Archivi tag: Melina Scalise

Economia,arte e cultura: una serie di incontri a Spazio Tadini con l’iniziativa Soldi D’artista

Com’è d’uso a Spazio Tadini le mostre sono quasi sempre un’opportunità per approfondimenti culturali su temi legati all’attualità. L’iniziativa Soldi D’artista, finalizzata a promuovere una diversa consapevolezza del valore del denaro, dell’uomo e dell’arte e della cultura, ospita pertanto una serie di eventi correlati. Inoltre, l’esposizione, visto il successo ottenuto, sarà permanente e diventa un progetto a lungo termine che si pone l’obiettivo di trasformare i Soldi D’artista in uno strumento di contributo volontario offerto dagli acquirenti ai singoli artisti e alle associazioni culturali che aderiranno all’iniziativa. Saranno come le mele per la ricerca scientifica, ovvero una forma nuova di finanziamento dell’arte e della cultura. Nel corso del 2012 si svolgeranno diversi interventi legati al tema arte, cultura ed economica e saranno ospitate serate e spettacoli ed esposizioni sul tema. L’obiettivo è trovare una soluzione alla crisi e cogliere, in questa situazione, le opportunità di cambiamento che possono nascere grazie alla creatività degli operatori del settore.

CALENDARIO eventi gennaio

•    DOMENICA 15 GENNAIO A PARTIRE DALLE ORE 17 Artisti in saldo – un insieme di artisti si propone su offerta al pubblico presente ….

•    GIOVEDI’ 19 GENNAIO ORE 21–  “Cos’è il denaro” conferenza di Enrico Caldari, esperto di marketing, comunicazione pubblica e nuovi media, è anche ricercatore indipendente, e dal 2005 si interessa di sistemi monetari. Dal 2010 si dedica alla divulgazione, rivolgendosi al pubblico con una serie di conferenze intitolate “Cos’č il denaro?” e con un blog denominato “Kaldari Report”.

•    SABATO 21 GENNAIO ORE 16 – La poesia e la mercificazione dell’arte : letture poetiche a cura del gruppo I POETI DELL’ARIETE. Il gruppo, nato il 21 marzo 1990, è una formazione spontanea di poeti ed artisti, consolidato dal vincolo dell’amicizia ritengono che l’arte debba uscire dagli schemi classici per mantenere una sua autonomia che permetta di avere un ruolo di stimolo e di critica anche in periodi in cui il pensiero e la creatività vengono talvolta messi a tacere  a scapito dell’interesse economico. A seguire presentazione del catalogo di Gioni David Parra.

•    DOMENICA 22 GENNAIO ORE 15 – “E’ possibile una società senza denaro?” a cura del movimento Zeitgeist, gruppo di Milano con proiezioni di filmati e interventi del gruppo. Si tratta di un movimento internazionale che ha come finalità la costituzione di una società fondata su un’economia basata sulle risorse nel rispetto del Pianeta.

MERCOLEDI’ 8 FEBBRAIO ORE 21 La Comunicazione per l’arte:  le strategie per far tornare di moda la cultura: Appuntamento con il Professor Mauro Pecchenino, fondatore e Direttore Responsabile del Periodico online FlipMagazine, Media Partner dell’iniziativa “SOLDI d’artista”.

•    VENERDI’ 10 FEBBRAIO ORE 21

Opera di Peter Hide 311065

Finissage “Soldi D’artista : ARTE E CULTURA RESPONSABILE E POSSIBILE”

INTERVENGONO • PER LO SPETTACOLO Fiorenzo Grassi, presidente dell’Agis Lombardia, direttore responsabile del Teatro Elfo Puccini e direttore dell’organizzazione generale e gestione teatri, nonchè presidente di MilanOltre e Adda danza. • PER LE ARTI FIGURATIVE Fernando de Filippi, pittore ed ex direttore dell’Accademia di Belle Arti di Brera (da confermare) • PER LA POESIA E LA MUSICA Claudio Pozzani, poeta, musicista e Organizzatore di eventi internazionali con l’associazione culturale Circolo dei Viaggiatori nel Tempo, fondata nel 1983 • PER L’ARTE Mauro Pecchenino studioso, docente universitario e professionista di Comunicazione d’impresa e Marketing e fondatore di Flip Magazine

. VENERDI’ 9 MARZO  ORE 21 –  ONEIROS TEATRO ALLO SPAZIO TADINI PER SOLDI D’ARTISTA Assaggi di teatro– conferenza / spettacolo
Il 9 marzo l’associazione culturale Oneiros Teatro si racconterà in immagini, parole e assaggi di teatro per dare il proprio contributo alla manifestazione “soldi d’artista”.
Con la nostra partecipazione vogliamo portare la nostra testimonianza sulla difficoltà a far circolare l’arte perché questo è il modo per aiutarla a morire. Vogliamo esserci per dire che in questo momento preciso è diritto e dovere di ogni artista, a vario titolo, e con la propria specificità, continuare le consuete fatiche perché l’arte possa  vivere liberamente ed essere riconosciuta come ricchezza di tutti.

MOSTRA DI AURELIO GRAVINA – GIUNGLIA METROPOLITANA

Dal 22 marzo al 16 aprile 2011

Inaugurazione
22 marzo ore 18.30

Questo slideshow richiede JavaScript.

L’habitat artificiale dell’uomo, per Aurelio Gravina, ha il carattere della giungla. Bestie più o meno feroci si muovono tra le case e sovrastano panoramiche cementificate. Forse sono lì in perlustrazione, forse smarrite o cacciatrici in nuovi territori, forse sono solo metafora dell’uomo snaturato.
L’uomo e l’animale si contendono un ruolo da protagonisti nelle tele di Aurelio Gravina. Costringono chi guarda a un confronto diretto e ravvicinato con la bestia o con lo sguardo di uno sconosciuto. I soggetti compaiono come di passaggio e si avvicinano all’osservatore, a volte, fino alla deformazione visiva.
Le figure entrano nella scena pittorica da destra o da sinistra, dal basso o dall’alto e si pongono all’osservatore quasi sempre come se fossero in movimento, un attimo prima di fermarsi. Il colore e la pennellata sono gli  alleati di Gravina per ottenere questo effetto.  La stesura col pennello è rapida, il colore corposo, multistrato e qualche volta colato. Che sia l’uomo o la bestia, entrambi emergono da sfondi scuri, cupi, che abbozzano spesso lontani contesti metropolitani , o spazi irreali, estranianti. Nelle tele di Gravina capita di trovare un leone in città, o un essere umano raffigurato dall’alto come se ad osservarlo non sia un altro uomo, ma piuttosto un animale: un uccello esploratore.
L’uomo e la bestia si confondono, si mescolano, si contendono la scena. Entrambi condividono uno stesso destino e una stessa sensibilità con l’unica differenza che non l’habitat animale, ma la casa dell’uomo, come un cancro, si è moltiplicata a dismisura fagocitando anche territori della mente.
L’occhio dell’animale e dell’uomo sono come persi nel vuoto. L’espressione è quasi interrogativa e stimola l’osservatore a porsi delle domande.  I personaggi è come se entrassero improvvisamente nella tela del pittore. Sembrano catturati nel corso di una sequenza cinematografica. Le figure, dai contorni volutamente più o meno incerti, come fotografie mosse, azionano il desiderio di capire a quale storia appartenga il frame proposto. E’ un pasto appena consumato, come il quadro del leone che si muove sovrastando la città? E’ la fuga da un fantomatico zoo, come il ritratto dello scimpanzè?
Le domande restano aperte. Specie quando gli animali sembrano diventare un tutt’uno con le architetture, quasi consustanziali. Le città appena abbozzate, o i palazzi sembrano gli unici testimoni della storia del vivere, l’unica presenza oggettivamente immobile, per loro natura intrinseca. Tuttavia Gravina mette in discussione persino la loro staticità e per farlo usa la luce.
I chiaroscuri sono un elemento importante della sua composizione pittorica. I bianchi puri delineano le forme e le figure. Le aiutano ad emergere dall’oscurità e da spazi indeterminati. Questa luce è fredda, non ha nulla di naturale, nonostante la gran parte dei lavori  raffiguri  scene all’aperto. In qualche caso, la luce sembra quella di un neon  puntato violentemente davanti al soggetto ritratto, scoprendolo e sorprendendolo in un atto di intimità, nella sua nudità.
Non c’è nulla della positività del movimento e del dinamismo delle città futuriste nelle opere di Gravina. La sua pittura è vicina al racconto dei contesti metropolitani di molti artisti contemporanei come Papetti, Guaitamacchi, Ottieri, Cerri, dove il contesto urbano viene raffigurato come luogo di perdizione, di annientamento, di estraneazione, di declino. Emblematica la tela di Gravina, “Promenade”   dove un leone sovrasta una città a perdita d’occhio su cui pesa un cielo rosso sangue che abbandona ogni riferimento simbolico al celeste e alla celestialità per diventare carne grondante.
La città è per Gravina meta di uomini e animali. E’ come se la migrazione di massa verso i grandi agglomerati urbani riguardi tutti gli esseri viventi,  alludendo a campagne e savane desertificate, inospitali. Tutto gravita attorno alla città e l’osservazione del paesaggio artificiale da parte dei suoi abitanti sembra contenere un interrogativo comune a uomini e animali: “dove stiamo andando ?”.
Ognuno di loro è passeggero di  una grande arca di Noè in attesa che si definisca o raggiunga una meta. Il somarello in città, ritratto in una delle tele di Gravina, ne è un esempio significativo. L’animale guarda con aria smarrita verso l’osservatore, alle spalle la città. L’asino, da sempre è  legato all’uomo attraverso il lavoro contadino, è chiaramente decontestualizzato, espropriato della sua identità, del suo ruolo. Rivolgendosi all’uomo che lo guarda fuori dalla tela sembra cercare un nuovo padrone: forse spera di trovare l’uomo perduto.
Melina Scalise

La mostra a Spazio Tadini sarà composta da diversi pezzi di grandi e piccole dimensioni.
Catalogo in galleria.

Breve Biografia
Aurelio Gravina, nato a Francavilla Marittima, vive e lavora a Milano. Scenografo, attore e regista, laureato all’Accademia di Belle arti a Milano, lavora in teatro con il gruppo Out Off.
In particolare con il poeta e pittore Giancarlo Pavanello nel 1979 crea il gruppo Teatro di Babele che lavora sperimentando l’uso della scrittura poetica nel teatro e nella pittura.
Dopo diversi anni di lavoro teatrale, come regista, scenografo ed attore (dal 1981 al 1986 collabora con il Teatro Out Off e con lo Studio Azzurro), nel 1995 comincia la ricerca nel campo pittorico tentando di fondere le tecniche sperimentate in teatro, ovvero usando la tela come spazio scenico dove il segno pittorico diventa attore.
Nel 2004 insieme a Giovanna Pace e Lorenza Marenco fonda a Milano l’ Associazione Culturale Itinerari d’Arte dove espone le sue opere.

Per informazioni
Melina Scalise
Spazio Tadini
http://www.spaziotadini.it
tel.022619684/3664584532

MOSTRA DI GIOVANNA PESENTI – GEOGRAFIA DEL PENSIERO

I lavori di Giovanna Pesenti hanno un comune denominatore: le linee. Queste sono curve, rette, spezzate, intersecanti, infinite, intrecciate, spesse, sottili. Tra loro dialogano, si contendono spazi e colori, sembrano muoversi. Nel primo ciclo di lavori erano nere e trattenevano aree cromatiche che contribuivano a dare senso e forma a visi ed espressioni  di personaggi a volte appena decifrabili, altre volte sovrapponibili. Negli ultimi lavori sono  le linee ad avere colore e ad assumere senso. Bianche o rosse o tridimensionali, grazie all’uso di fili di spago, solcano tele di lino grezzo a dividere o evidenziare aree di colore prevalentemente bianche, nere, grigie, rosse.
La danza di linee di Pesenti non evoca più figure che rassicurano lo spettatore nella sua ricerca di senso. Chi guarda non può più giocare con il colore in primo e in secondo piano per svelare al suo sguardo l’intersecarsi dei volti e dei personaggi nascosti. Non c’è più un caos apparente, il disordine è annullato dall’individuazione del soggetto. Allo  spettatore si toglie la rassicurante  scoperta  del volto umano, della sua famigliarità, della possibile relazione tra i personaggi, della possibilità di un costruirsi un racconto. Pesenti, in quest’ultime tele, riesce a condurre gli occhi di chi guarda lungo le sue linee e li invita ad intraprendere un percorso, una ricerca, che conduce ad aree uniformi di colore non riconoscibili e non riconducibili a nulla se non a spazi, a distanze, ad aree appartenenti a quella che potrebbe definirsi una geografia del pensiero.
La tela di lino grezza, si lascia solcare da questi tratti prevalentemente bianchi come un prato dai sentieri. Si arriva in spazi chiusi o aperti, dove non ci sono sbavature, né riflessi, né incertezze. Tutto è o bianco o nero, al massimo bianco e nero mischiato insieme o rosso denso, intenso, scuro, non sanguigno, non vivo, ma come rappreso, trattenuto, contenuto nella sua emozionalità.
Dove può portare quella linea bianca? Dove può finire quella linea rossa? L’interrogativo per Pesenti  è forse insito nell’atto stesso di muoversi, nel  viaggio, a prescindere dalla meta. E’ così che prendono senso i suoi spaghi, che si sostituiscono ai tratti di pennello e trasformano in corpo il “sentiero”.
Allora i nodi tradiscono incertezze e dubbi, alludono ad appunti di viaggio, come nodi al fazzoletto per non dimenticare cari ricordi. Queste corde tese si inseriscono a volte lineari, a volte piene di nodi e di “passi indietro”, ma non con l’abilità di una tessitrice che insegue un suo ricamo, ma con la forza di un marinaio che tende o piega la sua vela, che àncora la sua barca e aspetta la fine della nebbia per ricominciare il viaggio.


In un’epoca storica dove il caos sembra prendere il sopravvento forse Giovanna Pesenti, vuole lanciare un invito a soffermarci sul viaggio e il suo senso. Sembra suggerire che per raggiungere lo scopo non c’è bisogno di una ricca tavolozza di colori, né necessità di coprire e svelare, ma di recuperare il grezzo del lino e ricominciare a di-segnare.

Melina Scalise