Tutti gli articoli di melina scalise

giornalista professionista, psicologa, curatrice d'arte, scrittrice

Emilio Tadini al Lago Maggiore


Inaugura il 3 luglio alle ore 18 la mostra Le figure, le cose di Emilio Tadini organizzata dall’Associazione Il Brunitoio presso la Sala Esposizioni Panizza di
Ghiffa, in provincia di Verbania
, sul Lago Maggiore a cura di Vera Agosti, in collaborazione con la Casa Museo Spazio Tadini e la Fondazione Marconi di Milano aperta al pubblico fino al 25 luglio. In esposizione anche degli inediti.

Fiaba Emilio Tadini

Questa mostra si aggiunge a quella già in corso fino alla fine di agosto a Cannobio a Palazzo Parasi sempre sulla riva sinistra del lago Maggiore, offrendo a turisti e appassionati d’arte un approfondimento sull’autore Emilio Tadini.

Scrive Vera Agosti: “Il titolo dell’esposizione riprende quello di una serie di lavori del maestro nonché del Convegno organizzato dalla Fondazione Corriere della Sera il 24 e il 25 settembre del 2004 a Palazzo Reale a Milano in ricordo di Emilio Tadini (Milano, 1927-2002), per anni importante collaboratore del quotidiano. All’evento parteciparono numerosi nomi illustri della cultura italiana legati all’artista, come Umberto Eco, Ferruccio de Bortoli, Arturo Carlo Quintavalle, Valerio Adami, Paolo Fabbri, Cesare Segre, Maurizio Cucchi, Gae Aulenti,
Aldo Grasso, Marco Vallora, i figli Francesco e Michele Tadini…
La rassegna sottolinea il grande legame del maestro con la scrittura, che entra prepotente anche nei suoi dipinti e nelle serigrafie, nonché la relazione con gli oggetti, costante elemento del suo immaginario. Tadini, infatti, comincia una brillantissima carriera di scrittore, traduttore e poeta, per poi dedicarsi con successo alla pittura e alla critica d’arte
a partire dagli anni ’50. Si interessa al simbolismo di Bosch e alla sua indagine dell’inconscio, apprezza Picasso, la ricerca surrealista, la metafisica di De Chirico e la Pop Art inglese (Joe Tilson, Ronald B. Kitaj, Peter Blake, David Hockney, Allen Jones, Patrick Caufield). Nel 1960 studia il realismo integrale, per poi divenire portavoce del movimento
artistico della Nuova Figurazione che anima la scena milanese e include oltre a lui stesso, Valerio Adami, Bepi Romagnoni, Lucio del Pezzo, Enrico Baj… È poi la volta della figuration narrative con Adami, Edouardo Arroyo e Hervé Télémaque… A partire dagli anni ’90, si avvicina al lavoro dell’espressionista tedesco Max Beckmann, in particolare per la
scelta dell’utilizzo del formato del trittico.


In mostra, oltre trenta grafiche scelte, che esaltano il rapporto dell’autore con la parola, permettendo allo stesso tempo un excursus sui principali momenti della sua ricerca artistica. Tadini lavora per cicli, come una serie di romanzi a puntate, legando il suo lavoro grafico e pittorico alla cultura letteraria, mescolando tragico e comico, immaginario e reale.
Gli scambi sono continui. Un tema come quello del “Profugo”, titolo e personaggio di un poemetto, transita verso la pittura diventando parte di uno dei suoi ultimi dipinti e delle sue ultime serigrafie. Sapienti riferimenti letterari e rimandi onirici producono una dissociazione
tra le figure e le cose, che risentono della drammaturgia di Berltold Brecht. I contorni sagomati e il colore disteso per superfici nette veicolano un simbolismo denso di richiami alla psicoanalisi freudiana. Elementi desunti dalla grafica pubblicitaria convivono con
l’ironica giustapposizione di motivi differenti.

Emilio Tadini

Nelle sue opere coesistono diversi piani temporali di lettura. Tadini offre un tributo alla storia dell’arte, per esempio con Omaggio a Klee ed Omaggio a Malevic’ degli anni ’70. Nell’ampia varietà delle serigrafie selezionate, in molti casi lo
spazio vuoto e pulito della pagina bianca è preponderante e in esso le parole o i frammenti di parole scritte acquistano un immenso rilievo, così come i pochi oggetti raffigurati e decontestualizzati (Il desiderio, anni ’70; Omaggio a J.L.Schefer, Intransitivo, anni ’80).
L’artista era un instancabile disegnatore. Molti ricordano che portava sempre con sé un taccuino per fissare in punta di matita un pensiero, un’immagine, una figura… Con l’amico fraterno Valerio Adami costituì la Fondazione Europea del Disegno di Meina, con la quale organizzavano importanti convegni dedicati alla teoria del disegno. In esposizione anche
un suo prezioso quaderno di schizzi che raccoglie numerosi ritratti, veloci e arguti.


Emilio Tadini – Le figure, le cose
A cura di Vera Agosti
In collaborazione con la Casa Museo Spazio Tadini e la Fondazione Marconi di
Milano
Dal 3 luglio al 25 luglio 2021
Inaugurazione: sabato 3 luglio ore 18
orario: da giovedì a domenica 16-19
Sala Esposizioni Panizza – Corso Belvedere, 114 Ghiffa (VB)
info@ilbrunitoio.it
www.ilbrunitoio.it

Emilio Tadini in mostra a Cannobio


Fiabe al lago è la mostra di Emilio Tadini a Palazzo Parasi a Cannobio a cura di Vera Agosti. Oltre trenta opere, tra acrilici su tela e sculture, in vetro e in metallo, dalle piccole alle grandi dimensioni, per un’antologica rappresentativa dei momenti salienti della ricca produzione dell’artista, dalle prime prove degli anni ’50 con Le Figure, le Cose, all’ultima ricerca dedicata alle Fiabe, che dà il titolo alla rassegna.

La mostra è realizzata in collaborazione con l’Archivio eredi Francesco e Michele Tadini, la Casa Museo Spazio Tadini e la Fondazione Marconi di Milano.

L’omaggio va al Lago Maggiore, dove Tadini si recava con la famiglia, ospite dell’amico fraterno Valerio Adami (che ha esposto a Palazzo Parasi nel 2016), con il quale aveva costituito la Fondazione Europea del Disegno di Meina.

Emilio Tadini è stato pittore, disegnatore, scultore e designer, è stato anche scrittore, traduttore, poeta, critico d’arte e letterario, giornalista, collaborando per anni con Il Corriere della Sera. Dal 1997 al 2000 è stato Presidente dell’Accademia di Brera. Inoltre, ha scritto e condotto trasmissioni televisive culturali. Ha esposto con successo in Italia e all’estero. Nel 2001 si è tenuta un’ampia retrospettiva a Palazzo Reale a Milano. La sua ricerca figurativa e onirica indaga il mistero dell’uomo, muovendosi tra l’influenza della Pop Art inglese, la Metafisica di De Chirico e altre suggestioni

L’esposizione segue un percorso cronologico che si sviluppa dall’alto, partendo dalla sala video sul lavoro di Tadini. I grandi cicli su cui si è concentrata l’attenzione dell’artista hanno spesso confini labili, poiché una serie nasceva nel momento in cui un’altra non era ancora completamente interrotta. I dipinti sono costruiti secondo una logica di sovrapposizione di piani temporali differenti, in cui convivono memoria e realtà, tragico e comico. Ogni opera è aperta a una pluralità di senso e di interpretazione. significato.

Passando per Vita di Voltaire. Il magistrato in campagna (1967), Color & Co. Paesaggio nello studio (1969), Viaggio in Italia (1971), Museo dell’uomo (1974), Angelus Novus (1978), Disordine in corpo classico (1982)… , il pubblico incontra i filosofi che danzano (Il ballo dei filosofi, anni ‘90) il valzer del pensiero nella Città (Città italiana, 1988) tra i Profughi (No particular place to go, 1989), emblema della condizione umana e dello smarrimento che proviamo tutti noi, quando perdiamo i nostri punti di riferimento. La soluzione pare essere la Fiaba (Fiaba dei Tre Pittori, anni ‘90), l’immaginazione, con cui forgiamo la nostra identità e possiamo essere finalmente liberi. In esposizione anche alcuni lavori mai pubblicati, come la serie de La fiaba di Sant’Amleto (2000), ispirata all’opera shakespeariana e immagine guida dell’esposizione.

Il rapporto tra la figura e la parola scritta è sempre stato fondamentale per l’autore, in un gioco di contaminazioni. Parole dipinte, o scolpite, parole nella pittura, o nella scultura, come nei suoi splendidi Fiori. Non per nullaUmberto Eco definiva Emilio Tadini “scrittore che dipinge, pittore che scrive”.

LO SPAZIO

L’esposizione si iscrive nel quadro delle mostre pensate per valorizzare una storica costruzione risalente al XIII secolo adibita per tanti anni a luogo di giustizia e di governo. Il Palazzo della Ragione, meglio conosciuto come Palazzo Parasi, è stato accuratamente restaurato dall’Amministrazione Comunale, di concerto e sotto l’alta vigilanza della Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio della regione Piemonte. Si tratta di un imponente edificio che sorge a ridosso della Torre Comunale del XII secolo. Al piano terra è presente un portico coperto con volte a botte che conserva lapidi, stemmi e rilievi del XIV secolo e due tombe romane. Ai piani superiori sono state realizzate due aree destinate a spazio espositivo, una delle quali particolarmente interessante per il diretto contatto con le antiche capriate.

Spazio espositivo: PALAZZO PARASI, via Giovanola Cannobio (VB) Lago Maggiore

Accessibile ai diversamente abili solo al 1^ piano

Periodo: da sabato 19 giugno a domenica 29 agosto 2021

Inaugurazione: sabato 19 giugno 2021, ore 17:30.

PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA, obbligo di mascherina e distanziamento; rivolgersi a

rete@unionelagomaggiore.it; SMS o WhatsApp +39 348 7340347 tel. +39 0323 840809

Orari di apertura: martedì-mercoledì ore 16:00/19:00; giovedì-domenica ore 10:30/12:30;

                            venerdì-sabato ore 10:30/12:30-16:00/19:00;  

Partnership:  Archivio eredi Francesco e Michele Tadini
   Casa Museo Spazio Tadini         
   Fondazione Marconi, Milano

Curatela e testo critico: Vera Agosti

Catalogo: edizioni città di Cannobio

Accoglienza: Rete museale dell’Unione del Lago Maggiore (rete museale alto Verbano e Amalago)

Le donne di emilio tadini


Un video per raccontare come l’artista Emilio Tadini (1927-2002 Milano) vedeva le donne. Una lettura dell’opera di Tadini a cura di Melina Scalise che ha scoperto, nel lavoro dell’artista, una figura femminile ricorrente e con caratteristiche precise che vanno dalla determinazione, alla ribellione, dalla capacità di lotta per la sopravvivenza, alla comunione con la Terra e ai misteri dell’Universo. Una donna che accoglie, ma anche che attacca per difendere se stessa.

Il video è stato realizzato sulla mostra Parlami di lei teneramente forte, inserita nel palinsesto del comune di Milano I talenti delle donne che purtroppo a causa del Covid è rimasta aperta solo per pochi giorni. E’ per questa ragione che il filmato si propone come stimolo a visitare la mostra presso la Casa Museo Spazio Tadini se potrà riaprire prima della fine del 2021. Infatti la mostra terminerà a dicembre.

Il video offre una serie di suggestioni e stimoli di riflessione e sarà trasmesso in anteprima sul canale YouTube alle ore 18.30 del 9 aprile e sarà possibile vederlo insieme e commentarlo in diretta con l’autrice. La data del 9 aprile per la pubblicazione è stata scelta in memoria di sua moglie, Antonietta Tadini Perazzoli, morta 2 anni fa, a cui l’artista si è anche ispirato in molte sue opere e figura importante nella sua vita.