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MOSTRA DI PAOLO BASEVI – ER – FAHREN

Personale
di Paolo Basevi

Dal 22 marzo al 16 aprile 2011

ER – FAHREN
ANDARE ATTRAVERSO
INAUGURAZIONE


Inaugurazione
22 marzo ore 18.30

Catalogo in galleria.
Testi di Sandro Parmiggiani e Melina Scalise.
Curatore: Melina Scalise

Dal catalogo
Miraggi dall’esilio
Di Sandro Parmiggiani
Sempre si spinge lontano, lo sguardo, nelle opere di Paolo Basevi. La segmentazione del quadro, che spesso si fonda sulla linea dell’orizzonte, le finestre della visione che s’aprono dentro il dipinto – talvolta attraverso un’apertura ritagliata dentro l’intero spessore di un giornale mutilato della parte centrale delle sue pagine – le porte sghembe, i riquadri che si spalancano sul paesaggio, sono artifici nella costruzione di un’opera che intende condurre il nostro sguardo nella lontananza, fino a valicare le frontiere impalpabili della memoria, verso un altrove non sempre nitidamente definito – e magari tanto più invitante quanto più incerta e confusa ce ne appare la configurazione. (….)
Georges Braque, giocando sull’assonanza perfetta delle parole della lingua francese (“écrire/décrire”, “peindre/dépeindre”) che solo in parte può essere conservata nella traduzione in lingua italiana, ammoniva: “Scrivere non è descrivere, dipingere non è rappresentare con esattezza”. Basevi pare, in fondo, avere intuito, nella sue prove migliori di pittore, questa verità profonda. (….)
Alcune delle immagini di Basevi si colorano di un tono elegiaco, paiono visioni che un esiliato – in una terra lontana o dentro la terra in cui si trova a vivere, e che più non sente sua, più non gli appartiene sentimentalmente – potrebbe avere, evocazioni che vengono da lontano, richiamate da un tempo e da un luogo “altri”, in cui forse lui ha abitato. Respirano, alcuni dei dipinti di Basevi, un sentimento della lontananza, il desiderio di ritornare in un luogo e in un tempo che per sempre se ne sono andati, esperienza che pure sappiamo essere impossibile. Tuttavia, occorre perseguire questo cammino, inoltrarsi su questa strada – Basevi lo fa attraverso l’esercizio della pittura –, che forse possono restituirci un po’ della serenità e della felicità perdute, come se quelle immagini segnassero l’approdo a una qualche misteriosa verità della vita, che sempre va inseguita. Proprio Braque, grandissimo artista e maestro di saggezza, diceva nei suoi Cahiers: “La sola cosa che ci rimane è quella che ci tolgono, ed è la cosa migliore che possediamo.” (…)
Finestre temporali
Di Melina Scalise
Una porta o una finestra, tanto quanto un libro o la pagina di un giornale, irrompono nel paesaggio naturale di Basevi aprendo uno scenario diverso, moltiplicando le prospettive e le visioni. I cieli, sempre presenti, sormontano le figure e le cose. Le nuvole e i suoi colori raccontano di temporali appena trascorsi o da lì a poco possibili. Il vento che, dal mare, soffia attraverso una finestra, o quello che arriva da lontano, fa correre le nuvole, e muove l’apparente immobilità delle cose.  La spiaggia non è solo disegnata e colorata, ma è sabbia e il paesaggio non è solo colore e segno, ma è terra e anche granelli piccolissimi di frammenti di vetro. La luce nelle sue tele è catturata. In basso, verso la terra, è riflessa dai vetri ed esce dalla gravità della materia. In alto è argento, è freddo metallo che riflette sfidando la trasparenza del cielo.
L’uomo entra nel quadro con la sua storia: una sagoma lontana che si muove, una casa o una chiesa, un libro o la pagina di un giornale. Tutti questi elementi occupano sempre la metà inferiore della tela dalla quale ne emergono quasi sepolti, affiorano come da ricordi sbiaditi, da visioni lontane. La storia dell’uomo è insita nel paesaggio si fonde con la natura tanto quanto sanno fare quei pali della luce, raffigurati spesso nei suoi lavori. Sono ricavati da vecchi tronchi e percorrono rotte infinite e si perdono in prospettive lontane. Comunicano, viaggiano, trasmettono i segnali elettrici che racchiudono la voce degli uomini.
Le parole sono elementi importanti nei quadri di Basevi. Catturate da un libro o un giornale, riportano frammenti di storia, citano situazioni ed esaltano i ricordi. Le immagini si mischiano con i segni e i simboli.
Davanti a un’opera di Basevi è sempre evidente come la vita degli uomini corra in parallelo con la vita della natura. Il sogno e la realtà si fondono in un tutt’uno e l’immagine è una sintesi poetica. Il tempo è padrone assoluto, ma nelle sue tele non segue i rigori della successione temporale perché, come nei contesti onirici, mischia passato e presente e proietta futuri possibili. Nulla è dimenticato. Tutto poggia su un prato o una spiaggia, su un terreno gravitazionale dove la stratificazione della materia, più o meno consumata dal tempo, svela frammenti ancora leggibili. Una porta o una finestra, tanto quanto un libro o la pagina di un giornale, irrompono nel paesaggio naturale di Basevi aprendo uno scenario diverso, moltiplicando le prospettive e le visioni. (..)

Brevi note biografiche
Paolo Basevi vive e lavora a Parma,
dove esercita la professione medica.
Principali esposizioni
2004 – Boschi di Carrega- Parma
2005 – Chiesa di San Francesco
2006 – 2008 – Sala Comunale A. Borri Calestano
2007 – Villa Soragna Collecchio Parma
2007 – Castello di Lerici
2008 – Museo Glauco Lombardi, Parma
2008 – Galleria 9 collone Milano
2010 – La Meridiana Modena

Arte fra Cielo e Terra:Tavola rotonda a cura dell’Osservatorio Astronomico di Brera, lunedì 12 dicembre

Tavola rotonda a cura dell’Osservatorio Astronomico di Brera: lunedì 12 dicembre 2011 alle ore 18:00

Moderatrice: Francesca Sassoli, giornalista AGR

Interverranno:

Melina Scalise, presidente dello Spazio Tadini

Osservatorio Astronomico di Brera: Giovanni Pareschi, direttore e Gabriele Ghisellini

Lodovico Gierut scrittore e critico d’arte

Lucapietro Nicoletti storico dell’arte

Gioni David Parra, artista

Nella mostra “Orione come metafora”, Parra enfatizza la stretta correlazione tra l’Universo e l’uomo. Orione è una delle costellazioni più visibili dalla Terra. Le ultime ricerche astronomiche hanno individuato 150 sistemi solari paralleli al nostro, in fase di costruzione. All’interno di Orione, così come sulla Terra si nasce, si vive e si muore attraverso incontri/scontri e continue metamorfosi. Noi osserviamo le stelle e ad esse attribuiamo figure, nomi, storie e trasferiamo fuori di noi paure, speranze e sogni, dunque Orione come metafora.

Questa mostra rappresenta un’interessante terreno per approfondire la relazione tra l’uomo e l’Universo, tra arte e scienza. L’Osservatorio astronomico di Brera non ha voluto perdere questa opportunità e ha organizzato, in occasione della mostra, una tavola rotonda “Arte tra Cielo e Terra” .

Osservatorio Astronomico di Brera e Inaf

L’Osservatorio Astronomico di Brera (OAB), istituto di ricerca d’eccellenza riconosciuto a livello mondiale, è la più antica istituzione scientifica di Milano. Dal 1946 è entrato a far parte delle istituzioni scientifiche della Repubblica Italiana e nel 2003 è confluito nell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF). Fin dalla sua fondazione nel 1762 per opera di Giuseppe Ruggiero Boscovich mantiene la sede in Palazzo Brera, a Milano. Dal 1923 è attiva anche una seconda sede presso Villa San Rocco, a Merate (LC), in Brianza.

Soldi d’artista su INSIDEART

La mostra collettiva SOLDI D’ARTISTA di Spazio Tadini, cui hanno aderito già 47 artisti, ha ottenuto, a pochi giorni dall’inaugurazione, martedì 6 dicembre 2011, un ottimo riscontro di pubblico/visitatori e un buona rispondenza a livello giornalistico.

INSIDEART dedica un intero dossier al tema della crisi e del denaro, che ha coinvolto anche il mercato dell’arte e della cultura, dando alla mostra di Spazio Tadini il risalto di un’idea innovativa, avanguardista e di rilievo nel suo dare spazio e attenzione soprattutto al valore creativo dell’individuo e della cultura. “La fine è vicina. Soldi: da oggetto del desiderio a carta straccia, a opera d’arte. Parlano Scalise e Varzi”. Titola la copertina di Insideart. E poi si interroga sull’evoluzione della valuta dall’antichità ad oggi (di Anchille Varzi), su proposte per uscire dalla crisi … “Da valore di scambio a opera in sé: il denaro si fa creativo” di Maria Luisa Prete pone l’accento sul trasformarsi di Spazio Tadini in zecca di soldi d’artista, da vendere, certo, “dove il tempo di piangersi addosso è scaduto, quindi spazio alle idee creative e remunerative […]”

Buona lettura