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La fotografia di Calimero Elvio De Santis con Players


Fotografia, Ritratto. Inaugura venerdì 25 ottobre 2019, alle ore 18:30, a Spazio Tadini Casa Museo la Mostra Personale “PLAYERS” di Calimero Elvio De Santis con la curatela di Federicapaola Capecchi. (ingresso libero)

Quaranta ritratti a raccontare una generazione. Quaranta fotografie che diventano focus attuale di un tema sempre più scottante della nostra società e contemporaneità: l’identità.

Una mostra, un racconto e un’impaginazione fitti, serrati, quasi senza respiro, a chiedere che la si guardi senza pause e senza troppe scusanti.

 “Thick and slow. Deciso e riflessivo. Quando il ritratto si fa duro, forse anche un gioco rischioso”  -scrive Federicapaola Capecchi – “Quando un ritratto brucia. Quando cattura le persone nel gioco in cui loro stessi hanno scelto di recitare o di trovarsi. Fotografie che invitano alla contemplazione e alla riflessione, presentandoci i volti portati con prepotenza all’interno del piano dell’immagine. Quando il ritratto è essere lì col soggetto, col pensiero. Quando è un ritratto generazionale. Quando è un segreto svelato, alla Paul Strand, alla Otto Emil Hoppé. Players!”. 

La fotografia è da sempre chiamata a raccontare gli uomini, a ritrarne le espressioni e a intuire, dallo sguardo piuttosto che dall’abito, abitudini, status sociale e importanza. Poi si sono cercati frammenti di senso della persona ritratta. È tra questi frammenti di senso che si muovono Calimero Elvio De Santis e i suoi ritratti. Diversi negli intenti e nei modi dallo “sfacciatamente vicino” di Bruce Gilden – l’unica cosa che li accomuna è l’uso del flash – raccontano il volto umano come una mappa geografica dove si registrano smottamenti. Players è una mostra che si interroga – e ci interroga – sulle persone, sui ruoli che scelgono di giocare e vestire ogni giorno, su quelli che si trovano ad abitare senza volerlo, solo … perché è così. Quaranta volti alla ricerca della parte non evidente del carattere del soggetto ritratto, di restituire un sentimento, per quanto duro possa essere, di ritrarre una qualità interiore. Di ridare frammenti di senso all’uomo.

CALIMERO ELVIO DE SANTIS

Calimero è un eclettico artista italiano dalle mille sfaccettature, che diventa difficile classificare sotto un’unica definizione. È stato un comico, un attore, un fantasista, un mimo, un clown, un prestigiatore ad alti livelli, come la collaborazione con Raul Cremona. Un personaggio che puo’ presentarsi in un luogo austero come il teatro, o piu’ semplicemente sulla pedana di un cabaret, o a tu per tu con il pubblico fino a raggiungere l’apoteosi all’interno del suo habitat naturale che è la strada, riuscendo ad improvvisare una storia fantastica dove gli attori di questa commedia sono i passanti che in modo inconsapevole e al contempo surreale, recitano fino in fondo una parte e dove lui stesso diventa attore e regista di una storia sempre a lieto fine. Come a lieto inizio è il suo viaggio nella fotografia. Da quando ha preso in mano la macchina fotografica ha iniziato a fare reportage, fotografia di strada e ritratti. Come fotografo collabora con diverse testate giornalistiche; con PhotoMilano Club Fotografico Milanese ha partecipato a due mostre collettive nel 2018 e ora debutta con la sua prima Mostra Personale.

PLAYERS

Mostra Personale di Calimero Elvio De Santis

A Cura di Federicapaola Capecchi

25.10.2019/23.11.2019

INAUGURAZIONE: venerdì 25 ottobre 2019, ore 18:30

Spazio Tadini Casa Museo

Via Niccolò Jommelli 24, 20131, Milano

www.spaziotadini.com

MM 1 Loreto MM 2 Piola

Orari Mostra Apertura al Pubblico:

dal mercoledì al sabato dalle 15:30 alle 19:30

domenica: SOLO su appuntamento per visite guidate (visita guidata €5)

lunedì e martedì: chiuso

federicapaola@gmail.com

Dimercoledì sulla fotografia analogica


La Fotografia Analogica – Back to the Past mercoledì 16 ottobre 2019 ore 19:30

Ogni mercoledì con PHOTOMILANO nella sua sede @Spazio Tadini Casa Museo si parla di Fotografia.

Mercoledì 16 ottobre alle ore 19.30 tre autori: Beppe Bolchi, Stefano Pensotti e Giuseppe Pons parlano dei loro rispettivi progetti in analogico – Città senza tempo, Azalai e a west di Hollywood – in un dibattito a cura di Angelo Cucchetto, in dialogo con la curatrice di fotografia Federicapaola Capecchi, Francesco Tadini fondatore di PHOTOMILANO e di SPAZIO TADINI.

Di mercoledì sulla fotografia con PhotoMilano e Cities

I tre Autori lavorano spesso in analogico, e nel corso della serata verrà presentato Back to the Pastun volume che raccoglie estratti sintetici di 20 progetti fotografici realizzati con tecniche diverse, dalle macchine analogiche a tecniche di Fotografia istantanea, al Foro Stenopeico, al transfer Polaroid su carta d’acquerello.

MAGGIORI INFORMAZIONI SULLA SERATA QUI

Renzo Ferrari: Insonnia mostra a SPazio Tadini


Renzo Ferrari presenta il suo ultimo ciclo di opere di pittura e in anteprima alcuni lavori su carta che accompagnano il romanzo “Solaris – parte seconda” di Sergej Roic. Dal 25 ottobre al 24 novembre 2019 – Inaugurazione 25 ottobre ore 18.30 – Casa Museo Spazio Tadini via Niccolò Jommelli 24, Milano

Idola Blau 2019 olio su tavola 31×23 cm

La mostra “Insonnia” è una sequenza di “short stories”, formati brevi con variazioni soprattutto esistenziali. La canicola dell’ultima estate ha avuto la sua parte come tema segnale dello squilibrio ecologico e di come la natura ci avverta con continui allarmi. È poi presente un “minimalismo” che concentra le tensioni figurali attraverso l’azione dello spazio, del segno e del colore.

notturno e forme scure , 2019, olio su carta 29,5×21 cmRenzo Ferrari

“Il vero tema di questi nuovi quadri (…) è il paesaggio – scrive Pietro Luca Nicoletti, storico dell’arte – o meglio un sentimento di natura che prende una fondamentale sfumatura ‘ecologica’: Renzo si accosta al tema dell’ecologia nel momento in cui uno stato di natura è minacciato in maniera sempre più aggressiva e allarmante, e si rende conto di un ritorno circolare a motivi che avevano

caratterizzato l’avvio della sua vita d’artista. Parlare di ‘natura’ senza cadere nell’equivoco

del ‘naturalismo’, infatti, significa uno sguardo posato su luoghi che fanno parte di un

patrimonio genetico e di memoria: un paesaggio rurale del Ticino della sua infanzia che

si è molto trasformato e spesso selvaggiamente cementificato, mettendo in evidenza

una componente artificiale che insidia l’integrità di un contesto”.

Gineceo 2019 olio su tavola 20×44 c, Renzo F

Scrive invece Sergej Roic, giornalista e scrittore circa l’insonnia:

“Per quel che riguarda l’insonnia, il noto stato per cui la mancanza costante di sonno mette

a soqquadro la quotidianità o addirittura l’intera esistenza, vale invece la seguente affermazione:

chi soffre d’insonnia ha un unico desiderio, quello di dormire. Eppure, spesso e volentieri l’arte, la massima espressione del gioco inventivo e combinatorio consentita a un essere vivente, il fin troppo razionale essere umano, immagina, congettura, costruisce e realizza le sue opere proprio ‘in mancanza di qualcosa’, ovvero agognando a raggiungere uno stato di soddisfazione all’apparenza irraggiungibile. L’arte ‘insonne’ configura, insomma, la rincorsa di un creativo pié veloce alla lenta ma inesorabile tartaruga della materia/contesto piegata alla volontà dell’artista ma mai del tutto, mai fino in fondo. L’arte assume allora un significato ‘insonne’ essendo compiuta ma anche incompiuta, conclusa ma pure aperta ad altre combinazioni, accostamenti, ulteriori

percorsi”.

La mostra INSONNIA è accompagnata da un catalogo edito da Zedia`

Renzo Ferrari nasce a Cadro l’8 febbraio 1939. Dopo le scuole dell’obbligo, si trasferisce a Milano dove frequenta il liceo artistico e l’Accademia di Brera e conclude gli studi con una tesi su James Ensor. Nel 1962 tiene una prima personale alla Galleria delle Ore di Milano con un significativo riscontro della stampa. La Galleria Annunciata lo invita alla mostra Una scelta (1963) che tenta di fare il punto sul nuovo contesto milanese. Nel 1964 gli viene conferito il Premio Diomira per il disegno e compie viaggi e mostre in Germania, visitando poi i principali Musei di Belgio e Norvegia. La visione della Pop americana alla XXXII Biennale di Venezia lo impressiona vivamente e lo sollecita a cimentarsi con il linguaggio pop. Una selezione del lavoro 1969 – 1972, connotata da una prima maturità espressiva, viene esposta alla Cupola d’Arte Casa a Lugano; tema dominante il confronto Artificio e Natura. Nel 1974 nell’ambito della XXVIII Biennale Nazionale D’Arte Città di Milano, Presenze e tendenze nella giovane arte italiana, ottiene il Premio Feltrinelli, seguito da numerosi riconoscimenti critici (De Micheli, Tassi, Bruno, Del Giudice). Nel 1977 espone alla Bergamini con opere improntate alla condizione esistenziale ”Urbani”, ”Mimesi”, “Teste”. Queste figure alla fine del decennio segnano un inoltro spaziale in un nero, combusto e notturno. Numerose le mostre di taglio generazionale: l’Opera dipinta 1960 – 1980 (1982); Dieci Pittori a Milano (1989) a cura di Quintavalle allo CSAC di Parma e alla Rotonda della Besana a Milano; di seguito Il segno della pittura e della scultura (1983); Cento anni di arte a Milano 1886 – 1986; Geografie oltre l’informale (1987) alla Permanente. Harald Szeemann cura una monografica di Ferrari al Monte Verità di Ascona nel 1985. Il Museo civico di Bellinzona gli dedica una antologica con Opere 1970 – 1990 e a distanza d’anni nel 1999 viene costituito il Fondo Ferrari con cronologia estesa dal 1960 al 1998. In questi anni aumenta l’attenzione critica rivolta all’artista da parte di Tadini, Crespi, Mauron, Montalto, Pontiggia, Porzio, Pontiggia e Goldin. Mostre itineranti Art-Transit (1998) a cura di Matteo Bianchi nei Musei di Vevey e Sciaffusa. A partire dal 1990 si produce una significativa

svolta nel suo lavoro con un impeto graffitista nel segno/disegno e un cromatismo acceso. Primo viaggio a New York (1995) e un secondo nel 2004. Mostre personali al Museo Epper (1993), Galleria Bergamini, Milano (1995), Galleria la Colomba, Lugano (1997), Galleria. Ceribelli Albini (2001), Villa Ciani, Museo civico di Lugano (2004), Centro svizzero (2006) e Spazio Tadini (2013), Milano.

È invitato alla rassegna “Artisti arabi e italiani” a Beirut, Damasco, Il Cairo (2008).

Nel 2009 riceve il premio Morlotti alla Carriera e l’editore Skira pubblica nella collana Arte Moderna le monografie Opere 1990 – 2010 (Pittura), Opere grafiche 1958 – 2013 e nel 2016 Le carte e i giorni 1958 – 2015. Nel biennio 2014 /2015 i Musei di Neuchâtel e Lugano in sinergia hanno proposto la retrospettiva

Visions nomades, 1958-2014. Nella sala del Collezionista della Fondazione Stelline, nel 2016 presenta la mostra Le Carte e i giorni, Formati a confronto a cura di Elena Pontiggia, una scelta di opere di piccolo e grande formato, lungo il percorso creativo 1958 – 2016. Curata nell’allestimento da Mario Botta.

Durante il 2017 ha esposto alla mostra Swiss Pop Art al Kunstmuseum di Aarau e con una personale Busillis Time alla galleria Wolf di Ascona. Nel 2018 espone alla casa museo Spazio Tadini a Milano un ciclo di opere con il titolo Cose Figure Luoghi 2017 – 2018 e al Centro Culturale Giuseppe Verdi partecipa alla mostra

Nuove immagini, nuovi segni. Opere del secondo Novecento dal Museo della Permanente a cura di Gianluca Poldi e Luca Pietro Nicoletti. Recenti le pubblicazioni a cura di Silvia editrice nella Collana i Libri d’Artista e due altri libri dedicati a Pop Art-Oggetti Ansiosi 1964 – 1975 e Taccuini anfibi 1989 – 2015. Nel 2019 ha esposto la mostra Rabisch 2003-2019 alla galleria la Colomba di Lugano. È presente nel catalogo della mostra Milano Pop – Pop Art e dintorni nella Milano degli anni 60/70 a cura di Elena Pontiggia. Di recente pubblicazione Una lunga amicizia di Renzo Ferrari e Piero del Giudice, edizioni Zedia’.

Casa Museo Spazio Tadini

Via Niccolò Jommelli, 24 Milano (MM Piola/Loreto)

Apertura:

da mercoledì a sabato dalle 15.30 alle 19.30 (Offerta libera)

Domenica apertura su richiesta e per visite guidate alle mostre temporanee e all’opera di Tadini (7 euro, durata un’ora).

Per informazioni dettagliate:

www.spaziotadini.com