Federicapaola Capecchi con Opificio della Fotografia (progetto interno a e in collaborazione con Casa Museo Spazio Tadini) porta per la prima volta in Europa una mostra fotografica personale di Christine Selzer, artista greco-americana. L’inaugurazione è mercoledì 14 maggio 2025 alle ore 19 Via Niccolò Jommelli 24 Milano e la fotografa sarà presente.
In mostra il suo sguardo feroce e intimo sul corpo: un viaggio fotografico che lacera la superficie per rivelare “verità” dove la pelle non seduce ma parla e ci costringe a guardare dove solitamente distogliamo lo sguardo. In un tempo dominato dalla pulizia levigata delle immagini, l’artista greco-americana Christine Selzer approda per la prima volta in Europa con una mostra fotografica personale che non solo cattura, ma scuote: Imperfetto Corpo del Vero. Quaranta immagini in mostra che non cercano l’armonia ma la discrasia. Non la superficie, ma la fenditura. Le fotografie raccolte in Imperfetto Corpo del Vero sono frammenti visivi che indagano i territori fragili, imperfetti e potentemente umani dell’identità, del corpo, della memoria, dell’eros.
Mostra Fotografica Personale di Riccarda Montenero, artista che vive tra Parigi e Torino, a cura di Federicapaola Capecchi, in collaborazione con Casa Museo Spazio Tadini e nelle sale adibite al progetto Opificio della Fotografia.
La mostra si articola in una selezione mirata da sei serie fotografiche: Dans la lumière, Histoires sombres, La chair de l’autre, La cible du désir, Mots silencieux e Vertige.
Ognuna racconta il desiderio nella sua espressione più pura e selvaggia, dando voce a quella tensione tra luce e ombra, tra l’eccesso e la disciplina, tra il controllo e l’abbandono. Sono immagini che raccontano un corpo danzante in continua metamorfosi, esposto e consumato dal desiderio, in un movimento che trascende la carne e rivela un’intima consapevolezza inconscia.
Un’esperienza visiva che invita a riflettere sull’essenza del corpo umano e sulla sua capacità di incarnare un’energia che, pur appartenendo alla dimensione dell’istinto e dell’animalità, diventa quasi sacrale. Ogni fotografia si offre come una finestra aperta sul senso del corpo, in bilico tra l’oscurità e la luce, in una danza perpetua.
Durante il periodo di esposizione sarà presentato il libro omonimo, che è già preacquistabile contattando direttamente Riccarda Montenero alla email riccarda.montenero14@gmail.com
Sabato 18 maggio 2024 alle ore 19, in collaborazione con Casa Museo Spazio Tadini, nelle sale dedicate al progetto Opificio della Fotografia, inaugura una mostra fotografica dedicata alla polaroid. “Ai lembi dell’assenza” di Patrizio Cipollini, polaroider e fotografo romano, a cura di Federicapaola Capecchi
Un percorso attraverso 140 polaroid, offrendo al pubblico uno sguardo intimo e riflessivo sul tema dell’assenza. La mostra si propone di stimolare anche una riflessione critica sulla relazione tra la fotografia istantanea e il concetto stesso di assenza… l’immagine istantanea si deteriora nel tempo e i soggetti possono addirittura scomparire, risultare completamente assenti. La Polaroid piace per la sua istantanea (ma lenta rispetto al digitale) matericità e, nel tempo, può trasformarsi invece in una concreta mancanza.
L’assenza in questa mostra a volte è giocata come negazione della presenza umana, come per esempio nella serie sui sex toys, i papaveri, i pontili e i dittici architettonici o naturali; a volte si muove tra soggetti viventi in spazi quasi astratti o vuoti; altre si veste di forme e posizioni erotiche mancanti della figura completa; altre ancora abita polaroid deteriorate nel tempo in cui quasi tutto o tutto è scomparso. Si propone di esplorare narrazioni personali quanto sociali, ricordando la complessità e la profondità delle relazioni umane. “Ai lembi dell’assenza” si inserisce in un contesto ampio di riflessione, che permea il tessuto della nostra esistenza. Come evidenziato da alcuni teorici come Rosalind Krauss e Geoffrey Batchen, l’assenza nelle immagini fotografiche si trasforma in una sorta di presenza silenziosa, che parla delle nostre esperienze umane con un’intensità senza tempo.
“Molti lavori di fotografi americani del XX secolo, come Robert Mapplethorpe, Nan Goldin o Sally Mannsolo per citarne alcuni, hanno aperto nuove prospettive sull’espressione emotiva, l’utilizzo della bellezza come strumento estetico ed emotivo e l’enfasi sulla fotografia come oggetto fisico. Questi elementi hanno influenzato profondamente la fotografia contemporanea, aprendo spazi di riflessione sul tempo, l’erotismo, la mortalità, l’intimità, la bellezza, l’assenza”. – scrive l’ideatrice e curatrice della mostra Federicapaola Capecchi – “ Da qui siamo partiti io e Patrizio Cipollini. Per mesi abbiamo indagato e navigato insieme la mia idea, ispirata dal suo corpo di lavoro di 30 anni e abbiamo trovato molte strade da percorrere … infatti credo questa sarà la prima mostra di una serie”.