Cena Spettacolo: venerdì 24 giugno 2016 ore 21

cena-spettacoloVenerdì 24 giugno 2016, alle ore 21, Spazio Tadini ospita una serata particolare: una cena con spettacolo di danza e degustazione di vini. Continua la lettura di Cena Spettacolo: venerdì 24 giugno 2016 ore 21

Elicitazioni di Franco Viganò – mostra fotografica

Franco Viganò espone a Spazio Tadini un percorso suggestivo di scatti intrisi di un modo di guardare denso, che lui definisce di ipercontrasti. I colori infatti sono saturi, riescono ad imprimere un corpo quasi surreale alla realtà che pure appare nella sua semplicità.

dal 24 maggio al 24 giugno 2016

Spazio Tadini, Casa Museo di via Jommelli 24 (vedi MAPPA) diretta da Melina Scalise e Francesco Tadini.

Viganò è in mostra – in questi stessi giorni – anche all’Università Cattolica di Milano con La misericordia è una carezza, insieme a Marta Carenzi e a cura di Cecilia De Carli– direttore del Centro di Ricerca per l’Educazione attraverso l’Arte e la mediazione del patrimonio culturale sul territorio e nei musei (Crea).

“In occasione di questa mia mostra fotografica a Spazio Tadini, contemporanea a quella all’Università Cattolica, qui con immagini varie dai particolari sfocati e i colori intensi, là con ritratti dettagliati di anziani e malati, mi sono interrogato sul perché di questa mia dicotomia nella fotografia, nonché nella scrittura, dove dopo un romanzo di 800 pagine, visionario e delirante, sto completando una raccolta di raccontini brevissimi, ossuti.‘

Devi decidere cosa farai da grande’, mi dicevano Francesco e altri fotografi anni fa davanti alle mie foto.“In In occasione di questa mia mostra fotografica a Spazio Tadini, contemporanea a quella all’Università Cattolica, qui con immagini varie dai particolari sfocati e i colori intensi, là con ritratti dettagliati di anziani e malati, mi sono interrogato sul perché di questa mia dicotomia nella fotografia, nonché nella scrittura, dove dopo un romanzo di 800 pagine, visionario e delirante, sto completando una raccolta di raccontini brevissimi, ossuti.

A parte la risposta istintiva: ‘Peter Pan’ e il rifiuto di pensarci sopra, ci ho riflettuto l’altro ieri di mattino presto, davanti al mare ligure, dove mi trovavo per realizzare un servizio fotografico di tipo alberghiero per amici di amici che ne avevano bisogno per il loro sito internet.

Ho pensato anzitutto che è assurda questa ricerca ovunque e dovunque del filo conduttore, del tema centrale, quasi la vita fosse monotematica e monocorde. La vita è una cosa che accade mentre noi accadiamo a lei, fotograficamente è bianco e nero, estremismi di correnti che si fondono e si esprimono nell’infinità degli spruzzi dei grigi.

A parte la risposta istintiva: ‘Peter Pan’ e il rifiuto di pensarci sopra, ci ho riflettuto l’altro ieri di mattino presto, davanti al mare ligure, dove mi trovavo per realizzare un servizio fotografico di tipo alberghiero per amici di amici che ne avevano bisogno per il loro sito internet.

Ho pensato anzitutto che è assurda questa ricerca ovunque e dovunque del filo conduttore, del tema centrale, quasi la vita fosse monotematica e monocorde. La vita è una cosa che accade mentre noi accadiamo a lei, fotograficamente è bianco e nero, estremismi di correnti che si fondono e si esprimono nell’infinità degli spruzzi dei grigi.

Così la nostra sensibilità corre in greti lontani l’uno dall’altro provenendo dallo stesso cuore.

La mia è attirata dalla felicità e dalla gioia totali, che passano inevitabilmente dal dolore e dalla sofferenza pura. Per questo i ritratti, esatti, scolpiti dei volti faticosi provati da una teologica ingiustizia e da una banale realistica sfortuna. Ecco allora i miei servizi fotografici a centri per disabili, non vedenti, tossici e alcolizzati, anziani e malati. Per questo il libro che sto scrivendo dal titolo ‘Cattiverie’. Insomma ‘il giorno’.

E poi, da sempre, sono attratto dai sogni, quelli che arrivano di notte mentre dormi, che sono l’altra realtà di noi, la nostra notte. Lì i colori sono diversi, e le emozioni evidenziate: i sogni sono ipercontrastati, sottoesposti, hanno una saturazione eccessiva, non guardano il dettaglio della realtà ma l’emozione che vive in lei. Sempre più spesso fotografo cose che mi colpiscono profondamente ma che trovo realizzate nella loro elaborazione onirica più che nello scatto tecnico con taratura precisa del bianco, temperatura esatta del colore, esposizione calcolata. Soprattutto nei viaggi la realtà è zeppa di immagini che sono della stessa sostanza dei sogni. Diversamente dai visi scolpiti dei sofferenti, dove l’esattezza del dettaglio è rispetto descrittivo dovuto al loro dolore.

Sia quelle ‘cose’ che questi ‘volti’ hanno in comune la marginalità e l’inutilità, due aspetti della realtà che per me sono qualità essenziali della vita. E’ questo che mi fa sentire comuni, fratelli, due approcci fotografici così diversi.

In questa mostra non c’è un tema conduttore vero e proprio, visto che ci sono immagini della Sicilia, del Giappone, inglesi, un geko defunto, rovine, metropolitane, sassi e qualche persona. Non è una mostra ‘su’ qualcosa’ ma ‘di’ o ‘per’ qualcosa. Il leitmotiv è l’emozione che sta dietro l’immagine (gli ‘iso’ dell’anima’, il bianco e nero colorato), proprio come il sogno che sta dentro al sonno: e anche la vulnerabilità, il grande sentimento dimenticato di essere indifesi di fronte a tutto.

Continuerò a far ritratti esatti e foto ipercontrastate. Sono sempre io, ed è questo che farò da grande.

Aneddoto finale, forse l’inizio di questa storia: tanti anni fa, di ritorno dal teatro, pioveva tantissimo e io forzavo al massimo i tergicristalli, parcheggiato sotto la casa di Sylvia. Lei mi disse di fermarli, che le piaceva così la realtà, inesatta, sfocata, come se si fossero dimenticati gli occhiali. La realtà bagnata era meravigliosa, stimolava la fantasia ed era tenera come un cane bagnato, e commuoveva.” Franco Viganò

Leggi l’articolo su Milanoartexpo.com

Per la rassegna Perle di Follia: pensieri di vita e relazioni interpersonali

Un nuovo appuntamento a cura della filosofa Samanta Airoldi
10 giugno alle ore 18.30
Presentazione di due libri:

PENSIERI DI VITA  di Felice Candi

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L’invito ad amare, accompagnato da ricordi e un filo di malinconia. La libertà di pensare e spaziare su righe di pagine come una goccia d’inchiostro con forma e anima. Questa raccolta rivela sentimenti chiari e diretti sulla vita, con pensieri, riflessioni ed emozioni.

PLISSE’ di Giulio Irneari

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Un romanzo coinvolgente, ricco di spunti interessanti legati all’Alzheimer, alla vita, la morte, la fede e la musica, il cui filo conduttore è il mistero che accompagna il lettore sino all’epilogo.

 

“Identità”: termine ci cui sempre più spesso si abusa sia a livello individuale sia nella sfera pubblica.
Che cos’è l’identità?
Se la concepiamo in termini “essenzialisti” allora è ciò”che ci rende quel che siamo e non qualcun altro”. Analizzata sotto il profilo gnoseologico è “ciò che ci fa percepire come le medesime persone nonostante i mutamenti spaziali e temporali”.
Nel primo caso, se sovrapponiamo il concetto di “identità” a quello di “essenza”, escludiamo a priori il libero arbitrio nel decidere chi noi siamo e ci rassegnamo ad una fissità immutabile che trascende la nostra volontà.
A livello di “conoscenza del sè”, spesso, ci ancoriamo ad un’immagine, mentale e/o fisica, di noi quali enti che viaggiano nello spazio e nel tempo conservandosi, in una certa misura, sempre gli stessi.
In tutto questo “scoprire” o “mantenere” l’immagine che si ha di sé quanto conta l’elemento mnemonico? Che ruolo gioca la memoria all’interno della partita “identità”?
Questa difficile questione viene sviluppata, con scrittura sciolta e scorrevole, nel novello romanzo Plissè di Giulio Irneari (Silele 2016), dove il protagonista, colpito dal morbo di Alzheimer, per non perdersi e non perdere il rapporto con i suoi figli, organizza per essi una sorta di “caccia al tesoro” sotto forma di epistole che si snodano lungo un percorso a tappe: ogni tappa un indizio che conduce ad una persona, ogni persona una parte di vita vissuta.
Ma è davvero così importante sapere chi “eravamo” per sapere chi “siamo”?
Secondo il filosofo Wimmer sono, fondamentalmente, due le vie maestre che conducono al misterioso regno dell’ Identità: la via Retrospettiva e la via Potenziale!
Nel primo caso , come ha scritto F. M. Wimmer:
“Cercare una propria identità spesso è inteso come il cercare un qualche passato reale e più spesso un passato immaginario che si suppone non esista più nel presente o, almeno, non nella maniera in cui si immagina sia esistito un tempo.
Secondo tale prospettiva lo sviluppo di nuove forme di pensiero, nuove sensibilità e nuovi stimoli di vita è visto come una perdita di identità.”
Qui il passato è fondamentale per il presente e la memoria, dunque, diventa il pilastro portante della personalità stessa del soggetto.
Nel caso dell’ Identità potenziale, invece, l’individuo parte, in un certo senso, da zero. È il tipico individuo rousseuiano dello stato di natura o l’individuo rawlsiano posto dietro il velo d’ignoranza o, ancora, l’individuo habermasiano nel contesto della situazione argomentativa ideale: in tutti questi casi l’individuo , pur avendo certamente una storia alle spalle, fa astrazione da essa per costruire la propria identità e scegliere la propria strada e il proprio stile di vita.
Questa idea di identità è tipicamente illuminista: l’identità viene ricercata nel futuro, è con i soli mezzi della ragione che l’essere umano arriva a definire chi è, si “ri-sceglie” ogni giorno.
Ora Wimmer, in modo estremamente analitico e astratto, ha presentato i due estremi. Nella vita reale Memoria del passato e Progettualità presente e futura s’ intersecano per dare vita e forma a persone reali e complesse, legate ai propri ricordi ma dotate di libero arbitrio che conferisce loro la possibilità di scegliere chi essere e, per estremo, di “reinventarsi” anche ogni mattina.
Il passato, nel bene e nel male, ci ha condotti al presente ma ciò non implica che noi siamo e saremo ciò che siamo stati. Spesso conoscere troppo del passato è, anzi, fuorviante e pregiudica una conoscenza autentica dell’altro in quanto dissemina preconcetti lungo il percorso. Rimanere troppo legati ai ricordi non consente di evolvere, non consente di far emergere nuove potenzialità.
Spesso per sapere chi siamo è molto più utile prendere carta e penna e buttare giù ciò che ci passa per la testa…e per il cuore, come ha fatto Felice Candi nella sua nuova raccolta poetica Pensieri di Vita (Silele 2016): poesie che non ammettono di essere incasellate in un genere specifico…proprio come la vita!
Voglio chiudere con un aforisma di Eraclito, la cui massima era “panta rei”: non ci può bagnare i piedi due volte nella stessa acqua del fiume…perchè tutto scorre e cambia!
Impossibile fissare noi stessi in un’immagine o in un’ identità una volta e per tutte, la memoria talvolta incatena ma l’essere umano è nato per spezzare qualunque forma di prigionia, grazie alla ragione!
Samanta Airoldi

CASA MUSEO in memoria di EMILIO TADINI- arte, cultura, eventi – Milano