Giovanni Mereghetti: mostre fotografiche Milano – Spazio Tadini

Placepast, la mostra fotografica del reporter Giovanni Mereghetti a cura di Francesco Tadini e Federicapaola Capecchi in corso alla Casa Museo Spazio Tadini fino al 18 febbraio 2018 è molto particolare perchè va oltre il reportage per raccontare un viaggio emozionale fondato sul ricordo dei suoi viaggi….e così diventa spunto di riflessione ed ecco:

La prossemica del ricordo

di Melina Scalise 

Kathmandù 2004
Kathmandù 2004 – ph Giovanni Mereghetti mostra a Spazio Tadini – Placepast
Cosa rimane di un viaggio ad un reporter, pronto a scattare tutto fino alla nitidezza del sangue? Di quell’asfalto bruciato, di quel vento nel deserto, di quello sguardo perso, gli rimane dentro un urlo fino a mancare il fiato.
Giovanni Mereghetti non attende il ritorno del respiro. Lo cerca proprio là dove il teatro della vita ha appena finito l’ultimo capitolo di una tragedia o ha iniziato il prologo di un racconto.
Lascia dilatare i tempi e sgrana gli occhi come per vedere al buio e la macchina fotografica lo segue. Si allinea ai tempi dell’uomo e alla luce netta del mezzogiorno preferisce quella fioca del crepuscolo, l’anticamera del sogno.
La fotografia smette di vedere il presente per vedere dentro la storia di quel paesaggio e di quella scena. Diventa ricordo, diventa evocazione, quasi preghiera. Tutto sembra un rallenting ovattato, silenzioso. Le immagini sono quasi pronte per perdersi nelle numerose particelle di cui sono fatte,tuttavia si trattengono a rimanere compatte ancora un istante solo per te che le guardi, per poi perdersi per sempre.
Quelle foto così sgranate, indifferenti al colore che non aggiunge nulla all’essenza delle cose, hanno tutta la forza dei nostri ricordi, che non appartengono più a luoghi lontani, ma a quel mondo di tutti che non vorremmo abbandonare mai.
Non devi osservarle da vicino, come non vorrebbe essere guardato un vecchio. Richiedono tutta la cortesia della distanza come di fronte a tutte le cose preziose. Solo nella lontananza ritrovano senso perché è l’insieme che conta, non il dettaglio. La storia di un uomo non è mai un dettaglio, è sempre l’insieme dei fatti e di tutte le cicatrici di una vita esposta al sole.
 Straordinario questo invito (probabilmente inconsapevole di Mereghetti) di modificare la prossemica di osservazione di una foto appesa al muro. Quasi naturalmente l’osservatore, nel porsi l’interrogativo di trovarsi forse davanti ad un errore fotografico si allontana e lì, misura tutto il senso del ricordo che non può prescindere dalla distanza, anzi, ne è proporzionale. Ricordo= emozione/distanza.  Più l’emozione è forte e più forte rimane il ricordo, ma nessuno ci insegna tanto quanto questa mostra fotografica la compiutezza di senso che ci offre le distanza e la pace che ne deriva.

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