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Spettacolo: E Ancora, dedicato a Emilio Tadini

E Ancora, Federicapaola Capecchi, dedicato a Emilio Tadini
E Ancora di Federicapaola Capecchi

Danza e teatro all’interno della mostra  “Il ‘900 di Emilio Tadini”  a cura di Francesco Tadini e Melina Scalise.  Mercoledì 28 febbraio 2018 replica, in unica data, uno spettacolo ispirato all’opera Fiaba/Image Magie di Emilio Tadini. Lavoro, a lui dedicato, di Federicapaola Capecchi, socia di Spazio Tadini, e che ha realizzato su di lui tre spettacoli. Il secondo, andrà in scena il 9 marzo 2018.

In una mostra di opere, scritti e sculture di Emilio Tadini per raccontare l’autore, ma anche la sua visione del Novecento, prenderanno dunque corpo anche gli appunti “in movimento e in scena” di una coreografa e curatrice di fotografia che da tempo indaga, analizza e ama il lavoro di Emilio Tadini tanto come pittore quanto come scrittore.

E ANCORA è il primo spettacolo del progetto/festival Coreografia D’Arte, un’idea di Federicapaola Capecchi e Francesco Tadini, è ispirato all’opera d’arte Fiaba Image/Magie di Emilio Tadini

coreografia e regia: Federicapaola Capecchi
testi: Federicapaola CapecchiEmilio Tadini, Riccardo Walchhutter

durata: 60′| Produzione OpificioTrame & Spazio Tadini

COSTUMI : Rossella Cavioni Espritnouveau – I costumi che vedete nelle foto sono di repliche del passato. Quelli nuovi, che vedrete in anteprima il 28 febbraio, sono di Rossella Cavioni Espritnouveau

È uno spettacolo molto diverso dai miei “soliti” – dice sempre Federicapaola Capecchi – “nella forma soprattutto. É uno spettacolo che mi sento di consigliare perché è un giuoco, un sogno e un viaggio verso un’umanità possibile”.

Costruito a partire dal quadro ed intorno ad esso. Il dipinto è parte dello spettacolo: sospeso, attore per primo sulla scena e i danzatori e l’attore creano un’ interazione diretta con esso. Una drammaturgia scandita in quadri.

Personaggi che si muovono senza peso dentro e fuori ogni piano, situazione, esperienza. L’incanto di vestiti e colori, sembianze sul cui dorso giocar e ridere o mettere un freno alla provocazione di un orizzonte nuovo. Come amare. Si agitano, vivono, fuggono, si spaventano, stanno seduti ad aspettare qualcosa che non arriva e qualcuno o qualcosa che li porterà altrove. Ridono, piangono, scherzano. Ridere stasera, ridere; l’anima che ride è come una preghiera di voli d’uccelli in un mondo di luna, legati come due corpi amanti. Danzano. Senza peso respirano. Danzando superano l’angoscia di un quotidiano a volte drammatico, forse di questo “oggi” patetico; sgranano occhi smarriti su un mondo aggrovigliato tra luci e rumori, spento, e lo rianimano con occhi colmi di stupore, immagini, visioni. Felici e incapaci di esser normali. E allora ridono. Forse si fanno beffe di ogni terrena realtà che non sa vedersi se non greve e pungente, vedono il lato comico, o solo diverso, delle cose, si salvano dalla grevità. Si aggrappano ai lembi di terre sognate, pensate, sentite vere. Ai lembi dell’immagine parola che libera l’immaginazione fantastica. In nessun luogo eppure qui e ora, nella vita di ogni giorno, sorridono agli occhi scontrosi del quotidiano. Accendono cieli di lune dove lo sguardo conquista la vita e il tempo la felicità. Tutto è finalmente davvero possibile. Esibiscono la loro vita, le loro visioni, il loro “giuoco” eccezionale e se non avrete occhi grandi e lucidi, e i desideri a portata di mano, vi appariranno invisibili e inafferrabili. E ancora…continua… Bon voyage et bonne vie.“

OpificioTrame, spettacolo, E Ancora, su Emilio Tadini, Foto di Fabio Bortot

Ogni spettacolo sente dei “grazie”. Per E Ancora il mio ringraziamento è per Riccardo Walchhutter, che mi ha sempre appoggiato e motivato, e che per i miei lavori ha scritto testi belli, ironici e commuoventi, di grande suggestione. Il mio grazie, come un abbraccio, è per Francesco Tadini, my best friend/brother, con il quale questo spettacolo è nato in lunghe e appassionate “sedute” a tavolino – diverse a tavola – a parlare, a raccontare, a immaginare, ad affabulare. Parlando del quadro di suo padre, e io raccontando tutto quello che mi succede e immagino, ogni volta, dinanzi a quel quadro; in un moto incontrollato mi metto a commentare l’impasto del colore, il segno … Francesco ascoltava, interveniva, volava di qua e di là, si sospendeva perfettamente in quell’immagine che il quadro mette in moto. Fino a quando anche lui, ormai, era parte di quel quadro e di quel viaggio. Il mio grazie, come il mio più bel sorriso, è per Melina Scalise, l’unica donna che sa davvero chi sono, amica veramente, nel grado di corpo che a me piace..sotto pelle. E della quale sento cuore, occhi e respiro ogni volta che danzo.

Federicapaola Capecchi

E Ancora di Federicapaola Capecchi dedicato a Emilio Tadini

NOTE DELLA COREOGRAFA:

Questo spettacolo è un desiderio. Un sogno, una passione, uno stupore, una speranza, un atto d’amore. Un viaggio verso il possibile. Non vuole essere altro che questo. Volutamente non ho riletto critiche e analisi dell’opera. Perché volevo un rapporto diretto con l’opera, da corpo a corpo, da segno a segno, senza mediazioni o tecnicismi. Ho solo riletto alcuni testi di Emilio Tadini, per risentire le sue parole che, a me, sono sempre arrivate come un corpo.
Amo le opere di Emilio Tadini, quelle dipinte e quelle scritte, e forse anche quelle quotidiane che non conosco, come il fiato che fa respirare. Perché fanno vivere.
Solo altri tre artisti, come lui, hanno veramente smosso desideri e passioni in me: Caravaggio, Hieronymus Bosch e Francis Bacon.
<Nel vostro fiato son le mie parole> diceva Michelangelo. Ecco, mi sentirei di dire che nel flatus dell’impulso della mano di Emilio Tadini son le visioni di un’umanità possibile, di una vita realizzabile; nella materialità dell’impasto di Fiaba-Image Magie, senza prender respiro, tutto in un tempo, son le storie, le vite, i pianti, le risate del gioco del teatro della vita. Che, credo, Emilio Tadini conoscesse benissimo. Qualunque vita. Ho sempre pensato di lui che fosse anche un grande critico del sociale. Sento un legame personale molto forte con i suoi mondi, popolati spesso da figure capovolte, da corpi e segni che … danzano, e nella più complessa delle scritture coreografiche … chi conosce i miei lavori sa che il leit motiv del mio coreografare e dell’uso del contact spinge i corpi ad un’inarrestabile ed inevitabile mutazione fisica, corporea, visiva ed emozionale veicolata dal mio percorso di ricerca, proprio attraverso corpi imperfetti e spesso capovolti, sempre danzanti.

E Ancora di Federicapaola Capecchi dedicato ad Emilio Tadini

Con Fiaba-Image Magie sento un legame particolare e fisico. Ogni volta, dinanzi a quest’opera, il sangue scorre più veloce, pulsa, preme, gli occhi sembrano abbagliati se si spostano rapidi da una figura all’altra; il battito accelera fino ad abbracciare il nodo in gola di una commozione soave e profonda; immagini e parole, infinite, si confondono l’una nell’altra fino a perdere significato o ad averli tutti, anche quelli che non conosco, e sospendere tutto il mio corpo, in aria, nel vuoto di una strana solitudine, mai triste, mai greve, nel pieno di una possibile ricompensa, e di un’unica grande immagine che poi ricordo. Un’immagine, una sola, non intesa come normalmente intendiamo questo termine, ma una vera e propria irruzione che rimette in moto il tempo. Quello di un domani possibile se la vita, qualunque vita, si facesse finalmente umana.

Federicapaola Capecchi

E Ancora di Federicapaola Capecchi su Fiaba Image Magie di Emilio Tadini

SPAZIO TADINI CASA MUSEO

MERCOLEDì 28 FEBBRAIO 2018 ORE 21

E ANCORA spettacolo

prenotazione obbligatoria : opificiotrame@opificiotrame.org

Ingresso: intero  € 13

ridotto (under 25) € 10

Joe Oppedisano a Spazio Tadini: Buskers – 25 anni di arte in strada

Joe Oppedisano con Maurizio Garofalo a Spazio Tadini –PhotoMilano – Domenica 11 Febbraio 16:30 Joe Oppedisano – in dialogo con Maurizio Garofalo – presenta il libro fotografico “Buskers – 25 anni di arte in strada” nella sede di PhotoMilano club fotografico milanese: la Casa Museo Spazio Tadini in via Niccolò Jommelli a Milano.

presentazione Bukers. Nel corso della giornata verranno presentati anche i 4 workshop che Joe Oppedisano propone con PhotoMilano club fotografico milanese:

1- Progettazione fotografica (3 incontri – di Sabato – per un massimo di 25 persone).
2- Ritratto in Strada (2 giorni: Sabato e Domenica per un massimo di 20 persone).
3 – Viaggio Workshop fotografico a New York – a) Partenza Venerdi 15 – 22 Giugno 2018 – b) Partenza Venerdi 5 – 12 Ottobre 2018. In Entrambi i casi saranno giornate di full immersion, un’esperienza “intima” riservata ad un ristretto numero di persone, massimo 5/6.
4 – Workshop Fotografico IL NUDO SURREALE a Castel di Tusa (Messina Fine) Maggio 2018 presso l’Arthotel Atelier sul mare | Fine Maggio 2018.

Joe Oppedisano nasce a Gioiosa Ionica nel 1954 e si trasferisce a soli 7 anni con la famiglia a New York, dove comincia a fotografare fin da piccolo e frequenta la Scuola di Visual Arts. Nel 1979 l’International Center of Photography di New York lo invita a partecipare ad una grande manifestazione a Venezia. Qualche anno dopo si trasferisce a Milano, dove firma campagne pubblicitarie per marchi di fama internazionale. Il suo curriculum artistico, inaugurato da una mostra all’Atlantic Savings Bank di New York nel 1978, vanta una quarantina di mostre personali, tra New York, Milano, Torino, Arles, Parigi, Tokyo e la Svizzera, e una sessantina di mostre collettive in Italia, Stati Uniti, Germania, Spagna, Gran Bretagna, fino alla Biennale di Venezia dove viene invitato nel 1995 dal Museo Alinari di Firenze a partecipare alla mostra “Un secolo di ritratti in Italia 1895-1995”. Nel 2005 partecipa alla grande collettiva “60 Maestri Fotografi” al Museo Peggy Guggenheim di Venezia. Tra il 2007 e il 2010 tiene un corso di specializzazione all’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano e dal 2010 un corso di specializzazione presso ISIA di Urbino. Vive tra New York e l’Italia.

Maurizio Garofalo, giornalista, Art director e Photo editor
E’ nato nel 1959 e ha vissuto ad Ancona, Venezia, Firenze, Napoli, Roma, Milano. Laureato in Architettura, abbandona la libera professione dopo quattro anni per dedicarsi alla grafica editoriale e alla fotografia. Progetta diversi giornali – quotidiani e settimanali – e si occupa dello sviluppo dei sistemi informatici per l’editoria. Giornalista professionista, dal 2000 al 2009 è Art director e Photo editor a “Diario”, diretto da Enrico Deaglio, giornale che nel 2002 vince il premio internazionale “Guide de la Presse” come miglior giornale del mondo (insieme al quotidano serbo “Danas”).
Alla professione affianca un’intensa attività di didattica sulla fotografia e fotogiornalismo, di conferenze e letture-portfolio in Italia e all’estero, di giurato in concorsi di fotografia.
Nel 2010 è nel comitato scientifico e nella giuria del “Premio Bruce Chatwin”, per la fotografia e la narrativa di viaggio; nel 2011 insegna a New York nell’ambito del “New York Photogarphy Workshop”, organizzato da Spazio Labo’; nel 2012 crea “Ragusa Foto Festival” ed è direttore artistico della prima edizione. Nel 2013 ha curato la realizzazione editoriale del volume “Mimmo Jodice”, di Roberta Valtorta, edito da Bruno Mondadori. E’ nel comitato scientifico del festival “Gazebook” dalla prima edizione. Dal 2014 è sotto contratto con la casa editrice Pearson per la progettazione delle nuove collane editoriali.
Nel 2015 e nel 2016 ha tenuto conferenze sulla fotografia con Gianni Berengo Gardin, Nino Migliori, Maurizio Galimberti, Ivo Saglietti, Davide Monteleone, Tano D’Amico.

Casa Museo Spazio Tadini, via Niccolò Jommelli 24, Milano
Per informazioni: www.photomilano.org – www.spaziotadini.com
Pagina Facebook del gruppo PhotoMilano: https://www.facebook.com/groups/1680536228920261/
Apertura delle mostre dal mercoledì a sabato dalle 15,30 alle 19,30 e domenica dalle 15 alle 18.30 – ingresso alla casa museo 5 euro.

Giovanni Mereghetti: mostre fotografiche Milano – Spazio Tadini

Placepast, la mostra fotografica del reporter Giovanni Mereghetti a cura di Francesco Tadini e Federicapaola Capecchi in corso alla Casa Museo Spazio Tadini fino al 18 febbraio 2018 è molto particolare perchè va oltre il reportage per raccontare un viaggio emozionale fondato sul ricordo dei suoi viaggi….e così diventa spunto di riflessione ed ecco:

La prossemica del ricordo

di Melina Scalise 

Kathmandù 2004 – ph Giovanni Mereghetti mostra a Spazio Tadini – Placepast
Cosa rimane di un viaggio ad un reporter, pronto a scattare tutto fino alla nitidezza del sangue? Di quell’asfalto bruciato, di quel vento nel deserto, di quello sguardo perso, gli rimane dentro un urlo fino a mancare il fiato.
Giovanni Mereghetti non attende il ritorno del respiro. Lo cerca proprio là dove il teatro della vita ha appena finito l’ultimo capitolo di una tragedia o ha iniziato il prologo di un racconto.
Lascia dilatare i tempi e sgrana gli occhi come per vedere al buio e la macchina fotografica lo segue. Si allinea ai tempi dell’uomo e alla luce netta del mezzogiorno preferisce quella fioca del crepuscolo, l’anticamera del sogno.
La fotografia smette di vedere il presente per vedere dentro la storia di quel paesaggio e di quella scena. Diventa ricordo, diventa evocazione, quasi preghiera. Tutto sembra un rallenting ovattato, silenzioso. Le immagini sono quasi pronte per perdersi nelle numerose particelle di cui sono fatte,tuttavia si trattengono a rimanere compatte ancora un istante solo per te che le guardi, per poi perdersi per sempre.
Quelle foto così sgranate, indifferenti al colore che non aggiunge nulla all’essenza delle cose, hanno tutta la forza dei nostri ricordi, che non appartengono più a luoghi lontani, ma a quel mondo di tutti che non vorremmo abbandonare mai.
Non devi osservarle da vicino, come non vorrebbe essere guardato un vecchio. Richiedono tutta la cortesia della distanza come di fronte a tutte le cose preziose. Solo nella lontananza ritrovano senso perché è l’insieme che conta, non il dettaglio. La storia di un uomo non è mai un dettaglio, è sempre l’insieme dei fatti e di tutte le cicatrici di una vita esposta al sole.
 Straordinario questo invito (probabilmente inconsapevole di Mereghetti) di modificare la prossemica di osservazione di una foto appesa al muro. Quasi naturalmente l’osservatore, nel porsi l’interrogativo di trovarsi forse davanti ad un errore fotografico si allontana e lì, misura tutto il senso del ricordo che non può prescindere dalla distanza, anzi, ne è proporzionale. Ricordo= emozione/distanza.  Più l’emozione è forte e più forte rimane il ricordo, ma nessuno ci insegna tanto quanto questa mostra fotografica la compiutezza di senso che ci offre le distanza e la pace che ne deriva.