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E Ancora, spettacolo dedicato ad Emilio Tadini, replica venerdi 9 marzo 2018


Danza e teatro per Emilio Tadini all’interno della mostra  “Il ‘900 di Emilio Tadini”, a cura di Francesco Tadini e Melina Scalise, accompagnata da un omaggio fatto da 77 fotografi di PhotoMilano, e da opere di Maria Mulas, Graziano Perotti, Francesco Cito e Joe Oppedisano. Visto il successo, anche di pubblico, e le richieste di coloro che non sono riusciti a venire mercoledì, vi informiamo che lo spettacolo “E Ancora” replicherà eccezionalmente VENERDI’ 9 MARZO 2018 alle ore 21. Vi ricordiamo che la prenotazione è obbligatoria.

opificiotrame@opificiotrame.org – Prenotazioni aperte da oggi – 

Qui alcuni scatti della serata di mercoledì 28 febbraio 2018 di Laura Federica Caligiuri di Photo Milano Club Fotografico Milanese fondato e diretto da Francesco Tadini.

E’ vietato scaricare ed utilizzare qualsiasi immagine da questo articolo. Le immagini sono coperte da diritti e non ne è possibile l’utilizzo senza autorizzazione dei due fotografi e della coreografa.

Qui alcuni scatti della serata di mercoledì 28 febbraio 2018 di Francesco Falciola di Photo Milano Club Fotografico Milanese fondato e diretto da Francesco Tadini.

E’ vietato scaricare ed utilizzare qualsiasi immagine da questo articolo. Le immagini sono coperte da diritti e non ne è possibile l’utilizzo senza autorizzazione dei due fotografi e della coreografa.

Francesco Tadini e lo studio di Emilio


Francesco Tadini non sapeva dove l’avrebbe portato l’avventura di  tenere ancora per mano suo padre anche quando se n’è andato via. Quel biglietto, attaccato alla porta dello studio di suo papà, “Torno Subito”,  gli è sembrato un monito. Così si è impegnato a ridare lustro allo stabile dell’antica tipografia e casa editrice Grafiche Marucelli & Co e, a rimettere a posto, un pezzo alla volta, un muro alla volta, un foglio alla volta quello che era anche lo studio di suo padre, Emilio Tadini.

Per fortuna non l’ha fatto da solo, ma con tutto il sostegno di Melina Scalise. Insieme, giorno dopo giorno, anno dopo anno, hanno inseguito un progetto:

 “Volevamo aprire uno spazio dedicato all’eclettico Emilio, al pittore, allo scrittore, al saggista, al critico, al poeta, al padrespiega Melina, presidente di Spazio TadiniVolevamo fosse tutti gli sguardi e tutti gli interrogativi che Emilio aveva posto e che l’arte potesse raggiungere tutto questo, che il bello si potesse sempre cercare là dove c’era il brutto e che le parole riuscissero a restare solo parole di fronte alle cose della vita. A volte qualcosa è andato storto, a volte abbiamo fatto miracoli, ma senza mai pretendere di essere santi, né maestri. Quest’anno sono dieci anni che esiste Spazio Tadini e ci è sembrato giusto dedicare a Emilio Tadini una mostra particolare che raccontasse di lui, ma, in qualche modo, anche di noi, del nostro modo di tenerlo con noi: Il 900 di Emilio Tadini”.

Coinvolgendo tanti fotografi del gruppo PhotoMilano a raccontare Emilio Tadini per immagini. Qualcuno lo ha fatto attraverso la Casa Museo Spazio Tadini e a suo figlio Francesco Tadini.

Emilio, attraverso Francesco, appare così, sommerso dalle “carte”, felice di immergersi in quel mare immenso di pensieri, parole e disegni che suo padre ha lasciato ecco il ritratto di Gianfranco Bellini.

Francesco Tadini ritratto da Gianfranco Bellini, per la mostra fotografica Omaggio a Tadini, Milano 2018 -17

Poi c’è Anna Limosani che individua figure e miraggi in quella Casa di Loreto, come l’avrebbe chiamata Emilio, dove compaiono Francesco Tadini, Melina Scalise e la danzante Federicapaola Capecchi socia e socia onoraria della Casa Museo.

Anna Limosani, OMAGGIO A EMILIO TADINI, alla Casa Musaeo Spazio Tadini

A cui si aggiunge il “caos” che appartiene a tutte le cose, come lo vedeva Emilio amante dell’anagramma Caos, caso, cosa, che si manifesta nell’interpretazione fotografica di Roberto Longoni.

Roberto Longoni - mostra fotografica Omaggio a Emilio Tadini

Afro Fashion Week MYFRO 2018 nella Casa Museo Spazio Tadini


“Un tulipano non combatte per impressionare nessuno. Non combatte per essere diverso da una rosa. Non ne ha bisogno. Perché è diverso. E c’è spazio nel giardino
per ogni fiore” .
Marianne Williamson

La Casa Museo Spazio Tadini, ospita il 24 e il 25 Febbraio dalle 18.30 un appuntamento con la moda e l’arte africana: MYFRO 2018. L’evento si presenta nella cornice della mostra dedicata a Emilio Tadini, Il ‘900 di Emilio Tadini, il quale, come molti artisti del suo secolo fu influenzato molto dall’arte africana.

In una società che appare sempre più multietnica, spesso ci si dimentica di quanto lo sia già stata concettualmente da sempre – spiegano i fondatori della Casa Museo Spazio Tadini, Francesco Tadini e Melina Scalise – per influenze d’arte, culturali e religiose. Un ricchezza per l’evoluzione della specie e del pensiero e che solo l’approfondimento culturale può far emergere in tutta la sua positiva potenzialità”.

Afro Fashion nasce nel 2015 come associazione senza scopo di lucro. Prima nel suo genere in Italia, per il tipo di iniziative dal forte impatto interculturale che intende promuovere,  Afro Fashion propone manifestazioni di moda che vedono la creazione di sfilate dedicate sia alla Haute-couture, sia alla Street-couture, Afro Pop Up Shop, mostre fotografiche, esposizioni, performance di artisti ,
Worksohps, Talk, body painting, afro after party ecc.
Lo scopo principale dell’associazione è quello di creare opportunità per i designers e artisti emergenti, dando loro la possibilità di farsi conoscere da un nuovo pubblico, di penetrare nuovi mercati, di acquisire esperienze e notorietà al livello internazionale; permettendo loro di diventare attori e non più spettatori .

#AFWM2018 MYFRO 
L’associazione Afro Fashion presenta in collaborazione con Couleurs du Monde, Museo d’Arte e Scienza e Casa MuseoSpazio Tadini e con PhotoMilano mediapartner fotografico –  dal 22 al 25 febbraio 2018, la Afro Fashion Week Milano Febbraio 2018 che avrà come tematica MYFRO. Un evento che si terrà in tre locations diverse a seconda delle attività: Museo d’Arte e Scienza , Spazio Tadini- Casa Museo e Byblos Milano e vedrà la partecipazione di designers, hairstylists e artisti emergenti con diverse provenienze ma accomunati nelle loro creazioni da influenze di derivazione africana.
Giorni di sfilate, mostre fotografiche, streetshooting, Pop up shop, Workshop, Red Carpet , Afro aperitivi e di momenti: “Meet your favorite afro Influencer”. In altre parole è l’occasione perfetta per entrare in contatto con il mondo afro e conoscerne le ultime tendenze. La novità di questa edizione è lo spazio dedicato all’arte del capello AFRO con due Hair Fashion shows al rendez-vous durante i quali verranno presentate acconciature studiate e realizzate ad hoc per l’evento.

I brand e gli artisti presentati sono:

Maison Jemann (Camerun) / NatFash (Nigeria) / Urban Fashion Paris (Francia) / ChiBeKa (Togo) / Flixbry Culture (Nigeria) /Anapenda (Italia)/ Amnon Kivity (Israele)

SCARICA calendario afro fashion week milano feb 2018 

Afro Fashion Week Milan catwalk // Exhibitions//Workshops 22 – 25 Febbraio 2018, Milano
Evento realizzato con la collaborazione di: Couleurs du Monde, Mas, Museo di arte e scienza, Casa Museo Spazio Tadini, Anapenda, Afro Italian Souls, Yuna, African Fashion Wear, PhotoMilano, Wacom4u.

 

Emilio Tadini sull’arte africana commentando il lavoro di Pablo Picasso:

“Les Demoiselles d’Avignon” 1907, MoMA, New York

«L’arte negra? Non la conosco!», ebbe a dire Picasso una volta. Si parlava troppo dei suggerimenti formali che potevano essergli derivati dalle statuette negre che in quei tempi passavano nelle mani degli artisti parigini. Effettivamente il discorso era mal posto. Il problema di Picasso non era certo di imitare certi lineamenti esotici per un effetto di gusto nuovo. Le suggestioni dell’arte negra ci furono, ma in profondità. La voga parigina delle statuette negre non era che un episodio minore dell’interesse che parte dell’alta cultura di quel momento portava a manifestazioni d’arte di pensiero primitive, dove il significato della realtà era espresso in tutta una vasta serie di relazioni interiori. L’arte negra poté suggerire a Picasso una ragione profonda di rompere l’immagine reale per renderla più sottilmente espressiva, più intima. L’arte negra non è realistica perché si pone certe funzioni «religiose»: perché vuole rappresentare una oggettività completa, interiore ed esteriore, secondo una certa ideologia. Che ne fosse completamente cosciente o no, Picasso realizzava la sua rivoluzione di fronte alla realtà per motivi analoghi. Una forma agitata dalle emozioni non gli bastava più. Egli voleva costituire una struttura di tutto ciò che si oggettiva sui vari piani dell’essere (fisici e spirituali). In certe stilizzazioni di quei nuovi volti che apparivano nella pittura europea con i suoi quadri potevano restare tracce dei suggerimenti formali dell’arte negra. Ma questa non era che l’indicazione di una ricerca più profonda, perché una nuova magia animasse la figurazione pittorica. ……………

Nel suo periodo detto «analitico» egli non scompone un oggetto per renderlo visibile da tutti i punti di vista. Sostituisce piuttosto ad una sostanza fissa e immutabile dell’oggetto, del reale, una serie di sue apparizioni, di suoi fenomeni. Così un oggetto finisce con l’essere formato da una serie di relazioni: prima di tutto con lo spazio. Con i quadri del cubismo analitico lo spazio non è più un luogo dove certe cose avvengono. È la dimensione stessa dell’accadere. Entra in relazione con l’oggetto: prende parte alla sua stessa forma. La nuova magia dell’immagine che Picasso ha incominciato a cercare nei primi quadri cubisti, con quelle figure simili ad idoli negri, si risolve qui nella immagine di ogni oggetto. “

Novecento Italiano: Il ‘900 di Emilio Tadini nella Casa Museo Spazio Tadini


 A cura di Francesco Tadini e Melina Scalise

Dal 23 febbraio al 18 marzo

Casa Museo Spazio Tadini, via Niccolò Jommelli, 24 Milano

Apertura al pubblico 23 febbraio ore 18.30 ingresso 5 euro

Un percorso inedito sui cicli pittorici e le pubblicazioni più importanti dell’artista, scrittore, poeta e saggista italiano nella sua casa natale, un’antica casa editrice degli anni Venti, nonchè suo atelier. Per la prima volta in mostra Tadini pittore e scrittore con il contributo narrativo di 80 fotografi che arricchiscono il percorso letterario e concettuale mostrando la forte attualità del suo pensiero.

(orari mostra: 24 e 25 febbraio dalle 15 alle 18 – in queste due giornale l’orario subisce una variazioni – per tutte le settimane successive rimane valido l’orario seguente: da mercoledì a sabato dalle 15.30 alle 19.30 e domenica dalle 15 alle 18.30)

Con il patrocinio di Municipio 3 di Milano e Comune di Milano

All’interno della rassegna Novecento Italiano organizzata dal Comune di Milano per porre l’attenzione sui processi storici, culturali e artistici del secolo appena trascorso, non poteva mancare un approfondimento su uno degli autori milanesi più eclettici della cultura italiana del Novecento: Emilio Tadini.

Il suo amico Umberto Eco lo definì “Un pittore che scrive e un artista che dipinge” e queste “due anime” sono state per Tadini un irresistibile ed instancabile strumento di analisi della cultura del suo secolo, ma soprattutto della condizione umana:

ll senso della vita credo stia proprio nel cercarne il senso. E credo che l’arte, la cultura e anche le passioni rispondano proprio a questo: contribuire a dare un senso alla vita.“ (Emilio Tadini)
Per conoscere la ricca e significativa opera letteraria e artistica di Emilio Tadini dal 23 febbraio al 18 marzo 2018 si svolge a Milano un’esposizione nella sua casa natale, in via Jommelli, 24, una traversa di via Porpora, tra Loreto e Lambrate, luogo di riferimento anche di alcuni suoi racconti. Nella Casa Museo Spazio Tadini, a lui dedicata e sede dell’archivio, fondata dal figlio, Francesco Tadini (regista e autore televisivo) e Melina Scalise ( psicologa e giornalista), tutte le sale connesse all’atelier dell’artista proporranno un percorso duplice tra arte e scrittura, tra immagini e figure. Le sale, appartenute all’ex tipografia del padre di Emilio, Grafiche Marucelli & Co, ospiteranno i grandi trittici, opere pittoriche rappresentative di vari periodi della ricerca artistica di Emilio Tadini, disegni, sculture, opere di design, lavori pittorici inediti. In altre sale, compreso l’ex studio, una mostra di quadri rappresentativi di diversi cicli pittorici, arricchiti anche da appunti, quaderni e lavori letterari: romanzi, poesie, saggi e fotografie di una vita. Un percorso costellato da momenti di riflessione sulla sua visione dell’arte nel 900 e sulla sua ricerca filosofica con il supporto di contributi fotografici prodotti da fotografi contemporanei aderenti al gruppo PhotoMilano che documenta il capoluogo lombardo per immagini (www.photomilano.org).

I fotografi di PhotoMilano sono:
Diego Bardone, Francesco Falciola, Cesare Augello, Elisabetta Gatti Biggi, Luigi Alloni, Giovanni Paolini, Walter Ciceri, Gian Paolo Grignani, Alberto Scibona, Gianfranco Bellini, Laura Caligiuri, Francesca Giraudi, Giovanni Gianfranco Candida, Domenico Sestito, Fabio Zavattieri, Andrea Rossato, Francesco Summo, Adele Caracausi, Daniela Loconte, Alberto Grifantini, Michele Salvezza, Alessandra Antonini, Francesca Gernetti, Franco De Luca, Tiziana Granata, Rodolfo Cammarata, Giuseppe Di Terlizzi, Elvira Pavesi, Rosario Mignemi, Corrado Formenti, Armando Melocchi, Anna Limosani, Giovanna Paolillo, Maria Luisa Paolillo, Angelica Mereu, Cinzia Beatrice Stecca, Roberto Ramirez, Federica Tamagnini, Cristina Risciglione, Renato Corpaci, Matteo Garzonio, Romina Pilotti, Silvia Questore, Roberto Longoni, Fabio Natta, Antonella Fiocchi, Stefano Barattini, Luca Barovier, Michele De Fusco, Fabio Bonfanti, Maria Grazia Scarpetta, Marvi Hetzer, Walter Turcato, Claudio Stefanoni, Magda Chiarelli, Mimma Livini, Cristiano Vassalli, Roberto Crepaldi, Marisa di Brindisi, Marco Simontacchi, Claudio Manenti, Nerella Buggio, Giuliano Leone, Paola Fortunato, Lorena Tortora, Roberto Manfredi, Maria Cristina Pasotti, Bruno Panieri, Marina Labagnara, Antonia Rana, Alberto Chignoli, Andrea Fraccaro, Emanuele Cortellezzi, Daniele Rossi, Maurizio Buttazzo, Marco Bellavita.
A tale gruppo si aggiunge, con alcuni suoi disegni, l’artista Eleonora Prado.

Emilio Tadini 009 ph.MariaMulas, 1984,
Emilio Tadini 009 ph.MariaMulas, 1984,

Nato nel 1929 e morto nel 2002, Emilio Tadini ha vissuto appieno i momenti salienti del 900 dalla Grande Guerra fino alle soglie della rivoluzione linguistica e relazionale data dal web. Ha vissuto l’urgenza della ricostruzione, ha dovuto elaborare il dolore della perdita dei suoi genitori ancora ragazzo, ha saputo costruire nuove visioni sulla città collaborando anche con le istituzioni pubbliche, ha progettato la sua vita attorno alla curiosità culturale che gli è sempre appartenuta divorando libri tanto da entrare nelle commissioni di diversi premi letterari tra cui il Bagutta, di cui fu anche presidente.  Davanti a un bicchiere al bar Giamaica, nei piccoli atelier di pittori allora sconosciuti, tanto quanto nelle sale dell’informazione dei grandi quotidiani, come il Corriere della Sera, o negli studi della Rai o della Radiotelevisione Svizzera, nelle sale riunione di importanti aziende italiane, come l’Eni, nei palazzi dell’Arte, come l’Accademia di Brera, Emilio Tadini era il pensatore, il produttore di idee, il commentatore, il critico, il designer, l’uomo della comunicazione e l’intellettuale a tutto tondo.

Nei suoi dipinti e nei suoi scritti, tanto quanto nelle sue recensioni e testi critici sull’arte del 900 emerge una straordinaria capacità di sintesi frutto di uno studio attento di artisti, scrittori, poeti, filosofi e psicoanalisti. “Quando mio padre non dipingeva – ricorda il figlio, Francesco Tadini – era perché mia madre, Antonia, lo portava fuori da Milano, nella nostra casa in Valsesia, a Campertogno, condivisa per un breve periodo con la famiglia Fallaci, quella dell’”Oriana”. Lì, in tre mesi, scriveva un romanzo. Era instancabile e qualunque cosa producesse era naturalmente un’edizione degna d’interesse o addirittura di un premio Campiello. Del resto esordì scrittore ad appena vent’anni, con un poemetto di poesie “La passione secondo Matteo” sulla rivista Il Politecnico scelto da Vittorini e Montale.  Tradusse autori significati del 900 come Pound, Eliot, Auden, Stendhal, Melville, Shakespeare, Joyce e di tutto questo mondo lui e noi figli, io e Michele, ne fummo intrisi. Ricordo sere in cui io appena ventenne rinunciavo ad uscire con gli amici perché a cena c’erano Umberto Eco e Furio Colombo. Mi divertivo più con loro che con i coetanei, rimanevo incantato ad ascoltarli nei loro discorsi seri e poi subito a ridere di ogni cosa, perché l’approfondimento culturale colmava sempre con il paradosso e non c’era filosofia che tenesse rispetto al piacere di stare felicemente tra scherzi e battute insieme”.

EVENTI CORRELATI ALLA MOSTRA

Il 24 e 25 febbraio, dalle 18.30 la mostra sarà visitabile nel contesto di un approfondimento sull’arte e la moda africana che tanto ha influenzato la produzione artistica del 900 in collaborazione con Afro Fashion Week e in esposizione una serie di maschere Africane collezionate da Tadini.

Il 28 febbraio e il 9 marzo ore 21 sono in calendario due spettacoli di danza – ideati coreografati da Federicapaola Capecchi –  in Omaggio a Emilio Tadini.

A finissage della mostra, il 18 marzo alle ore 18.30  è previsto il concerto a tre voci e fisarmonica di The Apricot Tree con musica del repertorio jazz anni 40 in particolare con brani del Quartetto Cetra.

Emilio Tadini 013 ph.Franco Pardi, New York 1983,
Emilio Tadini 013 ph.Franco Pardi, New York 1983,

Breve Biografia di Emilio Tadini

Emilio Tadini (Milano 5 giugno 1927-Milano 25 settembre 2002) è stato uno scrittore, un pittore, un critico d’arte, un poeta, un drammaturgo, un giornalista (della carta stampata e della televisione), un intellettuale civilmente impegnato.

Ha detto di lui il suo amico Umberto Eco: “uno scrittore che dipinge, un pittore che scrive”.

La giovinezza

Emilio Tadini nasce a Milano il 5 giugno del 1927. Rimane orfano di madre a 6 anni e pochi anni dopo anche del padre per un incidente stradale. Vive la sua giovinezza prevalentemente accudito e accompagnato nella sua crescita dalla zia e dalla nonna. Con suo fratello eredita la tipografia e Casa Editrice Grafiche Marucelli acquistata dal nonno in via Jommelli, 24. In quella palazzina su due piani, sfiorata dai bombardamenti durante la seconda guerra mondiale tra il quartiere Casoretto e piazzale Loreto, vivrà poi tutto il resto della sua vita. E’ cresciuto tra l’odore degli inchiostri, nella piccola impresa di famiglia dove venivano stampati i primi giornali economici: l’Esercente e il Corriere Agricolo, poi schiacciati dalla concorrenza di nuove testate economiche come Il Sole 24 Ore. Quest’attività fu poi seguita dal fratello Gianni, mentre Emilio ereditò dal padre la passione per la scrittura a cui dovette rinunciare per ragioni economiche e vi si dedicò da giovanissimo.

 

Scrittore

Emilio ad appena vent’anni, nel 1947, mostra i suoi interessi intellettuali e pubblica un poemetto sulla rivista di Elio Vittorini “Politecnico”: La passione secondo San Matteo per il quale riceve un premio da Montale, Solmi e Muscetta. Si laurea in Lettere ed inizia un mai interrotto lavoro di scrittura: poesie, saggi, romanzi. Nel 1960 pubblica Tre poemetti , nel 1963 per Rizzoli il romanzo Le armi l’amore, dedicato all’impresa di Carlo Pisacane. Poi seguirono L’Opera(Einaudi 1980); La lunga notte(Rizzoli) 1987 (vince il Premio Campiello); L’insieme delle cose, poesia edito da Garzanti (1991), La tempestaEinaudi 1993 (Premio Strega), La deposizione ( Einaudi 1997), La distanza ( Einaudi 1998), L’Occhio della pittura 1999, Eccetera ultimo romanzo pubblicato post mortem 2002 a cura del figlio Francesco Tadini e a seguire, a cura di Anna Modena in collaborazione Fondazione del Correre della Sera Poemetti e poesie (Einaudi 2011).

La sua attività letteraria fu accompagnata e influenzata dalla sua attività di studio e traduzione di autori importanti e, all’epoca ancora poco noti, come Pound, Eliot, Celine Faulkner, Malevic. Frequenta intellettuali da cui trae ispirazione come Vittorini, Solmi, Albe Steiner, ma soprattutto, in quella Milano del dopoguerra allaccia amicizia con molti giovani intellettuali e artisti da Umberto Eco a Dario Fo, da Lucio Fontana e Valerio Adami, da Alik Cavalieri a Gianfranco Pardi, da Mario Schifano a Lucio Del Pezzo e tanti altri. Tadini ama anche il teatro e all’interno del “circolo Diogene” con cui andava a teatro tre volte a settimana conosce e frequenta Grassi e Strehler.

 

Pittore

Accanto al suo amore per la scrittura si affianca negli anni ’50 l’amore per la pittura sviluppando un linguaggio pittorico molto autonomo a ricordare figure simboliche di quadri di Bosch. Su questo ciclo di pittura per lo più inserito nella serie “Saggio sul Nazismo” (1960) la galleria Renzo Cortina di Milano dedicò nel 2008 un’ampia esposizione accompagnata da un catalogo.  Negli anni a seguire Tadini si avvicinò al realismo esistenziale e alla  “Pop Art” inglese. Fortemente influenzato dalla Pop art è “Il posto dei bambini” (1966).

Di questo periodo è il ciclo “Vita di Voltaire” (1967) . La sua prima esposizione personale è del 1961 alla Galleria del Cavallino di Venezia e il suo primo collezionista è stato il pittore Trancredi. ma  l’inizio della sua ascesa artistica avviene con la partecipazione alla collettiva presso lo Studio Marconi nel 1965, della quale fecero parte anche altri tre grandi: Mario Schifano, Valerio Adami e Lucio Del Pezzo. Fin dagli esordi, Tadini sviluppa la propria pittura per grandi cicli, costruendo il quadro secondo una tecnica di sovrapposizione di piani temporali in cui ricordo e realtà, tragico e comico, giocano di continuo uno contro l’altro. Seguì il ciclo “L’uomo dell’organizzazione” (1968), Color & Co del 1969, Viaggio in Italia 1970, Paesaggio di Malevic 1971, Archeologia 1972, Magazine Réunis 1973, Museo dell’Uomo, 1974 e Disordine in corpo classico 1981. Nel 1978 e nel 1982 viene invitato alla Biennale di Venezia

Nel 1986 organizza un’importante esposizione alla Rotonda della Besana a Milano dove espone una serie di tele che preannunciano il ciclo dei “Profughi” e quello dedicato alle “Città italiane”, poi presentato nel 1988 alla Tour Fromage di Aosta. Nel 1990 espone allo Studio Marconi una serie di grandi trittici. Del 1992 è la serie Oltremare alla Galerie du Centre di Parigi. Nel 1995 alla Villa delle Rose di Bologna vengono presentati otto grandi trittici de “Il ballo dei filosofi”. A partire dall’autunno 1995 fino all’ estate 1996 una grande mostra antologica e itinerante ha avuto luogo in Germania nei musei di Stralsund, Bochum e Darmstadt accompagnata da una monografia a cura di A.C.Quintavalle. Nel 1996 la mostra de “Il ballo dei filosofi” viene presentata alla galleria Giò Marconi. Nel 1997 espone presso la Galerie Karin Fesel a Düsseldorf, la Galerie Georges Fall a Parigi e il Museo di Castelvecchio a Verona. Gli ultimi cicli dipinti sono quelli delle “Nature morte” e delle “Fiabe che nel 1999 sono presentate alla Die Galerie di Francoforte. Nel 2001 la città di Milano gli rende omaggio con una mostra antologica Emilio Tadini: Opere 1959/2000, a Palazzo Reale. Del 2001 è la celebre sede di Palazzo Reale a Milano ad ospitare l’ultima mostra antologica a lui dedicata, all’interno della quale esponenti del mondo della cultura quali Umberto Eco, Arturo Carlo Quintavalle, Alan Jouffroy gli hanno reso l’ultimo omaggio.

Nell’arco della sua carriera pittorica lo invitano a realizzare esposizioni personali a Parigi, Stoccolma, Bruxelles, Londra, Anversa, Stati Uniti e Sudamerica, sia in gallerie private che presso istituzioni pubbliche e Musei.

Dopo la sua morte (2002) dal 24 al25 settembre 2004, presso il Palazzo Reale di Milano, Fondazione Corriere della Sera organizza il convegno Le figure, le cose a cui partecipano personaggi di spicco della cultura, dell’arte, del giornalismo come Ferruccio de Bortoli, Umberto Eco, Paolo Fabbri, Arturo Carlo Quintavalle, Valerio Adami.
Nella primavera del 2005 il Museo Villa dei Cedri di Bellinzona gli dedica un’ampia mostra antologica. Nel 2007 si tiene a Milano la grande mostra Emilio Tadini 1960-1985. L’occhio della pittura negli spazi espositivi della Fondazione Marconi, della Fondazione Mudima e dell’Accademia di Brera, con un ricco catalogo edito da Skira.

Nel 2008 il figlio Francesco Tadini e la giornalista Melina Scalise fondano l’associazione Spazio Tadini in suo omaggio inglobando negli spazi della tipografia di famiglia, lo studio dell’artista. Nel 2015, Spazio Tadini diventa Casa Museo nel circuito Storie milanesi che raccoglie 15 luoghi della città dove hanno vissuto dei personaggi (artisti, scrittori, designer) che hanno dato un contributo artistico e culturale alla città. Nelle sale della casa museo è possibile visitare l’ex studio e vedere opere dell’artista, oltre alla sua biblioteca. Presso Spazio Tadini ha sede l’archivio degli eredi Francesco Tadini, regista e autore televisivo,  e suo fratello, Michele Tadini, compositore.

 

Incarichi professionali e istituzionali di Emilio Tadini

E’ stato presidente dell’Accademia di Belle Arti di Brera dal 1997 al 2000.

Dal 1992 inizia un’intensa collaborazione con il Corriere della Sera come critico d’arte ed editorialista.

Il 28 novembre 1997 Ha condotto e ideato la trasmissione televisiva sull’arte Contesto su Tele +. Al termine del ciclo di 100 puntate condotte, così si è espresso Aldo Grasso sulle pagine del Corriere della Sera, parlando della trasmissione ideata e presentata da Emilio: “Tadini fa 100 e chiude vincendo la sfida dei libri Che peccato, alla vigilia di Natale ha chiuso i battenti una delle poche trasmissioni civili, intelligenti, pacate della tv italiana (…)” Mentre Alessandro
Baricco disse: “Contesto” ha un’idea del tempo che non nasce dalla cultura televisiva
ma da quella libresca. Solo così è possibile articolare le proprie opinioni”.

Dal 2000 al 2001 collabora con la RSI Cultural (Radio televisione Svizzera)

Direttore Premio Bagutta

Membro della giuria del Premio IX Italo Calvino 1996

 

RICONOSCIMENTI E PREMI

« La passione secondo san Matteo », che vinse il premio “Renato Serra”

Premio Campiello con La lunga Notte

Premio Campiello con L’armi l’amore 

La tempesta, Einaudi 1993 (Premio Strega)

Penclubitalia

 

Il suo pensiero

In uno scritto del 1960, Possibilità di relazione, Tadini aveva chiarito la poetica alla quale, malgrado l’incessante ricerca e metamorfosi del suo lavoro, è rimasto sempre fedele: il principio cui mi attengo, diceva, è quello di “una possibile libertà integrale della ragione…che porta a far saltare ogni diaframma tra il mondo ‘fisico’ e quello ‘spirituale’ (…). È questa presa di posizione che porta logicamente a superare ogni alternativa superficiale di realismo e spiritualismo (o di arte fantastica) proponendo qualcosa che si potrebbe chiamare realismo integrale, nella cui sfera devono essere risolte tutte insieme le funzioni dell’uomo in ogni particolare momento della sua storia”.

Tadini dichiarò la sua avversione nei confronti dell’espressionismo astratto americano, per contro l’espressionismo cinematografico tedesco condizionò non poco la sua visione dello spazio urbano. Se distinse la pop art americana da quella inglese, è perché mentre dalla prima prese le distanze, la seconda gli fu per molti versi congeniale. Non ebbe nessun timore di sperimentare nuovi linguaggi, ma mai per puro gusto avanguardistico o di accumulazione citazionistica post-moderna; al contrario, per arricchire e spostare il patrimonio di una tradizione classica che conosceva a menadito.

In una realtà come quella odierna, ormai definitivamente “sottosopra”, l’uomo sia destinato a sopportare una nuova croce: quella di vivere dentro un universo sconnesso, privo di riferimenti stabili, di territori sicuri, di valori condivisi. Il protagonista ricorrente, una sorta di Pinocchio metafisico e vagamente ridicolo, brancola nel vuoto: anche la forza di gravità sembra non sostenerlo più.

Detta altrimenti: certo che a Tadini premeva dipingere, colorare, distribuire le ombre e le luci. Ma gli premeva in funzione di quel “realismo integrale” ricordato nel suo testo del ’60, gli premeva in funzione di una lettura allegorica del presente, al modo di Beckmann. Gli premeva perché voleva raffigurare, raccontandolo e teatralizzandolo, L’insieme delle cose (come suona il titolo di un suo libro di poesie pubblicato da Garzanti).

 

È nell’intermittenza tra la razionalità e un’oscurità sempre incombente che vivono i personaggi dei suoi quadri. Basti citare, per tutti, il ciclo sul “ballo dei filosofi”, laddove il refrain verbale (un immaginoso e sgangherato “ego fuit”) suona a evidente sberleffo dell’Io cartesiano, che tutto sa e tutto controlla. Qui l’Io, invece, poco sa e meno ancora controlla. Ma non per questo demorde. In fin dei conti l’avventura cui è chiamato è sì tremenda, ma insieme affascinante. Chi infatti vede tra le maglie allentate del reale, il nulla, l’abisso, è ovviamente terrorizzato, ma può anche giovarsi del senso di assoluta libertà che ne discende.

Andata gambe all’aria ogni sistemazione definitiva del mondo, la luce di questa nuova ragione – affidata negli ultimi trittici a una ricorrente, piccola candela, sempre periclitante – sarà magari più fioca, più incerta. Ma finalmente propria: unica, singolare, irripetibile. Così come è stato, ed è, assolutamente unico, singolare, irripetibile, il tragitto artistico ed esistenziale di Emilio Tadini.

 

Casa Museo Spazio Tadini

Fondata nel 2008 da Francesco Tadini e Melina Scalise oggi è inserita nel circuito di case museali, Storiemilanesi (www.storiemilanesi.org)

Apertura mostra Spazio Tadini via Jommelli, 24 Milano

Durata della mostra: dal 23 febbraio al 18 marzo

Apertura 23 febbraio ore 18.30 apertura al pubblico – ingresso 5 euro.

Apertura settimanale

24 e 25 febbraio dalle 15 alle 18  (in queste due giornale l’orario subisce una variazione)

Per tutte le settimane successive rimane valido l’orario seguente:

Da mercoledì a sabato: Dalle 15.30 alle 18.30

Domenica dalle 15 alle 18.30

Spettacolo: E Ancora, dedicato a Emilio Tadini


E Ancora, Federicapaola Capecchi, dedicato a Emilio Tadini
E Ancora di Federicapaola Capecchi

Danza e teatro all’interno della mostra  “Il ‘900 di Emilio Tadini”  a cura di Francesco Tadini e Melina Scalise.  Mercoledì 28 febbraio 2018 replica, in unica data, uno spettacolo ispirato all’opera Fiaba/Image Magie di Emilio Tadini. Lavoro, a lui dedicato, di Federicapaola Capecchi, socia di Spazio Tadini, e che ha realizzato su di lui tre spettacoli. Il secondo, andrà in scena il 9 marzo 2018.

In una mostra di opere, scritti e sculture di Emilio Tadini per raccontare l’autore, ma anche la sua visione del Novecento, prenderanno dunque corpo anche gli appunti “in movimento e in scena” di una coreografa e curatrice di fotografia che da tempo indaga, analizza e ama il lavoro di Emilio Tadini tanto come pittore quanto come scrittore.

E ANCORA è il primo spettacolo del progetto/festival Coreografia D’Arte, un’idea di Federicapaola Capecchi e Francesco Tadini, è ispirato all’opera d’arte Fiaba Image/Magie di Emilio Tadini

coreografia e regia: Federicapaola Capecchi
testi: Federicapaola CapecchiEmilio Tadini, Riccardo Walchhutter

durata: 60′| Produzione OpificioTrame & Spazio Tadini

COSTUMI : Rossella Cavioni Espritnouveau – I costumi che vedete nelle foto sono di repliche del passato. Quelli nuovi, che vedrete in anteprima il 28 febbraio, sono di Rossella Cavioni Espritnouveau

È uno spettacolo molto diverso dai miei “soliti” – dice sempre Federicapaola Capecchi – “nella forma soprattutto. É uno spettacolo che mi sento di consigliare perché è un giuoco, un sogno e un viaggio verso un’umanità possibile”.

Costruito a partire dal quadro ed intorno ad esso. Il dipinto è parte dello spettacolo: sospeso, attore per primo sulla scena e i danzatori e l’attore creano un’ interazione diretta con esso. Una drammaturgia scandita in quadri.

Teatro, Spettacolo E Ancora, Spazio Tadini

Personaggi che si muovono senza peso dentro e fuori ogni piano, situazione, esperienza. L’incanto di vestiti e colori, sembianze sul cui dorso giocar e ridere o mettere un freno alla provocazione di un orizzonte nuovo. Come amare. Si agitano, vivono, fuggono, si spaventano, stanno seduti ad aspettare qualcosa che non arriva e qualcuno o qualcosa che li porterà altrove. Ridono, piangono, scherzano. Ridere stasera, ridere; l’anima che ride è come una preghiera di voli d’uccelli in un mondo di luna, legati come due corpi amanti. Danzano. Senza peso respirano. Danzando superano l’angoscia di un quotidiano a volte drammatico, forse di questo “oggi” patetico; sgranano occhi smarriti su un mondo aggrovigliato tra luci e rumori, spento, e lo rianimano con occhi colmi di stupore, immagini, visioni. Felici e incapaci di esser normali. E allora ridono. Forse si fanno beffe di ogni terrena realtà che non sa vedersi se non greve e pungente, vedono il lato comico, o solo diverso, delle cose, si salvano dalla grevità. Si aggrappano ai lembi di terre sognate, pensate, sentite vere. Ai lembi dell’immagine parola che libera l’immaginazione fantastica. In nessun luogo eppure qui e ora, nella vita di ogni giorno, sorridono agli occhi scontrosi del quotidiano. Accendono cieli di lune dove lo sguardo conquista la vita e il tempo la felicità. Tutto è finalmente davvero possibile. Esibiscono la loro vita, le loro visioni, il loro “giuoco” eccezionale e se non avrete occhi grandi e lucidi, e i desideri a portata di mano, vi appariranno invisibili e inafferrabili. E ancora…continua… Bon voyage et bonne vie.“

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OpificioTrame, spettacolo, E Ancora, su Emilio Tadini, Foto di Fabio Bortot

Ogni spettacolo sente dei “grazie”. Per E Ancora il mio ringraziamento è per Riccardo Walchhutter, che mi ha sempre appoggiato e motivato, e che per i miei lavori ha scritto testi belli, ironici e commuoventi, di grande suggestione. Il mio grazie, come un abbraccio, è per Francesco Tadini, my best friend/brother, con il quale questo spettacolo è nato in lunghe e appassionate “sedute” a tavolino – diverse a tavola – a parlare, a raccontare, a immaginare, ad affabulare. Parlando del quadro di suo padre, e io raccontando tutto quello che mi succede e immagino, ogni volta, dinanzi a quel quadro; in un moto incontrollato mi metto a commentare l’impasto del colore, il segno … Francesco ascoltava, interveniva, volava di qua e di là, si sospendeva perfettamente in quell’immagine che il quadro mette in moto. Fino a quando anche lui, ormai, era parte di quel quadro e di quel viaggio. Il mio grazie, come il mio più bel sorriso, è per Melina Scalise, l’unica donna che sa davvero chi sono, amica veramente, nel grado di corpo che a me piace..sotto pelle. E della quale sento cuore, occhi e respiro ogni volta che danzo.

Federicapaola Capecchi

E Ancora di Federicapaola Capecchi dedicato a Emilio Tadini
E Ancora di Federicapaola Capecchi dedicato a Emilio Tadini

NOTE DELLA COREOGRAFA:

Questo spettacolo è un desiderio. Un sogno, una passione, uno stupore, una speranza, un atto d’amore. Un viaggio verso il possibile. Non vuole essere altro che questo. Volutamente non ho riletto critiche e analisi dell’opera. Perché volevo un rapporto diretto con l’opera, da corpo a corpo, da segno a segno, senza mediazioni o tecnicismi. Ho solo riletto alcuni testi di Emilio Tadini, per risentire le sue parole che, a me, sono sempre arrivate come un corpo.
Amo le opere di Emilio Tadini, quelle dipinte e quelle scritte, e forse anche quelle quotidiane che non conosco, come il fiato che fa respirare. Perché fanno vivere.
Solo altri tre artisti, come lui, hanno veramente smosso desideri e passioni in me: Caravaggio, Hieronymus Bosch e Francis Bacon.
<Nel vostro fiato son le mie parole> diceva Michelangelo. Ecco, mi sentirei di dire che nel flatus dell’impulso della mano di Emilio Tadini son le visioni di un’umanità possibile, di una vita realizzabile; nella materialità dell’impasto di Fiaba-Image Magie, senza prender respiro, tutto in un tempo, son le storie, le vite, i pianti, le risate del gioco del teatro della vita. Che, credo, Emilio Tadini conoscesse benissimo. Qualunque vita. Ho sempre pensato di lui che fosse anche un grande critico del sociale. Sento un legame personale molto forte con i suoi mondi, popolati spesso da figure capovolte, da corpi e segni che … danzano, e nella più complessa delle scritture coreografiche … chi conosce i miei lavori sa che il leit motiv del mio coreografare e dell’uso del contact spinge i corpi ad un’inarrestabile ed inevitabile mutazione fisica, corporea, visiva ed emozionale veicolata dal mio percorso di ricerca, proprio attraverso corpi imperfetti e spesso capovolti, sempre danzanti.

E Ancora di Federicapaola Capecchi dedicato ad Emilio Tadini
E Ancora di Federicapaola Capecchi dedicato ad Emilio Tadini

Con Fiaba-Image Magie sento un legame particolare e fisico. Ogni volta, dinanzi a quest’opera, il sangue scorre più veloce, pulsa, preme, gli occhi sembrano abbagliati se si spostano rapidi da una figura all’altra; il battito accelera fino ad abbracciare il nodo in gola di una commozione soave e profonda; immagini e parole, infinite, si confondono l’una nell’altra fino a perdere significato o ad averli tutti, anche quelli che non conosco, e sospendere tutto il mio corpo, in aria, nel vuoto di una strana solitudine, mai triste, mai greve, nel pieno di una possibile ricompensa, e di un’unica grande immagine che poi ricordo. Un’immagine, una sola, non intesa come normalmente intendiamo questo termine, ma una vera e propria irruzione che rimette in moto il tempo. Quello di un domani possibile se la vita, qualunque vita, si facesse finalmente umana.

Federicapaola Capecchi

E Ancora di Federicapaola Capecchi su Fiaba Image Magie di Emilio Tadini
E Ancora di Federicapaola Capecchi su Fiaba Image Magie di Emilio Tadini

SPAZIO TADINI CASA MUSEO

MERCOLEDì 28 FEBBRAIO 2018 ORE 21

E ANCORA spettacolo

prenotazione obbligatoria : opificiotrame@opificiotrame.org

Ingresso: intero  € 13

ridotto (under 25) € 10

Novecento italiano: Il 900 di Emilio Tadini


Nella Rassegna Novecento Italiano organizzata dal Comune di Milano per celebrare il secolo scorso più di 150 eventi tra cui la mostra “Il ‘900 di Emilio Tadini” presso la Casa Museo Spazio Tadini, via Niccolò Jommelli 24 dal 23 febbraio – 18 marzo 2018.
Una mostra di opere, scritti e sculture di Emilio Tadini per raccontare l’autore, ma anche la sua visione del Novecento. La mostra presenterà anche i testi critici da lui redatti e i video delle trasmissioni televisive che lo hanno visto commentatore di scrittori, artisti e correnti del Novecento. Raccoglie il meglio di Tadini nella casa museo a lui dedicata, dal figlio Francesco Tadini e Melina Scalise. Emilio Tadini è  stata una figura importante del panorama artistico e culturale italiano e milanese.

900 logo

Fiaba del niente, Emilio Tadini
Fiaba del niente, Emilio Tadini

Il Novecento secondo Emilio Tadini nel video di Rai Storia

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La mostra organizzata presso la Casa Museo sarà accompagnata da un percorso fotografico esplorativo in chiave contemporanea della visione del 900 secondo Emilio Tadini risultato di un lavoro di ricerca di un gruppo di fotografi del club fotografico Photomilano.

Tadini, nato a Milano il 5 giugno del 1927 e morto a Milano il 23 settembre del 2002 è stato è stato un pittore, scrittore e saggista.

Oltremarerid tadiniUmberto Eco, suo carissimo amico, lo definì “un pittore che scrive e uno scrittore che dipinge”. Queste due anime si sono tradotte nel suo lavoro pittorico anche in un costante dialogo tra la figura e la parola, tra la filosofia, la psicoanalisi e una lucida capacità di analisi dell’immagine e del lavoro artistico e pittorico: “L’occhio della pittura Garzanti 1999).

Esordisce come poeta ad appena 20 anni con un poema: La passione secondo Matteo pubblicato sulla rivista Il Politecnico di Elio Vittorini e gli viene conferito il premio Serra con alla giuria Montale, Solmi e Muscetta. Inizia a guadagnarsi da vivere come traduttore. Traduce anche opere importanti del Novecento come Stendhal, Pound, Eliot, Céline Faulkner per editori come Einaudi e tanti altri. Intanto frequenta tutti gli intellettuali dell’epoca. Frequentatore del Giamaica conosce tanti artisti. Diventa amico di Fo, Adami, Cavalieri, Fontana, Crepax, Eco, ma anche Furio Colombo, De Bortoli, Armani, Fendi etc…..diventando negli anni una figura di riferimento della cultura.

La sua prima mostra di pittura è al Cavallino di Venezia negli anni 60 e il suo primo collezionista è Tancredi Parmeggiani, noto artista.

Prosegue il suo lavoro artistico con lo Studio Marconi di Milano ed è con Valerio Adami, Lucio Del Pezzo e Mario Schifano tra gli artisti che apre la prima mostra di questa galleria che contribuisce alla storia artistica della città di Milano negli anni d’oro.

emilio tadini bicicletta manifesto

Mentre dipinge scrive diversi romanzi e saggi per cui vince il premio Campiello con La lunga Notte e La Tempesta. Quest’ultimo diventa uno spettacolo teatrale al Franco Parenti per la regia di Ruth Shammah e l’interpetazione di Piero Mazzarella.

Scrive per il Corriere della Sera, conduce trasmissioni televisive sull’arte come Contesto e per la Televisione svizzera.

Nel 2001 a Palazzo Reale viene a lui dedicata un’importante retrospettiva (vedi la mostra raccontata da Emilio Tadini). 

E’ stato direttore dell’Accademia di Brera, membro del premio Bagutta e ricevuto anche diversi incarichi da imprenditori come consulente d’immagine, comunicazione e ideazione.

Una figura a tutto tondo di cui ancora oggi molti giovani dedicano studio e tesi di laurea. Solo lo scorso anno (2017) sono stati pubblicati su di lui due libri: Parole e figure e Quando l’orologio si ferma.

Ecco un breve profilo di Sergio Mandelli sul lavoro artistico di Tadini.

Ma il suo lavoro è questo e molto di più. Un intreccio straordinario che racchiude in un’opera tutta la sua visione del mondo, tutto il suo straordinario talento di avere visioni d’insieme. E per averne un’idea basta entrare in questo dipinto (leggi) 

La camera da letto opera di EMILIO TADINI
La camera da letto opera di EMILIO TADINI

All’interno della mostra un omaggio a Emilio Tadini sarà anche con le repliche di due spettacoli a lui dedicati, realizzati da Federicapaola Capecchi con la sua compagnia OpificioTrame Physical Dance Theatre. Mercoledì 28 febbraio 2018, alle ore 21, IN UNICA DATA va in scena E ANCORA da Fiaba Image Magie, e venerdì 9 marzo 2018 NOW HERE. Essendo entrambi in unica data consigliamo vivamente la prenotazione: opificiotrame@opificiotrame.org 

E Ancora, Federicapaola Capecchi, dedicato a Emilio Tadini
E Ancora di Federicapaola Capecchi

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