Su richiesta, nuova visita guidata al museo di Emilio Tadini sabato 6 novembre alle ore 18. Per chi fosse interessato a partecipare mandare una mail a museospaziotadini@gmail.com.
Si svolgerà un percorso tra le varie sale della Casa Museo, luogo dove ha vissuto e lavorato Emilio Tadini che oggi, al piano inferiore ospita il primo museo di fotografia sportiva e mostre di arte e fotografia contemporanea, mentre al piano superiore l’intero salone è dedicato all’artista pittore e scrittore scomparso nel 2002.
Vi sarà raccontata anche la storia della tipografia e casa editrice che aveva sede presso il palazzo e nel salone Tadini sarete accompagnati ad esplorare le opere esposte selezionate per la mostra Parlami di lei: tenerAmente forte che è incentrata sulla figura femminile nella poetica di Tadini.
Costo della visita 8 euro. Per gruppi un biglietto omaggio oltre 5 persone persone.
Si effettuano visite anche su richiesta rivolte anche a studenti.
Le gallerie degli Uffizi di Firenze amplia la sua collezione d’arte con tre opere su carta di Emilio Tadini. La cerimonia di consegna per donazione avverrà il 4 agosto alle ore 10,15 con cerimonia aperta al pubblico e in diretta Facebook. L’evento è curato da Vera Agosti che, quest’anno, ha organizzato altre due mostre di Emilio Tadini al Lago Maggiore a Canobbio e a Ghiffa.
“Le opere donate rappresentano elementi ricorrenti nel lavoro dell’artista e scrittore Emilio Tadini – spiega la curatrice dell’archivio, Melina Scalise – come il ciclo sulle città. Nell’opera donata agli Uffizi si evidenzia bene il concetto non solo di città come “edificazione” e “costrutto”, “architettura del pensiero” come amava descriverle Tadini. L’opera rappresenta una città con le lettere MI che rievocano Milano, la sua città natale dell’artista e che tanto amava, disegnata tra equilibri e disequilibri, tra chiari e scuri.
Il Museo dell’Uomo, manifesta l’attenzione dell’artista verso la condizione umana, tra tragico e comico, tra passato e futuro. Una narrazione pittorica, quella di Tadini, che non ha mai abbandonato la figurazione anche negli anni in cui la ricerca pittorica si era spostata altrove, nell’astratto, perchè l’artista amava indagare l’umano, le sue contraddizioni e paradossi.
Le figure e le cose, acquarello su carta, che manifesta l’attenzione di Tadini verso la relazione tra l’uomo e le cose quali testimoni si racconti, di storie, ma soprattutto, espressioni dell’esistenza delle figure, della creazione del mondo, della distanza tra noi e il mondo e e di tutti i misteri ad essa correlati. Basta pensare a tutto il senso celato dietro alle nature morte nelle pitture…”.
Emilio Tadini è uno degli artisti più importanti del Novecento, una figura poliedrica, intensa e ancora tutta da scoprire.
Inaugura il 3 luglio alle ore 18 la mostra Le figure, le cose di Emilio Tadini organizzata dall’Associazione Il Brunitoio presso la Sala Esposizioni Panizza di Ghiffa, in provincia di Verbania, sul Lago Maggiore a cura di Vera Agosti, in collaborazione con la Casa Museo Spazio Tadini e la Fondazione Marconi di Milano aperta al pubblico fino al 25 luglio. In esposizione anche degli inediti.
Fiaba Emilio Tadini
Questa mostra si aggiunge a quella già in corso fino alla fine di agosto a Cannobio a Palazzo Parasi sempre sulla riva sinistra del lago Maggiore, offrendo a turisti e appassionati d’arte un approfondimento sull’autore Emilio Tadini.
Scrive Vera Agosti: “Il titolo dell’esposizione riprende quello di una serie di lavori del maestro nonché del Convegno organizzato dalla Fondazione Corriere della Sera il 24 e il 25 settembre del 2004 a Palazzo Reale a Milano in ricordo di Emilio Tadini (Milano, 1927-2002), per anni importante collaboratore del quotidiano. All’evento parteciparono numerosi nomi illustri della cultura italiana legati all’artista, come Umberto Eco, Ferruccio de Bortoli, Arturo Carlo Quintavalle, Valerio Adami, Paolo Fabbri, Cesare Segre, Maurizio Cucchi, Gae Aulenti, Aldo Grasso, Marco Vallora, i figli Francesco e Michele Tadini… La rassegna sottolinea il grande legame del maestro con la scrittura, che entra prepotente anche nei suoi dipinti e nelle serigrafie, nonché la relazione con gli oggetti, costante elemento del suo immaginario. Tadini, infatti, comincia una brillantissima carriera di scrittore, traduttore e poeta, per poi dedicarsi con successo alla pittura e alla critica d’arte a partire dagli anni ’50. Si interessa al simbolismo di Bosch e alla sua indagine dell’inconscio, apprezza Picasso, la ricerca surrealista, la metafisica di De Chirico e la Pop Art inglese (Joe Tilson, Ronald B. Kitaj, Peter Blake, David Hockney, Allen Jones, Patrick Caufield). Nel 1960 studia il realismo integrale, per poi divenire portavoce del movimento artistico della Nuova Figurazione che anima la scena milanese e include oltre a lui stesso, Valerio Adami, Bepi Romagnoni, Lucio del Pezzo, Enrico Baj… È poi la volta della figuration narrative con Adami, Edouardo Arroyo e Hervé Télémaque… A partire dagli anni ’90, si avvicina al lavoro dell’espressionista tedesco Max Beckmann, in particolare per la scelta dell’utilizzo del formato del trittico.
In mostra, oltre trenta grafiche scelte, che esaltano il rapporto dell’autore con la parola, permettendo allo stesso tempo un excursus sui principali momenti della sua ricerca artistica. Tadini lavora per cicli, come una serie di romanzi a puntate, legando il suo lavoro grafico e pittorico alla cultura letteraria, mescolando tragico e comico, immaginario e reale. Gli scambi sono continui. Un tema come quello del “Profugo”, titolo e personaggio di un poemetto, transita verso la pittura diventando parte di uno dei suoi ultimi dipinti e delle sue ultime serigrafie. Sapienti riferimenti letterari e rimandi onirici producono una dissociazione tra le figure e le cose, che risentono della drammaturgia di Berltold Brecht. I contorni sagomati e il colore disteso per superfici nette veicolano un simbolismo denso di richiami alla psicoanalisi freudiana. Elementi desunti dalla grafica pubblicitaria convivono con l’ironica giustapposizione di motivi differenti.
Emilio Tadini
Nelle sue opere coesistono diversi piani temporali di lettura. Tadini offre un tributo alla storia dell’arte, per esempio con Omaggio a Klee ed Omaggio a Malevic’ degli anni ’70. Nell’ampia varietà delle serigrafie selezionate, in molti casi lo spazio vuoto e pulito della pagina bianca è preponderante e in esso le parole o i frammenti di parole scritte acquistano un immenso rilievo, così come i pochi oggetti raffigurati e decontestualizzati (Il desiderio, anni ’70; Omaggio a J.L.Schefer, Intransitivo, anni ’80). L’artista era un instancabile disegnatore. Molti ricordano che portava sempre con sé un taccuino per fissare in punta di matita un pensiero, un’immagine, una figura… Con l’amico fraterno Valerio Adami costituì la Fondazione Europea del Disegno di Meina, con la quale organizzavano importanti convegni dedicati alla teoria del disegno. In esposizione anche un suo prezioso quaderno di schizzi che raccoglie numerosi ritratti, veloci e arguti.
Emilio Tadini – Le figure, le cose A cura di Vera Agosti In collaborazione con la Casa Museo Spazio Tadini e la Fondazione Marconi di Milano Dal 3 luglio al 25 luglio 2021 Inaugurazione: sabato 3 luglio ore 18 orario: da giovedì a domenica 16-19 Sala Esposizioni Panizza – Corso Belvedere, 114 Ghiffa (VB) info@ilbrunitoio.it www.ilbrunitoio.it
CASA MUSEO in memoria di EMILIO TADINI- arte, cultura, eventi – Milano