La Casa Museo Spazio Tadini ospita lunedì 16 settembre alle ore 20.30 la presentazione editoriale dell’ultimo libro della virologa Maria Rita Gismondo, Il ruggito della Pecora nera a cura del Rotary Club Milano Precotto San Michele. Un’analisi postuma di una delle più imponenti pandemie della storia. Ne parlano con l’autrice Renato Mantovani, avvocato penalista e Antonio Canino, medico ginecologo.
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Ritratto e autoritratto Mostra fotografica Thick and slow
Martedì 30 luglio 2024, alle ore 19, il progetto interno a Casa Museo Spazio Tadini – Opificio della Fotografia -, inaugura e presenta la Mostra Fotografica “Thick and slow” dedicata al ritratto e all’autoritratto.
A cura di Federicapaola Capecchi, esposti 13 autori, 7 donne e 6 uomini. La mostra sarà aperta fino al 24 agosto e dal 21 settembre al 19 ottobre 2024
THICK AND SLOW. Deciso e riflessivo. Quando il ritratto e l’autoritratto si fanno a volte duri, forse anche un gioco rischioso, affrontando alcuni temi come l’identità, la sessualità, la psiche, la malattia, la società. Quando bruciano. Quando raccontano le persone nel gioco in cui loro stessi hanno scelto di recitare o di trovarsi.
Fotografie che invitano alla contemplazione e alla riflessione, presentandoci volti e corpi portati con prepotenza all’interno del piano dell’immagine. Quando il ritratto e l’autoritratto sono essere lì col soggetto o con sé stessi, col pensiero, con un tema urgente, cogente, odierno, personale, a volte sociale. Quando ritratto e autoritratto sono un segreto svelato, alla Paul Strand, alla Otto Emil Hoppé.
Il mondo davanti alla nostra porta. Una riflessione sulla complessità della condizione umana.
Ritratti ed autoritratti che hanno la forza di raccontare, che hanno la potenza della vicinanza, una connessione con un mondo da provare a restituire, tradurre, far risuonare; che offrono naturalezza e capacità critica di riflettere.
La fotografia è da sempre chiamata a raccontare gli uomini, a ritrarne le espressioni e a intuire, dallo sguardo piuttosto che dall’abito, abitudini, status sociale e importanza. Poi si sono cercati frammenti di senso della persona ritratta.
È tra questi frammenti di senso che ci vogliamo muovere.
Una mostra che si interroga – e ci interroga – sulle persone, sui ruoli che scelgono di giocare e vestire ogni giorno, su quelli che si trovano ad abitare senza volerlo, solo … perché è così. Volti e corpi alla ricerca della parte non evidente del carattere del soggetto ritratto, di un sentimento – per quanto duro possa essere – di una qualità interiore. Frammenti di senso.
Perché il ritratto e l’autoritratto sono senso, sono spazio, sono corpo, racconto, una storia, entelechia.
Una sezione è dedicata anche al ritratto in studio e di scena. Sempre con la stessa attenzione: che non fosse uno sterile virtuosismo ma che in qualche modo portasse con sé – o nella foto stessa o nel tipo di approccio del fotografo – un modo intenso e non superficiale di guardare e ascoltare la donna, il corpo, la femminilità, il sesso, lo sguardo, il set, il palco.
GLI AUTORI
Matteo Chinellato
Federico Fiorenzani
Alessandro Sarasso
Fabio Diena
Nadia Frasson
Patrizia Riviera
Anna Signorini
Nelita Specchierla
Emanuele Cortellezzi
Elisabetta Maetzke
Valentina Antonucci
Stefania Poli
Antonio Fumagalli
L’arte della ricostruzione – Tadini & Co
In occasione di MuseoCity che, per l’edizione 2024 propone il tema Monti a Milano la Casa Museo Spazio Tadini propone una mostra per raccontare l’Arte della ricostruzione a cura di Melina Scalise, curatore dell’archivio Emilio Tadini e della Casa Museo. Un percorso di opere pittore, ma anche di libri rappresentativi di un periodo storico che si è ritrovato con un mondo distrutto e da ricostruire: il dopoguerra.
Emilio Tadini, nato nel 1927, aveva appena compiuto 18 anni alla fine della Seconda Guerra Mondiale e, come tanti giovani del tempo, guardava al suo futuro pensando ad un mondo da ricostruire. Come? Con quali valori?
Gli artisti e gli intellettuali di quel tempo si trovavano di fronte ad un duro compito, con un assetto geopolitico completamente nuovo, con le rovine della guerra, con un’Europa divisa e con ferite da curare.
I giovani che erano riusciti a sopravvivere alle due guerre di inizio Novecento avevano un compito importante e si misero subito al lavoro.
A Milano, attorno a Brera e ai locali della zona, tra cui il famoso Giamaica, si ritrovavano artisti, attori, scrittori, filosofi tutti alimentati dal fuoco di guardare al futuro in modo nuovo e tutte le arti si apprestano a raccontare -o meglio – a cercare di delineare quest’uomo nuovo.
Le città in ricostruzione e così anche le idee. Le nuove tecnologie trovano sempre più applicazione nella rivoluzione della vita domestica tanto quanto nell’arte. L’arte finisce con l’assorbire il fascino di tutto ciò e comincia a delinearsi qualcosa di nuovo: lo spreco, l’eccesso.
Un’arte non più al servizio della religione, ma dell’uomo, alla scoperta del suo mondo interiore, del suo guardare, del suo porsi la questione sociale e ambientale.
In mostra opere di Baj, Guttuso, Beuys, Hamilton, De Filippi, Colombo, Varisco, Pardi, Ceretti, Romagnoni, Di Bello, Pardi, Chighine, Bergolli, Vedova, Scanavino, ma saranno esposti anche libri, riviste d’epoca.
La mostra sarà visibile in anteprima il 23 febbraio alle ore 18.30. Dal 1 al 3 marzo sarà possibile accedere con visite guidate (10 euro) tutti i pomeriggi alle 15.30. L’ingresso sarà libero dalle 16.30 alle 19.30. Martedì 5 sarà possibile prenotare visite guidate per gruppi e scuole solo al mattino.
Per info e prenotazioni melina@melinascalise
