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iL 5 ottobre alle ore 21: L’OMBRA DEL VERO

LA FOTOGRAFIA TRA REALTA’ E FINZIONE

Un appuntamento da non perdere con:

Cesare Colombo, fotografo, curatore, saggista.
Sergio Giusti, critico e saggista
Roberta Valtorta, critico, saggista, direttore scientifico del Museo di Fotografia Contemporanea di Cinisello Balsamo
Pio Tarantini, fotografo e pubblicista

Spazio Tadini, via Jommelli, 24 ore 21 (MM1 Loreto – MM2 Piola bus 62 e 81) – Ingresso gratuito – E’ gradita la tessera sostenitori per la nuova stagione a partire da 1 euro per le iniziative culturali.

In occasione della mostra fotografica di Pio Tarantini, Imago, presso Spazio Tadini fino al 14 ottobre 2011, si propone un incontro pubblico di approfondimento sulla fotografia tra finzione e realtà prendendo spunto dalle opere in esposizione.

Il lavoro proposto da Pio Tarantini a Spazio Tadini espone degli studi sul “mosso” in cui la presenza dell’uomo, nel contesto paesaggistico prescelto da Tarantini, prevalentemente di tipo rurale,  è evanescente, spesso solo un’ombra, una traccia che non ha nulla a che vedere con la realtà percepita ad occhio nudo. Si immortala una sorta di visione onirica che allude alla precarietà della presenza dell’uomo nell’ambiente, che ne sottolinea tempi di permanenza e di visione differenti, dando più rilievo al percepito che alla reale visione delle cose.

Inevitabile dunque riflettere sulla fotografia come strumento di racconto più che di documentazione, avviando una riflessione sull’orientamento della fotografia oggi, sempre più lontana dal piacere di riportare il vero, e più vicina all’andare oltre l’osservazione di un vero che non può prescindere da un’osservazione soggettiva.

Su un tema così dibattuto nel mondo della fotografia non potevamo che coinvolgere esperti del settore come Roberta Valtorta, Sergio Giusti e Cesare Colombo.

MOSTRA – I muri dopo Berlino si chiamano frontiere

L'opera di Iudice per I muri dopo Berlino

16 giugno, ore 18.30

Una mostra per parlare d’immigrazione fino al 29 luglio

Correlate alla mostra una serie di iniziative.

L’Italia, negli ultimi mesi, è diventata terra d’approdo di migliaia di persone, provenienti da Paesi poveri e in guerra, in cerca di una vita migliore. Loro, quelli che arrivano, sono i profughi, i disperati, noi, quelli che accogliamo e soccorriamo, la “breccia” nel muro dell’Europa. Noi siamo: la spiaggia, l’ultima, la frontiera, la prima, la speranza, sempreverde, il lavoro, nero, il diritto, violato, cercato, preteso, esteso, difeso. La Francia è arrivata a chiedere il blocco dei treni dall’Italia e il nostro Paese si ritrova con “gli ultimi” e come gli ultimi, fuori dalla porta. Mentre il Mar Mediterraneo è diventato il cimitero di centinaia di disperati.

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LIBRO – IL PESCATORE DI TONNI

ore 21-  8 giugno di Raffaele Mangano

In copertina Favignana opera di Giovanni Frangi

«Il pescespada si ammazza da solo. Lui non vuole farsi pescare». Con questa frase Zu Beppe, un pescatore di Favignana, accoglie in casa Nino Pizzuto, giovane turista al quale ha affittato una stanza per l’estate. Dapprima infastidito, poi incuriosito, l’ospite incomincia ad ascoltare i racconti sulla tonnara e decide di tornare l’anno successivo durante il periodo della pesca. Grazie a Zu Beppe, Nino sale a bordo delle barche che formano il quadrato della morte e assiste alla mattanza dal vivo, a contatto coi tonnaroti. Affascinato e turbato da quella esperienza, torna per anni sull’isola, al punto da essere inserito, unico forestiero, nell’equipaggio. Ha così modo di entrare in confidenza coi pescatori, conoscere
le loro storie, i segreti del loro lavoro, la fatiche, i riti, le superstizioni, le dicerie che da più di mille anni circondano la mattanza. Sono gli accadimenti della vita che a un certo
punto tengono Nino lontano dall’isola, ma ciò non gli impedisce di venire a conoscenza della tragedia che colpisce la famiglia di Zu Beppe. Sarà Favignana a riannodare il filo che lega Nino a quei luoghi e, dopo la chiusura della tonnara, toccherà a lui trovare il modo di non lasciare morire il ricordo dei tonnaroti del mar delle Egadi. E tramandare le leggende che da sempre abitano l’isola.

AUTORE

Raffaele Mangano, giornalista e scrittore, è nato a Milano e attualmente vive sulle falde dell’Etna.
Ha pubblicato: Le lumache non bevono vino (2001), Il mio amico Abdul (2003), Andiamo a bere la pioggia (2005) e L’ultimo terrestre (2009).
Quest’ultimo è uscito nella collana Amatea.