“Ci sono reportage che ci informano di un fatto. Ci sono fotografie che, oltre ad informarci di un accaduto sono capaci di sintetizzare il senso di una serie di fatti. E ci sono immagini che riescono a mostrarci – svelandolo, in qualche modo – un senso universale racchiuso in una serie di accadimenti che si sono svolti in un territorio e in un tempo circoscritti.
Giuliano Leone – con le 40 fotografie del progetto
Crossroads In-croci – riesce a emozionarci a tal punto da farci
riflettere.
La riflessione – e la nostra stessa riconoscibilità in
quella immagine riflessa – parte da due pratiche ricorrenti: quella della
cruenta preparazione del pesce per il mercato e quella della partecipazione di
massa al culto Cristiano della Madonna Bianca di Portovenere.
Una prassi igienico-alimentare e un rito di redenzione e
rinascita sono accostati come capitoli della stessa storia. Tappe di fondazione
di una civiltà territoriale (quanto ci dicono della Liguria!) e, allo stesso
tempo, particelle elementari di ogni cultura esistente.
Non è facile mangiare ricordando il “sacrificio” di un
pesce. E non è lieto ricordare un corpo sacrificato sulla croce (Il pesce, tra
l’altro, è proprio simbolo di Cristo…). Due cose che solo la fotografia, con
la sua immediatezza, può dire in un lampo. Mettendoci la nostra umanità
davanti agli occhi. Senza giudicare.
Giuliano Leone si avvicina a tal punto ai fatti da sfidare
la possibilità di messa a fuoco della lente fotografica. E le sue immagini
urlano. Al punto da divenire assordanti.
O si muove, Giuliano: davanti allo spettacolo notturno della
fiaccolata (ancora fuoco!..) che sale sul
promontorio della chiesa (di San Pietro) con l’urgenza di innalzare al
cielo l’invocazione di salvezza. Le scie
del fuoco, così come i gesti faticosi di chi innalza il redentore, fondono chi
guarda a chi è guardato, come parti di una scena cosmica di fronte alla quale è
difficile rimanere stabili.
Una specie di Big Bang estetico e morale – a temperature
davvero estreme – che le fotografie di
In-croci generano a velocità elevatissima, nel giro di una mostra. L’uscita
dalla quale – in tutta sicurezza – non vi lascerà inerti.
Correva l’anno 1399 – la Liguria era occupata dai francesi – e la peste nera aveva già ridotto di un terzo la popolazione di tutto il continente. E un tal Lucciardo si mise a pregare davanti a un dipinto salvato (in un tronco di cedro del libano) dalla furia del mare e dai pirati. E…. il resto lo scoprirete dal 25 ottobre al 24 novembre 2019 alla Casa Museo Spazio Tadini”.
Testo di Francesco Tadini