Mia madre mi ha abortita quando avevo 56 anni a Spazio Tadini il 28 febbraio alle ore 19. Un libro che ribalta lo stereotipo materno.
Si racconta di una madre che confessa alla figlia il rifiuto e l’odio per lei. Parole che potrebbero gettare nello sconforto e nel dolore qualunque figlio, ma questa madre comunica questi sentimenti a una figlia in coma. Questa madre si fa forte dell’impossibilità di comunicare della figlia e forse della sua incoscienza per riversarle addosso se stessa.
A narrare la storia un medico dell’ospedale che ascolta, senza volerlo, questa confessione.
Il racconto stimola riflessioni psicoanalitiche e di relazione tra madri e figli. A presentare il volume, oltre all’autore, Giorgio Mameli, anche Roberto Carnevali, psicologo e psicoterapeuta .
La differenza dei termini Migrante/Profugo su cui si
disserta fino alla nausea, per quanto mi riguarda, non ha un senso se non
quello delle burocrazie degli stati del primo mondo…
La Treccani dice “Profugo: Persona
costretta ad abbandonare la sua terra, il suo paese, la sua patria in seguito a
eventi bellici, a persecuzioni politiche o razziali, oppure a cataclismi… e poi
Emigrante: Chi emigra; in partic.,
chi espatria, temporaneamente o definitivamente, a scopo di lavoro “
E non è forse un cataclisma minore, un disastro piccolo, il vedere i propri
figli non poter crescere dignitosamente solo per la colpa di essere nati nella
parte sbagliata del pianeta?
Dai primi del 900 in poi intere generazioni hanno
abbandonato la propria terra, anche la
mia terra, per cercare una vita migliore o per cercare semplicemente una vita
da vivere. Via dalla morsa di quello che li aveva resi schiavi.
Le immagini delle popolazioni in cammino fanno parte della
storia di tutti, così come ne fanno parte le resistenze delle popolazioni che li
ricevevano…
Sappiamo
che chi riceve non è mai felice, ha paura che la sua terra sia depredata,
violata .
I
visitatori hanno avuto appellativi che ne definivano l’aspetto negativo:
forestiero che deriva da “essere fuori”, straniero che deriva da estraneo, “strano”
: quindi diverso.
Lo
straniero può essere un portatore di “novità” una risorsa che quasi mai viene
riconosciuta dagli ospitanti
Lo
storico dell’arte Marco Cianchi in uno scritto giovanile parlava dell’energia
che viene emessa quando le genti si spostano, viaggiano, emigrano, coniò in
quell’occasione la definizione di “entropia del viaggio”.
Il
punto in cui si definiva un prima e un dopo.
Il
momento dilatato in cui la forza di volontà, l’energia della disperazione dei
viaggianti si dispone ad affrontare lo spazio fisico dell’attraversamento.
A
quel punto si definisce il muro naturale che può essere il mare da navigare, il
valico di montagna da superare, il deserto da attraversare.
A
questo punto le esigue forze del viaggiatore devono fare i conti con la forza
immane che governa il luogo di passaggio. Il drago messo a guardia può salvarti
non degnandoti di uno sguardo, ma può fare di te il suo giocattolo e farti
soffrire fino a farti morire… .
Il
veliero dell’Antico Marinaio di Coleridge in balia della grande ala della
tempesta poco fuori del porto sicuro, della città protetta è il mio semplice
raccontare in questo dipinto.
Poi
il titolo dell’opera rappresenta la mia voglia di essere sempre e comunque
fiducioso negli esseri umani.
Perché
io so che le popolazioni di Lampedusa, di Castro, di Brindisi erano sul molo
all’arrivo dei primi bastimenti dall’Albania e dalle coste Africane.
Erano
lì per aiutare, sfamare, soccorrere quei coraggiosi. E ricordare loro che non
sarebbero stati mai abbandonati. “You’ll never stay alone”
Una vita fa rispetto all’infamia che qualcuno, non in mio nome, sta perpetrando impunito in questi oscuri giorni.