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mostra internazionale arte contemponea a Milano: Raccontami…


Arriva a Milano nella Casa Museo Spazio Tadini Raccontami… mostra internazionale d’arte dopo Berlino, Parigi e Londra. Apre al pubblico il 6 giugno alle 18.30 fino al 7 luglio 2019. E’ un progetto a cura di Monteoliveto Gallery, Cities of Europe, con la finalità di creare un progetto condiviso e di taglio internazionale di arte contemporanea. Nell’esposizione Milanese hanno partecipato 27 artisti da 14 Paesi: Cile, Germania, Canada, Portogallo, Italia, Libano, Australia, Islanda, Belgio, Usa, Danimarca, Germania, Francia, Ucraina. Una coralità di opere internazionali, dove in assenza di correnti o movimenti pittorici e di riferimenti ideologici sociali, si manifesta una centralità della Natura e dell’Uomo nella ricerca artistica contemporanea.

Analisi critica

Emilio Tadini pittore e scrittore del Novecento italiano diceva che l’immaginazione è l’unica vera libertà dell’uomo. L’arte chiaramente ne è espressione. Oggi questo universo immaginifico può esprimersi più liberamente rispetto al passato. L’arte è sempre meno su commissione, sempre meno asservita a un credo o a un’ideologia, sempre meno espressione di movimenti artistici che identificavano “gruppi di pensiero”.

In un mondo in evoluzione veloce è sempre più evidente quanto sia difficile trovare riferimenti duraturi e condivisibili. L’individuo vive in costante cambiamento. L’arte oggi è espressione di questa condizione dell’uomo e pertanto è sempre più racconto di singoli.

La mostra Raccontami… nasce con l’intento di interrogare questi “solisti” per scoprire la coralità, per cogliere l’insieme di una narrazione. Monteoliveto Gallery, che lavora da anni in ambito internazionale nelle fiere di settore, ha invitato alcuni artisti a provare a raccontarsi anche con le parole per provare a far emergere quale sia il senso di fare arte per ciascuno di loro. Questa esposizione fa parte del progetto Cities of Europe  inaugurato a Berlino, poi a Parigi e Londra e ora a Milano.

Hanno partecipato 27 artisti da 14 Paesi: Cile, Germania, Canada, Portogallo, Italia, Libano, Australia, Islanda, Belgio, Usa, Danimarca, Germania, Francia, Ucraina. L’insieme offre un percorso ovviamente vario nella scelta dei soggetti ed emerge in modo evidente che esiste una tendenza a riproporre la figurazione, a rappresentare nuovamente la forma e non la sua distruzione come ha fatto prevalentemente la pittura del 900.

In questa ricerca della forma, della figura, dell’uomo, della riconoscibilità del soggetto si esprime tutto il bisogno di sicurezza dell’individuo contemporaneo che cerca, al tempo stesso, costruzione e solidità.

Emerge altresì un forte riferirsi alla Natura, a Madre Natura, alla sua maestosità e a un maggior senso di rispetto e contemplazione degli elementi naturali in netta contrapposizione all’esaltazione tecnologica e all’euforia di potenza, sottomissione e dominio dell’Uomo sulla Natura che aveva contraddistinto tutto il 900. L’attenzione verso l’Uomo e la donna, quanto l’attenzione al ritratto è anch’esso evidente. Lo sguardo si riporta quindi sulla persona ed esprime un bisogno di ricerca interiore, un voler indagare su equilibri possibili.

Ecco in sintesi cosa spinge gli artisti in mostra alla loro ricerca. Gli stralci di testo riportati danno uno spaccato degli aspetti su citati anche se le parole, ancorate a segni, significati e suoni di una lingua sono meno libere delle immagini e delle figure, per loro natura universali.

La donna latina soffre di discriminazione, machismo, violenza” Karin Barrera del (Cile)

“L’inspiegabile è molto più intrigante, poiché risiede oltre il piano pittorico” Petra Bernstein (Germania)

“Credi nella grandezza dell’Universo che indica la via” Theérèse Boisclair (Canada)

“Tutto è dentro di noi: la capacità di approfondire il sé perdonando e liberandosi da conflitti e ferite, favorisce una trasformazione spirituale” Cristina Maya Caetano del Portogallo

« Facciamo finta che … », questa è la formula magica che usano tutti i bambini quando giocano per vivere la loro storia fantastica. Anche solo per qualche minuto.. » Guendalina De Luca (Italia)

“il tipico “Macho Ma ” mediorientale (o” JAGAL “in libanese) con tutte le sue valutazioni emotive, pregiudiziali e mentali per riflettere sul modo in cui percepisce le donne in generale” Roger De Tanios (Libano)

“Appello all’estensione armoniosa e sensibilmente colorata del deserto fiorito del nord del Cile” Horacio Fernandez (Cile)

“Sviluppo la percezione irrazionale della felicità nella società di oggi” Rodrigo Nevsky (Cile)

“mondi immaginari e universi paralleli bidimensionali via di fuga alternative alla logica delle cose” Gianmaria Giannetti (Italia)

“Il loto riguarda l’energia positiva, l’espressione creativa, la contentezza, la pace della mente e la felicità …. Insieme lavorano in armonia universale per madre oceano.” Spiega Megan Janine HARMER (Australia)

“Chakra del sole. Abbiamo bisogno di questa energia per il nostro sviluppo futuro” Laufey Johansen (Islanda)

 “la mia creazione si basa su forme morbide, organiche e semplici, ispirate alla perfezione della Natura” Milena Lehmann Jeftanovic (Cile)

 “Il cambiamento del clima, le emissioni nocive con le quali riempiamo il nostro caro pianeta, minacciano il nostro ambiente e distruggerà la vita se non facciamo qualcosa !!!” Maribel Matthews (Gibilterra)

 “Nelle mie opere gioco con lo spazio bidimensionale, dove i corpi in equilibrio mostrano tutta la loro energia e movimento in una congiunzione simultanea di dinamismo muscolare e mentale” Jeannette Moris (Cile)

«Ho lavorato su ritratti di pittura ad olio, con gli occhi spesso ravvicinati per massimizzare i sentimenti dei personaggi » Lieve Ophalvens (Belgio)

“Questi lavori nascono dal rifiuto della serializzazione” Daniela Orlandi (Cile)

“Il mio lavoro esplora il potenziale della Natura e la sua integrazione con l’ingegno umano » Michael Pantuso (USA)

“sono ispirata dalla vita delle persone moderne nella grande città contemporanea e anche il ritratto ha un posto molto speciale” Sanne Rasmussen (Danimarca)

«cerco l’ispirazione nella Natura che è il mio modello perfetto » Baerbel Ricklefs-Bahr (Germania)           

”indago le possibilità della pittura figurativa dal taglio espressionista, dove il quotidiano diventa un evento magico” Catalina Rojas (Cile)

“Il telefono portatile e la chiesa, il primo ci isola e rende persone disconnesse dalla realtà….Il sacro..NotreDame (divorata dalle fiamme) ..una bestia divora è il marcio, l’umano oggi in crisi” Domingo Santa Maria (Cile)

 «L’origine della vita : la cellula dell’acqua, fonte di vita si innalza alla ricerca della conoscenza non senza un riferimento legato alla spiritualità » Serenella SossiI  (Italia/Francia)

 «la pittura è il suo banco di prova ideale, agire istintivamente … riprendere il proprio respiro, il proprio ritmo, il proprio corpo » Alissa Thor (Francia)

“Faremo un viaggio. Da seduti o stesi sul tappeto a guardare le crepe del soffitto ci incammineremo ad esplorare la vita lunga una vita. Fulvio Tornese (Italia)

”Il messaggio delle mie opere d’arte ..sono le esperienze di vita di fronte alla forza e alla potenza della natura.” Paulina Troncoso (Cile)

“Non sono un artista del paesaggio, un surrealista o un realista, . … ma forse, sono tutte queste cose contemporaneamente » Max Werner (Belgio)

« Insoddisfatta del carattere mimetico e narrativo dell’arte accademica, seguendo il passo dell’avanguardia degli anni 1910-1920 e ricordando la connessione dei suoi pezzi con il Suprematismo….”scolpisce” lo spazio e ne cambia profondità e densità attraverso tonalità, intensità e combinazioni. » Vladislava Yakovenko (Ucraina)

Melina Scalise

Alcuni degli artisti in mostra. SCARICA BROCHURE PER VEDERE TUTTI I PARTECIPANTI

Lucio Perna: Nuovi percorsi


Lucio Perna, Città surrogata

Lucio Perna presenta Nuovi Percorsi a Spazio Tadini dall’8 maggio al 2 giugno 2019 – Inaugurazione della mostra 8 maggio ore 18.30 (ingresso libero) a seguire alle 19.30 presentazione della monografia Nuovi Percorsi con Lucio Perna, Luca Pietro Nicoletti, Eleonora Fiorani e Rosa Chiesa presso la Sala Emilio Tadini

A distanza di 10 anni dalla sua ultima monografia e mostra antologica, Lucio Perna torna alla Casa Museo Spazio Tadini con un nuovo ciclo che lo ha portato Bidonville alle Città surrogate e alla sperimentazione della scultura con vetro.

Un artista che non teme di lavorare con la fragilità della materia tanto che tutta la sua produzione si contraddistingue per l’accurato ed “estraniante” uso della carta – dice Melina Scalise, presidente della Casa Museo Spazio Tadini – Dagli anni 60 ad oggi ne sperimenta un uso che la porta ad assumere caratteristiche estetiche per cui perde la sua riconoscibilità tanto da sembrare persino metallo. Una metamorfosi che allude al bisogno di raccontare proprio quella fragilità dell’uomo che si cela dietro la maschera della sicurezza, del rigore estetico, della razionalità matematica delle proporzioni, delle forme”.

Lucio Perna Città Surrogata

Un’arte materica che racconta l’uomo anche attraverso il suo paesaggio dalla geografia emozionale, da cui si lascia influenzare, fino a Burri. In Città Surrogate la sostituzione, l’imitazione della città nella sua accezione meno nobile è manifesta.

“Lucio Perna, in fondo, ha scelto il lessico ei volumi minimali, ha scelto la loro cadenza solenne e perentoria, ma l’ha unita a una gamma di colori artificiali e sofisticati, a delle nuance che non afferiscono all’ambito del kitsch (che fu la via privilegiata per accentuare il carattere di “artificio” della rappresentazione) – scrive Luca Pietro Nicoletti, storico dell’arte nel libro Nuovi Percorsi -, ma non rimandano nemmeno a referenti naturali esterni. Da un punto di vista morfologico, infatti, la pittura di Perna è tutta nata dalla mente umana e si colloca in un iperuranio astratto assoluto e irrelato. Eppure il suo lavoro non può fare a meno di una dimensione urbana: un lavoro indispensabile fuori da un contesto totalmente meccanicizzato, totalmente cementificato come la Milano in cui l’artista vive e opera”.

Luci Perna

Lucio Perna nasce a Palmi in Calabria nel 1946. Arriva a Milano alla fine degli anni “ 60” e presto entra in contatto con il mondo artistico lombardo.

E’ proficuo l’incontro con Remo Brindisi, Aligi Sassu ed Ernesto Treccani. Scopre le opere di Lucio Fontana, Roberto Crippa, Piero Manzoni, Gianni Dova e ne rimane conquistato.

Segue corsi di “ tecnica del colore presso l’Accademia di Brera.

Nel marzo del 1998 fonda il movimento artistico “ SIMBOLICUM “ con Federico Honegger,, Fabio Massimo Ulivieri e col poeta e critico d’arte Pedro Fiori teorico del gruppo. Il manifesto del movimento viene ufficialmente presentato alla mostra del 20 ottobre dello stesso anno a Milano presso la Galleria di Arte Contemporanea “Antonio Battaglia” ed alla V edizione di “ ARTE FIERA MILANO “

La pittura di Perna, in oltre trent’anni di attività, si sviluppa alla ricerca di un linguaggio personale e per cicli di ricerca che partono da una figuralità emblematizzante: ( il ciclo dei “Deserti 1975-1980; il ciclo delle Maschere e delle Sirene, 1980-1988; il ciclo dei “ Miraggi” che ha inizio intorno agli anni “90”) per pervenire alle attuali forme di “ riduzionismo geometrico” che si sviluppa con i cicli di ricerca “ Bidonville “; “ Confini “ ed il più recente “ Città Surrogate”.

Con i lavori più recenti , a cominciare dai primi anni di questo secolo, sintetizzando le precedenti esperienze e seguendo un percorso “ per sottrazioni coerenti”, ha sviluppato una ricerca molto personale che travalica l’etichetta dell’astrattismo accademico ed ogni richiamo informale ed arriva a coniare una sorta di “neo-astrattismo geometrico” ove predomina l’interesse per colore, spazio e luce.

Perna è promotore in Italia del movimento artistico “ GEOGRAFIA EMOZIONALE “ , nato negli Stati Uniti d’America all’inizio di questo nuovo secolo, del quale è teorica Giuliana Bruno, docente ad Harvard ed autrice del fondamentale “ Atlas of emotion”.

“Lucio Perna Geografia Emozionale” é anche il titolo del volume monografico, edito da Mazzotta Editore nel 2010.

La critica d’arte si è spesso interessata dell’artista e sono numerosi i premi riconosciti alle sue opere ed al suo lavoro. Il più recente è stato il “ Premio della Critica” alla seconda ” Biennale di Genova -Arte Contemporanea”.

Presenze Museali: Milano– Castello Sforzesco- Museo Arti Decorative; Maccagno– Museo Parisi Valli; Bruxelles – collezione Centro Italiano di Cultura; Zara-Museo Anticos Stakla, Madrid- Museo de Arte in Vidrio Alcorcon; Pavia – Musei civici Castello Visconteo; San Pietro in Cerro– MIM Museo in Motion; Cosenza– Museo dei Britti e degli Enotri; Albisola– Museo della ceramica.

Perna ha esposto in importanti centri d’arte e cultura, in importanti gallerie italiane ed europee. Sue opere sono presenti in prestigiose collezioni pubbliche e private.

Lucio Perna – NUOVI PERCORSI

Dal 8 maggio al 2 giugno 2019 Casa Museo Spazio Tadini, via Niccolò Jommelli, 24 (MM Piola o Loreto)

Inaugurazione della mostra 8 maggio ore 18.30, a seguire alle 19.30 presentazione della monografia Nuovi Percorsi con Lucio Perna, Luca Pietro Nicoletti, Eleonora Fiorani e Rosa Chiesa presso la Sala Emilio Tadini –www.spaziotadini.com

Orari: da mercoledì a domenica dalle 15.30 alle 19.30. Ingresso alla mostra gratuito.

Emilio tadini 1967-1972 alla Fondazione Marconi


Emilio Tadini domina la scena artistica milanese della primavera 2019 con due grandi mostre a Milano: la prima, inaugurata presso la Casa Museo a lui dedicata, Spazio Tadini, con “Profughi” (fino al 20 aprile 2019) e la seconda dal 28 di marzo al 28 giugno, presso Fondazione Marconi che presenta “Emilio Tadini 1967-1972”, la terza mostra dedicata all’artista e intellettuale milanese Emilio Tadini. Dopo Emilio Tadini 1960-1985. L’occhio della pittura del 2007 e Emilio Tadini 1985-1997. I profughi, i filosofi, la città, la notte del 2012, questo nuovo progetto espositivo pone l’attenzione sugli esordi della produzione artistica di Tadini, dal 1967 al 1972, ovvero dal primo ciclo Vita di Voltaire, che segna la nascita del suo linguaggio pittorico, fino ad Archeologia.
Considerato uno tra i personaggi più originali del dibattito culturale del secondo dopoguerra italiano, fin dagli anni Sessanta Emilio Tadini sviluppa la propria pittura per grandi cicli, popolati da un clima surreale in cui confluiscono elementi letterari, onirici, personaggi e oggetti quotidiani, spesso frammentari, dove le leggi
di spazio e tempo e quelle della gravità sono totalmente annullate.

Le opere di Tadini nascono da un clima emotivo, da un flusso mentale “in qualche zona semibuia della coscienza” dove le immagini emergono in un procedimento freudiano di relazioni e associazioni e dove le situazioni “reali” che il pittore raffigura sono immerse nell’atmosfera allucinata del sogno, in un clima
surrealista-metafisico. Questo processo automatico si sviluppa, più che sulla prima immagine del quadro, sulla serie: da un’immagine ne scaturiscono altre, modificandola e alterandola.
Ogni volta l’artista produce un racconto, tanto che la sua pittura cresce a cicli, come una serie di romanzi a puntate.
La lettura delle sue opere richiede strumenti di natura concettuale, le immagini apparentemente semplici e immediate, nascondono molteplici significati (“tutto accade davanti ai nostri occhi… il pensiero si ripara… dietro lo sguardo”), non mancano i riferimenti al Surrealismo e alla Metafisica di de Chirico, come anche alla psicanalisi di Lacan e Freud.
Tadini domina con singolare capacità due tipi di linguaggi, il visivo e il letterario, lavorare per cicli lega anche la sua pittura alla cultura letteraria e in particolare alla pratica della scrittura, di cui è maestro. Il suo lavoro è dunque luogo di convergenza di linguaggi differenti.
Tra il 1967 e il 1972 l’attività pittorica dell’artista è particolarmente prolifica e va delinandosi la sua modalità operativa e stilistica.
Punto di partenza è la pop art: le prime due grandi serie di opere per cui Tadini concepisce un linguaggio pop sono la Vita di Voltaire, del 1967, e L’uomo dell’organizzazione, dell’anno successivo. Seguono, nell’ordine, Color & Co. (1969), Circuito chiuso (1970), Viaggio in Italia (1971), Paesaggio di Malevič e Archeologia (1972).
Non sono tuttavia le aggressive manifestazioni tipiche del pop americano a interessarlo, bensì le varianti più introspettive e personali, a volte intellettuali, politiche e critiche, del pop britannico. Un occhio particolare è rivolto all’arte di Kitaj, Blake, Hockney e Allen Jones ma anche a Francis Bacon e Patrick Caufield,
alla Figuration narrative di Adami, Arroyo e Télémaque. Sarà questa una fase di passaggio che l’artista abbandonerà negli anni Ottanta, destinata comunque a lasciare un segno indelebile nei suoi lavori successivi. Accanto ai quadri, la mostra presenta una selezione di disegni e opere grafiche a testimonianza del fatto che Tadini ha sempre affiancato nei suoi “racconti per immagini” tela e carta, pittura e disegno.
Obiettivo finale del progetto espositivo Emilio Tadini 1967-1972 è riportare “alla luce” il lavoro grafico e pittorico del maestro milanese per ricostruire la figura di un artista totale (pittore, disegnatore, intellettuale, scrittore e poeta) colto e profondo, anche alla luce del particolare rapporto con Giorgio Marconi, gallerista, collezionista e soprattutto amico di Tadini.

“L’incontro con Marconi è stato importante, mi ha dato una grande fiducia di potere fare questo lavoro di pittore professionalmente”, racconta lo stesso Tadini. “E subito dopo, lavorando, viene fuori la prima grande serie che è quella della ‘Vita di Voltaire’, dove si vede l’influenza della Metafisica, si alleggerisce la materia pittorica, uso fondi chiari monocromi e comincia un po’ la storia della mia pittura. A questo punto c’è ormai questa come attività professionale, tanto che io sospendo il lavoro letterario: prendo appunti, per me, come se volessi autorizzare davanti a me stesso una scelta.” (A.C. Quintavalle, Emilio Tadini, Fabbri Editori, 1994)

Note biografiche Nato a Milano nel 1927, Emilio Tadini si laurea in lettere e si distingue subito tra le voci più vive e originali nel dibattito culturale del secondo dopoguerra. Nel 1947 esordisce su “Il Politecnico” di Elio Vittorini con un poemetto, cui fa seguito un’intensa attività critica e teorica sull’arte (Possibilità di relazione, 1960; Alternative attuali, 1962; l’ampio
saggio Organicità del reale, su “Il Verri”). Nel 1963 esce il suo primo romanzo, Le armi l’amore (Rizzoli), cui seguono nel 1980 L’opera (Einaudi), nel 1987 La lunga notte (Rizzoli), nel 1991 il libro di poesie L’insieme delle cose (Garzanti) e nel 1993 l’ultimo romanzo, La tempesta (Einaudi).
Al lavoro critico e letterario Tadini affianca, sin dalla fine degli anni Cinquanta, la pratica della pittura. La sua prima esposizione personale è del 1961 alla Galleria del Cavallino di Venezia.
Fin dagli esordi sviluppa il proprio lavoro per grandi cicli, costruendo il quadro secondo una tecnica di sovrapposizione di piani temporali in cui ricordo e realtà, tragico e comico giocano di continuo uno contro l’altro.
Dal 1965 espone regolarmente allo Studio Marconi e nel corso degli anni Settanta tiene esposizioni personali all’estero, a Parigi, Stoccolma, Bruxelles, Londra, Anversa, negli Stati Uniti e in America Latina, sia in gallerie private che in spazi pubblici e musei. È presente in numerose collettive. Dopo la partecipazione alla Biennale di Venezia nel 1978 e nel 1982, allestisce una grande personale alla Rotonda di via Besana nel 1986, dove espone una serie di tele che preannunciano i successivi cicli dei Profughi e delle Città italiane, quest’ultimo presentato poi nel 1988 alla Tour
Fromage di Aosta. Nel 1990 espone allo Studio Marconi sette grandi trittici. Del 1992 è la mostra Oltremare alla Galerie du Centre di Parigi. Nel 1993 la mostra Oltremare, con nuovi quadri, è riproposta da Marconi a Milano. Nel 1995 espone alla Villa delle Rose di Bologna otto trittici del ciclo Il ballo dei filosofi. A partire dall’autunno del 1995 fino all’estate del 1996 ha luogo in
Germania una grande mostra antologica nei musei di Stralsund, Bochum e Darmstadt, accompagnata da una monografia a cura di Arturo Carlo Quintavalle. Nel 1996 Il ballo dei filosofi è riproposto alla Galleria Giò Marconi. Nel 1997 tiene mostre personali presso la Galerie Karin Fesel di Düsseldorf, la Galerie Georges Fall di Parigi e il Museo di Castelvecchio a Verona. Gli ultimi cicli esposti sono quelli delle Fiabe e delle Nature morte. Nel 1999 presenta il ciclo delle Fiabe alla Die Galerie di Francoforte.
Per alcuni anni è commentatore del “Corriere della Sera” e dal 1997 al 2000 è presidente dell’Accademia di Belle Arti di Brera. Nel 2001 gli è dedicata un’ampia retrospettiva nel Palazzo Reale di Milano.
Muore nel settembre 2002. Nella primavera del 2005 il Museo Villa dei Cedri di Bellinzona gli dedica una grande mostra antologica. Nel 2007 viene inaugurata a Milano la mostra Emilio Tadini 1960-1985. L’occhio della
pittura, negli spazi espositivi delle Fondazioni Marconi e Mudima e dell’Accademia di Brera. Opere di Emilio Tadini sono state recentemente oggetto di personali e collettive alla Fondazione Marconi (2009, 2011, 2012, 2015 e 2016); alla Fondazione Roma (Gli irripetibili anni ’60, curata da L.M. Barbero, 2011); alla Permanente (2012) e alla Galleria Cortina di Milano (2013); alla Fondazione Magnani Rocca di Mamiano di Traversetolo e a Villa Olmo di Como (2016). Alla Casa Museo Spazio Tadini, tra le ultime iniziative dedicate all’artista, si segnalano Il ’900 di Emilio Tadini, all’interno della rassegna “Novecento Italiano”, organizzata dal Comune di Milano (2018) e la mostra Profughi, attualmente in corso fino al 20 aprile 2019, che presenta l’omonimo ciclo degli anni Ottanta-Novanta, quanto mai attuale ed emblematico .