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Fotografia sportiva: alessandro trovati workshop

Fotografia Sportiva: Workshop con Alessandro Trovati, sabato 11 e domenica 12 maggio 2019 . Spazio Tadini Casa Museo che, insieme a Federicapaola Capecchi – curatrice e agente di Alessandro Trovati -, ha creduto e investito su di lui come fotografo/autore ospitandone tre mostre, in questa occasione, lo ospita nuovamente con un workshop, nel magnifico contesto delle opere di Emilio Tadini.

DI SEGUITO IL COMUNICATO STAMPA

Sabato 11 e domenica 12 maggio 2019 a Spazio Tadini Casa Museo si svolge il workshop di Alessandro Trovati. In un week end full immersion il più grande fotografo sportivo italiano cambierà ai partecipanti il modo di fotografare lo sport. Due giorni per affinare lo sguardo sullo sport e prendere confidenza con tecniche e caratteristiche specifiche della fotografia sportiva.

Il workshop – Sport Photography, the decisive moment – è occasione concreta per comprendere e sperimentare l’importanza di fissare l’attimo tanto quanto il gesto atletico, di dare una suggestione particolare non solo alla prestazione atletica ma a tutta la situazione. La possibilità di  cercare la propria capacità di porre occhio e sguardo insieme, alla ricerca di fotografie esclusive. Tutti elementi connaturati alla fotografia di Alessandro Trovati e che, quindi, riuscirà a comunicare con semplicità. Teoria e pratica si alternano lasciando senza fiato. La parte di teoria si svolge a Spazio Tadini, mentre la parte di pratica si svolge outdoor. A ridosso del workshop i corsisti verranno informati sia dei luoghi che degli sport con i quali si confronteranno. Federicapaola Capecchi, curatrice e agente di Alessandro Trovati, sarà presente in entrambe le giornate sia per assitere il fotografo che i corsisti.

Tre le collaborazioni di prestigio per questo evento: Canon – di cui Alessandro Trovati è Ambassador – PhotoMilano Agenzia Comunicazione, Forografia, Arte e cultura – di cui Federicapaola Capecchi fa parte e Spazio Tadini Casa Museo di cui è socia e nel direttivo. Canon partecipa concretamente alla realizzazione del workshop, non solo appoggiando l’iniziativa, ma anche fornendo macchine fotografiche ed obiettivi per i partecipanti; un rappresentante sarà anche presente in una delle giornate di lavoro per spiegare e dimostrare la tecnologia Canon. PhotoMilano Agenzia è responsabile di tutta la grafica, comunicazione e ufficio stampa dell’evento. Spazio Tadini Casa Museo, che insieme a Federicapaola Capecchi, ha creduto e investito su Alessandro Trovati autore ospitandone tre mostre, in questa occasione, ospita il workshop nel magnifico contesto delle opere di Emilio Tadini.

ALESSANDRO TROVATI

Vent’anni di esperienza con Associated Press e Pentaphoto. Ha fotografato i più importanti eventi sportivi del mondo, tra cui 12 Olimpiadi (era il fotografo più giovane commissionato ad Albertville nel 1992), ogni Coppa del Mondo di sci dal 1992, il Giro d’Italia, Tour de France e molti altri eventi in altre discipline sportive. Pubblica su quotidiani e sulle riviste più importanti al mondo. Nell’ambito della fotografia pubblicitaria dirige alcune campagne per i più prestigiosi marchi internazionali, lavorando con le più importanti agenzie pubblicitarie. Ha vinto numerosi premi tra cui il GrandPrix della Pubblicità 2008 Best Campaign Sport, 2012 e 2014 il premio Ussi per “miglior foto sportiva dell’anno” con l’inizio del triathlon Londra 2012 e il Giro d’Italia 2014. Dal 2013 è membro di Canon, Ambassador Explorer Programme. Figlio di Armando Trovati fondatore dell’agenzia Pentaphoto specializzata in sport e fotografia pubblicitaria. Ha all’attivo diverse mostre tra cui Photolux a Lucca, Canon Fotografica 12, Esposizione della Foto 13 Milano e Roma.

Le mostre a cura di Federicapaola Capecchi: “Lo sport in bianco e nero”, mostra bi personale e la Mostra Personale “Olimpiadi” @Spazio Tadini Casa Museo; Prima Edizione Italiana della Triennale della Fotografia (Ve), Festival fotografico Europeo 2018, Prima e Seconda edizione Italiana di Man’s World (2017 e 2018).

Sta sviluppando un progetto di fotografia e danza sott’acqua in apnea – “Beyond the body, di luce e d’ombra” – un’idea di Alessandro Trovati e Federicapaola Capecchi.

È Canon Ambassador dal 2017.

https://www.alessandrotrovati.com

FEDERICAPAOLA CAPECCHI

Dal 2008 collabora con Spazio Tadini, nel 2010 ne diviene socia e dal 2013 è nel consiglio direttivo. Dal 2014, con Spazio Tadini, sviluppa la congiunzione di fotografia e danza. All’attivo – solo per citarne alcune – la curatela (e testi critici) di Mostre Fotografiche come Dark City Milano di Daniele Cametti Aspri (ottobre 2015); Afghanistan e Libia Martyrs del fotoreporter Riccardo Venturi (febbraio 2016); La Fotografia di Matrimonio di Carlo Carletti (marzo 2016); “Franco Fontana & Quelli di Franco Fontana” (ottobre 2016); Francesco Cito e la fotografia di reportage (febbraio 2017); Berengo Gardin e 8 fotografi per Photofestival Milano 2017 (aprile 2017); “Lo sport in bianco e nero” (maggio 2017) e “Olimpiadi” (maggio 2018) di Alessandro Trovati; Milano negli anni ’60 e la fotografia di documentoAutori: Virgilio Carnisio, Ernesto Fantozzi, Valentino Bassanini (ottobre 2017); Placespast di Giovanni Mereghetti (gennaio 2018); Dal reportage al sogno di Graziano Perotti (marzo 2018); “Era Milano” di Virgilio Carnisio (gennaio 2019); “Siria: storie di fuga e accoglienza” di Simone Margelli (febbraio 2019).Lavora anche come Curatrice Indipendente.

Membro della Giuria – insieme a Michele Smargiassi, Leonello Bertolucci, Alessia Glaviano, Roberto Mutti, Francesco Tadini, Melina Scalise, Francesco Maria Rossi – del Premio Fotografico Giovanni Raspini Milano Mood Portrait 2018 – Redattrice e conduttrice del TG Fotografia (Un’idea di Francesco Tadini) –

Fondatrice, coreografa di OpificioTrame Physical Dance Theatre, ha debuttato come giovane coreografa italiana al 6° Festival Internazionale di Danza Contemporanea della Biennale di Venezia.

CANON

Negli ultimi 80 anni Canon ha affermato la sua posizione di marchio leader del settore, fornendo soluzioni per l’imaging digitale ai segmenti consumer, B2B e dell’industria. Canon pone l’accento sulla tecnologia, rendendola base fondamentale della sua identità aziendale e impegnandosi per creare un immaginario di nuove possibilità attraverso l’imaging. Applichiamo le nostre competenze tecnologiche con l’obiettivo di migliorare ulteriormente la ricca linea di prodotti già creata, esplorando nuove aree di business dove le nostre tecnologie di imaging possano spingerci oltre i confini del possibile. Contribuiamo così allo sviluppo di satelliti, al progresso in campo medico, all’ampliamento delle possibilità di stampa e al miglioramento di attrezzature industriali e videocamere di rete, favorendo lo sviluppo delle città intelligenti. Le solide competenze di Canon nel campo della tecnologia ottica e di imaging contribuiscono inoltre al progresso dell’astronomia. Affrontando costantemente nuove sfide, abbracciamo e difendiamo fermamente la filosofia aziendale del “Kyosei”, che trasmette la nostra visione e l’impegno per un mondo che, indipendentemente da razza, religione o cultura, vive e collabora armoniosamente per il bene comune offrendo il proprio contributo per una società prospera.

https://www.canon.it/

PHOTOMILANO AGENZIA

PhotoMilano è un’idea di Francesco Tadini (regista e uomo di comunicazione). Nel 2017, apre il gruppo Facebook, “PhotoMilano: passione (e non solo) per la fotografia”, che, in pochi mesi, raccoglie migliaia di iscritti. Il progetto unisce la pluralità dei contributi fotografici sul racconto sociale, culturale ed economico dell’area Metropolitana Milanese, con la forte esigenza di confronto, relazione e crescita degli iscritti al gruppo costituito da amanti e professionisti della fotografia. Nel 2018 si individuano, all’interno del gruppo, professionisti della comunicazione, della fotografia, dell’arte, del giornalismo e del marketing interessati a gestire e sviluppare le potenzialità di PhotoMilano. Nasce così uno staff specializzato e altamente motivato, “PhotoMilano Agenzia Comunicazione, fotografia, arte e cultura”, rivolto ad offrire servizi sia agli aderenti al gruppo che a terzi.

https://www.photomilano.org

SPAZIO TADINI CASA MUSEO

È una delle case museo della città di Milano in seno al circuito http://www.storiemilanesi.org che mette in rete 16 luoghi dove hanno vissuto personaggi che hanno dato un contributo artistico e culturale alla città. In via Jommelli, 24 aveva dimora e studio artistico Emilio Tadini (1927-2002), saggista, pittore e scrittore del ‘900 italiano. Dopo la sua morte Francesco Tadini, suo figlio, regista ed autore televisivo e Melina Scalise, psicologa e giornalista vi fondarono un’associazione culturale non profit in sua memoria. In questo luogo, c’è ancora molto di lui, i suoi quadri (quelli più significativi della sua poetica), la nicchia dello studio con il lavello e i pennelli ancora intatta e tanti dei suoi libri e quaderni. Oggi è anche sede dell’archivio. Il consiglio direttivo è costituito da Francesco Tadini, Melina Scalise e Federicapaola Capecchi che si è unita al loro progetto culturale nel 2008.

https://www.spaziotadini.com

ALESSANDRO TROVATI

SPORT PHOTOGRAPHY, THE DECISIVE MOMENT

WORKSHOP

11& 12 MAGGIO 2019

Chiusura iscrizioni entro le ore 12 del 5 maggio 2019

Informazioni e iscrizioni: Federicapaola Capecchi + 39 347 71 34 066 – federicapaola@gmail.com

Close to home di simone margelli – testo di federicapaola capecchi

Simone Margelli, Siria, storie di fuga e accoglienza, Famiglia di Yahia

Reportage fotografico di Simone Margelli, in mostra fino al 7 aprile 2019, realizzato con il giornalista Enrico Nardi.

Close to home

Testo di Federicapaola Capecchi

Storie e fotografie che riportano le persone, le famiglie, le vite e Mafraq, una “polverosa e congestionata città di frontiera” – come scrive Enrico Nardi – a poco più di 15 chilometri dal confine Siriano. Vicino a casa, ma non casa.

Un reportage non predatorio – chiave che facilmente avrebbe potuto prendere il sopravvento nella cruenza di un territorio soggetto ad una guerra devastante ormai da sette anni – che vive di molti ritratti.

Simone Margelli documenta e trascrive il tempo e la situazione, rendendo evidente lo spirito umano delle vicende, degli accadimenti e anche della terra, di quel particolare pezzo di terra, La Giordania, che confina a sud con la Siria.

Simone Margelli, Siria, Storie di fuga e accoglienza, Famiglia di Fatima

Osserva gli avvenimenti da una nuova prospettiva, non cerca il sensazionalismo dell’evento, motivo per cui non va “in guerra” ma cerca l’aftermath – le conseguenze -, per far posto ad una visione più intima. Ognuna delle fotografie di questo reportage offre uno sguardo profondo, restituendo status e dignità ad ogni soggetto fotografato e riuscendo, egualmente, a rivelare speranze e paure. Lontano dalla crudeltà diretta della guerra, Simone Margelli dà vita ad una narrazione sottile di questo complesso dramma che è la situazione siriana.

A metà tra letteratura e giornalismo Simone Margelli ed Enrico Nardi uniscono il ruolo del reportage e dell’inviato speciale. E scrivono un pezzo di storia, non quella che finisce nei libri, ma quella del presente, della realtà contingente, degli esseri umani. Descrivono un evento e lo contestualizzano, dando un nome e un volto alla loro storia e a questo presente; conducono per mano un osservatore su luoghi e fatti scarsamente conosciuti dal lettore italiano; riescono a trovare un punto di incontro tra cause ed effetti; provano a dare un’interpretazione dei fatti. Un’esplorazione a tutto tondo – unendo fotografia e parola – su un’esperienza che diviene scrittura. Segno e icona.

In alcune fotografie sembra di vederli, Simone Margelli ed Enrico Nardi, muoversi nel territorio, ad incontrare le persone, per imparare e capire. E infatti nel loro reportage di fotografia e parola, segno e icona, parlano una lingua intima e forte al tempo stesso, fatta di orgoglio, guerra, povertà, lacrime e colori. Le fotografie, non a caso, sono tutte a colori. Una scelta anche difficile e audace per un reportage di questo tipo.

È un reportage che indaga la “condizione umana”, che cerca di evitare stereotipi e che, in ogni situazione, scelta e inquadratura, vuole documentare ed evidenziare i tratti che creano comprensione, dialogo, forse anche legami. Uno stile semplice ed umile, che ci rende partecipi di ogni scena, illuminandola a colori.

Scatti che documentano la vita. E i bambini, sicuramente colpiti da traumi e ferite, in queste fotografie divengono la voce positiva delle vittime silenziose del conflitto; grazie ad uno sguardo sensibile, sono proprio i ritratti dei bambini, i loro occhi lucenti e grandi, a documentare e restituire una vivida speranza nel futuro.

Sia pur in uno stile, in un modo e con obiettivi diversi, questo reportage di Simone Margelli fa tornare alla mente la “delicatezza” con cui Larry Towell offrì una documentazione esaustiva dei rapporti arabo-israeliani. Violenza, morte, fuga, esilio, conflitti quotidiani di vita ma che si raccontano con garbo, che con garbo documentano la storia di popoli che lottano per sopravvivere.

Quello di Simone Margelli è un linguaggio fotografico ben caratterizzato: già con Take Refuges (storie di profughi e rifugiati) ha mostrato di non voler essere un fotografo d’assalto ma di voler indagare la “normalità” e le conseguenze successive all’accadimento bellico o migratorio che sia. Fotografie concatenate l’una con l’altra, come le frasi di un discorso. Un racconto che ha in sé il concetto di unità tanto quanto di identità di un luogo fisico.

Un reportage che fonde l’accaduto all’esperienza individuale, che permette di porsi domande per iniziare una reale analisi del problema. Fatto anche di sensazione – che non è certo sconveniente – tanto nelle domande che si pone e che pone a chi guarda, quanto nella scelta della rappresentazione.

E quando ci troviamo dinanzi ai volti, questi ci guardano, diretti.

Una scelta precisa, non solo di approccio del fotografo, che sembra voler dire: questa lotta vi riguarda.

Federicapaola Capecchi

Simone Margelli, Siria, Storie di fuga e accoglienza, Famiglia di Hassna

Mia madre mi ha abortita quando avevo 56 anni

Mia madre mi ha abortita quando avevo 56 anni a Spazio Tadini il 28 febbraio alle ore 19. Un libro che ribalta lo stereotipo materno.

Si racconta di una madre che confessa alla figlia il rifiuto e l’odio per lei. Parole che potrebbero gettare nello sconforto e nel dolore qualunque figlio, ma questa madre comunica questi sentimenti a una figlia in coma. Questa madre si fa forte dell’impossibilità di comunicare della figlia e forse della sua incoscienza per riversarle addosso se stessa.

A narrare la storia un medico dell’ospedale che ascolta, senza volerlo, questa confessione.

Il racconto stimola riflessioni psicoanalitiche e di relazione tra madri e figli. A presentare il volume, oltre all’autore, Giorgio Mameli, anche Roberto Carnevali, psicologo e psicoterapeuta .