli

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La casa editrice e tipografia  fu fondata nel 1915 da Ugolino Marucelli a Milano. Ha sede prima in via Manuzio, 2 e poi si trasferisce in via Jommelli, 24. Ugolino Marucelli muore relativamente giovani e i suoi eredi vendono a Giuseppe Tadini, e C. Origgi. A condurre la tipografia durante la seconda guerra mondiale è Giuseppe Tadini. Presso la tipografia vennero stampati i quotidiani durante la grande guerra e i volumi sono attualmente conservati presso la Casa Museo Spazio Tadini. Anche Giuseppe Tadini muove precocemente in un incidente e nel 1946 subentra all’attività paterna uno dei due figli Giovanni Tadini, mentre Emilio Tadini sceglie di intraprendere l’attività di scrittore e pittore. Nel 1972 l’attività ormai solo tipografica passa a Paolo Tadini.

Oggi la tipografia e casa editrice è definitivamente chiusa e la sua sede, dal 2003 è una proprietà privata che ospita la Casa Museo Spazio Tadini in omaggio a Emilio Tadini. In un’ala dello stabile l’artista ricavò il suo atelier e vi lavorò fino alla sua morte 2002, anno in cui morì anche suo fratello Giovanni Tadini.

Attualmente lo spazio, che conserva ancora un sapore  industriale, custodisce alcuni beni della vecchia attività tipografica e l’archivio delle opere di Emilio Tadini. La documentazione viene gestita dall’associazione culturale fondata nel 2008 da Francesco Tadini (figlio di Emilio), regista ed esperto in comunicazione e Melina Scalise, giornalista e psicologa.

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SALONE

 

Omaggio a Mimmo Rotella: mostra d’arte e fotografia


Dal 20 ottobre al 19 novembre una mostra che rappresenta una sfida, un dialogo tra pittura e fotografia in omaggio a un artista importante del Novecento Italiano: Mimmo Rotella. La mostra a cura di Francesco Tadini ha portato alla selezione di cinquantadue fotografi del Gruppo PhotoMilano hanno realizzato scatti ispirandosi al lavoro artistico e concettuale dell’artista calabrese. Dal 20 ottobre 2017 saranno presentati tutte le foto in una mostra in cui il pubblico potrà votare le eleborazioni migliori andando a modificare l’esposizione durante la durata della mostra. composizione

In mostra il Cavaliere di Rotella. Per vedere tutti gli scatti realizzati dagli artisti selezionati (clicca)

01 – Francesca Giraudi
02 – Giovanni Paolini
03 – Walter Turcato
04 – Fabio Bonfanti
05 – Armando Melocchi Milano
06 – Elisabetta Gatti Biggì
07 – Gianfranco Bellini
08 – Daniela Loconte
09 – Claudio Manenti
10 – Cinzia Beatrice Stecca
11- Andrea Mele
12 – Francesco Falciola
13- Roberto Crepaldi
14 – Tiziana Granata
15 – Antonella Fiocchi
16 – Walter Ciceri
17 – Marisa Di Brindisi
18 – Luigi Alloni
19 – Laura Caligiuri
20 – Silvia Questore
21 – Luciano Perciaccante
22 – Maria Cristina Pasotti
23 – Michele De Fusco
24 – Nicola Claudio Palermo
25 – Elisa Villa
26 – Daniele Rossi
27 – Corrado Formenti
28 – Daniela Borsari
29 – Giorgio Barbetta
30 – Marvi Hetzer
31 – Angelo Cremonesi
32 – Angelica Mereu
33 – Paolo Bianchi
34 – Federica Garusi
35 – Alessandro Cristiani
36 – Mimma Livini
37 – Alberto Scibona
38 – Roberto Manfredi
39 – Gianpaolo Grignani
40 – Laura Miani
41 – Elvira Pavesi
42 – Monica Santoro
43 – Gabriella Cuccadu
44 – Domenico Sestito
45 – Franco De Luca
46 – Fabio Natta
47 – Daniele Tacchinardi
48 – Luca Barovier
49 – Francesco Summo
50 – Matteo Garzonio
51 – Francesco Viceconti
52 – Francesca Gernetti

Pachamama La natura si riprende i suoi spazi


PHOTO POCKET EXHIBIT – Pachamama La natura si riprende i suoi spazi

Mostra fotografica del Collettivo Manicomio Fotografico – A cura di Federicapaola Capecchi – DAL 20 al 29  OTTOBRE 2017 –apertura al pubblico venerdì 20 ottobre ore 18:30

 In mostra una selezione di 28 fotografie (di 60) che rivolgono l’attenzione ad un tema di grande attualità e di stampo ecologista che riguarda la salvaguardia dell’ambiente. Le fotografie rappresentano infatti luoghi abbandonati dall’uomo dove la natura si sta riprendendo i propri spazi arrivando letteralmente ad inghiottire e distruggere quanto è stato costruito e almeno momentaneamente dimenticato. I luoghi abbandonati dall’uomo sono il terreno di indagine dei fotografi esposti che, però, non si concentrano sugli spazi in sé, bensì sui vuoti che lentamente vengono riconquistati dalla natura.

Secondo le credenze degli Incas Pachamama è la madre terra che con generosità infinita offre nutrimento e vita al pianeta, ma che può anche mostrare un volto crudele nel momento in cui non viene rispettata.

La mostra non è una critica gratuita al crescente fenomeno di urbanizzazione né tanto meno all’abbandono di determinate aree ed al loro mancato recupero. L’obiettivo è, però, sollevare una riflessione volta a comprendere i motivi che stanno dietro al fenomeno della cementificazione del pianeta e al mancato riutilizzo/riconversione di spazi già urbanizzati. Tutto ciò nella speranza che arrivino soluzioni e proposte, ma soprattutto nella speranza di modificare l’abito mentale attuale rendendo tutti più consapevoli del valore della natura.

Rappresentare il vuoto per raccontare il pieno della storia di uno spazio” scrive Federicapaola Capecchi -”è compito tanto ardito quanto affascinante ed eccitante. Luoghi abbandonati e rovine sono soggetti fotografici molto ricchi, e hanno la magia di raccontare  nel silenzio e costruire storie dalle macerie […] Sono narratori naturali, in un dialogo complesso e articolato con tutto ciò che è loro intorno. Narratori naturali, come la fotografia!”

manicomio fotograficoManicomio Fotografico è un gruppo Facebook nato nel 2014 con la volontà di riunire gli appassionati di fotografia che si occupano di esplorazione e documentazione dei posti abbandonati. Non esistono regole nel “Manicomio” se non quella dell’assoluto rispetto e tutela dei luoghi visitati. “Manicomio Fotografico” è tutto questo ed anche di più.  Il resto è nascosto nelle fotografie, nel racconto di una vita che non vuole cedere alla dimenticanza.

 

 

SPAZIO TADINI CASA MUSEO

Via Niccolò Jommelli 24

20131 Milano

http://www.spaziotadini.com

Pachamama La natura si riprende i suoi spazi

DAL 20 AL 29 OTTOBRE 2017

Orari: dal mercoledì al sabato 15:30/19:30 – domenica 15:00/18:30

tel +39 02 26 11 04 81

 

WOMEN Survivors – India & Myanmar Mostra fotografica di Fabrizio Crippa


Una mostra da vedere e rivedere. Fabrizio Crippa racconta paesi lontani e documenta le ultime donne costrette a tatuarsi il volto per sfuggire a violenze e soprusi.

 

A cura di Federicapaola Capecchi e Francesco Tadini

DAL 20 OTTOBRE AL 19 NOVEMBRE 2017-

WOMEN Survivors – India & Myanmar di Fabrizio Crippa. Un viaggio insolito nei territori dell’India e della Birmania.

Quando il tema è India o Birmania, come Vietnam o altri territori asiatici, ci si aspetta di vedere un po’ solo fotografie di viaggio. In questa mostra, invece, un reportage incentrato su un focus di indagine preciso e particolare: i ritratti delle donne dello stato del Chin (Birmania) e di alcune della tribu dei Kondha – come di altre – (India), caratterizzate dall’avere il volto completamente tatuato. Tatuaggi, oggi, vietati e osteggiati dal Governo. In mostra 30 fotografie per addentrarci nelle tradizioni, nelle leggende, nell’antropologia del simbolo/segno, in un viaggio tra volti e storie; in un racconto dalle molte verità dove “sfigurare” il proprio volto era l’unica via di salvezza.

 

Ogni realtà sociale è, per prima cosa, spazio”. Fernand Paul Achille Braudel

 

Insieme ai ritratti delle donne, la selezione della mostra presenta anche alcune fotografie concentrate sul paesaggio ma non nel senso estetico o didascalico del viaggio, bensì come territorio di una comunità, spazio di relazioni e di vissuti, luogo del gruppo etnico – un’entità ben precisa e con precisi confini riconosciuti e stabiliti -, come spazio antropizzato: non un contenitore fisico ma un laboratorio di articolate e complesse relazioni interne ed esterne. Vediamo così fotografie dei luoghi dove si cremano i morti, come della cerimonia della cremazione, ambienti e paesaggi dei monaci, camminamenti su ponti di legno sospesi sull’acqua, i mercati.

Si dice spesso che la fotografia di viaggio ci porta in mondi così lontani da non sembrare, a volte, reali. In questa mostra conosceremo invece la realtà delle storie di Daw Yan Shen (91 anni) Tribù M’kaan, come di Le Ye (72 anni) Tribù M’kaan, come di tutte le women survivors che Fabrizio Crippa ha incontrato e ritratto in India e in Birmania.

Se vuoi approfondire sul tatuaggio e il suo significato nell’era contemporanea e nei paesi occidentali (clicca)

Fabrizio Crippa

fabrizio crippa in missione.jpgFabrizio Crippa nasce a Milano nel 1972.
Si avvicina al mondo della fotografia fin da giovane grazie al padre dal quale riceve la stessa passione.
Vedere le foto in casa appena stampate e appese ad un filo stese ad asciugare, il tutto in una luce rossastra e tenue, gli fa capire che la fotografia non è soltanto l’immortalare un momento da ricordare ma che in realtà nasconde tutto un mondo creativo e molto più ampio che lo incuriosisce.
La sua prima macchina fotografica è una Polaroid, una di quelle che dovevi sventolare la foto per farla asciugare, per poi passare ad una Kodak tascabile e ad una Yashica. L’avvento del digitale lo ha vissuto con molta diffidenza.
Gli sembrava impossibile equiparare la qualità di una reflex analogica a quella di una digitale.
Iniziando con una Olimpus ha capito che la possibilità di scattare foto senza rimanere legato al numero limitato di scatti di una pellicola non era l’unico grande vantaggio.
La semplice passione per la fotografia diviene una vera e propria sfida il cui obiettivo è quello di riuscire a trasformare in immagine digitale quello che si concretizza nella sua mente alla visione di tutto ciò che lo attrae.
Quando capisce che ormai ciò che i suoi occhi vedono viene convertito in luci e ombre, stop e diaframmi, si iscrive ad un corso di fotografia digitale tenuto dal fotografo professionista milanese Enrico Magri il quale conferma le sue pulsioni e rafforza ancor più la sua sfida alla ricerca dello scatto in grado di trasformare la sua visione in messaggio fotografico artistico e comunicativo.
La sua idea di fotografia non si limita al preservare dal passare degli anni un volto, un paesaggio, un ricordo ma è anche il far vedere ciò che l’occhio umano non arriva a cogliere nei dettagli o che non è abituato a interpretare.
Ha partecipato con successo a diversi concorsi fotografici e realizzato diverse esposizioni.
Le sue foto di viaggio, in particolare in India nei distretti del Rajasthan, Madhya Pradesh, Uttar Pradesh, e nelle zone tribali del Chhattisgarh e dell’Odisha sono state esposte nel 2016 in tutte le date italiane del noto Festival dell’Oriente e hanno riscosso notevole successo anche nelle mostre fotografiche organizzate.
Si occupa personalmente della fase di post-produzione e tiene corsi di fotografia e dei più diffusi software fotografici.
Ha realizzato due libri fotografici illustrati intitolati “La mia India” (2014) e “Tribal India” (2016)
ESPOSIZIONI FOTOGRAFICHE
3 Maggio – 26 Agosto 2011, Milano:  Centro Medico Santagostino  – “In Luce”
Esposizione fotografica collettiva; le 30 fotografie in mostra interpretano la luce, elemento fondamentale della fotografia stessa che, pur non avendo forma, ne dona una sempre diversa a tutto ciò su cui si posa
31 maggio – 12 luglio 2013, Milano:  Centro Medico Santagostino – “Il mondo nelle mani”
Attraverso i gesti e le azioni delle mani si può agire sulla vita, costruire la propria storia ed esprimere la propria identità, recuperando un destino sociale, psicologico e materiale che sembra essere sfuggito dalle mani dell’uomo, sempre più dominato da eventi che dipendono meno dal suo controllo manuale che da quello intellettivo
26 Settembre – 6 Ottobre 2014, Milano: Le Biciclette Art Bar & Bistrot – “La mia India”
Oltre 50 fotografie raccontano il viaggio nel nord India, dalle cremazioni nei Burning gath alle abluzioni in riva al Gange, dall’oziare ai lavori più stravaganti, dai sari colorati ai sorrisi dei bambini
2016: In tutte le sue date italiane, il Festival dell’Oriente ha dedicato uno spazio espositivo alle le oltre 50 fotografie relative alla mostra “La mia India”. 16 Stampe  su forex in formato 70×100, più di 50 stampe su forex in formato 40×30, 3 stampe in formato 3×2 metri su Comunication e 2 tele formato 3×2 metri
26-26-28 Febbraio e 4-5-6 Marzo 2016, Bologna: Festival dell’Oriente – “La mia India”
11-12-13 e 18-19-20 Marzo 2016, Torino: Festival dell’Oriente – “La mia India”
27-28-29 Maggio e 1-2-3-4-5 Giugno 2016, Milano: Festival dell’Oriente – “La mia India”
22, 23, 24, 25, 29, 30 Aprile e 1, 6, 7, 8 Maggio 2016, Roma: Festival dell’Oriente – “La mia India”
23-24-25 Settembre 2016, Napoli: Festival dell’Oriente – “La mia India”
28, 29, 30, 31 Ottobre e il 1 Novembre 2016, Carrara: Festival dell’Oriente – “La mia India”
2-3-4, 8-9-10-11 e 16-17-18 Dicembre 2016, Padova: Festival dell’Oriente – “La mia India”
 27 Maggio 2016 pubblicazione su Panorama online: 17 foto “La magia dell’India al Festival dell’Oriente”
5 Luglio 2016 pubblicazione Panorama online : 12 foto Categoria “Le foto più belle” Il viaggio fotografico tra le Etnie tribali dell’Odisha e del Chhattisgarh
25 ottobre – 7 Novembre 2016, Loretoprint Milano: “Tribal India” un viaggio tra le popolazioni tribali del Chhattisgarh e dell’Odisha
Loretoprint, il noto Centro stampa di Milano si è trasformato per l’occasione in Galleria d’arte  ospitando la mostra “Tribal India” sponsorizzata dal Festival dell’Oriente e da Incredible India, Ente del Turismo indiano: 30 Ritratti formato 30×30 e 12 Stampe formato 70×100 tutte stampate su carta e tela Fine Art. E’ stata inoltre allestita l’area di stampa con opere prodotte in grande formato 3×2 metri su Forex e Comunication
7-11 Dicembre 2016, Milano: Auditorium JOY, evento organizzato da Milano Peperoncino Sud Festival – “Tribal India”
2017: Il Festival dell’Oriente continua a dedicare uno spazio espositivo a “Tribal India” iniziando con la data di Milano a Febbraio ed esponendo stampe in formato 3×2 metri su comunication, tela e forex
Gennaio 2017: pubblicazione sulla rivista leader in Italia “Il fotografo”
Aprile 2017: pubblicazione sulla rivista “Latitudes life – Travel Magazine”, leader in Italia,  del reportage “Orissa, India. Romanzo etnico”
Settembre 2017: mostra collettiva Numero 1 di “PhotoMilano”, progetto inedito di Spazio Tadini e curato da Francesco Tadini, Melina Scalise e Federica Paola Capecchi
Docente di fotografia (corsi di primo e secondo livello) presso la sede di Arnoldo Mondadori editore
Riconoscimenti in diversi concorsi locali e a livello nazionale

 

 

SPAZIO TADINI CASA MUSEO

Via Niccolò Jommelli 24

20131 Milano

http://www.spaziotadini.com

WOMEN Survivors – India & Myanmar

DAL 20 OTTOBRE AL 19 NOVEMBRE 2017

Orari: dal mercoledì al sabato 15:30/19:30 – domenica 15:00/18:30

tel +39 02 26 11 04 81

Ingresso 5 euro

 

Milano street photography- Diego Bardone


Milano street Photography – Mostra di Diego Bardone a cura di Francesco Tadini e Federicapaola Capecchi

Dal 20 ottobre al 19 novembre 2017 – apertura al pubblico 20 ottobre dalle ore 18.30 – apertura al pubblico dal mercoledì a sabato dalle 15.30 alle 19.30 e domenica 15-19. Ingresso 5 euro.

Cosa sarebbe Diego Bardone senza Milano e cosa sarebbe Milano senza Diego Bardone? Lui, fotografo di strada, ogni giorno comincia la sua giornata per le vie di questa città. Si apposta, come farebbe un ornitologo, a caccia dell’umano, del cittadino qualunque, del turista distratto, dell’improbabile situazione che si crea tra l’uomo e il suo contesto. Lo scatto che porta a casa Bardone non coglie solo uno sguardo, né solo uno scorcio di città, ma l’insieme. Dall’ insieme nasce la poetica del suo lavoro fotografico. Riesce, nella moltitudine, a cogliere una combinazione degli elementi che spesso è un intero racconto, altre volte, è uno spaccato istantaneo carico di contraddizioni, altre volte coglie tutto l’umorismo pirandelliano del vivere.

Dice di lui il giornalista Roberto Morosetti: “Con umorismo e intelligenza, col desiderio di sdrammatizzare, Bardone sa prendere le distanze da se stesso, dalle cose che abbiamo attorno, dagli avvenimenti che accadono, con uno sguardo che non si ferma alle apparenze ma procede oltre la superficie.
Nelle sue immagini, attraverso accostamenti inconsueti e particolari, noi percepiamo la fragilità della linea di demarcazione tra il senso e il non senso, cogliendone il rovesciamento. Bardone possiede la capacità dei grandi.
Quella di vedere immagini che si compongono, si organizzano e si strutturano in una frazione infinitesimale di secondo… e nella frazione successiva svaniscono nel nulla, scomparse per sempre nella misteriosa nullità del caos”.

Dicono di lui

“Se mi guardo intorno, tra i tanti fotografi di street che ormai popolano il mondo fotografico, faccio difficoltà a trovarne uno intimamente legato alla sua città, come lo è Diego Bardone con Milano. Potrebbe esistere Diego Bardone senza Milano? Probabilmente sarebbe comuque un ottimo fotografo, ma io penso che perderebbe gran parte del suo universo di riferimento. Pensando ad altri grandi della storia fotografica, forse il senso del legame tra Bardone e Milano lo si ritrova, così forte ed intenso, solo nella Parigi dei grandi padri della fotografia umanista. Eppure, se si osservano con attenzione il lavoro di Diego, non si ritrova uno stereotipo di quella scuola, ma un personalissimo approccio che denota un “marchio di fabbrica” assolutamente inequivocabile. Acuto, leggero, sornione, malinconicamente gioioso, a volte languido senza mai essere stucchevole, Diego riesce ad immergersi nelle strade della sua Milano, fino ad assumerne tutte le sfumature di carattere. Nelle sue foto i toni del bianco e nero diventano essenziali per svelarci una umanità indissolubilmente legata ai particolari ambientali che ne svelano il significato compiuto: come lui ama spesso dire, non esiste una bella fotografia di strada senza un sfondo interessante. La sua è una fotografia di “senso”, una fotografia da osservare con l’acume del lettore di un romanzo giallo: anche se ci rapisce immediatamente con l’estetica e la bellezza, bisogna trovare sempre l’assassino, per restare soddisfatti. Non deve essere facile descrivere così bene una città mettendo al centro di ogni scatto l’umano, soprattutto raccogliendo tutto il potpourri della contemporaneità che caratterizza Milano; Diego ci riesce e con lui Milano trova sempre qualcosa di molto personale da dire, e anche quando appare malinconica, caotica, disordinata, riesce sempre ad apparire più bella di quello che è e che ci fa sentire bene, dicendola un po’ come Doisneau. Diego cerca sempre un motivo per farci sorridere, ma non si dimentica mai di farci pensare.” –Bruno Panieri

“Nelle strade di una città, persone, oggetti, luoghi entrano ogni giorno in relazione tra loro. Il più delle volte, però, questi incontri non avvengono: nella fretta del quotidiano via vai, spesso si perde l’appuntamento con l’istante: lo sguardo del passante che incrocia la nostra via, l’acrobazia del giocoliere nella piazza, il volo di un uccello oltre il cornicione di un palazzo. Quanti piccoli eventi avvengono ogni giorno nella strada, senza che nessuno ne colga l’accadere.
Nelle foto di Diego Bardone si materializza questa illusione: che le persone, gli animali, le cose e la città stessa possano sempre, per un attimo, entrare in relazione tra loro, giocare, scambiarsi un gesto, uno sguardo. Che perfino le immagini pubblicitarie, affisse ai muri o sui tram urbani, possano prendere vita un istante e cercare un contatto che vada oltre il compito cui sono destinate.
Ma è la fotografia a creare incontri e connessioni, simmetrie e sovrapposizioni, forme inconsuete che solo l’occhio pronto e allenato può fermare prima che sfuggano definitivamente. E’ l’immagine a dar vita a una fiaba in cui tutto può accadere: la città abbandona la sua rigida austerità e accoglie l’inatteso, animandosi di creature nuove, che condividono messaggi misteriosi.
La Milano delle fotografie di Diego Bardone è una città trasfigurata da un incantesimo gentile, che apre al sorriso e alla meraviglia, trasforma il banale e l’ordinario in un caleidoscopio dalle mille sfumature e fa del vagare nelle strade un’avventura emozionante alla ricerca dello scarto di senso, della narrazione alternativa alla routine quotidiana, del particolare che trasforma il consueto in una combinazione irripetibile, a volte curiosa e striata di ironia, altre volte segnata di poesia lieve e fugace.
E’ a questa avventura che lo spettatore è chiamato ad accostarsi con leggerezza, senza più la paura di essere travolto dall’incessante movimento della città, immergendosi in un mondo vagamente fuori dal tempo, in cui la coerenza logica qualche volta cede il posto al surreale e la strada si apre ad accogliere la multiforme, a volte insensata, varietà del darsi delle cose e della vita.”Maria Prete, filosofa

“Sono innamorato di Diego Bardone (Milano, 1963). Animale fotografico da preda dal fiuto eccezionale, cacciatore dell’ordinario e dell’inconsueto, riesce a comporre con maestria un repertorio di luoghi e persone da cui emerge in ogni occasione l’attimo irrazionale della vita.Le sue fotografie comunicano emozioni piene di intensa contraddizione, in un crudo bianco e nero che ricorda l’approccio visuale dei Faurer o dei Klein, e hanno sempre a che fare col paradosso. Con umorismo e intelligenza, col desiderio di sdrammatizzare, Bardone sa prendere le distanze da se stesso, dalle cose che abbiamo attorno, dagli avvenimenti che accadono, con uno sguardo che non si ferma alle apparenze ma procede oltre la superficie.
Nelle sue immagini, attraverso accostamenti inconsueti e particolari, noi percepiamo la fragilità della linea di demarcazione tra il senso e il non senso, cogliendone il rovesciamento. 
Bardone possiede la capacità dei grandi.
Quella di vedere immagini che si compongono, si organizzano e si strutturano in una frazione infinitesimale di secondo… e nella frazione successiva svaniscono nel nulla, scomparse per sempre nella misteriosa nullità del caos. 
Bardone sa vedere queste fotografie, e le sa raccogliere.” Roberto Morosetti, giornalista

diego bardone foto di Maria Grazia Scarpetta
Diego Bardone foto di Maria Grazia Scarpetta
Diego Bardone – Nato a Milano nel 1963, mi avvicino alla fotografia a metà degli anni ’80, collaboro con il Manifesto e due piccole agenzie per alcuni anni, poi gli accadimenti della vita mi portano altrove e non scatto una fotografia per più di quindici anni. Passione mai sopita, rinata per caso una decina di anni fa. La strada è il mio habitat naturale, la semplicità dello scorrere della vita di tutti i giorni ciò che amo ritrarre usando il BN come mezzo espressivo d’elezione. Al mio attivo diverse mostre, personali e non, e pubblicazioni su alcuni magazine fotografici, italiani e non. Il mio è un diario quotidiano, un perenne omaggio a Milano e a coloro che, inconsapevoli attori, ho la ventura/fortuna di incontrare nel mio peregrinare per le strade della mia città.
E’ come se osservassi me stesso in una sorta di specchio virtuale che trova la sua dimensione nel nostro reale quotidiano.
Abbiamo tutti gli stessi volti, le stesse gioie, le stesse speranze: io sono loro, loro la trasposizione in immagini della mia allegria vagabonda. Vorrei dimostrare che la semplicità è sinonimo di bellezza, vorrei mostrare come era solito dire Doisneau, un mondo “gentile”, un mondo che amo e che mi renda in qualche modo felice.