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MOSTRA DI GIOVANNA PESENTI – GEOGRAFIA DEL PENSIERO

I lavori di Giovanna Pesenti hanno un comune denominatore: le linee. Queste sono curve, rette, spezzate, intersecanti, infinite, intrecciate, spesse, sottili. Tra loro dialogano, si contendono spazi e colori, sembrano muoversi. Nel primo ciclo di lavori erano nere e trattenevano aree cromatiche che contribuivano a dare senso e forma a visi ed espressioni  di personaggi a volte appena decifrabili, altre volte sovrapponibili. Negli ultimi lavori sono  le linee ad avere colore e ad assumere senso. Bianche o rosse o tridimensionali, grazie all’uso di fili di spago, solcano tele di lino grezzo a dividere o evidenziare aree di colore prevalentemente bianche, nere, grigie, rosse.
La danza di linee di Pesenti non evoca più figure che rassicurano lo spettatore nella sua ricerca di senso. Chi guarda non può più giocare con il colore in primo e in secondo piano per svelare al suo sguardo l’intersecarsi dei volti e dei personaggi nascosti. Non c’è più un caos apparente, il disordine è annullato dall’individuazione del soggetto. Allo  spettatore si toglie la rassicurante  scoperta  del volto umano, della sua famigliarità, della possibile relazione tra i personaggi, della possibilità di un costruirsi un racconto. Pesenti, in quest’ultime tele, riesce a condurre gli occhi di chi guarda lungo le sue linee e li invita ad intraprendere un percorso, una ricerca, che conduce ad aree uniformi di colore non riconoscibili e non riconducibili a nulla se non a spazi, a distanze, ad aree appartenenti a quella che potrebbe definirsi una geografia del pensiero.
La tela di lino grezza, si lascia solcare da questi tratti prevalentemente bianchi come un prato dai sentieri. Si arriva in spazi chiusi o aperti, dove non ci sono sbavature, né riflessi, né incertezze. Tutto è o bianco o nero, al massimo bianco e nero mischiato insieme o rosso denso, intenso, scuro, non sanguigno, non vivo, ma come rappreso, trattenuto, contenuto nella sua emozionalità.
Dove può portare quella linea bianca? Dove può finire quella linea rossa? L’interrogativo per Pesenti  è forse insito nell’atto stesso di muoversi, nel  viaggio, a prescindere dalla meta. E’ così che prendono senso i suoi spaghi, che si sostituiscono ai tratti di pennello e trasformano in corpo il “sentiero”.
Allora i nodi tradiscono incertezze e dubbi, alludono ad appunti di viaggio, come nodi al fazzoletto per non dimenticare cari ricordi. Queste corde tese si inseriscono a volte lineari, a volte piene di nodi e di “passi indietro”, ma non con l’abilità di una tessitrice che insegue un suo ricamo, ma con la forza di un marinaio che tende o piega la sua vela, che àncora la sua barca e aspetta la fine della nebbia per ricominciare il viaggio.


In un’epoca storica dove il caos sembra prendere il sopravvento forse Giovanna Pesenti, vuole lanciare un invito a soffermarci sul viaggio e il suo senso. Sembra suggerire che per raggiungere lo scopo non c’è bisogno di una ricca tavolozza di colori, né necessità di coprire e svelare, ma di recuperare il grezzo del lino e ricominciare a di-segnare.

Melina Scalise

Lamu | Soldi d’artista

Ho inventato questa banconota che voleva significare come il mondo e il destino sembrano proprio che vadano a caso, senza guardare in faccia a nessuno. La banconota ha diversi parti con vari significati: come sfondo, abbiamo il mondo rovesciato, che simboleggia quanto la società e la natura vada a rotoli; poi abbiamo, sopra e sotto, come cornice, varie caricature dell’evoluzioni dell’uomo che, però, di tanto in tanto torna alle origini animali; la tigre e il valore numerico della banconota sono dedicate ad un giovane ragazzo che ha perso la vita facendo ciò che amava. Parlo di Marco Simoncelli, grande pilota di motociclismo, ma anche grande uomo, cosi grande e perfetto che questo mondo così imperfetto, non è riuscito a tenerselo!! Poi il simbolo di Superman con due linee verticali che ricordano la S del dollaro, questo simboleggia ironicamente la difficoltà economica attuale; in fine sui due lati della banconota troviamo un pikke a meta con un mini capezzolo che è un po’ la mia traccia.

Sono nata immersa in un colore, circondata da Cyano Magenta e Giallo. Ero sempre in qualche studio d’Artista, università d’Arte o in qualche mostra… e disegnavo, dipingevo sempre… ovunque… fino a quando, a 12 anni, mi commissionarono delle illustrazioni ad acquerello per un libro… Allora iniziai a prendere l’Arte come una parte fondamentale per potermi esprimere. Poco dopo mi interessai all’areolsol-art dove mi cimentai con tutta me stessa. Ho fatto dei lavori per negozi e mostre, dipingendo soffitti pareti e clear, poi dipinsi una stanza per un bambino. Ma ad un tratto senza rendermi quasi conto passai dal muro alla tela. Tutto iniziò in una notte a casa, dove avevo tanta voglia di creare, dipingere, ma non avevo muri ne spazi esterni dove esprimermi, allora presi una tavola da “skate” rotta è iniziai a disegnarci sopra. Da li cominciai a dipingere su tavole, cartoni e qualunque materiale riciclabile o non che potesse diventare una tela. Ho frequentato il Liceo Artistico di Brera poi feci un piccolo corso di grafica al Castello Sforzesco di Milano, e un anno dopo feci un piccolo corso di ceramica dove ho cercato di realizzare i soggetti dei miei quadri in tre dimensioni. Frequento tutti gl’anni la Stamperia D’Arte di Milano dove dipingo ma soprattutto imparo tante tecniche dell’incisione, dall’acquaforte, alla serigrafia, alla pintaseca, ecc.  Lamu/Tanya Gercia Dominguez

Sergio Sansevrino | Soldi d’artista

La materia, del sole, delle stelle e dell’universo ha coniato il valore di queste monete; nel riflesso radioso e smisurato dell’infinto. Sergio Sansevrino

Attraverso gli aspetti di un recupero progressivo del passato sulla base di una struttura volta a ricostruire gli sviluppi di un flusso di coscienza che procedendo a ritroso si perde negli anfratti più reconditi della mente. Una documentazione di mondi che rappresentano e inducono a loro volta a diversi stadi di coscienza. Molteplici i riferimenti, le suggestioni, i simboli: dalla letteratura alla favola, dalla storia all’utopia. Così potrebbe definirsi la ricerca di Sergio Sansevrino milanese di nascita (1965).
L’anno seguente la maturità tecnica decide che la pittura sarà il suo impegno totale. Si iscrive alla Scuola Superiore degli Artefici di Brera, seguendo i corsi con i docenti: Sabina Capraio Colantuoni (disegno), Luciana Manelli (tecniche del disegno) e con Luca Vernizzi (disegno per figura). Vive con la sua famiglia tra Milano e il lago di Como. Ha esposto in un centinaio di mostre, tra collettive personali e rassegne, i suoi lavori si trovano in collezioni pubbliche e private.

Sull’opera di Sansevrino hanno scritto:
Donatella Airoldi, Giulia Airoldi, Sabrina Arosio,Marco Baj, Giorgia Berra, Felice Bonalumi, Cinzia Bossi Bollino, Roberto Borghi, Rossana Bossaglia, Claudio Caserta, Luciana Cataldo,Sergio Dangelo, Marilena Di Tursi, Sara Fontana, Armando Ginesi, Lorella Giudici, Antonella Marino, Pietro Marino, Elisabetta Mero, Domenico Montalto, Francesca Pagliuca, Mimma Pasqua, Stefano Sassi, Paola Sandionigi, Ida Terraciano, Alberto Veca, Paola Zorzi.

Opere in permanenza:
Collezioni Civiche Raccolte d’Arte Palazzo Marliani-Cicogna, Busto Arsizio (Va); Museo Arte Contemporanea di Pavia; Ospedale Civile A. Manzoni Lecco; Istituto Italiano di Cultura Bruxelles; Civico Museo Parisi–Valle, Maccagno (Va); Fondazione Cassa di Risparmio di Bologna; Liceo Legnani Saronno (Va); Istituto Romeno di Cultura Umanistica, Venezia; Pinacoteca Civica di Ripe S.Ginesio (MC); Collezione BauForm, Maracalagonis (CA);  Boiroin Laboratoires, Lione France; Museo Gianni Rodari “Spazio della Fantasia” Pieve Torina (MC); Museo del Fango (museo itinerante). Archivio Storico di Vigevano (PV).

Premi:
2004 Premio Movimento Segrete di Bocca 2004, finalista, Libreria Bocca Milano.
Premio di pittura Città di Busto Arsizio 2004, finalista, Fondazione Bandera per l’Arte, Busto Arsizio (VA).
3° Premio internazionale d’Arte Pavia, finalista, Castello Visconteo Pavia.
2007 5°Premio d’arte Donato Frisia, finalista, Palazzo Prinetti Merate (CO).
2009 9°Premio di pittura città di Novara, segnalato, Palazzo del Broletto, Novara.