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Fotografare la danza: con leonello bartolucci e federicapaola capecchi


La fotografia di scena, le foto di danza. PhotoMilano Club fotografico milanese, fondato da Francesco Tadini e che ha sede presso la Casa Museo Spazio Tadini, propone un Laboratorio per fotografi incentrato sulla danza. I docenti sono Leonello Bertolucci – Fotografo, photoeditor, giornalista, docente all’Istituto Italiano di Fotografia – e Federicapaola Capecchi – curatrice di fotografia e coreografa|danzatrice. Le date: 24, 25, 26 maggio 2019.

La fotografia di danza è uno dei rami della fotografia di scena, ma per la danza occorre che il movimento, la coreografia, il corpo non siano sempre e necessariamente fermati in un fotogramma.

La foto di danza deve raccontare la danza stessa, la forza del corpo e del gesto in sé (decontestualizzato da drammaturgia, regia…che ovviamente la fotografia non ha spazio, tempo e modo di restituire), perché è movimento, e lo si deve lasciare intendere attraverso lo scatto, perché è creazione continua di nuove e ulteriori forme, e le si può cogliere e restituire attraverso lo sguardo, prima ancora che l’occhio e l’obiettivo.

Raft of Medusa, Video Dance Installation & performance video by Lutz Gregor and Federicapaola Capecchi, Foto Lutz Gregor

Sono molteplici le indicazioni e tecniche consigliate per fotografare la danza, come le famose “4 opportunità per immortalare la danza fotograficamente”: il mosso voluto, la congelazione del punto morto, la doppia esposizione, la sequenza.

In questo laboratorio vogliamo andare un poco oltre a queste tecniche consigliate.

Lavorare sulla percezione visiva e sulla memoria del movimento, sulla sincronizzazione del movimento e sulla visualizzazione, per esaminare la relazione tra l’occhio umano, la macchina fotografica, il corpo che gli è davanti in continuo movimento.

Il laboratorio è strutturato attraverso teoria e pratica, consigli, confronti e sperimentazioni.

Con Leonello Bertolucci, specializzato sulla foto di spettacolo si svolge la parte teorica e di tecnica fotografica.

Con Federicapaola Capecchi, nella sua duplice veste sia di coreografa-danzatrice che di curatrice di fotografia, proveremo a non guardare dal di fuori del movimento ma a esservi dentro, fors’anche a danzarlo, per poter poi davvero saperlo restituire onesto fino in fondo, in una fotografia di racconto e di senso e non puramente estetica.

Anyone who substitutes the love for the bodies with the image of the body, substitutes life with death”  Dietmar Kamper

Durante il laboratorio approfondiremo diverse tecniche di fotografia come di scrittura del movimento e coreografica, impareremo anche ad ascoltare la musica con i danzatori per trovare il ritmo/la predisposizione utile anche a cogliere un preciso momento per scattare la fotografia, anche senza conoscerne la coreografia.

“Perceive the world directly and your vision will expand”, says Chögyam Trungpa Rinpoche

Quando ho debuttato all’interno del 6° Festival Internazionale di Danza Contemporanea della Biennale di Venezia, alcuni fotografi dello IED facevano la tesi su noi giovani coreografi italiani, e sulla foto di danza. E stando con loro dalla mattina alla mattina successiva, tutti i giorni, mi sono resa conto di quanto sia una sfida continua fotografare il corpo e la danza, ma altrettanto una grande fascinazione e una forma d’arte. Fotografare la danza è forse complesso, più di altri soggetti e situazioni, perché, come la danza stessa, ha a che fare con l’imprevedibile. Dinanzi al corpo di un danzatore, a uno spettacolo di danza, il presente non ha forma, c’è solo movimento, nulla è statico, né sicuro, né sotto controllo. Dobbiamo fare i conti con il passato, mentre progettiamo il futuro. E il presente è semplicemente lì, un attimo da cogliere in profondità. Essere in contatto con la danza significa improvvisazione. Ed è ciò che provoca la paura. Ed è ciò che genera la bellezza. E dunque le più belle foto di danza.Federicapaola Capecchi

La parte finale del Laboratorio prevede sia il lavoro di editing con il docente Fotografo, che una parte di valutazione/commento delle fotografie selezionate con Federicapaola Capecchi, sia da un punto di vista curatoriale che dal punto di vista del coreografo.

MODULAZIONE:

3 giorni: venerdì 24, sabato 25 e domenica 26 maggio 2019

6/7 ore al giorno divise tra mattina e sera

L’ultimo giorno prevede o una performance dal vivo @Spazio Tadini o la partecipazione esterna ad un evento, dove mettere in pratica il tutto

Il lunedì 27, via internet (gruppo dedicato) o in serale a libera scelta del gruppo, editing e valutazione/commento.

Costo: € 230

Informazioni e iscrizioni: federicapaola@gmail.com

Iscrizioni entro le ore 12 del 18 maggio 2019

I DOCENTI : CLICCA QUI

Fotografia sportiva: alessandro trovati workshop


Fotografia Sportiva: Workshop con Alessandro Trovati, sabato 11 e domenica 12 maggio 2019 . Spazio Tadini Casa Museo che, insieme a Federicapaola Capecchi – curatrice e agente di Alessandro Trovati -, ha creduto e investito su di lui come fotografo/autore ospitandone tre mostre, in questa occasione, lo ospita nuovamente con un workshop, nel magnifico contesto delle opere di Emilio Tadini.

DI SEGUITO IL COMUNICATO STAMPA

Sabato 11 e domenica 12 maggio 2019 a Spazio Tadini Casa Museo si svolge il workshop di Alessandro Trovati. In un week end full immersion il più grande fotografo sportivo italiano cambierà ai partecipanti il modo di fotografare lo sport. Due giorni per affinare lo sguardo sullo sport e prendere confidenza con tecniche e caratteristiche specifiche della fotografia sportiva.

Il workshop – Sport Photography, the decisive moment – è occasione concreta per comprendere e sperimentare l’importanza di fissare l’attimo tanto quanto il gesto atletico, di dare una suggestione particolare non solo alla prestazione atletica ma a tutta la situazione. La possibilità di  cercare la propria capacità di porre occhio e sguardo insieme, alla ricerca di fotografie esclusive. Tutti elementi connaturati alla fotografia di Alessandro Trovati e che, quindi, riuscirà a comunicare con semplicità. Teoria e pratica si alternano lasciando senza fiato. La parte di teoria si svolge a Spazio Tadini, mentre la parte di pratica si svolge outdoor. A ridosso del workshop i corsisti verranno informati sia dei luoghi che degli sport con i quali si confronteranno. Federicapaola Capecchi, curatrice e agente di Alessandro Trovati, sarà presente in entrambe le giornate sia per assitere il fotografo che i corsisti.

Tre le collaborazioni di prestigio per questo evento: Canon – di cui Alessandro Trovati è Ambassador – PhotoMilano Agenzia Comunicazione, Forografia, Arte e cultura – di cui Federicapaola Capecchi fa parte e Spazio Tadini Casa Museo di cui è socia e nel direttivo. Canon partecipa concretamente alla realizzazione del workshop, non solo appoggiando l’iniziativa, ma anche fornendo macchine fotografiche ed obiettivi per i partecipanti; un rappresentante sarà anche presente in una delle giornate di lavoro per spiegare e dimostrare la tecnologia Canon. PhotoMilano Agenzia è responsabile di tutta la grafica, comunicazione e ufficio stampa dell’evento. Spazio Tadini Casa Museo, che insieme a Federicapaola Capecchi, ha creduto e investito su Alessandro Trovati autore ospitandone tre mostre, in questa occasione, ospita il workshop nel magnifico contesto delle opere di Emilio Tadini.

ALESSANDRO TROVATI

Vent’anni di esperienza con Associated Press e Pentaphoto. Ha fotografato i più importanti eventi sportivi del mondo, tra cui 12 Olimpiadi (era il fotografo più giovane commissionato ad Albertville nel 1992), ogni Coppa del Mondo di sci dal 1992, il Giro d’Italia, Tour de France e molti altri eventi in altre discipline sportive. Pubblica su quotidiani e sulle riviste più importanti al mondo. Nell’ambito della fotografia pubblicitaria dirige alcune campagne per i più prestigiosi marchi internazionali, lavorando con le più importanti agenzie pubblicitarie. Ha vinto numerosi premi tra cui il GrandPrix della Pubblicità 2008 Best Campaign Sport, 2012 e 2014 il premio Ussi per “miglior foto sportiva dell’anno” con l’inizio del triathlon Londra 2012 e il Giro d’Italia 2014. Dal 2013 è membro di Canon, Ambassador Explorer Programme. Figlio di Armando Trovati fondatore dell’agenzia Pentaphoto specializzata in sport e fotografia pubblicitaria. Ha all’attivo diverse mostre tra cui Photolux a Lucca, Canon Fotografica 12, Esposizione della Foto 13 Milano e Roma.

Le mostre a cura di Federicapaola Capecchi: “Lo sport in bianco e nero”, mostra bi personale e la Mostra Personale “Olimpiadi” @Spazio Tadini Casa Museo; Prima Edizione Italiana della Triennale della Fotografia (Ve), Festival fotografico Europeo 2018, Prima e Seconda edizione Italiana di Man’s World (2017 e 2018).

Sta sviluppando un progetto di fotografia e danza sott’acqua in apnea – “Beyond the body, di luce e d’ombra” – un’idea di Alessandro Trovati e Federicapaola Capecchi.

È Canon Ambassador dal 2017.

https://www.alessandrotrovati.com

FEDERICAPAOLA CAPECCHI

Dal 2008 collabora con Spazio Tadini, nel 2010 ne diviene socia e dal 2013 è nel consiglio direttivo. Dal 2014, con Spazio Tadini, sviluppa la congiunzione di fotografia e danza. All’attivo – solo per citarne alcune – la curatela (e testi critici) di Mostre Fotografiche come Dark City Milano di Daniele Cametti Aspri (ottobre 2015); Afghanistan e Libia Martyrs del fotoreporter Riccardo Venturi (febbraio 2016); La Fotografia di Matrimonio di Carlo Carletti (marzo 2016); “Franco Fontana & Quelli di Franco Fontana” (ottobre 2016); Francesco Cito e la fotografia di reportage (febbraio 2017); Berengo Gardin e 8 fotografi per Photofestival Milano 2017 (aprile 2017); “Lo sport in bianco e nero” (maggio 2017) e “Olimpiadi” (maggio 2018) di Alessandro Trovati; Milano negli anni ’60 e la fotografia di documentoAutori: Virgilio Carnisio, Ernesto Fantozzi, Valentino Bassanini (ottobre 2017); Placespast di Giovanni Mereghetti (gennaio 2018); Dal reportage al sogno di Graziano Perotti (marzo 2018); “Era Milano” di Virgilio Carnisio (gennaio 2019); “Siria: storie di fuga e accoglienza” di Simone Margelli (febbraio 2019).Lavora anche come Curatrice Indipendente.

Membro della Giuria – insieme a Michele Smargiassi, Leonello Bertolucci, Alessia Glaviano, Roberto Mutti, Francesco Tadini, Melina Scalise, Francesco Maria Rossi – del Premio Fotografico Giovanni Raspini Milano Mood Portrait 2018 – Redattrice e conduttrice del TG Fotografia (Un’idea di Francesco Tadini) –

Fondatrice, coreografa di OpificioTrame Physical Dance Theatre, ha debuttato come giovane coreografa italiana al 6° Festival Internazionale di Danza Contemporanea della Biennale di Venezia.

CANON

Negli ultimi 80 anni Canon ha affermato la sua posizione di marchio leader del settore, fornendo soluzioni per l’imaging digitale ai segmenti consumer, B2B e dell’industria. Canon pone l’accento sulla tecnologia, rendendola base fondamentale della sua identità aziendale e impegnandosi per creare un immaginario di nuove possibilità attraverso l’imaging. Applichiamo le nostre competenze tecnologiche con l’obiettivo di migliorare ulteriormente la ricca linea di prodotti già creata, esplorando nuove aree di business dove le nostre tecnologie di imaging possano spingerci oltre i confini del possibile. Contribuiamo così allo sviluppo di satelliti, al progresso in campo medico, all’ampliamento delle possibilità di stampa e al miglioramento di attrezzature industriali e videocamere di rete, favorendo lo sviluppo delle città intelligenti. Le solide competenze di Canon nel campo della tecnologia ottica e di imaging contribuiscono inoltre al progresso dell’astronomia. Affrontando costantemente nuove sfide, abbracciamo e difendiamo fermamente la filosofia aziendale del “Kyosei”, che trasmette la nostra visione e l’impegno per un mondo che, indipendentemente da razza, religione o cultura, vive e collabora armoniosamente per il bene comune offrendo il proprio contributo per una società prospera.

https://www.canon.it/

PHOTOMILANO AGENZIA

PhotoMilano è un’idea di Francesco Tadini (regista e uomo di comunicazione). Nel 2017, apre il gruppo Facebook, “PhotoMilano: passione (e non solo) per la fotografia”, che, in pochi mesi, raccoglie migliaia di iscritti. Il progetto unisce la pluralità dei contributi fotografici sul racconto sociale, culturale ed economico dell’area Metropolitana Milanese, con la forte esigenza di confronto, relazione e crescita degli iscritti al gruppo costituito da amanti e professionisti della fotografia. Nel 2018 si individuano, all’interno del gruppo, professionisti della comunicazione, della fotografia, dell’arte, del giornalismo e del marketing interessati a gestire e sviluppare le potenzialità di PhotoMilano. Nasce così uno staff specializzato e altamente motivato, “PhotoMilano Agenzia Comunicazione, fotografia, arte e cultura”, rivolto ad offrire servizi sia agli aderenti al gruppo che a terzi.

https://www.photomilano.org

SPAZIO TADINI CASA MUSEO

È una delle case museo della città di Milano in seno al circuito http://www.storiemilanesi.org che mette in rete 16 luoghi dove hanno vissuto personaggi che hanno dato un contributo artistico e culturale alla città. In via Jommelli, 24 aveva dimora e studio artistico Emilio Tadini (1927-2002), saggista, pittore e scrittore del ‘900 italiano. Dopo la sua morte Francesco Tadini, suo figlio, regista ed autore televisivo e Melina Scalise, psicologa e giornalista vi fondarono un’associazione culturale non profit in sua memoria. In questo luogo, c’è ancora molto di lui, i suoi quadri (quelli più significativi della sua poetica), la nicchia dello studio con il lavello e i pennelli ancora intatta e tanti dei suoi libri e quaderni. Oggi è anche sede dell’archivio. Il consiglio direttivo è costituito da Francesco Tadini, Melina Scalise e Federicapaola Capecchi che si è unita al loro progetto culturale nel 2008.

https://www.spaziotadini.com

ALESSANDRO TROVATI

SPORT PHOTOGRAPHY, THE DECISIVE MOMENT

WORKSHOP

11& 12 MAGGIO 2019

Chiusura iscrizioni entro le ore 12 del 5 maggio 2019

Informazioni e iscrizioni: Federicapaola Capecchi + 39 347 71 34 066 – federicapaola@gmail.com

Close to home di simone margelli – testo di federicapaola capecchi


Simone Margelli, Siria, storie di fuga e accoglienza, Famiglia di Yahia

Reportage fotografico di Simone Margelli, in mostra fino al 7 aprile 2019, realizzato con il giornalista Enrico Nardi.

Close to home

Testo di Federicapaola Capecchi

Storie e fotografie che riportano le persone, le famiglie, le vite e Mafraq, una “polverosa e congestionata città di frontiera” – come scrive Enrico Nardi – a poco più di 15 chilometri dal confine Siriano. Vicino a casa, ma non casa.

Un reportage non predatorio – chiave che facilmente avrebbe potuto prendere il sopravvento nella cruenza di un territorio soggetto ad una guerra devastante ormai da sette anni – che vive di molti ritratti.

Simone Margelli documenta e trascrive il tempo e la situazione, rendendo evidente lo spirito umano delle vicende, degli accadimenti e anche della terra, di quel particolare pezzo di terra, La Giordania, che confina a sud con la Siria.

Simone Margelli, Siria, Storie di fuga e accoglienza, Famiglia di Fatima

Osserva gli avvenimenti da una nuova prospettiva, non cerca il sensazionalismo dell’evento, motivo per cui non va “in guerra” ma cerca l’aftermath – le conseguenze -, per far posto ad una visione più intima. Ognuna delle fotografie di questo reportage offre uno sguardo profondo, restituendo status e dignità ad ogni soggetto fotografato e riuscendo, egualmente, a rivelare speranze e paure. Lontano dalla crudeltà diretta della guerra, Simone Margelli dà vita ad una narrazione sottile di questo complesso dramma che è la situazione siriana.

A metà tra letteratura e giornalismo Simone Margelli ed Enrico Nardi uniscono il ruolo del reportage e dell’inviato speciale. E scrivono un pezzo di storia, non quella che finisce nei libri, ma quella del presente, della realtà contingente, degli esseri umani. Descrivono un evento e lo contestualizzano, dando un nome e un volto alla loro storia e a questo presente; conducono per mano un osservatore su luoghi e fatti scarsamente conosciuti dal lettore italiano; riescono a trovare un punto di incontro tra cause ed effetti; provano a dare un’interpretazione dei fatti. Un’esplorazione a tutto tondo – unendo fotografia e parola – su un’esperienza che diviene scrittura. Segno e icona.

In alcune fotografie sembra di vederli, Simone Margelli ed Enrico Nardi, muoversi nel territorio, ad incontrare le persone, per imparare e capire. E infatti nel loro reportage di fotografia e parola, segno e icona, parlano una lingua intima e forte al tempo stesso, fatta di orgoglio, guerra, povertà, lacrime e colori. Le fotografie, non a caso, sono tutte a colori. Una scelta anche difficile e audace per un reportage di questo tipo.

È un reportage che indaga la “condizione umana”, che cerca di evitare stereotipi e che, in ogni situazione, scelta e inquadratura, vuole documentare ed evidenziare i tratti che creano comprensione, dialogo, forse anche legami. Uno stile semplice ed umile, che ci rende partecipi di ogni scena, illuminandola a colori.

Scatti che documentano la vita. E i bambini, sicuramente colpiti da traumi e ferite, in queste fotografie divengono la voce positiva delle vittime silenziose del conflitto; grazie ad uno sguardo sensibile, sono proprio i ritratti dei bambini, i loro occhi lucenti e grandi, a documentare e restituire una vivida speranza nel futuro.

Sia pur in uno stile, in un modo e con obiettivi diversi, questo reportage di Simone Margelli fa tornare alla mente la “delicatezza” con cui Larry Towell offrì una documentazione esaustiva dei rapporti arabo-israeliani. Violenza, morte, fuga, esilio, conflitti quotidiani di vita ma che si raccontano con garbo, che con garbo documentano la storia di popoli che lottano per sopravvivere.

Quello di Simone Margelli è un linguaggio fotografico ben caratterizzato: già con Take Refuges (storie di profughi e rifugiati) ha mostrato di non voler essere un fotografo d’assalto ma di voler indagare la “normalità” e le conseguenze successive all’accadimento bellico o migratorio che sia. Fotografie concatenate l’una con l’altra, come le frasi di un discorso. Un racconto che ha in sé il concetto di unità tanto quanto di identità di un luogo fisico.

Un reportage che fonde l’accaduto all’esperienza individuale, che permette di porsi domande per iniziare una reale analisi del problema. Fatto anche di sensazione – che non è certo sconveniente – tanto nelle domande che si pone e che pone a chi guarda, quanto nella scelta della rappresentazione.

E quando ci troviamo dinanzi ai volti, questi ci guardano, diretti.

Una scelta precisa, non solo di approccio del fotografo, che sembra voler dire: questa lotta vi riguarda.

Federicapaola Capecchi

Simone Margelli, Siria, Storie di fuga e accoglienza, Famiglia di Hassna

Ritratto fotografico: diMercoledì a Spazio Tadini, 13 febbraio 2019


Fotografia, il Ritratto, con diMercoledì PhotoMilano @Spazio Tadini Casa Museo: 13 febbraio  2019 ore 19:30 

Il primo mercoledì di questo appuntamento fisso per guardare e parlare di fotografia è stato il 6 febbraio 2019, dove Diego Bardone, noto street photographer, ha presentato Stefania Lazzari e Giovanni Paolini.

diMercoledì è un appuntamento fisso con la fotografia, aperto al pubblico, durante il quale avviene la proiezione e visione di progetti fotografici. Un incontro settimanale per parlare di fotografia dal vivo in un momento di incontro, socializzazione e divertimento. Il secondo di questi mercoledì è il 13 febbraio 2019. Federicapaola Capecchi, curatrice di fotografia, presenta il tema – Il Ritratto e dei suoi possibili stilie lo fa attraverso alcuni lavori di Cristiano Vassalli, Paolo Delprato, Alberto Scibona e Cesare Augello, e alcuni esempi di “famous”.

MERCOLEDI-quadrato-13-02-19

Percorsi assolutamente differenti per poter parlare del ritratto, delle innumerevoli “etichette” attribuite ad esso nel tempo – ritratto di moda, ritratto di strada, ritratto casuale, di scena, i ritratti ambientati, i ritratti di gruppo, di famiglia, eccetera -. Per vedere come il ritratto si imponga oggi quale terreno di confronto e scontro di tendenze e stili, e per curiosare negli aspetti psicologici del ritratto.

Per affermare quanto e come il ritratto possa uscire dallo studio di posa.

“diMercoledì” è un’iniziativa della neonata PhotoMilano Agenzia – comunicazione, fotografia, arte e cultura. Si può essere invitati come, altrettanto, ci si può proporre e autocandidarsi.

I prossimi mercoledì:

20 febbraio: Laura Caligiuri presenta Matteo Abbondanza

6 marzo: Francesco Falciola, Natura e Paesaggio

13 marzo: Francesco Tadini presenta Andrea Fuso

20 marzo: Architettura

diMERCOLEDI’

@SPAZIO TADINI CASA MUSEO (sede di PhotoMilano)

Ore 19:30

Ingresso:

  • Gratuito per i Soci e gli Abbonati a Spazio Tadini Casa Museo (mostrare tessera Soci o Abbonamento o farla in loco; l’abbonamento annuale a Spazio Tadini Casa Museo è di € 50)
  • € 5 senza tessera soci o abbonamento alla Casa Museo Spazio Tadini

Via Niccolò Jommelli 24, 20131 Milano – MM 1 Loreto, MM2 Piola, Bus 81-62

http://www.photomilano.org

https://www.facebook.com/groups/photomilano/

https://www.facebook.com/PhotoMilanoGruppo/

diMERCOLEDì 13 febbraio 2019 “Il Ritratto – e dei suoi possibili stili” – presenta Federicapaola Capecchi

Cristiano Vassalli

Fotografo pubblicitario da più di 30 anni, alla professione ha sempre abbinato una parallela ricerca d’arte e di stile che, talvolta, si è prodotta in mostre o altri eventi. Ha viaggiato molto, portando sempre avanti la ricerca e la definizione di uno stile. Numerosi i suoi progetti fotografici tra cui “C’ero una volta in America”, foto scattate in un viaggio coast to coast, on the road,  negli States fra il 1978 e il 1979, tra letteratura, cinema e musica; “Trasposizione fotografica dal libro “Il meridionale di Vigevano” di Lucio Mastronardi; “Il mio Mississipi” e “All’ombra delle fanciulle in fiore”, solo per citarne alcuni che sono divenuti anche delle Mostre. E una produttività prolifera sul ritratto, in continuazione. Tuttte le fotografie che vedremo mercoledì 13 febbraio 2019 sono state scattate in analogico.

Cristiano Vassalli
Cristiano Vassalli

Paolo Dalprato

Laureato in fisica, nel 2013, a seguito di una restrutturazione aziendale, perde il lavoro. È in quel momento che riprende in mano la macchina fotografica, o meglio, decide di far diventare la passione che lo ha sempre accompagnato, un lavoro. Collabora per 4 anni con l’Orchestra Sinfonica Giuseppe Verdi di Milano, facendo soprattutto ritratti di scena, e con il Teatro Gerolamo, sempre di Milano. Dalla collaborazione con la Verdi è nata nel 2015 una mostra di ritratti di musicisti. Dal 2015 collabora con i mensili Tecn’é ed Eureka! Porta avanti molti progetti di ricerca personale, tra cui “Metamorfosi” legato alla fotografia di architettura e un progetto sul metallo. Si occupa di ritratti, architettura e macrofotografia.

Paolo Dalprato, Orchestra Sinfonica Verdi, Milano
Paolo Dalprato, Orchestra Sinfonica Verdi, Milano

Alberto Scibona

Si avvicina alla fotografia da bambino grazie alla passione e alla guida del padre e del nonno. Mediante l’uso, prevalente, della fotografia in bianco e nero, rivolge il proprio sguardo verso la vita di tutti i giorni, cercando di raccontare piccole storie di ordinaria quotidianità, atti unici che prendono forma e si concludono nello spazio di un solo fotogramma, cogliendo, possibilmente con ironia, l’atteggiamento delle persone in contesti urbani e, in particolare, a Milano. Un secondo polo di interesse riguarda la fotografia di teatro, importante come palestra e materia di studio, in quanto la mimica, le posture e gli atteggiamenti degli attori, che accompagnano – come linguaggio non verbale – il testo teatrale, fanno da modello e vengono cercati e messi in evidenza anche nella fotografia di strada. La serie di immagini presentata per l’occasione non nasce con lo scopo primario di farne dei ritratti ma sono, in parte, foto di scena di interi spettacoli teatrali e, in parte, scatti singoli, fatti in varie occasioni, con l’intento e il bisogno di raccontare qualcosa: un volto, uno sguardo e, forse, anche il carattere o i pensieri, del soggetto ritratto. Per questo, forse, da considerare più vicini al resto della produzione, fatta di racconti, che non al genere del ritratto classicamente inteso. O forse no?

Alberto Scibona, Milano, Brera
Alberto Scibona, Milano, Brera

Cesare Augello         

Nato e cresciuto nella Milano degli anni 60, si occupa da più di trent’anni di grafica pubblicitaria, ultimamente nel settore della prestampa per un’agenzia di comunicazione. La passione della fotografia è stata ereditata dal padre che gli ha anche insegnato il lavoro di grafico, però è sempre rimasta solo un hobby e inizialmente è coincisa con la passione dei viaggi. Da qualche anno, oltre alla fotografia di viaggio si è avvicinato ad altri generi fotografici, street, paesaggi, sociale cercando di allargare la propria esperienza nei vari settori. Ha seguito corsi e workshop con professionisti nel settore del ritratto e della moda (Aldo Stefanni), nel reportage (Graziano Perotti) e nella fotografia di viaggio (Marco Urso), da ciascuno dei quali ha cercato di imparare la tecnica ma soprattutto il modo di imparare ad osservare e trovare il momento giusto per lo scatto migliore.

Cesare Augello
Cesare Augello

 

 

 

TUTTI I “diMERCOLEDI'” li trovi QUI

Siria: storie di fuga e accoglienza. Mostra fotografica di Simone Margelli


Parallelamente alla Mostra Profughi, mercoledì 27 febbraio, apre al pubblico la mostra fotografica “Siria: storie di fuga e accoglienza Al Mafraq Close to home”A Cura di Federicapaola Capecchi.  Un progetto realizzato a quattro mani da Simone Margelli, fotoreporter, insieme ad Enrico Nardi, giornalista. Racconta storie di alcune famiglie siriane.

La mostra è inserita nel Festival Fotografico Europeo 2019

Simone Margelli, Siria, Storie di fuga e accoglienza; Fatima è arrivata nel 2013 dal Golan; nella guerra ha perso 3 figli e il marito

Un reportage fotogiornalistico sui profughi siriani, nel delicato confine tra Siria e Giordania.

Yahia, Fatima, Ahmed, Ibrahim, Sali e Hassna hanno aperto le loro abitazioni per condividere l’esperienza dell’esilio e delle nuove vite che si sono dovuti costruire. Testimonianze che regalano un punto di vista reale di cosa sia stata la Primavera Araba, la guerra, le contraddizioni di un conflitto di tali dimensioni. E di cosa sia l’accoglienza in un paese, la Giordania, che ha visto arrivare dal 2011 circa 670 mila emigrati siriani; un paese dove, però, la lingua, la cultura e la religione sono patrimoni comuni a entrambe le popolazioni.

Fotografie che riportano le persone, le famiglie e Mafraq, una “polverosa e congestionata città di frontiera” – come scrive Enrico Nardi – a poco più di 15 chilometri dal confine Siriano, vicino a casa dunque, ma non casa.

In mostra un reportage non predatorio – cosa che sarebbe potuta essere facile nella cruenza di un territorio soggetto ad una guerra devastante ormai da sette anni – e che vive anche di molti ritratti. Simone Margelli documenta e trascrive il tempo e la situazione, rendendo evidente lo spirito umano delle vicende, degli accadimenti e anche della terra, di quel particolare pezzo di terra, La Giordania, che confina a sud con la Siria.

Simone Margelli, Siria, Storie di fuga e accoglienza, Famiglia di Yahia

A metà tra letteratura e giornalismo – scrive Federicapaola Capecchi – “Simone Margelli ed Enrico Nardi uniscono il ruolo del reportage e dell’inviato speciale. E scrivono un pezzo di storia, non quella che finisce nei libri, ma quella del presente, della realtà contingente, degli esseri umani. Descrivono un evento e lo contestualizzano, dando un nome e un volto alla loro storia e a questo presente; conducono per mano osservatore e lettore, che probabilmente non ha mai avuto modo di approfondire né di vedere determinati luoghi o fatti; riescono a trovare un punto di incontro tra cause ed effetti; provano a dare un’interpretazione dei fatti. Un’esplorazione a tutto tondo – unendo fotografia e parola – su un’esperienza che diviene scrittura. Segno e icona”.

Simone Margelli, Siria, Storie di fuga e accoglienza, Famiglia di Hassna

In mostra un linguaggio fotografico ben caratterizzato: Simone Margelli già con Take Refuges (storie di profughi e rifugiati) ha mostrato di non voler essere un fotografo d’assalto ma di voler indagare la “normalità” e le conseguenze successive all’accadimento bellico o migratorio che sia. Fotografie concatenate l’una con l’altra, come le frasi di un discorso. Un racconto che ha in sé il concetto di unità tanto quanto di identità di un luogo fisico.

Venticinque fotografie di un reportage che fonde l’accaduto all’esperienza individuale, che permette di porsi domande per iniziare una reale analisi del problema. Fatto anche di sensazione – che non è certo sconveniente – tanto nelle domande che si pone e che pone a chi guarda, quanto nella scelta della rappresentazione.

E quando ci troviamo dinanzi ai volti, questi ci guardano, diretti. Una scelta precisa, non solo di approccio del fotografo, che sembra voler dire: questa lotta vi riguarda.

Simone Margelli, Siria, Storie di fuga e accoglienza, Famiglia di Hassna

La mostra fotografica di Simone Margelli è parallela a “Profughi” – a cura di Francesco Tadini e Melina Scalise – incentrata su un ciclo pittorico emblematico ed attuale di Emilio Tadini e sulle opere di circa 50 tra artisti e fotografi che raccontano cosa significa essere profughi oggi; che raccontano questa umanità in viaggio nell’Era globale. Una mostra per parlare di profughi non solo nelle sedi della Politica, ma anche e soprattutto in quelle della Cultura.

Leggi il testo di Federicapaola Capecchi QUI 

SIRIA: STORIE DI FUGA E ACCOGLIENZA – AL MAFRAQ, CLOSE TO HOME

DI SIMONE MARGELLI

A CURA DI FEDERICAPAOLA CAPECCHI

Spazio Tadini Casa Museo

Via Niccolò Jommelli 24, 20131 Milano – MM1 Loreto, MM2 Piola, Bus 81-62

Orari apertura Casa Museo: dal mercoledì al sabato 15:30/19:30 – domenica 15:00/18:30 – lunedì e martedì: chiuso

Ingresso € 5

INFO PER LA STAMPA

Federicapaola Capecchi

Tel +39 347 71 34 066

federicapaola@spaziotadini.it

Mostra Fotografica Era Milano – di Virgilio Carnisio


Mostra fotografica di Virgilio Carnisio, grande fotografo milanese, maestro della fotografia di documento.

Le fotografie in mostra, per gentile concessione, sono di proprietà di AFI Archivio Fotografico Italiano 

 

Virgilio Carnisio, maestro della fotografia di documento, in mostra a Spazio Tadini Casa Museo dal 17 gennaio 2019, a cura di Federicapaola Capecchi.

Era Milano”. Una selezione di fotografie dal 1965 al 2018, tutte inedite, fatta eccezione per due sole foto, per addentrarci in un racconto della città di Milano che unisce, nella tenerezza del grigio, documentazione, ricordi e sentimento.

In mostra un reportage in bianco e nero di tipo sociale, una fotografia che “preserva” la memoria delle vecchie cose, abitudini e vecchi spazi, che racconta una Milano sparita, ma che è la base sulla quale si è costruita la Milano di oggi. Virgilio Carnisio, come altri maestri quali Cesare Colombo, Uliano Lucas, Ugo Mulas, Gabriele Basilico, Mario De Biasi, in sessant’anni di fotografie ha raccontato i tratti distintivi e più veri di Milano, la sua amata Milano.

Virgilio Carnisio

Virgilio Carnisio cammina per le vie della sua città e rimane attratto dalla forma compositiva delle vetrine delle botteghe e dei negozi, quanto dall’architettura e dal senso di appartenenza delle case di ringhiera, tanto quanto dalle persone, dai volti, dalla loro espressività. Fotografa insegne come cortili, palazzi e persone, sempre con un approccio frontale. In questa mostra una selezione che rivela un lato importante di Virgilio Carnisio e cioè il fotografare in modo sistemico e massiccio Milano, senza trascurare mai la presenza nella foto stessa di dettagli precisi e documentativi particolari, a partire dal forse più banale numero civico, o nome della via.

In mostra fotografie che risuonano una forma di neorealismo – affine anche a soggetti come Cesare Colombo, con cui Virgilio Carnisio dialogava spesso – cresciuta in un clima comune, tra modelli culturali condivisi, nella cultura letteraria e cinematografica di cui si nutrivano, fatta di un forte taglio sociale. Una fotografia che svela, in generale, un livello molto alto di cultura e la necessità – e non una moda – di mostrare Milano in tutti i suoi aspetti, anche quelli più critici.

Nelle fotografie in mostra per un mese, fino al 17 febbraio 2019 risalta un elemento caratteristico di Virgilio Carnisio, ovvero la capacità di andare in profondità del racconto visto, inquadrato e scattato, scandagliandone ogni particolare, in primo piano o di sfondo o laterale, attraverso anche la consapevolezza del soggetto di essere fotografato, soggetto con il quale – è evidente – Virgilio Carnisio ama instaurare un rapporto diretto di complicità. E la cosa sorprendente è che questa complicità risulta anche quando fotografa un muro, un palazzo, una via, un cortile.

Virgilio Carnisio, celebre fotografo Milanese, fotografo di strada come si è sempre definito, ci accompagna nelle strade che più ha percorso – e ancora oggi percorre – che sono quelle della sua città. Metropoli e anima con la quale ha un legame profondo e sentito. Documenta e ritrae – come un vero ritratto – gli spazi, le vicende, il quotidiano e il tessuto sociale e umano di questa grande città che è Milano. E lo fa con una predilezione visiva per soggetti e scenari semplici ma, a un tempo, intensi e significativi. Dove la vita avveniva davvero.

Virgilio Carnisio

Domenica 20 gennaio 2019 alle ore 16:30 a cura di AFI Archivio Fotografico Italiano, si svolge la presentazione del libro “Virgilio Carnisio. L’archivio, la vita, il mondo” da poco edito. Il libro è a cura di Alfiuccia Musumeci.

ERA MILANO

Mostra fotografica di Virgilio Carnisio

A cura di Federicapaola Capecchi

Dal 17 gennaio al 17 febbraio 2019

Spazio Tadini Casa Museo

Via Niccolò Jommelli 24, 20131 Milano [MM1 Loreto, MM2 Piola – Bus 81,62]

https://www.spaziotadini.com

INFO PER LA STAMPA

Federicapaola Capecchi +39 3477134066

federicapaola@spaziotadini.it

Fotografia e Ritratto: Ivana Galli ospite di Spazio Tadini e PhotoMilano


La fotografa Ivana Galli dal 20 al 22 dicembre 2018 è ospite di Spazio Tadini Casa Museo – sede anche di PhotoMilano Club Fotografico Milanese per una tre giorni full immersion dei suoi “Ritratti Scomposti.

Ivana Galli: Ritratti scompostiA cura di Federicapaola Capecchi e Angelo Cucchetto, è realizzato in collaborazione con Photographers.it 

Stefano Bressani, Foto Ivana Galli

Tre giorni full immersion in cui potersi far ritrarre e regalarsi un ritratto della giovane fotografa italiana che tanto successo sta riscuotendo nei principali Festival Fotografici Italiani.

Foto Ivana Galli

Spazio Tadini Casa Museo, durante i tre giorni, esporrà alcuni dei Ritratti Scomposti , e Ivana Galli sarà in sede giovedi 20, venerdi 21 e sabato 22 dicembre per realizzare Ritratti Scomposti, ottima occasione per farsi/fare un regalo di Natale particolare: l’Autrice lavorerà nello studio di Emilio Tadini, in intimità con il soggetto, in sessioni di 20 minuti l’una, e chi vorrà farsi realizzare un ritratto scomposto da Ivana otterrà subito una stampa firmata unica, con la possibilità di averne una versione più grande stampata dal noto Laboratorio Fine Art di Bruno Melada.

La tecnica sviluppata da Ivana avviene difatti in ripresa, non c’è postproduzione, il Ritratto Scomposto esce magicamente pronto subito!

Ogni sessione ha un costo di euro 40, e deve essere richiesta su prenotazione via mail a  federicapaola@gmail.com

Ivana Galli è una fotografa Italiana da sempre legata all’arte. Musicista, scultrice, insegnante di teatro e performer, da qualche anno ha sviluppato una modalità espressiva fotografica molto particolare, usandola in modalità intimistica per carpire il lato più emozionale delle persone fotografate. Presentata nel 2018 ad alcuni Festival estivi di Fotografia, dall’Art Performing Festival di Galatina al Pontremoli Foto Festival, la mostra/performance è stata portata a Roma in settembre da Carlo Gallerati, per poi approdare in ottobre prima a Torino da Paratissima e infine al Trieste Photo Days (guarda le serie realizzata a Trieste a https://vimeo.com/298018381).

Viene ora proposta a Milano, in una prestigiosa sede espositiva e per un’occasione unica, le festività Natalizie.

I suoi “Ritratti scomposti” stanno riscontrando quest’anno un grande successo di critica e di pubblico: si tratta di un’esposizione di alcuni dei ritratti da lei realizzati, con una performance / session fotografica in cui l’autrice Ivana Galli crea i suoi “ritratti scomposti”. Un video riassuntivo del suo lavoro è a
https://vimeo.com/296693751 
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La serie dei “Ritratti scomposti” nasce nell’autunno del 2016 dalla osservazione di come un soggetto, posto di fronte ad uno specchio, interagisca con la propria immagine riflessa mettendo in atto una qualche tipo di “recita”, posando e ponendosi come nel proprio immaginario esso si rappresenta.

Il rapporto, invece, che si ha con uno “specchio scomposto” muta l’atteggiamento e l’intenzione del ritratto, in quanto l’immagine riflessa non è più direttamente percepibile come propria.

Qui scatta l’inverso del nostro “programmare”, la fotografia non è più “informativa e ridondante” non è più rappresentazione di ciò che accade , ma si apre finalmente al gioco dell’inaspettato, creando una sorta di autoritratto, che esprime le intenzioni del fotografo e le aspettative del fotografato spiazza l’intenzione del fotografo, muta; e lo porta a ricercare quella che sarà l’immagine finale, questo ci da ancora più la sensazione di entrare nelle nostre molteplici dimensioni e amplificandone i possibili piani di lettura.

Da questo nascono le opere in questione, ottenute da un mix di casualità e da una profonda iterazione del tutto inattesa, tra ritrattista/ritratto, non più posa/scatto, né gesto/professionalità, ma indagine continua e profondamente introspettiva del gesto fotografico.

Il cubismo nella fotografia.

IVANA GALLI

Ivana Galli – musicista, fotografa, e scultrice – nasce a Venezia e ha quale forma d’espressione elettiva la fotografia, mestiere che inizia ad apprendere fin da giovanissima nel laboratorio fotografico del padre, ma nel suo percorso ha avuto modo di sperimentare nei più diversi campi dell’espressione artistica.

Ha nelle sue creazioni ben presente la lezione di ciò che di classico vi era da apprendere e di tutte quelle sottili trame compositive che rendono un’opera complessa ma al tempo stesso accessibile anche a chi non dispone dei necessari mezzi di lettura di quello che, molto genericamente, si intende quale arte contemporanea. Le sue opere non sfuggono all’astrattismo o all’essenzialità del segno o della plasticità, semplicemente riconoscono l’intrinseca bellezza di ciò che vi è rappresentato, mostrandolo senza timore o reverenza alcuna. Vive e opera in provincia di Vicenza.

http://www.ivanagalli.it

RITRATTI SCOMPOSTI

A Cura di Federicapaola Capecchi e Angelo Cucchetto

20/21/22 dicembre 2018

SPAZIO TADINI CASA MUSEO

Via Niccolò Jommelli 24, 20131 Milano

Info per la stampa: federicapaola@gmail.comangelo@star-ring.it

Info per il pubblico: +39 02 26 11 65 74

http://www.spaziotadini.com

http://www.photographers.it

La fotografia di Giorgio Galimberti a Spazio Tadini


Giorgio Galimberti: racconto breve di un fotografo di luce e d’ombra. Dal 1 al 21 dicembre 2018 e giovedì 6 dicembre, alle ore 20, incontro con l’autore.

Giovedì 6 dicembre 2018 alle ore 20 Giorgio Galimberti sarà presente a Spazio Tadini per addentrarci nel suo fotografare attraverso la sua viva voce.

Presentazione di un percorso fotografico incentrato sul segno e sul bianco e nero di Giorgio Galimberti a partire da alcuni suoi progetti: Tracce Urbane, Nero Assoluto, Forme di Spazio, Mitoraj.

Giorgio Galimberti Mitoraj
Giorgio Galimberti Mitoraj

Diciassette fotografie, tra grande e medio formato, che parlano un bianco e nero di carattere, che sublima ogni storia e ogni racconto. È la possibilità di vedere o rivedere fotografie che, in qualche modo, reinventano un’umanità e i suoi spazi.

È un racconto breve” dice Federicapaola Capecchi “del tratto di un fotografo che con il suo sguardo e con i suoi bianchi e i suoi neri esplora e azzarda invenzioni formali per trasformare il vocabolario della fotografia”.

Attraverso le fotografie esposte percorriamo Milano, le sue strade, ci muoviamo tra i suoi palazzi, andiamo a Gibellina, a Parigi, ci mescoliamo tra persone, silhouette, prospettive, visioni e forme. Ci immergiamo nel segno di un fotografo il cui lavoro è caratterizzato da un’intensità insolita.

Giorgio Galimberti Gibellina
Giorgio Galimberti Gibellina

Giorgio Galimberti” – prosegue Federicapaola Capecchi – “ha una maestria, in continua evoluzione, di luce, ombra e linea con la quale trasforma l’ordinario in un regno di puro piacere visivo e narrativo. Spinge chi guarda a desiderare di decifrare ogni frammento visuale, alla ricerca di un racconto che muove l’immaginazione tra reale e irreale”.

Giorgio Galimberti fotografo di luce e d_ombra

Il visitatore si spinge dunque all’interno di questo gioco manifesto di luci ed ombre, di composizioni precise e articolate, tra incursioni di un bianco e nero pulito ma di forte contrasto che enfatizzano le linee e l’espressione degli oggetti e degli spazi. “ È nell’incontro con la sua città, come altre, con gli spazi urbani e la gente che li vive, è nella luce, che crea  fotografie fragili e ruvide, infuse di un desiderio che molti di noi possono identificare. È un testimone silenzioso che si muove in composizioni tanto nette quanto flessibili, istintive e naturali; riferendo ciò che vede e ciò che percepisce. E in ogni momento trova la giusta distanza; afferma la soggettività della sua prospettiva riuscendo a combinare un approccio documentario con una sensibile affermazione della propria visione”. Federicapaola Capecchi

Giorgio Galimberti

GIORGIO GALIMBERTI

Racconto breve di un fotografo di luce e d’ombra

1-21 dicembre 2018

SPAZIO TADINI CASA MUSEO

Via Niccolò Jommelli 24

20131 Milano

Tel +39 02 26 11 65 74

www.spaziotadini.com

 

Ingresso alla Casa Museo € 5

Da mercoledì a sabato dalle 15:30 alle 19:30 – domenica dalle 15:00 alle 18:30

 

INFO PER LA STAMPA

federicapaola@spaziotadini.it +39 347 71 34 066

 

INFO PER IL PUBBLICO

Tel +39 02 26 11 65 74

Giorgio Galimberti Giorgio Galimberti fotografo di luce e d_ombra
Giorgio Galimberti Giorgio Galimberti fotografo di luce e d’ombra