Alessandro Docci in mostra a Spazio Tadini con Mimetismo urbano dal 17 aprile 2013

INAUGURAZIONE 17 APRILE ORE 18.30

In seno alle esposizioni dedicate allo SGUARDO SULLE CITTA’ organizzate da Spazio Tadini si inserisce la personale di Alessandro Docci che ripensa al contesto urbano in chiave ludica e creativa cercando, e trovando, nell’assetto urbanistico di alcune città una visione immaginaria che restituisce all’abitare umano un riferimento con il mondo animale. La città, nonostante l’apparente lontananza dall’ambiente naturale, assume, grazie al suo intervento, sembianze che non si discostano da ciò che si conosce in natura. Docci, forte di questa intuizione si trasforma in un cacciatore e, come nelle favole, trova, nella planimetria di ciascuna città, un animale imprigionato per la sua “tavola” in ogni città. Così nella planimetria aerea di Milano scopriamo un’aquila, in quella di Roma una lupa, in quella di Cagliari un passero, in quella di Firenze una cavalletta, in quella di Campobasso un Capriolo e così via. Questa ricerca lo ha portato, nelle opere recenti a sviluppare l’universo segnico della città vista dall’alto. Nelle sue ultime tele ad olio, anch’esse in esposizione a Spazio Tadini, l’insieme dei segni si trasforma in un linguaggio che ricorda le trame dei circuiti elettrici e richiama la dimensione comunicativa della città, dei suoi luoghi e dei suoi significati, dei suoi abitanti e dei loro linguaggi. Interessante l’estrapolazione delle forme e la mescolanza di segni che ricordano il rigore delle forme infantili. L’insieme delinea il profilo di una nuova dimensione della metropoli: astratta e brulicante di simbologie.

Le mostre di Spazio Tadini dedicate alla città non potevano mettere da parte questo artista fuori dal coro che ha elevato lo sguardo dalla terra al cielo e, grazie alle occasioni offerte da Google Maps è riuscito a fare un ritratto nuovo di ogni città, ma soprattutto ha giocato con il loro aspetto estraendolo da un contesto ricco di accenti negativi (l’edificazione e l’abusivismo selvaggio etc) per ricollocarlo nel piacere della costruzione, dell’inventiva, della creatività di cui l’uomo non può privarsi perché strumento di crescita evolutiva. Docci ha riguardato le planimetrie delle città con gli occhi di un bambino volando attraverso le mappe di Google e dopo la scoperta del primo animale, si è trasformato in un cacciatore insaziabile tanto da produrre una cinquantina di tele: mimetismo urbano.

“Volevo onorare un’importante data storica come quella dei 150 anni dell’Unità di Italia scoprendo realtà nascoste all’interno di un tessuto urbano di cui raramente si va oltre l’evidenza – racconta il pittore Alessandro Doccicosì è nata la mostra e credo che solo l’arte è in grado di farci osservare le cose in modo differente”.

Melina Scalise

Alessandro Docci è nato a Desio (MB) nel 1951. Dal 1990 si dedica interamente alla pittura, imponendo il suo talento innovativo e visionario capace di cogliere, nelle piccole cose di ogni giorno, impressioni ricche di inattese sfumature.