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Milano street photography- Diego Bardone


Milano street Photography – Mostra di Diego Bardone a cura di Francesco Tadini e Federicapaola Capecchi

Dal 20 ottobre al 19 novembre 2017 – apertura al pubblico 20 ottobre dalle ore 18.30 – apertura al pubblico dal mercoledì a sabato dalle 15.30 alle 19.30 e domenica 15-19. Ingresso 5 euro.

Cosa sarebbe Diego Bardone senza Milano e cosa sarebbe Milano senza Diego Bardone? Lui, fotografo di strada, ogni giorno comincia la sua giornata per le vie di questa città. Si apposta, come farebbe un ornitologo, a caccia dell’umano, del cittadino qualunque, del turista distratto, dell’improbabile situazione che si crea tra l’uomo e il suo contesto. Lo scatto che porta a casa Bardone non coglie solo uno sguardo, né solo uno scorcio di città, ma l’insieme. Dall’ insieme nasce la poetica del suo lavoro fotografico. Riesce, nella moltitudine, a cogliere una combinazione degli elementi che spesso è un intero racconto, altre volte, è uno spaccato istantaneo carico di contraddizioni, altre volte coglie tutto l’umorismo pirandelliano del vivere.

Dice di lui il giornalista Roberto Morosetti: “Con umorismo e intelligenza, col desiderio di sdrammatizzare, Bardone sa prendere le distanze da se stesso, dalle cose che abbiamo attorno, dagli avvenimenti che accadono, con uno sguardo che non si ferma alle apparenze ma procede oltre la superficie.
Nelle sue immagini, attraverso accostamenti inconsueti e particolari, noi percepiamo la fragilità della linea di demarcazione tra il senso e il non senso, cogliendone il rovesciamento. Bardone possiede la capacità dei grandi.
Quella di vedere immagini che si compongono, si organizzano e si strutturano in una frazione infinitesimale di secondo… e nella frazione successiva svaniscono nel nulla, scomparse per sempre nella misteriosa nullità del caos”.

Dicono di lui

“Se mi guardo intorno, tra i tanti fotografi di street che ormai popolano il mondo fotografico, faccio difficoltà a trovarne uno intimamente legato alla sua città, come lo è Diego Bardone con Milano. Potrebbe esistere Diego Bardone senza Milano? Probabilmente sarebbe comuque un ottimo fotografo, ma io penso che perderebbe gran parte del suo universo di riferimento. Pensando ad altri grandi della storia fotografica, forse il senso del legame tra Bardone e Milano lo si ritrova, così forte ed intenso, solo nella Parigi dei grandi padri della fotografia umanista. Eppure, se si osservano con attenzione il lavoro di Diego, non si ritrova uno stereotipo di quella scuola, ma un personalissimo approccio che denota un “marchio di fabbrica” assolutamente inequivocabile. Acuto, leggero, sornione, malinconicamente gioioso, a volte languido senza mai essere stucchevole, Diego riesce ad immergersi nelle strade della sua Milano, fino ad assumerne tutte le sfumature di carattere. Nelle sue foto i toni del bianco e nero diventano essenziali per svelarci una umanità indissolubilmente legata ai particolari ambientali che ne svelano il significato compiuto: come lui ama spesso dire, non esiste una bella fotografia di strada senza un sfondo interessante. La sua è una fotografia di “senso”, una fotografia da osservare con l’acume del lettore di un romanzo giallo: anche se ci rapisce immediatamente con l’estetica e la bellezza, bisogna trovare sempre l’assassino, per restare soddisfatti. Non deve essere facile descrivere così bene una città mettendo al centro di ogni scatto l’umano, soprattutto raccogliendo tutto il potpourri della contemporaneità che caratterizza Milano; Diego ci riesce e con lui Milano trova sempre qualcosa di molto personale da dire, e anche quando appare malinconica, caotica, disordinata, riesce sempre ad apparire più bella di quello che è e che ci fa sentire bene, dicendola un po’ come Doisneau. Diego cerca sempre un motivo per farci sorridere, ma non si dimentica mai di farci pensare.” –Bruno Panieri

“Nelle strade di una città, persone, oggetti, luoghi entrano ogni giorno in relazione tra loro. Il più delle volte, però, questi incontri non avvengono: nella fretta del quotidiano via vai, spesso si perde l’appuntamento con l’istante: lo sguardo del passante che incrocia la nostra via, l’acrobazia del giocoliere nella piazza, il volo di un uccello oltre il cornicione di un palazzo. Quanti piccoli eventi avvengono ogni giorno nella strada, senza che nessuno ne colga l’accadere.
Nelle foto di Diego Bardone si materializza questa illusione: che le persone, gli animali, le cose e la città stessa possano sempre, per un attimo, entrare in relazione tra loro, giocare, scambiarsi un gesto, uno sguardo. Che perfino le immagini pubblicitarie, affisse ai muri o sui tram urbani, possano prendere vita un istante e cercare un contatto che vada oltre il compito cui sono destinate.
Ma è la fotografia a creare incontri e connessioni, simmetrie e sovrapposizioni, forme inconsuete che solo l’occhio pronto e allenato può fermare prima che sfuggano definitivamente. E’ l’immagine a dar vita a una fiaba in cui tutto può accadere: la città abbandona la sua rigida austerità e accoglie l’inatteso, animandosi di creature nuove, che condividono messaggi misteriosi.
La Milano delle fotografie di Diego Bardone è una città trasfigurata da un incantesimo gentile, che apre al sorriso e alla meraviglia, trasforma il banale e l’ordinario in un caleidoscopio dalle mille sfumature e fa del vagare nelle strade un’avventura emozionante alla ricerca dello scarto di senso, della narrazione alternativa alla routine quotidiana, del particolare che trasforma il consueto in una combinazione irripetibile, a volte curiosa e striata di ironia, altre volte segnata di poesia lieve e fugace.
E’ a questa avventura che lo spettatore è chiamato ad accostarsi con leggerezza, senza più la paura di essere travolto dall’incessante movimento della città, immergendosi in un mondo vagamente fuori dal tempo, in cui la coerenza logica qualche volta cede il posto al surreale e la strada si apre ad accogliere la multiforme, a volte insensata, varietà del darsi delle cose e della vita.”Maria Prete, filosofa

“Sono innamorato di Diego Bardone (Milano, 1963). Animale fotografico da preda dal fiuto eccezionale, cacciatore dell’ordinario e dell’inconsueto, riesce a comporre con maestria un repertorio di luoghi e persone da cui emerge in ogni occasione l’attimo irrazionale della vita.Le sue fotografie comunicano emozioni piene di intensa contraddizione, in un crudo bianco e nero che ricorda l’approccio visuale dei Faurer o dei Klein, e hanno sempre a che fare col paradosso. Con umorismo e intelligenza, col desiderio di sdrammatizzare, Bardone sa prendere le distanze da se stesso, dalle cose che abbiamo attorno, dagli avvenimenti che accadono, con uno sguardo che non si ferma alle apparenze ma procede oltre la superficie.
Nelle sue immagini, attraverso accostamenti inconsueti e particolari, noi percepiamo la fragilità della linea di demarcazione tra il senso e il non senso, cogliendone il rovesciamento. 
Bardone possiede la capacità dei grandi.
Quella di vedere immagini che si compongono, si organizzano e si strutturano in una frazione infinitesimale di secondo… e nella frazione successiva svaniscono nel nulla, scomparse per sempre nella misteriosa nullità del caos. 
Bardone sa vedere queste fotografie, e le sa raccogliere.” Roberto Morosetti, giornalista

diego bardone foto di Maria Grazia Scarpetta
Diego Bardone foto di Maria Grazia Scarpetta
Diego Bardone – Nato a Milano nel 1963, mi avvicino alla fotografia a metà degli anni ’80, collaboro con il Manifesto e due piccole agenzie per alcuni anni, poi gli accadimenti della vita mi portano altrove e non scatto una fotografia per più di quindici anni. Passione mai sopita, rinata per caso una decina di anni fa. La strada è il mio habitat naturale, la semplicità dello scorrere della vita di tutti i giorni ciò che amo ritrarre usando il BN come mezzo espressivo d’elezione. Al mio attivo diverse mostre, personali e non, e pubblicazioni su alcuni magazine fotografici, italiani e non. Il mio è un diario quotidiano, un perenne omaggio a Milano e a coloro che, inconsapevoli attori, ho la ventura/fortuna di incontrare nel mio peregrinare per le strade della mia città.
E’ come se osservassi me stesso in una sorta di specchio virtuale che trova la sua dimensione nel nostro reale quotidiano.
Abbiamo tutti gli stessi volti, le stesse gioie, le stesse speranze: io sono loro, loro la trasposizione in immagini della mia allegria vagabonda. Vorrei dimostrare che la semplicità è sinonimo di bellezza, vorrei mostrare come era solito dire Doisneau, un mondo “gentile”, un mondo che amo e che mi renda in qualche modo felice.

PhotoMilano mostra collettiva N°1


Progetto del gruppo e cura della prima esposizione di Francesco Tadini

Novanta fotografi raccontano Milano attraverso una mostra, la N 1°, ma ancor più attraverso un gruppo e un sito www.photomilano.org che raccoglie, attraverso le immagini, uno spaccato contemporaneo dalle mille sfaccettature di questa metropoli internazionale. E’ una città simbolo dinamico e intramontabile di arte, moda e imprenditoria Made in Italy, ma oggi forse, molto altro ancora. Per scoprirlo basta vedere gli scatti dei tanti fotografi che hanno colto l’opportunità di raccontarla, di metterla e nudo e di interrogarla grazie anche agli stimoli dell’ideatore del progetto, del gruppo, nonchè della mostra: Francesco Tadini.

Locandina-PhotoMilanoCosì descrivono lo spirito del gruppo di fotografi aderenti a Photomilano: “PhotoMilano è un progetto inedito. E’ il club fotografico che ha Milano nel cuore, la città più mutevole al mondo. Ma è anche luogo speciale dove si racconta, si fa e si raccoglie la cultura della grande fotografia metropolitana. 
Con quella speciale attitudine milanese per il fare, sotto la regia di Francesco Tadini che ne cura personalmente mostre ed eventi, PhotoMilano raccoglie in sé centinaia di fotoamatori e fotografi professionisti, creando un laboratorio artistico unico nel suo genere, officina delle immagini e delle idee della nostra città”. 

Acquista on line il biglietto per visitare tutte le mostre presso la Casa Museo Spazio Tadini
PhotoMilano mostra cartolina aperta
 Fotografi in mostra

01 Diego Bardone
02 Lucia Laura Esposto
03 Alberto Scibona
04 Luigi Alloni
05 Elena Galimberti
06 Francesco Falciola
07 Maurizio Aloi
08 Laura Zulian
09 Fabrizio Crippa
10 Claudio Manenti
11 Giovanni Orlando
12 Adele Caracausi
13 Emanuele Minetti
14 Marco Rilli
15 Bruno Panieri
16 Giorgio Panigalli
17 Alexandra Grippa
18 Elisabetta Gatti Biggi
19 Daniele Rossi
20 Cesare Augello
21 Andrea Fuso
22 Bianca Maria Vitali Rosati
23 Giuliano Leone
24 Gianfranco Bellini
25 Elena Santoro
26 Cristina Bianchetti
27 Giorgio Barbetta
28 Marco Parenti
29 Francesca Giraudi
30 Monica Santoro
31 Calimero Elvio de Santis
32 Alberto Grifantini
33 Laura Caligiuri
34 Giovanni Candida
35 Paolo Bianchi
36 Elvira Pavesi
37 Roberto Pireddu
38 Roberto Ramirez
39 Angelica Mereu
40 Roberto Manfredi
41 Alessandra Bettoni
42 Luca Augello
43 Andrea Cherchi
44 Daniela Loconte
45 Luigi Lusenti
46 Elisabetta Merlo
47 Maria Grazia Scarpetta
48 Gianluca Sgarriglia
49 Stefania Oppedisano
50 Alessandro Rocchi
51 Magda Di Genova
52 Giovanni Paolini
53 Francesco Summo
54 Fabio Bonfanti
55 Stefano Barattini
56 Daniela Borsari
57 Fabio Natta
58 Roberto Crepaldi
59 Emanuele Cortellezzi
60 Melania Siracusano
61 Giancarla Pancera
62 Antonio Renzo
63 Marzio Toniolo
64 Anna Limosani
65 Luciano Perciaccante
66 Silvia Questore
67 Gabriele Ghinelli
68 Cristina Risciglione
69 Domenico Sestito
70 Tiziana Granata
71 Mauro Lazzari
72 Amleto Natali
73 Corrado Formenti
74 Marisa Di Brindisi
75 Mimma Livini
76 Carlo Dulla
77 Sabrina Polo
78 Lamberto Morosini
79 Nicola Claudio Palermo
80 Maria Cristina Pasotti
81 Paolo Pacecca
82 Paolo Sommariva
83 Cinzia Beatrice Stecca
84 Giorgia Ionita
85 Antonella Fiocchi
86 Rocco Fanello
87 Massimo Magistrini
88 Franco Pelosi
89 Andrea Mele
90 Rita Manganello

La mostra è corredata da un catalogo offerto da Loretoprint grazie alla collaborazione di Fabrizio Crippa. Le stampe fotografiche sono state realizzate a un prezzo speciale da Bruno Melada. Si ringrazia Cesare Augello per la realizzazione del logo e l’impaginazione grafica di cartolina e locandina. Si ringraziano inoltre Elisabetta Gatti Biggì per il copy del lancio della mostra, Francesca Giraudi per l’ufficio stampa e Gianfranco Bellini per l’apporto ideativo.

PHOTOMILANO – passione e (non solo) per la fotografia – di Melina Scalise

E’ un gruppo di persone che ama fotografare, per professione o per piacere e che vuole condividere il gusto e l’arricchimento del confrontarsi su un soggetto prescelto: la Città Metropolitana di Milano.

L’idea è di Francesco Tadini, registra, autore televisivo, pubblicitario e fotografo che, attraverso queste sue “anime”, ha colto l’attenzione e l’attrazione della gente verso le metropoli, tanto quanto il bisogno di utilizzare un modo diverso di raccontare e di raccontarsi: l’immagine e i social. A luglio del 2017, spinto dall’istinto del comunicatore di professione e dal bisogno individuale di cimentarsi in una nuova avventura professionale e di vita ha aperto il gruppo su Facebook PhotoMilano, dal sottotitolo significativo: “passione e (non solo) per la fotografia”.

In due mesi, ha radunato intorno a sé e al suo progetto di racconto sulla città metropolitana più di un migliaio di persone. Dove? Nel luogo di milanese d’eccellenza per il confronto e il dialogo tra gli artisti e tra le arti: la Casa Museo Spazio Tadini, fondata con Melina Scalise, giornalista e psicologa, in memoria di suo padre Emilio Tadini, pittore, scrittore e saggista.

Succede ad un certo punto della vita – racconta Francesco Tadini – di vedere delinearsi un nuovo orizzonte. Alle spalle 50 anni di vita tra professione, passione, amici, amori, sconfitte e vittorie e davanti una sorta di skyline che si staglia in controluce per cui sta solo a te decidere di illuminare. La fotografia mi permette di raccontare e “illuminare”, di incontrare e condividere “salvando la storia” perché la fotografia è comunque sempre documento. Su questo terreno comune, sempre più diffuso nella cosiddetta “società dell’immagine” ho immaginato qualcosa che permettesse alle persone di conoscersi e confrontarsi su un soggetto e un ambiente condiviso quotidianamente: Milano e la sua metropoli. L’immagine è un linguaggio privilegiato diretto e semplice e oggi alla portata di un telefonino tanto da permette a tutti di “dire”, prima ancora di saperlo fare a regola d’arte. Questo “dire” , questo confrontarsi su Facebook e poi uscire insieme per scattare in un luogo scelto della città, questo approfondire un tema e una tecnica con un esperto in un workshop tanto quanto il radunarsi all’ultimo minuto per stare insieme, è semplicemente qualcosa di meraviglioso: quello scarto tra il virtuale il reale, tra lo scatto e il fatto, tra il dire e il fare, tra l’essere e l’esistere”.

Succede, per iniziare alla maniera “del Tadini” – che ha quasi dell’incredibile –  che più di un migliaio di persone, in circa due mesi, in pieno periodo estivo, si sia trovata insieme per aderire a un gruppo fotografico che racconta la metropoli milanese. Vuol dire che il linguaggio per immagini, prima ancora di diventare fotografia professionale, è ormai un nuovo modo di parlarsi, ma soprattutto che questo gruppo esprime un bisogno condiviso: “vedere insieme”. Cosa? Ciò che abbiamo davanti agli occhi tutti i giorni e che spesso ci sfugge.

In una società che corre veloce, fotografare è comunque “fermare”, “fermarsi”. Confrontarsi su ciò che ognuno sceglie come soggetto è un modo e un’occasione per riflettere. Mentre tutto va in un disordine apparente, qualcosa resta e come avrebbe detto Emilio Tadini, fine cultore del senso della distanza, ciò che rimane sono: “Le figure, le cose”. Quei punti fermi possono diventare riferimenti solo quando c’è comunicazione e quindi confronto e condivisione (la piattaforma social è il primo livello), e poi c’è il contatto fisico. Si delinea quindi una nuova mappa-racconto della città e, al tempo stesso, si individuano nuovi valori della gente che la vive. Nuovi riferimenti e oggetti che segnano la nostra identità di esseri sociali e di cittadini metropolitani.

Il gruppo PhotoMilano ha tutte queste fasi e forse va incontro alle nuove esigenze di vivere e incontrarsi in città cercando non solo locali “da bere” dove spesso ci si sente soli, ma emozioni, passioni da condividere, progetti da costruire in cui l’individuo conta per il “suo punto di vista” ed ecco che nasce subito la mostra PhotoMilano N°1. Il motore sociologico non credo sia dissimile da Critical Mass, il raduno degli amanti della bicicletta a Milano che si richiamano settimanalmente postando su Facebook. Questi gruppi virtuali e reali sono l’espressione di un bisogno contemporaneo di sviluppare un’appartenenza sociale che metta insieme interessi e valori in cui le piattaforme social sono funzionali – ma mai sostitutive – dando il giusto ruolo alla tecnologia e la giusta dignità all’uomo.

Melina Scalise

 

Milano padana, Milano internazionale. Milano multietnica e multiculturale all’ombra di una antica Madonnina. Milano che passeggia elegante e fiera per le affollate vie del centro. Milano che corre al tramonto verso le sue periferie. Milano è tutto questo e molto di più. Perché Milano è essenzialmente una città complessa, nella quale architettura e natura, spazi pubblici e privati, luoghi di transito e luoghi di incontro, convivono in un equilibrio delicato e cangiante. Come rendere questa poliedrica ricchezza di vita e di forme? Con quali immagini? Da quali punti di vista? Ed ecco che una strada possibile per rappresentare questa multiformità può essere la molteplicità degli sguardi: tanti piccoli frammenti, altrettante storie personali e modi di vedere, per ricomporre un puzzle imperfetto, incompleto, contraddittorio, ma vero perché sfaccettato, a tratti inatteso. Sono fotogrammi di una visione collettiva, che modula colori e bianco e nero, che cerca antiche e moderne verticalità, che indugia su vecchie e nuove discordanze, che si muove inseguendo vibrazioni veloci o si sorprende in assorte sospensioni. Così questa mostra costruisce un eccentrico mosaico, dove il sorriso convive con la malinconia, la geometria con il disordine, la folla con la solitudine, lo sguardo verso l’alto, verso le torri dove si proietta il futuro della nuova Milano, con quello che cerca il gesto di un passante o saluta un balcone che occhieggia dalle facciate degli antichi quartieri. 

Marisa Prete