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Reportage: Andrea Simeone mostra personale


Mercoledì 8 maggio 2019, alle ore 18:30, apre al pubblico la Mostra fotografica “Va tutto bene” di Andrea Simeone a cura di Federicapaola Capecchi: sei reportage, video, testi e incontri. La mostra fa parte di PHOTOFESTIVAL 14TH In mostra stampe, provini a contatto, strutture verticali dove le fotografie escono dalle cornici per avvolgere e coinvolgere lo spettatore, stampe in piccolo formato Ipad dove gli hashtag stondano le nostre rigide convinzioni di sapere davvero cosa succede nel mondo, video, testi. Una articolazione narrativa anche visiva, che metta in discussione la barriera dell’opinione diffusa.

campo ASHTI di Displaced, nei pressi di Arbat, Kurdistan iracheno, Foto Andrea Simeone

A 20 mm da te, Rohingya, Not to be forgotten, This is my home, The Path, Sleeping After Ebola, sono alcuni dei Reportage in mostra. Una selezione accurata di alcuni importanti lavori di Andrea Simeone per interrogarsi e riflettere su tematiche sempre attuali e importanti. Una scelta narrativa di fotografie, in trame di racconto diretto, per mettere in risalto la capacità della fotografia di reportage di essere strumento di indagine e approfondimento; di farsi domanda, scrittura, ricordo, racconto, informazione capace di far oltrepassare barriere e preconcetti. Un percorso che ci porterà a Sulaymaniyah nel Kurdistan Iracheno. Entreremo nel complesso di Amna Suraka, che tradotto significa checkpoint rosso, un complesso di edifici dove la Mukhabarat, agenzia di intelligence di Saddam Hussein, ha detenuto e torturato migliaia di curdi dal 1986 al 1991.

sleeping after ebola, Andrea Simeone

Ci muoveremo da Sulaymaniyah verso Halabja, nei campi profughi di Arabat, dove vivono Curdi, Iracheni, Siriani, Arabi, Yazidi, religioni diverse, culture diverse. Dove gli sfollati iracheni per legge non possono modificare le tende e i rifugiati siriani hanno la facoltà di rendere la casa più accogliente; entrambi vivono, però, nella stessa gelida pianura d’inverno e torrida d’estate. Muoveremo i nostri occhi in lembi di terra che oggi ormai 30.000 persone chiamano comunque casa. Capiremo cosa è davvero un lebbrosario così come l’ebola. Ci chiederemo, dinanzi ad un volto a 20 mm da noi, che cosa è un sorriso in un campo profughi e ci prepareremo con i Rohingya all’arrivo della stagione delle piogge.

campo ASHTI di Displaced, nei pressi di Arbat, Kurdistan iracheno, Foto Andrea Simeone

In mostra una storia di immagini in relazione all’uomo, l’uomo che agisce e risponde; in relazione al corpo. Perché  “ […] il corpo è il luogo delle immagini […]”Hans Belting

Reportage. Oggi. Nel mondo. Andare incontro ad un territorio, a persone, a militari, a volontari. Scoprire e ascoltare storie. Saperle poi riportare. Sollevando dubbi. Nessuna verità da spacciare a buon mercato, ma domande da porsi. Fotografie da guardare e non solo da vedere, fino a comprenderle. Fino a volersi interrogare anche sui meccanismi che impongono a determinati territori, ciclicamente, guerre, povertà, fame e analfabetismo” – scrive Federicapaola Capecchi, curatrice della mostra – “Una mostra che attraversa alcuni degli ultimi reportage di Andrea Simeone per cercare di tessere la trama di un unico racconto, quello degli uomini, che siano vittime, carnefici, volontari. Gli uomini che faticano ogni giorno un universo, praticandone le improbabili rotte. Una mostra che vuole porre l’accento sulla conoscenza più che sulla sensazione. Motivo per cui ruolo da protagonista, oltre alle fotografie, lo hanno testi e video. L’obiettivo è stimolare e comprendere, non emozionarsi o commuoversi. L’obiettivo è nessun pietismo ma solo una voglia di reazione, di cambiare il corso delle cose”.

A 20 mm da te, Andrea Simeone

La mostra è collegata alla esposizione Profughi – ciclo pittorico di Emilio Tadini – nel Salone principale della Casa Museo, a cura di Francesco Tadini e Melina Scalise, che prosegue fino al 30 giugno 2019.

Andrea Simeone da anni collabora con equipe mediche in zone disagiate, da Bucarest fino a Calcutta, approfondendo il Bangladesh, mettendo a disposizione la propria professionalità a ONG, Onlus, associazioni, enti, missionari. Questo gli ha permesso di avere accesso a zone di difficile ingresso, dagli slum, ai bordelli, dai centri di accoglienza di ragazzi di strada ai campi profughi. Ha collaborato con Emergency, AVSI, AnandaOnlus, Kisedet, AdmOnlus, Hiwa Hospital di Sulaymaniyah, St Gaspar di Itigi, su progetti inIndia, Bangladesh, nel Kurdistan Iracheno, in Tanzania, in Sierra Leone. Nella fotografia ho compiuto anche reportage sociali a Napoli, e in giro per le città italiane, approfondendo gli ideali di bellezza, la pulsione al possesso degli oggetti, all’uso a-sociale dei social network, alla politica dell’infelicità. Ha raccontato con il romanzo  “Recinto di Porci” la vita di un gruppo di adolescenti giunti al momento di scegliere o meno la Camorra. È nato alle pendici di un vulcano esplosivo, sotto una caldera piena di magma. Insiste a credere nell’approfondimento, nella curiosità e nel puro interesse verso la storia e l’uomo.

VA TUTTO BENE

Mostra Fotografica Personale di Andrea Simeone

A cura di Federicapaola Capecchi

8 maggio – 2 giugno 2019

Apertura al pubblico: dal mercoledì alla domenica dalle 15:30 alle 19:30

Possibile prenotare visite guidate con la curatrice: federicapaola@spaziotadini.it

Ingresso Casa Museo € 5

INFO PER LA STAMPA

Federicapaola Capecchi +39 347 71 34 066 – federicapaola@spaziotadini.it

SPAZIO TADINI CASA MUSEO – Via Niccolò Jommelli 24, 20131 Milano – MM 1 Loreto, MM 2 Piola, Bus 81,62 – https://www.spaziotadini.com

Close to home di simone margelli – testo di federicapaola capecchi


Simone Margelli, Siria, storie di fuga e accoglienza, Famiglia di Yahia

Reportage fotografico di Simone Margelli, in mostra fino al 7 aprile 2019, realizzato con il giornalista Enrico Nardi.

Close to home

Testo di Federicapaola Capecchi

Storie e fotografie che riportano le persone, le famiglie, le vite e Mafraq, una “polverosa e congestionata città di frontiera” – come scrive Enrico Nardi – a poco più di 15 chilometri dal confine Siriano. Vicino a casa, ma non casa.

Un reportage non predatorio – chiave che facilmente avrebbe potuto prendere il sopravvento nella cruenza di un territorio soggetto ad una guerra devastante ormai da sette anni – che vive di molti ritratti.

Simone Margelli documenta e trascrive il tempo e la situazione, rendendo evidente lo spirito umano delle vicende, degli accadimenti e anche della terra, di quel particolare pezzo di terra, La Giordania, che confina a sud con la Siria.

Simone Margelli, Siria, Storie di fuga e accoglienza, Famiglia di Fatima

Osserva gli avvenimenti da una nuova prospettiva, non cerca il sensazionalismo dell’evento, motivo per cui non va “in guerra” ma cerca l’aftermath – le conseguenze -, per far posto ad una visione più intima. Ognuna delle fotografie di questo reportage offre uno sguardo profondo, restituendo status e dignità ad ogni soggetto fotografato e riuscendo, egualmente, a rivelare speranze e paure. Lontano dalla crudeltà diretta della guerra, Simone Margelli dà vita ad una narrazione sottile di questo complesso dramma che è la situazione siriana.

A metà tra letteratura e giornalismo Simone Margelli ed Enrico Nardi uniscono il ruolo del reportage e dell’inviato speciale. E scrivono un pezzo di storia, non quella che finisce nei libri, ma quella del presente, della realtà contingente, degli esseri umani. Descrivono un evento e lo contestualizzano, dando un nome e un volto alla loro storia e a questo presente; conducono per mano un osservatore su luoghi e fatti scarsamente conosciuti dal lettore italiano; riescono a trovare un punto di incontro tra cause ed effetti; provano a dare un’interpretazione dei fatti. Un’esplorazione a tutto tondo – unendo fotografia e parola – su un’esperienza che diviene scrittura. Segno e icona.

In alcune fotografie sembra di vederli, Simone Margelli ed Enrico Nardi, muoversi nel territorio, ad incontrare le persone, per imparare e capire. E infatti nel loro reportage di fotografia e parola, segno e icona, parlano una lingua intima e forte al tempo stesso, fatta di orgoglio, guerra, povertà, lacrime e colori. Le fotografie, non a caso, sono tutte a colori. Una scelta anche difficile e audace per un reportage di questo tipo.

È un reportage che indaga la “condizione umana”, che cerca di evitare stereotipi e che, in ogni situazione, scelta e inquadratura, vuole documentare ed evidenziare i tratti che creano comprensione, dialogo, forse anche legami. Uno stile semplice ed umile, che ci rende partecipi di ogni scena, illuminandola a colori.

Scatti che documentano la vita. E i bambini, sicuramente colpiti da traumi e ferite, in queste fotografie divengono la voce positiva delle vittime silenziose del conflitto; grazie ad uno sguardo sensibile, sono proprio i ritratti dei bambini, i loro occhi lucenti e grandi, a documentare e restituire una vivida speranza nel futuro.

Sia pur in uno stile, in un modo e con obiettivi diversi, questo reportage di Simone Margelli fa tornare alla mente la “delicatezza” con cui Larry Towell offrì una documentazione esaustiva dei rapporti arabo-israeliani. Violenza, morte, fuga, esilio, conflitti quotidiani di vita ma che si raccontano con garbo, che con garbo documentano la storia di popoli che lottano per sopravvivere.

Quello di Simone Margelli è un linguaggio fotografico ben caratterizzato: già con Take Refuges (storie di profughi e rifugiati) ha mostrato di non voler essere un fotografo d’assalto ma di voler indagare la “normalità” e le conseguenze successive all’accadimento bellico o migratorio che sia. Fotografie concatenate l’una con l’altra, come le frasi di un discorso. Un racconto che ha in sé il concetto di unità tanto quanto di identità di un luogo fisico.

Un reportage che fonde l’accaduto all’esperienza individuale, che permette di porsi domande per iniziare una reale analisi del problema. Fatto anche di sensazione – che non è certo sconveniente – tanto nelle domande che si pone e che pone a chi guarda, quanto nella scelta della rappresentazione.

E quando ci troviamo dinanzi ai volti, questi ci guardano, diretti.

Una scelta precisa, non solo di approccio del fotografo, che sembra voler dire: questa lotta vi riguarda.

Federicapaola Capecchi

Simone Margelli, Siria, Storie di fuga e accoglienza, Famiglia di Hassna

Pachamama La natura si riprende i suoi spazi


PHOTO POCKET EXHIBIT – Pachamama La natura si riprende i suoi spazi

Mostra fotografica del Collettivo Manicomio Fotografico – A cura di Federicapaola Capecchi – DAL 20 al 29  OTTOBRE 2017 –apertura al pubblico venerdì 20 ottobre ore 18:30

 In mostra una selezione di 28 fotografie (di 60) che rivolgono l’attenzione ad un tema di grande attualità e di stampo ecologista che riguarda la salvaguardia dell’ambiente. Le fotografie rappresentano infatti luoghi abbandonati dall’uomo dove la natura si sta riprendendo i propri spazi arrivando letteralmente ad inghiottire e distruggere quanto è stato costruito e almeno momentaneamente dimenticato. I luoghi abbandonati dall’uomo sono il terreno di indagine dei fotografi esposti che, però, non si concentrano sugli spazi in sé, bensì sui vuoti che lentamente vengono riconquistati dalla natura.

Secondo le credenze degli Incas Pachamama è la madre terra che con generosità infinita offre nutrimento e vita al pianeta, ma che può anche mostrare un volto crudele nel momento in cui non viene rispettata.

La mostra non è una critica gratuita al crescente fenomeno di urbanizzazione né tanto meno all’abbandono di determinate aree ed al loro mancato recupero. L’obiettivo è, però, sollevare una riflessione volta a comprendere i motivi che stanno dietro al fenomeno della cementificazione del pianeta e al mancato riutilizzo/riconversione di spazi già urbanizzati. Tutto ciò nella speranza che arrivino soluzioni e proposte, ma soprattutto nella speranza di modificare l’abito mentale attuale rendendo tutti più consapevoli del valore della natura.

Rappresentare il vuoto per raccontare il pieno della storia di uno spazio” scrive Federicapaola Capecchi -”è compito tanto ardito quanto affascinante ed eccitante. Luoghi abbandonati e rovine sono soggetti fotografici molto ricchi, e hanno la magia di raccontare  nel silenzio e costruire storie dalle macerie […] Sono narratori naturali, in un dialogo complesso e articolato con tutto ciò che è loro intorno. Narratori naturali, come la fotografia!”

manicomio fotograficoManicomio Fotografico è un gruppo Facebook nato nel 2014 con la volontà di riunire gli appassionati di fotografia che si occupano di esplorazione e documentazione dei posti abbandonati. Non esistono regole nel “Manicomio” se non quella dell’assoluto rispetto e tutela dei luoghi visitati. “Manicomio Fotografico” è tutto questo ed anche di più.  Il resto è nascosto nelle fotografie, nel racconto di una vita che non vuole cedere alla dimenticanza.

 

 

SPAZIO TADINI CASA MUSEO

Via Niccolò Jommelli 24

20131 Milano

http://www.spaziotadini.com

Pachamama La natura si riprende i suoi spazi

DAL 20 AL 29 OTTOBRE 2017

Orari: dal mercoledì al sabato 15:30/19:30 – domenica 15:00/18:30

tel +39 02 26 11 04 81

 

Virgilio Carnisio: Milano negli anni 60 e la fotografia di documento


 Progetto di Francesco Tadini

Mostra a cura di Federicapaola Capecchi

e Lucia Laura Esposto

in collaborazione con Circolo Fotografico Milanese

19 settembre – 15 ottobre 2017

Spazio Tadini via Niccolò Jommelli 24

apertura al pubblico 19 settembre ore 18.30

VIRGILIO CARNISIO2

Martedì 19 settembre 2017 apre al pubblico, alle ore 18,30 la mostra fotografica personale Virgilio Carnisio, per la serie MILANO NEGLI ANNI ’60 E LA FOTOGRAFIA DI DOCUMENTO. Da un’idea di Francesco Tadini, a cura di Federicapaola Capecchi e Lucia Laura Esposto, in collaborazione con Circolo Fotografico Milanese, presenta 25 fotografie della Milano di Virgilio Carnisio (acquista on line il biglietto per visitare tutte le mostre presso la Casa Museo Spazio Tadini)

La mostra inaugura parallelamente alla PHOTOMILANO Collettiva N°1 (con 90 autori presenti) – a cura di Francesco Tadini, a segnare l’atto di nascita del club fotografico milanese da lui ideato e fondato attraverso l’omonimo gruppo Facebook. Il fil rouge che unisce questa mostra a Photo Milano è l’indagare la Milano di oggi e la Milano degli anni ’60 attraverso il reportage ed una delle funzioni della fotografia, quella di fonte storica.

Virgilio Carnisio si è sempre definito fotografo di strada e le strade che più ha percorso – e ancora oggi percorre – sono quelle della sua città, Milano: metropoli e anima con la quale Virgilio Carnisio ha un legame profondo e sentito. Gli piace molto Milano, e nel percorso delle 25 fotografie in mostra questa cosa si evince in modo importante; come gli piace molto testimoniarne i cambiamenti nel corso dei decenni attraverso l’obiettivo della sua macchina fotografica. Degli anni ’60, ha documentato le metamorfosi di Milano e delle sue persone in un periodo culturale e storico intenso e produttivo, in cui la città lombarda era laboratorio internazionale di idee e saperi, ma anche città del terziario e dei distretti industriali, città della politica, del boom economico e dei movimenti studenteschi. E lo ha fatto con una predilezione visiva: “I soggetti preferiti sono vecchi cortili, case di ringhiera, osterie e antiche botteghe – precisa Lucia Laura Esposto, presidente del Circolo Fotografico Milaneseattraverso cui rivediamo la cosiddetta “vecchia Milano”.

Virgilio Carnisio – aggiunge Federicapaola Capecchice la racconta in un bianco e nero di estrema eleganza che ci riporta la normalità, senza costruzione; nessuna fotografia costruita, spettacolare, ricercata. Insieme al suo sguardo e alla sua macchina fotografica, scatto dopo scatto, inquadratura dopo inquadratura, solo una delle tante proprietà della fotografia, per lui la più autentica, che è quella di esserelo strumento di testimonianza vero”.

In questa mostra si cammina per tutta Milano, dal caffè trattoria di Via Bardolino all’antica osteria di Ronchettino, dalla trattoria della Briosca alla posteria M. Gendotti, dai Navigli a Via del Bollo, da Via del Torchio a Via San Maurillo, dalla Taverna Monferrina a Corso San Gottardo, e chilometri ancora, e mestieri ancora, e volti ancora. “In questa mostraprosegue Federicapaola Capecchiun quadro della città di Milano in bianco e nero intimo, rigoroso, autentico, intensamente narrativo. Un vero e proprio ritratto, attento e consapevole, del tessuto sociale e umano di questa grande città che è Milano”.

Breve Biografia

VIRGILIO CARNISIO si avvicina al mondo fotografico nel 1961-62 frequentando un corso di fotografia pubblicitaria presso l’Enalc (Ente nazionale addestramento lavoratori commercio). Socio storico del Circolo Fotografico Milanese , negli anni ‘60 inizia un lavoro di documentazione analitica del capoluogo lombardo, mosso dall’esigenza di immortalare quegli aspetti della città destinati a scomparire. Nel corso degli anni affina sempre più la sua ricerca, finalizzando il proprio linguaggio espressivo nell’ambito del reportage in bianconero di impostazione prevalentemente sociale, con cui affronta con successo anche altre realtà significative.

Numerose sue fotografie sono apparse su giornali e riviste, libri e enciclopedie e fanno parte di collezioni pubbliche e private; di lui hanno scritto alcuni tra i più importanti giornalisti, critici ed esperti del settore, pubblicando redazionali su prestigiose testate.

Carnisio prosegue ancora oggi, instancabilmente, la sua indagine fotografica e negli ultimi anni si è dedicato a osservare le radicali trasformazioni del quartiere Isola di Milano.

Tra i numerosi riconoscimenti ricevuti, nel 1981 è nominato BFI (Benemerito della Fotografia Italiana), nel 1982 AFIAP (Artiste de la Federation Internationale de l’Art Photographique), e nel 1992 BFA (Benemerito della Fotografia Artistica); nel 2006 riceve il Premio Nazionale di Fotografia Pino Fantini e nel 2007 l’Onoreficenza di M.F.A. (Maestro della Fotografia Artistica). L’archivio di Carnisio è gestito dall’AFI.

Ernesto Fantozzi: Milano anni 60 e la fotografia di documento


Progetto di Francesco Tadini

Mostra a cura di Federicapaola Capecchi

e Lucia Laura Esposto

in collaborazione con Circolo Fotografico Milanese

19 settembre – 15 ottobre 2017

Spazio Tadini via Niccolò Jommelli 24

apertura al pubblico 19 settembre ore 18.30

Ernesto Fantozzi

Martedì 19 settembre 2017 inaugura la mostra fotografica personale Ernesto Fantozzi per la serie MILANO NEGLI ANNI ’60 E LA FOTOGRAFIA DI DOCUMENTO. Da un’idea di Francesco Tadini, a cura di Federicapaola Capecchi e Lucia Laura Esposto, in collaborazione con Circolo Fotografico Milanese, presenta 25 fotografie della Milano di Ernesto Fantozzi. (acquista biglietto on line per visitare tutte le mostre della Casa Museo Spazio Tadini)

La mostra inaugura parallelamente alla PHOTOMILANO Collettiva N°1 (con 90 autori presenti) – a cura di Francesco Tadini, a segnare l’atto di nascita del club fotografico milanese da lui ideato e fondato attraverso l’omonimo gruppo Facebook. Il fil rouge che unisce questa mostra a Photo Milano è l’indagare la Milano di oggi e la Milano degli anni ’60 attraverso il reportage ed una delle funzioni della fotografia, quella di fonte storica.

Ernesto Fantozzi è ideatore e fondatore insieme a Mario Finocchiaro del Gruppo ’66, già membro del Circolo Fotografico Milanese da quando inizia a fotografare nel 1959.

Ernesto Fantozzi trovava irritante ogni fotografia ove il soggetto fosse trasfigurato, idealizzato, soggettivizzato. Definiva quelle fotografie sentimentalistiche, inconcepibilmente lontane dal vero. E del desiderio del mondo reale, del bisogno di tracce del reale e del quotidiano fece manifesto.

Per dirla con le parole di Ernesto Fantozzi, di cui anche Valentino Bassanini faceva parteriporta Lucia Laura Esposto, presidente del Circolo Fotografico Milanese“Il nostro scopo era produrre una fotografia di tipo documentale, in cui vengono ignorati estetismi e personalismi a favore di un’oggettività di tipo testimoniale. Una fotografia che sia in grado di trasmettere allo spettatore e ai posteri un’immagine quanto più possibile neutra della realtà esaminata”.

Le 25 fotografie selezionate per la mostra accompagnano proprio dentro all’approccio diretto e aderente alla realtà dei luoghi della sua città, Milano; dentro ad un preciso concetto di fotografia.

[…] le cose fotografate come sono, con naturalezza, senza alcun sovraccarico d’orpelli stilistici […] – 1° comandamento del Gruppo ’66Vietati flash e teleobiettivi; obiettivo da 35 mm, che chiede una ripresa da vicino; campo d’applicazione: Milano, la propria città […]”

Nel percorso della mostra ci si muove tra la costruzione della metropolitana in corso Venezia, i nuovi luoghi di aggregazione come La Rinascente, vie e quartieri periferici, le attività e il clima dell’ortomercato di Viale Umbria e le stazioni di servizio, soggetto di grande fascino per Fantozzi. Ci si sofferma su una fotografia priva di qualsiasi estetismo e con un grande valore storico. Una narrazione fluida che fa scorrere nei nostri occhi (non solo davanti) casi cittadini, che rende anche noi dei passanti per quei cortili, vicoli, vie, bar, botteghe … chiedendoci uno sguardo ed una partecipazione attenti e particolari verso i nostri simili, e verso il territorio e contesto metropolitano in cui storie e persone si muovono. Nessun ambiente, situazione o soggetto manomesso, nessuna posa. Solo la testimonianza del vero. Fotografia di documento. Ed un fotografo, Ernesto Fantozzi, attento osservatore e testimone del suo tempo.

Breve biografia

ERNESTO FANTOZZI inizia a fotografare nel 1958 e da allora è fedele al Circolo Fotografico Milanese.

Ama il reportage. Sin dalle primissime fotografie è evidente la sua formazione giovanile iniziata sfogliando le riviste straniere, osservando e studiando immagini sportive e di guerra, realizzate nel modo che ancor oggi preferisce: nessuno spazio all’estetica fine a sé stessa, ma grande attenzione al significato documentario che l’immagine può trasmettere.

Nel 1962 riceve la nomina di AFIAP (Artiste de la Federation Internationale de l’Art Photographique).

Nel 1965 è ideatore e cofondatore del “Gruppo 66”.

Nel 2002 la FIAF lo nomina “Autore dell’anno” e nel 2003 “Maestro della Fotografia Italiana”.

La sua attività è tuttora intensa: workshop, conferenze, mostre personali e collettive.

Le sue foto continuano a essere pubblicate su libri e riviste.

Photomilano

http://www.photomilano.org

Circolo Fotografico Milanese

http://www.circolofotograficomilanese.it

SPAZIO TADINI CASA MUSEO

Via Niccolò Jommelli 24, 20131 Milano – MM1 Loreto, MM2 Piola; Bus 62-81-55

Apertura mostra da mercoledì a sabato dalle 15.30 alle 19 e domenica dalle 15 alle 18.30

Ingresso alla Casa Museo e visita a tutte le mostre in corso: biglietto 5 euro.

http://www.spaziotadini.com

Fotografia: Alessandro Trovati con la mostra personale “Lo sport in bianco e nero”


Alessandro Trovati, Tour De France-online
Alessandro Trovati

La mostra fotografica Lo sport in bianco e nero di Alessandro Trovati, a cura di Federicapaola Capecchi, inaugura sabato 27 maggio 2017 alle ore 19 e rimane aperta fino al 18 giugno 2017.  È inserita nel PhotoFestival 2017 e nella Photo Week del Comune di Milano.

Si contano sul palmo delle mani i fotografi sportivi che perseguono una ricerca fotografica in bianco e nero e Alessandro Trovati si distingue per la capacità di fissare l’attimo così come il gesto atletico, di dare una suggestione particolare alla prestazione atletica così come a tutta la situazione, per la sua immaginazione, la sua capacità di porre occhio e sguardo creando fotografie esclusive, in cui anche l’individualità e l’intimità del soggetto acquistano una forza narrativa forte, restituendoci spesso anche dei ritratti umani. Il suo fotografare notevole per empatia, forza e racconto, e ancor più in bianco e nero, è la narrazione di passioni ed emozioni complesse e Alessandro Trovati riesce a tramandare queste storie nel tempo.

La mostra fotografica, a cura di Federicapaola Capecchi, propone una selezione delle fotografie di Alessandro Trovati incentrata su il bianco e nero e sulla narrazione che in esso si muove. Nel Salone principale della Casa Museo Spazio Tadini si espone la ricerca in bianco e nero, e nella Sala delle Colonne, le foto più famose di Alessandro Trovati sul ciclismo oltre che diversi scatti in anteprima assoluta dell’attuale Giro D’Italia. Il tutto nella cornice dell’evento che vede impegnate tutte le altre sale della Casa Museo: il Milano Bici Festival, all’interno del quale – correlate alla mostra e al tema ciclismo – si svolgeranno presentazioni di libri, incontri, serate, performance.

Alessandro Trovati Lo sport in bianco e nero
Alessandro Trovati, Lo sport in bianco e nero

Le fotografie di Alessandro Trovati” – scrive Federicapaola Capecchi – “hanno la forza e il fascino della capacità di fissare l’attimo così come il gesto atletico, di immortalare gioia, fatica, dolore; di dare una suggestione particolare, a volte unica, non solo alla prestazione atletica in sé ma alla situazione tutta, come, per esempio, la fotografia di un ciclista colto all’interno di un tunnel stradale, davanti ai fari delle auto di gara, solo, verso il traguardo. Dalle sue fotografie è evidente come, negli anni, abbia sviluppato oltre l’esperienza sul campo anche molto, e soprattutto, l’immaginazione, ciò che gli permette di realizzare delle fotografie esclusive. […]”  LEGGI QUI 

PARTNER & SPONSOR DI SPAZIO TADINI CASA MUSEO PER “Lo sport in bianco e nero” di Alessandro Trovati

http://www.brunomelada.com

Fotografia: Photo Pocket Exhibit dal 17 al 24 Maggio 2017


Inaugura – mercoledì 17 Maggio 2017 – ore 18.30  – la seconda (di quattro) mini mostra fotografica del format Photo Pocket Exhibit.

La mostra fotografica “NESSUN PREGIUDIZIO – Viaggio in Terra Santa” è costituita da una selezione del progetto di Samantha Caligaris Klein a cura di Michela Gobbo e Carlotta Marchigiano.
Nell’ambito del corso in curatela professionale “Professione Curator_Photography” – ideato e organizzato da Alessia Locatelli – gli allievi della II sessione (Febbraio 2017) hanno avuto l’occasione di progettare ed esporre 4 mini mostre fotografiche nella storica Casa Museo Spazio Tadini. Un’opportunità unica, strutturare un evento di arte visiva in un luogo deputato, all’interno della 12esima edizione del Photofestival, il mese milanese dedicato alla fotografia. Un sincero ringraziamento a Francesco Tadini, Federicapaola Capecchi e Melina Scalise che hanno fornito l’opportunità – col progetto Photo Pocket Exhibit – di misurarsi nel concreto con la curatela e la gestione completa di una mostra fotografica.” – Alessia Locatelli

Photo Pocket Exhibit

NESSUN PREGIUDIZIO – Viaggio in Terra Santa”

NESSUN PREGIUDIZIO è un progetto nato nel 2015 durante il viaggio che la fotografa, Samantha Caligaris Klein, e un gruppo di collaboratori hanno compiuto in Israele e Palestina.

Lo sguardo della fotografa, privo di ogni pregiudizio, ci mostra una terra in conflitto, un conflitto non fatto solamente di violenza e di armi ma anche interiore, vissuto da chi ha visto la guerra nascere sotto i suoi occhi e da chi non conosce realtà differente.

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Samantha Caligaris Klein ci aiuta nella lettura del suo progetto dandoci le prime linee guida: “Ogni forma di arte è politicizzata perché ogni essere umano è la politica della sua città-stato, quindi come aspirante artista e fotografa e allo stesso tempo come cittadina del mio contesto inviterei a guardare le immagini, riflettere sulla loro superficie estetizzante ed infine osservare quanto la mano dell’uomo sia forte nel suo spazio occupato, pur essendo così poca la sua presenza esplicita negli scatti.”

Samantha Caligaris Klein Samantha Caligaris Klein, piemontese d’origine ma cresciuta in Toscana, dopo gli studi in scultura a Pietrasanta, si interessa al fashion design and economy concludendo il suo percorso a Milano laureandosi in Visual Art and Curatorial Studies con una tesi basata sul confitto Israelo – Palestinese in collaborazione Elvira Vannini (independet curator) e Flavia Malusarsi (independet curator in Egypt-Cairo). Dal 2013 inizia un’intensa collaborazione con Lis Lab – associazione teatrale diretta da Antonella Cirigliano – grazie alla quale si specializza in fotografia teatrale e in Performing arts. Dopo una residenza, promossa dall’Open Care, in Danimarca presso il teatro Carte Blanche partecipa a diverse esposizioni ed eventi tra cui “Fashion meets art”, “#35 modern art Nescafé” e “Theatre of learning” con Michelangelo Pistoletto, John Baldessari, Piero Gilardi, Annamaria Maiolino, Joan Jonas, Nanni Balestrini e Yona Friedman curate da Marco Scotini.

Michela Gobbo Padovana, diplomata alla Scuola d’Arte si è laureata in Conservazione dei Beni Culturali presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia. Ha collaborato con l’ufficio stampa alla Biennale di Venezia e pubblicato l’articolo “Utopia Station” in collaborazione con la dott.sa Martina Busato all’interno della raccolta “50.Biennale Revisited” edito da Mozzanti Editore. Si dedica alla pittura e alla fotografia.

Carlotta Marchigiano Originaria di Torino, diplomata in Restauro delle opere pittoriche prosegue i suoi studi presso la facoltà di Scienze dei Beni Culturali all’Università degli studi di Milano. Scrive di spettacolo per la rivista LoSbuffo ed è contemporaneamente fotografa ufficiale dell’orchestra internazionale Pequeñas Huellas

 

 

NESSUN PREGIUDIZIO – viaggio in Terra Santa

fotografie di Samantha Caligaris Klein

a cura di Michela Gobbo e Carlotta Marchigiano

Inaugurazione mercoledì 17 maggio 2017 ore 18:30 ingresso € 5

dal 17 al 21 Maggio 2017
orari: dal mercoledì al sabato 15:30/19:30, domenica 15:00/18:30

ingresso € 5

Per Info e Contatti:
Casa Museo Spazio Tadini
Via Niccolò Jommelli, 24, 20131 Milano
telefono: 02 2611 0481

federicapaola@spaziotadini.it

Samantha Caligaris Klein samanthaklein86@gmail.com | +39 3453370179

Michela Gobbo michelagobbo4@gmail.com | + 39 3482429390

Carlotta Marchigiano carlotta.marchigiano@gmail.com | + 39 3924029232

Fotografia: Photo Pocket Exhibit dal 8 al 12 marzo 2017


Gieffesse a Spazio Tadini

Fotografia. Inaugura mercoledì 8 marzo 2017 la PHOTO POCKET EXHIBIT di Gieffesse fotografia, fondato nel 1979 da Antonio Grassi. 6 soci di Gieffesse e 5 storie di volontariato e di umanità.

Riprende il ciclo di Pocket Exhibit a Spazio Tadini. Mostre di breve durata (da mercoledì a domenica), che danno spazio ad una o più storie, racconti, idee. Sono molti i Circoli fotografici che accolgono una foto documentazione spontanea, fatta direttamente da cittadini e da foto amatori. Spazio Tadini vuole dare un’opportunità di confronto con un pubblico e di visibilità anche a loro.

Storie che non sarebbero commissionate da testate editoriali o documentate da fotoreporter, ma che hanno lo spazio e l’interesse di chi vive direttamente un territorio.

gieffesse

Nerella Buggio racconta il Banco Alimentare di Lombardia “Danilo Fossati”

Roberto Testini espone alcune fotografie di Barabba’s Clown

Fabio Cintura racconta una giornata di Ciupa e Fischietto i Dottor Sorriso

Mauro Conti e Maria De Toni propongono N.O.P.C. E NO – X -RAY

Gianluca Colonnese propone Puliamo il mondo

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CASA MUSEO SPAZIO TADINI

PHOTO POCKET EXHIBIT

GIEFFESSE FOTOGRAFIA

8/12 MARZO 2017

Apertura al pubblico: da mercoledì a sabato dalle 15:30 alle 19:30; domenica dalle 15 alle 18:30; lunedì e martedì: chiuso. Possibili visite guidate e su appuntamento

Ingresso € 5

Nelle sale della Casa Museo Spazio Tadini è in corso fino al 26 marzo 2017 la Mostra Francesco Cito e la fotografia di reportage, a cura di Federicapaola Capecchi, che vede esposte le fotografie del grande maestro Francesco Cito e di 8 reporter selezionati per l’occasione.