Archivi categoria: ARTE E CULTURA A MILANO

Novecento italiano: Il 900 di Emilio Tadini


Nella Rassegna Novecento Italiano organizzata dal Comune di Milano per celebrare il secolo scorso più di 150 eventi tra cui la mostra “Il ‘900 di Emilio Tadini” presso la Casa Museo Spazio Tadini, via Niccolò Jommelli 24 dal 23 febbraio – 18 marzo 2018.
Una mostra di opere, scritti e sculture di Emilio Tadini per raccontare l’autore, ma anche la sua visione del Novecento. La mostra presenterà anche i testi critici da lui redatti e i video delle trasmissioni televisive che lo hanno visto commentatore di scrittori, artisti e correnti del Novecento. Raccoglie il meglio di Tadini nella casa museo a lui dedicata, dal figlio Francesco Tadini e Melina Scalise. Emilio Tadini è  stata una figura importante del panorama artistico e culturale italiano e milanese.

900 logo

Fiaba del niente, Emilio Tadini
Fiaba del niente, Emilio Tadini

Il Novecento secondo Emilio Tadini nel video di Rai Storia

Clicca

La mostra organizzata presso la Casa Museo sarà accompagnata da un percorso fotografico esplorativo in chiave contemporanea della visione del 900 secondo Emilio Tadini risultato di un lavoro di ricerca di un gruppo di fotografi del club fotografico Photomilano.

Tadini, nato a Milano il 5 giugno del 1927 e morto a Milano il 23 settembre del 2002 è stato è stato un pittore, scrittore e saggista.

Oltremarerid tadiniUmberto Eco, suo carissimo amico, lo definì “un pittore che scrive e uno scrittore che dipinge”. Queste due anime si sono tradotte nel suo lavoro pittorico anche in un costante dialogo tra la figura e la parola, tra la filosofia, la psicoanalisi e una lucida capacità di analisi dell’immagine e del lavoro artistico e pittorico: “L’occhio della pittura Garzanti 1999).

Esordisce come poeta ad appena 20 anni con un poema: La passione secondo Matteo pubblicato sulla rivista Il Politecnico di Elio Vittorini e gli viene conferito il premio Serra con alla giuria Montale, Solmi e Muscetta. Inizia a guadagnarsi da vivere come traduttore. Traduce anche opere importanti del Novecento come Stendhal, Pound, Eliot, Céline Faulkner per editori come Einaudi e tanti altri. Intanto frequenta tutti gli intellettuali dell’epoca. Frequentatore del Giamaica conosce tanti artisti. Diventa amico di Fo, Adami, Cavalieri, Fontana, Crepax, Eco, ma anche Furio Colombo, De Bortoli, Armani, Fendi etc…..diventando negli anni una figura di riferimento della cultura.

La sua prima mostra di pittura è al Cavallino di Venezia negli anni 60 e il suo primo collezionista è Tancredi Parmeggiani, noto artista.

Prosegue il suo lavoro artistico con lo Studio Marconi di Milano ed è con Valerio Adami, Lucio Del Pezzo e Mario Schifano tra gli artisti che apre la prima mostra di questa galleria che contribuisce alla storia artistica della città di Milano negli anni d’oro.

emilio tadini bicicletta manifesto

Mentre dipinge scrive diversi romanzi e saggi per cui vince il premio Campiello con La lunga Notte e La Tempesta. Quest’ultimo diventa uno spettacolo teatrale al Franco Parenti per la regia di Ruth Shammah e l’interpetazione di Piero Mazzarella.

Scrive per il Corriere della Sera, conduce trasmissioni televisive sull’arte come Contesto e per la Televisione svizzera.

Nel 2001 a Palazzo Reale viene a lui dedicata un’importante retrospettiva (vedi la mostra raccontata da Emilio Tadini). 

E’ stato direttore dell’Accademia di Brera, membro del premio Bagutta e ricevuto anche diversi incarichi da imprenditori come consulente d’immagine, comunicazione e ideazione.

Una figura a tutto tondo di cui ancora oggi molti giovani dedicano studio e tesi di laurea. Solo lo scorso anno (2017) sono stati pubblicati su di lui due libri: Parole e figure e Quando l’orologio si ferma.

Ecco un breve profilo di Sergio Mandelli sul lavoro artistico di Tadini.

Ma il suo lavoro è questo e molto di più. Un intreccio straordinario che racchiude in un’opera tutta la sua visione del mondo, tutto il suo straordinario talento di avere visioni d’insieme. E per averne un’idea basta entrare in questo dipinto (leggi) 

La camera da letto opera di EMILIO TADINI
La camera da letto opera di EMILIO TADINI

 

Scarica tutto il palinsesto di 900 Italiano Palinsesto Novecento italiano – primo trimestre 2018.pdf

Mostre Milano dal 17 gennaio al 18 febbraio 2018 – Casa Museo Spazio Tadini


cartolina mostre gennaio febbraio 2018

Adamo e la Nuvola

Fotografia: Giovanni Mereghetti Placespast

Siamo solo il nostro sguardo, Fulvio Tornese

La Casa Museo Spazio Tadini è stata fondata in memoria di Emilio Tadini da Francesco Tadini e Melina Scalise

Emilio Tadini in Traduzionetradizione


Traduzionetradizione, i quaderni di Claudia Azzola dedicati alla traduzione di poeti internazionali, comincia il nuovo anno con un numero che vede in copertina un’opera di Emilio Tadini e un doppio appuntamento: in Sormani (12 gennaio ore 17.30) e presso la Casa Museo Spazio Tadini dedicata all’artista, scrittore e saggista milanese fondata da Francesco Tadini e Melina Scalise. Il 13 gennaio alle ore 18.30 nella sala che ospitava lo studio dell’artista si svolgerà una performance di poesia con Mystis (Gabriella Cinti), Lyndon Davies, Anthony Mellors, Silvia Pio, Claudia Azzola.

 

12 gennaio 2018 – ore 17,30
MILANO – Sala del Grechetto di Palazzo Sormani – Via Francesco Sforza, 7
presentazione di Traduzionetradizione n. 14
Con la presenza degli Autori pubblicati in questo numero: Silvio Aman,
Gabriella Galzio, Gabriella Cinti, Claudia Azzola, Fausta Squatriti,
Gilberto Isella, Antonietta Dell’Arte, Silvia Pio e con Lyndon Davies

Locan La sonorità delle lingue-

13 gennaio 2018 – ore 18,30
MILANO – Spazio Tadini – Via Niccolò Jommelli, 24
“La Sonorità delle lingue” Dai lirici greci alla poetica lingua inglese al
bell’italiano oggi impoverito e logorato.
Performance poetica di Mystis (Gabriella Cinti), Lyndon Davies,
Anthony Mellors, Silvia Pio, Claudia Azzola

I quaderni Traduzionetradizione – diretti da Claudia Azzola – sono dedicati alla traduzione di Autori europei. Ogni testo poetico presenta una o più versioni linguistiche con testo a fronte.
I quaderni sono reperibili presso librerie,  biblioteche, istituti universitari e sono presentati a festival ed eventi letterari in Italia e in Europa.

Corsi di tango argentino 2018 a Spazio Tadini


 

Il 13 gennaio dalle 14.30 alle 15.30 lezione aperta e dalle 15.30 alle 19,30 pomeriggio pratica di tango Argentino.

Dal 15 gennaio 2018 riprendono i corsi di tango con prove gratuite fino a fine gennaio, presso Casa Museo Spazio Tadini, in Via Jommelli, 24 (MI) organizzati e curati da Clelia Fumanelli.

Il Tango argentino è un percorso di continua ricerca e vive la sua evoluzione, non solo attraverso la didattica dei passi,ma tenendo anche conto di tutte quelle componenti che ne hanno creato una vera e propria filosofia di vita.

clelia

Durante il corso base si affronteranno tutti i codici ed i fondamentali del Tango Argentino ponendo attenzione alla gestione degli spazi in rapporto a se stessi ed agli altri, alla relazione con la pista e allo studio musicale dei generi tango, milonga e vals.

Il percorso intermedio si propone di lavorare su di una gestione più completa e complessa delle componenti coreografiche, attraverso lo studio di giri, adornos, camminate ed all’evoluzione dei movimenti conosciuti legandoli alla relazione musicale, delineando una personale e consapevole libertà di interpretazione.

Il corso proposto è finalizzato all’uso del Tango Argentino come risultato di uno stato emozionale, usando la didattica come mezzo di comunicazione, per un’ espressione creativa che, oltre ad essere un insieme di passi, cura la personalità e l’identità dell’ interprete stesso, rendendo l’esecuzione, per questo, unica nel suo genere.

Tesseramento annuale ACSI FAITANGO

La bellissima sala in parquet con lucernario, immersa sempre in una collezione di quadri diversa, di artisti di fama nazionale e internazionale, ci accoglierà durante l’anno ad iniziative ed eventi quali: stage, pratiche di Tango e piccole Milonghe in Arte .

Immagine

Per il 13 pomeriggio con pratica di Tango Contributo di €5

INGRESSO RISERVATO SOCI ACSI FAITANGO O CSEN !!!

Potete sottoscrivere il tesseramento all’Ente ACSI FAITANGO inviando una email a:

lacle.asd@gmail.com

Con scritto:
nome, cognome, data di nascita, indirizzo di residenza e Codice Fiscale

Per maggiori informazioni sui corsi di La Clè de l’Art

Clelia 377. 984 9208 – lacle.tango@gmail.com – www.cleliafumanelli.com

La prima lezione gratuita si svolge lunedì 15 gennaio. I corsi cominceranno la settimana successiva, lunedì 22 gennaio. Si raccomanda la prenotazione, in modo da favorire l’organizzazione delle coppie, grazie.

Orari dei corsi

Zona Loreto –  città Studi

Lunedì :

Ore 20.00 ≤ 21.00 Principianti

Ore 21.00 ≤ 22.00 Intermedi

c/o Spazio Tadini
Via Niccolò Jommelli, 24 (MI)

Fulvio Tornese in mostra a Milano: Siamo solo il nostro sguardo


Siamo solo il nostro sguardo, Mostra personale di Fulvio Tornese, in collaborazione con la Galleria internazionale Monteoliveto – Dal 17 gennaio al 18 febbraio 2018- Casa Museo Spazio Tadini – Via Niccolò Jommelli, 24 Milano – Inaugurazione su invito 17 gennaio 2018 ore 18- Apertura al pubblico 17 gennaio ore 18.30 .

Fulvio Tornese -Siamo solo il nostro sguardo_ cm 100x100- acrilico su tela
Fulvio Tornese -Siamo solo il nostro sguardo_ cm 100×100- acrilico su tela

Fulvio Tornese, artista leccese, è uno degli artisti più interessanti del panorama nazionale con un lavoro artistico di ricerca sull’uomo contemporaneo. La casa Museo Spazio Tadini, in collaborazione con la galleria internazionale Monteoliveto, presenta una personale sulla sua ultima produzione dopo il notevole successo di pubblico e critica ricevuto a luglio 2017 alla mostra al Museo di Arte contemporanea di Matino promossa dal Comune e patrocinata da Regione Puglia, Provincia di Lecce, Ordine degli Architetti, Paesaggisti e Pianificatori della Provincia di Lecce, Puglia Promozione.

La mostra milanese presenta un nutrito corpo di opere della più recente produzione di Fulvio Tornese, che sin dagli anni Ottanta ha individuato nella disciplina pittorica la sua ideale traduzione formale, attraversando un’estetica che si intreccia con la poetica delle immagini sulla città e trova i suoi riferimenti nei maestri del ‘900 dell’arte, dell’architettura e della letteratura.

Le forme regolari, il segno definito, la declinazione del bianco e le figure antropomorfe in primo piano, caratterizzano la selezione di opere appartenenti al progetto che Fulvio Tornese suole chiamare i bianchi. Riuniti in questa personale sotto il titolo “Siamo solo il nostro sguardo”, i bianchi sembrano invitare all’attenzione verso il sé e verso ciò che lo circonda, un suggerimento a volgere lo sguardo in un continuo movimento dall’esterno verso l’interno e viceversa, ad acquisire una costante e disinvolta predisposizione sulla contemporaneità. In questa narrazione, le scenografie del mondo in cui siamo abituati a muoverci quotidianamente sembrano provvisoriamente annullarsi e svelano la forma della loro essenza artificiosa, la ragione della loro presenza e la natura della loro funzione. Le architetture sbilanciate mostrano piccole porzioni di strade e piazze in cui si aggira il protagonista incontrastato di questa serie, l’uomo. La figura antropomorfa senza lineamenti del volto, sembra sospesa nella tonalità fredda del colore, utile ad annullare la congiunzione tra cielo e terra per farla emergere come unità irripetibile. Equilibrio superiore e assenza di gravità per una pittura che si fa corporea e incorporea, come le nuvole che spesso ricorrono nella trama delle sue tele narranti.

Scrive sul suo lavoro Melina Scalise: “Siamo solo il nostro sguardo” è il titolo dell’ultima serie di lavori di Fulvio Tornese, eppure, ciò che manca a tutti i suoi personaggi che presenziano scenari, a volte Chagalliani a volte alla De Chirico, è proprio il volto.

Il volto non è solo l’elemento che dichiara la nostra  identità, ma è anche ciò che indica la nostra volontà, la nostra emozione attraverso il nostro sguardo.

Tornese toglie la volontà allo sguardo per conferirla al corpo. Le posture, le mani, i gesti, danno a quell’uomo qualunque uno spazio alla propria volontà. I corpi però sono ingessati in abiti che lasciano poca libertà di movimento e indicano un’appartenenza sociale che li colloca, come avrebbe detto il pittore e scrittore Emilio Tadini, tra gli “uomini dell’organizzazione” (noto ciclo di Tadini).

Per lo più in giacca e cravatta, i personaggi che popolano le tele di Tornese sembrano essere borghesi o individui che rivestono incarichi lavorativi di tipo istituzionale. Queste scelte non sono certamente un caso e l’analisi di questi elementi configura uno scenario di denuncia e di decadenza di un epoca. Si potrebbe dire che la cosiddetta “organizzazione sociale”, lascia, per Tornese, l’uomo “in bianco” tant’è che ne rappresenta solo il simulacro. Bianco è il coloro dominante dei suoi lavori. L’uomo è dunque solo con il suo apparire senza più l’essere, senza più la possibilità di esprimere la propria volontà (leggi tutto il testo critico di Melina Scalise)”.

Galleria internazionale Monteoliveto

“…quelle teste sfrangiate, quel dinamismo represso, non trasmettono un dramma, una tragedia incombente, tanto meno l’accettazione di una sconfitta, non il gemito con cui, dice Eliot, finisce il mondo, ma l’incompiutezza della gioventù (Alberto Cristofori. “ Il volo difficile” dal catalogo della Mostra “Siamo solo il Nostro Sguardo” Matino 2017).

Monteoliveto Gallery è lieta di collaborare alla realizzazione di questa mostra che costituisce un nuovo punto di partenza nella ricerca artistica di Fulvio Tornese, che abbandona le sue originarie immagini di paesaggi urbani e frammenti di città immaginarie per concentrarsi su una nuova poetica: la poesia urbana dell’uomo fra le nuvole, che non oscilla più, goffo e sproporzionato, tra le geometrie improbabili di campagna e città, ma sembra trovare un nuovo equilibrio soffermandosi sull’universo poetico delle proprie emozioni.

Monteoliveto Gallery rappresenta dal 2013 le opere di Fulvio TORNESE che riscontrano sempre gran successo oltre che in Italia, anche in tutti i saloni ed eventi internazionali in Francia, Olanda, Belgio, Lussemburgo, Svizzera e prossimamente in Canada. Le sue opere, molto apprezzate dai collezionisti del Nord Europa, fanno oggi parte di collezioni pubbliche e private a Parigi, Amsterdam, Strasburgo, Losanna, Lussemburgo, Mulhouse e recentemente Capri.

Le opere di Fulvio Tornese proseguono il loro “volo difficile” e dopo il Palazzo Marchesale di Matino approdano a Milano, nelle sale della storica Casa Museo Spazio Tadini.

Monteoliveto Gallery è lieta di aprire il proprio programma artistico per l’anno 2018 con la collaborazione alla realizzazione di questo importante evento di arte contemporanea”.

Chantal Lora e Antonio Nicola Ciervo

quotidiano Carmelo Cipriani

Biografia

 TORNESE-accanto-allAngelo--780x1024Fulvio Tornese nato a Lecce nel 1956, città in cui vive ed esercita la professione di architetto in una felice fusione con la sua pratica artistica. Lavora presso l’Università del Salento, dove ha firmato progetti di musei e biblioteche ed è responsabile degli allestimenti per le grandi mostre d’arte dell’Ateneo. I diversi traguardi conseguiti nella carriera professionale, si accompagnano a una incessante attività artistica che, sin dagli anni Ottanta, lo vede tra i protagonisti dello scenario artistico contemporaneo. La sua ricerca pittorica prosegue in maniera costante sin dagli esordi e i suoi riferimenti formali si rintracciano nella tradizione del Novecento italiano contaminato dalla Pop Art e dal fumetto. Le sue opere, realizzate con tecniche tradizionali su supporti quali tela, carta e tavola, vanno dalle monumentali pale d’altare fino ai piccoli formati su tavola e multistrato di carta. La produzione di multipli viene anche realizzata su tablet touch-screen e stampata a tiratura limitata. È presente con le sue opere in collezioni pubbliche e private. Tra le mostre più importanti si annoverano le personali di Barcellona nel 2009; presso l’Italy Point Gallery del Today Art Museum di Pechino nel 2011; presso l’Ambasciata d’Italia in Kuwait nel 2007. Numerose sono inoltre le mostre personali in gallerie di Milano, Roma e Firenze. Artista residente di Monteoliveto Gallery ha percorso i più importanti Saloni d’Arte Internazionali di Francia quali Strasburgo, Nizza, Parigi, Lione, Bordeaux, Mulhouse, Aix-en-Provence, e d’Europa come Principato di Monaco, Amsterdam, Lussemburgo, Stoccolma , Gent.

www.fulviotornese.com

Casa Museo Spazio Tadini, apertura dal mercoledì a sabato dalle 15,30 alle 19,30 e domenica dalle 15 alle 18.30- ingresso alla casa museo 5 euro.

 

 

Adamo e la Nuvola per un nuovo manifesto per l’arte


Spazio Tadini comincia l’anno 2018 con una mostra che propone una riflessione sull’arte contemporanea con una proposta che vede protagonisti 26 artisti e l’associazione romana in tempo.

Copertina libro adamo e la nuvola

Adamo e la nuvola è un progetto promosso e realizzato dall’Associazione, in tempo di Roma, il cui titolo identifica anche il libro-catalogo e la mostra a cura di Ida Mitrano e Rita Pedonesi. E’ una densa metafora dell’attuale stato delle cose e nel contempo, un modo per suggerire nuove relazioni tra i cambiamenti che vedono da un lato l’Uomo e dall’altro gli sviluppi, sempre più invasivi, delle nuove tecnologie.

La mostra Adamo e la Nuvola apre presso la Casa Museo Spazio Tadini il 17 gennaio alle 18 e alle 19.30 si terrà la presentazione pubblica del Manifesto per l’arte. Pittura e scultura dell’Associazione Culturale in tempo, alla presenza di Giorgio Seveso, il Presidente Onorario dell’Associazione Ennio Calabria, l’artista e giornalista Danilo Maestosi, la gallerista e critica d’arte Carla Mazzoni, la storica dell’arte Ida Mitrano e il Presidente dell’Associazione Rita Pedonesi.

Il titolo della mostra è un riferimento alla nuvola come cloud ma, al tempo stesso, come continuo metamorfico divenire delle cose, perdita del senso e di relazione con la realtà. La mostra si presenta da un lato come work in progress tra gli artisti dell’Associazione che condividono, pur nella diversità, per generazione e per percorso artistico, un comune sentire, un comune orientamento, di cui le loro opere sono espressione diretta e fortemente autentica, dall’altro si propone come dialogo aperto con altri artisti, non sulle ragioni momentanee, e troppo spesso casuali, di tante collettive che oggi si vedono, quanto invece sulla necessità dell’arte intesa come processo dell’essere e dell’opera come realtà viva di quell’essere, che è ben altra cosa da “tanto fare arte”, e “tanto per fare”, che connota il nostro tempo.

 Cercare le connessioni tra un’opera e l’altra, tra un artista e l’altro, consente di cogliere sensibilità e affinità che, a prescindere dalle scelte del singolo, dai caratteri linguistici e tecnici della sua ricerca, restituiscono l’impegno di questa iniziativa e di questa collettività – non collettiva – di artisti: Nunzio Bibbò, Ennio Calabria, Antonella Cappuccio, Antonella Catini, Giovambattista Cuocolo, Dario Falasca, Franco Ferrari, Antonio Bernardo Fraddosio, Carlo Frisardi, Simonetta Gagliano, Alessandra Giovannoni, Alessandro Kokocinski, Ernesto Lamagna, Stefania Lubrani, Danilo Maestosi, Ferruccio Maierna, Giuseppe Modica, Alfio Mongelli, Mario Moretti, Franco Mulas, Alessandra Pedonesi, Marilisa Pizzorno, Nino Pollini, Pino Reggiani, Nicola Santarelli  Tito.

Nel libro, edito dalla Nemapress, scritti e opere, più voci, più punti di vista dialogano tra loro spaesati e diversi, interrogandosi sul senso stesso della vita e dell’arte. Su questi contenuti intervengono esperti di varie discipline, dall’arte alla musica, ai linguaggi multimediali, e pittori, scultori, fotografi. All’interno, il testo critico di Ida Mitrano, i contributi di Rita Pedonesi, Presidente dell’Associazione, Ennio Calabria, Alberto Gianquinto, Roberto Gramiccia, Giulio Latini, Alessandro Sbordoni, Gabriele Simongini, le riflessioni degli artisti partecipanti al work in progress, di Tiziana Caroselli, psicologa, Carla Mazzoni, gallerista, Angelo Sagnelli, poeta.

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Manifesto per l’arte. Pittura e scultura dell’Associazione in tempo. Dopo il Manifesto fondativo, l’Associazione presenta un nuovo Manifesto con il quale prende una netta posizione sull’arte, in particolare sulla pittura e scultura. Sulle problematiche attuali che riguardano non solo l’arte, in rapporto ai grandi mutamenti della nostra epoca, si è confrontata sin dall’inizio della sua costituzione l’Associazione in tempo, dalle cui riflessioni emerge la necessità di rifondare le ragioni dell’arte e di dare centralità alla potenza “rivoluzionaria” dei processi creativi dell’essere, perché è là che si manifesta il “non conosciuto”, input generativo della vita.

Nella premessa si legge: “Muoviamo da uno specifico riferimento alla pittura e alla scultura in quanto, per loro natura, si pongono potenzialmente come l’antitesi più profonda nei confronti della società della “superficie”, che esclude il valore fondante della soggettività. Nella pittura e nella scultura la forza conoscitiva dell’inconsapevolezza ha un ruolo decisivo nel sottrarle a quel frequente sostituire la verità dell’autore con una presunta verità e, come tale, opinione. Intendiamo iniziare a definire un processo creativo il cui spirito riteniamo contenga un orientamento nuovo e vitale estensibile agli altri ambiti disciplinari […] Intendiamo promuovere un futuro Manifesto sulle arti e sulla cultura in rapporto alle grandi mutazioni del tempo, che dovrà derivare dalla coesistenza dei Manifesti generati dai diversi punti di vista disciplinari.”

 In alcuni passi del Manifesto si dichiara: “Sosteniamo l’originale, unicità creativa come antitesi allo spirito di un’epoca che vive la norma della riproducibilità dei processi mentali”.

“Muoviamo dalla pittura e dalla scultura, perché ci consentono una prima occasione per esemplificare l’ipotesi di un processo creativo agito dall’inedito ingresso della soggettività dellessere nella storia.“

IL MANIFESTO

Associazione culturale in tempo

 Immagine LOGO IN TEMPO

 MANIFESTO PER L’ARTE

Pittura e Scultura

Per  aderire  al  Manifesto  scrivere  a  intempo@live.it

Spazio Tadini Casa Museo augura buone feste


Spazio Tadini Casa Museo da venerdì 22 dicembre è chiuso per le festività natalizie.

Vi auguriamo Buon Natale e uno splendido 2018 carico di bellezza e sorrisi.

Riapriremo mercoledì 17 gennaio 2018 alle ore 18:30 con l’inaugurazione di 3 mostre:

la mostra fotografica di Giovanni Mereghetti “Places Past

Basketball, Gobi desert, Mongolia, Giovanni Mereghetti

la mostra di pittura di Fulvio Tornese in collaborazione con la Galleria Monteoliveto

il segreto ecco una vita sana, acrilico su tela, Fulvio Tornese

e la mostra collettiva “Adamo e la nuvola” organizzata dall’Associazione Culturale “In Tempo” di Roma.

Auguri: Francesco Tadini, Melina Scalise, Federicapaola Capecchi.

Yuri Olegovic e Peter Hide in mostra a Spazio Tadini con Centesimi


mostra centesimiYuri Olegovic e Peter Hide sono due artisti italiani che lavorano esclusivamente sul tema dei soldi. Sono in mostra fino al 21 dicembre 2017 presso la Casa Museo Spazio Tadini all’interno dell’esposizione “Centesimi, c’era una volta la piccola economia” a cura di Melina Scalise. La mostra comprende una parte storica che espone i cataloghi degli anni 20 dell’antica tipografia Grafiche Marucelli e una parte contemporanea. Il percorso parte dall’educazione al risparmio negli anni 20 e arriva a oggi con l’interpretazione del rapporto tra l’uomo e il denaro nell’arte.

Yuri Olegovic

Di origine russa, ma nato in Italia da madre italiana, lavora prevalentemente a Milano. Ha svolto la sua prima esposizione personale a Spazio Tadini nel 2014 e da allora ha svolto altre personali soprattutto a Milano. Il suo lavoro è totalmente dedicato alla Lira, la vecchia moneta italiana prima dell’Euro. La sua non è un’operazione dal sapone nostalgico, ma un mantenere vivo l’interesse sullo stretto rapporto tra la moneta e l’identità di un popolo, di una nazione. I suoi disegni, i suoi personaggi sono simboli di una tradizione, di una storia, di una cultura. Nella Lira, ritroviamo la nostra identità, ci sono le caravelle di Cristoforo Colombo, ci sono le arti artigiane, i nostri prodotti ittici e agricoli, la nostra storia Romana e via così.. Un mondo al quale continuare a guardare non per tornare indietro, ma soprattutto per ricordare.

“Lavoro e vivo per l’arte che è la mia grande passione. Ammetto di essere un sentimentale un pò nostalgico. Mi tradisce anche un look che forse qualcuno vede d’altri tempi perchè indosso cappelli stile Borsalino. Nella vecchia Lira però non vedo solo il passato, ma la sua potenza espressiva e, in chiave pop, mi piace giocare con il potere di riproporla, di mantenerla in vita, perchè comunque il denaro è rappresentazione, duplicazione, simbolo. Io riproduco le vecchie Lire in modo sovradimensionato, su metallo o su tela. Questo mi porta all’esaltazione del disegno, del suo contenuto e del senso sociale ed economico. Il denaro è anche invenzione, creatività e la sua riproducibilità è anche gioco. Questo è anche lo spirito con cui trovo giusto rapportarsi con il denaro. Il possesso non è vincolo di felicità, nè di frustrazione, è, nella giusta misura, anche semplicemente piacere, rischio, cultura, storia.” Yuri Olegovic

Peter Hide

Varesino di nascita e creativo di professione. Collabora su progetti di design con importanti aziende come Swatch e Alessi e inizia la sua carriera artistica negli anni 80. Espone alla prima Biennale di Malta nel 1995 e vince il secondo premio. Espone a Londra nel 2003, a Varese nel 2010 e poi a Berlino e Venezia nel 2011. Espone presso la Galleria Orler e a Spazio Tadini e alla Triennale con il progetto di Spazio Tadini a cura di Melina Scalise, Soldi D’artista. Nel 2017 partecipa al padiglione Tibet durante la 57° Biennale di Venezia.

In Peter Hide troviamo tutta la forza delle denuncia. I suoi dollari duplicati e presentati in installazioni alla Paperon de Paperoni, sono un chiaro riferimento al sistema economico dominante, quello occidentale, che ha avuto come riferimento il benessere e il successo americano. Un mito che oggi mostra tutte le sue vulnerabilità di sistema. Un meccanismo di gestione, accumulo e speculazione che ha diviso popoli, che ha isolato uomini, che hanno prodotto poveri e ricchi riducendo al minimo le mezze misure.

“Ho scelto diversi anni fa il nome d’arte Peter Hide 311065 (mi chiamo Franco Crugnola) derivandolo dall’ossimoro tra Peter Pan (noto sempiterno bambino buono) e mr. Hyde (la parte brutale e “cattiva” del dottor Jekyll). Come Stevenson che nel romanzo narra la lotta impari tra bene e male, tra Jekyll e Hyde, e mette in gioco temi come la metamorfosi, il doppio, lo specchio e il sosia, fino alle corde più segrete dell’animo umano, io, nei miei lavori, cerco di rappresentare quel male che può prevaricarci e ci arriva attraverso un’immagine allegra e scanzonata. In una società contemporanea, dove tutto è misurabile col e dal denaro, e dove spesso si ha la sensazione che non solo il materiale ne sia soggiogato, ma anche l’immateriale, il denaro ha per me il valore simbolico di rappresentare il pericolo di una vasta decadenza culturale, e, al tempo stesso il suo stesso opposto, in quanto la sua mancanza produce degrado, emarginazione, morte. Non voglio rappresentare graficamente la povertà, la violenza fisica o psicologica, il degrado ambientale, ma neppure la bellezza generata solo ed unicamente dalla manipolazione della ricchezza, la conseguente sensazione di onnipotenza e di felicità. Di questo ho scelto di mostrare ma l’anello di congiunzione, o meglio i due volti della stessa medaglia – o della stessa moneta- : il denaro.” Peter Hide 311065

La mostra

mostra centesimi2

Centesimi, c’era una volta la piccola economica è uno sguardo al passato, alla crisi economica del 1929, per esempio, che portò al crollo delle borse e a quella che venne definita “la grande depressione”. Un evento che indusse molte persone a porsi la questione di come relazionarsi con la moneta, di come gestire al meglio la propria economia per la sopravvivenza. I manuali di educazione economica e morale stampati e ideati da Ugolino Marucelli (ritrovati presso la sede della casa Museo Spazio Tadini dove aveva sede la tipografia Marucelli and Co) sono una testimonianza di quel processo di analisi e di difesa necessario per far fronte al nascere di sistemi finanziari sempre più complessi e, anche per questo, sempre più difficili da gestire.

L’educazione al risparmio negli anni Venti gettò le basi di un rapporto con il denaro che caratterizzò per buona parte l’economia del nostro Paese. All’epoca il denaro era sia un’opportunità di miglioramento della qualità della vita, che una risorsa da usare con parsimonia perché, dal suo risparmio, dipendeva la sopravvivenza della famiglia negli inevitabili momenti di crisi. Era un’economia lontana dalla logiche consumistiche che invece hanno contraddistinto gli ultimi decenni (1980-1990).

Oggi, l’educazione economica nelle scuole, infatti, ha perso questa attenzione verso la gestione personale e familiare dove il denaro rappresentava un’opportunità di benessere e di sicurezza e, per esempio, si educava la massaia sia a fare di conto quanto a garantire una sana alimentazione. Nei testi diffusi nelle scuole per l’educazione all’economia, troviamo informazioni sui sistemi e i linguaggi: da cos’è un conto corrente a come si usa una carta di credito (vedasi “I quaderni didattici della Banca D’Italia, La moneta e gli strumenti alternativi al pagamento in contante” anno 2016).

Nel 2010, però, abbiamo assistito a un crollo economico su scala internazionale che qualcuno ha definito peggiore di quello del 1929 e che ha distrutto il mito dell’eterna crescita e del benessere diffuso. Da quella crisi non siamo ancora usciti, interi Paesi sono stati tenuti con il fiato sospeso sugli indici di borsa e si è resa sempre più evidente la consapevolezza di quanto sia distante la vita di tutti i giorni dai meccanismi finanziari.

Questo nodo non è ancora stato risolto. Stiamo assistendo a una nuova rivoluzione. Di certo, dagli anni 80 ad oggi, si stanno verificando nuovi cambiamenti sociali ed economici in cui si parla per esempio della “decrescita felice” come unica forma di sopravvivenza. E’  cambiato il rapporto tra l’uomo e il denaro tanto quanto il modo di produrlo: il lavoro. Il Web sta trasformando relazioni e forme delle transazioni economiche. Questi cambiamenti influiscono anche sulla nostra identità sociale perchè siamo non solo ciò che pensiamo, ma anche ciò che facciamo. Molti artisti hanno iniziato a lavorare sul tema del denaro ricercando appunto l’Uomo semplicemente viscerandone dipendenze, speculazioni, contraddizioni, violenze. Peter Hide e Yuri Olegovic presentano un esempio tutto italiano di arte sui soldi. Tutto il loro lavoro artistico si sviluppa attorno a questo soggetto. In Peter Hide troviamo tutta la forza delle denuncia. I suoi dollari duplicati e presentati in installazioni alla Paperon de Paperoni, sono un chiaro riferimento al sistema economico dominante, quello occidentale, che ha avuto come riferimento il benessere e il successo americano. Un mito che oggi mostra tutte le sue vulnerabilità di sistema. Un meccanismo di gestione, accumulo e speculazione che ha diviso popoli, che ha isolato uomini, che hanno prodotto poveri e ricchi riducendo al minimo le mezze misure. A questo racconto si unisce l’arte di Yuri Olegovic che ha fatto della vecchia nostra moneta, la Lira, il suo strumento d’arte e racconto. Nella riproduzione pop di quel conio viene conservata ed esaltata una storia, la nostra, con i suoi valori, la sua lingua, la sua economia. L’adozione dell’Euro è stata un pò una rinuncia a una parte della nostra identità per sposare una “comunione di beni”, ma in quelle spighe delle 10 lire tanto quanto nei vascelli di Colombo e nella nudità statuaria di un fabbro troviamo tutta la forza e la bellezza del nostro agire, del nostro faticare, del nostro immaginare.

Melina Scalise