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Marco Baliani, la forza della narrazione a milano


La forza della narrazione – di Federicapaola Capecchi

Milano ha la fortuna di avere – dal 28 gennaio al 9 febbraio 2020Marco Baliani in scena al Teatro Ciro Menotti.

FOCUS BALIANI è la prima personale di Marco Baliani. Dalla narrazione alla post – narrazione.

Il percorso di ricerca teatrale di Marco Baliani sarà a Milano per più giornate consecutive. Ve lo dico, ve lo consiglio, ve lo ripeto: andate! Andate! Ha a che fare con l’arte, con la fotografia, con la vita.

Kohlhaas, Corpo di Stato, Tracce, Trincea, Una notte sbagliata, Del coraggio silenzioso e Frollo. Se potete io vi invito a vederli tutti. Se proprio non riuscite tutti … sicuramente Kohlhaas, Corpo di Stato, Una notte sbagliata non potete non vederli.

Marco Baliani Fonte Foto Sito http://www.marcobaliani.it

Marco Baliani del teatro di narrazione è stato pioniere. Autentico.

La narrazione – che da anni resiste alla crisi del teatro ed è anche dilagata (era il 2000/2003) sul piccolo schermo – vedi Report, Paolini etc –, è qualcosa di importante, fondativo. E il successo della narrazione è la denuncia di una perdita della società: manca la trasmissione orale, non si racconta più, non si ascolta più. La narrazione supplisce a questa perdita. E forse la crisi del teatro, oltre al problema dei fondi e della visibilità, è anche dovuta alla sua profonda crisi come raccontatore di storie.

Marco Baliani è magnificenza di racconto, di storie, di visioni, di capacità, di comunicazione. Marco Baliani rende lo spettatore attivo e fortemente partecipe. Nell’istante in cui lui inizia a narrare ciascuno si attiva e cerca nel proprio patrimonio di memoria e immagini, e così, si sente parte integrante del racconto. Andando a cercare ognuno nel proprio bagaglio di esperienze sentiamo il momento della narrazione come estremamente personale. La narrazione di Marco Baliani diventa uno scambio di esperienze vive, vissute. Perché crea un rapporto diretto tra sé e noi che ascoltiamo, di fiducia. Quando Marco Baliani è sul palco avverti una forte necessità interna e la senti, sotto pelle, e la condividi. È anche la tua. Marco Baliani si pone sempre il problema dello sguardo dell’ascoltatore, ne ha attenzione e il suo racconto cresce durante il rapporto/lavoro con chi lo ascolta.

La narrazione di Marco Baliani richiama una comunicazione umana, immediata che la quotidianità reprime e che le persone invece cercano. Per questo gli spettacoli che sono in scena in queste settimane a Milano hanno un importante ruolo etico, civile. Perché Marco Baliani lo ha, lo sente. Poi Marco rompe l’impianto di convenzioni legate al vedere. Sposta l’occhio sull’orecchio, costringe lo spettatore a divenire immaginativamente attivo, senza subire, come è abituato a fare. Questo chiama noi spettatori ad un impegno comunitario diretto. Esperienze, relazioni emotive attraverso storie, cronache, riflessioni e invenzioni.

Andate ad ascoltare Marco Baliani, stabilirete una relazione umana forte. Attraverso la complicità tra lui e voi e attraverso una materia preziosa, il tempo, con cui costruisce racconti, significati, immagini e stati d’animo.

Marco Baliani è testimone fidato di un’esperienza, capace di trasmetterla, di condividerla. Io che ascolto desidero essere trasportato da qualche parte, in un altro posto, a volte, in un altro mondo. Marco Baliani lo fa. Ti permette di emozionarti, sentire, vedere intorno a te cose magari anche inesistenti, con lo sguardo dell’infanzia che è stupore e meraviglia; riesce a farti comprendere cose dure, secche, feroci e importanti come quando parla della prigionia di Moro (Corpo di Stato). Porta consiglio e semina il dubbio, offrendo una lettura diversa delle cose, è il testimone e colui che getta i semi per il futuro.

Andate! Ve lo consiglio davvero. Federicapaola Capecchi

CORPO DI STATO Il delitto Moro: una generazione divisa

Di e con Marco Baliani
Regia Maria Maglietta
Collaborazione drammaturgica Alessandra Rossi Ghiglione
Montaggio video Michele Buri
Ricerca iconografica Eugenio Barbera
Produttore esecutivo Maurizio Agostinetto
Direzione tecnica Massimo Colaianni

TRACCE Dall’omonimo saggio di Ernst Bloch

di e con Marco Baliani

DEL CORAGGIO SILENZIOSO

Di e con Marco Baliani
Collaborazione alla drammaturgia Ilenia Carrone

KOHLHAAS

Tratto dall’opera “Michael Kohlhaas” di Heinrich von Kleist
Di Marco Baliani e Remo Rostagno
Attore narrante Marco Baliani
Regia Maria Maglietta

FROLLO

Con Marco Baliani
Di Mario Bianchi e Marco Baliani
Regia Marco Baliani

TRINCEA

Scritto e interpretato da Marco Baliani
Regia di Maria Maglietta
Scene e costumi Lucio Diana
Immagini e musica Mirto Baliani
Visual design David Loom
Costumi ed elementi di scena Lucio Diana, Stefania Cempini

UNA NOTTE SBAGLIATA

Di e con Marco Baliani
Regia Maria Maglietta
Scene, luci, video Lucio Diana
Paesaggi sonori Mirto Baliani
Costumi Stefania Cempini
Disegni Marco Baliani

FOCUS BALIANI -TEATRO CIRO MENOTTI – Milano undefined

LIbri: Une Belle vie une belle mort di Riccardo Bononi


Un Iibro di fotografia e un viaggio alla scoperta di un modo di documentare, studiare e conoscere il 5 febbraio 2020 alle ore 19.30 alla Casa Museo Spazio Tadini dove si svolge la mostra di Bononi “Nonostante tutto”. Ingresso gratuito.

L’appuntamento settimanale con la fotografia a Spazio Tadini a cura di PhotoMilano, Di Mercoledì, sarà arricchito dall’apporto di un autore fotografo e antropologo che attraverso i suoi scatti mostra e racconta luoghi e costumi del vivere.

La fotografia Di Barattini: Geometrie Rurali


La mostra fotografica di Stefano Barattini Geometrie Rurali che inaugura il 24 gennaio alla Casa Museo Spazio Tadini di Milano vi stupirà perchè vi proporrà il paesaggio visto da una nuova distanza, quella giusta per trasformarlo in segno, in significato, in un linguaggio che non avete mai visto.

Stefano Barattini Geometrie rurali – La distanza della bellezza a PhotoMilano / Spazio Tadini dal 24 gennaio al 22 febbraio 2020; a cura di Francesco Tadini, Melina Scalise, Federicapaola Capecchi. Inaugurazione venerdì 24 gennaio dalle ore 18.30 (Spazio Tadini via Niccolò Jommelli, 24). Ingresso libero. Orari: da mercoledì a sabato dalle 15.30 alle 19.30. Domenica pomeriggio aperti su prenotazione, per gruppi di almeno 4 persone.

Stefano Barattini

Testo di Francesco Tadini:
“Stefano Barattini – La distanza della bellezza”

Avvicinandomi a un oggetto complesso posso esaminare le sue componenti. Se me ne allontano conosco la totalità della sua forma. Ma un oggetto – qualunque oggetto – non si da nello spazio se non in relazione ad altri oggetti. Ed è, ancora, da una certa distanza che posso conoscere il territorio (lo spazio misurabile) di tali oggetti.

Il metodo non cambia molto se prendo in considerazione un accadimento (anche minuscolo): vivendolo al presente ne sono testimone diretto. Prendendolo in esame in seguito – a una minima distanza temporale – conoscerò quello che non ho vissuto dal mio limitato punto di esperienza e che riguarda la totalità dell’accadimento. Ma è solo ad una distanza superiore che sarò in grado di conoscere le premesse e le relazioni di quell’accadimento con altri “eventi storici”.

Stefano Barattini

La Geometria e la Storia dipendono dalle distanze. E dal nitore – riconoscibilità – delle loro fonti. Chi se ne occupa lo sa. E sa far luce, sulle relazioni che prende in esame, aprendo allo sguardo un campo visivo, per così dire, mobile. Allacciando nessi e inquadrando problemi.

Stefano Barattini, fotograficamente, mette in atto una ricerca molto vicina a queste e lo fa quando si occupa di aree industriali abbandonate così come – in queste foto di eclatante bellezza – di campagne coltivate.

Con le serie fotografiche dedicate alle aree industriali in disuso, Barattini ha esplorato una sorta di mondo parallelo a quello del tempo presente, regalandoci grandi immagini che evocano altre epoche produttive e, non di meno, la capacità della Natura di riprendere – in misure variabili – possesso di un territorio dal quale sembrava relegata a “distanza di sicurezza”.

Con la mostra “La distanza della bellezza” il fotografo apre un campo d’indagine – di inedita modernità – utilizzando i droni. Pur ricordando che la fotografia aerea ha più di un secolo, la novità sta nell’unione del mezzo con l’autore. Il drone non è pilotato da terzi, con i quali l’autore delle immagini debba comunicare. L’occhio del drone è mosso dalle mani stesse del fotografo. E’ prolunga tecnologica della sua capacità di osservare e catturare la realtà. E’ un obiettivo fotografico a tutti gli effetti.

Stefano Barattini

La capacità e la qualità autoriale di Stefano Barattini emerge clamorosamente dalle fotografie per due ragioni complementari (e assenti nelle quasi totalità delle fotografie in circolazione realizzate con i droni). La prima è di carattere culturale ed è legata ai sui studi alla Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano. La seconda, decisiva, alla misura estetica che gli impone di escludere da ogni opera ciò che non è strettamente necessario al discorso. Un millimetro in più sarebbe decorativo e ridondante. Un millimetro in meno insufficiente a reggere la grammatica di questo linguaggio d’immagine.

L’altezza di sorvolo fa l’inquadratura, non meno di quanto le distanze tra gli oggetti rappresentati facciano l’opera. L’occhio del drone-fotografo cattura geometrie che si formano quando si perde il valore d’uso dei campi (il dettaglio delle specie agrarie) e non si è ancora “formato” il paesaggio indistinto delle macchie di colore utile solo a stupire, ma non a conoscere. Barattini riesce nel doppio intento di creare una documentazione precisa delle forme istituite dal lavoro agricolo e di attuare quella piccola magia linguistica di trasfigurazione del reale propria dell’Arte.

Avvicinandovi alle opere di Stefano Barattini potrete misurare una variante nuova – e distanze … e proporzioni! – di quella specie vivente che chiamiamo Bellezza.

Biografia Stefano Barattini