Archivi categoria: Emilio Tadini

Tutte le iniziative, le mostre e le notizie su Emilio Tadini

Sfilata di abiti ispirati a Tadini con l’istituto caterina da siena e municipio 3


Milano Fashion Week 2020Contaminazioni: Tadini e la multiculturalità. Sfilata degli abiti realizzati dagli studenti 21 Febbraio ore 18 Casa Museo Spazio Tadini (su invito) 23 Febbraio ore 18 Auditorium Stefano Cerri (ingresso libero)

Conoscenza, Multiculturalità, Scoperta e ri-scoperta delle proprie radici, Condivisione di usi e costumi attraverso lo studio dell’abito, Valorizzazione delle diversità, Innovazione e tradizione.

C’è clima reale e surreale in cui convergono componenti letterarie, oniriche, personaggi, oggetti di uso quotidiano e dove le coordinate spazio-tempo sono annullate. Gli abiti della collezione “Contaminazioni”, ispirata dal multiculturalismo e dallo scrittore e pittore Emilio Tadini, sono nati per sperimentare e mettere alla prova le idee. Nelle sfilata del 21 febbraio presso la Casa Museo Spazio Tadini e del 23 febbraio presso l’Auditorium Stefano Cerri il pubblico avrà modo di viaggiare tra le passioni di oltre quaranta Paesi e quattro continenti da cui provengono gli studenti dell’Istituto milanese “Caterina da Siena” per rileggere in chiave contemporanea gli abiti e i costumi tradizionali.

I punti di forza del lavoro svolto dai ragazzi di moda, comunicazione e design non si limitano solo allo studio e alla ri-scoperta di nazioni più o meno lontane, ma continuano sulla strada che porta alle radici personali e alla condivisione, attraverso la progettazione e la realizzazione di un capo artigianale, di uno slogan, di una scenografia, delle grafiche.

Ogni opera è ricca di colori e suggestioni, come quelle che descrive Emilio Tadini nel libro “La lunga notte” (Rizzoli, 1987): «Tutte le strade che portavano a Loreto erano piene di gente. Viale Abruzzi, corso Buenos Aires, via Andrea Doria, viale Brianza, viale Monza, via Padova, via Leoncavallo, via Porpora… Chi era nella piazza non poteva più andar via, costretto com’era da tutti quelli che continuavano a venire». Quelle stesse strade vengono ogni giorno percorse dagli studenti prima di entrare a scuola, un luogo che si sforza di proporre con loro e per loro un’identità dinamica e non statica, una speranza, sempre e ovunque, una finestra di opportunità per il futuro.

Inizio sfilata:

  • 21/02/2020 ore 18:00 Casa Museo Spazio Tadini, Via Niccolò Jommelli, 24, Milano (ingresso su invito).
  • 23/02/2020 ore 18:00 Auditorium Stefano Cerri, via Carlo Valvassori Peroni, 56, Milano (ingresso libero fino ad esaurimento posti)

Per informazioni e contatti: prof. Pamela D’Antico pamela.dantico@iiscaterinadasiena.edu.it

Partner: Municipio 3 del Comune di Milano / Casa Museo Spazio Tadini / Centro di Formazione Professionale AFOL Metropolitana – sede di Cologno Monzese /Associazione Italiana Pellicciai

«Ci piace molto questo dialogo tra arte e moda. Emilio Tadini aveva collaborato con grandi stilisti come Armani, Krizia e Missoni come consulente. I quadri di Emilio Tadini sono il risultato di contaminazioni di vari linguaggi espressivi, anche interculturali, come per esempio l’arte africana. La sua era una ricerca sull’uomo e sul senso della vita tra spiritualità e vita materiale, pertanto il rapporto tra gli uomini e le cose, tra l’abito e l’uomo era spesso oggetto di analisi. La Casa Museo Spazio Tadini, dove c’è un’esposizione permanente del suo lavoro, offre percorsi sempre attuali, perché intrisi delle grandi domande esistenziali».

Melina Scalise, Responsabile archivio Casa Museo Spazio Tadini

 «Sono orgogliosa di questa bella collaborazione tra gli studenti e il Municipio 3. Ormai si tratta di un appuntamento tradizionale. Ogni anno grazie all’Istituto “Caterina da Siena” anche il nostro territorio dà un contributo originale e di qualità alla Settimana della Moda, un evento così tipicamente meneghino. La rete con le scuole, i poli culturali e il Municipio funziona».

Caterina Antola, Presidente Municipio 3

«Continua il lavoro di valorizzazione dei gioielli artistici del nostro Municipio grazie alla collaborazione preziosa delle nostre scuole. L’anno scorso con Casa Boschi Di Stefano, quest’anno con lo Spazio Tadini, gli studenti dell’Istituto “Caterina da Siena” si trasformano in agenti speciali per scovare le bellezze del territorio, leggerle in modo inedito e farle rivivere con le proiezioni e i modelli che faranno sfilare»

Luca Costamagna, Assessore cultura Municipio 3, Milano

«Dagli studenti e dai docenti dell’Istituto “Caterina da Siena” apprendiamo una bella lezione: la moda non è solo lusso e grandi marchi, la moda può essere anche educazione alla differenza. Come le opere di Tadini, anche i modelli di questa sfilata sono ispirati da un contesto multiculturale. Milano è una città che sa accogliere, così come il Municipio 3 e le sue scuole, che salgono in cattedra quando si parla di valorizzare le differenze e renderle arte e splendidi vestiti».

Manuela Sammarco, Presidente della Commissione educazione Municipio 3 

La sfilata ‘Contaminazioni’ testimonia l’impegno costante della nostra scuola a valorizzare le differenze, in un clima di condivisione e di riconoscimento della ricchezza inesauribile della pluralità. Guardando le opere di Emilio Tadini, gli studenti e le studentesse si sono immersi nel clima surreale delle sue creazioni ed hanno attraversato come in una fiaba le sue città in cui, annullate le leggi dello spazio e del tempo, c’è posto per tutti. Ispirati da questo mondo a colori, hanno scoperto il patrimonio di usi, costumi, storie e memorie, che ciascuno porta con sé in una scuola multiculturale come la nostra. Attraverso abiti, accessori e immagini ci raccontano cosa significa essere cittadini del mondo.

Desidero ringraziare quanti hanno contribuito alla realizzazione di questo evento, in primis Melina Scalise, responsabile e fondatrice della Casa Museo Spazio Tadini insieme a suo marito Francesco Tadini dal 2006.

Un ringraziamento a tutto il personale coinvolto a vario titolo nella realizzazione della sfilata e in particolare alle docenti, con cui condivido l’idea che la qualità dell’istruzione può essere garantita solo da una scuola aperta al mondo.

Antonella Maria Benedetta Cutro, Dirigente scolastica I.I.S. “Caterina da Siena”

Informazioni aggiuntive

I. I. S. “Caterina da Siena”

L’Istituto d’Istruzione Superiore “Caterina da Siena” è da oltre cento anni inserito nel contesto sociale e culturale della città. La visione che ha accompagnato la scuola nasce da una cultura che s’immagina, non solo una cultura delle immagini. Si può sintetizzare in questo modo l’intera offerta formativa nei settori della Moda e del Design della Comunicazione, due volti di un unico progetto capace di offrire agli studenti uno sguardo acuto verso un futuro da inventare. Un futuro che il “Caterina da Siena” cerca di anticipare con l’innovazione didattico-organizzativa e la comunicazione con le aziende di settore, le Università e le Istituzioni.

https://www.iiscaterinadasiena.edu.it/pvw/app/MIIP0011/pvw_sito.php

Casa Museo Spazio Tadini

Spazio Tadini è uno spazio privato gestito dai proprietari e fondatori Francesco Tadini, figlio di Emilio Tadini, regista ed autore televisivo e dalla moglie Melina Scalise, psicologa e giornalista. Ospita l’archivio Emilio Tadini e ha in mostra permanente opere dell’artista. Lo Spazio era sede dello studio dell’artista e, ancor prima, di un’antica Casa Editrice e tipografia “Grafiche Marucelli”. Durante l’anno vengono allestite mostre temporanee di pittura e fotografia. È una delle case museo della città di Milano inserite nel circuito Storie Milanesi che raccoglie 16 luoghi dove hanno vissuto personaggi fondamentali per il loro contributo artistico e culturale alla città.

L’idea ispiratrice, su cui si fonda il centro culturale, è di mantenere vivo lo spirito con cui Emilio Tadini si avvicinava alle arti attraverso uno sguardo ecclettico e multiculturale. Spazio Tadini ormai dal 2006 produce e ospita manifestazioni culturali e artistiche di vario livello anche di taglio internazionale. Ogni anno propone un centinaio di eventi come: mostre, concerti, spettacoli, presentazioni editoriali, convegni.

È possibile visitare lo Spazio Tadini da mercoledì a sabato (15.30/19.30), domenica solo su prenotazione di visite guidate. L’ingresso è libero e le visite guidate a pagamento.

www.spaziotadini.com

AFOL Metropolitana

Il Centro di Formazione Professionale di AFOL Metropolitana nella sede di Cologno Monzese attiva percorsi di formazione professionale nel settore del benessere – Istruzione e Formazione Professionale (IeFP) – per ragazzi e ragazze in uscita dalla terza media. I percorsi sono realizzati in linea con i bisogni occupazionali e le figure professionali richieste dal mercato del lavoro.

I corsi sono di durata triennale e al termine viene rilasciato un attestato di qualifica professionale. Dopo il triennio è possibile frequentare il IV anno per conseguire il diploma tecnico professionale e la relativa abilitazione alle professioni di estetista e acconciatore.

segreteria.cfpcologno@afolmet.it

Antonia Tadini


i l saluto ad Antonia Tadini sulle pagine del Corriere della Sera a cura di Paolo Di Stefano

All’età di 87 anni, il 12 marzo 2019 ci ha lasciati Antonietta Perazzoli, moglie di Emilio Tadini.

Si era sposata con Emilio il 31 luglio del 1958 a Milano. Un matrimonio semplice, senza pompose cerimonie scegliendo i testimoni all’ultimo minuto. Si conoscevano da giovanissimi e hanno avuto due figli Francesco (regista, fondatore di Spazio Tadini con Melina Scalise) e Michele (musicista, compositore e docente a Lione).

Antonia Tadini ha condiviso con Emilio Tadini tutta la sua vita riuscendo a conciliare l’attività di mamma e amministratrice dell’attività del marito, con la sua abilità imprenditoriale e di traduzione di libri d’arte.

CONVEGNO ” LE FIGURE LE COSE ” SU EMILIO TADINI A PALAZZO REALE, ANTONIA TADINI, UMBERTO ECO E FERRUCCIO DE BORTOLI

Negli anni 80 apre un’attività di stilista di maglieria producendo capi d’alta moda e contribuendo a dare valore all’artigianalità femminile italiana che ha contraddistinto un’epoca in cui le donne acquisivano, quasi come dote, capacità sartoriali, manifatturiere e gestionali. Con Adriana D’Antonio, per Rizzoli, pubblica nel 1982 Le mani D’oro, cataloghetto per rendere utile il bello e il superfluo (copia consultabile presso la Casa Museo Spazio Tadini). Il suo impegno nell’editoria assume un ruolo più significativo con la casa editrice Pagine D’arte per cui traduce dal francese diversi testi. Degni di nota in particolare due traduzioni: Artaud le Mômo, Ci-gît e altre poesie di Antonin Artaud la cui traduzione realizzata per Einaudi è di Antonia Tadini e suo marito Emilio a cura di Giorgia Bongiorno e il saggio di Dan Franck, “Bohèmes” Tradotto da Antonia Perazzoli Tadini per Garzanti pubblicato con il titolo Montmartre & Montparnasse. La favolosa Parigi d’inizio secolo.

La sua attività nell’ambito della moda e l’indiscusso impegno culturale e artistico del marito Emilio rendono la coppia protagonista indiscussa della cultura e del panorama artistico milanese in particolare negli anni 80 e 90. Dopo la morte del marito, nel 2002, riduce drasticamente la sua presenza sulla scena pubblica e si dedica interamente alla famiglia.

CONVEGNO ” LE FIGURE LE COSE ” SU EMILIO TADINI A PALAZZO REALE.
Arturo Schwarz , Antonia Tadini e Grazia Varisco

L’hanno salutata ieri gli amici più cari in un cerimonia intima e semplice, come lei desiderava, con interventi di ricordo dei bei tempi passati.

Francesco e Melina Tadini ringraziano tutti coloro che hanno manifestato il loro cordoglio.

Emilio tadini 1967-1972 alla Fondazione Marconi


Emilio Tadini domina la scena artistica milanese della primavera 2019 con due grandi mostre a Milano: la prima, inaugurata presso la Casa Museo a lui dedicata, Spazio Tadini, con “Profughi” (fino al 20 aprile 2019) e la seconda dal 28 di marzo al 28 giugno, presso Fondazione Marconi che presenta “Emilio Tadini 1967-1972”, la terza mostra dedicata all’artista e intellettuale milanese Emilio Tadini. Dopo Emilio Tadini 1960-1985. L’occhio della pittura del 2007 e Emilio Tadini 1985-1997. I profughi, i filosofi, la città, la notte del 2012, questo nuovo progetto espositivo pone l’attenzione sugli esordi della produzione artistica di Tadini, dal 1967 al 1972, ovvero dal primo ciclo Vita di Voltaire, che segna la nascita del suo linguaggio pittorico, fino ad Archeologia.
Considerato uno tra i personaggi più originali del dibattito culturale del secondo dopoguerra italiano, fin dagli anni Sessanta Emilio Tadini sviluppa la propria pittura per grandi cicli, popolati da un clima surreale in cui confluiscono elementi letterari, onirici, personaggi e oggetti quotidiani, spesso frammentari, dove le leggi
di spazio e tempo e quelle della gravità sono totalmente annullate.

Le opere di Tadini nascono da un clima emotivo, da un flusso mentale “in qualche zona semibuia della coscienza” dove le immagini emergono in un procedimento freudiano di relazioni e associazioni e dove le situazioni “reali” che il pittore raffigura sono immerse nell’atmosfera allucinata del sogno, in un clima
surrealista-metafisico. Questo processo automatico si sviluppa, più che sulla prima immagine del quadro, sulla serie: da un’immagine ne scaturiscono altre, modificandola e alterandola.
Ogni volta l’artista produce un racconto, tanto che la sua pittura cresce a cicli, come una serie di romanzi a puntate.
La lettura delle sue opere richiede strumenti di natura concettuale, le immagini apparentemente semplici e immediate, nascondono molteplici significati (“tutto accade davanti ai nostri occhi… il pensiero si ripara… dietro lo sguardo”), non mancano i riferimenti al Surrealismo e alla Metafisica di de Chirico, come anche alla psicanalisi di Lacan e Freud.
Tadini domina con singolare capacità due tipi di linguaggi, il visivo e il letterario, lavorare per cicli lega anche la sua pittura alla cultura letteraria e in particolare alla pratica della scrittura, di cui è maestro. Il suo lavoro è dunque luogo di convergenza di linguaggi differenti.
Tra il 1967 e il 1972 l’attività pittorica dell’artista è particolarmente prolifica e va delinandosi la sua modalità operativa e stilistica.
Punto di partenza è la pop art: le prime due grandi serie di opere per cui Tadini concepisce un linguaggio pop sono la Vita di Voltaire, del 1967, e L’uomo dell’organizzazione, dell’anno successivo. Seguono, nell’ordine, Color & Co. (1969), Circuito chiuso (1970), Viaggio in Italia (1971), Paesaggio di Malevič e Archeologia (1972).
Non sono tuttavia le aggressive manifestazioni tipiche del pop americano a interessarlo, bensì le varianti più introspettive e personali, a volte intellettuali, politiche e critiche, del pop britannico. Un occhio particolare è rivolto all’arte di Kitaj, Blake, Hockney e Allen Jones ma anche a Francis Bacon e Patrick Caufield,
alla Figuration narrative di Adami, Arroyo e Télémaque. Sarà questa una fase di passaggio che l’artista abbandonerà negli anni Ottanta, destinata comunque a lasciare un segno indelebile nei suoi lavori successivi. Accanto ai quadri, la mostra presenta una selezione di disegni e opere grafiche a testimonianza del fatto che Tadini ha sempre affiancato nei suoi “racconti per immagini” tela e carta, pittura e disegno.
Obiettivo finale del progetto espositivo Emilio Tadini 1967-1972 è riportare “alla luce” il lavoro grafico e pittorico del maestro milanese per ricostruire la figura di un artista totale (pittore, disegnatore, intellettuale, scrittore e poeta) colto e profondo, anche alla luce del particolare rapporto con Giorgio Marconi, gallerista, collezionista e soprattutto amico di Tadini.

“L’incontro con Marconi è stato importante, mi ha dato una grande fiducia di potere fare questo lavoro di pittore professionalmente”, racconta lo stesso Tadini. “E subito dopo, lavorando, viene fuori la prima grande serie che è quella della ‘Vita di Voltaire’, dove si vede l’influenza della Metafisica, si alleggerisce la materia pittorica, uso fondi chiari monocromi e comincia un po’ la storia della mia pittura. A questo punto c’è ormai questa come attività professionale, tanto che io sospendo il lavoro letterario: prendo appunti, per me, come se volessi autorizzare davanti a me stesso una scelta.” (A.C. Quintavalle, Emilio Tadini, Fabbri Editori, 1994)

Note biografiche Nato a Milano nel 1927, Emilio Tadini si laurea in lettere e si distingue subito tra le voci più vive e originali nel dibattito culturale del secondo dopoguerra. Nel 1947 esordisce su “Il Politecnico” di Elio Vittorini con un poemetto, cui fa seguito un’intensa attività critica e teorica sull’arte (Possibilità di relazione, 1960; Alternative attuali, 1962; l’ampio
saggio Organicità del reale, su “Il Verri”). Nel 1963 esce il suo primo romanzo, Le armi l’amore (Rizzoli), cui seguono nel 1980 L’opera (Einaudi), nel 1987 La lunga notte (Rizzoli), nel 1991 il libro di poesie L’insieme delle cose (Garzanti) e nel 1993 l’ultimo romanzo, La tempesta (Einaudi).
Al lavoro critico e letterario Tadini affianca, sin dalla fine degli anni Cinquanta, la pratica della pittura. La sua prima esposizione personale è del 1961 alla Galleria del Cavallino di Venezia.
Fin dagli esordi sviluppa il proprio lavoro per grandi cicli, costruendo il quadro secondo una tecnica di sovrapposizione di piani temporali in cui ricordo e realtà, tragico e comico giocano di continuo uno contro l’altro.
Dal 1965 espone regolarmente allo Studio Marconi e nel corso degli anni Settanta tiene esposizioni personali all’estero, a Parigi, Stoccolma, Bruxelles, Londra, Anversa, negli Stati Uniti e in America Latina, sia in gallerie private che in spazi pubblici e musei. È presente in numerose collettive. Dopo la partecipazione alla Biennale di Venezia nel 1978 e nel 1982, allestisce una grande personale alla Rotonda di via Besana nel 1986, dove espone una serie di tele che preannunciano i successivi cicli dei Profughi e delle Città italiane, quest’ultimo presentato poi nel 1988 alla Tour
Fromage di Aosta. Nel 1990 espone allo Studio Marconi sette grandi trittici. Del 1992 è la mostra Oltremare alla Galerie du Centre di Parigi. Nel 1993 la mostra Oltremare, con nuovi quadri, è riproposta da Marconi a Milano. Nel 1995 espone alla Villa delle Rose di Bologna otto trittici del ciclo Il ballo dei filosofi. A partire dall’autunno del 1995 fino all’estate del 1996 ha luogo in
Germania una grande mostra antologica nei musei di Stralsund, Bochum e Darmstadt, accompagnata da una monografia a cura di Arturo Carlo Quintavalle. Nel 1996 Il ballo dei filosofi è riproposto alla Galleria Giò Marconi. Nel 1997 tiene mostre personali presso la Galerie Karin Fesel di Düsseldorf, la Galerie Georges Fall di Parigi e il Museo di Castelvecchio a Verona. Gli ultimi cicli esposti sono quelli delle Fiabe e delle Nature morte. Nel 1999 presenta il ciclo delle Fiabe alla Die Galerie di Francoforte.
Per alcuni anni è commentatore del “Corriere della Sera” e dal 1997 al 2000 è presidente dell’Accademia di Belle Arti di Brera. Nel 2001 gli è dedicata un’ampia retrospettiva nel Palazzo Reale di Milano.
Muore nel settembre 2002. Nella primavera del 2005 il Museo Villa dei Cedri di Bellinzona gli dedica una grande mostra antologica. Nel 2007 viene inaugurata a Milano la mostra Emilio Tadini 1960-1985. L’occhio della
pittura, negli spazi espositivi delle Fondazioni Marconi e Mudima e dell’Accademia di Brera. Opere di Emilio Tadini sono state recentemente oggetto di personali e collettive alla Fondazione Marconi (2009, 2011, 2012, 2015 e 2016); alla Fondazione Roma (Gli irripetibili anni ’60, curata da L.M. Barbero, 2011); alla Permanente (2012) e alla Galleria Cortina di Milano (2013); alla Fondazione Magnani Rocca di Mamiano di Traversetolo e a Villa Olmo di Como (2016). Alla Casa Museo Spazio Tadini, tra le ultime iniziative dedicate all’artista, si segnalano Il ’900 di Emilio Tadini, all’interno della rassegna “Novecento Italiano”, organizzata dal Comune di Milano (2018) e la mostra Profughi, attualmente in corso fino al 20 aprile 2019, che presenta l’omonimo ciclo degli anni Ottanta-Novanta, quanto mai attuale ed emblematico .