La Casa Museo Spazio Tadini ha aderito al Palinsesto 2020 del Comune di Milano dedicato a I talenti delle donne e presenta diverse iniziative rivolte al femminile, tra mostre ed eventi tutti gli eventi in calendario li troverete qui (CLICCA SULLA PAGINA DI PROGETTO per avere una visione d’insieme. I dettagli saranno inseriti di volta in volta).
Di seguito un’anteprima, l’intero progetto è a cura di Melina Scalise
ATTENZIONE A CAUSA DELLA PANDEMIA, TUTTO IL PROGETTO SLITTERA’ A DATA DA DESTINARSI. NELL’ATTESA, SONO PREVISTE ANTICIPAZIONI ON LINE
27 febbraio 2020 Ia storia dell’ostetricia
MOSTRA – 28 febbraio – 20 dicembre 2020
Inaugurazione ore 18.30
PARLAMI DI LEI, tener-A-mente forte
Si tratta della mostra di Emilio Tadini nel salone principale dedicata alla figura femminile nella poetica di Emilio Tadini: PARLAMI DI LEI TENERAMENTE FORTE. Un percorso che vi porterà a scoprire la donna nell’iconografia dell’arte da Pier della Francesca a Joyce, al Vangelo. La mostra sarà inaugurata il 28 febbraio 2020 e sarà correlata con eventi, dibattiti e altro ancora attorno alla figura femminile, sulla creatività, sulla salute della donna, sul parto etc…
CONVEGNI – 6,7,8 MARZO 2020 CONFERENZA MUSEO CITY, COMUNE DI MILANO ore 15.30
La donna, la musa, la santa e la meretrice
a cura di Melina Scalise
Viaggio nell’iconografia femminile nell’arte. Partendo dall’opera di Tadini Melina Scalise vi svelerà alcuni aspetti della figura femminile nell’immaginario collettivo. Costo d’ingresso 7 euro.
Un dialogo a due voci tra due pittori contemporanei, un uomo e una donna che raffigurano il femminile. Inaugurazione 28 febbraio ore 18.30.
Mario De Leo propone le sue FIGURE AMAZZONICHE ritratti di donne che sottolineano nella figura femminile il dialogo con un’energia universale, una vicinanza con il ciclo della Terra, con le vibrazioni dell’Universo. Una figura quanto mai attuale oggi che l’Amazzonia sta andando in fiamme e De Leo, in tempi lontani, vide in quel polmone verde del mondo un’ispirazione forte al tema del corpo femminile e all’energia vitale che se ne trae a vantaggio del mondo e della sopravvivenza del genere umano. (Leggi il testo di Melina Scalise)
Francesca Magro, propone un viaggio alla scoperta delle trasformazioni e trasfigurazioni del corpo femminile nella società contemporanea. Un focus sulla manipolazione della donna così intensamente espresso nel ciclo IL CORPO E LA CARNE e OLTRE UOMO. Leggi il testo di Melina Scalise
MOSTRA -Il 18 settembre 18 ottobre 2020
LA MASSAIA E LA MANAGER
Copertina del libro di educazione al risparmio rivolto alle massaie
Tratto da Il tesoro della massaia opuscolo del 1929 scritto ed edito da Ugolino Marucelli, mostra La massaia e la manager Casa Museo Spazio Tadini
Inaugura il 18 settembre alle ore 18.30 la mostra La massaia e la manager, a cura di Melina Scalise. Un percorso fotografico sul lavoro femminile partendo dal ruolo della massaia raccontato in un opuscolo del 1929 edito e scritto da Grafiche Marucelli, IL TESORO DELLA MASSAIA un vademecum d’epoca che ci riporta il ruolo della donna nel 900 e ci evidenzia le sue capacità manageriali in seno alla famiglia. (partecipa al CONTEST fotografico). Durante la mostra si svolgeranno incontri a tema sul lavoro femminile e il loro ruolo sociale.
La fotografia di Alberto Scibona in mostra alla Casa Museo Spazio Tadini dal 24 gennaio al 22 febbraio 2020 con L’Umanità è un soggetto umoristico. L’esposizione comprende una selezione fotografica di più di 40 immagini. Apre al pubblico il 24 gennaio alle ore 18.30 (Spazio Tadini via Niccolò Jommelli, 24). L’ingresso è libero. Apertura da mercoledì a sabato dalle 15.30 alle 19.30. Ogni sabato ingresso visite guidate 7 euro (visita a tutto il museo compresa la mostra permanente di Emilio Tadini). La mostra è a cura di Francesco Tadini e Melina Scalise.
Nessuna parola, né narrazione o commedia avrebbe espresso così bene le numerose occasioni umoristiche del caso e del caos metropolitano come le fotografie di Alberto Scibona. Puoi camminare da solo per strada, entrare da solo in una chiesa, visitare da solo un museo e, nonostante questo, scoprire che la città ti sorride sempre e ti parla. Puoi non sentirti mai solo, basta saperla guardare. Là dove l’umanità si concentra, lavora, corre e ti ignora succedono strane convergenze della casualità. Le persone, i loro oggetti, le loro espressioni, il loro vissuto e le loro costruzioni aprono un dialogo sorprendente tra loro. Queste connessioni generano sinapsi interpretative di scene di città che per il fotografo Alberto Scibona sono rapide quanto un click. Le situazioni davanti al suo obiettivo assumono il senso della contraddizione, dell’assurdo e del riso fino a quell’humor che esprime il bisogno comune di saper sorridere del nulla apparente che si genera dal caos.
Nelle sue fotografie trovi una scarpa che ti guarda con il volto di chi vuole mostrarti come ci si sente nel “Svegliarsi col piede sbagliato”,
Alberto Scibona Svegliarsi con il piede sbagliato
trovi il palo a cui vorresti abbracciarti come una bicicletta in cerca di sicurezza,
Alberto Scibona – Stiamo vicini vicini!
impari che non tutte le strade portano a Roma,
Alberto Scibona per tutte le direzioni
scopri che la stampa non rispecchia più le tue alte ideologie,
Alberto Scibona Una vita per i bicipidi
ti sorprendi che il non “desiderare la donna d’altri” può portarti a desiderare la donna di nessuno,
Alberto Scibona Attrazione Fatale
incontri cani che come umani fanno i bulli del quartiere,
Alberto Scibona – Il mastino ha loro in bocca
che le Chiese svelano conversazioni “dell’altro mondo”
Alberto Scibona – Le vie della rete sono infinite
e che è più facile essere riconosciuti per un nome scritto su uno zaino piuttosto che su un documento d’identità.
Alberto Scibona – Lei non sa che sonno ho io
Dante Alighieri scrisse la Divina commedia per raccontare con parole nuove il caos del suo tempo. Quella commedia in versi oggi la possiamo raccontare con un altro segno e disegno e figura: la fotografia. Un’immagine, senza parole, in silenzio e attraverso un solo sguardo arriva al mondo intero e lo descrive, lo critica e lo trasforma.
Le fotografie affollano i social, il web, i giornali, le televisioni e si moltiplicano esponenzialmente, ma a differenza di chi scatta per affermare il proprio essere e vivere il mondo, un fotografo deve porsi il problema di scegliere in che lingua parlare. L’immagine scelta, postata o stampata deve essere una cifra linguistica, una decisione narrativa. Alberto Scibona ha scelto di raccontare la commedia umana, soprattutto quella della metropoli, dove l’umanità ha scelto di concentrarsi, di costruire, di lavorare, di progettare, di gestire di più e ancora di più. Milano è certamente l’emblema italiano di questo più, del fare di più. Così le sue fotografie hanno conquistato anche il cuore di uno dei gruppi fotografici social tra i più attivi del capoluogo PhotoMilano, e migliaia di persone apprezzano, tutti i giorni, la sua commedia metropolitana raccontata per immagini. I suoi scatti viaggiano insieme ai suoi titoli esilaranti e scopri che ti appartengono, che lui ha colto il fotogramma del film in cui anche tu sei protagonista, ma distratto sei passato oltre senza accorgerti.
“Umorismo – dice la definizione – è sostantivo maschile, è la capacità di rilevare e rappresentare il ridicolo delle cose, non implica una posizione ostile o puramente divertita, ma l’intervento di un’intelligenza arguta e pensosa e di una profonda e spesso indulgente simpatia umana”.
Ebbene quell’”intelligenza arguta” e “indulgente simpatia umana” appartengono pienamente ad Alberto Scibona fotografo. Dunque cittadini milanesi – e non solo – per ogni caso del caos … “Comunque, buon anno”.
Mostra d’arte di quattordici artisti, pittori e fotografi, che hanno donato un lavoro originale per la pubblicazione del quinto numero del libro d’arte REAL ART VOLUME #5 – 2019destinato, ogni anno a una raccolta benefica contro la povertà in Italia. La mostra apre il 29 novembre alle ore 18.30 e sarà possibile acquistare il libro d’arte per tutta la durata della mostra presso la Casa Museo Spazio Tadini di Milano dal 29 novembre al 21 dicembre 2019. Un’idea per un regalo di Natale d’arte e solidarietà.
L’idea è di Franco Grugnola, in arte PETER HIDE 311065 che ha incentrato il suo lavoro artistico sull’abuso dell’accumulo di denaro.
installazione di peter hide alla Casa Museo Spazio Tadini
Nel desiderio di coinvolgere altri artisti a sostenere il valore dell’arte come bene che van ben oltre la speculazione economica e l’elogio estetico ha ormai da cinque anni, a sue spese, pubblicato un volume d’arte che, ogni anno sostiene progetti sociali diversi aiutando istituzioni che lottano contro la povertà in Italia.
L’intero incasso quest’anno sarà devoluto all’Associazione “ANGELI URBANI” di Varese, che aiuta, tramite volontari, i più bisognosi in stato di abbandono.
associazione Angeli Urbani
L’edizione del volume #5, limitata a
130 copie (90 destinate alla diffusione), presenta lavori unici di:
FRANCESCO DE MOLFETTA
GINO GINI
MARCO GRASSI
HACKATAO
MASSIMO KAUFMANN
MARK KOSTABI
MAX MARRA
FABRIZIO MOLINARIO
OLINSKY
PETER HIDE 311065
ISABELLA RIGAMONTI
MAX HAMLET SAUVAGE
CATERINA TOSONI
BETTY ZOLA
Il progetto ha saputo coinvolgere artisti, stampatori, editori, giornalisti uniti nel nome dell’arte e dalla solidarietà.
Il volume originale e interdisciplinare
coinvolge artisti anche molto differenti tra di loro, invitati a confrontarsi,
rimanendo aderenti al loro percorso artistico, al concetto di serialità
all’interno di un lavoro “unico”,
differente quindi per ogni volume.
Ciascun artista è presente nel volume
con una doppia pagina: un’opera stampata ed una originale applicata, una sorta
di piccolo museo su carta, che invita ad un rapporto anche tattile con il
prodotto artistico.
Il progetto ha avuto, già nelle sue fasi
embrionali, grande sostegno da parte di sedi museali ed istituzionali, tanto da
inserire REAL ART all’interno di un percorso itinerante tra alcune realtà
importanti della provincia. Il volume sarà disponibile nei bookshop del Museo
MA*GA di Gallarate, Museo Bodini di Gemonio, Museo Parisi Valle di
Maccagno con Pino e Veddasca, Casa Museo
Spazio Tadini di Milano, Galleria Villa Contemporanea di Monza, Showcases
Gallery di Varese, al Front desk della Meeting Art di Vercelli e in tutte le maggiori fiere
d’arte italiane ed estere grazie a BiancoscuroArt Magazine di
Pavia. Il progetto ha poi il supporto video da parte di Sergio Mandelli
della galleria Mandelli Arte e “Praline”.
Una lunga rassegna tra le istituzioni
coinvolte presenterà in fasi alterne il solo volume e/o il volume e le opere
degli artisti coinvolti con importanti mostre e rassegne a partire da fine
novembre 2019.
Scrive
Lara Treppiede (Direttrice museo Civico Floriano Bodini – Gemonio) nella
presentazione del volume:
“53 artisti coinvolti, 4 volumi
pubblicati, oltre 150 opere esposte…. Qualche numero per introdurre la nuova
edizione di REAL ART. Il numero #5. Il numero delle conferme e delle
aspettative. Un progetto che si sta consolidando negli anni, che sta crescendo
e coinvolgendo sempre più artisti e realtà culturali del territorio nazionale.
La continuità è un fattore importante di valutazione. Quello che con questo
progetto si è fatto in questi anni altrettanto, proseguendo su una strada di
relazioni e incontri, di scambio e conoscenza.
Anche
quest’anno, con grande piacere, il Museo Civico Floriano Bodini di Gemonio sarà
sede espositiva della mostra collettiva dei 13 protagonisti di REAL ART #5.
Ogni edizione è una scoperta, è un dialogo aperto tra forme espressive intense
e differenti, ma soprattutto ha quel valore aggiunto che contraddistingue REAL
ART, il poter andare oltre il fascino della scoperta visitando una mostra
d’arte e partecipare alla vita di associazioni che spesso la vita la salvano o
perlomeno la rendono migliore.
Rinnovo
anche quest’anno l’augurio di una buona riuscita del progetto, ringraziando chi
ha partecipato tra gli altri, alla nascita dello stesso, Franco Crugnola e
Isabella Rigamonti.”
Per
avere REAL ART # 5 e quindi i 14 pezzi unici di artisti internazionali, basta
fare una donazione minima di €. 100,00 all’associazione ANGELI URBANI di Varese
“ANGELI
URBANI” -associazione onlus-
Punto
di assistenza: ex chalet Martinelli p.zza Trieste, 6 Varese
IBAN IT77T0303210800010000002125
E poi ritirare la copia del volume presso
i bookshop o i punti dedicati.
In alternativa fare richiesta di invio
gratuito tramite posta alla Email showcasesgallery@gmail.com o telefonando al 338 2303595.
L’offerta è detraibile dalle tasse come donazione ad ente onlus.
REAL ART è un progetto di Franco Crugnola Studio di architettura, via San Martino, 11, Varese. Per maggiori informazioni 338.2303595
Press
Showcases Gallery | T 338.2303595
showcasesgallery@gmail.com
BIOGRAFIE DEI 14 ARTISTI CHE PARTECIPANO E HANNO DONATO LE LORO OPERE AL
PROGETTO REAL ART #5-2019
FRANCESCO DE MOLFETTA
Francesco De Molfetta, nato nel 1979,
vive e lavora a Milano, in Italia. Il suo lavoro, scoperto dal famoso
gallerista dell’Arte Povera Franco Toselli, è stato esposto in Italia e
all’estero in tutte le principali fiere d’arte a partire dal 1998. Ha esposto
in tutta Europa in musei e gallerie private. Nel dicembre 2013 è stato invitato
al Centro di design L.A. MOCA in una mostra sulla scena New Pop e Surrealista.
Nel 2010 l’esplosione è con la sua enorme provocazione alla Biennale d’Arte
Sacra con la scultura di Lourdes Vuitton. Ha collaborato con marchi come Nike,
Henry Cotton’s, Fender chitarre e Lamborghini. Ha scritto e diretto quattro
cortometraggi, uno dei quali ha vinto il primo premio Ambrogino d’Oro al
Festival di Milano. Nel 2010 la prima sala museale a Vitoria nei paesi Baschi,
nel 2017 una personale presso il Museo della Triennale di Milano.
GINO GINI
Nato nella città di Mediolanum il
sedicesimo giorno del Leone nell’anno precedente la Seconda Guerra Mondiale.
Liceo Artistico e Accademia Brera Milano.
Nella metà degli anni Settanta dopo
esperienze significative nei gruppi/collettivi artistici (Biennale di Venezia
1976) entra nell’area della Poesia Visiva e ne diventa uno dei protagonisti del
rinnovamento di questa “Poetica” sostituendo il mero esercizio collagistico con
l’attenzione verso un rapporto dialettico tra parola, immagine, scrittura.
La sua poetica indaga anche Il libro d’artista che diventerà
parte fondamentale del suo percorso artistico con oltre 130 opere uniche. Nel
1983 dà
vita con F. Fedi all’Archivio Libri d’artista di Milano con l’ambizioso
progetto di creare un luogo fisico permanente per la raccolta di documenti,
cataloghi, opere-libro da proporre in mostre pubbliche, fondazioni, gallerie,
con l’intento
di diffondere la conoscenza di questo intermedia.
Diventa un teorico del Libro d’artista
scrivendo testi, partecipando a numerose conferenze e simposi; in particolare
ne propone una catalogazione tecnica individuando 12 tipologie operative.
Saranno 45 le mostre nazionali ed internazionali curate e organizzate dall’Archivio.
Nel 2010 invitato tra i curatori/commissari della IV Biennale Artists’ Books
nella prestigiosa Biblioteca Alexandrina in Egitto. Gini ha tenuto 65 mostre
personali e le sue opere, i libri d’artista, la Mail-Art (di cui è stato un
precursore in Italia) sono oggetto di studi e tesi di laurea.
MARCO GRASSI
Marco Grassi ha trascorso l’ultimo
decennio a creare opere con l’obiettivo di rimanere fedele al suo stile
figurativo, evitando i capricci della moda e delle tendenze. Il suo linguaggio
artistico e i soggetti che sceglie evidenziano la sua visione immutabile e la
sua complessa sensibilità, sebbene le sue rappresentazioni della figura
femminile, l’uso di particolari combinazioni di colori e laccature lo abbiano
portato a essere etichettato in modo impreciso come Pop artista.
Sebbene Grassi scelga soggetti delicati
e attraenti, queste figure femminili sono anche energiche e risolute. La loro
rappresentazione in colori vivaci e alla moda fa eco al genere Pop Art, ma i
soggetti stessi sono al di fuori dei confini di quella categoria artistica.
Nelle sue opere più recenti, Grassi ha
abbandonato l’elemento che un tempo era il suo stile e la sua tecnica
distintiva: le pennellate decise che delineavano le sue forme anatomiche e
conferivano un senso di stabilità a tutta la figura e in contrasto con colori
audaci mescolati con spatola e gocciolamenti per scomporli e renderli più
sottili. I suoi soggetti recenti si scagliano su uno sfondo più decisivo e
riflettono le espressioni facciali dei soggetti e il silenzio intenso, creando
una complicità con l’osservatore.
HACKATAO
Da abile “borderliner”, Hackatao fonde
le citazioni colte del passato a forme coraggiose e ultra contemporanee,
stagliandosi come esponente innovativo dello scenario artistico attuale.
Il dittico artistico HACKATAO è formato
da Sergio Scalet e Nadia Squarci. Il duo si forma a Milano nel 2007 lavorando
insieme alla creazione dei Podmork, sculture dalle forme morbide e totemiche,
che si collocano al centro della loro ricerca immaginifica.
La loro tecnica originale è un armonioso sunto
estetico di un intricato flusso di coscienza espresso con la grafite e
delimitato da campiture super-flat in acrilico. I soggetti delle loro opere si
ispirano, pur mantenendo un’assoluta originalità, ad antiche forme pagane, all’alchimia,
alla magia dell’infanzia e ai temi del contemporaneo divenire.
I primi anni della loro attività
artistica (2007-2011) li trascorrono nell’intricata Milano dove partecipano
attivamente all’emergere di nuove correnti artistiche. La loro ricerca
interiore e artistica li spinge a cambiare scenario di vita, una folgorazione
che li porta fino a Oltris, piccolo borgo medioevale incastonato nelle alpi
carniche. Ponendosi “fuori dal mondo” compiono un atto artistico radicale che
permette loro di staccarsi dal Flusso, ma allo stesso tempo partecipandovi in
modo più consapevole.
Da qui la loro arte confluisce su nuovi
materiali come legno e ceramica, facendoli rivivere contaminati dal loro
immaginario.
Dal 2011 al 2018 sono anni prolifici
segnati da diverse personali e progetti in Italia e nel mondo.
La Cosimo Panini sceglie la loro arte
per le copertine di due edizioni special della fortunata agenda Comix. Nei
primi mesi del 2018 gli Hackatao sono tra i primi artisti al mondo a
tokenizzare opere digitali sulla Blockchain di Ethereum con la galleria
digitale SuperRare di New York.
Nasce così il movimento della
Cryptoart, di cui sono tra gli esponenti di riferimento. Le loro opere vivono
così
sia nello spazio fisico che in quello digitale e sono collegate attraverso la
Realtà Aumentata.
Attualmente gli Hackatao collaborano con
la galleria Zanini Arte di San Benedetto Po (MN) e con le gallerie
internazionali di Cryptoart SuperRare e Portion di New York, KnownOrigin di
Manchester.
MASSIMO KAUFMANN
Massimo Kaufmann (Nato a MIlano nel
1963) vive e lavora tra New York e Milano.
Attivo dalla fine degli anni ’80 in
quella generazione di artisti nati dopo il 1960 che si impone sulla scena
italiana dopo le esperienze dell’Arte Povera e della Transavanguardia.Il lavoro
si colloca fin dagli esordi in quella ‘Scena Emergente’ documentata dal Museo
Pecci di Prato nel 1990, nella quale una nuova generazione nata al di fuori
delle ideologie che hanno caratterizzato gli anni passati, attraversa i medium
più
disparati, dall’installazione alla pittura, dalla fotografia al video. In
quegli anni espone in numerose gallerie italiane: Studio Guenzani e Studio
Marconi a Milano, Lia Rumma a Napoli, Galleria Emilio Mazzoli a Modena,
Gianenzo Sperone a Roma. E’ nel 1990 al Museo Pecci di Prato, al Pac di Milano
e alla Galleria d’arte Moderna di Bologna, musei presso i quali vengono
acquisite le sue opere.
Negli anni successivi alcune sue opere
vengono acquisite dai seguenti musei: a Parigi (Fondation Cartier), Berlino,
Martin Gropius Bau (Metropolis) Amsterdam (De Appel) Vienna (Palais
Lichtenstein, Fondazione Ludwig) e a New York (Sperone-Westwater, Bronx Musem),
a Phoenix, Nizza (Musee d’Art Contemporaine) Roma Galleria Nazionale d’arte
Moderna, (Quadriennale 1996 e 2005, Galleria Nazionale d’Arte Moderna) , Milano
(PAC, Triennale, Collezione Palazzo Reale), e nei musei di Graz, Sarajevo, Tel
Aviv. Pubblica numerosi articoli e saggi d’arte contemporanea. (Riscoprire il
Silenzio, Baldini Castoldi Dalai Ed.2004).
Nel Biennio 2006-07 è docente presso le
Accademie di Bergamo e Brescia. Dal 2010 collabora con l’Accademia di Brera a
Milano dove svolge dei seminari sull’arte contemporanea.
Nell’ultimo decennio il suo lavoro si è concentrato su una
pittura astratta, nella quale l’aspetto performativo riveste un ruolo centrale.
Il colore come veicolo emozionale, la pittura praticata come partitura
musicale, il tessuto temporale come elemento portante della creazione
artistica, sono elementi che negli ultimi lavori newyorkesi si dispiegano in
una rilettura astratta del paesaggio urbano e naturale.
MARK KOSTABI
Pittore, scrittore, compositore,
pianista, produttore. Studia disegno e pittura alla California State
University. Nel 1982 si trasferisce a New York e dal 1984 diventa un’importante
figura di riferimento all’interno del movimento artistico dell’East Village.
Durante questi anni si diverte nell’uso provocatorio dei mass media con auto
interviste con a tema l’arte contemporanea.
Dal 1987 ottiene un riconoscimento
internazionale e le sue opere vengono richieste da gallerie di Giappone, Stati
Uniti, Australia e Germania. Nel 1988 fonda “Kostabi World”: il suo
studio, galleria, ufficio a New York. Questa struttura, grazie ai molti
assistenti, produce circa 1000 quadri all’anno, di cui solo una piccola parte
porta la firma del maestro. Dal 1996 divide la sua vita tra New York e Roma
dove diventa un modello per molti artisti italiani. Nei suoi dipinti sono
presenti delle vere e proprie costanti, come la citazione di altre opere e la
raffigurazione di soggetti senza volto che richiamano le figure dei manichini
di De Chirico.
MAX MARRA
Max Marra nasce a Paola, in Calabria,
nel 1950. Trasferitosi negli anni ’70 a Lissone, vi lavora tuttora. Artista di
grande vitalità e forza espressiva, attraversa nel suo iter evolutivo i modi più
vari del fare arte su percorsi di costante contaminazione linguistica. Artista
multidisciplinare, dagli anni ’80 indirizza la propria ricerca verso
l’integrazione del disegno, pittura e scultura utilizzando materiali di forte
valenza comunicativa che si coniugano al linguaggio artistico delle avanguardie
storiche e trovano riscontro nelle radici espressive dell’arte europea. Fitta è
la serie di presenze in rassegne nazionali e internazionali, così come numerose
le mostre personali presso istituzioni pubbliche e gallerie private. Sue opere
figurano in prestigiose collezioni pubbliche e musei come, fra gli altri, la
Banca di Credito Cooperativo di Carate Brianza, sede di Lecco, la Civica
Galleria d’Arte Moderna di Gallarate, il Museo d’arte contemporanea di Lissone,
il Museo Michetti d’Arte Contemporanea di Francavilla al Mare, il Duta Museum
of Arts Giakarta, in Indonesia e il Museum of Arts Guanzou, in Cina.
FABRIZIO MOLINARIO
Fabrizio Molinario nasce a Novara nel
1968, città in cui vive e lavora.
Inizia la sua attività pittorica nel
2003. Ha esposto in diverse Gallerie, spazi pubblici e fiere in Italia e
all’estero. Pittore Autodidatta, versatile, nato fuori dalle accademie, ma
informato dell’arte contemporanea e i meccanismi. Il suo percorso pittorico è
partito dalla gestualità, da una materia quasi “action painting” che
si cristallizzava in forme vulcaniche, dal sapore arcaico, primitivo. Quel
primitivismo che ricorda gli artisti appartenenti all’ “ART BRUT” o all’”outsider
art”. Le opere della serie “FACES” richiamano quel primitivismo
urbano primordiale, la rappresentazione dell’essere umano con impulsi creativi
puri, spontanei, autentici, che operano al di fuori delle norme estetiche. Molinario
da alcuni anni collabora con due Gallerie che trattano la Outsider art del
panorama europeo (Copenaghen-Vienna).
OLINSKY
Olinsky esiste? Quanti anni ha? Dove
vive? Poco importa. Ciò che conta è che oggi noi possiamo
godere della sua arte. L’indiscussa capacità pittorica di Olinsky si rivela
nell’attualizzazione del gesto: scardina il racconto della storia prolungandola
in una riflessione divertita e divertente sull’arte. Il topo ficcanaso,
onnipresente, divertente, ironico, simbolico, protagonista invadente è coniugazione
di tempo e spazio, filo conduttore di un percorso che Olinsky compie con
leggerezza negli ambiti dell’arte attraverso la memoria. Ciò che si legge con
gli occhi, ciò che si sedimenta, ha bisogno della mano, intelligenza del
pittore, per divenire manufatto artistico. Tutti i meccanismi utilizzati da
Olinsky passano attraverso un uso della pittura ad olio che ha una tradizione
vincolante ma che si srotola in una dimensione personale dai risultati quasi
temerari.
Il Professor Paolo Sandano cura da anni
l’Archivio dell’artista.
PETER HIDE 311065
Peter Hide 311065 (Franco Crugnola)
nasce a Varese nella notte di Halloween del 1965.
Di sé scrive: “Ho scelto nel 2004 il
nome d’arte Peter Hide 311065 (mi chiamo Franco Crugnola) derivandolo dall’ossimoro
tra Peter Pan (noto sempiterno bambino buono) e mr. Hyde (la parte brutale e “cattiva”
del dottor Jekyll). I due nomi hanno la stessa notorietà e rappresentano il
primo il bene, l’innocenza, la purezza e la bellezza, il secondo il male, la
cruenta e la forza bruta. Come nel romanzo di R. Stevenson ove la lotta impari
che oppone il bene e il male tra Jekyll a Hyde, mette in gioco temi di grande
suggestione, la metamorfosi e il doppio, lo specchio e il sosia, fino a toccare
le corde più segrete e inconfessate dell’animo umano, cosi nei miei lavori
cerco di ricreare il male che può prevaricarci attraverso un’immagine allegra e
scanzonata.
Cerco di rappresentare attraverso
immagini che fanno parte del nostro vivere quotidiano, ed apparentemente
concilianti, gli opposti che esse stesse rappresentano e di aprire nella mente
dello spettatore, che vorrà approfondirne la lettura, una porta immaginaria
verso il pericolo della sopraffazione dell’effimero. In una società
contemporanea, dove tutto è misurabile col e dal denaro e dove spesso si ha la
sensazione che non solo il materiale ne sia soggiogato, ma anche l’immateriale,
la parte più unica che contraddistingue l’individuo, il denaro, ha per me il
valore simbolico di rappresentare il pericolo di una vasta decadenza culturale
e per opposto il degrado che la sua mancanza ne produce. Non voglio
rappresentare graficamente la povertà, la violenza fisica o psicologica, il
degrado ambientale, ma neppure la bellezza generata solo ed unicamente dalla
manipolazione della ricchezza, la sensazione di potenza quasi divina ed il
sogno di felicità, ma voglio far riflettere su che cosa genera ciò per cui tutti noi
ci affanniamo, viviamo e a volte moriamo: il denaro.”
ISABELLA RIGAMONTI
Isabella Rigamonti nasce nel 1969 e dopo
gli studi artistici ed un esordio nel campo pittorico figurativo, inizia un
percorso di sperimentazione artistica di natura percettiva informale con
tecniche e materiali espressivi inconsueti, che la porta, nel tempo, ad
avvicinarsi alla fotografia.
L’artista da anni utilizza un linguaggio
artistico originale in cui la fotografia è contaminata con il collage e rivolge
la sua attenzione ad alcuni temi specifici.
I suoi “luoghi non luoghi”, abitati da
architetture e personaggi dove gli equilibri fra gli spazi mutevoli diventano,
grazie all’intervento artistico, aree di relazione e di immaginazione
sorprendenti, ed i “riflessi” in cui l’artista indaga le infinite possibilità
che l’architettura ha di essere specchio storico e sociale e generatrice di
contesti urbani sempre nuovi.
Negli ultimi anni ha intensificato la
sua presenza nel settore artistico partecipando a numerose mostre personali e
collettive in gallerie private e spazi museali.
Diverse sue opere sono presenti in musei
pubblici e collezioni private.
MAX HAMLET SAUVAGE
Max Hamlet Sauvage è nato sotto il segno
del Capricorno il 19 gennaio 1950 a Gallipoli (Lecce).. Vive e lavora in Italia
e in Francia. Nel 1969 segue i corsi di pittura della Scuola d’Arte Castello Sforzesco
di Milano e successivamente frequenta l’atelier di Arti incisorie sotto la
guida del professor Pasquale D’Orlando. Nel 1972 frequenta i corsi della scuola
libera di Anatomia a Brera (Milano). Nel 1984 si iscrive ai corsi di fotografia
all’Istituto ISAD con Luciana Mulas e successivamente al Circolo Filologico
Milanese (sezione fotografica) con l’insegnante prof. Virgilio Carnisio.
Fotografa dal 1970. Un artista a tutto tondo che, grazie alla sua lunga
militanza artistica, ha in attivo numerose esposizioni personali, a partire dal
lontano 1972 nella Galleria d’arte Schettini a Milano, per poi
arrivare, nel corso degli anni, a Londra, a New York, in Francia e, in Italia,
altre numerosissime mostre fino a raggiungere il suo amato Salento negli ultimi
anni dove, proprio dal 2019, si è avuta una sua “Donazione permanente” che ha
sede nel Palazzo Ferrari a Parabita (LE). Della sua opera si sono occupati
numerosi di grosso calibro, da Giorgio di Genova, Pierre Restany, Arturo
Schwarz, Andrè
Verdet, Vittorio Sgarbi e tantissimi altri che, per ragioni di spazio non
stiamo qui ad elencare. Molte anche le interviste e i servizi televisivi a lui
dedicati, a partire dal 1977 a cura di Rosenverg (Londra) per la BBC, fino ad
arrivare all’intervista nel 2015 rilasciata al giornalista Diego Vernaleone
(Lecce) per il Tg di Telerama. Attualmente risiede a Tuglie, nel Leccese, e
continua a dedicarsi pienamente all’arte che per lui è cibo per l’anima”.
CATERINA TOSONI
Caterina Tosoni nasce a Milano nel 1961.
Dopo il liceo artistico, interessata ad approfondire lo studio dell’anatomia
umana, si iscrive ad un corso biennale di disegno anatomo-chirurgico. Nel 1982
inizia la sua carriera d’illustratrice lavorando per importanti case editrici
come Garzanti, Mondadori, Rusconi, Fabbri Editori, Peruzzo ma anche per il
Touring Club italiano e la rivista Selezione dal Reader’s Digest.
Negli anni novanta si accosta alla
pittura con un approccio completamente nuovo che la spinge ad indagare il
paesaggio della periferia industriale milanese facendone emergere le
contraddizioni. In questa fase di ricerca Tosoni ritrae soggetti floreali
macroscopici ed iperrealistici che si stagliano sullo sfondo di periferie
industriali sempre rappresentate in fuori fuoco, quasi per velarne il degrado.
Nei primi anni duemila la riflessione
sul paesaggio industriale, unita all’indagine sul rapporto uomo-natura, conduce
Tosoni ad inserire sulla superficie pittorica elementi plastici di vario tipo,
travalicando la superficie bidimensionale del quadro. Sceglie la plastica
-protagonista indiscussa del sistema di produzione industriale moderno- non
solo come elemento simbolico per condurre una riflessione attualissima
sull’inquinamento globale, ma anche come elemento compositivo, al pari del
colore da stendere o della creta da modellare.
L’artista si serve dunque di questo
alfabeto compositivo per creare nuove forme scultoree, come avviene nelle
Metamorfosi, oppure per tracciare percorsi plastici ordinati, come nei Tableau
geometrici o nelle Mappe – cartine geografiche dove gli oggetti ricostruiscono
minuziosamente la topografia dei luoghi – oppure per creare composizioni più
libere come accade nelle Isole dove gli oggetti, disposti sulla superficie con
apparente casualità, sembrano emergere da un mare di plastica colorata, in un
gioco incessante di pieni e di vuoti condotto con grande consapevolezza.
BETTY ZOLA
Il gesto involontario e casuale, le
immagini del sovrappensiero e del sogno; è il non peso delle idee che ricerco
nella mia espressione artistica.
Utilizzo prevalentemente la carta come
materiale di indagine studiandone la composizione e le possibilità
tecnico-espressive, le sue peculiari caratteristiche nell’ accogliere e
filtrare pigmenti per osservarne ed approfondire le varianti cromatiche e di
luce.
REAL ART è un progetto
di Franco Crugnola Studio di architettura, via San Martino, 11, Varese
Per maggiori informazioni 338.2303595
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CASA MUSEO in memoria di EMILIO TADINI- arte, cultura, eventi – Milano