Tutti gli articoli di melina scalise

giornalista, psicologa

Francesco Tadini e lo studio di Emilio


Francesco Tadini non sapeva dove l’avrebbe portato l’avventura di  tenere ancora per mano suo padre anche quando se n’è andato via. Quel biglietto, attaccato alla porta dello studio di suo papà, “Torno Subito”,  gli è sembrato un monito. Così si è impegnato a ridare lustro allo stabile dell’antica tipografia e casa editrice Grafiche Marucelli & Co e, a rimettere a posto, un pezzo alla volta, un muro alla volta, un foglio alla volta quello che era anche lo studio di suo padre, Emilio Tadini.

Per fortuna non l’ha fatto da solo, ma con tutto il sostegno di Melina Scalise. Insieme, giorno dopo giorno, anno dopo anno, hanno inseguito un progetto:

 “Volevamo aprire uno spazio dedicato all’eclettico Emilio, al pittore, allo scrittore, al saggista, al critico, al poeta, al padrespiega Melina, presidente di Spazio TadiniVolevamo fosse tutti gli sguardi e tutti gli interrogativi che Emilio aveva posto e che l’arte potesse raggiungere tutto questo, che il bello si potesse sempre cercare là dove c’era il brutto e che le parole riuscissero a restare solo parole di fronte alle cose della vita. A volte qualcosa è andato storto, a volte abbiamo fatto miracoli, ma senza mai pretendere di essere santi, né maestri. Quest’anno sono dieci anni che esiste Spazio Tadini e ci è sembrato giusto dedicare a Emilio Tadini una mostra particolare che raccontasse di lui, ma, in qualche modo, anche di noi, del nostro modo di tenerlo con noi: Il 900 di Emilio Tadini”.

Coinvolgendo tanti fotografi del gruppo PhotoMilano a raccontare Emilio Tadini per immagini. Qualcuno lo ha fatto attraverso la Casa Museo Spazio Tadini e a suo figlio Francesco Tadini.

Emilio, attraverso Francesco, appare così, sommerso dalle “carte”, felice di immergersi in quel mare immenso di pensieri, parole e disegni che suo padre ha lasciato ecco il ritratto di Gianfranco Bellini.

Francesco Tadini ritratto da Gianfranco Bellini, per la mostra fotografica Omaggio a Tadini, Milano 2018 -17

Poi c’è Anna Limosani che individua figure e miraggi in quella Casa di Loreto, come l’avrebbe chiamata Emilio, dove compaiono Francesco Tadini, Melina Scalise e la danzante Federicapaola Capecchi socia e socia onoraria della Casa Museo.

Anna Limosani, OMAGGIO A EMILIO TADINI, alla Casa Musaeo Spazio Tadini

A cui si aggiunge il “caos” che appartiene a tutte le cose, come lo vedeva Emilio amante dell’anagramma Caos, caso, cosa, che si manifesta nell’interpretazione fotografica di Roberto Longoni.

Roberto Longoni - mostra fotografica Omaggio a Emilio Tadini

Mostra fotografica di Elena Galimberti: CitAzioni


La città è uno spazio che parla di tutte le anime che lo abitano ed ogni forma, ogni ombra, ogni colore, ogni geometria racconta l’uomo. Per Elena Galimberti  lo spazio della città è sempre il luogo dell’abitare e da esplorare sotto una duplice veste, da una parte la forma, l’architettura che lo struttura, tanto da dedicare un intero ciclo alle città deserte, dall’altro i suoi abitanti, i luoghi della convivialità, della condivisione, delle azioni.

05E’ uno sguardo che non può prescindere dall’altro. Nella fotografia Elena raccoglie tutti i suoi punti di osservazione: da architetto, paesaggista e donna impegnata nel sociale e nella politica qual è.

Troviamo così le Tre Torri competere con le zucchine a delineare uno paesaggio urbano che recupera non solo nella forma architettonica le forme naturali, ma si presenta, sempre più, con momenti di contaminazione tra cemento e Natura. Quest’ultima non è più l’ultimo prato di periferia da edificare, ma l’orto condiviso, il giardino gestito dagli abitanti del quartiere che armonizzano fiori, frutti e cemento come religioni, lingue e professioni. E’ così che le 03aarchitetture organiche del padiglione Italia all’Expo 2015, dove Elena ha lavorato, e che ha voluto sintetizzare con uno scatto in questa mostra, vanno a connotare un nuovo rapporto tra Uomo e Natura, tra architettura e Natura. Non c’è solo il piacere della geometria, in quello scatto, ma il senso di un nuovo progetto sociale in cui Elena si riconosce, in cui ormai molti si riconoscono.

Tra le fotografie esposte troviamo un parco di città avvolto nella nebbia crepuscolare che si anima di passeggiate con sacchetti da lavoro per andare chissà dove. Vediamo abitanti salire su palcoscenici imprevisti fatti da manifesti pubblicitari che ormai sempre più cambiano prospettive, creano atmosfere e raccontano storie di risate e solitudini. 34

Incontriamo giocolieri sfidare il traffico ai semafori e persone ritrovare il piacere di muoversi nelle nuove piazze della città tra luci, zampilli e panchine in cui poter fermarsi a prendere il sole anche a Milano, dove il mare non c’è, ma ci sono nuovi spazi aperti con nuovi orizzonti da offrire.

Elena non cerca il ritratto degli abitanti di città, ma il loro passo, la loro proporzione, l’occupazione dello spazio perché è lì che cerca tutta la potenza vitale dell’abitare urbano. E’ una città che cresce, che si costruisce, che si abita, che si progetta, che migliora, tant’è che Elena ha aperto un gruppo Facebook che fa da contraltare al Milanese Imbruttito: Il Milanese Abbellito.

Non c’è associazione, circolo, spazio autogestito dai cittadini che sfugga alla Elena fotografa e donna impegnata.

Va contro corrente, Elena, cerca il bello e l’armonia tra l’umano e la sua invenzione di città e per questo si inventa anche Dal virtuale al reale, un altro gruppo di relazione per trasformare lo spazio web anche in uno spazio urbano tutto da poter vivere e saper vivere. Quella di Elena Galimberti è una “città che sale” come l’avrebbe definita Boccioni. Nelle sue foto si contrappone la staticità della forma con la dinamicità che ne deriva dall’abitarla. Le due foto che chiudono la mostra con due scatti che ritraggono non Milano, ma la sua seconda città d’adozione, Lisbona, sintetizzano chiaramente questa visione.Portogallo 06 Una è il bianco e il nero, è la struttura e la persona, dove lo spazio abbagliato di luce sale e converge in un orizzonte prospettico che passa attraverso pilastri imponenti che superano il tempo dell’uomo. L’altra è un orizzonte che si apre verso un paesaggio naturale che nessuna imposta dovrebbe mai chiudere. Ciò che per Elena Galimberti è un diaframma: una finestra sempre pronta alla luce.

Melina Scalise

CitAzioni di Elena Galimberti

a cura di Francesco Tadini e Melina Scalise

dal 23 febbraio al 18 marzo 2018
Casa Museo Spazio Tadini via Niccolò Jommelli, 24
Apertura da mercoledì a sabato 15.30-19.30, domenica 15.18.30
Il 24 e 25 febbraio apertura 15-18.
Ingresso 5 euro.

Caccia al tesoro per Museo City con Storie Milanesi


Sabato 3 marzo, dalle ore 11 alle 17, in occasione di Museo City 2018, il circuito Storie Milanesi, presenta Storie Milanesi – Caccia al Tesoro. Una caccia alla scoperta di 15 case museo, atelier d’artista, studi di designer e architetti.
Punto di partenza sarà Fondazione Adolfo Pini, dove i 100 partecipanti pescheranno una busta contenente indizi utili per scoprire l’identità dei personaggi di Storie Milanesi.
I concorrenti, per rispondere al quesito e individuare il proprio protagonista, potranno navigare il sito www.storiemilanesi.org, dove troveranno utili aiuti e suggerimenti. Risolto il quesito, dovranno recarsi alla tappa successiva, sulla soglia del museo corrispondente, dove ad attenderli ci saranno: un ingresso gratuito, un omaggio e una storia.
Storie Milanesi è un circuito che unisce 15 case museo, atelier d’artista, studi di architetti e designer: Fondazione Adolfo Pini, Museo Poldi Pezzoli, Villa Necchi Campiglio, Museo Bagatti Valsecchi, Centro Artistico Alik Cavaliere, Fondazione Corrente – Studio Treccani, Associazione Amici di Lalla Romano, Associazione Per Mario Negri per la Scultura, Casa Museo Boschi di Stefano, Studio Museo Francesco Messina, Fondazione Vico Magistretti, Fondazione Franco Albini, Fondazione Achille Castiglioni, Spazio Tadini.
Storie Milanesi è un progetto Fondazione Adolfo Pini a cura di Rosanna Pavoni

Afro Fashion Week MYFRO 2018 nella Casa Museo Spazio Tadini


“Un tulipano non combatte per impressionare nessuno. Non combatte per essere diverso da una rosa. Non ne ha bisogno. Perché è diverso. E c’è spazio nel giardino
per ogni fiore” .
Marianne Williamson

La Casa Museo Spazio Tadini, ospita il 24 e il 25 Febbraio dalle 18.30 un appuntamento con la moda e l’arte africana: MYFRO 2018. L’evento si presenta nella cornice della mostra dedicata a Emilio Tadini, Il ‘900 di Emilio Tadini, il quale, come molti artisti del suo secolo fu influenzato molto dall’arte africana.

In una società che appare sempre più multietnica, spesso ci si dimentica di quanto lo sia già stata concettualmente da sempre – spiegano i fondatori della Casa Museo Spazio Tadini, Francesco Tadini e Melina Scalise – per influenze d’arte, culturali e religiose. Un ricchezza per l’evoluzione della specie e del pensiero e che solo l’approfondimento culturale può far emergere in tutta la sua positiva potenzialità”.

Afro Fashion nasce nel 2015 come associazione senza scopo di lucro. Prima nel suo genere in Italia, per il tipo di iniziative dal forte impatto interculturale che intende promuovere,  Afro Fashion propone manifestazioni di moda che vedono la creazione di sfilate dedicate sia alla Haute-couture, sia alla Street-couture, Afro Pop Up Shop, mostre fotografiche, esposizioni, performance di artisti ,
Worksohps, Talk, body painting, afro after party ecc.
Lo scopo principale dell’associazione è quello di creare opportunità per i designers e artisti emergenti, dando loro la possibilità di farsi conoscere da un nuovo pubblico, di penetrare nuovi mercati, di acquisire esperienze e notorietà al livello internazionale; permettendo loro di diventare attori e non più spettatori .

#AFWM2018 MYFRO 
L’associazione Afro Fashion presenta in collaborazione con Couleurs du Monde, Museo d’Arte e Scienza e Casa MuseoSpazio Tadini e con PhotoMilano mediapartner fotografico –  dal 22 al 25 febbraio 2018, la Afro Fashion Week Milano Febbraio 2018 che avrà come tematica MYFRO. Un evento che si terrà in tre locations diverse a seconda delle attività: Museo d’Arte e Scienza , Spazio Tadini- Casa Museo e Byblos Milano e vedrà la partecipazione di designers, hairstylists e artisti emergenti con diverse provenienze ma accomunati nelle loro creazioni da influenze di derivazione africana.
Giorni di sfilate, mostre fotografiche, streetshooting, Pop up shop, Workshop, Red Carpet , Afro aperitivi e di momenti: “Meet your favorite afro Influencer”. In altre parole è l’occasione perfetta per entrare in contatto con il mondo afro e conoscerne le ultime tendenze. La novità di questa edizione è lo spazio dedicato all’arte del capello AFRO con due Hair Fashion shows al rendez-vous durante i quali verranno presentate acconciature studiate e realizzate ad hoc per l’evento.

I brand e gli artisti presentati sono:

Maison Jemann (Camerun) / NatFash (Nigeria) / Urban Fashion Paris (Francia) / ChiBeKa (Togo) / Flixbry Culture (Nigeria) /Anapenda (Italia)/ Amnon Kivity (Israele)

SCARICA calendario afro fashion week milano feb 2018 

Afro Fashion Week Milan catwalk // Exhibitions//Workshops 22 – 25 Febbraio 2018, Milano
Evento realizzato con la collaborazione di: Couleurs du Monde, Mas, Museo di arte e scienza, Casa Museo Spazio Tadini, Anapenda, Afro Italian Souls, Yuna, African Fashion Wear, PhotoMilano, Wacom4u.

 

Emilio Tadini sull’arte africana commentando il lavoro di Pablo Picasso:

“Les Demoiselles d’Avignon” 1907, MoMA, New York

«L’arte negra? Non la conosco!», ebbe a dire Picasso una volta. Si parlava troppo dei suggerimenti formali che potevano essergli derivati dalle statuette negre che in quei tempi passavano nelle mani degli artisti parigini. Effettivamente il discorso era mal posto. Il problema di Picasso non era certo di imitare certi lineamenti esotici per un effetto di gusto nuovo. Le suggestioni dell’arte negra ci furono, ma in profondità. La voga parigina delle statuette negre non era che un episodio minore dell’interesse che parte dell’alta cultura di quel momento portava a manifestazioni d’arte di pensiero primitive, dove il significato della realtà era espresso in tutta una vasta serie di relazioni interiori. L’arte negra poté suggerire a Picasso una ragione profonda di rompere l’immagine reale per renderla più sottilmente espressiva, più intima. L’arte negra non è realistica perché si pone certe funzioni «religiose»: perché vuole rappresentare una oggettività completa, interiore ed esteriore, secondo una certa ideologia. Che ne fosse completamente cosciente o no, Picasso realizzava la sua rivoluzione di fronte alla realtà per motivi analoghi. Una forma agitata dalle emozioni non gli bastava più. Egli voleva costituire una struttura di tutto ciò che si oggettiva sui vari piani dell’essere (fisici e spirituali). In certe stilizzazioni di quei nuovi volti che apparivano nella pittura europea con i suoi quadri potevano restare tracce dei suggerimenti formali dell’arte negra. Ma questa non era che l’indicazione di una ricerca più profonda, perché una nuova magia animasse la figurazione pittorica. ……………

Nel suo periodo detto «analitico» egli non scompone un oggetto per renderlo visibile da tutti i punti di vista. Sostituisce piuttosto ad una sostanza fissa e immutabile dell’oggetto, del reale, una serie di sue apparizioni, di suoi fenomeni. Così un oggetto finisce con l’essere formato da una serie di relazioni: prima di tutto con lo spazio. Con i quadri del cubismo analitico lo spazio non è più un luogo dove certe cose avvengono. È la dimensione stessa dell’accadere. Entra in relazione con l’oggetto: prende parte alla sua stessa forma. La nuova magia dell’immagine che Picasso ha incominciato a cercare nei primi quadri cubisti, con quelle figure simili ad idoli negri, si risolve qui nella immagine di ogni oggetto. “

Novecento Italiano: Il ‘900 di Emilio Tadini nella Casa Museo Spazio Tadini


 A cura di Francesco Tadini e Melina Scalise

Dal 23 febbraio al 18 marzo

Casa Museo Spazio Tadini, via Niccolò Jommelli, 24 Milano

Apertura al pubblico 23 febbraio ore 18.30 ingresso 5 euro

Un percorso inedito sui cicli pittorici e le pubblicazioni più importanti dell’artista, scrittore, poeta e saggista italiano nella sua casa natale, un’antica casa editrice degli anni Venti, nonchè suo atelier. Per la prima volta in mostra Tadini pittore e scrittore con il contributo narrativo di 80 fotografi che arricchiscono il percorso letterario e concettuale mostrando la forte attualità del suo pensiero.

(orari mostra: 24 e 25 febbraio dalle 15 alle 18 – in queste due giornale l’orario subisce una variazioni – per tutte le settimane successive rimane valido l’orario seguente: da mercoledì a sabato dalle 15.30 alle 19.30 e domenica dalle 15 alle 18.30)

Con il patrocinio di Municipio 3 di Milano e Comune di Milano

All’interno della rassegna Novecento Italiano organizzata dal Comune di Milano per porre l’attenzione sui processi storici, culturali e artistici del secolo appena trascorso, non poteva mancare un approfondimento su uno degli autori milanesi più eclettici della cultura italiana del Novecento: Emilio Tadini.

Il suo amico Umberto Eco lo definì “Un pittore che scrive e un artista che dipinge” e queste “due anime” sono state per Tadini un irresistibile ed instancabile strumento di analisi della cultura del suo secolo, ma soprattutto della condizione umana:

ll senso della vita credo stia proprio nel cercarne il senso. E credo che l’arte, la cultura e anche le passioni rispondano proprio a questo: contribuire a dare un senso alla vita.“ (Emilio Tadini)
Per conoscere la ricca e significativa opera letteraria e artistica di Emilio Tadini dal 23 febbraio al 18 marzo 2018 si svolge a Milano un’esposizione nella sua casa natale, in via Jommelli, 24, una traversa di via Porpora, tra Loreto e Lambrate, luogo di riferimento anche di alcuni suoi racconti. Nella Casa Museo Spazio Tadini, a lui dedicata e sede dell’archivio, fondata dal figlio, Francesco Tadini (regista e autore televisivo) e Melina Scalise ( psicologa e giornalista), tutte le sale connesse all’atelier dell’artista proporranno un percorso duplice tra arte e scrittura, tra immagini e figure. Le sale, appartenute all’ex tipografia del padre di Emilio, Grafiche Marucelli & Co, ospiteranno i grandi trittici, opere pittoriche rappresentative di vari periodi della ricerca artistica di Emilio Tadini, disegni, sculture, opere di design, lavori pittorici inediti. In altre sale, compreso l’ex studio, una mostra di quadri rappresentativi di diversi cicli pittorici, arricchiti anche da appunti, quaderni e lavori letterari: romanzi, poesie, saggi e fotografie di una vita. Un percorso costellato da momenti di riflessione sulla sua visione dell’arte nel 900 e sulla sua ricerca filosofica con il supporto di contributi fotografici prodotti da fotografi contemporanei aderenti al gruppo PhotoMilano che documenta il capoluogo lombardo per immagini (www.photomilano.org).

I fotografi di PhotoMilano sono:
Diego Bardone, Francesco Falciola, Cesare Augello, Elisabetta Gatti Biggi, Luigi Alloni, Giovanni Paolini, Walter Ciceri, Gian Paolo Grignani, Alberto Scibona, Gianfranco Bellini, Laura Caligiuri, Francesca Giraudi, Giovanni Gianfranco Candida, Domenico Sestito, Fabio Zavattieri, Andrea Rossato, Francesco Summo, Adele Caracausi, Daniela Loconte, Alberto Grifantini, Michele Salvezza, Alessandra Antonini, Francesca Gernetti, Franco De Luca, Tiziana Granata, Rodolfo Cammarata, Giuseppe Di Terlizzi, Elvira Pavesi, Rosario Mignemi, Corrado Formenti, Armando Melocchi, Anna Limosani, Giovanna Paolillo, Maria Luisa Paolillo, Angelica Mereu, Cinzia Beatrice Stecca, Roberto Ramirez, Federica Tamagnini, Cristina Risciglione, Renato Corpaci, Matteo Garzonio, Romina Pilotti, Silvia Questore, Roberto Longoni, Fabio Natta, Antonella Fiocchi, Stefano Barattini, Luca Barovier, Michele De Fusco, Fabio Bonfanti, Maria Grazia Scarpetta, Marvi Hetzer, Walter Turcato, Claudio Stefanoni, Magda Chiarelli, Mimma Livini, Cristiano Vassalli, Roberto Crepaldi, Marisa di Brindisi, Marco Simontacchi, Claudio Manenti, Nerella Buggio, Giuliano Leone, Paola Fortunato, Lorena Tortora, Roberto Manfredi, Maria Cristina Pasotti, Bruno Panieri, Marina Labagnara, Antonia Rana, Alberto Chignoli, Andrea Fraccaro, Emanuele Cortellezzi, Daniele Rossi, Maurizio Buttazzo, Marco Bellavita.
A tale gruppo si aggiunge, con alcuni suoi disegni, l’artista Eleonora Prado.

Emilio Tadini 009 ph.MariaMulas, 1984,
Emilio Tadini 009 ph.MariaMulas, 1984,

Nato nel 1929 e morto nel 2002, Emilio Tadini ha vissuto appieno i momenti salienti del 900 dalla Grande Guerra fino alle soglie della rivoluzione linguistica e relazionale data dal web. Ha vissuto l’urgenza della ricostruzione, ha dovuto elaborare il dolore della perdita dei suoi genitori ancora ragazzo, ha saputo costruire nuove visioni sulla città collaborando anche con le istituzioni pubbliche, ha progettato la sua vita attorno alla curiosità culturale che gli è sempre appartenuta divorando libri tanto da entrare nelle commissioni di diversi premi letterari tra cui il Bagutta, di cui fu anche presidente.  Davanti a un bicchiere al bar Giamaica, nei piccoli atelier di pittori allora sconosciuti, tanto quanto nelle sale dell’informazione dei grandi quotidiani, come il Corriere della Sera, o negli studi della Rai o della Radiotelevisione Svizzera, nelle sale riunione di importanti aziende italiane, come l’Eni, nei palazzi dell’Arte, come l’Accademia di Brera, Emilio Tadini era il pensatore, il produttore di idee, il commentatore, il critico, il designer, l’uomo della comunicazione e l’intellettuale a tutto tondo.

Nei suoi dipinti e nei suoi scritti, tanto quanto nelle sue recensioni e testi critici sull’arte del 900 emerge una straordinaria capacità di sintesi frutto di uno studio attento di artisti, scrittori, poeti, filosofi e psicoanalisti. “Quando mio padre non dipingeva – ricorda il figlio, Francesco Tadini – era perché mia madre, Antonia, lo portava fuori da Milano, nella nostra casa in Valsesia, a Campertogno, condivisa per un breve periodo con la famiglia Fallaci, quella dell’”Oriana”. Lì, in tre mesi, scriveva un romanzo. Era instancabile e qualunque cosa producesse era naturalmente un’edizione degna d’interesse o addirittura di un premio Campiello. Del resto esordì scrittore ad appena vent’anni, con un poemetto di poesie “La passione secondo Matteo” sulla rivista Il Politecnico scelto da Vittorini e Montale.  Tradusse autori significati del 900 come Pound, Eliot, Auden, Stendhal, Melville, Shakespeare, Joyce e di tutto questo mondo lui e noi figli, io e Michele, ne fummo intrisi. Ricordo sere in cui io appena ventenne rinunciavo ad uscire con gli amici perché a cena c’erano Umberto Eco e Furio Colombo. Mi divertivo più con loro che con i coetanei, rimanevo incantato ad ascoltarli nei loro discorsi seri e poi subito a ridere di ogni cosa, perché l’approfondimento culturale colmava sempre con il paradosso e non c’era filosofia che tenesse rispetto al piacere di stare felicemente tra scherzi e battute insieme”.

EVENTI CORRELATI ALLA MOSTRA

Il 24 e 25 febbraio, dalle 18.30 la mostra sarà visitabile nel contesto di un approfondimento sull’arte e la moda africana che tanto ha influenzato la produzione artistica del 900 in collaborazione con Afro Fashion Week e in esposizione una serie di maschere Africane collezionate da Tadini.

Il 28 febbraio e il 9 marzo ore 21 sono in calendario due spettacoli di danza – ideati coreografati da Federicapaola Capecchi –  in Omaggio a Emilio Tadini.

A finissage della mostra, il 18 marzo alle ore 18.30  è previsto il concerto a tre voci e fisarmonica di The Apricot Tree con musica del repertorio jazz anni 40 in particolare con brani del Quartetto Cetra.

Emilio Tadini 013 ph.Franco Pardi, New York 1983,
Emilio Tadini 013 ph.Franco Pardi, New York 1983,

Breve Biografia di Emilio Tadini

Emilio Tadini (Milano 5 giugno 1927-Milano 25 settembre 2002) è stato uno scrittore, un pittore, un critico d’arte, un poeta, un drammaturgo, un giornalista (della carta stampata e della televisione), un intellettuale civilmente impegnato.

Ha detto di lui il suo amico Umberto Eco: “uno scrittore che dipinge, un pittore che scrive”.

La giovinezza

Emilio Tadini nasce a Milano il 5 giugno del 1927. Rimane orfano di madre a 6 anni e pochi anni dopo anche del padre per un incidente stradale. Vive la sua giovinezza prevalentemente accudito e accompagnato nella sua crescita dalla zia e dalla nonna. Con suo fratello eredita la tipografia e Casa Editrice Grafiche Marucelli acquistata dal nonno in via Jommelli, 24. In quella palazzina su due piani, sfiorata dai bombardamenti durante la seconda guerra mondiale tra il quartiere Casoretto e piazzale Loreto, vivrà poi tutto il resto della sua vita. E’ cresciuto tra l’odore degli inchiostri, nella piccola impresa di famiglia dove venivano stampati i primi giornali economici: l’Esercente e il Corriere Agricolo, poi schiacciati dalla concorrenza di nuove testate economiche come Il Sole 24 Ore. Quest’attività fu poi seguita dal fratello Gianni, mentre Emilio ereditò dal padre la passione per la scrittura a cui dovette rinunciare per ragioni economiche e vi si dedicò da giovanissimo.

 

Scrittore

Emilio ad appena vent’anni, nel 1947, mostra i suoi interessi intellettuali e pubblica un poemetto sulla rivista di Elio Vittorini “Politecnico”: La passione secondo San Matteo per il quale riceve un premio da Montale, Solmi e Muscetta. Si laurea in Lettere ed inizia un mai interrotto lavoro di scrittura: poesie, saggi, romanzi. Nel 1960 pubblica Tre poemetti , nel 1963 per Rizzoli il romanzo Le armi l’amore, dedicato all’impresa di Carlo Pisacane. Poi seguirono L’Opera(Einaudi 1980); La lunga notte(Rizzoli) 1987 (vince il Premio Campiello); L’insieme delle cose, poesia edito da Garzanti (1991), La tempestaEinaudi 1993 (Premio Strega), La deposizione ( Einaudi 1997), La distanza ( Einaudi 1998), L’Occhio della pittura 1999, Eccetera ultimo romanzo pubblicato post mortem 2002 a cura del figlio Francesco Tadini e a seguire, a cura di Anna Modena in collaborazione Fondazione del Correre della Sera Poemetti e poesie (Einaudi 2011).

La sua attività letteraria fu accompagnata e influenzata dalla sua attività di studio e traduzione di autori importanti e, all’epoca ancora poco noti, come Pound, Eliot, Celine Faulkner, Malevic. Frequenta intellettuali da cui trae ispirazione come Vittorini, Solmi, Albe Steiner, ma soprattutto, in quella Milano del dopoguerra allaccia amicizia con molti giovani intellettuali e artisti da Umberto Eco a Dario Fo, da Lucio Fontana e Valerio Adami, da Alik Cavalieri a Gianfranco Pardi, da Mario Schifano a Lucio Del Pezzo e tanti altri. Tadini ama anche il teatro e all’interno del “circolo Diogene” con cui andava a teatro tre volte a settimana conosce e frequenta Grassi e Strehler.

 

Pittore

Accanto al suo amore per la scrittura si affianca negli anni ’50 l’amore per la pittura sviluppando un linguaggio pittorico molto autonomo a ricordare figure simboliche di quadri di Bosch. Su questo ciclo di pittura per lo più inserito nella serie “Saggio sul Nazismo” (1960) la galleria Renzo Cortina di Milano dedicò nel 2008 un’ampia esposizione accompagnata da un catalogo.  Negli anni a seguire Tadini si avvicinò al realismo esistenziale e alla  “Pop Art” inglese. Fortemente influenzato dalla Pop art è “Il posto dei bambini” (1966).

Di questo periodo è il ciclo “Vita di Voltaire” (1967) . La sua prima esposizione personale è del 1961 alla Galleria del Cavallino di Venezia e il suo primo collezionista è stato il pittore Trancredi. ma  l’inizio della sua ascesa artistica avviene con la partecipazione alla collettiva presso lo Studio Marconi nel 1965, della quale fecero parte anche altri tre grandi: Mario Schifano, Valerio Adami e Lucio Del Pezzo. Fin dagli esordi, Tadini sviluppa la propria pittura per grandi cicli, costruendo il quadro secondo una tecnica di sovrapposizione di piani temporali in cui ricordo e realtà, tragico e comico, giocano di continuo uno contro l’altro. Seguì il ciclo “L’uomo dell’organizzazione” (1968), Color & Co del 1969, Viaggio in Italia 1970, Paesaggio di Malevic 1971, Archeologia 1972, Magazine Réunis 1973, Museo dell’Uomo, 1974 e Disordine in corpo classico 1981. Nel 1978 e nel 1982 viene invitato alla Biennale di Venezia

Nel 1986 organizza un’importante esposizione alla Rotonda della Besana a Milano dove espone una serie di tele che preannunciano il ciclo dei “Profughi” e quello dedicato alle “Città italiane”, poi presentato nel 1988 alla Tour Fromage di Aosta. Nel 1990 espone allo Studio Marconi una serie di grandi trittici. Del 1992 è la serie Oltremare alla Galerie du Centre di Parigi. Nel 1995 alla Villa delle Rose di Bologna vengono presentati otto grandi trittici de “Il ballo dei filosofi”. A partire dall’autunno 1995 fino all’ estate 1996 una grande mostra antologica e itinerante ha avuto luogo in Germania nei musei di Stralsund, Bochum e Darmstadt accompagnata da una monografia a cura di A.C.Quintavalle. Nel 1996 la mostra de “Il ballo dei filosofi” viene presentata alla galleria Giò Marconi. Nel 1997 espone presso la Galerie Karin Fesel a Düsseldorf, la Galerie Georges Fall a Parigi e il Museo di Castelvecchio a Verona. Gli ultimi cicli dipinti sono quelli delle “Nature morte” e delle “Fiabe che nel 1999 sono presentate alla Die Galerie di Francoforte. Nel 2001 la città di Milano gli rende omaggio con una mostra antologica Emilio Tadini: Opere 1959/2000, a Palazzo Reale. Del 2001 è la celebre sede di Palazzo Reale a Milano ad ospitare l’ultima mostra antologica a lui dedicata, all’interno della quale esponenti del mondo della cultura quali Umberto Eco, Arturo Carlo Quintavalle, Alan Jouffroy gli hanno reso l’ultimo omaggio.

Nell’arco della sua carriera pittorica lo invitano a realizzare esposizioni personali a Parigi, Stoccolma, Bruxelles, Londra, Anversa, Stati Uniti e Sudamerica, sia in gallerie private che presso istituzioni pubbliche e Musei.

Dopo la sua morte (2002) dal 24 al25 settembre 2004, presso il Palazzo Reale di Milano, Fondazione Corriere della Sera organizza il convegno Le figure, le cose a cui partecipano personaggi di spicco della cultura, dell’arte, del giornalismo come Ferruccio de Bortoli, Umberto Eco, Paolo Fabbri, Arturo Carlo Quintavalle, Valerio Adami.
Nella primavera del 2005 il Museo Villa dei Cedri di Bellinzona gli dedica un’ampia mostra antologica. Nel 2007 si tiene a Milano la grande mostra Emilio Tadini 1960-1985. L’occhio della pittura negli spazi espositivi della Fondazione Marconi, della Fondazione Mudima e dell’Accademia di Brera, con un ricco catalogo edito da Skira.

Nel 2008 il figlio Francesco Tadini e la giornalista Melina Scalise fondano l’associazione Spazio Tadini in suo omaggio inglobando negli spazi della tipografia di famiglia, lo studio dell’artista. Nel 2015, Spazio Tadini diventa Casa Museo nel circuito Storie milanesi che raccoglie 15 luoghi della città dove hanno vissuto dei personaggi (artisti, scrittori, designer) che hanno dato un contributo artistico e culturale alla città. Nelle sale della casa museo è possibile visitare l’ex studio e vedere opere dell’artista, oltre alla sua biblioteca. Presso Spazio Tadini ha sede l’archivio degli eredi Francesco Tadini, regista e autore televisivo,  e suo fratello, Michele Tadini, compositore.

 

Incarichi professionali e istituzionali di Emilio Tadini

E’ stato presidente dell’Accademia di Belle Arti di Brera dal 1997 al 2000.

Dal 1992 inizia un’intensa collaborazione con il Corriere della Sera come critico d’arte ed editorialista.

Il 28 novembre 1997 Ha condotto e ideato la trasmissione televisiva sull’arte Contesto su Tele +. Al termine del ciclo di 100 puntate condotte, così si è espresso Aldo Grasso sulle pagine del Corriere della Sera, parlando della trasmissione ideata e presentata da Emilio: “Tadini fa 100 e chiude vincendo la sfida dei libri Che peccato, alla vigilia di Natale ha chiuso i battenti una delle poche trasmissioni civili, intelligenti, pacate della tv italiana (…)” Mentre Alessandro
Baricco disse: “Contesto” ha un’idea del tempo che non nasce dalla cultura televisiva
ma da quella libresca. Solo così è possibile articolare le proprie opinioni”.

Dal 2000 al 2001 collabora con la RSI Cultural (Radio televisione Svizzera)

Direttore Premio Bagutta

Membro della giuria del Premio IX Italo Calvino 1996

 

RICONOSCIMENTI E PREMI

« La passione secondo san Matteo », che vinse il premio “Renato Serra”

Premio Campiello con La lunga Notte

Premio Campiello con L’armi l’amore 

La tempesta, Einaudi 1993 (Premio Strega)

Penclubitalia

 

Il suo pensiero

In uno scritto del 1960, Possibilità di relazione, Tadini aveva chiarito la poetica alla quale, malgrado l’incessante ricerca e metamorfosi del suo lavoro, è rimasto sempre fedele: il principio cui mi attengo, diceva, è quello di “una possibile libertà integrale della ragione…che porta a far saltare ogni diaframma tra il mondo ‘fisico’ e quello ‘spirituale’ (…). È questa presa di posizione che porta logicamente a superare ogni alternativa superficiale di realismo e spiritualismo (o di arte fantastica) proponendo qualcosa che si potrebbe chiamare realismo integrale, nella cui sfera devono essere risolte tutte insieme le funzioni dell’uomo in ogni particolare momento della sua storia”.

Tadini dichiarò la sua avversione nei confronti dell’espressionismo astratto americano, per contro l’espressionismo cinematografico tedesco condizionò non poco la sua visione dello spazio urbano. Se distinse la pop art americana da quella inglese, è perché mentre dalla prima prese le distanze, la seconda gli fu per molti versi congeniale. Non ebbe nessun timore di sperimentare nuovi linguaggi, ma mai per puro gusto avanguardistico o di accumulazione citazionistica post-moderna; al contrario, per arricchire e spostare il patrimonio di una tradizione classica che conosceva a menadito.

In una realtà come quella odierna, ormai definitivamente “sottosopra”, l’uomo sia destinato a sopportare una nuova croce: quella di vivere dentro un universo sconnesso, privo di riferimenti stabili, di territori sicuri, di valori condivisi. Il protagonista ricorrente, una sorta di Pinocchio metafisico e vagamente ridicolo, brancola nel vuoto: anche la forza di gravità sembra non sostenerlo più.

Detta altrimenti: certo che a Tadini premeva dipingere, colorare, distribuire le ombre e le luci. Ma gli premeva in funzione di quel “realismo integrale” ricordato nel suo testo del ’60, gli premeva in funzione di una lettura allegorica del presente, al modo di Beckmann. Gli premeva perché voleva raffigurare, raccontandolo e teatralizzandolo, L’insieme delle cose (come suona il titolo di un suo libro di poesie pubblicato da Garzanti).

 

È nell’intermittenza tra la razionalità e un’oscurità sempre incombente che vivono i personaggi dei suoi quadri. Basti citare, per tutti, il ciclo sul “ballo dei filosofi”, laddove il refrain verbale (un immaginoso e sgangherato “ego fuit”) suona a evidente sberleffo dell’Io cartesiano, che tutto sa e tutto controlla. Qui l’Io, invece, poco sa e meno ancora controlla. Ma non per questo demorde. In fin dei conti l’avventura cui è chiamato è sì tremenda, ma insieme affascinante. Chi infatti vede tra le maglie allentate del reale, il nulla, l’abisso, è ovviamente terrorizzato, ma può anche giovarsi del senso di assoluta libertà che ne discende.

Andata gambe all’aria ogni sistemazione definitiva del mondo, la luce di questa nuova ragione – affidata negli ultimi trittici a una ricorrente, piccola candela, sempre periclitante – sarà magari più fioca, più incerta. Ma finalmente propria: unica, singolare, irripetibile. Così come è stato, ed è, assolutamente unico, singolare, irripetibile, il tragitto artistico ed esistenziale di Emilio Tadini.

 

Casa Museo Spazio Tadini

Fondata nel 2008 da Francesco Tadini e Melina Scalise oggi è inserita nel circuito di case museali, Storiemilanesi (www.storiemilanesi.org)

Apertura mostra Spazio Tadini via Jommelli, 24 Milano

Durata della mostra: dal 23 febbraio al 18 marzo

Apertura 23 febbraio ore 18.30 apertura al pubblico – ingresso 5 euro.

Apertura settimanale

24 e 25 febbraio dalle 15 alle 18  (in queste due giornale l’orario subisce una variazione)

Per tutte le settimane successive rimane valido l’orario seguente:

Da mercoledì a sabato: Dalle 15.30 alle 18.30

Domenica dalle 15 alle 18.30

Spettacolo: E Ancora, dedicato a Emilio Tadini


E Ancora, Federicapaola Capecchi, dedicato a Emilio Tadini
E Ancora di Federicapaola Capecchi

Danza e teatro all’interno della mostra  “Il ‘900 di Emilio Tadini”  a cura di Francesco Tadini e Melina Scalise.  Mercoledì 28 febbraio 2018 replica, in unica data, uno spettacolo ispirato all’opera Fiaba/Image Magie di Emilio Tadini. Lavoro, a lui dedicato, di Federicapaola Capecchi, socia di Spazio Tadini, e che ha realizzato su di lui tre spettacoli. Il secondo, andrà in scena il 9 marzo 2018.

In una mostra di opere, scritti e sculture di Emilio Tadini per raccontare l’autore, ma anche la sua visione del Novecento, prenderanno dunque corpo anche gli appunti “in movimento e in scena” di una coreografa e curatrice di fotografia che da tempo indaga, analizza e ama il lavoro di Emilio Tadini tanto come pittore quanto come scrittore.

E ANCORA è il primo spettacolo del progetto/festival Coreografia D’Arte, un’idea di Federicapaola Capecchi e Francesco Tadini, è ispirato all’opera d’arte Fiaba Image/Magie di Emilio Tadini

coreografia e regia: Federicapaola Capecchi
testi: Federicapaola CapecchiEmilio Tadini, Riccardo Walchhutter

durata: 60′| Produzione OpificioTrame & Spazio Tadini

COSTUMI : Rossella Cavioni Espritnouveau – I costumi che vedete nelle foto sono di repliche del passato. Quelli nuovi, che vedrete in anteprima il 28 febbraio, sono di Rossella Cavioni Espritnouveau

È uno spettacolo molto diverso dai miei “soliti” – dice sempre Federicapaola Capecchi – “nella forma soprattutto. É uno spettacolo che mi sento di consigliare perché è un giuoco, un sogno e un viaggio verso un’umanità possibile”.

Costruito a partire dal quadro ed intorno ad esso. Il dipinto è parte dello spettacolo: sospeso, attore per primo sulla scena e i danzatori e l’attore creano un’ interazione diretta con esso. Una drammaturgia scandita in quadri.

Teatro, Spettacolo E Ancora, Spazio Tadini

Personaggi che si muovono senza peso dentro e fuori ogni piano, situazione, esperienza. L’incanto di vestiti e colori, sembianze sul cui dorso giocar e ridere o mettere un freno alla provocazione di un orizzonte nuovo. Come amare. Si agitano, vivono, fuggono, si spaventano, stanno seduti ad aspettare qualcosa che non arriva e qualcuno o qualcosa che li porterà altrove. Ridono, piangono, scherzano. Ridere stasera, ridere; l’anima che ride è come una preghiera di voli d’uccelli in un mondo di luna, legati come due corpi amanti. Danzano. Senza peso respirano. Danzando superano l’angoscia di un quotidiano a volte drammatico, forse di questo “oggi” patetico; sgranano occhi smarriti su un mondo aggrovigliato tra luci e rumori, spento, e lo rianimano con occhi colmi di stupore, immagini, visioni. Felici e incapaci di esser normali. E allora ridono. Forse si fanno beffe di ogni terrena realtà che non sa vedersi se non greve e pungente, vedono il lato comico, o solo diverso, delle cose, si salvano dalla grevità. Si aggrappano ai lembi di terre sognate, pensate, sentite vere. Ai lembi dell’immagine parola che libera l’immaginazione fantastica. In nessun luogo eppure qui e ora, nella vita di ogni giorno, sorridono agli occhi scontrosi del quotidiano. Accendono cieli di lune dove lo sguardo conquista la vita e il tempo la felicità. Tutto è finalmente davvero possibile. Esibiscono la loro vita, le loro visioni, il loro “giuoco” eccezionale e se non avrete occhi grandi e lucidi, e i desideri a portata di mano, vi appariranno invisibili e inafferrabili. E ancora…continua… Bon voyage et bonne vie.“

danza contemporanea, OpificioTrame spettacoli, E Ancora, su Emilio Tadini, Foto di Fabio Bortot
OpificioTrame, spettacolo, E Ancora, su Emilio Tadini, Foto di Fabio Bortot

Ogni spettacolo sente dei “grazie”. Per E Ancora il mio ringraziamento è per Riccardo Walchhutter, che mi ha sempre appoggiato e motivato, e che per i miei lavori ha scritto testi belli, ironici e commuoventi, di grande suggestione. Il mio grazie, come un abbraccio, è per Francesco Tadini, my best friend/brother, con il quale questo spettacolo è nato in lunghe e appassionate “sedute” a tavolino – diverse a tavola – a parlare, a raccontare, a immaginare, ad affabulare. Parlando del quadro di suo padre, e io raccontando tutto quello che mi succede e immagino, ogni volta, dinanzi a quel quadro; in un moto incontrollato mi metto a commentare l’impasto del colore, il segno … Francesco ascoltava, interveniva, volava di qua e di là, si sospendeva perfettamente in quell’immagine che il quadro mette in moto. Fino a quando anche lui, ormai, era parte di quel quadro e di quel viaggio. Il mio grazie, come il mio più bel sorriso, è per Melina Scalise, l’unica donna che sa davvero chi sono, amica veramente, nel grado di corpo che a me piace..sotto pelle. E della quale sento cuore, occhi e respiro ogni volta che danzo.

Federicapaola Capecchi

E Ancora di Federicapaola Capecchi dedicato a Emilio Tadini
E Ancora di Federicapaola Capecchi dedicato a Emilio Tadini

NOTE DELLA COREOGRAFA:

Questo spettacolo è un desiderio. Un sogno, una passione, uno stupore, una speranza, un atto d’amore. Un viaggio verso il possibile. Non vuole essere altro che questo. Volutamente non ho riletto critiche e analisi dell’opera. Perché volevo un rapporto diretto con l’opera, da corpo a corpo, da segno a segno, senza mediazioni o tecnicismi. Ho solo riletto alcuni testi di Emilio Tadini, per risentire le sue parole che, a me, sono sempre arrivate come un corpo.
Amo le opere di Emilio Tadini, quelle dipinte e quelle scritte, e forse anche quelle quotidiane che non conosco, come il fiato che fa respirare. Perché fanno vivere.
Solo altri tre artisti, come lui, hanno veramente smosso desideri e passioni in me: Caravaggio, Hieronymus Bosch e Francis Bacon.
<Nel vostro fiato son le mie parole> diceva Michelangelo. Ecco, mi sentirei di dire che nel flatus dell’impulso della mano di Emilio Tadini son le visioni di un’umanità possibile, di una vita realizzabile; nella materialità dell’impasto di Fiaba-Image Magie, senza prender respiro, tutto in un tempo, son le storie, le vite, i pianti, le risate del gioco del teatro della vita. Che, credo, Emilio Tadini conoscesse benissimo. Qualunque vita. Ho sempre pensato di lui che fosse anche un grande critico del sociale. Sento un legame personale molto forte con i suoi mondi, popolati spesso da figure capovolte, da corpi e segni che … danzano, e nella più complessa delle scritture coreografiche … chi conosce i miei lavori sa che il leit motiv del mio coreografare e dell’uso del contact spinge i corpi ad un’inarrestabile ed inevitabile mutazione fisica, corporea, visiva ed emozionale veicolata dal mio percorso di ricerca, proprio attraverso corpi imperfetti e spesso capovolti, sempre danzanti.

E Ancora di Federicapaola Capecchi dedicato ad Emilio Tadini
E Ancora di Federicapaola Capecchi dedicato ad Emilio Tadini

Con Fiaba-Image Magie sento un legame particolare e fisico. Ogni volta, dinanzi a quest’opera, il sangue scorre più veloce, pulsa, preme, gli occhi sembrano abbagliati se si spostano rapidi da una figura all’altra; il battito accelera fino ad abbracciare il nodo in gola di una commozione soave e profonda; immagini e parole, infinite, si confondono l’una nell’altra fino a perdere significato o ad averli tutti, anche quelli che non conosco, e sospendere tutto il mio corpo, in aria, nel vuoto di una strana solitudine, mai triste, mai greve, nel pieno di una possibile ricompensa, e di un’unica grande immagine che poi ricordo. Un’immagine, una sola, non intesa come normalmente intendiamo questo termine, ma una vera e propria irruzione che rimette in moto il tempo. Quello di un domani possibile se la vita, qualunque vita, si facesse finalmente umana.

Federicapaola Capecchi

E Ancora di Federicapaola Capecchi su Fiaba Image Magie di Emilio Tadini
E Ancora di Federicapaola Capecchi su Fiaba Image Magie di Emilio Tadini

SPAZIO TADINI CASA MUSEO

MERCOLEDì 28 FEBBRAIO 2018 ORE 21

E ANCORA spettacolo

prenotazione obbligatoria : opificiotrame@opificiotrame.org

Ingresso: intero  € 13

ridotto (under 25) € 10

Joe Oppedisano a Spazio Tadini: Buskers – 25 anni di arte in strada


Joe Oppedisano con Maurizio Garofalo a Spazio Tadini –PhotoMilano – Domenica 11 Febbraio 16:30 Joe Oppedisano – in dialogo con Maurizio Garofalo – presenta il libro fotografico “Buskers – 25 anni di arte in strada” nella sede di PhotoMilano club fotografico milanese: la Casa Museo Spazio Tadini in via Niccolò Jommelli a Milano.

presentazione Bukers. Nel corso della giornata verranno presentati anche i 4 workshop che Joe Oppedisano propone con PhotoMilano club fotografico milanese:

1- Progettazione fotografica (3 incontri – di Sabato – per un massimo di 25 persone).
2- Ritratto in Strada (2 giorni: Sabato e Domenica per un massimo di 20 persone).
3 – Viaggio Workshop fotografico a New York – a) Partenza Venerdi 15 – 22 Giugno 2018 – b) Partenza Venerdi 5 – 12 Ottobre 2018. In Entrambi i casi saranno giornate di full immersion, un’esperienza “intima” riservata ad un ristretto numero di persone, massimo 5/6.
4 – Workshop Fotografico IL NUDO SURREALE a Castel di Tusa (Messina Fine) Maggio 2018 presso l’Arthotel Atelier sul mare | Fine Maggio 2018.

Joe Oppedisano nasce a Gioiosa Ionica nel 1954 e si trasferisce a soli 7 anni con la famiglia a New York, dove comincia a fotografare fin da piccolo e frequenta la Scuola di Visual Arts. Nel 1979 l’International Center of Photography di New York lo invita a partecipare ad una grande manifestazione a Venezia. Qualche anno dopo si trasferisce a Milano, dove firma campagne pubblicitarie per marchi di fama internazionale. Il suo curriculum artistico, inaugurato da una mostra all’Atlantic Savings Bank di New York nel 1978, vanta una quarantina di mostre personali, tra New York, Milano, Torino, Arles, Parigi, Tokyo e la Svizzera, e una sessantina di mostre collettive in Italia, Stati Uniti, Germania, Spagna, Gran Bretagna, fino alla Biennale di Venezia dove viene invitato nel 1995 dal Museo Alinari di Firenze a partecipare alla mostra “Un secolo di ritratti in Italia 1895-1995”. Nel 2005 partecipa alla grande collettiva “60 Maestri Fotografi” al Museo Peggy Guggenheim di Venezia. Tra il 2007 e il 2010 tiene un corso di specializzazione all’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano e dal 2010 un corso di specializzazione presso ISIA di Urbino. Vive tra New York e l’Italia.

Maurizio Garofalo, giornalista, Art director e Photo editor
E’ nato nel 1959 e ha vissuto ad Ancona, Venezia, Firenze, Napoli, Roma, Milano. Laureato in Architettura, abbandona la libera professione dopo quattro anni per dedicarsi alla grafica editoriale e alla fotografia. Progetta diversi giornali – quotidiani e settimanali – e si occupa dello sviluppo dei sistemi informatici per l’editoria. Giornalista professionista, dal 2000 al 2009 è Art director e Photo editor a “Diario”, diretto da Enrico Deaglio, giornale che nel 2002 vince il premio internazionale “Guide de la Presse” come miglior giornale del mondo (insieme al quotidano serbo “Danas”).
Alla professione affianca un’intensa attività di didattica sulla fotografia e fotogiornalismo, di conferenze e letture-portfolio in Italia e all’estero, di giurato in concorsi di fotografia.
Nel 2010 è nel comitato scientifico e nella giuria del “Premio Bruce Chatwin”, per la fotografia e la narrativa di viaggio; nel 2011 insegna a New York nell’ambito del “New York Photogarphy Workshop”, organizzato da Spazio Labo’; nel 2012 crea “Ragusa Foto Festival” ed è direttore artistico della prima edizione. Nel 2013 ha curato la realizzazione editoriale del volume “Mimmo Jodice”, di Roberta Valtorta, edito da Bruno Mondadori. E’ nel comitato scientifico del festival “Gazebook” dalla prima edizione. Dal 2014 è sotto contratto con la casa editrice Pearson per la progettazione delle nuove collane editoriali.
Nel 2015 e nel 2016 ha tenuto conferenze sulla fotografia con Gianni Berengo Gardin, Nino Migliori, Maurizio Galimberti, Ivo Saglietti, Davide Monteleone, Tano D’Amico.

Casa Museo Spazio Tadini, via Niccolò Jommelli 24, Milano
Per informazioni: www.photomilano.org – www.spaziotadini.com
Pagina Facebook del gruppo PhotoMilano: https://www.facebook.com/groups/1680536228920261/
Apertura delle mostre dal mercoledì a sabato dalle 15,30 alle 19,30 e domenica dalle 15 alle 18.30 – ingresso alla casa museo 5 euro.

Giovanni Mereghetti: mostre fotografiche Milano – Spazio Tadini


Placepast, la mostra fotografica del reporter Giovanni Mereghetti a cura di Francesco Tadini e Federicapaola Capecchi in corso alla Casa Museo Spazio Tadini fino al 18 febbraio 2018 è molto particolare perchè va oltre il reportage per raccontare un viaggio emozionale fondato sul ricordo dei suoi viaggi….e così diventa spunto di riflessione ed ecco:

La prossemica del ricordo

di Melina Scalise 

Kathmandù 2004
Kathmandù 2004 – ph Giovanni Mereghetti mostra a Spazio Tadini – Placepast
Cosa rimane di un viaggio ad un reporter, pronto a scattare tutto fino alla nitidezza del sangue? Di quell’asfalto bruciato, di quel vento nel deserto, di quello sguardo perso, gli rimane dentro un urlo fino a mancare il fiato.
Giovanni Mereghetti non attende il ritorno del respiro. Lo cerca proprio là dove il teatro della vita ha appena finito l’ultimo capitolo di una tragedia o ha iniziato il prologo di un racconto.
Lascia dilatare i tempi e sgrana gli occhi come per vedere al buio e la macchina fotografica lo segue. Si allinea ai tempi dell’uomo e alla luce netta del mezzogiorno preferisce quella fioca del crepuscolo, l’anticamera del sogno.
La fotografia smette di vedere il presente per vedere dentro la storia di quel paesaggio e di quella scena. Diventa ricordo, diventa evocazione, quasi preghiera. Tutto sembra un rallenting ovattato, silenzioso. Le immagini sono quasi pronte per perdersi nelle numerose particelle di cui sono fatte,tuttavia si trattengono a rimanere compatte ancora un istante solo per te che le guardi, per poi perdersi per sempre.
Quelle foto così sgranate, indifferenti al colore che non aggiunge nulla all’essenza delle cose, hanno tutta la forza dei nostri ricordi, che non appartengono più a luoghi lontani, ma a quel mondo di tutti che non vorremmo abbandonare mai.
Non devi osservarle da vicino, come non vorrebbe essere guardato un vecchio. Richiedono tutta la cortesia della distanza come di fronte a tutte le cose preziose. Solo nella lontananza ritrovano senso perché è l’insieme che conta, non il dettaglio. La storia di un uomo non è mai un dettaglio, è sempre l’insieme dei fatti e di tutte le cicatrici di una vita esposta al sole.
 Straordinario questo invito (probabilmente inconsapevole di Mereghetti) di modificare la prossemica di osservazione di una foto appesa al muro. Quasi naturalmente l’osservatore, nel porsi l’interrogativo di trovarsi forse davanti ad un errore fotografico si allontana e lì, misura tutto il senso del ricordo che non può prescindere dalla distanza, anzi, ne è proporzionale. Ricordo= emozione/distanza.  Più l’emozione è forte e più forte rimane il ricordo, ma nessuno ci insegna tanto quanto questa mostra fotografica la compiutezza di senso che ci offre le distanza e la pace che ne deriva.