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REAL ART: l’arte per la solidarieta’


Mostra d’arte di quattordici artisti, pittori e fotografi, che hanno donato un lavoro originale per la pubblicazione del quinto numero del libro d’arte REAL ART VOLUME #5 – 2019 destinato, ogni anno a una raccolta benefica contro la povertà in Italia. La mostra apre il 29 novembre alle ore 18.30 e sarà possibile acquistare il libro d’arte per tutta la durata della mostra presso la Casa Museo Spazio Tadini di Milano dal 29 novembre al 21 dicembre 2019. Un’idea per un regalo di Natale d’arte e solidarietà.

L’idea è di Franco Grugnola, in arte PETER HIDE 311065 che ha incentrato il suo lavoro artistico sull’abuso dell’accumulo di denaro.

installazione di peter hide alla Casa Museo Spazio Tadini

Nel desiderio di coinvolgere altri artisti a sostenere il valore dell’arte come bene che van ben oltre la speculazione economica e l’elogio estetico ha ormai da cinque anni, a sue spese, pubblicato un volume d’arte che, ogni anno sostiene progetti sociali diversi aiutando istituzioni che lottano contro la povertà in Italia.

L’intero incasso quest’anno sarà devoluto all’Associazione “ANGELI URBANI” di Varese, che aiuta, tramite volontari, i più bisognosi in stato di abbandono.

associazione Angeli Urbani

L’edizione del volume #5, limitata a 130 copie (90 destinate alla diffusione), presenta lavori unici di:

FRANCESCO DE MOLFETTA

GINO GINI

MARCO GRASSI

HACKATAO

MASSIMO KAUFMANN

MARK KOSTABI

MAX MARRA

FABRIZIO MOLINARIO

OLINSKY

PETER HIDE 311065

ISABELLA RIGAMONTI

MAX HAMLET SAUVAGE

CATERINA TOSONI

BETTY ZOLA

Il progetto ha saputo coinvolgere artisti, stampatori, editori, giornalisti uniti nel nome dell’arte e dalla solidarietà.

Il volume originale e interdisciplinare coinvolge artisti anche molto differenti tra di loro, invitati a confrontarsi, rimanendo aderenti al loro percorso artistico, al concetto di serialità all’interno di un lavoro “unico”, differente quindi per ogni volume.

Ciascun artista è presente nel volume con una doppia pagina: un’opera stampata ed una originale applicata, una sorta di piccolo museo su carta, che invita ad un rapporto anche tattile con il prodotto artistico.

Il progetto ha avuto, già nelle sue fasi embrionali, grande sostegno da parte di sedi museali ed istituzionali, tanto da inserire REAL ART all’interno di un percorso itinerante tra alcune realtà importanti della provincia. Il volume sarà disponibile nei bookshop del Museo MA*GA di Gallarate, Museo Bodini di Gemonio, Museo Parisi Valle di Maccagno con Pino e Veddasca, Casa Museo Spazio Tadini di Milano, Galleria Villa Contemporanea di Monza, Showcases Gallery di Varese, al Front desk della Meeting Art di Vercelli e in tutte le maggiori fiere d’arte italiane ed estere grazie a Biancoscuro Art Magazine di Pavia. Il progetto ha poi il supporto video da parte di Sergio Mandelli della galleria Mandelli Arte e “Praline”.

Una lunga rassegna tra le istituzioni coinvolte presenterà in fasi alterne il solo volume e/o il volume e le opere degli artisti coinvolti con importanti mostre e rassegne a partire da fine novembre 2019.

Scrive Lara Treppiede (Direttrice museo Civico Floriano Bodini – Gemonio) nella presentazione del volume:

“53 artisti coinvolti, 4 volumi pubblicati, oltre 150 opere esposte…. Qualche numero per introdurre la nuova edizione di REAL ART. Il numero #5. Il numero delle conferme e delle aspettative. Un progetto che si sta consolidando negli anni, che sta crescendo e coinvolgendo sempre più artisti e realtà culturali del territorio nazionale. La continuità è un fattore importante di valutazione. Quello che con questo progetto si è fatto in questi anni altrettanto, proseguendo su una strada di relazioni e incontri, di scambio e conoscenza.

Anche quest’anno, con grande piacere, il Museo Civico Floriano Bodini di Gemonio sarà sede espositiva della mostra collettiva dei 13 protagonisti di REAL ART #5. Ogni edizione è una scoperta, è un dialogo aperto tra forme espressive intense e differenti, ma soprattutto ha quel valore aggiunto che contraddistingue REAL ART, il poter andare oltre il fascino della scoperta visitando una mostra d’arte e partecipare alla vita di associazioni che spesso la vita la salvano o perlomeno la rendono migliore.

Rinnovo anche quest’anno l’augurio di una buona riuscita del progetto, ringraziando chi ha partecipato tra gli altri, alla nascita dello stesso, Franco Crugnola e Isabella Rigamonti.”

Per avere REAL ART # 5 e quindi i 14 pezzi unici di artisti internazionali, basta fare una donazione minima di €. 100,00 all’associazione ANGELI URBANI di Varese

“ANGELI URBANI”  -associazione onlus-

Punto di assistenza: ex chalet Martinelli p.zza Trieste, 6 Varese

IBAN IT77T0303210800010000002125

E poi ritirare la copia del volume presso i bookshop o i punti dedicati.

In alternativa fare richiesta di invio gratuito tramite posta alla Email showcasesgallery@gmail.com o telefonando al 338 2303595.

L’offerta è detraibile dalle tasse come donazione ad ente onlus.

REAL ART è un progetto di Franco Crugnola Studio di architettura, via San Martino, 11, Varese. Per maggiori informazioni 338.2303595

Press

Showcases Gallery | T 338.2303595

showcasesgallery@gmail.com

BIOGRAFIE DEI 14 ARTISTI CHE PARTECIPANO E HANNO DONATO LE LORO OPERE AL PROGETTO REAL ART #5-2019

FRANCESCO DE MOLFETTA

Francesco De Molfetta, nato nel 1979, vive e lavora a Milano, in Italia. Il suo lavoro, scoperto dal famoso gallerista dell’Arte Povera Franco Toselli, è stato esposto in Italia e all’estero in tutte le principali fiere d’arte a partire dal 1998. Ha esposto in tutta Europa in musei e gallerie private. Nel dicembre 2013 è stato invitato al Centro di design L.A. MOCA in una mostra sulla scena New Pop e Surrealista. Nel 2010 l’esplosione è con la sua enorme provocazione alla Biennale d’Arte Sacra con la scultura di Lourdes Vuitton. Ha collaborato con marchi come Nike, Henry Cotton’s, Fender chitarre e Lamborghini. Ha scritto e diretto quattro cortometraggi, uno dei quali ha vinto il primo premio Ambrogino d’Oro al Festival di Milano. Nel 2010 la prima sala museale a Vitoria nei paesi Baschi, nel 2017 una personale presso il Museo della Triennale di Milano.

GINO GINI

Nato nella città di Mediolanum il sedicesimo giorno del Leone nell’anno precedente la Seconda Guerra Mondiale. Liceo Artistico e Accademia Brera Milano.

Nella metà degli anni Settanta dopo esperienze significative nei gruppi/collettivi artistici (Biennale di Venezia 1976) entra nell’area della Poesia Visiva e ne diventa uno dei protagonisti del rinnovamento di questa “Poetica” sostituendo il mero esercizio collagistico con l’attenzione verso un rapporto dialettico tra parola, immagine, scrittura.

La sua poetica indaga anche Il libro d’artista che diventerà parte fondamentale del suo percorso artistico con oltre 130 opere uniche. Nel 1983 dà vita con F. Fedi all’Archivio Libri d’artista di Milano con l’ambizioso progetto di creare un luogo fisico permanente per la raccolta di documenti, cataloghi, opere-libro da proporre in mostre pubbliche, fondazioni, gallerie, con l’intento di diffondere la conoscenza di questo intermedia.

Diventa un teorico del Libro d’artista scrivendo testi, partecipando a numerose conferenze e simposi; in particolare ne propone una catalogazione tecnica individuando 12 tipologie operative. Saranno 45 le mostre nazionali ed internazionali curate e organizzate dall’Archivio. Nel 2010 invitato tra i curatori/commissari della IV Biennale Artists’ Books nella prestigiosa Biblioteca Alexandrina in Egitto. Gini ha tenuto 65 mostre personali e le sue opere, i libri d’artista, la Mail-Art (di cui è stato un precursore in Italia) sono oggetto di studi e tesi di laurea.

MARCO GRASSI

Marco Grassi ha trascorso l’ultimo decennio a creare opere con l’obiettivo di rimanere fedele al suo stile figurativo, evitando i capricci della moda e delle tendenze. Il suo linguaggio artistico e i soggetti che sceglie evidenziano la sua visione immutabile e la sua complessa sensibilità, sebbene le sue rappresentazioni della figura femminile, l’uso di particolari combinazioni di colori e laccature lo abbiano portato a essere etichettato in modo impreciso come Pop artista.

Sebbene Grassi scelga soggetti delicati e attraenti, queste figure femminili sono anche energiche e risolute. La loro rappresentazione in colori vivaci e alla moda fa eco al genere Pop Art, ma i soggetti stessi sono al di fuori dei confini di quella categoria artistica.

Nelle sue opere più recenti, Grassi ha abbandonato l’elemento che un tempo era il suo stile e la sua tecnica distintiva: le pennellate decise che delineavano le sue forme anatomiche e conferivano un senso di stabilità a tutta la figura e in contrasto con colori audaci mescolati con spatola e gocciolamenti per scomporli e renderli più sottili. I suoi soggetti recenti si scagliano su uno sfondo più decisivo e riflettono le espressioni facciali dei soggetti e il silenzio intenso, creando una complicità con l’osservatore.

HACKATAO

Da abile “borderliner”, Hackatao fonde le citazioni colte del passato a forme coraggiose e ultra contemporanee, stagliandosi come esponente innovativo dello scenario artistico attuale.

Il dittico artistico HACKATAO è formato da Sergio Scalet e Nadia Squarci. Il duo si forma a Milano nel 2007 lavorando insieme alla creazione dei Podmork, sculture dalle forme morbide e totemiche, che si collocano al centro della loro ricerca immaginifica.

La loro tecnica originale è un armonioso sunto estetico di un intricato flusso di coscienza espresso con la grafite e delimitato da campiture super-flat in acrilico. I soggetti delle loro opere si ispirano, pur mantenendo un’assoluta originalità, ad antiche forme pagane, all’alchimia, alla magia dell’infanzia e ai temi del contemporaneo divenire.

I primi anni della loro attività artistica (2007-2011) li trascorrono nell’intricata Milano dove partecipano attivamente all’emergere di nuove correnti artistiche. La loro ricerca interiore e artistica li spinge a cambiare scenario di vita, una folgorazione che li porta fino a Oltris, piccolo borgo medioevale incastonato nelle alpi carniche. Ponendosi “fuori dal mondo” compiono un atto artistico radicale che permette loro di staccarsi dal Flusso, ma allo stesso tempo partecipandovi in modo più consapevole.

Da qui la loro arte confluisce su nuovi materiali come legno e ceramica, facendoli rivivere contaminati dal loro immaginario.

Dal 2011 al 2018 sono anni prolifici segnati da diverse personali e progetti in Italia e nel mondo.

La Cosimo Panini sceglie la loro arte per le copertine di due edizioni special della fortunata agenda Comix. Nei primi mesi del 2018 gli Hackatao sono tra i primi artisti al mondo a tokenizzare opere digitali sulla Blockchain di Ethereum con la galleria digitale SuperRare di New York.

Nasce così il movimento della Cryptoart, di cui sono tra gli esponenti di riferimento. Le loro opere vivono così sia nello spazio fisico che in quello digitale e sono collegate attraverso la Realtà Aumentata.

Attualmente gli Hackatao collaborano con la galleria Zanini Arte di San Benedetto Po (MN) e con le gallerie internazionali di Cryptoart SuperRare e Portion di New York, KnownOrigin di Manchester.

MASSIMO KAUFMANN

Massimo Kaufmann (Nato a MIlano nel 1963) vive e lavora tra New York e Milano.

Attivo dalla fine degli anni ’80 in quella generazione di artisti nati dopo il 1960 che si impone sulla scena italiana dopo le esperienze dell’Arte Povera e della Transavanguardia.Il lavoro si colloca fin dagli esordi in quella ‘Scena Emergente’ documentata dal Museo Pecci di Prato nel 1990, nella quale una nuova generazione nata al di fuori delle ideologie che hanno caratterizzato gli anni passati, attraversa i medium più disparati, dall’installazione alla pittura, dalla fotografia al video. In quegli anni espone in numerose gallerie italiane: Studio Guenzani e Studio Marconi a Milano, Lia Rumma a Napoli, Galleria Emilio Mazzoli a Modena, Gianenzo Sperone a Roma. E’ nel 1990 al Museo Pecci di Prato, al Pac di Milano e alla Galleria d’arte Moderna di Bologna, musei presso i quali vengono acquisite le sue opere.

Negli anni successivi alcune sue opere vengono acquisite dai seguenti musei: a Parigi (Fondation Cartier), Berlino, Martin Gropius Bau (Metropolis) Amsterdam (De Appel) Vienna (Palais Lichtenstein, Fondazione Ludwig) e a New York (Sperone-Westwater, Bronx Musem), a Phoenix, Nizza (Musee d’Art Contemporaine) Roma Galleria Nazionale d’arte Moderna, (Quadriennale 1996 e 2005, Galleria Nazionale d’Arte Moderna) , Milano (PAC, Triennale, Collezione Palazzo Reale), e nei musei di Graz, Sarajevo, Tel Aviv. Pubblica numerosi articoli e saggi d’arte contemporanea. (Riscoprire il Silenzio, Baldini Castoldi Dalai Ed.2004).

Nel Biennio 2006-07 è docente presso le Accademie di Bergamo e Brescia. Dal 2010 collabora con l’Accademia di Brera a Milano dove svolge dei seminari sull’arte contemporanea.

Nell’ultimo decennio il suo lavoro si è concentrato su una pittura astratta, nella quale l’aspetto performativo riveste un ruolo centrale. Il colore come veicolo emozionale, la pittura praticata come partitura musicale, il tessuto temporale come elemento portante della creazione artistica, sono elementi che negli ultimi lavori newyorkesi si dispiegano in una rilettura astratta del paesaggio urbano e naturale.

MARK KOSTABI

Pittore, scrittore, compositore, pianista, produttore. Studia disegno e pittura alla California State University. Nel 1982 si trasferisce a New York e dal 1984 diventa un’importante figura di riferimento all’interno del movimento artistico dell’East Village. Durante questi anni si diverte nell’uso provocatorio dei mass media con auto interviste con a tema l’arte contemporanea.

Dal 1987 ottiene un riconoscimento internazionale e le sue opere vengono richieste da gallerie di Giappone, Stati Uniti, Australia e Germania. Nel 1988 fonda “Kostabi World”: il suo studio, galleria, ufficio a New York. Questa struttura, grazie ai molti assistenti, produce circa 1000 quadri all’anno, di cui solo una piccola parte porta la firma del maestro. Dal 1996 divide la sua vita tra New York e Roma dove diventa un modello per molti artisti italiani. Nei suoi dipinti sono presenti delle vere e proprie costanti, come la citazione di altre opere e la raffigurazione di soggetti senza volto che richiamano le figure dei manichini di De Chirico.

MAX MARRA

Max Marra nasce a Paola, in Calabria, nel 1950. Trasferitosi negli anni ’70 a Lissone, vi lavora tuttora. Artista di grande vitalità e forza espressiva, attraversa nel suo iter evolutivo i modi più vari del fare arte su percorsi di costante contaminazione linguistica. Artista multidisciplinare, dagli anni ’80 indirizza la propria ricerca verso l’integrazione del disegno, pittura e scultura utilizzando materiali di forte valenza comunicativa che si coniugano al linguaggio artistico delle avanguardie storiche e trovano riscontro nelle radici espressive dell’arte europea. Fitta è la serie di presenze in rassegne nazionali e internazionali, così come numerose le mostre personali presso istituzioni pubbliche e gallerie private. Sue opere figurano in prestigiose collezioni pubbliche e musei come, fra gli altri, la Banca di Credito Cooperativo di Carate Brianza, sede di Lecco, la Civica Galleria d’Arte Moderna di Gallarate, il Museo d’arte contemporanea di Lissone, il Museo Michetti d’Arte Contemporanea di Francavilla al Mare, il Duta Museum of Arts Giakarta, in Indonesia e il Museum of Arts Guanzou, in Cina.

FABRIZIO MOLINARIO

Fabrizio Molinario nasce a Novara nel 1968, città in cui vive e lavora.

Inizia la sua attività pittorica nel 2003. Ha esposto in diverse Gallerie, spazi pubblici e fiere in Italia e all’estero. Pittore Autodidatta, versatile, nato fuori dalle accademie, ma informato dell’arte contemporanea e i meccanismi. Il suo percorso pittorico è partito dalla gestualità, da una materia quasi “action painting” che si cristallizzava in forme vulcaniche, dal sapore arcaico, primitivo. Quel primitivismo che ricorda gli artisti appartenenti all’ “ART BRUT” o all’”outsider art”. Le opere della serie “FACES” richiamano quel primitivismo urbano primordiale, la rappresentazione dell’essere umano con impulsi creativi puri, spontanei, autentici, che operano al di fuori delle norme estetiche. Molinario da alcuni anni collabora con due Gallerie che trattano la Outsider art del panorama europeo (Copenaghen-Vienna).

OLINSKY

Olinsky esiste? Quanti anni ha? Dove vive? Poco importa. Ciò che conta è che oggi noi possiamo godere della sua arte. L’indiscussa capacità pittorica di Olinsky si rivela nell’attualizzazione del gesto: scardina il racconto della storia prolungandola in una riflessione divertita e divertente sull’arte. Il topo ficcanaso, onnipresente, divertente, ironico, simbolico, protagonista invadente è coniugazione di tempo e spazio, filo conduttore di un percorso che Olinsky compie con leggerezza negli ambiti dell’arte attraverso la memoria. Ciò che si legge con gli occhi, ciò che si sedimenta, ha bisogno della mano, intelligenza del pittore, per divenire manufatto artistico. Tutti i meccanismi utilizzati da Olinsky passano attraverso un uso della pittura ad olio che ha una tradizione vincolante ma che si srotola in una dimensione personale dai risultati quasi temerari.

Il Professor Paolo Sandano cura da anni l’Archivio dell’artista.

PETER HIDE 311065

Peter Hide 311065 (Franco Crugnola) nasce a Varese nella notte di Halloween del 1965.

Di sé scrive: “Ho scelto nel 2004 il nome d’arte Peter Hide 311065 (mi chiamo Franco Crugnola) derivandolo dall’ossimoro tra Peter Pan (noto sempiterno bambino buono) e mr. Hyde (la parte brutale e “cattiva” del dottor Jekyll). I due nomi hanno la stessa notorietà e rappresentano il primo il bene, l’innocenza, la purezza e la bellezza, il secondo il male, la cruenta e la forza bruta. Come nel romanzo di R. Stevenson ove la lotta impari che oppone il bene e il male tra Jekyll a Hyde, mette in gioco temi di grande suggestione, la metamorfosi e il doppio, lo specchio e il sosia, fino a toccare le corde più segrete e inconfessate dell’animo umano, cosi nei miei lavori cerco di ricreare il male che può prevaricarci attraverso un’immagine allegra e scanzonata.

Cerco di rappresentare attraverso immagini che fanno parte del nostro vivere quotidiano, ed apparentemente concilianti, gli opposti che esse stesse rappresentano e di aprire nella mente dello spettatore, che vorrà approfondirne la lettura, una porta immaginaria verso il pericolo della sopraffazione dell’effimero. In una società contemporanea, dove tutto è misurabile col e dal denaro e dove spesso si ha la sensazione che non solo il materiale ne sia soggiogato, ma anche l’immateriale, la parte più unica che contraddistingue l’individuo, il denaro, ha per me il valore simbolico di rappresentare il pericolo di una vasta decadenza culturale e per opposto il degrado che la sua mancanza ne produce. Non voglio rappresentare graficamente la povertà, la violenza fisica o psicologica, il degrado ambientale, ma neppure la bellezza generata solo ed unicamente dalla manipolazione della ricchezza, la sensazione di potenza quasi divina ed il sogno di felicità, ma voglio far riflettere su che cosa genera ciò per cui tutti noi ci affanniamo, viviamo e a volte moriamo: il denaro.”

ISABELLA RIGAMONTI

Isabella Rigamonti nasce nel 1969 e dopo gli studi artistici ed un esordio nel campo pittorico figurativo, inizia un percorso di sperimentazione artistica di natura percettiva informale con tecniche e materiali espressivi inconsueti, che la porta, nel tempo, ad avvicinarsi alla fotografia.

L’artista da anni utilizza un linguaggio artistico originale in cui la fotografia è contaminata con il collage e rivolge la sua attenzione ad alcuni temi specifici.

I suoi “luoghi non luoghi”, abitati da architetture e personaggi dove gli equilibri fra gli spazi mutevoli diventano, grazie all’intervento artistico, aree di relazione e di immaginazione sorprendenti, ed i “riflessi” in cui l’artista indaga le infinite possibilità che l’architettura ha di essere specchio storico e sociale e generatrice di contesti urbani sempre nuovi.

Negli ultimi anni ha intensificato la sua presenza nel settore artistico partecipando a numerose mostre personali e collettive in gallerie private e spazi museali.

Diverse sue opere sono presenti in musei pubblici e collezioni private.

MAX HAMLET SAUVAGE

Max Hamlet Sauvage è nato sotto il segno del Capricorno il 19 gennaio 1950 a Gallipoli (Lecce).. Vive e lavora in Italia e in Francia. Nel 1969 segue i corsi di pittura della Scuola d’Arte Castello Sforzesco di Milano e successivamente frequenta l’atelier di Arti incisorie sotto la guida del professor Pasquale D’Orlando. Nel 1972 frequenta i corsi della scuola libera di Anatomia a Brera (Milano). Nel 1984 si iscrive ai corsi di fotografia all’Istituto ISAD con Luciana Mulas e successivamente al Circolo Filologico Milanese (sezione fotografica) con l’insegnante prof. Virgilio Carnisio. Fotografa dal 1970. Un artista a tutto tondo che, grazie alla sua lunga militanza artistica, ha in attivo numerose esposizioni personali, a partire dal lontano 1972 nella Galleria d’arte Schettini a Milano, per poi arrivare, nel corso degli anni, a Londra, a New York, in Francia e, in Italia, altre numerosissime mostre fino a raggiungere il suo amato Salento negli ultimi anni dove, proprio dal 2019, si è avuta una sua “Donazione permanente” che ha sede nel Palazzo Ferrari a Parabita (LE). Della sua opera si sono occupati numerosi di grosso calibro, da Giorgio di Genova, Pierre Restany, Arturo Schwarz, Andrè Verdet, Vittorio Sgarbi e tantissimi altri che, per ragioni di spazio non stiamo qui ad elencare. Molte anche le interviste e i servizi televisivi a lui dedicati, a partire dal 1977 a cura di Rosenverg (Londra) per la BBC, fino ad arrivare all’intervista nel 2015 rilasciata al giornalista Diego Vernaleone (Lecce) per il Tg di Telerama. Attualmente risiede a Tuglie, nel Leccese, e continua a dedicarsi pienamente all’arte che per lui è cibo per l’anima”.

CATERINA TOSONI

Caterina Tosoni nasce a Milano nel 1961. Dopo il liceo artistico, interessata ad approfondire lo studio dell’anatomia umana, si iscrive ad un corso biennale di disegno anatomo-chirurgico. Nel 1982 inizia la sua carriera d’illustratrice lavorando per importanti case editrici come Garzanti, Mondadori, Rusconi, Fabbri Editori, Peruzzo ma anche per il Touring Club italiano e la rivista Selezione dal Reader’s Digest.

Negli anni novanta si accosta alla pittura con un approccio completamente nuovo che la spinge ad indagare il paesaggio della periferia industriale milanese facendone emergere le contraddizioni. In questa fase di ricerca Tosoni ritrae soggetti floreali macroscopici ed iperrealistici che si stagliano sullo sfondo di periferie industriali sempre rappresentate in fuori fuoco, quasi per velarne il degrado.

Nei primi anni duemila la riflessione sul paesaggio industriale, unita all’indagine sul rapporto uomo-natura, conduce Tosoni ad inserire sulla superficie pittorica elementi plastici di vario tipo, travalicando la superficie bidimensionale del quadro. Sceglie la plastica -protagonista indiscussa del sistema di produzione industriale moderno- non solo come elemento simbolico per condurre una riflessione attualissima sull’inquinamento globale, ma anche come elemento compositivo, al pari del colore da stendere o della creta da modellare.

L’artista si serve dunque di questo alfabeto compositivo per creare nuove forme scultoree, come avviene nelle Metamorfosi, oppure per tracciare percorsi plastici ordinati, come nei Tableau geometrici o nelle Mappe – cartine geografiche dove gli oggetti ricostruiscono minuziosamente la topografia dei luoghi – oppure per creare composizioni più libere come accade nelle Isole dove gli oggetti, disposti sulla superficie con apparente casualità, sembrano emergere da un mare di plastica colorata, in un gioco incessante di pieni e di vuoti condotto con grande consapevolezza.

BETTY ZOLA

Il gesto involontario e casuale, le immagini del sovrappensiero e del sogno; è il non peso delle idee che ricerco nella mia espressione artistica.

Utilizzo prevalentemente la carta come materiale di indagine studiandone la composizione e le possibilità tecnico-espressive, le sue peculiari caratteristiche nell’ accogliere e filtrare pigmenti per osservarne ed approfondire le varianti cromatiche e di luce.

REAL ART è un progetto di Franco Crugnola Studio di architettura, via San Martino, 11, Varese

Per maggiori informazioni 338.2303595

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