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Il teatrodanza di Federicapaola Capecchi – dal 19 aprile 2018

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Da giovedì 19 aprile 2018 ha inizio a Casa Museo Spazio Tadini la Rassegna Il teatrodanza di Federicapaola Capecchi.

Una selezione dei suoi migliori spettacoli e di quelli più amati dal pubblico.

Si inizia il 19 aprile con AB [Against Bodies], spettacolo che replica dal 2010, poi andranno in scena Jai P’as…, CORPO 2.0, Resistenze, Raft of Medusa, L’occhio della pittura, BodyGame, Bambini non tirate gli estintori ai carabinieri lo spettacolo con il quale è nata la compagnia OpificioTrame Physical Dance Theatre, per terminare con E Ancora e il debutto della nuova produzione a Gennaio 2019.

La rassegna prevede uno spettacolo al mese e alcune altre performance inserite in eventi e mostre; serate di proiezioni video, incontri e interviste dal vivo con la compagnia, gli ideatori di Coreografia d’Arte e Spazio, Corpo e Potere (Federicapaola Capecchi e Francesco Tadini), colleghi coreografi di Federicapaola Capecchi, giornalisti e drammaturghi.

AB [Against Bodies] di Federicapaola Capecchi, Foto Stefania Patrizi
AB [Against Bodies] di Federicapaola Capecchi, Foto Stefania Patrizi

Il primo spettacolo di questa rassegna è AB [Against Bodies], giovedì 19 aprile 2019, ore 21. Uno spettacolo che mette in primo piano il corpo, il suo significato sociale, il suo “esistere oggi” toccando vari aspetti come la guerra, l’uso commerciale, la detenzione (in varie forme), la percezione individuale del corpo alterata da canoni estetici e da una cultura che penalizza o altera il corretto equilibrio tra mente e corpo. Lo spettacolo prosegue la ricerca sul corpo, tra bellezza, crudeltà e inappagato, iniziata da Federicapaola Capecchi e Lutz Gregor con “Raft of Medusa“, all’interno di Choreographic Collision Part 2, 6° Festival Internazionale di Danza Contemporanea della Biennale di Venezia.

AB [Against Bodies] di Federicapaola Capecchi, Foto Francesco Tadini
AB [Against Bodies] di Federicapaola Capecchi, Foto Francesco Tadini
AB [Against Bodies] di Federicapaola Capecchi,Foto Francesco Tadini
AB [Against Bodies] di Federicapaola Capecchi,Foto Francesco Tadini

Jai P’as… è nato per il progetto Spazio, Corpo e Potere – un’idea di Federicapaola Capecchi e Francesco Tadini – [https://spaziocorpoepotere.wordpress.com]. Lavoro la cui attenzione si è incentrata, soffermata e soppesata su una parola: esclusione. L’atto, l’effetto dell’escludere; lasciar fuori, non ammettere. Con un mirino preciso: il punto di vista femminile e il prendere atto di un ambiente, di una condizione sociale, di un confine psicologico: l’esclusione.

CORPO 2.0 parafrasando ciò che dice il filosofo Jean Luc Nancy, rappresenta un tentativo di svelare il corpo, il suo valore e la sue potenzialità, portandolo fuori rotta. Fuori rotta: incamminandosi su un percorso che, poi, tradisce sé stesso. Fuori rotta: un andare senza seguire il senso della corrente, sempre in cerca di un approdo da abbandonare. Al di là di ogni limite, e di ogni pudore ad esprimere un senso “altro”, incurante della coerenza e della costanza. È un tentativo di iniziare un processo di svelamento del corpo, contemporaneamente da un punto di vista maschile e da un punto di vista femminile, per poi prescindere, forse paradossalmente, da entrambi, andando, letteralmente, fuori strada. Quale corpo abbiamo oggi? A che grado, a che punto di corpo siamo? Cosa può il corpo? In un’epoca come la nostra, inebetita dal governo politico delle passioni tristi cos’è il corpo?

CORPO 2.0 di Federicapaola Capecchi, Foto Alvise Alessandro Crovato
CORPO 2.0 di Federicapaola Capecchi, Foto Alvise Alessandro Crovato

Resistenze racconta la necessità e le resistenze dei rapporti umani. La necessità e le resistenze dell’amare, del volere qualcuno accanto a noi, in modo forte. La perdita di una persona importante, cui questo lavoro è dedicato, non è sulla scena in quanto storia, perché personale, intima, privata, riservata. Ma ci sono le riflessioni e le emozioni che questo rapporto umano ha generato e lasciato. Perché circoli un po’ d’amore, ognuno come vorrà. Questo spettacolo ha vinto il Premio Nazionale La Torretta, “destinato a tutti coloro che con il loro lavoro contribuiscono all’esaltazione dell’arte, della cultura, della solidarietà e ad elevarne i contenuti”, ed è valso a Federicapaola Capecchi la selezione internazionale della Biennale Internazionale di Danza Contemporanea per debuttare come giovane coreografa italiana.

Resistenze di Federicapaola Capecchi, Foto Stefania Villani
Resistenze di Federicapaola Capecchi, Foto Stefania Villani

BodyGame terzo spettacolo della trilogia sul corpo iniziata con AB [Against Bodies] e CORPO 2.0, è un lavoro strettamente legato al pubblico e ad un gioco che si innesca fin dall’inizio: provare a dare spazio al corpo, senza troppi perché né parole, i danzatori attori che lo svelano, il pubblico che lo accoglie. Il corpo popolato di ricordi personali e culturali, fantasie, accadimenti. Tracce che permangono nel corpo di ognuno, nella memoria, nella vita di ognuno. “[…] ma che è esplosiva affermazione … che esiste qualcosa a cui fare posto: il mio corpo.” Antonin Artaud – Per farla finita con il giudizio di Dio

BodyGame di Federicapaola Capecchi, Foto Francesco Tadini
BodyGame di Federicapaola Capecchi, Foto Francesco Tadini

Raft of Medusa è lo spettacolo con il quale Federicapaola Capecchi ha debuttato come giovane coreografa italiana alla 6° Biennale Internazionale di Danza Contemporanea di Venenzia. In un tempo che succede al già accaduto, fra i relitti e le rovine, gli orrori e le distruzioni dell’indifferenza di ognuno, i corpi dei danzatori negoziano azioni fisiche e simboliche che rivendicano all’umanità un’ancora possibile, e affermativa, bellezza. Lutz Gregor ha realizzato un film, del quale una parte è parte integrante dello spettacolo e interagisce con i danzatori.

Raft of Medusa di Federicapaola Capecchi, Film e Foto di Lutz Gregor
Raft of Medusa di Federicapaola Capecchi, Film e Foto di Lutz Gregor
Raft of Medusa di Federicapaola Capecchi, Film di Lutz Gregor, Foto Alvise Nicoletti
Raft of Medusa di Federicapaola Capecchi, Film di Lutz Gregor, Foto Alvise Nicoletti

L’occhio della pittura è ispirato all’omonimo quadro di Emilio Tadini, un’opera di 8 metri che è, per Federicapaola Capecchi, forma e sintesi, equilibrio e maestria affabulatoria e pittorica. Un’enorme equazione in cui è discussa la forma d’arte per eccellenza: la vita. E questo spettacolo muove e racconta una storia dove visibile e invisibile, detto e non detto si contendono lo spazio, che non riesce a contenere la narrazione. Dove non si riesce a prescindere dalle persone: chi sono, il loro soggettivo, il carattere, la natura. Dove infanzia ed età adulta sono legate da un filo che tesse domande e trame all’infinito, senza mai riuscire a colmarle. Dove in un mondo in cui tutto procede per significati indotti, la semplicità è una delle cose più difficili da ottenere, da riconquistare, insieme alla propria identità.

L'occhio della pittura di Federicapaola Capecchi
L’occhio della pittura di Federicapaola Capecchi
L'occhio della pittura di Federicapaola Capecchi, Foto Alvise Alessandro Crovato
L’occhio della pittura di Federicapaola Capecchi, Foto Alvise Alessandro Crovato

E Ancora ispirato all’opera Fiaba/Image Magie di Emilio Tadini è un desiderio. Un sogno, una passione, uno stupore, una speranza, un atto d’amore. Un viaggio verso il possibile. Non vuole essere altro che questo. Un viaggio verso un’umanità possibile.

E Ancora 2018 Foto Francesco Falciola
E Ancora 2018 Foto Francesco Falciola

Bambini non tirate gli estintori ai carabinieri Uno spettacolo di riflessione a partire dalla cronaca, da inchieste, testimonianze, filmati, parola, multimedialità, corpi e musica. Una narrazione che attraversa i dati ufficiali forniti da associazioni nazionali e internazionali. Tutto il materiale informativo in scena proviene direttamente dagli archivi di Medici Senza Frontiere e Mani Tese, di Onu e Unicef, da articoli e inchieste. È una manifestazione di disagio – o forse un manifesto di dolore – della generazione nata negli anni ’70. Cresciuta con le prime tv a colori, con l’imposizione dell’immagine, con il boom delle televisioni private, che ha scoperto il sesso con la paura dell’aids, che ha assistito spettatrice alla caduta del muro di Berlino e alla proliferazione degli spot pubblicitari, ma alla quale sono stati insegnati da sempre valori alti e il politically correct. C’è dell’ironia, della malinconia, dell’accusa, dell’impotenza. Non parla di Genova, non parla dei G8, non istituisce processi, non beatifica vittime. Non è la soluzione, è un dubbio.

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Bambini non tirate gli estintori ai carbinieri

Passione e desiderio. Sono queste le due parole chiave della vita di Federicapaola Capecchi, tanto come curatrice di fotografia quanto come coreografa. Da quando ha iniziato a collaborare con la Casa Museo Spazio Tadini, nel 2008, ed è divenuta socia nel 2010, con passione e competenza ha sviluppato da un lato un lavoro di ricerca, qualità, accessibilità e valorizzazione dello spettacolo dal vivo, dall’altro sta portando avanti il dialogo di fotografia e danza (non solo come curatrice di mostre fotografiche). Il suo sguardo sul movimento e sul corpo ha, infatti, interessato diversi fotografi, che già la conoscevano come curatrice, che l’hanno chiamata per progetti e workshop.

E ideatrice, insieme a Francesco Tadini di Coreografia d’Arte – Festival Internazionale – di cui sono state fatte 5 edizioni e un libro; a questo si aggiunge la rassegna internazionale Spazio, Corpo e Potere – teatro e danza – che ha visto ospiti celebri come il coreografo Israeliano Emanuel Gat. Per la Casa Museo ha gestito diverse rassegne di musica Jazz, ospitato registi e attori noti ed emergenti, il tutto in una ricerca di visione della scena che appassiona il pubblico perchè lo rende partecipe in prima persona di un evento ogni volta su misura.

Questa rassegna nasce proprio in risposta allapprezzamento del pubblico e alla richiesta di rivedere alcuni spettacoli che sono comunque sempre espressione di una ricerca costante finalizzata allarte alla portata di tutti e con unattenzione alla contaminazione dei linguaggio che è quanto contraddistingue la proposta artistica della Casa Museo Spazio Tadini che ha come fonte primaria dispirazione il pittore e scrittore del 900 Emilio Tadini e la sua passione per larte tutta.

 

IL TEATRODANZA DI FEDERICAPAOLA CAPECCHI

dal 19 aprile 2018 – ogni mese

CASA MUSEO SPAZIO TADINI

Via Niccolò Jommelli 24, 20131 Milano

Info e prenotazioni: +39 02 26 11 04 81 – ms@spaziotadini.it

Federicapaola Capecchi | OpificioTrame Physical Dance Theatre

http://www.opificiotramemilanodanza.wordpress.com

https://opificiotramespettacoli.wordpress.com/

https://issuu.com/mastmedia/docs/si-n.02-donne

http://www.lastampa.it/2014/03/12/blogs/culturanatura/il-teatro-danza-di-federica-paola-capecchi-oE6EhOc1hf5RyN5MEhjnXL/pagina.html

QUI Biografia FOTOGRAFIA di Federicapaola Capecchi, QUI Biografia DANZA, QUI Comunicato Stampa della prima data giovedì 19 aprile 2018

Graziano Perotti, Mostra a Spazio Tadini – di Federicapaola Capecchi

Foto Graziano Perotti, Yemen, marib-empio regina di saba-il salto
Foto Graziano Perotti, Yemen, marib tempio regina di saba, il salto

Un momento della sua verità.

Un fotoreporter si avvicina al mondo e alla realtà e ce li restituisce in una fotografia. Il fotoreporter con una fotografia può essere sottile, diretto, tagliente, raccontare un intero fatto storico, indagare e approfondire il “post evento” – aftermath – svelandone aspetti che giornali e tv non sempre possono, o vogliono, mettere in luce; può estrapolare qualcosa che riguarda l’umanità tutta. Graziano Perotti, nei suoi molteplici reportage, fa tutto questo e, come scrive di lui Roberto Mutti, narra la realtà entrando con delicatezza, ma in profondità, “nello spirito degli uomini e dei luoghi da loro vissuti”.

In questa mostra, volta a raccontare la sua capacità reportagistica, si è concentrata l’attenzione sulla sua fotografia di viaggio, su alcuni reportage sociali, ritratti, piccole e grandi storie di umanità e di luoghi. Per raccontare il suo modo di incontrare il mondo. Un modo sempre e comunque positivo, in cui non traspare mai tristezza (anche laddove non si può non immaginarla), un atteggiamento sempre curioso e delicato, anche laddove è coraggioso, che cerca negli occhi delle persone, in ogni situazione, di dar di sprone alla vita. Una prassi rispettosa ma capace di cogliere l’attimo, emotiva ma mai pietistica, indagatrice, scopritrice e di grande forza espressiva.

Yemen, shibam, donne nella tempesta di sabbia, Foto Graziano Perotti
Yemen, shibam, donne nella tempesta di sabbia, Foto Graziano Perotti

Le sue fotografie sono scevre da sentimentalismo o indiscrezione e mostrano intimità, umanità, empatia. Una striatura di solitudine ne pervade alcune, ma non nel senso di esclusione da ogni rapporto di presenza o vicinanza altrui (voluto o sofferto che sia), bensì nel senso arcaico di unica coscienza dell’impossibilità di conoscere e comprendere compiutamente “l’altro”, che sia singolo individuo, popolo, cultura, religione. Graziano Perotti nelle sue fotografie unisce sapientemente la luce, la composizione, il colore al gesto, allo sguardo, al pensiero, e riesce così anche a trasmettere spesso un senso di calma, di serenità. Conduce tutto ad una sintesi: alla sua essenza, in una sorta di climax. Un momento della sua verità.

Graziano Perotti Hebron Gosth Town
Graziano Perotti Hebron Gosth Town

Sì perché le fotografie di Graziano Perotti sembrano rifuggere la pretesa di verità che molti danno alla fotografia documentaristica; sembrano suggerire la consapevolezza che questa verità sia solo un’opinione, e che il compito vero di un fotoreporter sia di comporre un racconto, che comprende dunque anche la visione che il fotografo ha di ciò che sta osservando e sceglie di fotografare, e che decide di addurre a sua presa di posizione.

Un’austera e sfolgorante poesia dal vero. Ansel Adams

Diverse fotografie in mostra vestono un’ingannevole semplicità. In realtà nascondono un senso compositivo e una sensibilità plastica molto vicine alla poesia e alla pittura talvolta. Lo svelano la nitidezza della messa a fuoco, una sottile vena romantica concentrata nei soggetti fotografati, la cura della composizione. In particolar modo nella fotografia di viaggio. La natura, l’ambiente, il paesaggio, gli uomini, l’architettura gli pongono dinanzi all’occhio straordinaria bellezza e lui, con lo sguardo, disegnando la luce, la traduce in un attimo tangibile, fatto di forza e fragilità al tempo stesso, connesso profondamente con l’anima del paesaggio e dell’umanità che lo abita.

Se le vostre foto non sono abbastanza buone, non siete abbastanza vicini”. Robert Capa

Nei reportage sociali, pur senza snaturare la sua indole delicata, Graziano Perotti spinge sul fatto che la fotografia è una scrittura con la luce. E scrivendo la fotografia è pensiero, denuncia, passione, informazione, documento. Sceglie spesso il bianco e nero – così è Idomeni, Il Muro, Scuola di Gomme, Dammi la mano – cosicché realtà e finzione, studio ed emotività, materia e spirito, si fondano e creino, tra grana e rumore, un mondo dove il soggetto ritratto da un lato e il pensiero e lo stato d’animo del fotografo dall’altro si incontrino e compongano un alfabeto di scrittura comune, o possibile. Questo incontro genera testimonianze, narrazioni, dubbi, possibili letture di una situazione, una possibile visione della realtà. Un momento della sua verità.

Graziano Perotti Hebron Gosth Town
Graziano Perotti Hebron Gosth Town

Così Graziano Perotti documenta i Territori Occupati. La fotografia è la scusa per fermarsi a guardare il mondo e soffermarsi negli spazi in-tra muri e barricate; documentando e restituendo una visione intima dei luoghi e delle persone. Sono fotografie che narrano questa triste e infinita storia da un punto di vista umanistico, in un colore fedele al fascino della pellicola che offre uno sguardo e un racconto garbato e intimo, ma diretto e senza fronzoli, dei rapporti arabo-israeliani, dei conflitti come dei conflitti di vita, della violenza, del disordine parte integrante della vita quotidiana di due popoli che cercano di vivere insieme mentre lottano per sopravvivere. La fotografia “Gerusalemme Palestina” trovo descriva, già solo nell’estensione corporea e corposa della luce, i muri psicologici e fisici che dividono i due popoli, in una terra dilaniata e separata dentro sé stessa.

Così documenta le tradizioni popolari – studio sul carnevale antropologico in Sardegna – dove impone un linguaggio visuale potente, affascinato dal mostrare stranezze e forse assurdità che, però, analizzate, non rappresentano altro che le radici profonde di un territorio e di una cultura. Un reportage che fa tornare alla mente Garcia Rodero, la prima spagnola che entrò in Magnum, celebre per la sua ricostruzione delle tradizioni popolari in Spagna.

Graziano Perotti Palestina Istruzione negata - Scuola di gomme
Graziano Perotti Palestina Istruzione negata – Scuola di gomme

Così Graziano Perotti guarda la straordinaria vicenda di Scuola di Gomme, storia di ingiustizia e di genialità al tempo stesso; la storia di Intrecci, vicenda molto attuale quanto delicata, una storia di poliamore convinto tanto nelle relazioni quanto nelle passioni dove le corde sono il mezzo di espressione e di comunicazione con l’altro; così compone il racconto di Dammi la mano.

Compone fotografia e racconto forse più come farebbe un editorialista che un giornalista di cronaca (che tra l’altro lui non ha mai voluto essere). Perché con le sue fotografie Graziano Perotti non vuole limitarsi a documentare la realtà ma, ben oltre, vuole commentarla. Ritiene importante mettere a fuoco, inquadrare, comporre e comunicare anche il suo punto di vista sul soggetto e sui fatti cui assiste. E ritiene imprescindibile e fondamentale farlo nel modo più onesto possibile: senza alterare, nemmeno nei colori o nella scala di grigi, la profondità emotiva che la scena sottende.

Un momento della sua verità.

Federicapaola Capecchi

Renzo Ferrari: Cose Figure Luoghi Mostra Personale dal 23 marzo 2018

Renzo Ferrari, Barca Merica, 2016, olio su tavola, 50×40 cm

Dopo la grande antologica allestita nel 2016 alla Fondazione Stelline, Renzo Ferrari (Cadro, 1939) torna a Milano con un’importante personale alla Casa Museo Spazio Tadini.

Dal 23 marzo al 22 aprile 2018, sarà possibile ammirare l’opera su tela e su carta che il maestro ticinese ha realizzato negli ultimi due anni. Una quarantina di acquerelli, disegni e oli di varie dimensioni che trovano la loro sintesi nell’impressionante progressione dei grandi quadri esposti in importanti musei italiani, svizzeri e stranieri.

Punto persistente di questo corpus di lavori la natura morta (o “Stilleben”, come titolano molti quadri di Ferrari) che, con l’avvicendarsi dei linguaggi e delle tendenze, trova nuova vita e nuove vie di rappresentazione. Questo tema vede il suo primo movente nella dimensione “retinica” dei Taccuini, realizzati copiosamente durante un ventennio a partire dagli anni Novanta. Nel corso tempo si trasforma linguisticamente fino ai lavori più recenti, caratterizzati dal piccolo formato e da una sorta di “personale minimalismo” reattivo alla proliferazione insulsa delle grandi opere con “effetti speciali” dell’attuale scena artistica.

Partendo da una presa di coscienza della condizione umana, Renzo Ferrari si lascia attraversare dalla realtà storica, “si fa impregnare dei suoi umori e la rielabora nelle sue pitture di immagini” in cui si coagulano suggestioni televisive, letterarie ad autobiografiche. In questi “appunti visivi” l’artista elimina lo “scenario”, cioè la densità dello “spazio-ambiente” (e “spazio-tempo”), per soffermarsi su (s)oggetti scarni e scarnificati, su presenze inquiete, a cui tuttavia non manca una sottile ironia. Ne sono un esempio i suoi teschi che, simili a delle macabre maschere africane, evocano una memoria ancestrale contaminata dal quotidiano e dalla squillante materia cromatica.

Figure e luoghi testimoni del tempo presente, dei flussi migratori e delle belligeranze completano la rassegna, corredata da un catalogo con testi di Flaminio Gualdoni e Luca Pietro Nicoletti.

Renzo Ferrari, Zimmer rossa e memento, 2016, olio su carta, 32×24

Note biografiche

Renzo Ferrari nasce l’8 febbraio 1939 a Cadro (Lugano), nel Canton Ticino. Si forma a Milano, dove frequenta il liceo artistico e successivamente l’Accademia di Belle Arti di Brera. Fra i suoi insegnanti figurano Luigi Santucci, Guido Ballo, Pompeo Borra, Luciano De Vita e Gianfilippo Usellini. Le sue prime opere sono ancora legate alla stagione dell’informale, evolvendo, poi, verso un tentativo di amalgamare la figura – matrice inconfondibile del suo iter creativo – con lo spazio reale e mentale. La Civica Galleria d’Arte Villa dei Cedri di Bellinzona presenta nel 1990 un’ampia antologica comprendente la produzione del ventennio tra il 1970 e il 1990; nel 1999 presso la stessa sede è inaugurato il Fondo Ferrari. La recente produzione dell’artista è oggetto di numerose esposizioni presso il Museo Epper di Ascona (1993), Palazzo Sarcinelli di Conegliano (1995 e 1998), il Broletto di Como (2003) e il Museo Civico di Belle Arti di Lugano (2004), oltre all’importante retrospettiva “Renzo Ferrari. Visioni nomadi”, realizzata tra il 2014 e il 2015 al Musée d’art e d’histoire di Neuchâtel e al Museo Cantonale d’Arte di Lugano. Tra il 2016 e il 2017 ha esposto alla Fondazione Stelline di Milano, alla mostra Swiss Pop Art al Kunstmuseum di Aarau e alla galleria Wolf di Ascona. Nel 2009 ha ricevuto il Premio Morlotti alla carriera. Le opere di Renzo Ferrari figurano in raccolte pubbliche (Civica Raccolta Bertarelli e Museo della Permanente di Milano; Museo Civico di Belle Arti e Museo Cantonale d’Arte di Lugano; Civica Galleria d’Arte Villa dei Cedri di Bellinzona; Centro Studi e Archivio della Comunicazione dell’Università di Parma) e in collezioni private sia in Svizzera che all’estero.

RENZO FERRARI

COSE FIGURE LUOGHI

OPERE 2017-2018 E ALTRE

Casa Museo Spazio Tadini

via Niccolò Jommelli 24, Milano

Orari: mercoledì, giovedì, venerdì e sabato

dalle ore 15.30 alle ore 19.30,

domenica dalle ore 15.00 alle ore 18.30

Ingresso al Museo 5 euro

0226110481

ms@spaziotadini.it

www.spaziotadini.com

Per informazioni e materiale stampa:

Ufficio Stampa Antea

anteapress@gmail.com