I Promessi Sposi interpretati dai giovani fotografi l’Istituto Italiano di Fotografia: ne parlano gli autori

Premiato studio Promessi Sposi – Milano. All’inaugurazione un folto pubblico di appassionati di fotografia, di giovani e di curiosi sul lavoro interpretativo svolto dai giovani dell’Istituto italiano di Fotografia sul romanzo di Alessandro Manzoni a cura di Roberto Mutti.

Ecco come ognuno di loro ha progettato il suo lavoro fotografico.

Alessio Salvato - Fra CristoforoEXPOSED.

Di Alessio Salvato

Cosa posso dire io dei Promessi Sposi che non sia già stato detto? Ci sono opere che sono state talmente esposte da entrare nell’immaginario collettivo di un popolo e uscire dai confini di una copertina rilegata. Ci sono personaggi che sono stati letti, riletti, analizzati, immaginati, che sono diventati addirittura metafore di altri personaggi ancora. Parlassimo con il linguaggio dei mass media, dovremmo dire che sembra il risultato di una sovraesposizione. Cosa potevo fare io in più se non prendere (ulteriore) atto di questa lunga esposizione alla luce dei Promessi Sposi. E della sconfinata libertà che ha dato alle persone di rielaborarli, a tutti i livelli. E allora ecco qui i miei rulli, sovraesposti come il testo; in 22 pellicole di medio formato 120, dove ogni rullo è il ritratto di un personaggio e ogni rullo, un’immagine nella vostra testa. Sono rulli da sfogliare a mente questi, ritratti che non abbiamo bisogno di guardare perché ce ne siamo già fatti un’idea nel tempo che sono stati in luce. Sono come potrebbe essere il libro oggi, un invito a fantasticare.

Sara El Beshbichi - I braviEDITORIAL AUTUMN/WINTER 2013 “PROMESSI SPOSI”

Di Sara El Beshbichi

Il celebre romanzo di Manzoni, letto e studiato in ogni scuola del paese, entrato nell’immaginario collettivo e  commercializzato fino a diventare un vero e proprio prodotto. Ho voluto rappresentare così i personaggi più “noti” del romanzo. I Promessi Sposi come “brand” o “mood” fashion, vendibile e acquistabile. Ho cercato di attualizzare rendendo il più “editoriale” possibile il contenuto. Ecco quindi che i “Bravi” diventano due butta-fuori, Renzo e Lucia due ragazzi  contemporanei che affrontano insieme le “avversità”, la monaca di Monza è un personaggio “simbolico” quasi “astratto” per quanto diverso, nel resto del contesto. Don Rodrigo è un uomo potente e i bravi al suo servizio, è così che la sua figura diventa quella più “caricaturale” del “Boss”. É un lavoro ironico che ha voluto rendere i Promessi Sposi un prodotto commerciale e  commercializzabile, anche attraverso il tipo di stampa che lo avvicina ancora di più ad un bene di consumo e d’uso quotidiano, destinato alla consultazione e all’usura.

Giulia Tarantini - La pesteLA FOLLA, LA PESTE, LA DIVINA PROVVIDENZA

Di Giulia Tarantini

Il Manzoni ha creato nel nostro immaginario una serie di personaggi ben reali, quelli che noi classifichiamo come i personaggi principali, tuttavia è possibile vedere con più attenzione all’interno della trama del romanzo ed è così che ne fuoriescono le impersonificazioni da me scelte per questa rappresentazione dei Promessi Sposi. La folla, l’unione di persone inferocite che il Manzoni descriveva nell’Assalto ai Forni, diventa una figura umana dalle mille sfaccettature e personalità, arrabbiata, folle, triste, delusa, così descrivo nella mia foto con la presenza di diverse facce che fuoriescono dalla stessa testa. La peste, malattia tragica che dilagava all’epoca, diventa una donna, il cui bacio mellifluo e velenoso conduce alla morte per appestamento. La divina provvidenza, a cui tutti prima o poi nella storia si rivolgono, cercano conforto nel suo personaggio e io la rappresento come una bellissima ragazza dagli occhi celesti, un’icona un pò pop/trash davvero popolare, con tanto di raggi divini e gioielli a forma di cuori sacri.

Federico Guarino - Casa di LuciaIl Falso Storico (foto realizzate con foro stenopeico)

di Federico Guarino

Oggi sembra che stare al passo con i tempi sia diventato un obbligo, quasi un dovere. Sembra che sia diventato in qualche modo inutile produrre qualcosa che non soddisfi le regole del progresso, che non sia ad esempio tecnologicamente evoluto, avanzato, ecosostenibile, all’avanguardia, rivoluzionario, molte sono le diciture che fanno esaltare l’uomo del XXI secolo. Ed è anche per questo, oltre che per la violenza della lettura scolastica obbligatoria, che certi capolavori della letteratura italiana come I Promessi Sposi vengono al rapidamente dimenticati dai più, considerati vecchi, noiosi, chi più ne ha più ne metta. Così, mentre rileggevo il romanzo, ho deciso di provare a cambiare tendenza, di rallentare e voltarmi indietro. Non avevo nessuna intenzione di interpretare in chiave moderna il racconto, non era questo quello che mi suggerivano le pagine del Manzoni. Mi facevano invece venire voglia di immaginare quei luoghi, più o meno reali, dove si sono svolte le vicende della coppia d’innamorati più famosa del lecchese. Così ho deciso di partire per quei luoghi nei pressi del famoso ramo del Lago di Como, per fotografarli con l’intenzione di creare un “falso storico”. Come saprete il Manzoni afferma nell’introduzione di non essere l’autore de I Promessi Sposi, ma di essersi limitato alla trascrizione e correzione di un antico manoscritto che narrava le vicende dei due innamorati. Inizialmente la mia idea, che poi ha deviato verso una soluzione più “lineare”, era quella di associare al ritrova mento del testo il ritrovamento di alcune fotografie che descrivevano alcuni dei luoghi manzoniani; queste immagine avrebbero quindi dovuto sembrare molto antiche. Ho quindi effettuato delle ricerche sulla fotografia di paesaggio ottocentesca, per poi recarmi sul posto munito di una fotocamera con foro stenopeico, sfruttando i principi della camera oscura, che poi è in pratica la prima macchina fotografica della Storia. Tutte le fotografie sono state effettuate così, a pellicola e con fotocamera a foto stenopeico. Mi sono messo in cerca dei luoghi più importanti del romanzo, quelli che hanno visto svolgersi le più importanti vicende dei protagonisti: la casa di Lucia e la salita dei bravi, il castellaccio dell’Innominato e il palazzotto di don Rodrigo, Pescarenico e la chiesetta di Fra Cristoforo. Dopo un’attenta selezione, finalmente il lavoro di invecchiamento della stampa, prima in camera oscura e poi a stampa effettuata, tramite coloranti naturali, righe, strappi, finta muffa e altre manipolazioni, fino alla ricerca di materiali che consetissero un montaggio adatto e quant’altro potesse concorrere al cortocircuito visivo che tento di provocare in chi osserva queste fotografie.

Marcello Ferrari - AzzeccagarbugliL’approccio pubblicitario

Di Marcello Ferrari

Il romanzo de “I Promessi Sposi” è indubbiamente una delle opere più famose della letteratura italiana ma anche una delle più odiate, a causa della sua lettura forzata durante il periodo delle scuole superiori e per le sue dimensioni non proprio ridotte. In realtà si tratta di una storia in cui ognuno di noi può rispecchiarsi, trovando riscontri sia nelle vicissitudini che riguardano i  personaggi sia nei personaggi stessi. Il mio progetto fotografico consiste in una descrizione attualizzata di alcuni tra i personaggi principali attraverso un approccio pubblicitario, analizzando la loro psicologia in maniera più scherzosa, fresca e accessibile, senza dimenticare alcuni piccoli riferimenti che caratterizzano ognuno di loro all’ interno del romanzo.

Claudia LozziCRESCITA SPIRITUALE DI RENZO

Di Claudia Lozzi

Il mio progetto rappresenta un aspetto interiore di Renzo che risalta fortemente nel romanzo, ossia la crescita psicologica e spirituale che avviene in lui quando costretto ad affrontare il duro viaggio verso l’Adda. Quando inizia il suo viaggio verso Bergamo, Renzo, abbandona la sua vena ingenua e vendicativa e si riscopre più maturo e ragionevole. Attraversando i boschi bui, da solo, avviene in lui il vero cambiamento morale, inizialmente si ritrova in uno stato di depressione, sofferenza fisica e stanchezza dove perde la speranza di poter proseguire, ma successivamente sentendo il rumore del fiume ringrazia la Provvidenza e chiede perdono a Dio. Avviene così una rinascita di Renzo che esce da un mondo buio riscoprendosi salvo, pieno di energie e riacquistando la fiducia in se stesso per andare avanti. Il movimento del soggetto , accentuato dalla lunga esposizione , rappresenta la fatica con cui Renzo  affronta il suo viaggio e la lotta del soggetto con la stoffa viola mostra lo stato di sofferenza e depressione a cui deve far fronte Renzo quando si ritrova  inizialmente nel bosco. Successivamente entra in scena la stoffa bianca come rappresentazione della salvezza e quindi della consapevolezza morale di poter continuare.

Giorgia Boschi - Polenta bigiaOSTERIA MANZONI (BANCHETTI E NATURE MORTE DEL ROMANZO)

Di Giorgia Boschi

All’interno del romanzo i personaggi sono spesso rappresentati in momenti conviviali, perché l’autore vuole rappresentare realisticamente la vita quotidiana dei protagonisti. Il pasto durante il racconto è quasi sempre turbato da qualche elemento di falsità, d’interesse o di tensione, raramente come un momento di in cui mangiare insieme diventa un segno d’amicizia. Le foto sono rappresentate da una predominante di nero (per richiamare il senso di ansia che coinvolge il personaggio durante il suo pasto). La tecnica utilizzata è quella del light painting (pennellate di luce) lo stile vuole richiamare il Caravaggio. Piatti menzionati ne “I promessi sposi”: -polenta bigia con grano saraceno su tagliere di legno -polpette con pane e vino -stufato con pane e vino -zuppa di legumi e vino.

Spazio-Tadini-Premiato-Promessi-SposiINKED LUCIA

Di Mattia Crepaldi

Ho colto l’occasione per unire le mie due più grandi passioni: la fotografia e il mondo dei tatuaggi.

Ho cercato di rivisitare Lucia in chiave moderna evidenziando la simbologia della protagonista. Lucia ,infatti, simboleggia l’innocenza ed i valori più puri del cattolicesimo. Quello che volevo esprimere con questa trilogia di foto era di riportare la debolezza che lei mostra esternamente ma che dentro implode di emozioni e sensazioni che non vengono capite,a meno che, non ci si fermi ad osservarla meglio.

Andrea Dell'Orto - Lucia
Andrea Dell’Orto – Lucia

THE BETROTHED

Di Andrea Dell’Orto

Un ipotetico riadattamento  cinematografico de “I Promessi Sposi”: moderno, in chiave americana, ispirato alle opere di Quentin Tarantino e Robert Rodriguez che a loro volta si rifanno ai film trash – splatter anni ’70/’80. I miei lavori costituiscono le eventuali locandine – ritratto dei personaggi principali che pur mantenendo la loro essenza perdono ogni loro connotato storico. La rilettura cinematografica di vecchi classici è ormai una moda: Hansel e Gretel, Dorian Gray e Biancaneve sono solo alcuni esempi di come storie che ormai tutti conoscono si possano rivedere con nuove chiavi di lettura che vanno dal dark- horror al trash- splatter, appunto. Che piacciano o no è un fattore soggettivo e sta ad ognuno saperle accettare, magari anche in maniera un po’ ironica.

Lara ColomboLa Monaca e Lucia

di Lara Colombo

Ho scelto di concentrarmi sulle due protagoniste femminili della vicenda (Lucia e la monaca): due personaggi completamente diversi per stili di vita, personalità e pensieri. Ho scelto quindi di enfatizzare le caratteristiche di questi due “poli opposti” arrivando ad unirne qualità fisiche e psicologiche, descritte poi nei brani scelti del romanzo inseriti assieme agli scatti. Ad ognuna di esse ho associato una seconda fotografia, scegliendo le immagini di due piante ben diverse. La scelta è caduta sulla pianta di ulivo e su quella di pesco per il significato che sta alla loro base: nell’antica Grecia l’ulivo era visto come simbolo di castità, mentre i cristiani erano soliti associarlo alla rigenerazione, elementi di cui Gertrude si impossessa fra le quattro mura del convento, dopo una vita da ribelle non consona a quella monacale; il pesco veniva invece associato al silenzio, alla delicatezza, all’arrivo della primavera dopo i rigidi inverni, un connubio di elementi che ben si sposavano con l’anima paziente ma tenace di Lucia, una fragile guerriera riuscita sempre a rialzarsi.

Simona Milani - MonacaIl potere della Monaca di Monza

Di Simona Milani

Ho scelto la monaca di Monza perché è il personaggio più controverso, quello che più si avvicinava alla mia idea di perversione (tema ricorrente nelle mie opere). Il crocifisso sta a simboleggiare il potere che la Chiesa le ha conferito , e di cui lei abusa.

Guido Rizzuti - BraviLo Still Life

Di Guido Rizzuti

Per questo progetto ho scelto di rappresentare i cinque personaggi principali e meglio descritti da Manzoni, nel suo romanzo: Renzo, Lucia, Don Abbondio, la Monaca di Monza e i Bravi. Ho voluto rappresentare i diversi personaggi con gli oggetti più rappresentativi, cercando di attenermi il più possibile alle descrizione dell’autore e dando un senso di vissuto a tutte le foto. L’obiettivo era quello di rendere immediatamente riconoscibile il personaggio guardando i singoli still life.

Elisa Gobbi FrattiniElisa Gobbi Frattini

I promessi sposi è un romanzo che può in un certo modo essere rapportato ai giorni nostri. Una storia come quella di Renzo e Lucia, piena di complicazioni risolte, di ostacoli superati, situazioni reali ma inaccettabili, è certamente interessante, e in tanti con nel bagaglio le proprie esperienze, si possono, a grandi linee rispecchiare. Ma prima di un ritrovarsi, c’è un dividersi, allontanarsi, lasciarsi, e quando la separazione non è voluta ci si perde nella malinconia. Nel romanzo, ad un certo punto, Renzo è costretto a fuggire a Milano presso i cappuccini, mentre Lucia, va in un convento a Monza. Inizia così il loro viaggio di dispersione, di separazione. Ed è proprio questo che si vuole rappresentare nell’immagine. L’ottavo capitolo del romanzo si chiude con la fuga, il distacco precipitoso dei protagonisti del loro piccolo e caro mondo, il loro incamminarsi per mete lontane e diverse, verso l’ignoto. Ciò, in un certo modo, si verifica spesso anche ai giorni nostri. Chi per scelta, chi per dovere, e chi per voglia di esperienza, soprattutto tra i giovani. Sono molte oggi le persone che si allontanano dalla propria terra alla ricerca di quel che in essa non hanno trovato, e spesso partendo si è costretti ad abbandonare qualcosa di grande, chiamiamolo amore, chiamiamola emozione. Perché forse è proprio vero che: “non basta il cuore, a render complice un amore.” O per lo meno non basta solo quello per avere un lieto fine raccontato in un romanzo e tanto desiderato, nella vita.

Patricia Dinu - Promessi Sposi
PROMESSI SPOSI – RITORNO AL FUTURO DEL PERSONAGGIO LUCIA

Patricia Dinu

I passaggi dove lei torna nel futuro sono già scritti sulle fotografie …

Marta Castaldo - MatassaA noi poverelli le matasse paion piú imbrogliate, perché non sappiam trovarne il bandolo”

Di Marta Castaldo

Per le mie foto ho preso ispirazione da questa frase (che poi è diventata anche il titolo dell’ opera) “Noi poverelli” è inteso ovviamente come la condizione umana, mentre le matasse corrispondono ai problemi della vita e alla confusione che proviamo quando cerchiamo di comprenderci meglio: Noi esseri umani vivremo sempre con la sensazione di avere una vita confusionaria perché non riusciamo a trovare il “bandolo” della vita, non abbiamo gli strumenti per comprendere il senso, il perché, l’archetipo. Da qui è partita la riflessione sul fatto che ogni uomo –pur essendo tutti pieni di matasse imbrogliate- a seconda dell’indole e del carattere, ha matasse di diverso tipo che non è in grado si sbrogliare. Questo è il motivo per cui ho deciso di fare questa sorta di collage in cui la stessa matassa si colloca in parti diverse del corpo: testa ( c’è chi ha pensieri troppo ingarbugliati che lo bloccano) occhi (c’è chi fa fatica a veder le cose per come sono) bocca (c’è chi ha problemi a dire quello che prova per davvero, o a esprimersi) cuore (c’è chi ha i sentimenti poco chiari, poco equilibrio) stomaco (c’è chi non sa gestire le proprie emozioni)

Alice FornasaroFurono Renzo e Lucia

Di Alice Fornasaro

Per la realizzazione del mio progetto ho voluto prendere ispirazione da uno dei più grandi, a mio parere, registi della mia  generazione, ovvero Tim Burton. L’idea è nata immediatamente, dal momento in cui è stato annunciato il tema del progetto “I Promessi Sposi” nella mia mente è balzata subito l’immagine del film a passo a uno “La Sposa Cadavere”. Di questo grande capolavoro di tim burton mi hanno sempre affascinato i personaggi, i colori e l’ambientazione, che ho cercato di riprodurre nella mia foto. Molti si sono chiesti come sarebbero Renzo e Lucia ai giorni nostri reinterpretando le loro personalità in chiave moderna, ma la cosa che è venuta in mente a me alla domanda “come sarebbero Renzo e Lucia oggi?” Beh semplice, sarebbero morti. Da qui la realizzazione della mia foto e del suo titolo “Furono Renzo e Lucia”.

Claudia GnocchiDUPLICITY

Di Claudia Gnocchi

“Gertrude è il personaggio che mi ha affascinata maggiormente. Ho cercato di rappresentare in una sola immagine la doppia realtà della Monaca di Monza; Un ritratto interiore, non fisico. Ho scelto di rappresentarla attraverso un ritratto che potesse far vedere le mie capacità di fare foto di beauty, perchè è il campo che mi interesserebbe proseguire.”

Virginia BettojaMonaca di Monza – Vagava nell’ombra nera degli occhi suoi. E nel suo sangue scorreva il buio.

Di Virginia Bettoja

Ho scelto di fare un lavoro sulla Monaca, perchè è il personaggio più controverso all’interno del romanzo e quello che, di conseguenza, mi ha più affascinata. La monaca è una vittima dei meccanismi della società dell’epoca e, probabilmente, è proprio a causa di questa imposizione crudele che l’ha costretta a farsi monaca, che diviene potente e perfida: è stata prevaricata e prevarica. Tuttavia è un personaggio che mi sono sentita di giustificare: la sua oscurità e il suo male nascono con lei. Le bugie e i misteri che avvolgono la sua storia non sono altro che la sua vendetta a un mondo che con lei è stato crudele da subito. Da qui la scelta di fare uno scatto in cui l’oscurità fosse predominante e il personaggio fosse secondario alla sua stessa ombra.

Lucrezia Roda - Quelli che cambianoQuelli che cambiano”

Di Lucrezia Roda

Con la mia opera ho scelto di rappresentare, in chiave grafica, i tre personaggi che all’interno del romanzo attraversano un cambiamento: l’Innominato, Gertrude (la monaca di Monza) e Lodovico (fra Cristoforo). Sono da sempre affascinata dal tema del dualismo, perciò ho deciso di raffigurare i personaggi mediante tre anonimi ritratti che, attraversati da una comune e invisibile linea, si “spezzano”, creando dei volti dai tratti inquietanti, in cui convivono contemporaneamente il bene e il male. Il reale soggetto dell’immagine, quindi, è la radicale conversione che accomuna le tre diverse figure.

Carmen Mitrotta - Renzo
Carmen Mitrotta – Renzo

Carmen Mitrotta

Le mie opere si svincolano in un percorso culinario che non è legato all’atto pratico del mangiare ma ai significati simbolici che essi prendono in relazione rispetto ai diversi personaggi a cui si riferiscono. Analizzando l’opera letteraria da un punto di vista diverso sono arrivata a scoprire curiosità e dettagli che mi hanno permesso di fare dei Still-portrait …. cioè dei ritratti di personaggi attraverso degli still life ! Renzo nasce da un episodio del capitolo 7 – La sera all’osteria – Sapete bene, – rispose ancora colui, stirando, con tutt’e due le mani, la tovaglia sulla tavola, – che la prima regola del nostro mestiere, è di non domandare i fatti degli altri: tanto che, fin le nostre donne non son curiose. Si starebbe freschi, con tanta gente che va e viene: è sempre un porto di mare: quando le annate son ragionevoli, voglio dire; ma stiamo allegri, che tornerà il buon tempo. A noi basta che gli avventori siano galantuomini: chi siano poi, o chi non siano, non fa niente. E ora vi porterò un piatto di polpette, che le simili non le avete mai mangiate. – Come potete sapere…? – ripigliava Renzo; ma l’oste, già avviato alla cucina, seguitò la sua strada. E lì, mentre prendeva il tegame delle polpette summentovate, gli s’accostò pian piano quel bravaccio che aveva squadrato il nostro giovine, e gli disse sottovoce: – Chi sono que’ galantuomini? – Buona gente qui del paese, – rispose l’oste, scodellando le polpette nel piatto. – Va bene; ma come si chiamano? chi sono? – insistette colui, con voce alquanto sgarbata. – Uno si chiama Renzo, – rispose l’oste, pur sottovoce: – un buon giovine, assestato; filatore di seta, che sa bene il suo mestiere. L’altro è un contadino che ha nome Tonio: buon camerata, allegro: peccato che n’abbia pochi; che gli spenderebbe tutti qui. L’altro è un sempliciotto, che mangia però volentieri, quando gliene danno. Con permesso. Manzoni ci racconta inoltre che le Polpette di carne erano il piatto preferito di Renzo quando era fanciullo. Gertrude, invece è descritta nel giorno in cui scopre di dover diventare Monaca. Nel decimo capitolo c’è della Cioccolata, nel brano in cui la Madre Superiora, offre a Gertrude, la giovane fanciulla che diventerà poi la sfortunata Monaca di Monza, una fumante tazza di cioccolato con l’intento di renderle meno traumatico l’impatto con la vita conventuale. La cioccolata in questo caso viene usata per rincuorarla ed attraverso un fascio di luce spezzato da una piramide in vetro , che simboleggia l’austerità e il futuro convento , ho unito il Cuore di Gertrude al cioccolato….ambientando l’accaduto nell’austera stanzetta della monaca. Don Rodrigo viene descritto attraverso un cesto di Pane che dovrebbe simboleggiare la giustizia e la misericordia. L’immagine narra il banchetto di Don Rodrigo con i suoi commensali; sulla tavola vi è un ricco vassoio in argento rivestito al suo interno da una pelliccia di animale che avvolge il pane e lo protegge dalle fauci affamate e ingorde dei suoi ospiti. Ma osserviamo bene. Il tavolo è pieno di briciole, ma il cesto è ancora pieno di pane ! Quale pane avranno mangiato i commensali Don Rodrigo ? è proprio questa è la domanda che descrive il personaggio. Al banchetto è stato trangugiato con avarizia il pane del popolo !