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Medicina alternativa: incontro sulle attività psicofisiche e bioenergetiche con il centro Shaolin in occasione di Gong Om a Spazio Tadini

 

Il 19 ottobre il pomeriggio sarà dedicato a degli incontri curati dal centro Shaolinh.14-16 Workshop di Shaolin Tong-Zi-Gong /lo Yoga Buddhista cinese dei Monaci Shaolin (contributo richiesto:10€)

  • h.14-16 Workshop di Shaolin Tong-Zi-Gong /lo Yoga Buddhista cinese dei Monaci Shaolin (contributo richiesto:10€)
  • h.16-18 Workshop di Taijiquan (contributo richiesto 10€)
  • h.18-18.30 : Meditazione Chan – free entry -Il nome del maestro è Shi Heng Chan
  • h.18.30-19 : performance Shaolin

 

Il Centro Culturale Shaolin di Milano: Accademia e Organizzazione no-profit rappresentante del Tempio Shaolin (Cina) per Milano. E’ affiliata al 1 Centro di Cultura Shaolin in Italia Shaolin Quan Fa ed è stato ufficialmente riconosciuto dal XXX Venerabile Abate ShiYongXin e diretto da ShiYanHui, Monaco Shaolin 34generazione, e consociata a SEA (Shaolin Europe Association).

Il centro è attivamente coinvolto in Opere Sportive, Educative, Terapeutiche, Culturali, Artistiche e di Beneficenza con lo Spirito buddhista di pietà saggezza, coraggio e compassione per tutti gli esseri viventi, per contribuire al benessere sociale e ad un autentico scambio culturale tra Occidente e Oriente.

Propone Corsi e Attività psico-fisiche-bio-energetiche adatte a tutte le età Conferenze, Sanga, Cineforum, Enciclopedia Shaolin in lingua italiana con traduzione dagli originali testi cinesi del Tempio, Manifestazione “MILANO incontra SHAOLIN”, Viaggi-Studio Soggiorno di allenamento all’interno del Tempio Shaolin in Cina, Centro Medico MTC e Alimentazione vegana in collaborazione con Mens@Sana.

Collettiva di arte vedica: Gong Om – suonati e meditadi a Spazio Tadini. Il percorso degli otto Rasa

Invito gong om

Gon Om: suonati e meditati presenta una collettiva di artisti che si ispirano alla filosofia Veda. Artisti esposti: Pierino Digiovannantonio, Giampaolo Tomassetti, Mauro Nunziati, Premanandi Russo, Gopala Tomassetti, Flavio Stocchino, Maria Luisa Nunziati, Paolo Libralesso.

Il percorso degli otto Rasa.

Il Ciclo dell’infinito

A cura di Fortunato D’Amico

La visione panoramica del cielo notturno in una notte d’estate esprime chiaramente il senso di un’emozione profonda ispirata dalle stelle nella mente dello spettatore in procinto di abbandonare il pensiero razionale, impiegato per buona parte della giornata, che durante le ore notturne si accinge a stemperarsi nella dimensione fluttuante del sonno onirico.

Un insieme di puntini distribuiti sulla superficie immaginaria della volta celeste, costituisce il firmamento.  Apparentemente immutabile, lo schermo celeste è un piano di proiezione dove fantastichiamo il movimento degli astri.

Per gli antichi abitanti del pianeta, osservatori attenti dell’infinito serbatoio stellare, il cielo era il luogo della conoscenza, il territorio da cui trarre gli insegnamenti sui processi che stagionalmente cambiavano gli aspetti del nostro pianeta.

Le differenti energie che attraversavano la terra nei cicli periodici dell’anno, erano studiate e archiviate sotto forma di racconto, rituale, mito, icona, e quant’altro escogitato dalla mente umana che potesse servire a rinnovare in maniera intelligente la memoria del tempo.

L’intenzione era di accordarsi alla polifonia dell’universo, ed entrare in assonanza con la grande macchina astronomica che si agita sopra la testa degli esseri umani.  I Veda, antichi testi indiani scritti per conservare e consegnare ai posteri le conoscenze siderali studiate nei millenni, sono serviti a codificare la Scienza e a tramandarla attraverso l’Arte, strumento per promuovere la Spiritualità e la Consapevolezza Suprema.  Seguire i segni del cielo è rinnovare l’incontro con l’infinito, battere il ritmo, suonare l’armonia delle sfere celesti: tutte attività che corrispondono anche ai piaceri dello spirito, sperimentabili se si seguono gli insegnamenti dei maestri.

Un esempio tra tutti è rappresentato dai Rasa, dove le emozioni, riconosciute dalla tradizione vedica,sono omologate al numero otto, cifra adottata per le sue implicazioni nelle varie procedure di metamorfosi del mondo fisico e chimico, che genera logiche frattali applicabili ai sistemi conoscitivi e alle dialettiche specifiche del soggetto d’interesse.  In realtà ogni Rasa è collegato a una delle otto parti della giornata in cui sono ripartite le suggestioni dell’anima, estendibili in ogni forma di comunicazione artistica.

La cosmogonia, estesa in ogni aspetto della vita, è l’origine della flessibilità del pensiero e della dialettica vedica; essa consente di riprodurre infinite germinazioni nei territori dell’arte, e progressivamente di accedere alle mete trascendentali.  E’ curioso notare che questi patterns di conoscenza sono giunti a noi elaborati dalle moderne metodologie di indagine scientifica, come ad esempio la teoria delle emozioni di Robert Plutchik, in cui otto ripartizioni psichiche coincidono con gli insegnamenti dei Rasa.  Anche le città con i loro monumenti diventano dispositivi funzionali per promuovere la macchina divina, proiettata dal cielo sulla terra, consacrata e resa visibile al suolo attraverso la realizzazione di artefatti, ognuno dei quali è comparato alle ore che segnalano lo scorrere infinito dell’orologio ciclico.

La civiltà e la cultura Veda all’origine del mondo: seminario a cura di Lila Purushottama

templi-gong omAlcuni aspetti affrontati duranti il seminario di Angelo Russo

COME SPECCHI DEL CIELO

L’idea di una terra che sia l’immagine del cielo su cui si edificano templi cosmici con ambienti che assomigliano ai cieli, non è circoscritta all’antico Egitto e al Messico. La stessa concezione è riscontrabile anche nel sud est asiatico, ad esempio nell’antica città di Angkor Wat in Cambogia, mille anni dopo la caduta della civiltà dei faraoni.

Come scrisse l’archeologo francese George Coedes, questi monumenti si devono considerare come il prodotto di una civiltà radicatasi dall’India in Indocina. Non appena si guarda al di l’ delle forme esteriori, alla ricerca della motivazione che li ha ispirati, si ritrova l’idea indiana.

Benchè siano opere d’arte originali con connotazioni uniche, è assolutamente certo e ricorrente che i templi di Angkor Wat sono intrisi della cultura Vedica dell’India. Il sanscrito, l’antica lingua del subcontinente indiano, fu la sola utilizzata per le iscrizioni religiose,e l’idioma kmer esclusivamente per le iscrizioni secolari. Le immagini tipiche del’induismo e del buddhismo Mahayana hanno tramandato un’inequivocabile impronta sull’architettura sacra e sul simbolismo di Angkor. Come per i monumenti e le scritture associate alla città di Eliopoli, le grandi piramidi di Giza, la Sfinge e i testi rinvenuti nelle piramidi (come il sutra Cap. 2.13 della Bhagavad-gita scritto in sanscrito sulla parete della stanza dove si trovava il sarcofago di Ramsete), anche i templi di Angkor Wat rivelano forti caratteri di natura astronomica. In particolare questi monumenti e scritture fondamentali sembrano incorporare in modo scientifico osservazioni esatte sulla precessione degli equinozi che procede al ritmo di un grado ogni 72 anni. Da tempo immemore, i geografi prima e gli astronomi poi hanno suddiviso il globo del nostro pianeta in 360 gradi totali di longitudine, e questa convenzione è stata estesa anche alla sfera celeste del sole e della luna, dei pianeti e delle stelle. QuesTa sfera di 360 gradi può essere precisamente suddivisa in due parti da 180 gradi, oppure quattro parti da 90 gradi, ecc; la sfera si può anche suddividere in cinque parti o in spicchi di 72 gradi di larghezza. Quando fu scoperto il complesso di edifici di Angkor Wat, fu stupefacente osservare come tutti questi rapporti di gradi e misure fossero espressi in ogni aspetto delle costruzioni. A livello del terreno risulta difficile vedere come i molti monumenti di Angkor siano in relazione tra loro, ma se ci si eleva al di sopra di essi con la mente e si guarda dall’alto, comincia a farsi strada il senso di un grande piano.

Gong om seminario di cultura vedica

“Gli studiosi pensano che dovuto a vari accadimenti naturali o cataclismi, le varie civiltà si siano ricostruite successivamente in altri luoghi oggi a noi noti grazie alle ricerche archeologiche effettuate in India, Pakistan, Cina, Cambogia e in tutto l’Oriente. Queste ricerche hanno portato alla luce tracce della presenza di grandi città, di complessi architettonici sacri, e di testi antichi scritti in sanscrito risalenti a molto prima della civiltà della Valle dell’Indo che si pensava fosse la più antica individuata dagli archeologi. Nell’ultimo decennio, grazie alle sofisticate tecnologie satellitari, la NASA ha scattato dal satellite la foto del famoso ponte di Rama, costruito in epoca remota.

Il ponte recentemente scoperto, conosciuto come il ponte di Adam è composto da una serie di ammassi di pietre ed è lungo circa 18 miglia(30 Km.) La particolare curvatura e composizione del ponte rivelano che è un antico manufatto. Secondo gli studi archeologici e la letteratura antica, il primo segno di esistenza di esseri umani a Sri Lanka è datato a circa 1.750.000 anni fa e il ponte è databile proprio in quell’epoca come del resto testimoniato nell’antico testo del Ramayana.

In questo poema si parla di un ponte tra Rameswaram in India e la costa di Sri Lanka, costruito sotto la supervisione di un essere dinamico e invincibile è di nome Ram, che il Ramayana configura come un’incarnazione del Supremo. Questa scoperta potrebbe essere di molta importanza per gli archeologi realmente interessati nell’esplorare le origini dell’umanità, e di sicuro apre le porte della spiritualità poichè tutti i popoli del mondo sono a conoscenza dell’antica storia riportata negli autorevoli testi dei Veda.”