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REAL ART: l’arte per la solidarieta’


Mostra d’arte di quattordici artisti, pittori e fotografi, che hanno donato un lavoro originale per la pubblicazione del quinto numero del libro d’arte REAL ART VOLUME #5 – 2019 destinato, ogni anno a una raccolta benefica contro la povertà in Italia. La mostra apre il 29 novembre alle ore 18.30 e sarà possibile acquistare il libro d’arte per tutta la durata della mostra presso la Casa Museo Spazio Tadini di Milano dal 29 novembre al 21 dicembre 2019. Un’idea per un regalo di Natale d’arte e solidarietà.

L’idea è di Franco Grugnola, in arte PETER HIDE 311065 che ha incentrato il suo lavoro artistico sull’abuso dell’accumulo di denaro.

installazione di peter hide alla Casa Museo Spazio Tadini

Nel desiderio di coinvolgere altri artisti a sostenere il valore dell’arte come bene che van ben oltre la speculazione economica e l’elogio estetico ha ormai da cinque anni, a sue spese, pubblicato un volume d’arte che, ogni anno sostiene progetti sociali diversi aiutando istituzioni che lottano contro la povertà in Italia.

L’intero incasso quest’anno sarà devoluto all’Associazione “ANGELI URBANI” di Varese, che aiuta, tramite volontari, i più bisognosi in stato di abbandono.

associazione Angeli Urbani

L’edizione del volume #5, limitata a 130 copie (90 destinate alla diffusione), presenta lavori unici di:

FRANCESCO DE MOLFETTA

GINO GINI

MARCO GRASSI

HACKATAO

MASSIMO KAUFMANN

MARK KOSTABI

MAX MARRA

FABRIZIO MOLINARIO

OLINSKY

PETER HIDE 311065

ISABELLA RIGAMONTI

MAX HAMLET SAUVAGE

CATERINA TOSONI

BETTY ZOLA

Il progetto ha saputo coinvolgere artisti, stampatori, editori, giornalisti uniti nel nome dell’arte e dalla solidarietà.

Il volume originale e interdisciplinare coinvolge artisti anche molto differenti tra di loro, invitati a confrontarsi, rimanendo aderenti al loro percorso artistico, al concetto di serialità all’interno di un lavoro “unico”, differente quindi per ogni volume.

Ciascun artista è presente nel volume con una doppia pagina: un’opera stampata ed una originale applicata, una sorta di piccolo museo su carta, che invita ad un rapporto anche tattile con il prodotto artistico.

Il progetto ha avuto, già nelle sue fasi embrionali, grande sostegno da parte di sedi museali ed istituzionali, tanto da inserire REAL ART all’interno di un percorso itinerante tra alcune realtà importanti della provincia. Il volume sarà disponibile nei bookshop del Museo MA*GA di Gallarate, Museo Bodini di Gemonio, Museo Parisi Valle di Maccagno con Pino e Veddasca, Casa Museo Spazio Tadini di Milano, Galleria Villa Contemporanea di Monza, Showcases Gallery di Varese, al Front desk della Meeting Art di Vercelli e in tutte le maggiori fiere d’arte italiane ed estere grazie a Biancoscuro Art Magazine di Pavia. Il progetto ha poi il supporto video da parte di Sergio Mandelli della galleria Mandelli Arte e “Praline”.

Una lunga rassegna tra le istituzioni coinvolte presenterà in fasi alterne il solo volume e/o il volume e le opere degli artisti coinvolti con importanti mostre e rassegne a partire da fine novembre 2019.

Scrive Lara Treppiede (Direttrice museo Civico Floriano Bodini – Gemonio) nella presentazione del volume:

“53 artisti coinvolti, 4 volumi pubblicati, oltre 150 opere esposte…. Qualche numero per introdurre la nuova edizione di REAL ART. Il numero #5. Il numero delle conferme e delle aspettative. Un progetto che si sta consolidando negli anni, che sta crescendo e coinvolgendo sempre più artisti e realtà culturali del territorio nazionale. La continuità è un fattore importante di valutazione. Quello che con questo progetto si è fatto in questi anni altrettanto, proseguendo su una strada di relazioni e incontri, di scambio e conoscenza.

Anche quest’anno, con grande piacere, il Museo Civico Floriano Bodini di Gemonio sarà sede espositiva della mostra collettiva dei 13 protagonisti di REAL ART #5. Ogni edizione è una scoperta, è un dialogo aperto tra forme espressive intense e differenti, ma soprattutto ha quel valore aggiunto che contraddistingue REAL ART, il poter andare oltre il fascino della scoperta visitando una mostra d’arte e partecipare alla vita di associazioni che spesso la vita la salvano o perlomeno la rendono migliore.

Rinnovo anche quest’anno l’augurio di una buona riuscita del progetto, ringraziando chi ha partecipato tra gli altri, alla nascita dello stesso, Franco Crugnola e Isabella Rigamonti.”

Per avere REAL ART # 5 e quindi i 14 pezzi unici di artisti internazionali, basta fare una donazione minima di €. 100,00 all’associazione ANGELI URBANI di Varese

“ANGELI URBANI”  -associazione onlus-

Punto di assistenza: ex chalet Martinelli p.zza Trieste, 6 Varese

IBAN IT77T0303210800010000002125

E poi ritirare la copia del volume presso i bookshop o i punti dedicati.

In alternativa fare richiesta di invio gratuito tramite posta alla Email showcasesgallery@gmail.com o telefonando al 338 2303595.

L’offerta è detraibile dalle tasse come donazione ad ente onlus.

REAL ART è un progetto di Franco Crugnola Studio di architettura, via San Martino, 11, Varese. Per maggiori informazioni 338.2303595

Press

Showcases Gallery | T 338.2303595

showcasesgallery@gmail.com

BIOGRAFIE DEI 14 ARTISTI CHE PARTECIPANO E HANNO DONATO LE LORO OPERE AL PROGETTO REAL ART #5-2019

FRANCESCO DE MOLFETTA

Francesco De Molfetta, nato nel 1979, vive e lavora a Milano, in Italia. Il suo lavoro, scoperto dal famoso gallerista dell’Arte Povera Franco Toselli, è stato esposto in Italia e all’estero in tutte le principali fiere d’arte a partire dal 1998. Ha esposto in tutta Europa in musei e gallerie private. Nel dicembre 2013 è stato invitato al Centro di design L.A. MOCA in una mostra sulla scena New Pop e Surrealista. Nel 2010 l’esplosione è con la sua enorme provocazione alla Biennale d’Arte Sacra con la scultura di Lourdes Vuitton. Ha collaborato con marchi come Nike, Henry Cotton’s, Fender chitarre e Lamborghini. Ha scritto e diretto quattro cortometraggi, uno dei quali ha vinto il primo premio Ambrogino d’Oro al Festival di Milano. Nel 2010 la prima sala museale a Vitoria nei paesi Baschi, nel 2017 una personale presso il Museo della Triennale di Milano.

GINO GINI

Nato nella città di Mediolanum il sedicesimo giorno del Leone nell’anno precedente la Seconda Guerra Mondiale. Liceo Artistico e Accademia Brera Milano.

Nella metà degli anni Settanta dopo esperienze significative nei gruppi/collettivi artistici (Biennale di Venezia 1976) entra nell’area della Poesia Visiva e ne diventa uno dei protagonisti del rinnovamento di questa “Poetica” sostituendo il mero esercizio collagistico con l’attenzione verso un rapporto dialettico tra parola, immagine, scrittura.

La sua poetica indaga anche Il libro d’artista che diventerà parte fondamentale del suo percorso artistico con oltre 130 opere uniche. Nel 1983 dà vita con F. Fedi all’Archivio Libri d’artista di Milano con l’ambizioso progetto di creare un luogo fisico permanente per la raccolta di documenti, cataloghi, opere-libro da proporre in mostre pubbliche, fondazioni, gallerie, con l’intento di diffondere la conoscenza di questo intermedia.

Diventa un teorico del Libro d’artista scrivendo testi, partecipando a numerose conferenze e simposi; in particolare ne propone una catalogazione tecnica individuando 12 tipologie operative. Saranno 45 le mostre nazionali ed internazionali curate e organizzate dall’Archivio. Nel 2010 invitato tra i curatori/commissari della IV Biennale Artists’ Books nella prestigiosa Biblioteca Alexandrina in Egitto. Gini ha tenuto 65 mostre personali e le sue opere, i libri d’artista, la Mail-Art (di cui è stato un precursore in Italia) sono oggetto di studi e tesi di laurea.

MARCO GRASSI

Marco Grassi ha trascorso l’ultimo decennio a creare opere con l’obiettivo di rimanere fedele al suo stile figurativo, evitando i capricci della moda e delle tendenze. Il suo linguaggio artistico e i soggetti che sceglie evidenziano la sua visione immutabile e la sua complessa sensibilità, sebbene le sue rappresentazioni della figura femminile, l’uso di particolari combinazioni di colori e laccature lo abbiano portato a essere etichettato in modo impreciso come Pop artista.

Sebbene Grassi scelga soggetti delicati e attraenti, queste figure femminili sono anche energiche e risolute. La loro rappresentazione in colori vivaci e alla moda fa eco al genere Pop Art, ma i soggetti stessi sono al di fuori dei confini di quella categoria artistica.

Nelle sue opere più recenti, Grassi ha abbandonato l’elemento che un tempo era il suo stile e la sua tecnica distintiva: le pennellate decise che delineavano le sue forme anatomiche e conferivano un senso di stabilità a tutta la figura e in contrasto con colori audaci mescolati con spatola e gocciolamenti per scomporli e renderli più sottili. I suoi soggetti recenti si scagliano su uno sfondo più decisivo e riflettono le espressioni facciali dei soggetti e il silenzio intenso, creando una complicità con l’osservatore.

HACKATAO

Da abile “borderliner”, Hackatao fonde le citazioni colte del passato a forme coraggiose e ultra contemporanee, stagliandosi come esponente innovativo dello scenario artistico attuale.

Il dittico artistico HACKATAO è formato da Sergio Scalet e Nadia Squarci. Il duo si forma a Milano nel 2007 lavorando insieme alla creazione dei Podmork, sculture dalle forme morbide e totemiche, che si collocano al centro della loro ricerca immaginifica.

La loro tecnica originale è un armonioso sunto estetico di un intricato flusso di coscienza espresso con la grafite e delimitato da campiture super-flat in acrilico. I soggetti delle loro opere si ispirano, pur mantenendo un’assoluta originalità, ad antiche forme pagane, all’alchimia, alla magia dell’infanzia e ai temi del contemporaneo divenire.

I primi anni della loro attività artistica (2007-2011) li trascorrono nell’intricata Milano dove partecipano attivamente all’emergere di nuove correnti artistiche. La loro ricerca interiore e artistica li spinge a cambiare scenario di vita, una folgorazione che li porta fino a Oltris, piccolo borgo medioevale incastonato nelle alpi carniche. Ponendosi “fuori dal mondo” compiono un atto artistico radicale che permette loro di staccarsi dal Flusso, ma allo stesso tempo partecipandovi in modo più consapevole.

Da qui la loro arte confluisce su nuovi materiali come legno e ceramica, facendoli rivivere contaminati dal loro immaginario.

Dal 2011 al 2018 sono anni prolifici segnati da diverse personali e progetti in Italia e nel mondo.

La Cosimo Panini sceglie la loro arte per le copertine di due edizioni special della fortunata agenda Comix. Nei primi mesi del 2018 gli Hackatao sono tra i primi artisti al mondo a tokenizzare opere digitali sulla Blockchain di Ethereum con la galleria digitale SuperRare di New York.

Nasce così il movimento della Cryptoart, di cui sono tra gli esponenti di riferimento. Le loro opere vivono così sia nello spazio fisico che in quello digitale e sono collegate attraverso la Realtà Aumentata.

Attualmente gli Hackatao collaborano con la galleria Zanini Arte di San Benedetto Po (MN) e con le gallerie internazionali di Cryptoart SuperRare e Portion di New York, KnownOrigin di Manchester.

MASSIMO KAUFMANN

Massimo Kaufmann (Nato a MIlano nel 1963) vive e lavora tra New York e Milano.

Attivo dalla fine degli anni ’80 in quella generazione di artisti nati dopo il 1960 che si impone sulla scena italiana dopo le esperienze dell’Arte Povera e della Transavanguardia.Il lavoro si colloca fin dagli esordi in quella ‘Scena Emergente’ documentata dal Museo Pecci di Prato nel 1990, nella quale una nuova generazione nata al di fuori delle ideologie che hanno caratterizzato gli anni passati, attraversa i medium più disparati, dall’installazione alla pittura, dalla fotografia al video. In quegli anni espone in numerose gallerie italiane: Studio Guenzani e Studio Marconi a Milano, Lia Rumma a Napoli, Galleria Emilio Mazzoli a Modena, Gianenzo Sperone a Roma. E’ nel 1990 al Museo Pecci di Prato, al Pac di Milano e alla Galleria d’arte Moderna di Bologna, musei presso i quali vengono acquisite le sue opere.

Negli anni successivi alcune sue opere vengono acquisite dai seguenti musei: a Parigi (Fondation Cartier), Berlino, Martin Gropius Bau (Metropolis) Amsterdam (De Appel) Vienna (Palais Lichtenstein, Fondazione Ludwig) e a New York (Sperone-Westwater, Bronx Musem), a Phoenix, Nizza (Musee d’Art Contemporaine) Roma Galleria Nazionale d’arte Moderna, (Quadriennale 1996 e 2005, Galleria Nazionale d’Arte Moderna) , Milano (PAC, Triennale, Collezione Palazzo Reale), e nei musei di Graz, Sarajevo, Tel Aviv. Pubblica numerosi articoli e saggi d’arte contemporanea. (Riscoprire il Silenzio, Baldini Castoldi Dalai Ed.2004).

Nel Biennio 2006-07 è docente presso le Accademie di Bergamo e Brescia. Dal 2010 collabora con l’Accademia di Brera a Milano dove svolge dei seminari sull’arte contemporanea.

Nell’ultimo decennio il suo lavoro si è concentrato su una pittura astratta, nella quale l’aspetto performativo riveste un ruolo centrale. Il colore come veicolo emozionale, la pittura praticata come partitura musicale, il tessuto temporale come elemento portante della creazione artistica, sono elementi che negli ultimi lavori newyorkesi si dispiegano in una rilettura astratta del paesaggio urbano e naturale.

MARK KOSTABI

Pittore, scrittore, compositore, pianista, produttore. Studia disegno e pittura alla California State University. Nel 1982 si trasferisce a New York e dal 1984 diventa un’importante figura di riferimento all’interno del movimento artistico dell’East Village. Durante questi anni si diverte nell’uso provocatorio dei mass media con auto interviste con a tema l’arte contemporanea.

Dal 1987 ottiene un riconoscimento internazionale e le sue opere vengono richieste da gallerie di Giappone, Stati Uniti, Australia e Germania. Nel 1988 fonda “Kostabi World”: il suo studio, galleria, ufficio a New York. Questa struttura, grazie ai molti assistenti, produce circa 1000 quadri all’anno, di cui solo una piccola parte porta la firma del maestro. Dal 1996 divide la sua vita tra New York e Roma dove diventa un modello per molti artisti italiani. Nei suoi dipinti sono presenti delle vere e proprie costanti, come la citazione di altre opere e la raffigurazione di soggetti senza volto che richiamano le figure dei manichini di De Chirico.

MAX MARRA

Max Marra nasce a Paola, in Calabria, nel 1950. Trasferitosi negli anni ’70 a Lissone, vi lavora tuttora. Artista di grande vitalità e forza espressiva, attraversa nel suo iter evolutivo i modi più vari del fare arte su percorsi di costante contaminazione linguistica. Artista multidisciplinare, dagli anni ’80 indirizza la propria ricerca verso l’integrazione del disegno, pittura e scultura utilizzando materiali di forte valenza comunicativa che si coniugano al linguaggio artistico delle avanguardie storiche e trovano riscontro nelle radici espressive dell’arte europea. Fitta è la serie di presenze in rassegne nazionali e internazionali, così come numerose le mostre personali presso istituzioni pubbliche e gallerie private. Sue opere figurano in prestigiose collezioni pubbliche e musei come, fra gli altri, la Banca di Credito Cooperativo di Carate Brianza, sede di Lecco, la Civica Galleria d’Arte Moderna di Gallarate, il Museo d’arte contemporanea di Lissone, il Museo Michetti d’Arte Contemporanea di Francavilla al Mare, il Duta Museum of Arts Giakarta, in Indonesia e il Museum of Arts Guanzou, in Cina.

FABRIZIO MOLINARIO

Fabrizio Molinario nasce a Novara nel 1968, città in cui vive e lavora.

Inizia la sua attività pittorica nel 2003. Ha esposto in diverse Gallerie, spazi pubblici e fiere in Italia e all’estero. Pittore Autodidatta, versatile, nato fuori dalle accademie, ma informato dell’arte contemporanea e i meccanismi. Il suo percorso pittorico è partito dalla gestualità, da una materia quasi “action painting” che si cristallizzava in forme vulcaniche, dal sapore arcaico, primitivo. Quel primitivismo che ricorda gli artisti appartenenti all’ “ART BRUT” o all’”outsider art”. Le opere della serie “FACES” richiamano quel primitivismo urbano primordiale, la rappresentazione dell’essere umano con impulsi creativi puri, spontanei, autentici, che operano al di fuori delle norme estetiche. Molinario da alcuni anni collabora con due Gallerie che trattano la Outsider art del panorama europeo (Copenaghen-Vienna).

OLINSKY

Olinsky esiste? Quanti anni ha? Dove vive? Poco importa. Ciò che conta è che oggi noi possiamo godere della sua arte. L’indiscussa capacità pittorica di Olinsky si rivela nell’attualizzazione del gesto: scardina il racconto della storia prolungandola in una riflessione divertita e divertente sull’arte. Il topo ficcanaso, onnipresente, divertente, ironico, simbolico, protagonista invadente è coniugazione di tempo e spazio, filo conduttore di un percorso che Olinsky compie con leggerezza negli ambiti dell’arte attraverso la memoria. Ciò che si legge con gli occhi, ciò che si sedimenta, ha bisogno della mano, intelligenza del pittore, per divenire manufatto artistico. Tutti i meccanismi utilizzati da Olinsky passano attraverso un uso della pittura ad olio che ha una tradizione vincolante ma che si srotola in una dimensione personale dai risultati quasi temerari.

Il Professor Paolo Sandano cura da anni l’Archivio dell’artista.

PETER HIDE 311065

Peter Hide 311065 (Franco Crugnola) nasce a Varese nella notte di Halloween del 1965.

Di sé scrive: “Ho scelto nel 2004 il nome d’arte Peter Hide 311065 (mi chiamo Franco Crugnola) derivandolo dall’ossimoro tra Peter Pan (noto sempiterno bambino buono) e mr. Hyde (la parte brutale e “cattiva” del dottor Jekyll). I due nomi hanno la stessa notorietà e rappresentano il primo il bene, l’innocenza, la purezza e la bellezza, il secondo il male, la cruenta e la forza bruta. Come nel romanzo di R. Stevenson ove la lotta impari che oppone il bene e il male tra Jekyll a Hyde, mette in gioco temi di grande suggestione, la metamorfosi e il doppio, lo specchio e il sosia, fino a toccare le corde più segrete e inconfessate dell’animo umano, cosi nei miei lavori cerco di ricreare il male che può prevaricarci attraverso un’immagine allegra e scanzonata.

Cerco di rappresentare attraverso immagini che fanno parte del nostro vivere quotidiano, ed apparentemente concilianti, gli opposti che esse stesse rappresentano e di aprire nella mente dello spettatore, che vorrà approfondirne la lettura, una porta immaginaria verso il pericolo della sopraffazione dell’effimero. In una società contemporanea, dove tutto è misurabile col e dal denaro e dove spesso si ha la sensazione che non solo il materiale ne sia soggiogato, ma anche l’immateriale, la parte più unica che contraddistingue l’individuo, il denaro, ha per me il valore simbolico di rappresentare il pericolo di una vasta decadenza culturale e per opposto il degrado che la sua mancanza ne produce. Non voglio rappresentare graficamente la povertà, la violenza fisica o psicologica, il degrado ambientale, ma neppure la bellezza generata solo ed unicamente dalla manipolazione della ricchezza, la sensazione di potenza quasi divina ed il sogno di felicità, ma voglio far riflettere su che cosa genera ciò per cui tutti noi ci affanniamo, viviamo e a volte moriamo: il denaro.”

ISABELLA RIGAMONTI

Isabella Rigamonti nasce nel 1969 e dopo gli studi artistici ed un esordio nel campo pittorico figurativo, inizia un percorso di sperimentazione artistica di natura percettiva informale con tecniche e materiali espressivi inconsueti, che la porta, nel tempo, ad avvicinarsi alla fotografia.

L’artista da anni utilizza un linguaggio artistico originale in cui la fotografia è contaminata con il collage e rivolge la sua attenzione ad alcuni temi specifici.

I suoi “luoghi non luoghi”, abitati da architetture e personaggi dove gli equilibri fra gli spazi mutevoli diventano, grazie all’intervento artistico, aree di relazione e di immaginazione sorprendenti, ed i “riflessi” in cui l’artista indaga le infinite possibilità che l’architettura ha di essere specchio storico e sociale e generatrice di contesti urbani sempre nuovi.

Negli ultimi anni ha intensificato la sua presenza nel settore artistico partecipando a numerose mostre personali e collettive in gallerie private e spazi museali.

Diverse sue opere sono presenti in musei pubblici e collezioni private.

MAX HAMLET SAUVAGE

Max Hamlet Sauvage è nato sotto il segno del Capricorno il 19 gennaio 1950 a Gallipoli (Lecce).. Vive e lavora in Italia e in Francia. Nel 1969 segue i corsi di pittura della Scuola d’Arte Castello Sforzesco di Milano e successivamente frequenta l’atelier di Arti incisorie sotto la guida del professor Pasquale D’Orlando. Nel 1972 frequenta i corsi della scuola libera di Anatomia a Brera (Milano). Nel 1984 si iscrive ai corsi di fotografia all’Istituto ISAD con Luciana Mulas e successivamente al Circolo Filologico Milanese (sezione fotografica) con l’insegnante prof. Virgilio Carnisio. Fotografa dal 1970. Un artista a tutto tondo che, grazie alla sua lunga militanza artistica, ha in attivo numerose esposizioni personali, a partire dal lontano 1972 nella Galleria d’arte Schettini a Milano, per poi arrivare, nel corso degli anni, a Londra, a New York, in Francia e, in Italia, altre numerosissime mostre fino a raggiungere il suo amato Salento negli ultimi anni dove, proprio dal 2019, si è avuta una sua “Donazione permanente” che ha sede nel Palazzo Ferrari a Parabita (LE). Della sua opera si sono occupati numerosi di grosso calibro, da Giorgio di Genova, Pierre Restany, Arturo Schwarz, Andrè Verdet, Vittorio Sgarbi e tantissimi altri che, per ragioni di spazio non stiamo qui ad elencare. Molte anche le interviste e i servizi televisivi a lui dedicati, a partire dal 1977 a cura di Rosenverg (Londra) per la BBC, fino ad arrivare all’intervista nel 2015 rilasciata al giornalista Diego Vernaleone (Lecce) per il Tg di Telerama. Attualmente risiede a Tuglie, nel Leccese, e continua a dedicarsi pienamente all’arte che per lui è cibo per l’anima”.

CATERINA TOSONI

Caterina Tosoni nasce a Milano nel 1961. Dopo il liceo artistico, interessata ad approfondire lo studio dell’anatomia umana, si iscrive ad un corso biennale di disegno anatomo-chirurgico. Nel 1982 inizia la sua carriera d’illustratrice lavorando per importanti case editrici come Garzanti, Mondadori, Rusconi, Fabbri Editori, Peruzzo ma anche per il Touring Club italiano e la rivista Selezione dal Reader’s Digest.

Negli anni novanta si accosta alla pittura con un approccio completamente nuovo che la spinge ad indagare il paesaggio della periferia industriale milanese facendone emergere le contraddizioni. In questa fase di ricerca Tosoni ritrae soggetti floreali macroscopici ed iperrealistici che si stagliano sullo sfondo di periferie industriali sempre rappresentate in fuori fuoco, quasi per velarne il degrado.

Nei primi anni duemila la riflessione sul paesaggio industriale, unita all’indagine sul rapporto uomo-natura, conduce Tosoni ad inserire sulla superficie pittorica elementi plastici di vario tipo, travalicando la superficie bidimensionale del quadro. Sceglie la plastica -protagonista indiscussa del sistema di produzione industriale moderno- non solo come elemento simbolico per condurre una riflessione attualissima sull’inquinamento globale, ma anche come elemento compositivo, al pari del colore da stendere o della creta da modellare.

L’artista si serve dunque di questo alfabeto compositivo per creare nuove forme scultoree, come avviene nelle Metamorfosi, oppure per tracciare percorsi plastici ordinati, come nei Tableau geometrici o nelle Mappe – cartine geografiche dove gli oggetti ricostruiscono minuziosamente la topografia dei luoghi – oppure per creare composizioni più libere come accade nelle Isole dove gli oggetti, disposti sulla superficie con apparente casualità, sembrano emergere da un mare di plastica colorata, in un gioco incessante di pieni e di vuoti condotto con grande consapevolezza.

BETTY ZOLA

Il gesto involontario e casuale, le immagini del sovrappensiero e del sogno; è il non peso delle idee che ricerco nella mia espressione artistica.

Utilizzo prevalentemente la carta come materiale di indagine studiandone la composizione e le possibilità tecnico-espressive, le sue peculiari caratteristiche nell’ accogliere e filtrare pigmenti per osservarne ed approfondire le varianti cromatiche e di luce.

REAL ART è un progetto di Franco Crugnola Studio di architettura, via San Martino, 11, Varese

Per maggiori informazioni 338.2303595

Press

Showcases Gallery | T 338.2303595

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REAL ART VOLUME #3 – 2017 – arte e solidarietà


Torna la pubblicazione-portfolio d’arte a carattere benefico con opere uniche ed autografe di 13 artisti contemporanei

copertina REAL ART

Dopo il successo della delle prime due edizioni, torna REAL ART, progetto artistico, nato con l’idea di realizzare annualmente una pubblicazione-portfolio con opere uniche ed autografe di artisti contemporanei e l’intero incasso devolverlo in beneficienza ad enti del territorio.

L’edizione del volume #3, limitata a 130 copie (100 destinate alla diffusione), presenta lavori unici di:

Andrea Bassani

Gianni Cella

Mattia Consonni

Mario De Leo

Marcello Diotallevi

Nataly Maier

Renzo Nucara e Carla Volpati

Claudio Parentela

Peter Hide 311065

Alfredo Rapetti Mogol

Tobia Rava’

Isabella Rigamonti

Tetsuro Shimizu

 

Il progetto ha saputo coinvolgere artisti, stampatori, editori, giornalisti uniti nel nome dell’arte e dalla solidarietà. Il ricavato dell’alienazione, infatti, ogni anno andrà a sostenere un’associazione che opera senza fine di lucro sul territorio. Quest’anno il contributo verrà devoluto alla “MENSA DEI POVERI DI VIA B. LUINI” di Varese, gestita dalle suore della Riparazione -ORFANOTROFIO FEMMINILE ADDOLORATA-  che fornisce, tramite donazioni e volontari, più di 300 pasti giornalieri a famiglie in momentaneo stato di bisogno.

Il volume originale e interdisciplinare coinvolge artisti anche molto differenti tra di loro, invitati a confrontarsi, rimanendo aderenti al loro percorso artistico, al concetto di serialità all’interno di un lavoro “unico”.

Ciascun artista è presente nel volume con una doppia pagina: un’opera stampata ed una originale applicata, una sorta di piccolo museo su carta, che invita ad un rapporto anche tattile con il prodotto artistico.

Il progetto ha avuto, già nelle sue fasi embrionali, grande sostegno da parte di sedi museali ed istituzionali, tanto da inserire REAL ART all’interno di un percorso itinerante tra alcune realtà importanti della provincia. Il volume sarà disponibile nelle migliori librerie di Varese e provincia, nei bookshop del Museo MA*GA di Gallarate, Museo Bodini di Gemonio, Museo Parisi Valle di Maccagno con Pino e Veddasca, Spazio Casa Museo E. Tadini di Milano, Galleria Biancoscuro di Pavia, Galleria Cart 70-10 di Monza, Meeting Art di Vercelli, Showcases Gallery di Varese.

Una lunga rassegna tra le istituzioni coinvolte presenterà in fasi alterne il solo volume e/o il volume e le opere degli artisti coinvolti con importanti mostre e rassegne.

Queste le prime tappe a cui se ne aggiungeranno altre in fase di definizione:

SPAZIO-CASA MUSEO EMILIO TADINI di Via Nicolò Jommelli 24 a 20131 Milano il sabato 25-11-2017 alle ore 17.00. In questa sede ci sarà la PRESENTAZIONE del Volume. Si potrà al contempo visitare le mostre in corso tra cui “CENTESIMI, C’ERA UNA VOLTA LA PICCOLA ECONOMIA”.

GALLERIA CART 70-10 di via Sirtori 7 a 20052 Monza -MB- (zona villa Reale) presentazione del volume e MOSTRA dei 13 artisti invitati con inaugurazione il sabato 02-12-2017 alle ore 18.00.

MUSEO PARISI VALLE di Maccagno con Pino e Veddasca PRESENTAZIONE del Volume REAL ART sabato 09-12-2017 (ora da fissare ma presumibilmente alle 17.30) durante l’inaugurazione della mostra invernale “PAINTINGS, DRAWINGS, SCULPTURES AND OTHER… MOORE – Mostra d’arte in ricordo di Sir John Drake-Moore”

Per la fine di novembre il volume REAL ART #3-2017 sarà in visione e prenotazione-vendita presso la CASA D’ASTE MEETING ART di Vercelli al front desk.

Dalla fine di novembre il volume REAL ART #3-2017 sarà in visione e prenotazione presso gli stand della rivista BIANCOSCURO (media partner) IN TUTTE le maggiori fiere d’arte italiane ed estere.

Per la fine di novembre il volume REAL ART #3-2017 sarà in visione e prenotazione presso SHOWCASES GALLERY di Via San Martino della Battaglia, 11 a Varese.

 

    Calendario delle prime presentazioni ed esposizioni di REAL ART #3-2017

SPAZIO-CASA MUSEO EMILIO TADINI

Via Nicolò Jommelli 24 a 20131 Milano

PRESENTAZIONE – sabato 25 novembre 2017 ore 17.00 con l’occasione si potranno visitare le mostre in corso, tra cui “CENTESIMI, C’ERA UNA VOLTA LA PICCOLA ECONOMIA”.

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GALLERIA CART 70-10

via Sirtori, 7 – Monza

PRESENTAZIONE E MOSTRA DEI 13 ARTISTI INVITATI – sabato 02 dicembre 2017 ore 18.00

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MUSEO CIVICO PARISI-VALLE

Via Gianpaolo 1 – Maccagno con Pino e Veddasca

PRESENTAZIONE – sabato 09 dicembre 2017 ore 17.00 in occasione dell’inaugurazione della mostra invernale “PAINTINGS, DRAWINGS, SCULPTURES AND OTHER… MOORE – Mostra d’arte in ricordo di Sir John Drake-Moore”

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Per la fine di novembre il volume REAL ART #3-2017 sarà in visione e prenotazione-vendita presso la CASA D’ASTE MEETING ART di Vercelli al front desk.

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Dalla fine di novembre il volume REAL ART #3-2017 sarà in visione e prenotazione presso gli stand della rivista BIANCOSCURO (media partner) IN TUTTE le maggiori fiere d’arte italiane ed estere.

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Per la fine di novembre il volume REAL ART #3-2017 sarà in visione e prenotazione presso SHOWCASES GALLERY di Via San Martino della Battaglia, 11 a Varese.

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REAL ART  è un progetto di Franco Crugnola Studio di architettura, via San Martino, 11 , Varese

 

BIOGRAFIE DEI 13 ARTISTI CHE PARTECIPANO E HANNO DONATO LE LORO OPERE A  REAL ART #3-2017

 

Andrea Bassani

Andrea Bassani nasce nel 1954 a Martinengo (BG) dove attualmente vive e lavora. Artista autodidatta, ha frequentato diversi studi di pittori. Inizia la sua carriera artistica partendo dal figurativo per approdare successivamente a soluzioni astratte, che più si adattano ai suoi intenti comunicativi e al suo sentire artistico. Inizia a esporre nel 1971.

Le creazioni di Andrea Bassani vanno oltre il normale concetto di quadro. Superando il confine della tela, si trasformano in semi-sculture. Le tavole sono tagliate in diverse forme, per poi essere di nuovo cucite e assemblate fra loro, a creare un unico elemento inscindibile.

Forma e colore sono la sintesi perfetta del significato intrinseco delle opere. Esse rappresentano, infatti, una continua sperimentazione di forme e di colori. Così da un’opera appena ultimata, nasce il progetto per realizzarne una nuova, alla ricerca continua e instancabile della perfezione finale. “…Una ricerca che si spinge verso nuove spazialità mentali, psicologiche, intellettuali, governate da una fisicità occulta resa ancor più intima e recondita dalla presenza della tela che copre il costrutto interiore, apparentemente “pseudo-artigianale”, la cui metodica realizzativa trasforma l’uomo-artista in “Faber”; artefice del proprio destino, del modo in cui esso viene manifestarsi e ad esplicarsi…”. – (Giosuè Allegrini 2013)

 

Gianni Cella

L’artista è nato a Pavia nel 1953, è un visionario della vita, prolifico, polimorfico e caleidoscopico che vive in un perenne isolamento adolescenziale. Nel gennaio 2000 ha abbandonato il collettivo Plumcake per sentirsi responsabile del suo mondo creativo ed iniziare un nuovo percorso individuale tra disegno, pittura e scultura.

L’artista punta la sua attenzione, con i suoi rilievi plastici e le sue maschere allestite, sul senso di inadeguatezza sempre più crescente nei confronti di noi stessi e degli altri. I suoi personaggi sono l’allegoria dell’insensatezza, dell’immaginazione fantastica, caratterizzata tuttavia da uno sguardo affettuoso e buffo nei confronti della vita che attenua la malinconia.

Spesso le sue opere sono una grottesca e caricaturale visione di volti con un occhio solo, sbuffanti, a forma di stella o asteroide, a raccontare una realtà concreta ma nel contempo “psichica”, che narra di pulsioni nascoste, stati d’animo attraverso un bernoccolo, un occhio solitario, una smorfia. La scelta ci parla del senso destabilizzante della vicinanza con “la gente”, della difficoltosa relazione che viene a crearsi tra noi e gli “altri”, amici o nemici che siano. (Sabina Melesi)

I suoi lavori sono collocati nei più importanti musei e gallerie internazionali.

 

Mattia Consonni

“Musica per gli occhi” è il nome che meglio definisce la prolifica attività artistica di Mattia Consonni, Modellando principalmente vinili come materia pura e duttile, ma anche CD, seppur in minor parte, Mattia forgia nuove forme per i dischi, che integrati con le tele, assumono una nuova identità ispirata dall’ascolto degli amatissimi brani. Nascono, dunque, soggetti astratti e simbolici che svelano ed esprimono attraverso la sinergia del colore e dei materiali, le più svariate emozioni ed i messaggi che l’autore intenzionalmente vuole trasmettere per raccontarsi e raccontare.

Eloquente e di grande effetto è osservare come l’artista interpreti e si avvicini al significato del brano musicale che intende rappresentare nella maggior parte delle tele realizzate.

“Musica per gli occhi” propone uno stile inedito, un’arte contemporanea ed ecocompatibile, in cui gli oggetti in disuso, riciclati ed elaborati, acquisiscono una sorta di immortalità in una connotazione nuova, emozionante, eclettica che svela anticonformismo ed ironia.

 

Mario De Leo

Mario De Leo, pittore, musicista e poeta, nasce a Ruvo di Puglia, in provincia di Bari, nel 1944.

Si trasferisce a Milano all’inizio degli anni ’60.

Negli anni Settanta alterna l’attività di pittore a quella di musicista collaborando con il maestro Giancarlo Disnann, curatore degli arrangiamenti di tutte le sue composizioni, raccolte nel primo LP dal titolo “Suonata Situazione”. L’eclettismo di De Leo lo porta a esplorare la scrittura, e nei primi anni Ottanta scrive il suo primo breve racconto, “Corpo Circuito”.

Alcuni testi poetici del1’artista sono inseriti nel volume “Canti dell’immigrazione”, edito da Garzanti (MI), “Antologia interdisciplinare per la scuola media”, edito Ape – Mursia, e “Canti sociali e politici”, edito da Gamma Libri (MI).

Con l’attore Moni Ovadia e il musicista Riccardo Sinigaglia (tra gli altri) fonda la cooperativa di musica popolare “l’Orchestra”. Insieme a Michele Straniero, etnomusicologo, dà vita allo studio nazionale di musica etnica. Riceve numerosi riconoscimenti nella veste sia di pittore che di musicista, e nel 1980 compone la colonna sonora del film “Sole, acqua, terra, vento”, della regista americana Jane R. Speiser, prodotto dal regista torinese Daniele Segre. Con Luigi Bianco, poeta, performer e giornalista, e altri artisti, fonda la rivista culturale “Osaon” e, in seguito, il bimestrale di interscambio culturale “Harta”. In quegli anni di grande fermento artistico, De Leo partecipa a premi, concorsi, rassegne tematiche ed esposizioni collettive in Italia e all’estero.

Nel 2011 viene segnalato da Vittorio Sgarbi per il progetto “54ma Biennale Internazionale d’Arte di Venezia – Padiglione Italia”, in occasione del 150° anniversario dell’unità d’Italia.

 

Marcello Diotallevi

Marcello Diotallevi è nato il 24 aprile del 1942 a Fano.

Ha vissuto a Roma dal 1946 al 1974 dove, per un decennio, ha esercitato l’attività di restauratore presso il Laboratorio di restauro in Vaticano. Ha inizio in quegli anni anche la sua attività artistica all’insegna dell’irrequietezza. Come pittore prima, poi come scultore nei primi anni Settanta -, quindi per un po’ si occupa di grafica e infine inizia a scrivere. Sul finire degli anni Settanta hanno inizio le sue incursioni nell’area della Mail Art e della Poesia Visiva. In oltre quarant’anni di costante attività ha collaborato con suoi interventi a libri e riviste nazionali e internazionali. Ha allestito mostre personali nelle maggiori città italiane e all’estero, partecipando nel contempo a esposizioni collettive in tutto il mondo. Fa parte del gruppo di intervento artistico “I metanetworker in spirit”. Si occupa in prevalenza di Poesia Visiva, Mail Art, installazioni e libri d’artista. E’ l’autore della copertina della Guida al Musée National d’Art Moderne-Centre Georges Pompidou di Parigi (Hazan Editeur, 1983). Nel 2007 è invitato al 52° Biennale di Venezia, Eventi Collaterali, “Camera 312 – promemoria per Pierre”. Figura nella Storia dell’arte italiana del ‘900, Generazione anni Quaranta di Giorgio Di Genova, edizioni Bora, Bologna 2007. Dal 1974 abita a Fano.

 

Nataly Maier

Nataly Maier nasce a Monaco di Baviera, nel 1957, vive e lavora a Milano e Starnberg. Dopo gli studi di filosofia al Leibniz-Kolleg di Tübingen, frequenta a Monaco la scuola di fotografia. Dalla fine degli anni ’80 si dedica al superamento bidimensionale della fotografia, applicando alcune immagini su dei supporti tridimensionali, ri-attribuendo loro un valore plastico. Dal 2002 nella sua ricerca artistica emergono sconfinamenti verso la pittura, sempre concentrandosi sul colore stesso.

La sua prima mostra personale nel 1992 è alla Galleria L’Attico di Roma, ha esposto inoltre al Goethe Loft di Lione, nel 2001 installa una grande limone per la mostra Hommage an eine Sehnsucht alla Villa Romana di Firenze. Altre personali: presso Galleria Fumagalli, Bergamo, Galleria Il Milione, Milano, MEB arte studio, Borgomanero, Antonella Cattani a Bolzano contemporary, Galleria Artesilva, Seregno e alla Galerie Heufelder, Monaco. La Fondazione Calderara di Vacciago ha ospitato nel 2015 la sua mostra Pregnanza del colore.

 

Renzo Nucara e Carla Volpati

Il progetto ARBRE MAGIQUE che Renzo Nucara e Carla Volpati portano avanti da alcuni anni nasce dall’incontro dei singoli percorsi artistici: gli animali di Renzo Nucara e i personaggi immaginifici, chiamati Puppet di Carla Volpati. Popolato o ricreato con la leggerezza delle sue sagome sospese, l’albero si trasforma in un Arbre Magique, sorprendendo lo spettatore e al tempo stesso trasmettendo a chi lo guarda un messaggio di attenzione nei confronti della natura e salvaguardia della biodiversità. Renzo Nucara è tra i fondatori del gruppo Cracking Art. Alle installazioni con il gruppo ha sempre affiancato la sua ricerca artistica, che negli anni recenti si è focalizzata su opere in plexiglas: Stratofilm (strati di metacrilato che inglobano oggetti ritrovati o del quotidiano) e Shape (forme e animali che contengono altre forme). Carla Volpati ha iniziato il suo percorso artistico alla fine degli anni novanta, con opere composte da “frammenti di natura” (ciottoli, piccoli sassi) dall’impronta quasi zen per arrivare a sequenze più complesse, all’uso deciso del colore e a maggiore varietà di materiali. A partire dal 2010, con la serie “Made in Italy”, realizza cicli di opere: In fila per sette, Puppets e Inabox.

 

 

Claudio Parentela

Nasce a Catanzaro nel 1962, dove vive e lavora. Claudio Parentela è un illustratore, pittore, fotografo, mail artista, collagista, cartoonist, giornalista free lance…attivo da molti anni nella scena underground internazionale. Ha collaborato e collabora con tantissime zines magazines di arte contemporanea, letterarie e di comics in Italia e nel mondo. Scrive di sé:

“Amo disegnare e dipingere i forti contrasti, i contrasti assoluti, i contrasti ingarbugliati e contraddittoriamente annodati in inestricabili fili. Mi piace disegnare emozioni assolute e indescrivibili, cercare di comprendere quello che sento e che non riesco ad afferrare. Il pennello, la penna, l’inchiostro nero sono il mezzo elettivo, il bianco della carta è l’anima e la mente vuote…l’inchiostro le riempie di significato…dà loro forma e le deforma e le trasforma… e le consuma e si consuma in esse. Il bianco e il nero sono l’assoluto contrasto, l’eterna guerra che non ha mai inizio né fine…la guerra tra tutto e tutti, senza sopravvissuti…con tante vittime e con nessuna vittima…nella mia anima ci sono sempre stati così tante contraddizioni, il tempo e col tempo le ho ridotte di volta in volta le ho accorpate in poche contraddizioni in un’unica contraddizione, la contraddizione e opposizione palese, definita e nettissima del bianco contro e del nero. Amo descrivere le mille sfumature dell’animo umano, i mille pensieri che si mescolano con le emozioni, i colori, i rumori, nella mente, negli occhi, nell’inchiostro e d’inchiostro e di carta bianca… nel cuore trafitto e perennemente vincitore e vinto”.

 

Peter Hide 311065

Peter Hide 311065 (Franco Crugnola) nasce a Varese nella notte di Halloween del 1965.

Di sé scrive: “Ho scelto nel 2004 il nome d’arte Peter Hide 311065 (mi chiamo Franco Crugnola) derivandolo dall’ossimoro tra Peter Pan (noto sempiterno bambino buono) e mr. Hyde (la parte brutale e “cattiva” del dottor Jekyll). I due nomi hanno la stessa notorietà e rappresentano il primo il bene, l’innocenza, la purezza e la bellezza, il secondo il male, la cruenta e la forza bruta. Come nel romanzo di R. Stevenson ove la lotta impari che oppone il bene e il male tra Jekyll a Hyde, mette in gioco temi di grande suggestione, la metamorfosi e il doppio, lo specchio e il sosia, fino a toccare le corde più segrete e inconfessate dell’animo umano, cosi nei miei lavori cerco di ricreare il male che può prevaricarci attraverso un’immagine allegra e scanzonata.

Cerco di rappresentare attraverso immagini che fanno parte del nostro vivere quotidiano, ed apparentemente concilianti, gli opposti che esse stesse rappresentano e di aprire nella mente dello spettatore, che vorrà approfondirne la lettura, una porta immaginaria verso il pericolo della sopraffazione dell’effimero. In una società contemporanea, dove tutto è misurabile col e dal denaro e dove spesso si ha la sensazione che non solo il materiale ne sia soggiogato, ma anche l’immateriale, la parte più unica che contraddistingue l’individuo, il denaro, ha per me il valore simbolico di rappresentare il pericolo di una vasta decadenza culturale e per opposto il degrado che la sua mancanza ne produce. Non voglio rappresentare graficamente la povertà, la violenza fisica o psicologica, il degrado ambientale, ma neppure la bellezza generata solo ed unicamente dalla manipolazione della ricchezza, la sensazione di potenza quasi divina ed il sogno di felicità, ma voglio far riflettere su che cosa genera ciò per cui tutti noi ci affanniamo, viviamo e a volte moriamo: il denaro.”

 

Alfredo Rapetti Mogol

Nato a Milano nel 1961, la formazione artistica di Alfredo Rapetti Mogol risente del clima famigliare, dove da generazioni si respirano musica, letteratura, poesia. Giovanissimo, Rapetti è introdotto dal nonno materno, Alfredo De Pedrini, Presidente dell’Associazione Arti Grafiche, nell’ambiente artistico milanese, arrivando a maturare la passione per la pittura, alla quale si uniscono la formazione presso la scuola del Fumetto a Milano, le collaborazioni in ambito editoriale, mentre l’esercizio pittorico viene sperimentato in diverse direzioni, destinate a confluire, nel 1996, nello studio degli artisti Alessandro Algardi e Mario Arlati che invitano Rapetti a condividere con loro la ricerca pittorica. Nell’atelier di Via Nota Rapetti lavora quattro intensi anni, arrivando a maturare l’esigenza di coniugare le sue due più grandi passioni: la scrittura e la pittura, intendendole quali visualizzazioni del processo mentale e psicologico. Grazie ad una tecnica particolare, detta impuntura, l’azione del dipingere si fonde così con l’atto dello scrivere, e le parole iniziano ad essere segnate non solamente su fogli ma anche nelle tele.

Segni, tracce, graffiti di un’umanità creativa e consapevole, le opere di Rapetti proseguono quell’ideale tragitto di una scrittura pittorica che tanto più è universale, quanto più sa frantumarsi e confrontarsi con i secoli della storia dell’arte, dalle avanguardie storiche al concettuale, passando per le esperienze spazialiste di Lucio Fontana e le grafie astratte degli anni Cinquanta.

Trovata la forma espressiva congeniale alla sua poetica, fra la fine degli anni Novanta ed oggi è davvero notevole l’attività espositiva, sia personale che collettiva, conseguita dall’artista, instancabile come la sua opera sempre in viaggio fra l’Italia e il resto del mondo: universale, appunto.

 

Tobia Rava’

Tobia Ravà (Padova, 1959), lavora a Venezia e a Mirano. Ha frequentato la Scuola Internazionale di Grafica di Venezia ed Urbino. Si è laureato in Semiologia delle Arti all’Università di Bologna, dove è stato allievo di Umberto Eco, Renato Barilli, Omar Calabrese e Flavio Caroli. Ha iniziato a dipingere nel 1971 ed espone dal 1977 in mostre personali e collettive in Italia, Belgio, Croazia, Francia, Germania, Spagna, Brasile, Argentina, Cina, Israele, Giappone, Stati Uniti. È presente in collezioni sia private che pubbliche, in Europa, Stati Uniti, America Latina e in Estremo Oriente. Dal 1988 si occupa di iconografia ebraica. Nel 1993 è il promotore del gruppo Triplani, che, partendo dalla semiologia biplanare, prende il nome dall’ipotesi di un terzo livello percettivo derivato dall’aura simbolica, accanto a quelli del significato e del significante. Nel 1998 è tra i soci fondatori di Concerto d’Arte Contemporanea, associazione culturale che si propone di riunire artisti con le stesse affinità per riqualificare l’uomo ponendolo in sintonia con l’ambiente e rendere l’arte contemporanea conscia dei suoi rapporti con la storia e la storia dell’arte, anche interagendo espositivamente con parchi, ville, edifici storici e piazze di città d’arte. Dal 1999 ha avviato un ciclo di conferenze, invitato da università e istituti superiori d’arte, sulla sua attività nel contesto della cultura ebraica, della logica matematica e dell’arte contemporanea. Nel 2004 con Maria Luisa Trevisan ha dato vita a PaRDeS Laboratorio di Ricerca d’Arte Contemporanea a Mirano dove artisti di generazioni e culture diverse si confrontano su temi naturalistici e scientifici.

 

Isabella Rigamonti

Isabella Rigamonti nasce nel 1969 e dopo gli studi artistici ed un esordio nel campo pittorico figurativo, inizia un percorso di sperimentazione artistica di natura percettiva informale con tecniche e materiali espressivi inconsueti, che la porta, nel tempo, ad avvicinarsi alla fotografia.

L’artista da anni utilizza un linguaggio artistico originale in cui la fotografia è contaminata con il collage e rivolge la sua attenzione ad alcuni temi specifici.

I suoi “luoghi non luoghi”, abitati da architetture e personaggi dove gli equilibri fra gli spazi mutevoli diventano, grazie all’intervento artistico, aree di relazione e di immaginazione sorprendenti, ed i “riflessi”, in cui l’artista indaga le infinite possibilità che l’architettura ha di essere specchio storico e sociale e generatrice di contesti urbani sempre nuovi.

Negli ultimi anni ha intensificato la sua presenza nel settore artistico partecipando a numerose mostre personali e collettive in gallerie private e spazi museali.

Diverse sue opere sono presenti in musei pubblici e collezioni private.

Nel 2017 è stata invitata ad esporre in Padiglione Tibet durante la 57° Biennale d’Arte di Venezia.

 

Tetsuro Shimizu

Tetsuro Shimizu è nato a Tokyo (Giappone) nel 1958. Nel 1987 si trasferisce in Italia, a Milano, dove si diploma in Pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Brera.

Il lavoro di Tetsuro Shimizu parte da una solida conoscenza del lessico dell’Informale per spingersi quasi verso una negazione dello stesso. L’artista pratica una pittura che conosce bene i suoi confronti e che riesce continuamente a mettersi in rapporto con una prospettiva di ricerca. Se la texture punta a ricavare un effetto di densità e movimento attraverso il colore, l’impianto dei lavori tende a creare una direzione di fuga e di frammentazione dei piani di superficie, che raffredda e nega l’assunto pittorico. Accade che la stessa immediatezza e splendida brutalità dell’Informale, entri in conflitto con una scansione degli spazi visivi che frammentano l’unità originaria. Se la pittura gestuale possiede la caratteristica di dare rappresentazione immediata al pensiero e all’emozione, Shimizu consapevolmente rompe l’unità di luogo e azione. In questo modo crea dei lavori concettualmente elaborati, in cui l’idea compositiva è calcolata e mai affidata alla casualità del momento. Per questi motivi il suo lavoro risulta interessante e nuovo. Lo spazio non è abbandonato al flusso che però mantiene intatta la sua pienezza e forza. Lo spazio viene rilanciato in una forma che è chiusa eppure modulabile. Le opere di Tetsuro vengono fuori dalla parete, non ne sentono più i vincoli, ma vogliono abitare lo spazio. Se i segmenti delle opere lasciano dei vuoti delle fessure, è l’idea di pittura a riempirli. Quindi l’incertezza diventa provvisoria e serve a stabilire un contatto con lo spettatore. L’artista crea uno spazio ibrido, poetico ed indefinito, in cui gli elementi dell’opera accennano ad un linguaggio comune. (Valerio Deh)

Dal 1985 espone le sue opere in gallerie private, spazi pubblici in Italia e all’estero.