Tutti gli articoli di melina scalise

giornalista, psicologa

Il pentagramma dell’anima di Stefania Bonomi



Il Pentagramma dell’Anima” , il secondo libro di Stefania Bonomi, giornalista milanese, è presentato alla Casa Museo Spazio Tadini giovedì 28 marzo alle ore 19. Dopo sette anni dal suo primo successo editoriale, “Perché ti ho messo al mondo”, una storia di affetti famigliari che ha conquistato i lettori. “Il Pentagramma dell’Anima”, ha una trama molto particolare che parla di relazioni affettive in un modo originale ed è disponibile all’acquisto sia online che in forma cartacea dal 2 marzo.


Stefania Bonomi ha scelto una doppia narrazione, nella creazione di una storia i cui spunti di riflessione, nel corso dello svolgimento della trama, sono davvero tanti e particolari. 

I quattro personaggi che si “incontrano” nel romanzo vivono in luoghi diversi: due su questo pianeta (Maria Sole e Lucas Prandi) e due in una dimensione energetica e spirituale dove si arriva una volta terminato il percorso terreno (Leonardo Alfieri e Amanda)

Eppure il dialogo tra loro è continuo e non è fatto di parole, ma di energia, di vibrazioni, di bisogni e di contatti non sempre facili.

Mondi connessi dove chi è di là e anela al ritorno, ha il compito di aiutare chi, di qua, si è perso, o ha perso la forza per condurre una vita che sia degna di questo nome.

Perché la connessione tra queste anime possa avvenire è necessario trovare il filo dell’energia che le nostre emozioni, anche se sembrano sopite, producono nel momento in cui le lasciamo fluire attraverso l’amore e la dedizione per ciò che ci appassiona e ci trascina nell’abbandono.

Chi si trova in questa nuova dimensione  ha il compito di riuscire a trasmettere l’amore a chi è rimasto e deve imparare a farlo, grazie all’aiuto e agli insegnamenti di guide spirituali.

Leonardo Alfieri, un uomo che ha lasciato questa terra e che in vita era un personaggio famoso dello spettacolo (per i lettori più attenti sarà facile intuire di chi si tratta, poiché l’autrice, sua amica, ha voluto ricordarlo) parla al lettore in prima persona, spiegando con dovizia di particolari l’universo energetico in cui si trova ed il compito che gli è stato affidato, ossia interagire con Maria Sole, una giovane donna che il dolore per la perdita di importanti affetti familiari, ha portato ad un elevato debito di energia.

DI QUA (in questo modo l’autrice separa i due mondi) Leonardo deve trovare il “canale ” per accedere ai sentimenti di Maria Sole e ben presto scoprirà che la chiave per arrivare alle emozioni della donna è la musica scritta, suonata e cantata nel pentagramma della sua anima. Per giungere al compimento di questa missione sarà coadiuvato dall’Eletta Amanda, la sua guida spirituale.

DI LA’ sarà grazie ad un incontro con uno sfortunato produttore musicale che il talento di Maria Sole arriverà sul palco dell’Ariston, al Festival di Sanremo. Per la realizzazione del videoclip del suo brano,  incontrerà Lucas Prandi, un uomo profondamente deluso da una relazione d’amore, che ha affidato il suo destino all’abuso di alcolici e all’autolesionismo, ma che come Maria Sole, riesce a trovare la pace interiore solo attraverso la musica. 

Un “Pentagramma dell’anima” condiviso da tutti e quattro i protagonisti che li condurrà verso la purificazione e la riscoperta dell’amore.

Attraverso una narrazione che alterna un dialogo diretto e concreto ad una scrittura che si inoltra nel mondo della spiritualità e dell’energia quantistica, l’autrice presenta al lettore sentimenti terreni lacerati dal dramma dell’abbandono, della perdita di affetti che scoprono anche ferite psicologiche di vita quotidiana, per poi condurlo alla scoperta di un altro mondo quasi fiabesco dove anche il dialogo si riduce, trasferendo l’attenzione ad un universo esoterico dove il bene sempre e comunque governa sul male, grazie ad una perfetta organizzazione energetica.

La musica dell’anima è la vera protagonista di questo romanzo. Una favola moderna in cui l’autrice ha ricordato uomini che della propria arte hanno vissuto prima e dopo la fine.  

www.stefaniabonomi.com

Note Biografiche

Stefania Bonomi

Nata a Milano nel 1965 Stefania Bonomi inizia a scrivere nel 1983 collaborando con diverse testate giornalistiche di moda e turismo, dedicandosi anche alla stesura di racconti per il settimanale “Alba”. Dal 1990 al 1993 collabora con il quotidiano “Il Giornale”, per poi essere assunta come giornalista televisiva per un’emittente bergamasca locale. Nel 2004 inizia la collaborazione con il quotidiano Metro, pagina degli spettacoli. Nel 2008 con “La Bestia dentro” vince la XIV Edizione del Premio Letterario “Racconti nella Rete”. Nel 2012 pubblica il suo primo romanzo “Perché ti ho messo al mondo”, un’avvincente storia di affetti famigliari. Dopo una pausa di sette anni e l’avvio imprenditoriale di uno dei più importanti studi italiani di marketing medico di cui  è oggi titolare, Stefania Bonomi è pronta ad affacciarsi nuovamente al mondo editoriale con “Il pentagramma dell’Anima”, il suo nuovo romanzo dedicato all’energia universale, alle emozioni e all’amore eterno per la musica.   

Antonia Tadini


i l saluto ad Antonia Tadini sulle pagine del Corriere della Sera a cura di Paolo Di Stefano

All’età di 87 anni, il 12 marzo 2019 ci ha lasciati Antonietta Perazzoli, moglie di Emilio Tadini.

Si era sposata con Emilio il 31 luglio del 1958 a Milano. Un matrimonio semplice, senza pompose cerimonie scegliendo i testimoni all’ultimo minuto. Si conoscevano da giovanissimi e hanno avuto due figli Francesco (regista, fondatore di Spazio Tadini con Melina Scalise) e Michele (musicista, compositore e docente a Lione).

Antonia Tadini ha condiviso con Emilio Tadini tutta la sua vita riuscendo a conciliare l’attività di mamma e amministratrice dell’attività del marito, con la sua abilità imprenditoriale e di traduzione di libri d’arte.

CONVEGNO ” LE FIGURE LE COSE ” SU EMILIO TADINI A PALAZZO REALE, ANTONIA TADINI, UMBERTO ECO E FERRUCCIO DE BORTOLI

Negli anni 80 apre un’attività di stilista di maglieria producendo capi d’alta moda e contribuendo a dare valore all’artigianalità femminile italiana che ha contraddistinto un’epoca in cui le donne acquisivano, quasi come dote, capacità sartoriali, manifatturiere e gestionali. Con Adriana D’Antonio, per Rizzoli, pubblica nel 1982 Le mani D’oro, cataloghetto per rendere utile il bello e il superfluo (copia consultabile presso la Casa Museo Spazio Tadini). Il suo impegno nell’editoria assume un ruolo più significativo con la casa editrice Pagine D’arte per cui traduce dal francese diversi testi. Degni di nota in particolare due traduzioni: Artaud le Mômo, Ci-gît e altre poesie di Antonin Artaud la cui traduzione realizzata per Einaudi è di Antonia Tadini e suo marito Emilio a cura di Giorgia Bongiorno e il saggio di Dan Franck, “Bohèmes” Tradotto da Antonia Perazzoli Tadini per Garzanti pubblicato con il titolo Montmartre & Montparnasse. La favolosa Parigi d’inizio secolo.

La sua attività nell’ambito della moda e l’indiscusso impegno culturale e artistico del marito Emilio rendono la coppia protagonista indiscussa della cultura e del panorama artistico milanese in particolare negli anni 80 e 90. Dopo la morte del marito, nel 2002, riduce drasticamente la sua presenza sulla scena pubblica e si dedica interamente alla famiglia.

CONVEGNO ” LE FIGURE LE COSE ” SU EMILIO TADINI A PALAZZO REALE.
Arturo Schwarz , Antonia Tadini e Grazia Varisco

L’hanno salutata ieri gli amici più cari in un cerimonia intima e semplice, come lei desiderava, con interventi di ricordo dei bei tempi passati.

Francesco e Melina Tadini ringraziano tutti coloro che hanno manifestato il loro cordoglio.

Emilio tadini 1967-1972 alla Fondazione Marconi


Emilio Tadini domina la scena artistica milanese della primavera 2019 con due grandi mostre a Milano: la prima, inaugurata presso la Casa Museo a lui dedicata, Spazio Tadini, con “Profughi” (fino al 20 aprile 2019) e la seconda dal 28 di marzo al 28 giugno, presso Fondazione Marconi che presenta “Emilio Tadini 1967-1972”, la terza mostra dedicata all’artista e intellettuale milanese Emilio Tadini. Dopo Emilio Tadini 1960-1985. L’occhio della pittura del 2007 e Emilio Tadini 1985-1997. I profughi, i filosofi, la città, la notte del 2012, questo nuovo progetto espositivo pone l’attenzione sugli esordi della produzione artistica di Tadini, dal 1967 al 1972, ovvero dal primo ciclo Vita di Voltaire, che segna la nascita del suo linguaggio pittorico, fino ad Archeologia.
Considerato uno tra i personaggi più originali del dibattito culturale del secondo dopoguerra italiano, fin dagli anni Sessanta Emilio Tadini sviluppa la propria pittura per grandi cicli, popolati da un clima surreale in cui confluiscono elementi letterari, onirici, personaggi e oggetti quotidiani, spesso frammentari, dove le leggi
di spazio e tempo e quelle della gravità sono totalmente annullate.

Le opere di Tadini nascono da un clima emotivo, da un flusso mentale “in qualche zona semibuia della coscienza” dove le immagini emergono in un procedimento freudiano di relazioni e associazioni e dove le situazioni “reali” che il pittore raffigura sono immerse nell’atmosfera allucinata del sogno, in un clima
surrealista-metafisico. Questo processo automatico si sviluppa, più che sulla prima immagine del quadro, sulla serie: da un’immagine ne scaturiscono altre, modificandola e alterandola.
Ogni volta l’artista produce un racconto, tanto che la sua pittura cresce a cicli, come una serie di romanzi a puntate.
La lettura delle sue opere richiede strumenti di natura concettuale, le immagini apparentemente semplici e immediate, nascondono molteplici significati (“tutto accade davanti ai nostri occhi… il pensiero si ripara… dietro lo sguardo”), non mancano i riferimenti al Surrealismo e alla Metafisica di de Chirico, come anche alla psicanalisi di Lacan e Freud.
Tadini domina con singolare capacità due tipi di linguaggi, il visivo e il letterario, lavorare per cicli lega anche la sua pittura alla cultura letteraria e in particolare alla pratica della scrittura, di cui è maestro. Il suo lavoro è dunque luogo di convergenza di linguaggi differenti.
Tra il 1967 e il 1972 l’attività pittorica dell’artista è particolarmente prolifica e va delinandosi la sua modalità operativa e stilistica.
Punto di partenza è la pop art: le prime due grandi serie di opere per cui Tadini concepisce un linguaggio pop sono la Vita di Voltaire, del 1967, e L’uomo dell’organizzazione, dell’anno successivo. Seguono, nell’ordine, Color & Co. (1969), Circuito chiuso (1970), Viaggio in Italia (1971), Paesaggio di Malevič e Archeologia (1972).
Non sono tuttavia le aggressive manifestazioni tipiche del pop americano a interessarlo, bensì le varianti più introspettive e personali, a volte intellettuali, politiche e critiche, del pop britannico. Un occhio particolare è rivolto all’arte di Kitaj, Blake, Hockney e Allen Jones ma anche a Francis Bacon e Patrick Caufield,
alla Figuration narrative di Adami, Arroyo e Télémaque. Sarà questa una fase di passaggio che l’artista abbandonerà negli anni Ottanta, destinata comunque a lasciare un segno indelebile nei suoi lavori successivi. Accanto ai quadri, la mostra presenta una selezione di disegni e opere grafiche a testimonianza del fatto che Tadini ha sempre affiancato nei suoi “racconti per immagini” tela e carta, pittura e disegno.
Obiettivo finale del progetto espositivo Emilio Tadini 1967-1972 è riportare “alla luce” il lavoro grafico e pittorico del maestro milanese per ricostruire la figura di un artista totale (pittore, disegnatore, intellettuale, scrittore e poeta) colto e profondo, anche alla luce del particolare rapporto con Giorgio Marconi, gallerista, collezionista e soprattutto amico di Tadini.

“L’incontro con Marconi è stato importante, mi ha dato una grande fiducia di potere fare questo lavoro di pittore professionalmente”, racconta lo stesso Tadini. “E subito dopo, lavorando, viene fuori la prima grande serie che è quella della ‘Vita di Voltaire’, dove si vede l’influenza della Metafisica, si alleggerisce la materia pittorica, uso fondi chiari monocromi e comincia un po’ la storia della mia pittura. A questo punto c’è ormai questa come attività professionale, tanto che io sospendo il lavoro letterario: prendo appunti, per me, come se volessi autorizzare davanti a me stesso una scelta.” (A.C. Quintavalle, Emilio Tadini, Fabbri Editori, 1994)

Note biografiche Nato a Milano nel 1927, Emilio Tadini si laurea in lettere e si distingue subito tra le voci più vive e originali nel dibattito culturale del secondo dopoguerra. Nel 1947 esordisce su “Il Politecnico” di Elio Vittorini con un poemetto, cui fa seguito un’intensa attività critica e teorica sull’arte (Possibilità di relazione, 1960; Alternative attuali, 1962; l’ampio
saggio Organicità del reale, su “Il Verri”). Nel 1963 esce il suo primo romanzo, Le armi l’amore (Rizzoli), cui seguono nel 1980 L’opera (Einaudi), nel 1987 La lunga notte (Rizzoli), nel 1991 il libro di poesie L’insieme delle cose (Garzanti) e nel 1993 l’ultimo romanzo, La tempesta (Einaudi).
Al lavoro critico e letterario Tadini affianca, sin dalla fine degli anni Cinquanta, la pratica della pittura. La sua prima esposizione personale è del 1961 alla Galleria del Cavallino di Venezia.
Fin dagli esordi sviluppa il proprio lavoro per grandi cicli, costruendo il quadro secondo una tecnica di sovrapposizione di piani temporali in cui ricordo e realtà, tragico e comico giocano di continuo uno contro l’altro.
Dal 1965 espone regolarmente allo Studio Marconi e nel corso degli anni Settanta tiene esposizioni personali all’estero, a Parigi, Stoccolma, Bruxelles, Londra, Anversa, negli Stati Uniti e in America Latina, sia in gallerie private che in spazi pubblici e musei. È presente in numerose collettive. Dopo la partecipazione alla Biennale di Venezia nel 1978 e nel 1982, allestisce una grande personale alla Rotonda di via Besana nel 1986, dove espone una serie di tele che preannunciano i successivi cicli dei Profughi e delle Città italiane, quest’ultimo presentato poi nel 1988 alla Tour
Fromage di Aosta. Nel 1990 espone allo Studio Marconi sette grandi trittici. Del 1992 è la mostra Oltremare alla Galerie du Centre di Parigi. Nel 1993 la mostra Oltremare, con nuovi quadri, è riproposta da Marconi a Milano. Nel 1995 espone alla Villa delle Rose di Bologna otto trittici del ciclo Il ballo dei filosofi. A partire dall’autunno del 1995 fino all’estate del 1996 ha luogo in
Germania una grande mostra antologica nei musei di Stralsund, Bochum e Darmstadt, accompagnata da una monografia a cura di Arturo Carlo Quintavalle. Nel 1996 Il ballo dei filosofi è riproposto alla Galleria Giò Marconi. Nel 1997 tiene mostre personali presso la Galerie Karin Fesel di Düsseldorf, la Galerie Georges Fall di Parigi e il Museo di Castelvecchio a Verona. Gli ultimi cicli esposti sono quelli delle Fiabe e delle Nature morte. Nel 1999 presenta il ciclo delle Fiabe alla Die Galerie di Francoforte.
Per alcuni anni è commentatore del “Corriere della Sera” e dal 1997 al 2000 è presidente dell’Accademia di Belle Arti di Brera. Nel 2001 gli è dedicata un’ampia retrospettiva nel Palazzo Reale di Milano.
Muore nel settembre 2002. Nella primavera del 2005 il Museo Villa dei Cedri di Bellinzona gli dedica una grande mostra antologica. Nel 2007 viene inaugurata a Milano la mostra Emilio Tadini 1960-1985. L’occhio della
pittura, negli spazi espositivi delle Fondazioni Marconi e Mudima e dell’Accademia di Brera. Opere di Emilio Tadini sono state recentemente oggetto di personali e collettive alla Fondazione Marconi (2009, 2011, 2012, 2015 e 2016); alla Fondazione Roma (Gli irripetibili anni ’60, curata da L.M. Barbero, 2011); alla Permanente (2012) e alla Galleria Cortina di Milano (2013); alla Fondazione Magnani Rocca di Mamiano di Traversetolo e a Villa Olmo di Como (2016). Alla Casa Museo Spazio Tadini, tra le ultime iniziative dedicate all’artista, si segnalano Il ’900 di Emilio Tadini, all’interno della rassegna “Novecento Italiano”, organizzata dal Comune di Milano (2018) e la mostra Profughi, attualmente in corso fino al 20 aprile 2019, che presenta l’omonimo ciclo degli anni Ottanta-Novanta, quanto mai attuale ed emblematico .

PhotoMIlano corsi


Uno staff di professionisti appassionati di fotografia che si incontrano a Spazio Tadini e nasce l’idea di creare opportunità di arricchimento professionale e sviluppo di percorsi insieme. Le workroom sono percorsi didattici di vario tipo che permettono di sperimentare e crescere anche all’interno del gruppo PhotoMilano che ormai da più di 2 anni anima gli spazio dell’associazione Spazio Tadini e organizza gite fotografiche e servizi fotografici anche per onlus o iniziative benefiche o sportive.

Da questo mese partono le “workroom” che vanno dal corso base di fotografia alla post produzione, dalla gestione dei file alla scrittura.

Per conoscerli potete visitare la pagina dedicata dove ogni docente spiega in dettaglio il percorso e si presenta(clicca).

I corsi si svolgono presso la Casa Museo Spazio Tadini o in giro per la città.

Usciamo dalla crisi: lavoratori in aiuto dei lavoratori


Il 15 marzo alle ore 19 si presenta lo sportello di aiuto: Usciamo dalla crisi ideato e organizzato da un gruppo di professionisti a favore dei lavoratori presso la Casa Museo Spazio Tadini. (mappa)L’evento si svolge durante la mostra Profughi a Casa Museo Spazio Tadini perchè “profughi” sono anche quelli che perdono il loro lavoro, che rischiano di chiudere la loro azienda e non sanno come ricominciare o a chi chiedere un aiuto. (ingresso gratuito).

Stiamo cercando un team di persone (con o senza competenze specifiche) che forniranno consulenza gratuita ai cittadini più colpiti dalla crisi economica, che, però, non possono permettersi un avvocato o rivolgersi a uno studio di consulenza. La recente “ripresa” economica – spiega Tommaso Senni, uno degli organizzatori – che molti mettono giustamente in dubbio, non solo non hanno ridotto le disuguaglianze, ma ne ha createdi nuove (accentuando, tra l’altro, la disuguaglianza intergenerazionale) Occorre organizzarsi ed intervenire! Ne parleremo il 15 marzo a Spazio Tadini. Vi aspettiamo”.

La solidarietà tra le persone, la dove la politica non riesce e lo Stato non arriva è sempre stata la forza motrice che ha permesso al nostro Paese di vincere grandi sfide.

Citati, Il mago della critica di Paolo Lagazzi


Sabato 9 marzo alle ore 18.30 un appuntamento da non perdere: Paolo Lagazzi, presenta Il mago della critica, con Giancarlo Pontiggia, Carla Stroppa e Roberto Caracci alla Casa Museo Spazio Tadini (mappa)Un libro che racconta la figura di uno dei critici letterari e scrittori più interessanti del nostro tempo: Pietro Citati.

Accompagnati dalla narrazione di Paolo Lagazzi, nel libro si delinea un profilo di Pietro Citati che racconta l’uomo e il critico, la sua straordinaria capacità di collocarsi con occhio indagatore della narrativa in particolare tra ‘800 e il 900. Citati, nato nel 1930, si laurea alla Normale di Pisa e vanta, oltre a collaborazioni su riviste e quotidiani come Il Corriere della Sera e La Repubblica, vanta premi letterari sulle biografie su Tolstoj, Goethe e Kafka.

Paolo Lagazzi cura l’edizione Meridiani su Pietro Citati nel 2005. In questo libro lo ritrae e lo colloca nel panorama letterario come tra i critici più originali del nostro tempo lontano “dalle strategie scientifiche e dalle strettoie ideologiche del Novecento, trae le sue linfe dalla gnosi, dal neoplatonismo e dalla Cabala, dalle fonti stesse del pensiero magico, esoterico e alchemico riscoperto attraverso la fondamentale lezione di Goethe” .

Cornice alla presentazione del libro dell’intenso Paolo Lagazzi, cultore di letteratura antica e moderna, occidentale e orientale, di magia, musica, cinema e pittura non poteva che essere la sala di Emilio Tadini, presso la Casa Museo Spazio Tadini, che ha in mostra, fino al 20 aprile, tre dei 7 trittici che Tadini dipinse nel 1989 sul tema Profughi. Il senso del mito, del sacro, del sogno, della tragicità e comicità della vita fanno da cornice e tutti gli intervenuti alla presentazione del libro di Lagazzi, a cui è riservata, per l’occasione, l’ingresso gratuito alla mostra.

museo city a spazio tadini


Museo City a Milano quest’anno propone un’edizione tutta incentrata sulla Natura. La Casa Museo Spazio Tadini vi aderisce con due iniziative legate al Museo Segreto con tanto di percorso fotografico al Parco Lambro a cura di Francesco Falciola.

Dal 1 al 3 marzo i visitatori potranno vedere in mostra un lavoro di Emilio Tadini dal titolo Architettura e Natura. L’opera venne concepita dall’artista, a cui è dedicata la casa museo, per l’associazione culturale Architettura e Natura che lavorò a Milano dal 1993 fino al 2006 con il fine di diffondere e promuovere conoscenze ecologiche relative al progetto di architettura e al design. Emilio Tadini è sempre stato attento all’ambiente e alla cura della città di Milano tanto da prediligere come unico mezzo di spostamento la bicicletta. L’opera esplicita in modo evidente un concetto dell’abitare in cui le case sono realizzate con prodotti della Natura.

L’esposizione del lavoro di Tadini è accompagnato da alcuni scatti fotografici che dal 1993, anno di realizzazione dell’opera di Tadini, ad oggi, mostrano come il verde sia entrato in città. Gli scatti esposti, di Francesco Falciola, sono solo un’anticipazione della mostra che si terrà presso la Casa Museo Spazio Tadini dal 6 giugno al 6 luglio: Naturalmente Milano a cura di Francesco Tadini e Melina Scalise, inserita in PhotoFestival.

L’iniziativa per Museo City organizzata da Fondazione Pini a cura di Rosanna Pavoni in cui partecipa anche Spazio Tadini vede sedici fiori per altrettanti luoghi del circuito StorieMilanesi: la peonia per la Fondazione Adolfo Pini, fiore raffigurato su due porcellane appartenenti alla collezione d’arte di Renzo Bongiovanni Radice; il geranio per Villa Necchi Campiglio, perchè presente nel dipinto ‘Burano dalla finestra del mio studio’ realizzato nel 1923 da Pio Semeghini ed esposto nella sala d’ingresso della Villa; la rosellina selvatica, scelta dal Museo Poldi Pezzoli visto che è raffigurata sul mantello della Madonna col Bambino dipinta da Giovanni Antonio Boltraffio e acquistata da Giangiacomo Poldi Pezzoli dalla collezione dei duchi Litta; e così via, con fiori legati non solo a oggetti presenti nelle varie collezioni, ma anche riconducibili alla vita privata dei protagonisti di Storie Milanesi. Ad esempio, per lo Spazio Tadini, il papavero, simbolo dell’amore dell’artista, Emilio Tadini per la moglie Antonia.

IL GIARDINO DI STORIE MILANESI

CALENDARIO DEGLI EVENTI DI MUSEO CITY A SPAZIO TADINI

  • 1 marzo
  • alle ore 18 è prevista una visita guidata alla Casa Museo a titolo gratuito – PERCORSO MUSEO SEGRETO CON Architettura e Natura e esposizione di Francesco Falciola in cui sarà possibile visitare anche le altre esposizioni in corso Profughi di Emilio Tadini con la collettiva. APERTURA 15,30 -19,30. Ingresso 5 euro.
  • 2 marzo
  • ORE 10 Workshop : Fotografare il parco, passeggiata tecnica fotografica al Parco Lambro con Francesco Falciola.
  • ORE 16 Il giardino di Storie Milanesi, ingresso con visita guidata gratuita.
    Architettura e Natura e esposizione di Francesco Falciola
    APERTURA 15,30 -19,30 ingresso 5 euro
  • 3 marzo
    Architettura e Natura e esposizione di Francesco Falciola apertura dalle 15, 30 alle 19.30. Ore 16 ingresso gratuito e visita guidata alla Casa Museo.

Profughi a Spazio Tadini: Fulvio Tornese


Fulvio Tornese, You’ never stay alone

You’ll never stay alone”

Acrilico su tavola cm 70 x 80

Anno 2019

La differenza dei termini Migrante/Profugo su cui si disserta fino alla nausea, per quanto mi riguarda, non ha un senso se non quello delle burocrazie degli stati del primo mondo…

La Treccani dice “Profugo: Persona costretta ad abbandonare la sua terra, il suo paese, la sua patria in seguito a eventi bellici, a persecuzioni politiche o razziali, oppure a cataclismi… e poi

Emigrante: Chi emigra; in partic., chi espatria, temporaneamente o definitivamente, a scopo di lavoro

E non è forse un cataclisma minore, un disastro piccolo, il vedere i propri figli non poter crescere dignitosamente solo per la colpa di essere nati nella parte sbagliata del pianeta?

Dai primi del 900 in poi intere generazioni hanno abbandonato la propria terra, anche  la mia terra, per cercare una vita migliore o per cercare semplicemente una vita da vivere. Via dalla morsa di quello che li aveva resi schiavi.

Le immagini delle popolazioni in cammino fanno parte della storia di tutti, così come ne fanno parte le resistenze delle popolazioni che li ricevevano…

Sappiamo che chi riceve non è mai felice, ha paura che la sua terra sia depredata, violata .

I visitatori hanno avuto appellativi che ne definivano l’aspetto negativo: forestiero che deriva da “essere fuori”, straniero che deriva da estraneo, “strano” : quindi diverso.

Lo straniero può essere un portatore di “novità” una risorsa che quasi mai viene riconosciuta dagli ospitanti

Lo storico dell’arte Marco Cianchi in uno scritto giovanile parlava dell’energia che viene emessa quando le genti si spostano, viaggiano, emigrano, coniò in quell’occasione la definizione di “entropia del viaggio”.

Il punto in cui si definiva un prima e un dopo.

Il momento dilatato in cui la forza di volontà, l’energia della disperazione dei viaggianti si dispone ad affrontare lo spazio fisico dell’attraversamento.

A quel punto si definisce il muro naturale che può essere il mare da navigare, il valico di montagna da superare, il deserto da attraversare.

A questo punto le esigue forze del viaggiatore devono fare i conti con la forza immane che governa il luogo di passaggio. Il drago messo a guardia può salvarti non degnandoti di uno sguardo, ma può fare di te il suo giocattolo e farti soffrire fino a farti morire… .

Il veliero dell’Antico Marinaio di Coleridge in balia della grande ala della tempesta poco fuori del porto sicuro, della città protetta è il mio semplice raccontare in questo dipinto.

Poi il titolo dell’opera rappresenta la mia voglia di essere sempre e comunque fiducioso negli esseri umani.

Perché io so che le popolazioni di Lampedusa, di Castro, di Brindisi erano sul molo all’arrivo dei primi bastimenti dall’Albania e dalle coste Africane.

Erano lì per aiutare, sfamare, soccorrere quei coraggiosi. E ricordare loro che non sarebbero stati mai abbandonati. “You’ll never stay alone”

Una vita fa rispetto all’infamia che qualcuno, non in mio nome, sta perpetrando impunito in questi oscuri giorni.

Fulvio Tornese