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Anoressia: Il digiuno dell’anima

Una storia di anoressia lunga 19 anni raccontata dalla protagonista al Museo Spazio Tadini  “ IL DIGIUNO DELL’ANIMA UNA STORIA DI ANORESSIA” : Maria Vittoria Strappafelci che ne parla con Heléna MAnnella e la dottoressa Elena Cernuschi psicologa clinica dello sport.

venerdì 16 novembre 2018 ore 19

maria vittoria strappafelci anoressia
‘’Quella perfida vipera si era impossessata completamente della mia vita’’.
La ‘’perfida vipera’’ è il nome con cui la protagonista di questa storia di vita, raccontata in prima persona, definisce l’anoressia. Una malattia debilitante, apparentemente inesistente, in grado di distruggere gli affetti e di divorare paradossalmente il proprio ego.
Il libro di Maria Vittoria, è un lungo viaggio attraverso il tunnel del tormentato rapporto tra l’io ed il cibo, che diventa il campo di battaglia di una guerra lunga ed estenuante, dove la mente non risparmia colpi bassi, sferrati anche sul piano estetico oltre che psicologico.
Perché il vero problema dell’anoressia ‘’è fondato sull’ apparenza che ci cuciamo addosso, o che gli altri ci attribuiscono, mentre non riusciamo a vederci come in realtà siamo’’.
Nella seconda parte del libro, dopo una prolungata e dura terapia, l’autrice narra come si rapporta con la realtà e come si impara a reinventarsi, mettendosi alla prova per scoprire le vere risorse interiori e le proprie capacità di rinascita lontano dal paese, affrontando la grande città, con tutte le sue insidie e gli imprevisti della vita di tutti i giorni.
‘’Il digiuno dell’anima’’ è una vera e propria testimonianza del drammatico problema dell’anoressia e nello stesso tempo un esempio di speranza per tutti coloro che ne affrontano il suo terribile iter, a volte arrivando a ben più tragiche conseguenze.

I disturbi alimentari nel nostro Paese riguardano, secondo le ultime statistiche del Ministero della salute, 3 milioni di persone. IL 95,9% di queste sono donne. La bulimia (ovvero l’alimentazione eccessiva e compulsiva) colpisce una fascia d’età media tra i 15 e i 19 anni, l’anoressia, invece si estende fino ai 24 anni. Negli ultimi anni si è abbassata la soglia e interessa anche giovani di 8/9 anni.

INTERVISTA ALL’AUTRICE AL SALONE DEL LIBRO DI TORINO

Maria Vittoria Strappafelci nasce a San Lorenzo Nuovo (Viterbo) il 23 agosto 1971.

Indirizzata nel settore dell’alta moda e della creatività, consegue il diploma di Stilista, Figurinista, Modellista, Sarta e Truccatrice, facendo poi varie esperienze nelle grandi sartorie dei più famosi stilisti italiani realizzando per conto proprio una sua collezione di abiti prestigiosi e alta qualità. Maria Vittoria ha un lungo periodo dove non vede più la luce del sole attraversando il tunnel buio dell’anoressia dalla quale ne esce vittoriosa dopo un intenso percorso di terapia fatto all’interno di se stessa e nella profonda conoscenza della sua personalità. In questa parte molto importante della sua vita, trova nella scrittura una forma di terapia per esternare il suo dolore ed il suo disagio, portandola a pubblicare un libro dove si racconta in prima persona, narrando la triste vicenda e la sua rinascita alla vita, intitolato: IL DIGIUNO DELL’ANIMA: UNA STORIA DI ANORESSIA (Casa Editrice Kimerik). Nel corso del nuovo cammino, per tristi vicissitudini vissute in famiglia a causa di un male incurabile, si rimette in discussione con se stessa e pubblica il suo secondo libro: LA MIA VITA IN UN PENSIERO (Casa Editrice Kimerik). Un testo ricco di pensieri, aforismi, frasi sulla vita, sull’amicizia e sui valori in cui lei crede fermamente. SENZA TE…DIARIO A MIO PADRE (Casa Editrice Kimerik) è la sua terza e recente pubblicazione. Un libro intenso di lettere che lei scrive ogni sera a suo padre nei primi tre mesi che gli è venuto a mancare, dando voce e parole al suo dolore, aiutandola ad elaborare meglio una dipartita, che spesso, nella maggior parte dei casi, dentro la propria anima, è difficile accettare.

Origami tra arte e scienza: Il mondo magico dei frattali

Origami tra arte e scienza, Conferenza sabato 27 ottobre dalle 14 alle 16 –  a cura di Serena Cicalò  

Serena Cicalò
Serena Cicalò

Titolo:“ Il magico mondo dei Frattali”

« Si ritiene che in qualche modo i frattali abbiano delle corrispondenze con la struttura della mente umana, è per questo che la gente li trova così familiari. Questa familiarità è ancora un mistero e più si approfondisce l’argomento più il mistero aumenta » (Benoit Mandelbrot).

Un frattale è un oggetto geometrico che si ripete nella sua struttura allo stesso modo su scale diverse. La stessa natura produce oggetti simili ai frattali. Nascono da funzioni matematiche ma possono essere belli come opere d’arte. In questa conferenza parlerò della costruzione e delle proprietà matematiche di alcuni importanti frattali, in particolare del triangolo di Sierpinski e della spugna di Menger. Racconterò di come, diversi esemplari di queste strutture sono state realizzate negli ultimi decenni attraverso l’origami modulare.

Prezzo a persona: 8 rid (ridotto studenti) /10 int 

Gradita prenotazione museospaziotadini@gmail.com

Vedi tutte le conferenze in programma durante la mostra Origami tra arte e scienza

Serena Cicalò 3Menger
Serena Cicalò 3Menger
Nata a Cagliari nel 1974, laureata in Matematica, Serena Cicalò ha scoperto l’origami al tempo dei suoi studi universitari. Ha condiviso per la prima volta la sua nuova passione durante la discussione per il conseguimento del titolo finale, presentando un approfondimento sulle proprietà geometriche dell’origami. Nel 2005 si è trasferita a Trento per frequentare il dottorato di Ricerca in Matematica, entrando in contatto con un gruppo locale di origamisti che l’ha invitata a diventare membro del CDO (Centro Diffusione Origami), l’associazione nazionale che raggruppa gli origamisti italiani e non solo. Dal 2011 partecipa con regolarità ai convegni organizzati dal CDO e nel 2017 è entrata a far parte del comitato che cura la parte scientifica del Convegno “Origami, Dinamiche educative e Didattica”.  Dopo un periodo dedicato alla ricerca scientifica, dal 2012 si occupa a tempo pieno dell’insegnamento della Matematica e della Fisica nei licei. Da alcuni anni organizza corsi di aggiornamento destinati ai docenti di scuola superiore per sensibilizzarli all’uso dell’origami come strumento per l’insegnamento della matematica e in particolare della geometria. Nel 2013, durante la prima edizione del convegno “Origami, Dinamiche educative e Didattica”, è venuta a conoscenza dell’esistenza della spugna di Menger, un affascinante cubo frattale di grande interesse matematico, e della tecnica con la quale Jeannine Mosely ha realizzato il primo esemplare di livello 3 in origami. Nel 2015, per superare i limiti della tecnica utilizzata dalla Mosely, ha ideato un nuovo procedimento, da lei chiamato “PJS technique” (dove PJS sta per “pleat and join strips”). La “PJS technique”, che garantisce grande stabilità e compattezza, le ha permesso di realizzare, nell’agosto dello stesso anno, la prima spugna di Menger di livello 3 italiana e, nel novembre del 2016, il primo esemplare mondiale di livello 4 in origami. Successivamente si è dedicata all’analisi delle possibili applicazioni della sua nuova tecnica, progettando anche modelli dinamici, puzzle ed esempi di “origami pixel art”.

La colpa: ultimo libro di Raffaele Mangano

Raffaele Mangano presenta l’ultimo suo libro La colpa il 25 ottobre alle ore 21 presso la Casa Museo Spazio Tadini di Milano (Lupetti editore)

2018-09-19 La Colpa Mockup 02

Compra il libro

Matteo Di Girolamo, affermato architetto milanese, sparisce all’improvviso senza lasciare tracce. Di lui non si hanno più notizie sino a quando,  trent’anni dopo,  il figlio maggiore Fabio riceve una telefonata dai Frati  Minori di Acireale che gli comunicano di avere informazioni riguardanti il padre. Seppur scettico, si reca all’incontro,  durante il quale apprende fatti che lo turbano profondamente e lo obbligano a fare i conti con un passato che riteneva ormai disperso e scolorito dagli anni. Un poco alla volta Fabio è costretto a  comporre un’immagine del padre del tutto diversa da quella che  aveva  da bambino. Ma il “viaggio” che  compie nella rielaborazione del dolore per l’abbandono, si rivela anche liberatorio dei sensi di colpa che padre e figlio avevano nutrito per anni, l’uno nei confronti dell’altro. La smagliatura aperta decenni  prima  finirà per suturarsi e provocare  in  Fabio anche  un sostanziale ripensamento del suo percorso di vita.

Raffaele Mangano

RAFFAELE MANGANO RITRATTO

Sono stato concepito sul Lago di Como da genitori siciliani emigrati al Nord in tenera età (ciascuno per conto suo), ma sono nato a Milano il giorno di San Valentino di un anno che non ricordo. Così come non ricordo perché mai abbia preso una laurea scientifica anziché classica. Forse per far dispetto ai professori che immaginavano per me un futuro in campo letterario. L’ amnesia ha rimosso anche il momento in cui iniziai la carriera di giornalista. E anche quella volta fui molto determinato ad andare contro le mie inclinazioni; difatti mi sono occupato di argomenti che oggi mi provocano una sorta di tremore, stato di ansietà e principio di labirintite.

Per curare questi vuoti di memoria da qualche tempo vivo alle falde dell’Etna. Ho motivo di credere di aver diretto alcuni periodici e frequentato studi televisivi e radiofonici. Sembra incredibile, ma ho incontrato persone disposte a pagarmi per partecipare a convegni e congressi, tenere conferenze e guidare seminari. Ho anche il sospetto di aver condotto una trasmissione televisiva, ma il ricordo è labile. Fortunatamente ho trovato il tempo per viaggiare, incontrare, conoscere, confrontarmi, riflettere. Alla fine delle mie lunghe peregrinazioni mi sarebbe piaciuto scrivere sul passaporto “abitante del pianeta Terra” oppure “cittadino del mondo”. Ma credo che non sarà possibile prima di qualche secolo.
All’ improvviso sono stato colpito da un virus sconosciuto che mi ha indotto ad abbandonare la professione giornalistica per dedicarmi alla narrativa. Così ho iniziato a scrivere libri e ciò che vedete sul sito è la mia produzione ad oggi. Tutte le altre informazioni sulla mia persona hanno il pregio di non essere interessanti. Ammesso che quelle riportate lo siano state.