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Mostre Milano – Kingsford-Smith: Narrative Fragments of Life


Casa Museo Spazio Tadini Milano: dal’8 giugno al 8 luglio Kingsford-Smith: Narrative Fragments of Life in collaborazione con Galleria Monteoliveto – Per la prima volta in Italia un artista australiano propone un progetto artistico alla ricerca di una “lingua comune”. Chi siamo e come ci raccontiamo? Avere figli è l’unico modo per contribuire al proseguo della storia dell’umanità? I figli sono l’unico strumento di proseguimento del racconto individuale? E oltre il corpo, oltre la vita terrena, come pensiamo di essere e come gli altri ci racconteranno o ricorderanno? La mostra Narrative Fragments of life inaugura l’8 giugno alla Casa Museo Spazio Tadini.

L’arte, per Ian Kingsford-Smith è lo strumento attraverso cui l’uomo cerca di dare una risposta segnica e simbolica a tutte queste domande, ma per lui è anche altro. E’ il mezzo attraverso il quale far riflettere sulla storia, sulla narrazione dell’uomo e della società attraverso le varie espressioni linguistiche, culture, rituali, credi.

La mostra personale “Narrative Fragments of Life” dell’artista australiano Ian Kingsford-Smith racconta, attraverso sculture in resina ricoperti di frammenti di vita dipinti, oggetti votivi e acqueforti quasi monocromatiche, un viaggio nell’aldilà; Kingsford-Smith, artista australiano che lavora a Sydney, combina le storie associate con le dimensioni fondamentali dell’esperienza umana (ciclo di vita, amore, disperazione, ecc.), i rituali legati al culto degli antenati, le rappresentazioni viventi e mitologiche della relazione tra regni terreni e celesti. Egli attinge anche a narrazioni contemporanee per evidenziare l’impatto persistente di antiche credenze spirituali sui tempi attuali. Kingsford-Smith è un narratore visivo, che illustra “storia, storia personale, memoria, ricordi di famiglia, ambizioni, fantasia, sogni, mitologia e spiritualità” per creare storie enigmatiche che colpiscono l’immaginazione dello spettatore ed evocano una moltitudine di possibili scenari.

Biografia 

Kinsford Smith

 

Kingsford-Smith sees himself as a visual storyteller. “In my art practice,” he says, “history, personal history, memory, family records, ambitions, fantasy, dreams, mythology and spirituality” all combine to create enigmatic narratives. They are detailed but do not tell one explicit story, rather they tap into the viewer’s imagination and evoke a multitude of possible storylines. Each of Kingsford-Smith’s images evokes a larger story and meaning through his ability to play subtly with color, line and scale. Working in a variety of media, from etchings, to acrylics and oils on wood, to linocuts, Kingsford-Smith says that employing such a range of materials gives him the opportunity to realise his vision and bring it vividly to life for the viewer.
Ian Kingsford-Smith is a fulltime artist working in Sydney. He has studied painting with a number of leading New Zealand painters including Colin McCahon, Michael Smither and Toss Woollaston.
Ian has had solo exhibitions at m2 Gallery, Sydney 2016 Lineage, Sheffer Gallery, Sydney 2015 Mappa Vitae, view publicity Click here , GAFFA, Sydney in 2014 Pilgrimage, Global Gallery in 2013 Dreams in Captivity, 2012 Australian Stories 2011 Dingoes 2010 Trees on Paper and group exhibitions in painting and printmaking in Florence, New York, Melbourne, Auckland and Cairns. Previously he has had solo and group exhibitions in Auckland, Dunedin and Palmerston North, New Zealand. His work is represented in private and corporate collections in USA, Sweden, France, Germany, Wales, England, New Zealand and Australia.

Teatro 26 maggio 2018 Spazio Tadini: Undicesimo comandamento uccidi chi non ti ama


Spettacolo teatrale sabato 26 maggio  2018 alle ore 21:

Undicesimo Comandamento – uccidi chi non ti ama 

spettacolo contro la violenza.

(contestualmente si potranno visitare le mostre presso la casa museo tra cui quella dedicata alla donna IL CORPO DI TUTTI)  undicesimo 3di Opera Liquida

Casa Museo Spazio Tadini Sabato, 26 maggio 2018 – ore 21.00 – Via Niccolò Jommelli, 24 – Milano

 in collaborazione con Direzione della Casa di Reclusione Milano Opera e Amministrazione Penitenziaria Provveditorato Regionale della Lombardia

liberamente tratto dall’omonimo romanzo di Elena Mearini

e con gli scritti degli attori reclusi

Drammaturgia e regia

Ivana Trettel

In scena gli attori detenuti ed ex detenuti del Carcere di Opera

Alfondo Carlino, Baron Chilimbar, Carlo Bussetti, Cristopher Santos, Claudio Lamponi, Francisco Rodriguez, Gentian Ndoja, Luigi Ferone, Nicolai Stoleru, Renzo Miclat, Vittorio Mantovani e Maria Chiara Signorini

Tecnico Audio Luci

Ivano Frau

undicesimo 2

“Se non cerco aiuto… non ho bisogno di aiuto, se non chiedo aiuto… non ho bisogno di aiuto”.

Attraversiamo, secondo la nostra ricerca stilistica, percorsi emotivi e non personaggi. Evitando la narrazione della violenza, così tipica del nostro ambiente, ma concentrandoci sui singoli moti dell’anima, nel tentativo di traslare un episodio personale in un evento emotivo condivisibile da tutti, per cercare di non restringere la narrazione a un evento singolo, ma trasformarla in un dubbio collettivo.

Lo spettacolo, che tratta il più che mai attuale tema della violenza contro le donne, è il nostro contributo affinché le donne violate si difendano attraverso la legge.

Noi, che della legge ci siamo fatti beffe, calati nei panni delle donne violate, dei bambini coinvolti, della società indifferente … puntiamo la nostra lente d’ingrandimento emotiva, per mettere in guardia le donne, affinché si difendano, attraverso la legge.

Una sorta di corto circuito, una soggettiva, per indagare sentimenti e reazioni. Per affermare che suddividere gli esseri umani in maschi e femmine non appartiene più al nostro tempo. Che la solidarietà nasce tra essere umani, così come la presa in carico di responsabilità.

12 uomini in scena allora si trasformano di volta in volta nel maschio, nella femmina, nella madre, nel padre, nel figlio, nella figlia, nella folla, silente e indifferente, attraversando anche quelli che vengono considerati “reati minori”: lo stalking, la violenza economica, ecc … perché sono molte le forme di violenza diffuse nella mentalità comune. Quella mentalità che ci permette di pensare che le cose avvengano altrove, che ci fa discutere solo quando una donna muore, che “i panni sporchi si lavano in famiglia”. Ecco, il nostro piccolo contributo per incoraggiare sì, le donne ad utilizzare gli strumenti legislativi, ma soprattutto a instillare un piccolo dubbio in chi vorrà ascoltarci, riguardo alle volte in cui forse ciò che gli era noto necessitasse di un’azione. Nello strenuo tentativo di rimanere umani.

Opera Liquida è una Compagnia teatrale, un’associazione che, grazie al teatro, favorisce l’inclusione sociale, promuove la legalità e previene i comportamenti a rischio nei giovani. Utilizza il palcoscenico come luogo per riflettere e interrogarsi, dentro e fuori il carcere, su temi sociali di attualità portando in scena opere originali che nascono dai testi degli attori detenuti. L’esperienza del teatro unisce reclusi e società in uno spazio di incontro e riflessione che può favorire il cambiamento, il superamento di pregiudizi e luoghi comuni. Opera Liquida lavora con i detenuti di media sicurezza presso la Casa di Reclusione Milano Opera.

 Biglietti: Intero € 15,00 – Ridotto € 10,00 (ritiro la sera stessa prima dello spettacolo)

Info e Prenotazioni: prenotazionistabileinopera@gmail.com – 348 6702468

Emilio Tadini e Milano ne parlano Raccis e Turazzi: Una nuova sintassi per il mondo e Milano di Carta.


Giacomo Raccis autore  di Una nuova sintassi per il mondo. L’opera letteraria di Emilio Tadini, e Michele Turazzi, autore di Milano di Carta, presenteranno i loro due libri giovedì 24 maggio alle ore 19 presso la Casa Museo Spazio Tadini. Si muoveranno per le strade della città, seguendo le tracce di personaggi e scrittori che l’hanno raccontata, attraversando i decenni.

ritratto emilio tadini
Emilio Tadini nel suo studio in via Jommelli, 24

Emilio Tadini è sempre stato legato alla città di Milano. Sfondo decisivo dei suoi romanzi, Milano è stata il palcoscenico della sua lunga attività di artista, ma anche l’oggetto di tante sue riflessioni. D’altra parte Milano è una città che, nel Novecento, ha occupato un ruolo centrale nella letteratura italiana – e non solo – grazie all’attenzione che gli scrittori le hanno dedicato, descrivendola, raccontandola e attraversandola. Da Ernest Hemingway a Elio Vittorini, da Alda Merini a Giorgio Scerbanenco, dall’ingegner Gadda a Giovanni Testori, da Lalla Romano fino, appunto, a Emilio Tadini, tanti sono gli autori che hanno eletto la “città che sale” a scenario dei loro racconti, rendendola spesso protagonista, grazie alle sue vie, ai suoi palazzi e alle sue luci.

 

Giacomo Raccis, autore di Una nuova sintassi per il mondo. L’opera letteraria di Emilio Tadini, e Michele Turazzi, autore di Milano di Carta, si muoveranno per le strade della città, seguendo le tracce di personaggi e scrittori che l’hanno raccontata, attraversando i decenni: si parlerà della Milano di inizio Novecento idealizzata dallo sguardo “forestiero” di Hemingway e di quella della lotta partigiana immortalata da Vittorini; si rievocheranno i tormentati anni del boom economico che affiorano nelle pagine dell’“arrabbiato” Bianciardi e nei drammi degli emarginati di Testori, ma anche le atmosfere luccicanti degli anni Ottanta, tra new age, droghe e night club, attraversate da Prospero nella Tempesta di Tadini. E si arriverà infine a guardare quello che è Milano oggi, città che cambia sempre, obbligando gli scrittori a esercizi di prospettiva di volta in volta più difficili.

libro tadini Raccis

Una nuova sintassi per il mondo. L’opera letteraria di Emilio Tadini (Quodlibet 2018) è la prima monografia dedicata all’intera produzione letteraria di Emilio Tadini, scrittore “eccentrico”, ma di sicura attualità nel panorama del secondo Novecento italiano.

Giacomo Raccis è ricercatore all’Università di Bergamo. Ha studiato a lungo l’opera di Emilio Tadini, di cui ha curato una raccolta di testi critici («Quando l’orologio si ferma il tempo ritorna a vivere». Scritti 1958-1970, il Mulino 2017). Si occupa prevalentemente di romanzo storico, di letteratura italiana degli anni Zero e di racconto breve. Ha pubblicato La trama (Carocci 2018). È cofondatore della rivista culturale La Balena Bianca.

milano di carta

Milano di carta (Il Palindromo 2018) è una guida letteraria della città, un reportage narrativo sulle tracce dei grandi scrittori del Novecento. Uno strumento originale per lanciarsi alla scoperta della metropoli meneghina e incontrare gli autori e le autrici che l’hanno raccontata, i personaggi che l’hanno vissuta.

Michele Turazzi vive a Milano e lavora nell’editoria. Cofondatore dell’agenzia letteraria Pastrengo, collabora con studio pym e fa parte della redazione della rivista culturale La Balena Bianca. Ha pubblicato il racconto lungo La voglia (Intermezzi 2014), oltre ad articoli e testi narrativi in varie riviste.

Casa Museo Spazio Tadini via Niccolò Jommelli, 24 Milano fondata da Francesco Tadini e Melina Scalise, per visitare anche la casa museo con visita guidata 5 euro.

Olimpiadi, Mostra Fotografica di Alessandro Trovati – Testo di Federicapaola Capecchi


Rio 2016 Olympic games, Men's trampoline Gymnastics. August 2016. photo by Alessandro Trovati Pentaphoto Mate Images
Rio 2016 Olympic games – Men’s trampoline Gymnastics. August 2016. Photo by Alessandro Trovati /Pentaphoto/Mate Images

Un Icaro riuscito

Di  Federicapaola Capecchi

Guardando, leggendo una fotografia bisognerebbe identificare subito alcuni elementi fondamentali tra i quali la luce, i piani, la tonalità, l’inquadratura, il punto di vista, i soggetti, la struttura e la dinamicità. E nelle fotografie di Alessandro Trovati li identifichiamo sempre, subito, tutti. Uno più perfetto dell’altro. Come veniamo catturati, in un istante, dal Sublime – l’immaginazione pura, campo di azione di un grande fotografo anche creativo – e dal Bello – una delicata sintesi tra immaginazione,  invenzione e visione -.

L’insieme di tutti questi elementi, e una assoluta e suggestiva bellezza formale, tanto quando lavora in bianco e nero quanto a colori, ci svela che Alessandro Trovati con le sue fotografie riesce a compiere anche un ribaltamento del concetto di Sublime Romantico, dove l’uomo poteva solo accettare passivamente, contemplare in estasi tutto ciò che non è in grado di comprendere né contenere. Alessandro Trovati, al contrario, con la sua fotografia da vita ad un Icaro riuscito, che non contempla, ma agisce. Una riflessione nata su una foto in particolare della Sky World Cup 2018 – Clouds or snow – ma che ritorna costante in molte fotografie delle Olimpiadi in mostra. L’atleta, tanto quanto le sue gesta, sono a tal punto attori della scena e del momento nello sguardo di Alessandro Trovati, da crearlo il cielo o la neve, invertirli, inventare nuove e ulteriori forme di un paesaggio o panorama o stadio o velodromo alle loro spalle; rendendo zone d’ombra e colori sensazioni accoglienti e morbide tanto quanto calde, dirette e assolute. Questo Icaro riuscito fonde differenti luci in una quantità di luce ambientale unica che pure sembra cangiante, come se passassimo tutte le fasi, dall’alba al pomeriggio dove il sole è alto e caldo, in quel solo attimo liberato nella fotografia.

Clouds or snow Sky World Cup 2018, Photo Alessandro Trovati, Pentaphoto
Ski World Cup 2017/2018
Wengen,Italy 11/1/201.Downhill As Sejersted (Nor) photo:Pentaphoto/Alessandro Trovati.

E le foto più belle sono anche sempre un premio alla capacità di essere concentrati e ricettivi. Una grande foto è anche intrisa di mistero. Quell’arcana capacità di Alessandro Trovati di continuare il racconto, prima e dopo, oltre e fuori dall’inquadratura e dai bordi della fotografia stessa. Ogni fotografia di Alessandro Trovati è in sé, e in qualche modo, misteriosa, perché ci mostra non solo ciò che è ma, per dirla come sosteneva Minor White, anche “cos’altro è”. Sì è lo sport, o meglio, la sua anima. Siamo d’accordo. E per di più in un gioco dialettico anche con l’ambiente (cielo, terra, mare) ma … cos’altro è?!

Rio 2016 Olympic games - August 2016. Women's sync. 3 m sprigboard. Photo by Alessandro Trovati /Pentaphoto
Rio 2016 Olympic games – August 2016. Women’s sync. 3 m sprigboard. Photo by Alessandro Trovati /Pentaphoto

Alessandro Trovati non ha bisogno di espedienti tecnici come per esempio l’effetto panning, (raramente lo usa e più per virtuosismo che per ricerca), perché, per esempio, il movimento è consustanziale al suo sguardo, prima ancora che ai suoi occhi e alla sua testa. Come la sintesi. E dunque non ha bisogno di orpelli per restituircelo in forma di libertà. Un movimento e una sintesi che ci arrivano con la stessa potenza e velocità della prestazione atletica che stiamo osservando: che non sono congelati, non sono fermati, mai, ma anzi in continuo divenire per ogni secondo del nostro sguardo, obbligandoci a vedere, e non semplicemente a guardare. Perché movimento, sintesi, essenza e racconto continuano prima e dopo la fotografia, oltre e fuori dai bordi della foto stessa.

Una differenza molto importante tra il colore e la fotografia monocromatica è questa: in bianco e nero suggerisci; a colore affermi”. Paul Outerbridge

LONDON 2012 Olympic games, August 2 2012, Elisa Di Francisca Fioretto squadre. scherma Pentaphoto, Alessandro Trovati
LONDON 2012 Olympic games, August 2 2012, Elisa Di Francisca Fioretto squadre. scherma Pentaphoto, Alessandro Trovati

E la fotografia di Alessandro Trovati afferma altresì con fermezza quanto sia reale un pensiero di Francesco Tadini, e cioè che la fotografia non cattura! Ma libera il momento dal fluire della realtà. Cos’altro è dicevamo … Appunto. Non contemplare ma dominare la realtà e il suo fluire. E ancora è una questione di mentalità, di atteggiamento. È lui stesso l’atleta dell’evento. Cos’altro è. La consapevolezza del saper raccontare storie, il piacere di avere questo compito di rivelarle in tutte le sfaccettature; è la maestria di farlo, compiutamente e creativamente, in quella misteriosa quanto libera frazione di istante irripetibile. Eppure tutti continueranno a raccontare di quel momento, pur senza averlo mai visto. E così questo Icaro riuscito muove occhio, sguardo e mirino su neve, nuvole, mare e terra; avvolge e distingue, trasforma e crea atleta, ambiente, situazione, prestazione, nell’elemento ideale per sperimentare la sensazione di libertà. Un territorio dove la fatica fisica, i vincoli tecnici sembrano scomparire e i corpi degli atleti – che poi ci sembrano uomini come noi – sembrano sempre librarsi nell’aria come uccelli. Cos’altro è.

Nelle fotografie di Alessandro Trovati possiamo non limitarci a guardare la foto, ma possiamo vederla davvero, poi comprenderla e alla fine persino interpretarla secondo la nostra sensibilità e immaginazione. Cos’altro è. La fotografia dei grandi. Quella che sa cos’è la luce, e sa giocarvi con maestria, quella che ha la consustanziale attitudine a far emergere forme e dettagli grazie a passaggi chiaroscurali (tanto nel bianco e nero quanto nel colore), quella in cui le ombre assumono la stessa importanza degli oggetti, delle persone, degli spazi che le producono; quella che ha ritmo, tempo, le pause. Quella fotografia che ci restituisce i protagonisti di vicende epiche, persone, e assolutamente “al presente”, come tangibili le loro storie, forse anche i loro pensieri, in quella nuvola di sudore che immaginiamo evaporare nel cielo. Quella fotografia che ha inquadrature sapienti, sempre molto equilibrate, articolate, che chiedono all’osservatore di essere attivo in ogni senso – anche nei sensi – muovendo l’occhio e lo sguardo in ogni spazio e tempo della fotografia, oltre ogni soggetto attivo o passivo o in primo piano. Perché è qui, in questa formula visiva e narrativa che conchiude ogni sfumatura e azione, che si svela il senso della realtà che Alessandro Trovati ha scelto di liberare e raccontare.

Rio 2016 Olympic games, August 2016, Syncronised swimming Photo by Alessandro Trovati, Pentaphoto, Mate Images
Rio 2016 Olympic games, August 2016, Syncronised swimming Photo by Alessandro Trovati, Pentaphoto, Mate Images

Una fotografia, è l’arresto del cuore per una frazione di secondo”. Pierre Movila

Dinanzi alle fotografie di Alessandro Trovati il cuore sì, si arresta per una frazione di secondo … per poi rimettersi in moto, libero, nel ritmo e nella danza di un racconto meraviglioso.

Federicapaola Capecchi

 

 

Alessandro Trovati: mostra fotografica Olimpiadi dal 3 maggio 2018


Rio 2016 Olympic games, Men's trampoline Gymnastics. August 2016. photo by Alessandro Trovati Pentaphoto Mate Images
Rio 2016 Olympic games – Men’s trampoline Gymnastics. August 2016. Photo by Alessandro Trovati /Pentaphoto/Mate Images

La Mostra Fotografica Olimpiadi di Alessandro Trovati, a cura di Federicapaola Capecchi, apre al pubblico giovedì 3 maggio 2018

In mostra anche Stefano Rellandini, Luca Bruno, Marco Trovati, Giovanni Auletta  e alcune fotografie di Armando Trovati.

Partner e Sponsor della Mostra Bruno Melada Stampa & Fine Art

Apre al pubblico giovedì 3 maggio 2018, ore 18:30, la Mostra Fotografica Olimpiadi di Alessandro Trovati, Canon Ambassador. Una selezione delle fotografie più significative e autoriali fatte alle Olimpiadi, partendo da quelle appena conclusesi – Pyeongchang 2018 – percorrendo poi quasi tutte le 11 Gare Olimpiche, da Atene 2004 a Pechino 2008 a Londra 2012, attraverso i più grandi momenti e protagonisti della storia dello sport.

Dopo la mostra “Lo sport in bianco e nero”, incentrata sulla narrazione che si muove all’interno del bianco e nero di Alessandro Trovati e dell’ intensità e carattere delle sue fotografie,  concentriamo l’attenzione sul colore e sulla sua duplice capacità: quella di dare prima un’assoluta e suggestiva bellezza formale e, un attimo dopo, far accorgere che si sta parlando di sport, anzi della sua anima. Un fotografo sportivo di questo calibro è, in fondo, anche lui un campione olimpico, anche lui in cerca di un record da battere. Nel fotografare. In cerca di nuovi mezzi, o innovativi, per scattare foto spettacolari. Rispetto ad un tempo oggi un fotografo sportivo può fotografare sott’acqua, avvalersi di robotica per comandare a distanza la macchina fotografica in situazioni e posizioni non raggiungibili, eccetera. Ma per quanto il progresso tecnologico sia di reale ausilio nella fotografia sportiva, non è ciò che fa la differenza per Alessandro Trovati. La differenza è data dal fatto che la sua è la fotografia dei grandi. Quella che sa cos’è la luce, e sa giocarvi con maestria, quella che ha l’attitudine di far emergere ombre e dettagli grazie a passaggi chiaroscurali (e avviene anche nel colore), quella che ha ritmo, tempo, le pause. Quella fotografia fatta anche di inquadrature sapienti, sempre molto equilibrate, articolate, che chiedono all’osservatore di essere attivo in ogni senso, muovendosi in ogni spazio e tempo della fotografia, oltre ogni soggetto attivo, passivo o in primo piano. Anche nei coni d’ombra. Perché è lì, in quella formula visiva e narrativa, che si conchiude ogni sfumatura e azione, che si svela il senso della storia che Alessandro Trovati ha scelto di raccontare.

LONDON 2012 Olympic games, August 2 2012, Elisa Di Francisca Fioretto squadre. scherma Pentaphoto, Alessandro Trovati
LONDON 2012 Olympic games, August 2 2012, Elisa Di Francisca Fioretto squadre. scherma Pentaphoto, Alessandro Trovati

E così nella mostra Olimpiadi – attraverso gli scatti a Mohammed Farah e Usain Bolt (Rio 2016), Yuri Chechi (Atene 2004), Simone Beals (Rio 2016), Michael Fred Phelps, Sofia Goggia (Pyeongchang 2018), all’Hockey femminile (Londra 2012), al nuoto sincronizzato, solo per citarne alcuni – ci muoviamo tra fotografie che si distinguono subito per la luce, i piani, la tonalità, l’inquadratura, il punto di vista, i soggetti, la struttura e la dinamicità. Dove il movimento è nella sua natura e nella sua testa prima ancora che nel mirino della macchina fotografica. Un movimento che non è mai congelato ma sempre in divenire per ogni secondo del nostro sguardo sulla foto, obbligandoci a vedere e non semplicemente a guardare.

OLYMPIC GAMES PECHINO 2008, Usain Bolt Agosto 2008 Photo by Alessandro Trovati
OLYMPIC GAMES PECHINO 2008, Usain Bolt Agosto 2008 Photo by Alessandro Trovati

Tra i molti elementi che caratterizzano una buona foto” – scrive la curatrice Federicapaola Capecchi – “uno tra i più importanti  è probabilmente il mistero. Per dirla come sosteneva Minor White … <cos’altro è?>. Cosa altro è la fotografia di Alessandro Trovati? Una questione di mentalità (è lui stesso l’atleta dell’evento) e l’importanza di raccontare storie da tramandare nel tempo”. E così la mostra Olimpiadi si muove attraverso l’essere immersi nell’azione e il piacere di raccontare storie in tutte le loro sfaccettature. “Le sue fotografie – scrive ancora la curatrice – “hanno la forza e il fascino della capacità di fissare l’attimo così come il gesto atletico, di immortalare gioia, fatica, dolore”.

Rio 2016 Olympic games, August 2016, Syncronised swimming Photo by Alessandro Trovati, Pentaphoto, Mate Images
Rio 2016 Olympic games, August 2016, Syncronised swimming Photo by Alessandro Trovati, Pentaphoto, Mate Images

Nella mostra Olimpiadi sono esposte anche 3 fotografie di 4 colleghi di Alessandro Trovati – Stefano Rellandini, Luca Bruno, Marco Trovati, Giovanni Aulettain una sorta di omaggio alla fotografia sportiva che condividono come mestiere e passione, a concretizzare uno dei più grandi valori dello sport e delle Olimpiadi: lealtà e fratellanza. In fondo i cinque anelli intrecciati su fondo bianco, simbolo e bandiera del Comitato Internazionale Olimpico (Cio) e dei giochi olimpici fin dal 5 aprile 1896, giorno in cui ad Atene furono aperte le prime Olimpiadi dell’era moderna, simboleggiano proprio ciò. A ogni colore corrisponde un continente: blu per l’Oceania, nero per l’Africa, rosso per le Americhe, verde per l’Europa e giallo per l’Asia. Con questo simbolo il barone francese Pierre de Coubertin, che lo aveva ideato insieme ai Giochi olimpici, voleva sottolineare lo spirito di fratellanza che doveva caratterizzare la manifestazione.

A suggello di questo omaggio alla fotografia sportiva, un piccolo omaggio è per Armando Trovati, padre di Alessandro e fondatore di Pentaphoto, del quale quattro fotografie suggestive aprono il percorso della mostra.

Olympic Games '84, Los Angeles, Photo Armando Trovati
Olympic Games ’84, Los Angeles, Photo Armando Trovati

OLIMPIADI di Alessandro Trovati

A cura di Federicapaola Capecchi

In mostra anche Stefano Rellandini, Luca Bruno, Marco Trovati, Giovanni Auletta e Armando Trovati

Dal 3 maggio al 3 giugno 2018 – Opening giovedì 3 maggio ore 18:30

Partner e Sponsor della Mostra Bruno Melada Stampa & Fine Art

Casa Museo Spazio Tadini

Via Niccolò Jommelli 24

20131 Milano

Pellicangeli: mostra fotografica di Roberto Manfredi


Roberto Manfredi

PELLICANGELI

a cura di Francesco Tadini

Apertura al pubblico da giovedì 3 maggio 2018 alle ore 18:30 >> fino a sabato 19 maggio.


Sono angeli? Spiriti evanescenti? Folletti del lago? No, sono grossi grassi uccelli greci, simpatici e un po’ buffi, sono pellicani. L’autore di questi scatti grazie a un uso creativo del mosso e del flash, senza fare ricorso al fotoritocco, ci mostra come sia possibile trasfigurare l’immagine di questi uccelli, usando la fotocamera per ottenere delle immagini quasi pittoriche, superando la visione puramente documentaristica della fotografia naturalistica.

Il lago Kerkini si trova nella macedonia greca, ai confini con la Bulgaria ed è abitato da una popolazione stanziale di pellicani ricci (pelecanus crispus), i più grandi tra tutte le specie di pellicani. Si tratta di uccelli di dimensioni davvero notevoli con cui i pescatori del lago hanno instaurato un rapporto amichevole, ritendoli utili per tenere sotto controllo i voraci cormorani. I pellicani sono diventati così molto confidenti con gli umani senza però rinunciare alla loro natura di animali selvatici.

Spesso si pensa al fotografo della natura superando la visione puramente documentaristica della fotografia naturalistica, che vede il fotografo, armato di lunghi teleobiettivi, appostarsi in capanni o mimetizzarsi nella vegetazione aspettando per ore che appaia un animale per fare clic.Il concetto tradizionale della fotografia naturalistica ha prodotto immagini stupende e di grande importanza scientifica, ma è possibile un approccio diverso a questo genere fotografico, che lascia un maggior spazio alla creatività del fotografo che, come nelle immagini di questa esposizione, può svelarci un modo diverso di interpretare i suoi soggetti.

Testo di Simone Sbaraglia:
Individuare gocce di armonia, riconoscere istanti universali nel martoriato mondo naturale ed isolarli in un delicato equilibrio di realismo ed interpretazione, mostrandone la meravigliosa unicità e fragilità: questo è il compito del fotografo naturalista, in parte giornalista in parte artista. Il mondo è immerso nel caos, eppure in questo caos c’è ordine, eleganza e perfezione. La scoperta di questa perfezione passa per un percorso di ricerca volto ad entrare in simbiosi con la natura stessa. Sentirsi parte del tutto è l’unico modo che conosco di fotografare.

PELLICANGELI – mostra fotografica di Roberto Manfredi
PhotoMilano club fotografico milanese a
Casa Museo Spazio Tadini
via Niccolò Jommelli, 24, Milano

Orari: dal mercoledì al sabato dalle 15:30 alle 19:30 – domenica dalle 15 alle 18:30 — lunedì e martedì: chiuso
Ingresso 5 euro

www.photomilano.org
www.spaziotadini.com –

Make art not war : Fabio Ferrone Viola


Mostra di Fabio Ferrone Viola a Milano presso la Casa Museo Spazio Tadini: MAKE ART NOT WAR

Fabio Ferrone Viola

a cura di Paola Valori

dal 3 maggio al 3 giugno 2018

Opening giovedi 3 maggio ore 18,30

e conferenza stampa, Casa Museo Spazio Tadini via Niccolò Jommelli, 24 Milano

UN’INIZIATIVA VALORE CULTURA

Presentano la mostra

Paola Valori, curatore

Lucia Sciacca, direttore comunication & social responsibility Generali Italia

Catalogo a cura di Massimo Sgroi, Chiara Canali e Paola Valori.

 

“Parte del ricavato dalla vendita delle opere verrà devoluto alla Onlus “Anidan” che opera a favore degli orfani e dei bambini del villaggio di Lamu in Kenia.”.

 

MILANO – Impegno sociale e partecipazione del pubblico, queste le premesse con cui l’artista Fabio Ferrone Viola sbarca a Milano con “MAKE ART NOT WAR”, mostra presentata dall’Associazione Michele Valori con il sostegno di Generali Italia, nei suggestivi spazi della Casa Museo Spazio Tadini.

L’iniziativa, provocatoria fin dal titolo, dopo la trasformazione dei rifiuti urbani in opere d’arte nella recente esposizione romana “CRASH” al Vittoriano, prende ora spunto dal famoso slogan pacifista anni ’60.  “Make art not war” è il nuovo disperato appello dell’artista contro le armi.

Ferrone Viola, da sempre impegnato da sempre a denunciare l’incuria e l’inquinamento ambientale, non poteva restare indifferente anche di fronte ai temi della guerra, trovando nell’arte ancora  una volta riflessione critica e azione di denuncia.

La mostra curata da Paola Valori, offre al pubblico una selezione di una trentina di opere realizzate con vere e proprie armi originali: maschere antigas, cannoni, missili, bombe a mano, taniche militari di benzina, con immagini sacre e messaggi che non solo costituiscono la cifra stilistica dell’artista, ma diventano in questo contesto testimonianze dal forte valore storico.

L’esposizione è sostenuta da Generali Italia con  il progetto Valore Cultura, il programma lanciato nel 2016 con l’obiettivo di avvicinare un pubblico vasto e trasversale – famiglie, giovani, clienti e dipendenti – al mondo della creatività attraverso l’ingresso agevolato a mostre, spettacoli teatrali, eventi, laboratori e percorsi educativi che facilitano la comprensione delle opere e rendono coinvolgente l’esperienza vissuta.

Nell’ottica di Valore Cultura rivestono molta importanza le attività collaterali che verranno organizzate, dedicando una speciale attenzione ai giovani e agli studenti in un ricco programma di incontri e approfondimenti (le scuole interessante possono contattare e prenotare tramite ms@spaziotadini.it) .Partendo proprio dalle opere esposte si avvieranno dibattiti e confronti con lo scopo di far riflettere sugli orrori della guerra e sul valore della pace, cercando di portare le nuove generazioni oltre l’odio e la violenza, coinvolgendole intorno al valore forte dell’arte e della cultura come strumenti di riflessione e cambiamento.

L’esposizione avrà i seguenti orari: da mercoledi a sabato dalle 15,30 alle 19,30 domenica dalle 15 alle 18,30.

 

NOTE BIOGRAFICHE

ritratto Fabio Ferrone Viola

Fabio Ferrone Viola nasce a Roma nell’agosto del 1966 da Marilù Viola e Franco Ferrone, collezionista e appassionato di arte contemporanea. Sin da bambino segue il padre per le trasferte negli Stati Uniti. È la fine degli anni ’70 e Fabio rimane affascinato dalle luci, dai colori, dalla cultura americana tanto che resterà impressa per sempre nella sua memoria fino a influenzare molta parte del suo lavoro. Dopo aver concluso gli studi, viaggia molto in Italia e all’estero grazie alla sua attività di creativo, di stilista e responsabile di produzione, occupazione che lascia definitivamente nel 2006 per dedicarsi a tempo pieno all’arte. Le sue opere raccontano le esperienze e passioni ma anche i sentimenti di insofferenza rispetto all’avanzare del degrado ambientale. Lattine, tappi di bottiglia, scarti, vengono recuperati e trattati come colori ad olio riprendendo vita in altre forme. Le sue opere, figurative e astratte, tentano di richiamare l’attenzione sull’urgenza del disastro ecologico. Ha esposto in diverse mostre personali e collettive in Italia e all’estero. Tra le ultime esposizioni la personale “Crush” a Roma presso il Complesso del Vittoriano (luglio 2016). Hanno scritto di lui: Maria Arcidiacono, Chiara Canali, Gianni Garrera, Vittorio Sgarbi, Massimo Sgroi, Daniele Radini Tedeschi, Paola Valori.

 

ASSOCIAZIONE MICHELE VALORI | Micro Arti Visive | 00195 Roma, Viale Mazzini 1info +39 347 0900625 info@associazionemichelevalori.it

Il corpo di tutti


Il corpo di tutti

Tre mostre raccontano la donna – a cura di Melina Scalise

Dal 3 maggio al 3 giugno 2018

Apertura al pubblico 3 maggio ore 18.30

Casa Museo Spazio Tadini, via Niccolò Jommelli, 24 Milano

aperta da mercoledì a sabato dalle 15.30 alle 19.30 e domenica 15.00 -18.30 – visita a tutte le mostre 5 euro (mappa)catalogo donne-Pagina001


Il gioco della modella 

Marvi Hetzer

 


Venere  

Fausta Bonfiglio, Gloria Stefanati, Laura Lucchini, Alessandra Rossignoli


Omaggio alla donna

Maria Pia Facetti

Il corpo femminile è senza ombra di dubbio quello più soggetto all’attenzione sociale da parte di entrambi i sessi perché è il corpo di tutti.

Fin da bambini impariamo a sentirlo, toccarlo, a nutrirci di esso. Quel corpo materno è materia, è senso di appartenenza e non perdiamo mai, nemmeno in età adulta, l’importanza della sua presenza, anche solo del contatto visivo.

Biologicamente, il corpo della donna deve essere seduttivo per il maschio a fini riproduttivi ed essendo coinvolto nella gestazione, alcuni suoi requisiti sono più o meno finalizzati ad ottimizzare questa funzione. Al corpo maschile si richiedono ben altre caratteristiche prevalentemente focalizzate sulla forza fisica a corrispondere il senso di sicurezza e protezione necessario per l’allevamento dei figli e la conservazione della specie.

Tuttavia l’evoluzione sociale ha modificato il fine esclusivamente riproduttivo della seduzione, diventata strumento di confermazione ed espressione del sé, in qualche caso anche di esaltazione. In pratica il corpo non è più oggi lo strumento della riproduzione, ma soprattutto dell’espressione.

Lo slogan anni ’70 della rivoluzione femminile “io sono mia”, finalizzato a legalizzare l’aborto attraverso la scelta della donna, ha reso il corpo femminile “individuale” e non più “sociale”.  La storia, però, ci ha insegnato che la possibilità di decidere della volontà riproduttiva non è coincisa con un’autonomia della donna nel gestire il proprio corpo.

Abbiamo assistito, nel periodo più vicino alla protesta femminile e al bisogno di affermazione professionale della donna in società, ad una trasformazione estetica che ha modificato il corpo fino ad avvicinarlo all’uomo nelle forme e nell’abbigliamento (pensiamo solo alla diffusione dei pantaloni). Abbiamo quindi visto l’esaltazione di modelli femminili sempre più magri ed esili, quasi senza seno e con fianchi stretti (esattamente l’opposto di un corpo femminile materno).

L’estremizzazione di tutto ciò ha quasi portato all’annullamento del corpo femminile (pensiamo alle modelle anoressiche che, nel rifiuto del cibo, sottendono un rifiuto del corpo materno e della relazione stessa con la donna – madre). La conseguenza di tutto questo ha portato a destituire l’importanza del seno a beneficio di una parte del corpo che è comune denominatore tra i sessi: il sedere.

Sfogliando le riviste di moda degli ultimi anni, la confusione tra i sessi è sempre più evidente. Anzi, è quasi voluta, accompagnata di pari passo alla modifica del target dei consumatori che cercano possibilità seduttive molteplici: etero, omo e bi sessuali.

In pratica si assiste o a estremizzazioni della seduzione maschile e femminile o a una confusione –  quasi fusione – tra le due manifestazioni d’essere.

Nel caso della donna questa esasperazione ha portato a interventi estetici con risultati caricaturali. Donne bambole, donne giocattolo che si possono anche rompere e gettare via, come cose di cui esiste il possesso e non necessariamente il rispetto, in cui il corpo domina sull’essere e non viceversa.

In questi casi, la donna perde la sua personalità per “regalare” totalmente il proprio corpo alla società e al suo modello: da “io sono mia” a “io sono di tutti”.

Riporre l’attenzione sul corpo femminile –  ripensando al corpo di tutti – e sul senso per cui disponiamo di questo “strumento” chiamato corpo è forse utile per analizzare un percorso sociale che ha prodotto all’alienazione del corpo: sempre meno funzionale all’essere e sempre più politico – sociale.

A riguardo pensiamo anche all’attenzione esasperata sull’alimentazione, che va oltre il bisogno primario di sopravvivenza e benessere, che ha portato a una selezione sempre più severa dei cibi al punto da far nascere anche una filosofia di pensiero che teorizza di poter vivere di luce: alimentazione pranica. O ancora all’uso del tatuaggio che esprime un bisogno di personalizzare il corpo per renderlo un esclusivo manifesto esistenziale che altro non è che una necessità di appropriarsi di senso con un linguaggio che non è del corpo, ma del pensiero, a conferma che forse, qualcosa, sul corpo, è andato perduto.

Melina Scalise

 

Le mostre

Venere

Quattro scultrici Fausta Bonfiglio, Laura Lucchini, Alessandra Rossignoli e Gloria Stefanati hanno sezionato il corpo femminile. Partendo dalla Venere di Willendorf, la statuetta paleolitica rinvenuta in Austria 40.000 anni a. C. hanno “estratto” le parti rappresentative del corpo femminile: seno e sedere per declinarle in chiave contemporanea.

“Abbiamo voluto raccontare la donna partendo dal corpo – spiega Fausta Bonfiglio, scultrice e insegnante di scultura – restituendo a quelle parti che connotano la femminilità e la capacità riproduttiva attenzione, senza sovrastrutture. Abbiamo voluto sdrammatizzare il corpo e ripensarlo nella sua veste gioiosa, nella sua abbondanza e generosità, nella sua varietà e personalità. Una mostra che vuole restituire anche attenzione a virtù che caratterizzano la donna il corpo e la personalità femminile come la maternità, la femminilità (spesso confusa o fraintesa con la volgarità), l’accudimento (confuso con il servilismo), la pazienza (intesa come qualità stupida perché costringe all’accettazione), il sentimento della pudicizia che attribuisce valore e salvaguarda il corpo”.

Seni di tutte le taglie, sederi e corpi femminili in creta si susseguono in una ricerca di ridefinizione della forma della femminilità, della tutela del corpo della donna, di esaltazione della bellezza che le è propria per natura.

 

Omaggio alla donna

Maria Pia Facetti, scultrice, ha realizzato una serie di opere che si presentano come delle maschere vuote. Dei perimetri di identità in cui tutte le donne possono riconoscersi e comunque differenziarsi: sentirsi donne e sentirsi diverse e uniche al tempo stesso. Ornamenti del niente o del tutto. “E’ un omaggio alla donna e alla sua storia – spiega l’artista – per tutto quello che ha vissuto, sopportato, sofferto, sognato, sperato, difeso e conquistato”.

 

Il gioco della modella

Marvi Hetzer presenta una serie di fotografie che ritraggono sua figlia in posa come donne di famosi dipinti della storia dell’arte.

Le fotografie non raccontano solo di una straordinaria comunicazione tra madre e figlia e di un gioco di ruoli fondamentale per l’apprendimento, ma suggeriscono nuovi riferimenti, nuovi modelli femminili.

Il gioco di assumere le vesti di queste donne scelte per la loro storia, il loro vissuto e non per il compiacimento estetico è uno straordinario invito a ripensare ai modelli femminili.

Il risultato espressivo che emerge dai ritratti fotografici è straordinario. L’età e la storia di quel corpo ritratto è nello sguardo e nel costume.  L’interpretazione va oltre la posa, va oltre la forma e il gesto del corpo della bambina perché è donna adulta senza bisogno di giocare con le bambole, senza barbie e senza big Jim.

“Di ognuna di queste donne ritrattate, anche se in secoli diversi (e metodi), trovo che siano tutte accumunate dalla bellezza, dalla delicatezza e della forza sprigionata che arriva attraverso i loro sguardi.  Talvolta donne sconosciute, come nei ritratti fiamminghi e del secolo XV ma che attraverso il ritratto si evince una personalità armoniosa, una bellezza senza tempo e delicata. Giocare con l’arte e con l’interpretazione di mia figlia di 4 anni, Victoria, è stato come salire su una macchina del tempo.  Ci ha trasportato dentro al fascino di ciascuna delle donne ritratte e alla capacità interpretativa di grandi maestri della pittura.  Ammirando le linee morbide e la cadenza della luce, più le guardavo per cercare di capire, più ne restavo affascinata” Marvi Hetzer

Nel corso della mostra si svolgeranno eventi correlati al tema:

9 maggio ore 21 spettacolo teatro Danza (coreografia di Federicapaola Capecchi) sulla relazione maschile femminile

26 maggio ore 21 spettacolo teatrale Uccidi chi non ti ama con Opera Liquida, compagnia di Teatro Carcere

27 maggio ore 21 concerto di Marie Antonazzo: La mia vita, una canzone

 

Casa Museo Spazio Tadini

Via Niccolò Jommelli, 24

20131 Milano

Ufficio stampa Spazio Tadini ms@spaziotadini.it

Melina Scalise cell 3664584532

Casa Museo Spazio Tadini  fondata da Francesco Tadini e Melina Scalise