CREO Mostra fotografica collettiva – a cura di Federicapaola Capecchi – con Laura Massimiliani, Emanuele Cortellezzi, Corrado Formenti, Fabio Bonfanti e Antonio Fumagalli inaugura venerdì 29 novembre 2019, alle ore 18:30 e rimarrà esposta fino al 18 gennaio 2020.
Cinque fotografi alla ricerca di una propria cifra e di un proprio linguaggio si presentano al pubblico per sancire la loro messa in gioco: la ricerca, l’analisi, l’esercizio e la prova. In mostra sei foto di ognuno che sono il punto di partenza del lavoro che faranno seguiti dal curatore mese per mese.
“CREO si muove nella distanza tra la saldezza del risultato e la fragilità, la difficoltà con cui è pensato e inseguito” – scrive Federicapaola Capecchi curatrice della mostra – “Perché questa distanza, come insegna Adorno, <non è una zona di sicurezza, ma un campo di tensione.> I cinque fotografi non sono chiusi in ben recintate convinzioni o definizioni. Tutto al contrario tendono, tra riflessione e azione, a creare un proprio racconto ed una propria ricerca. Qui e per loro è la strada che conta, il processo e la relazione, non la mèta”.
Sessantotto artisti contemporanei hanno cercato di raccontare di cosa siamo profughi oggi in una mostra suggestiva che tocca varie tematiche. Il video e i grandi trittici di Emilio Tadini sono in esposizione fino al 13 luglio presso la Casa Museo Spazio Tadini in via Jommelli, 24 a Milano.
Un percorso emozionante, un viaggio che parte dalla riflessione sulla condizione dell’uomo di Emilio Tadini, dalla sua considerazione che tutti gli uomini sono destinati nella loro vita a diventare prima o poi profughi, a perdere le loro certezze, a dover ricominciare.
Parallelamente alla Mostra Profughi, mercoledì 27 febbraio, apre al pubblico la mostra fotografica “Siria: storie di fuga e accoglienzaAl Mafraq Close to home”, A Cura di Federicapaola Capecchi. Un progetto realizzato a quattro mani da Simone Margelli, fotoreporter, insieme ad Enrico Nardi, giornalista. Racconta storie di alcune famiglie siriane.
La mostra è inserita nel Festival Fotografico Europeo 2019
Simone Margelli, Siria, Storie di fuga e accoglienza; Fatima è arrivata nel 2013 dal Golan; nella guerra ha perso 3 figli e il marito
Un reportage fotogiornalistico sui profughi siriani, nel delicato confine tra Siria e Giordania.
Yahia, Fatima, Ahmed, Ibrahim, Sali e Hassna hanno aperto le loro abitazioni per condividere l’esperienza dell’esilio e delle nuove vite che si sono dovuti costruire. Testimonianze che regalano un punto di vista reale di cosa sia stata la Primavera Araba, la guerra, le contraddizioni di un conflitto di tali dimensioni. E di cosa sia l’accoglienza in un paese, la Giordania, che ha visto arrivare dal 2011 circa 670 mila emigrati siriani; un paese dove, però, la lingua, la cultura e la religione sono patrimoni comuni a entrambe le popolazioni.
Fotografie che riportano le persone, le famiglie e Mafraq, una “polverosa e congestionata città di frontiera” – come scrive Enrico Nardi – a poco più di 15 chilometri dal confine Siriano, vicino a casa dunque, ma non casa.
In mostra un reportage non predatorio – cosa che sarebbe potuta essere facile nella cruenza di un territorio soggetto ad una guerra devastante ormai da sette anni – e che vive anche di molti ritratti. Simone Margelli documenta e trascrive il tempo e la situazione, rendendo evidente lo spirito umano delle vicende, degli accadimenti e anche della terra, di quel particolare pezzo di terra, La Giordania, che confina a sud con la Siria.
Simone Margelli, Siria, Storie di fuga e accoglienza, Famiglia di Yahia
“A metà tra letteratura e giornalismo – scrive Federicapaola Capecchi – “Simone Margelli ed Enrico Nardi uniscono il ruolo del reportage e dell’inviato speciale. E scrivono un pezzo di storia, non quella che finisce nei libri, ma quella del presente, della realtà contingente, degli esseri umani. Descrivono un evento e lo contestualizzano, dando un nome e un volto alla loro storia e a questo presente; conducono per mano osservatore e lettore, che probabilmente non ha mai avuto modo di approfondire né di vedere determinati luoghi o fatti; riescono a trovare un punto di incontro tra cause ed effetti; provano a dare un’interpretazione dei fatti. Un’esplorazione a tutto tondo – unendo fotografia e parola – su un’esperienza che diviene scrittura. Segno e icona”.
Simone Margelli, Siria, Storie di fuga e accoglienza, Famiglia di Hassna
In mostra un linguaggio fotografico ben caratterizzato: Simone Margelli già con Take Refuges (storie di profughi e rifugiati) ha mostrato di non voler essere un fotografo d’assalto ma di voler indagare la “normalità” e le conseguenze successive all’accadimento bellico o migratorio che sia. Fotografie concatenate l’una con l’altra, come le frasi di un discorso. Un racconto che ha in sé il concetto di unità tanto quanto di identità di un luogo fisico.
Venticinque fotografie di un reportage che fonde l’accaduto all’esperienza individuale, che permette di porsi domande per iniziare una reale analisi del problema. Fatto anche di sensazione – che non è certo sconveniente – tanto nelle domande che si pone e che pone a chi guarda, quanto nella scelta della rappresentazione.
E quando ci troviamo dinanzi ai volti, questi ci guardano, diretti. Una scelta precisa, non solo di approccio del fotografo, che sembra voler dire: questa lotta vi riguarda.
Simone Margelli, Siria, Storie di fuga e accoglienza, Famiglia di Hassna
La mostra fotografica di Simone Margelli è parallela a “Profughi” – a cura di Francesco Tadini e Melina Scalise – incentrata su un ciclo pittorico emblematico ed attuale di Emilio Tadini e sulle opere di circa 50 tra artisti e fotografi che raccontano cosa significa essere profughi oggi; che raccontano questa umanità in viaggio nell’Era globale. Una mostra per parlare di profughi non solo nelle sedi della Politica, ma anche e soprattutto in quelle della Cultura.