Il 15 marzo alle ore 19 si presenta lo sportello di aiuto: Usciamo dalla crisi ideato e organizzato da un gruppo di professionisti a favore dei lavoratori presso la Casa Museo Spazio Tadini. (mappa)L’evento si svolge durante la mostra Profughi a Casa Museo Spazio Tadini perchè “profughi” sono anche quelli che perdono il loro lavoro, che rischiano di chiudere la loro azienda e non sanno come ricominciare o a chi chiedere un aiuto. (ingresso gratuito).
Stiamo cercando un team di persone (con o senza competenze specifiche) che forniranno consulenza gratuita ai cittadini più colpiti dalla crisi economica, che, però, non possono permettersi un avvocato o rivolgersi a uno studio di consulenza. La recente “ripresa” economica – spiega Tommaso Senni, uno degli organizzatori – che molti mettono giustamente in dubbio, non solo non hanno ridotto le disuguaglianze, ma ne ha createdi nuove (accentuando, tra l’altro, la disuguaglianza intergenerazionale) Occorre organizzarsi ed intervenire! Ne parleremo il 15 marzo a Spazio Tadini. Vi aspettiamo”.
La solidarietà tra le persone, la dove la politica non riesce e lo Stato non arriva è sempre stata la forza motrice che ha permesso al nostro Paese di vincere grandi sfide.
Sabato 9 marzo alle ore 18.30 un appuntamento da non perdere: Paolo Lagazzi, presenta Il mago della critica, con Giancarlo Pontiggia, Carla Stroppa e Roberto Caracci alla Casa Museo Spazio Tadini (mappa). Un libro che racconta la figura di uno dei critici letterari e scrittori più interessanti del nostro tempo: Pietro Citati.
Accompagnati dalla narrazione di Paolo Lagazzi, nel libro si delinea un profilo di Pietro Citati che racconta l’uomo e il critico, la sua straordinaria capacità di collocarsi con occhio indagatore della narrativa in particolare tra ‘800 e il 900. Citati, nato nel 1930, si laurea alla Normale di Pisa e vanta, oltre a collaborazioni su riviste e quotidiani come Il Corriere della Sera e La Repubblica, vanta premi letterari sulle biografie su Tolstoj, Goethe e Kafka.
Paolo Lagazzi cura l’edizione Meridiani su Pietro Citati nel 2005. In questo libro lo ritrae e lo colloca nel panorama letterario come tra i critici più originali del nostro tempo lontano “dalle strategie scientifiche e dalle strettoie ideologiche del Novecento, trae le sue linfe dalla gnosi, dal neoplatonismo e dalla Cabala, dalle fonti stesse del pensiero magico, esoterico e alchemico riscoperto attraverso la fondamentale lezione di Goethe” .
Cornice alla presentazione del libro dell’intenso Paolo Lagazzi, cultore di letteratura antica e moderna, occidentale e orientale, di magia, musica, cinema e pittura non poteva che essere la sala di Emilio Tadini, presso la Casa Museo Spazio Tadini, che ha in mostra, fino al 20 aprile, tre dei 7 trittici che Tadini dipinse nel 1989 sul tema Profughi. Il senso del mito, del sacro, del sogno, della tragicità e comicità della vita fanno da cornice e tutti gli intervenuti alla presentazione del libro di Lagazzi, a cui è riservata, per l’occasione, l’ingresso gratuito alla mostra.
Simone Margelli, Siria, storie di fuga e accoglienza, Famiglia di Yahia
Reportage fotografico di Simone Margelli, in mostra fino al 7 aprile 2019, realizzato con il giornalista Enrico Nardi.
Close to home
Testo di
Federicapaola Capecchi
Storie e fotografie
che riportano le persone, le famiglie, le vite e Mafraq, una “polverosa e congestionata città di frontiera”
– come scrive Enrico Nardi – a poco più di 15 chilometri dal confine Siriano. Vicino
a casa, ma non casa.
Un reportage non predatorio – chiave che facilmente
avrebbe potuto prendere il sopravvento nella cruenza di un territorio soggetto
ad una guerra devastante ormai da sette anni – che vive di molti ritratti.
Simone Margelli documenta e trascrive il tempo e la
situazione, rendendo evidente lo spirito umano delle vicende, degli accadimenti
e anche della terra, di quel particolare pezzo di terra, La Giordania, che
confina a sud con la Siria.
Simone Margelli, Siria, Storie di fuga e accoglienza, Famiglia di Fatima
Osserva gli avvenimenti da una nuova prospettiva, non
cerca il sensazionalismo dell’evento, motivo per cui non va “in guerra” ma
cerca l’aftermath – le conseguenze -, per far posto ad una visione più intima.
Ognuna delle fotografie di questo reportage offre uno sguardo profondo,
restituendo status e dignità ad ogni soggetto fotografato e riuscendo,
egualmente, a rivelare speranze e paure. Lontano dalla crudeltà diretta della
guerra, Simone Margelli dà vita ad una narrazione sottile di questo complesso
dramma che è la situazione siriana.
A metà tra letteratura e giornalismo Simone Margelli
ed Enrico Nardi uniscono il ruolo del reportage e dell’inviato speciale. E
scrivono un pezzo di storia, non quella che finisce nei libri, ma quella del
presente, della realtà contingente, degli esseri umani. Descrivono un evento e
lo contestualizzano, dando un nome e un volto alla loro storia e a questo
presente; conducono per mano un osservatore su luoghi e fatti scarsamente
conosciuti dal lettore italiano; riescono a trovare un punto di incontro tra
cause ed effetti; provano a dare un’interpretazione dei fatti. Un’esplorazione
a tutto tondo – unendo fotografia e parola – su un’esperienza che diviene
scrittura. Segno e icona.
In alcune fotografie sembra di vederli, Simone
Margelli ed Enrico Nardi, muoversi nel territorio, ad incontrare le persone,
per imparare e capire. E infatti nel loro reportage di fotografia e parola,
segno e icona, parlano una lingua intima e forte al tempo stesso, fatta di
orgoglio, guerra, povertà, lacrime e colori. Le fotografie, non a caso, sono
tutte a colori. Una scelta anche difficile e audace per un reportage di questo
tipo.
È un reportage che indaga la “condizione umana”, che
cerca di evitare stereotipi e che, in ogni situazione, scelta e inquadratura, vuole
documentare ed evidenziare i tratti che creano comprensione, dialogo, forse
anche legami. Uno stile semplice ed umile, che ci rende partecipi di ogni
scena, illuminandola a colori.
Scatti che documentano la vita. E i bambini, sicuramente
colpiti da traumi e ferite, in queste fotografie divengono la voce positiva delle
vittime silenziose del conflitto; grazie ad uno sguardo sensibile, sono proprio
i ritratti dei bambini, i loro occhi lucenti e grandi, a documentare e
restituire una vivida speranza nel futuro.
Sia pur in uno stile, in un modo e con obiettivi
diversi, questo reportage di Simone Margelli fa tornare alla mente la
“delicatezza” con cui Larry Towell offrì una documentazione esaustiva dei
rapporti arabo-israeliani. Violenza, morte, fuga, esilio, conflitti quotidiani
di vita ma che si raccontano con garbo, che con garbo documentano la storia di
popoli che lottano per sopravvivere.
Quello di Simone Margelli è un linguaggio fotografico
ben caratterizzato: già con Take Refuges
(storie di profughi e rifugiati) ha mostrato di non voler essere un fotografo
d’assalto ma di voler indagare la “normalità” e le conseguenze successive
all’accadimento bellico o migratorio che sia. Fotografie concatenate l’una con
l’altra, come le frasi di un discorso. Un racconto che ha in sé il concetto di
unità tanto quanto di identità di un luogo fisico.
Un reportage che fonde l’accaduto all’esperienza
individuale, che permette di porsi domande per iniziare una reale analisi del
problema. Fatto anche di sensazione – che non è certo sconveniente – tanto
nelle domande che si pone e che pone a chi guarda, quanto nella scelta della
rappresentazione.
E quando ci troviamo dinanzi ai volti, questi ci
guardano, diretti.
Una scelta precisa, non solo di approccio del
fotografo, che sembra voler dire: questa
lotta vi riguarda.
Federicapaola
Capecchi
Simone Margelli, Siria, Storie di fuga e accoglienza, Famiglia di Hassna
CASA MUSEO in memoria di EMILIO TADINI- arte, cultura, eventi – Milano