Teun Hocks il fotografo olandese per la prima volta a Milano a Spazio Tadini durante il Photofestival

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TEUN HOCKS

Cosmic Surrounding

inaugurazione mercoledì 23 aprile ore 18.30

in mostra dal 23 aprile al 12 maggio 2014

orari di apertura da martedì a sabato dalle 15.30 alle 19.00

Durante la mostra saranno disponibili una presentazione del lavoro dell’artista a cura di Paola Riccardi e il catalogo edito dalla Galleria Paci contemporary di Brescia con un testo a cura di Gigliola Foschi

 “..qualcosa che è evidentemente una fotografia,

evidentemente una pittura,

ma sembra pure il fotogramma del film di una scena teatrale.”

Gigliola Foschi

Un artista di rilievo internazionale, straordinario interprete ironico dell’esistenza Teun Hocks, arriva per la prima volta a Milano grazie alla collaborazione tra l’associazione Spazio Tadini e la Galleria Paci contemporary di Brescia.  Olandese, classe 1947, Hocks è autore di un particolarissimo corpo di immagini nelle quali, con una fotografia staged , combinata con un’accurata tecnica pittorica, ritrae sé stesso in scene essenziali, simboliche, aforistiche che alludono alla condizione esistenziale dell’uomo contemporaneo.  La mostra sarà allestita presso il salone principale di Spazio Tadini e comprenderà una selezione di opere sia di grandi dimensioni che di bozzetti, disponibili anche per collezionisti.

“L’opera di Hocks è intessuta da un intreccio di citazioni; dalla pittura di Magritte al gusto tipicamente nordico per il paesaggio, dall’evocazione di personaggi come il Monsieur Hulot di Tati o gli stralunati personaggi di Buster Keaton, dalla caccia alla volpe alla caccia alle farfalle, dove sembra evocare Vladimir Nabokov. Un’opera che tratta temi importanti senza mai abbandonare un umorismo fine che permette allo spettatore di penetrare con leggerezza nella lettura che Hocks fa della condizione umana e della sua “personale cosmogonia…. Uno stupore attonito misto a un vago senso di malinconia pervadono l’intera opera di Teun Hocks ma sorprendente è la lievità con la quale lo spettatore viene condotto a riflettere sui grandi temi esistenziali che l’autore mette in scena. Un’incrollabile ironia – ottimismo, forse – guida Hocks nelle sue riflessioni e porta lo spettatore a osservare le immagini con il sorriso, a coglierne i temi con ironia priva di pesantezza, divertito pur di fronte a un’opera che allude a significati di evidente e lucida tragicità.”

Paola Riccardi

 

 

 

 

 

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