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Spazio Tadini – Francesco Alberoni e l’autrice di Dialogo con un ottimista


Francesco Tadini e Melina Scalise ospitano nella cornice della mostra internazionale di fotografia Sony World Photography Awards Francesco Alberoni e Mariagiovanna Farina che presenta il suo ultimo libro: “Dialoghi con un ottimista” nella rubrica a cura della filosofa Samanta Airoldi “Perle di follia”.

29 settembre ore 18.30

Spazio Tadini, via Niccolò Jommelli, 25 Milano

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Sentimento e magia: due libri sulla coppia a confronto


Riapre a Spazio Tadini il ciclo di narrativa selezionata da Samanta Airoldi PERLE DI FOLLIA che, ancora una volta, propone giovani scrittori, offrendoci uno spaccato della lettura del contemporaneo con un focus particolare verso il mondo delle relazioni e il dialogo tra maschile e femminile.

23 SETTEMBRE ORE 18.30 Spazio Tadini, via Niccolò Jommelli, 24

Sentimento e magia

Esplorare due generazioni di uomini e donne attraverso la dimensione “coppia”, con le sue dinamiche, ricche di controversie, contraddizioni, passi indietro e balzi in avanti, detti e non detti, ombre e luci…Spiritualità e magia…
Venerdì 23 Settembre, a Spazio Tadini, una serata focalizzata proprio su “Sentimento e Magia”, emozioni vissute e analizzate da diversi punti di vista e sotto sfaccettature differenti ma non troppo, distanti ma vicine!
emotivitainterrottaintIl dibattito verterà intorno a due nuove uscite editoriali: Emotività Interrotta (Silele Edizioni) di Annamaria Benone, romanzo dalla fortissima connotazione psicologica, caratterizzato da “21 grammi di spiritualità”; e La Figlia della Leggenda (Silele Edizioni) della giovanissima Giulia Ottoni, un Fantasy dagli accenti metaforici che ci farà rivivere un amore contornato da fate, dubbi adolescenziali, voli pindarici e sentimenti in divenire.
lafigliadellaleggendaintfrane due autrici saranno presenti per prenderci per mano e condurci nei meandri della psiche dei protagonisti dei loro rispettivi romanzi, in particolare nell’inconscio delle figure femminili.
Tra le pagine di Benone, in un’abile e scorrevole alternanza di descrizioni esterne ed esplorazioni interiori, incontriamo Bianca, una donna giovane ma ben lontana dall’adolescenza (circa 30/35 anni) che dopo anni reincontra per caso Gabriele, il suo migliore amico nonché primo inconfessato amore degli anni d’infanzia e preadolescenza.
Questo fortuito incontro che, istantaneamente, assume le sembianze di un colpo di fulmine con successivo fidanzamento e convivenza, farà riscoprire a Bianca una parte di se stessa che aveva dimenticato, portando a galla ricordi dolorosi e sensazioni distruttive. Solo dopo aver fatto materialmente ed emotivamente a pezzi il suo rapporto di coppia, la donna, a tu per tu con sé, sarà costretta a mettere a nudo la propria mente, a “morire per risorgere” e giungere, infine, ad interrogarsi sulla sua capacità di perdonare… se stessa e gli altri.
Una costante altalena tra rabbia, dolore, dubbi, ricordi, abbandoni e ritorni…con un finale decisamente sorprendente!
D’altro canto anche la giovane eroina partorita dalla penna di un’ altrettanto giovane Giulia Ottoni, dovrà confrontarsi con l’amore prima di riuscire a sviluppare il suo potenziale e ad accettare la sua vera natuta, una natura “fatata” che la rende diversa da chi la circonda.
Metafora del difficile percorso di crescita e presa di coscienza del sé che ogni adolescente si trova a vivere, quando ogni minima differenza dagli altri ci fa sentire inadatti, inadeguati, sbagliati…Nell’età in cui non si hanno ancora gli strumenti per comprendere che, in fondo, siamo tutti uno diverso dall’altro.
Stilisticamente molto diversi, i due romanzi, sono accomunati dall’importanza che assume la “coppia”, la relazione con il “tu” che, in entrambe le autrici, si rivela essenziale per lo sviluppo completo dell’ “io” : senza Gabriele, Bianca non avrebbe avuto lo shock necessario a tornare “indietro” per ricomporre il puzzle della sua emotività; analogamente senza il suo giovane amore la protagonista de La Figlia della Leggenda, non avrebbe avuto il confronto necessario per arrivare ad accettare la sua personalità “differente”. è attraverso gli occhi dell’altro, di quel famoso “tu” di cui Levinas ci parlava, che l'”io” , scopre, accetta e ama se stesso; è nella relazione che il singolo riesce a cogliersi e a percepirsi a 360 gradi, perchè, non dimentichiamo, che anche l’essere umano più meraviglioso, come ci insegna Narciso, se unico specchio di se medesimo, non adeguatamente nutrito da un giusto equilibrio tra solitudine e scambio, è condannato a “seccare”.

 

Spazio Tadini, associazione fondata nel 2008 da Francesco Tadini e Melina Scalise.

Per la rassegna Perle di Follia: pensieri di vita e relazioni interpersonali


Un nuovo appuntamento a cura della filosofa Samanta Airoldi
10 giugno alle ore 18.30
Presentazione di due libri:

PENSIERI DI VITA  di Felice Candi

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L’invito ad amare, accompagnato da ricordi e un filo di malinconia. La libertà di pensare e spaziare su righe di pagine come una goccia d’inchiostro con forma e anima. Questa raccolta rivela sentimenti chiari e diretti sulla vita, con pensieri, riflessioni ed emozioni.

PLISSE’ di Giulio Irneari

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Un romanzo coinvolgente, ricco di spunti interessanti legati all’Alzheimer, alla vita, la morte, la fede e la musica, il cui filo conduttore è il mistero che accompagna il lettore sino all’epilogo.

 

“Identità”: termine ci cui sempre più spesso si abusa sia a livello individuale sia nella sfera pubblica.
Che cos’è l’identità?
Se la concepiamo in termini “essenzialisti” allora è ciò”che ci rende quel che siamo e non qualcun altro”. Analizzata sotto il profilo gnoseologico è “ciò che ci fa percepire come le medesime persone nonostante i mutamenti spaziali e temporali”.
Nel primo caso, se sovrapponiamo il concetto di “identità” a quello di “essenza”, escludiamo a priori il libero arbitrio nel decidere chi noi siamo e ci rassegnamo ad una fissità immutabile che trascende la nostra volontà.
A livello di “conoscenza del sè”, spesso, ci ancoriamo ad un’immagine, mentale e/o fisica, di noi quali enti che viaggiano nello spazio e nel tempo conservandosi, in una certa misura, sempre gli stessi.
In tutto questo “scoprire” o “mantenere” l’immagine che si ha di sé quanto conta l’elemento mnemonico? Che ruolo gioca la memoria all’interno della partita “identità”?
Questa difficile questione viene sviluppata, con scrittura sciolta e scorrevole, nel novello romanzo Plissè di Giulio Irneari (Silele 2016), dove il protagonista, colpito dal morbo di Alzheimer, per non perdersi e non perdere il rapporto con i suoi figli, organizza per essi una sorta di “caccia al tesoro” sotto forma di epistole che si snodano lungo un percorso a tappe: ogni tappa un indizio che conduce ad una persona, ogni persona una parte di vita vissuta.
Ma è davvero così importante sapere chi “eravamo” per sapere chi “siamo”?
Secondo il filosofo Wimmer sono, fondamentalmente, due le vie maestre che conducono al misterioso regno dell’ Identità: la via Retrospettiva e la via Potenziale!
Nel primo caso , come ha scritto F. M. Wimmer:
“Cercare una propria identità spesso è inteso come il cercare un qualche passato reale e più spesso un passato immaginario che si suppone non esista più nel presente o, almeno, non nella maniera in cui si immagina sia esistito un tempo.
Secondo tale prospettiva lo sviluppo di nuove forme di pensiero, nuove sensibilità e nuovi stimoli di vita è visto come una perdita di identità.”
Qui il passato è fondamentale per il presente e la memoria, dunque, diventa il pilastro portante della personalità stessa del soggetto.
Nel caso dell’ Identità potenziale, invece, l’individuo parte, in un certo senso, da zero. È il tipico individuo rousseuiano dello stato di natura o l’individuo rawlsiano posto dietro il velo d’ignoranza o, ancora, l’individuo habermasiano nel contesto della situazione argomentativa ideale: in tutti questi casi l’individuo , pur avendo certamente una storia alle spalle, fa astrazione da essa per costruire la propria identità e scegliere la propria strada e il proprio stile di vita.
Questa idea di identità è tipicamente illuminista: l’identità viene ricercata nel futuro, è con i soli mezzi della ragione che l’essere umano arriva a definire chi è, si “ri-sceglie” ogni giorno.
Ora Wimmer, in modo estremamente analitico e astratto, ha presentato i due estremi. Nella vita reale Memoria del passato e Progettualità presente e futura s’ intersecano per dare vita e forma a persone reali e complesse, legate ai propri ricordi ma dotate di libero arbitrio che conferisce loro la possibilità di scegliere chi essere e, per estremo, di “reinventarsi” anche ogni mattina.
Il passato, nel bene e nel male, ci ha condotti al presente ma ciò non implica che noi siamo e saremo ciò che siamo stati. Spesso conoscere troppo del passato è, anzi, fuorviante e pregiudica una conoscenza autentica dell’altro in quanto dissemina preconcetti lungo il percorso. Rimanere troppo legati ai ricordi non consente di evolvere, non consente di far emergere nuove potenzialità.
Spesso per sapere chi siamo è molto più utile prendere carta e penna e buttare giù ciò che ci passa per la testa…e per il cuore, come ha fatto Felice Candi nella sua nuova raccolta poetica Pensieri di Vita (Silele 2016): poesie che non ammettono di essere incasellate in un genere specifico…proprio come la vita!
Voglio chiudere con un aforisma di Eraclito, la cui massima era “panta rei”: non ci può bagnare i piedi due volte nella stessa acqua del fiume…perchè tutto scorre e cambia!
Impossibile fissare noi stessi in un’immagine o in un’ identità una volta e per tutte, la memoria talvolta incatena ma l’essere umano è nato per spezzare qualunque forma di prigionia, grazie alla ragione!
Samanta Airoldi