Primo incontro della nuova stagione di “Societry. La società raccontata con la poesia”. alla Casa Museo Spazio Tadini sabato 9 ale 18.30 in via Jommelli, 24 Milano. I professori Vincenzo Della Mea e Aurelio Ravarini saranno in dialogo sul tema “Intelligenza artificiale & Poesia”, a partire dal libro “Clone 2.0” scritto dallo stesso Della Mea con l’ausilio di GPT 2.
Interviene la nostra storica dell’arte Chiara Materazzo e Alessandra Corbetta a moderarne il confronto. Non mancheranno Cristina Daglio e Matteo Fantuzzi.
Vincenzo della Mea ha usato GPT-2, prima “addestrandola”, poi lasciandola libera di creare poesia. La procedura con cui si è arrivati a questo volume prevede quindi un lavoro spalla a spalla tra macchina e uomo, le vette di Moravec paiono raggiungibili alla macchina solo grazie all’aiuto umano. Il risultato ci mostra un’ambiguità molto avvincente: la macchina si corregge attraverso una scelta umana, autoriale nella sua unicità. Quello che ci dicono queste poesie, riguarda più noi stessi, o l’autore umano, che la macchina. Forse scopriamo che ciò che in noi dovrebbe sfuggire all’algoritmo è solo un algoritmo di grado diverso.
Sabato 24 settembre 2022 Casa Museo Spazio Tadini – contemporaneamente alla Mostra“Tadini & Co.” a cura di Melina Scalise– inaugura la Mostra fotografica collettiva “La città in scena”a cura di Federicapaola Capecchi.
In mostra: Alessandro Accordini, Ludovico Balena, Stefano Barattini, Giada Calamida, Corrado Formenti, Antonio Fumagalli, Gianni Grattacaso, Luigi Grieco, Roberto Manfredi, Guia Medolla, Catia Mencacci, Giovanni Paolini, Ida Marinella Rigo, Patrizia Riviera, Ruggero Ruggeri, Flavio Savio, Anna Signorini, Domenico Summa, Francesco Tadini, Nella Tarantino.
Venti autori, quarantasei fotografie a raccontare la molteplicità vitale che va in scena ogni giorno nella città, che fa dell’apparente vuoto delle distanze un pieno. Venti cifre stilistiche a scandire un racconto sempre al confine tra visibile e visionario, in omaggio alla vittoria dell’onirica visionarietà delle opere pittoriche e di alcuni testi (La Tempesta per esempio) di Emilio Tadini. “La città in scena” è palcoscenico del teatro della vita: ha presa sul reale e sa camminare nel sogno, riconosce il tragico e pensa l’utopia, sente l’angoscia ma sa sorridere al niente.
“Le figure sono ombre,le ombre delle coseportate dalla luce dello sguardo.Dev’essere cosìche si fanno i dipinti: guardandodi lato – come i ciechi,che guardano sempre altrove,senza fretta, convintie sorridono al niente”. Emilio Tadini da “L’insieme delle cose”
Il lato emotivo della realtà di Patrizia Riviera, la trasfigurazione, creazione e immaginazione densa di bruciante presa sul reale di Francesco Tadini, il silenzio e mistero di Nella Tarantino, le figure e simboli malinconici di Catia Mencacci, la grammatica visiva di Ida Marinella Rigo immersa a cercare l’indefinitino nel finito, gli interrogativi e le vertigini di Ruggero Ruggieri, i pretesti di Giovanni Paolini – in bianco e nero e a colori – in cui personaggi muti reinventano la metropoli, la leggerezza di un ultimo giro di giostra di Flavio Savio, gli schermi/confine di Gianni Grattacaso da oltrepassare per proseguire il cammino, la selettività, atemporalità, e, a volte, tendenza ad estetizzare di Stefano Barattini, il punto di vista “freddo” per sottolineare gli aspetti sublimi delle cose di tutti i giorni di Ludovico Balena – solo per citarne alcuni – disegnano momenti di vita quotidiana in un complesso di particolari che liberano passante, soggetto, oggetto e architettura dall’anonimato. E ne fanno molteplicità vitale.
Una mostra fotografica con una precisa visione dello spazio della città, di cui vuole parlare quando si fa luogo: “quando si dà un senso, un valore, una funzione allo spazio lo si trasforma in un luogo” – afferma la curatrice Federicapaola Capecchi – “qui entrano in scena, individui, relazioni, comportamenti. Gli uomini. Molte opere di Emilio Tadini sono forma e sintesi, equilibrio e maestria affabulatoria e pittorica. Una continua discussione della forma d’arte per eccellenza: la vita. Dunque ‘La città in scena’ parla della vita, delle persone, delle maglie della vita, dei corpi, degli individui, dei rapporti, come dei silenzi e delle voci troppo alte”.
“La città in scena”, attraverso lo stile peculiare di ogni autore, indaga la città come in una sorta di collage, spesso fatto di pieni e di vuoti. Il pecorso vuole porre l’accento sul valore etico dell’immaginazione, come del gioco, della semplicità come della poetica delle piccole cose, quelle di tutti i giorni e quelle visionarie. Una narrazione che vuole lasciare ampio spazio all’osservatore.
“Lo stesso spazio infinito che Emilio Tadini, ho sempre pensato, lasciasse al lettore dei suoi testi e all’osservatore dei suoi quadri”– prosegue Federicapaola Capecchi – “Così, grazie allo spessore degli autori selezionati, ‘La città in scena’ lasciauno spazio vuoto (positivo) per muoversi tra differenti versioni, visioni e racconti. Dove visibile e invisibile, detto e non detto si contendono lo spazio, che non riesce a contenere la narrazione. Dove non si riesce a prescindere dalle persone: chi sono, il loro soggettivo, il carattere, la natura; dove il corpo immerso in ciò che chiamiamo mondo, conduce in un luogo da abitare, in un immaginario che manifesta presenze concrete, in un sapere sensibile che risponde al desiderio e che, al tempo stesso, lo suscita. Dove infanzia ed età adulta sono legate da un filo che tesse domande e trame all’infinito, senza mai riuscire a colmarle. Proprio come succede per esempio nel quadro di Tadini <L’occhio della pittura>. Dove in un mondo in cui tutto procede per significati indotti, la semplicità è una delle cose più difficili da ottenere, da riconquistare, insieme alla propria identità”.
Quando la vita reale e la fotografia sanno contenere e contemplare immaginario, visioni e sogni, una città-mondo capace di cogliere immagini al di là del presente è possibile.
Apre il 20 settembre 2020 alle ore 15.30 fino alle 20 la mostra di Emilio Tadini“Parlami di lei: tenerAmente forte” a cura di Melina Scalise e Francesco Tadini all’interno del palinsesto I talenti delle donne del Comune di Milano e con il patrocinio di Municipio 3. Un percorso sulla figura femminile che si terrà fino alla fine dell’anno prossimo presso la Casa Museo Spazio Tadini, sede dell’archivio dell’artista. Partendo dalle opere di Tadini scoprirete il mito di Atalanta e di Cerere, La Madonna di Pier Della Francesca, Maria Maddalena, Anna Plurabelle di Joyce, Eva e la moglie dell’artista Antonia.
L’esposizione comprende una selezione di opere pittoriche che rappresentano la donna ed evidenziano il ruolo che l’artista gli conferisce (opere dell’archivio e della Fondazione Marconi). Una mostra affascinante che porta alla visione del femminile nell’arte sacra e alla figura della donna nella letteratura, da Pier Della Francesca a Joyce, che furono fonte di ispirazione per Emilio Tadini. Il trittico centrale della mostra è “Il pittore del parto e le donne fecondanti” che vede al centro della tela una figura maschile creatrice e ai lati delle figure femminili identificate dall’artista come “donne fecondanti” e quindi con una funzione maschile e non femminile. Un’opera che tocca temi interessanti come la fecondità, il concepimento, il rapporto con il corpo, la Madonna, la musa ispiratrice dell’artista.
A completare il percorso alcune letture del testo teatrale di Emilio Tadini “La deposizione” (Einaudi 1997). Un’opera che fu messa in scena al teatro Franco Parenti nel 1997 per la regia di Andrèe Ruth Shammah interpretata da Anna Nogara. L’opera tadiniana è il monologo, per l’appunto, “la deposizione” di una donna accusata di aver ucciso sette uomini di cui non sono stati trovati i cadaveri. Un testo emblematico e altamente simbolico che ha un doppio finale: il lettore può leggere l’assoluzione o la condanna. In tempi ormai lontani, Tadini si poneva il problema del corpo della donna, del suo valore sociale, del suo essere vittima o carnefice.
Durante la mostra sono previste visite guidate e convegni a cura di Melina Scalise, psicologa e studiosa della simbologia nell’opera di Emilio Tadini grazie alla disponibilità dell’archivio eredi.
La mostra presso la Casa Museo Spazio Tadini è a ingresso gratuito. Le visite guidate sono a pagamento (7 euro) e si svolgono da mercoledì a venerdì su prenotazione (museospaziotadini@gmail.com), mentre ogni sabato a intervalli di un’ora e mezza a partire dalle 15.30.
Il 20 settembre inaugureranno presso la Casa Museo Spazio Tadini altre due mostre sul tema femminile che sviluppano alcuni temi iconografici della donna nell’arte correlate anche alla poetica di Emilio Tadini. La mostra PARLAMI DI LEI: DIALOGO A DUE vede in esposizione opere di due autori contemporanei. Si tratta di un uomo e una donna: Mario de Leo che presenta una serie di ritratti femminili della sua serie: Figura amazzonica toccando il tema di Madre Terra e Francesca Magro che presenta una seri di tele sul tema del corpo della donna, “Il corpo e la carne”.
Breve Biografia Emilio Tadini
Emilio Tadini nasce a Milano nel 1927. Si laurea in lettere. Nel 1947 esordisce sul “Politecnico” di Vittorini con un poemetto cui fa seguito un’intensa attività critica e teorica sull’arte ( Possibilità di relazione 1960, Alternative attuali 1962, l’ampio saggio L’organicità del reale, su “Il Verri”).
Nel 1963 esce il suo primo romanzo, L’armi, l’amore (Rizzoli), cui seguono nel 1982 il secondo L’opera (Einaudi), nel 1983 La lunga notte, (Rizzoli ), nel 1992 il libro di poesia L’insieme delle cose (Garzanti), nel 1993 l’ultimo ‘romanzo La tempesta (Einaudi) da cui è stata tratta una versione teatrale. Nel 1995 il saggio L’occhio della pittura (Garzanti), nel 1997 La Deposizione (Einaudi) e nel 1998 il saggio La distanza (Einaudi). Vedi altre informazioni sui libri
Al lavoro critico e letterario affianca fin dalla fine degli anni ’50 il lavoro della pittura. La sua prima esposizione personale è del 1961 alla Galleria del Cavallino di Venezia. Fin dagli esordi, Tadini sviluppa la propria pittura per grandi cicli, costruendo il quadro secondo una tecnica di sovrapposizione di piani temporali in cui ricordo e realtà, tragico e comico, giocano di continuo uno contro l’altro.
Tiene esposizioni personali all’estero, Parigi, Stoccolma, Bruxelles, Londra, Anversa, Stati Uniti e Sudamerica, sia in gallerie che in spazi pubblici e musei. E’ presente inoltre in numerose collettive. Nel 1978 e nel 1982 viene invitato alla Biennale di Venezia. Nel 1986 tiene una grande esposizione alla Rotonda della Besana a Milano dove espone una serie di tele che preannunciano il ciclo dei Profughi e quello dedicato alle Città italiane,poi presentato nel 1988 alla Tour Fromage di Aosta. Nel 1990 espone allo Studio Marconi sette grandi trittici. Del 1992 è la mostra Oltremare alla Galerie du Centre di Parigi e nel 1993 inaugura una mostra con nuove opere allo Studio Marconi di Milano.
Nel 1995 alla Villa delle Rose di Bologna vengono presentati otto grandi trittici de Il ballodei filosofi. A partire dall’autunno 1995 fino all’ estate 1996 una grande mostra antologica e itinerante ha avuto luogo in Germania nei musei di Stralsund, Bochum e Darmstadt accompagnata da una monografia a cura di Artura Carlo Quintavalle. Nel 1996 la mostra de Il ballo dei filosofi viene presentata alla galleria Giò Marconi. Tadini diventa commentatore del Corriere della Sera edal 1997 al 2000 è stato presidente dell’Accademia di Brera. Nel 1997 espone presso la Galerie Karin Fesel a Düsseldorf, la Galerie Georges Fall a Parigi e il Museo di Castelvecchio a Verona. Gli ultimi cicli dipinti sono quelli delle Nature morte e delle Fiabe chenel 1999 sono state presentate alla Die Galerie di Francoforte. Nel 2001 la città di Milano gli ha reso omaggio con una mostra antologica Emilio Tadini. Opere 1959/2000 a Palazzo Reale. Sempre nel 2001 in aprile si tiene la mostra di acquerelli Le figure le cose alla Galleria Giò Marconi di Milano.
Biografia Melina Scalise
Ph Manenti
E’ titolare della Casa Museo Spazio Tadini e responsabile dell’archivio dell’artista Emilio Tadini. E’ giornalista professionista, psicologa, blogger, curatrice d’arte, organizzatrice di eventi, esperta di comunicazione aziendale e ambientale ed è stata anche mediatore civile. Ha lavorato per Il Giorno come cronista per sette anni, ha ideato le prime campagne di comunicazione ambientale in Italia con il più importante gruppo privato del settore rinnovabili ricevendo riconoscimenti per le sue campagne di comunicazione ambientale inventando la prima Ecoteca (biblioteca itinerante sull’ambiente) e progettando un prototipo di “Slotmachine” a rifiuti. Suoi testi sono stati pubblicati su diversi libri, riviste e cataloghi d’arte e di poesia anche internazionali, ultimo 17 Graffi, in memoria delle vittime di Piazza Fontana. Dal 2006, insieme al marito Francesco Tadini, ha aperto la Casa Museo Spazio Tadini in memoria di Emilio Tadini. Oggi è un museo privato tra i più vivaci di Milano per la proposta artistica e culturale.
Per ulteriori informazioni e prenotazioni per le visite guidate