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Giancarlo Nucci | Soldi d’artista

Giancarlo Nucci Soldi d'artista
Giancarlo Nucci Soldi d'artista
Giancarlo Nucci Soldi d'artista

Fedele al titolo e allo spirito della mostra, ho inteso esprimere la mia pittura nel conio di banconote, su tela e su carta; il valore nominale dei dipinti su tela e delle riproduzioni su carta è simbolico, ad indicare che il valore di un’opera non si misura solo con un’espressione mercantile, ma pertiene a significati più profondi e più grandi. In tempi di grave crisi economico-finanziaria il denaro va ancorato a riferimenti ideali e solidi come l’unità d’Italia o a elementi cari alla mia ispirazione come l’autoritratto, in sintesi, per sottrarlo alla manipolazione ingorda e cieca e metterlo in relazione equilibrata con l’operato faticoso ma costruttivo dell’uomo. Giancarlo Nucci

Giancarlo Nucci Soldi d'artista

Giancarlo Nucci, riminese di nascita, si stabilisce in Lombardia alla fine degli anni 60, prima a Milano, poi a Monza dove la naturale inclinazione alla pittura e il tirocinio da autodidatta si precisano nella preparazione acquisita alla scuola d’Arte “P. Borsa” di Monza sotto la guida dei maestri G. Oltolina, F. Comi, G. Colombo, A. Triacca. Avverte un’affinità particolare con alcuni fenomeni artistici del dopoguerra, come l’Action Painting, e con importanti artisti italiani e stranieri come A. Burri, E. Morlotti, W. Congdon. Il dinamico percorso di studio e sperimentazione si consolida nella stagione del naturalismo astratto, che poi, attraverso una figurazione sempre più essenziale, approda ad un informale materico. La sua tecnica per esprimere temi significativi che si aggregano in cicli -paesaggio, oro, montagna, mare, Croce, concerto, eventi, ambiente- si avvale in modo originale di pigmenti, oli, catalizzatori, zeoliti; materiali che l’artista ben conosce dalla sua lunga esperienza di chimico. Espone dal 1976 in numerose mostre nazionali ed internazionali, personali e collettive, che hanno meritato consensi e analisi critiche, tra gli altri, di P. Biscottini, G. Casiraghi, F. G. Brambilla, C. De Carli, M. A. Crippa, G. Massari, D. Volontè, P. F. Bertazzini, E. Guerriero, S. Arosio, B. Buscaroli, A. G. Vergani, R. Profumo.

Tra le mostre personali: Galleria Civica Monza, 1985; Galleria La Nassa Lecco, 1986; Galleria S. Fedele Milano, 1990; Galleria dell’Immagine Rimini, 1990; Villa Pomini Castellanza (Va), 1995; Museo dell’oro Valenza Po (Al), 1997; Galleria Bacchiglione Vicenza, 2001; Kunstgalerie Ortisei (Bz), 2002; Galleria Camaver Kunsthaus Lecco, 2004; Galleria civica Monza, 2006; Galleria dell’Immagine Rimini, 2007; Galleria Villa Camperio Villasanta, 2008; Chiesa San Giuseppe Monza, 2011; Fondazione Granata-braghieri Imbersago (LC), 2011.

Tra le rassegne: Villa Reale, Monza 1976, 1986; Palazzo IRV Torino, 1992; Galleria D’Ars Agency, New York 1995; Mostra itinerante per la Lombardia “La resistenza…per non dimenticare”, Macherio (MI) 1995; Mostra itinerante di grafica, Macherio (MI), 2000; Premio Nazionale Villa Rusconi, Castano Primo (MI), 2004; Galleria Camaver Kunsthaus, Lecco 2004; Palazzo Esposizioni, Chalons en Champagne, Francia, 2004; Palazzo Cesi, Acquasparta (TR) 2005; Le Village Suisse, Parigi 2005; Torre Viscontea, e Galleria Camaver Kunsthaus, Lecco 2005; ventipiucento gli anni della Permanente, Esposizione Permanente Museo, Milano 2006; Galleria Civica, Pittori della Paolo Borsa, Monza 2006; Mostra d’Arte di Pittori riminesi, Rimini 2007; Rassegna nazionale d’Arte, Giussano 2007; Artisti della Permanente, Villa Tittoni Traversi, Desio 2008; Premio Nazionale Città di Novara, Novara 2008; Orizzonti, Serrone Villa Reale, Monza 2009; Arte e montagna, Monza 2009; Pittori riminesi contemporanei, Rimini 2009; Il muro dopo Berlino, Milano e Valona (Albania) 2010; Museo del fango, mostra itinerante a Taormina, Scicli, Aquila, Roma, Messina 2010; Fuori Salone Milano-Cina, Milano 2010; 2010 Artisti della Permanente, Milano 2010; Riminessenza, Rimini 2010; Premio Nazionale Città di Novara, Novara 2010; Oltre le trincee e Contemporanea 2011, Cologno Monzese 2011; Omaggio a Chopin, Mantova 2011; Jesus- volti di Gesù nella pittura contemporanea, mostra itinerante a Monza, Venegono, Milano 2011; Artisti europei a Cremona, Cremona 2011; i muri dopo Berlino si chiamano frontiere, Milano 2011; Omaggio ai grandi, Monza 2011; cos’è la fame per l’artista, Milano 2011; 3° Biennale d’Arte, Lodi 2011.

Le sue opere sono presenti in diverse pinacoteche, banche e collezioni private in Italia, Francia, Belgio, Stati Uniti. Dal 2006 è socio pittore della Società per le Belle Arti ed Esposizione Permanente di Milano; inoltre è membro del Consiglio Direttivo dell’Associazione Artistica P. Borsa di Monza a cui è unita anche l’omonima Scuola di Pittura.



Arte fra Cielo e Terra:Tavola rotonda a cura dell’Osservatorio Astronomico di Brera, lunedì 12 dicembre

Tavola rotonda a cura dell’Osservatorio Astronomico di Brera: lunedì 12 dicembre 2011 alle ore 18:00

Moderatrice: Francesca Sassoli, giornalista AGR

Interverranno:

Melina Scalise, presidente dello Spazio Tadini

Osservatorio Astronomico di Brera: Giovanni Pareschi, direttore e Gabriele Ghisellini

Lodovico Gierut scrittore e critico d’arte

Lucapietro Nicoletti storico dell’arte

Gioni David Parra, artista

Nella mostra “Orione come metafora”, Parra enfatizza la stretta correlazione tra l’Universo e l’uomo. Orione è una delle costellazioni più visibili dalla Terra. Le ultime ricerche astronomiche hanno individuato 150 sistemi solari paralleli al nostro, in fase di costruzione. All’interno di Orione, così come sulla Terra si nasce, si vive e si muore attraverso incontri/scontri e continue metamorfosi. Noi osserviamo le stelle e ad esse attribuiamo figure, nomi, storie e trasferiamo fuori di noi paure, speranze e sogni, dunque Orione come metafora.

Questa mostra rappresenta un’interessante terreno per approfondire la relazione tra l’uomo e l’Universo, tra arte e scienza. L’Osservatorio astronomico di Brera non ha voluto perdere questa opportunità e ha organizzato, in occasione della mostra, una tavola rotonda “Arte tra Cielo e Terra” .

Osservatorio Astronomico di Brera e Inaf

L’Osservatorio Astronomico di Brera (OAB), istituto di ricerca d’eccellenza riconosciuto a livello mondiale, è la più antica istituzione scientifica di Milano. Dal 1946 è entrato a far parte delle istituzioni scientifiche della Repubblica Italiana e nel 2003 è confluito nell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF). Fin dalla sua fondazione nel 1762 per opera di Giuseppe Ruggiero Boscovich mantiene la sede in Palazzo Brera, a Milano. Dal 1923 è attiva anche una seconda sede presso Villa San Rocco, a Merate (LC), in Brianza.

Danzatori di luce Personale di André Che Isse

27 ottobre – 11 novembre 2011
Inaugurazione giovedì 27 Ottobre 2011 ore 18,30
con performance accompagnata dal vivo dalla viola di Paolo Botti

 

Il pensiero e i muscoli di un danzatore hanno attraversato lo spazio per tramutarsi in oggetto altro, in rappresentazione di quel legame tra corpo e mente capace di accendere o spegnere un’emozione come schiacciando l’interruttore della luce.

Il lavoro di Andrè Che Isse è il risultato di due percorsi artistici diversi: danza e pittura. Entrambi convivono in lui e nella tela, dove traspone la sua visione del corpo e rappresenta la condizione umana.

Ho creato una danza di immagini pittoriche – dice Andrè Che Isse – ricercando nella plasticità del corpo e nel disegno geometrico degli arti. Dopo 16 anni di danza ho sentito la necessità di fissare il pensiero sulla tela. Trovai una tecnica che rappresentasse il tono muscolare del corpo: corda cucita su tessuto intelaiato, che mi permettesse di rivelare la plasticità coreografica nella sua materia, nel suo geometrico perimetro di filo”.

Il tessuto e il filo sono elementi importanti nel suo lavoro. Al corpo è data la possibilità di animarsi perché esiste un collegamento tra mente e muscolo, tra materiale e immateriale. Il filo conduttore scelto da Che Isse è una corda che ne disegna la figura, i suoi muscoli e ne rivela, al tempo stesso, la complessità di legami e vincoli a cui il corpo deve sottomettersi. Per compiere questo svelamento Che Isse usa la luce:

La luce posta dietro la tela svela l’anima, manifestando il “labirinto” dell’artefice. Percorsi molteplici di filo in una costruzione geometrica, un’architettura vista in pianta, stanze infinite della mente in complesse connessioni, sinapsi, come punti di fuga in un quadro rinascimentale. Due opere diverse in una stessa tela”.

Un intreccio che è una trama, un nuovo ordito sulla tela, che colloca quel corpo nel pieno delle sue possibilità espressive, all’interno di una storia, di un ambiente sottoposto a rigide regole fisiche e matematiche. Tutto questo si scopre agli occhi dell’osservatore, quando le tele si illuminano. Allora quello che prima si vedeva, ovvero un corpo che aveva trasformato e liberato in un gesto la sua energia psichica, in una visione bidimensionale, piatta, pesante e priva di ombre o chiaroscuri, si trasforma, in altro. Il corpo acquista volume, rilievo, colore, calore, svela i suoi tratti compositivi e i fili che lo reggono, quasi lo imprigionano, evocando uno scenario da teatro per burattini. Come nei pittori classici, nel lavoro di Che Isse, la luce acquista dunque una simbologia forte che entra nel corpo e lo colloca in un nuovo spazio nuovo, vicino al divino, così come facevano i pittori del XV secolo che davano solo ai personaggi vicini a Dio il potere di emanare luce. Ma questa sua vicinanza alla divinità ne evidenzia il suo dualismo tra autore e attore.

Emerge così una dialettica: la luce è ciò che scopre la trama, i legami che vincolano il corpo, ma dallo svelamento nasce un nuovo senso dell’essere e di libertà.

I lavori di Che Isse tradiscono questa ricerca di libertà anche quando non sono retro illuminati. Esprimono un desiderio dell’uomo di oltrepassare i limiti imposti dalla fisiologia e dalla “trama” di cui l’artefice rimane misterioso: il divino? Noi stessi?. Lo si evince da alcune pose o movimenti impossibili dei corpi o di parti di esso che Che Isse ha dato ad alcune sue figure.

Egli gioca con il vedo non vedo, con il sono e appaio, con il posso e non posso.

L’interruttore, strumento dell’osservatore, trasforma lo stesso in deus ex machina, colui che interviene svelandone la trama e può decidere in maniera decisiva sulla storia o la coreografia e, quindi, il movimento del danzatore sul palcoscenico. L’osservatore – uomo può quindi decidere di accendere o spegnere la luce, di guardare dentro o limitarsi a guardare lo specchio, di riconoscersi o conoscersi.

Shakespeare lasciava che Amleto si tormentasse con la domanda “Essere o non essere?”. Ieri come oggi la danza tra i due opposti rimane, ma con la consapevolezza che abbiamo acquisito più strumenti di illuminazione e che siamo, forse, noi stessi a scegliere di smorzare la nostra libertà ed intensità espressiva restando, di conseguenza, al buio.

Melina Scalise
ANDREA CHE ISSE
Dal 1996 al 2011: 20 personali di cui 14 in cui era sempre correlato il lavoro pittorico alla danza.
2006 – Galleria Annovi-Arte Contemporanea (Sassuolo, Mo) personale “I Danzatori degli dei”, venti tele retroilluminate davanti alle quali avvenivano performance con musicisti dal vivo.
2010 – Spazio Tadini, Milano. Collettiva “La Natività”
per la danza:
Acquisita una base di tecnica tersicorea ‘Classica’ da maestri quali Jozo Borcic, Robert Strajner, Deborah Weaver, René LeJeune, ho condotto per una quindicina d’anni ricerca sulle qualità del moto, sulla plasticità del corpo, sulla geometria degli arti e delle direzioni nello spazio acentrico, in fieri ad architetture coreografiche di matrice astratta.
Ha danzato le sue ideazioni in differenti appuntamenti:
RECITARCANTANDO ’86 di Cremona – ‘Omaggio a Kingo’ presso la galleria d’arte Il Mercante a Brera (Mi);
BIENNALE ’88, Palazzo Re Enzo a Bologna; allestimento estivo del teatro Romolo Valli a Reggio Emilia, 1989; seminario tenuto all’ACTOR STUDIO di Roma nell’ ’89; rassegna culturale estiva dei ‘Cortili’ a Modena, 1990;
BIENNALE DES JEUNES CREATEURES D’EUROPE DE LA MEDITERRANEE; MARSEILLE 1990;
sala ‘Corto Circuito’ TIRDANZA, 1991, Modena;
sala ‘Corto Circuito’, TIRDANZA, 1992, Modena;
auto-video-produzione 1992;
partecipazione con video a DANZA VIDEO 1992 Milano;
auto-video-produzione 1993;
libreria Croce a Roma con la presentazione di Giorgio Albertazzi;
auto-video-produzione 1994;
spettacolo teatrale ‘Sotto il segno di Caino’ al Teatro Spazio Zero di Roma per la regia di Giorgio Albertazzi, gennaio 1995;
‘Performance per Kingo’ presso lo Studio D’Ars a Milano, 1996;
performance al Forte Crest di Milano, estate 1996
Orario apertura mostra: da martedì a sabato 15:30-19; in occasione di eventi serali fino alle 22:30