Sessantotto artisti contemporanei hanno cercato di raccontare di cosa siamo profughi oggi in una mostra suggestiva che tocca varie tematiche. Il video e i grandi trittici di Emilio Tadini sono in esposizione fino al 13 luglio presso la Casa Museo Spazio Tadini in via Jommelli, 24 a Milano.
Un percorso emozionante, un viaggio che parte dalla riflessione sulla condizione dell’uomo di Emilio Tadini, dalla sua considerazione che tutti gli uomini sono destinati nella loro vita a diventare prima o poi profughi, a perdere le loro certezze, a dover ricominciare.
Arriva a Milano nella Casa Museo Spazio Tadini Raccontami… mostra internazionale d’arte dopo Berlino, Parigi e Londra. Apre al pubblico il 6 giugno alle 18.30 fino al 7 luglio 2019. E’ un progetto a cura di Monteoliveto Gallery, Cities of Europe, con la finalità di creare un progetto condiviso e di taglio internazionale di arte contemporanea. Nell’esposizione Milanese hanno partecipato 27 artisti da 14 Paesi: Cile, Germania, Canada, Portogallo, Italia, Libano, Australia, Islanda, Belgio, Usa, Danimarca, Germania, Francia, Ucraina. Una coralità di opere internazionali, dove in assenza di correnti o movimenti pittorici e di riferimenti ideologici sociali, si manifesta una centralità della Natura e dell’Uomo nella ricerca artistica contemporanea.
Analisi critica
Emilio Tadini pittore e scrittore del Novecento italiano diceva che l’immaginazione è l’unica vera libertà dell’uomo. L’arte chiaramente ne è espressione. Oggi questo universo immaginifico può esprimersi più liberamente rispetto al passato. L’arte è sempre meno su commissione, sempre meno asservita a un credo o a un’ideologia, sempre meno espressione di movimenti artistici che identificavano “gruppi di pensiero”.
In un mondo in evoluzione veloce è
sempre più evidente quanto sia difficile trovare riferimenti duraturi e condivisibili.
L’individuo vive in costante
cambiamento. L’arte oggi è espressione di questa condizione dell’uomo e
pertanto è sempre più racconto di singoli.
La mostra Raccontami… nasce con l’intento di interrogare questi “solisti” per
scoprire la coralità, per cogliere l’insieme di una narrazione. Monteoliveto
Gallery, che lavora da anni in ambito internazionale nelle fiere di settore, ha
invitato alcuni artisti a provare a raccontarsi anche con le parole per provare
a far emergere quale sia il senso di fare arte per ciascuno di loro. Questa
esposizione fa parte del progetto Cities of Europe inaugurato a Berlino, poi a Parigi e Londra e
ora a Milano.
Hanno partecipato 27 artisti da 14
Paesi: Cile, Germania, Canada, Portogallo, Italia, Libano, Australia, Islanda,
Belgio, Usa, Danimarca, Germania, Francia, Ucraina. L’insieme offre un percorso
ovviamente vario nella scelta dei soggetti ed emerge in modo evidente che
esiste una tendenza a riproporre la figurazione, a rappresentare nuovamente la
forma e non la sua distruzione come ha fatto prevalentemente la pittura del 900.
In questa ricerca della forma, della figura,
dell’uomo, della riconoscibilità del soggetto si esprime tutto il bisogno di
sicurezza dell’individuo contemporaneo che cerca, al tempo stesso, costruzione
e solidità.
Emerge altresì un forte riferirsi alla
Natura, a Madre Natura, alla sua maestosità e a un maggior senso di rispetto e
contemplazione degli elementi naturali in netta contrapposizione
all’esaltazione tecnologica e all’euforia di potenza, sottomissione e dominio
dell’Uomo sulla Natura che aveva contraddistinto tutto il 900. L’attenzione
verso l’Uomo e la donna, quanto l’attenzione al ritratto è anch’esso evidente.
Lo sguardo si riporta quindi sulla persona ed esprime un bisogno di ricerca
interiore, un voler indagare su equilibri possibili.
Ecco in sintesi cosa spinge gli artisti
in mostra alla loro ricerca. Gli stralci di testo riportati danno uno spaccato
degli aspetti su citati anche se le parole, ancorate a segni, significati e
suoni di una lingua sono meno libere delle immagini e delle figure, per loro
natura universali.
“La donna latina soffre di discriminazione, machismo, violenza” Karin
Barrera del (Cile)
“L’inspiegabile
è molto più intrigante, poiché risiede oltre il piano pittorico” Petra
Bernstein (Germania)
“Credi
nella grandezza dell’Universo che indica la via” Theérèse Boisclair (Canada)
“Tutto è dentro
di noi: la capacità di approfondire il sé perdonando e liberandosi da conflitti
e ferite, favorisce una trasformazione spirituale” Cristina Maya Caetano del
Portogallo
« Facciamo finta che … », questa
è la formula magica che usano tutti i bambini quando giocano per vivere la loro
storia fantastica. Anche solo per qualche minuto.. » Guendalina De Luca (Italia)
“il
tipico “Macho Ma ” mediorientale (o” JAGAL “in libanese)
con tutte le sue valutazioni emotive, pregiudiziali e mentali per riflettere
sul modo in cui percepisce le donne in generale” Roger De Tanios (Libano)
“Appello
all’estensione armoniosa e sensibilmente colorata del deserto fiorito del nord
del Cile” Horacio Fernandez (Cile)
“Sviluppo
la percezione irrazionale della felicità nella società di oggi” Rodrigo Nevsky (Cile)
“mondi
immaginari e universi paralleli bidimensionali via di fuga alternative alla logica
delle cose” Gianmaria Giannetti (Italia)
“Il loto riguarda
l’energia positiva, l’espressione creativa, la contentezza, la pace della mente
e la felicità …. Insieme lavorano in armonia universale per madre oceano.”
Spiega Megan Janine HARMER (Australia)
“Chakra del
sole. Abbiamo bisogno di questa energia per il nostro sviluppo futuro” Laufey Johansen
(Islanda)
“la mia creazione si basa su forme morbide,
organiche e semplici, ispirate alla perfezione della Natura” Milena Lehmann Jeftanovic
(Cile)
“Il cambiamento del clima, le emissioni nocive con le quali
riempiamo il nostro caro pianeta, minacciano il nostro ambiente e distruggerà
la vita se non facciamo qualcosa !!!” Maribel Matthews (Gibilterra)
“Nelle mie opere gioco con lo spazio
bidimensionale, dove i corpi in equilibrio mostrano tutta la loro energia e
movimento in una congiunzione simultanea di dinamismo muscolare e mentale” Jeannette Moris (Cile)
«Ho lavorato su ritratti di pittura ad olio,
con gli occhi spesso ravvicinati per massimizzare i sentimenti dei
personaggi » Lieve Ophalvens
(Belgio)
“Questi lavori
nascono dal rifiuto della serializzazione” Daniela Orlandi
(Cile)
“Il mio lavoro esplora il potenziale della Natura e
la sua integrazione con l’ingegno umano » Michael Pantuso
(USA)
“sono ispirata dalla vita delle persone
moderne nella grande città contemporanea e anche il ritratto ha un posto molto
speciale” Sanne Rasmussen
(Danimarca)
«cerco l’ispirazione nella Natura che è il mio
modello perfetto » Baerbel Ricklefs-Bahr
(Germania)
”indago le possibilità della pittura figurativa dal taglio
espressionista, dove il quotidiano diventa un evento magico” Catalina Rojas
(Cile)
“Il telefono portatile e la chiesa, il primo ci isola e rende persone
disconnesse dalla realtà….Il sacro..NotreDame (divorata dalle fiamme) ..una
bestia divora è il marcio, l’umano oggi in crisi” Domingo Santa Maria (Cile)
«L’origine della vita : la
cellula dell’acqua, fonte di vita si innalza alla ricerca della conoscenza non
senza un riferimento legato alla spiritualità » Serenella SossiI (Italia/Francia)
«la pittura è il suo banco di prova ideale,
agire istintivamente … riprendere il proprio respiro, il proprio ritmo, il
proprio corpo » Alissa Thor
(Francia)
“Faremo
un viaggio. Da seduti o stesi sul tappeto a guardare le crepe del
soffitto ci incammineremo ad esplorare la vita lunga una vita. Fulvio Tornese
(Italia)
”Il
messaggio delle mie opere d’arte ..sono le esperienze di vita di fronte alla
forza e alla potenza della natura.” Paulina Troncoso (Cile)
“Non sono un
artista del paesaggio, un surrealista o un realista, . … ma forse, sono tutte
queste cose contemporaneamente » Max Werner (Belgio)
« Insoddisfatta
del carattere mimetico e narrativo dell’arte accademica, seguendo il passo
dell’avanguardia degli anni 1910-1920 e ricordando la connessione dei suoi
pezzi con il Suprematismo….”scolpisce” lo spazio e ne cambia
profondità e densità attraverso tonalità, intensità e combinazioni. » Vladislava Yakovenko (Ucraina)
Domenica 2 giugno 2019, alle ore 19, @Spazio Tadini
Casa Museo Incontro con l’Autore.
Federicapaola Capecchi, curatrice della Mostra “Va Tutto bene” presenta Andrea Simeone fotografo autore dei sei
reportage in mostra.
campo ASHTI di Displaced, nei pressi di Arbat, Kurdistan iracheno, Foto Andrea Simeone
E insieme conducono
l’incontro “RIFUGIATI
E RIFUGIANTI”.
Prendendo
spunto dal racconto dell’Alto Commissario per i Rifugiati, Filippo Grandi,
racconteremo qualche storia dei campi profughi di Arbat. Ci faremo aiutare da
qualche video girato in Iraq e in Bangladesh, e guarderemo insieme qualche
altra fotografia delle storie esposte in mostra.
Le
difficoltà della gente comune, le differenze pratiche fra essere Sfollati o
Rifugiati.
Un
finissage all’insegna dell’approfondimento, fil rouge della mostra.
Per tutta la giornata di Domenica 2 giugno 2019, dalle 15:30, sarà allestito a Spazio Tadini Casa Museo uno Speaker’s Corner – format che Federicapaola Capecchi realizzò nel 2011 in occasione della Presentazione della Carta Mondiale dei Migranti -. Ispirato ovviamente all’angolo di Hyde Park a Londra luogo di discorsi e dibattiti pubblici, vuole riprodurre e attuare l’esempio del concetto di libertà di espressione e di opinione. Qualsiasi persona potrà presentarsi senza essere annunciata e parlare. L’invito ad aderire a questo spazio di dialogo e comunicazione è rivolto davvero a tutti, dagli immigrati, ai rifugiati, ai cittadini milanesi, a chiunque si senta profugo di qualcosa o in qualche modo. Ogni singolo discorso, previa autorizzazione, verrà registrato e poi sbobinato e riportato sul network – sia di Spazio Tadini che di Andrea Simeone- relativo alla Mostra.
Tutto questo, in linea e inserito nella splendida cornice della Mostra “Profughi” di Emilio Tadini a cura di Francesco Tadini e Melina Scalise, sarà occasione anche per vedere i grandi trittici del ciclo Profughi di Emilio Tadini guidati dalle parole di Melina Scalise che vi porterà per mano nella poetica di Emilio Tadini.
Vi aspettiamo, sarà un finissage diverso. Cercando di andare, concretamente, oltre le parole che dividono per trovarne altre, nuove, che uniscano.