Archivi tag: artecontemporanea

Mostra Gioco Pericoloso: Arte e Realismo Magico

Si inaugura il 26 ottobre alle 18:30 alla Casa Museo Spazio Tadini la mostra Gioco Pericoloso del pittore Maurizio Brambilla. L’artista ha una lunga carriera e una storia tutta da raccontare. Il suo percorso creativo affonda le radici inizialmente nel mondo della scenografia per poi svilupparsi giorno dopo giorno, alla ricerca di un linguaggio espressivo che lo rappresenta all’interno di un universo vicino al realismo magico.

La pittura di Maurizio Brambilla fonde elementi realistici con suggestioni fantastiche, creando una sospensione temporale e spaziale che conduce lo spettatore in una dimensione nuova, affascinante proprio per questo. I pittori del Realismo Magico, come Felice Casorati e Antonio Donghi, usavano spesso una luce fredda e priva di ombre marcate, una scelta volta ad amplificare un senso di irrealtà. I loro soggetti erano spesso persone o oggetti ordinari, ma collocati in contesti insoliti o indipendenti da atmosfere surreali. La realtà dipinta appare così distorta, come se appartenesse a una realtà parallela.

Maurizio Brambilla ha studiato a fondo questo movimento e, facendolo proprio, lo ha adattato alla sua sensibilità, creando una nuova espressione più intima e personale. Uno degli aspetti più affascinanti di questo approccio alla pittura contemporanea è la capacità di rivelare la straordinarietà nell’ordinario, di far emergere il mistero e l’ineffabile nella quotidianità, senza mai rinunciare a una rigorosa fedeltà formale alla rappresentazione. In tale contesto, emerge con forza la possibilità di leggere ogni opera attraverso elementi filosofici e poetici. Questa convivenza tra realismo e filosofia permette di esplorare i confini tra ciò che è visibile e ciò che è nascosto, tra la logica e l’immaginazione, evocando spesso un senso di nostalgia o malinconia per un tempo o uno spazio perduto.

Maurizio Brambilla espone così le sue creazioni nella casa dove il celebre Emilio Tadini dipingeva e creava le sue straordinarie opere, facendo convergere su di esse riflessioni che, ancora oggi, rappresentano una delle massime espressioni dell’arte contemporanea. Ogni opera conservata dall’Archivio Tadini contiene un racconto che, per chi desidera scoprirlo, rivela letture profonde, legando l’arte alla letteratura, alla poesia, alla musica e al mondo delle favole, dimostrando la levatura culturale di un artista di cui molto resta ancora da raccontare. La poetica di Tadini abbraccia anche il tema del sogno, creando, con le opere di Brambilla, un dialogo affascinante.

Maurizio Brambilla ph Moioli

“Il gesto espressivo di Brambilla affonda le radici nelle più autorevoli pieghe della tradizione artistica italiana (…) e ha la forza di offrire molteplici chiavi di lettura. Nelle sue stratificazioni pittoriche approda, con la leggerezza che lo caratterizza, in ambiti in cui il dialogo muto della pittura appartiene al mondo della poesia.”

— Alberto Moioli , critico d’arte e curatore della mostra

“Una pittura che ci presenta un teatro onirico del mondo. Un viaggio simbolico fatto di equilibri delicati e meccanismi arcani, dove macchine rudimentali e immaginarie sembrano capaci di svelarci i misteri del mondo, tanto quanto le fugaci emozioni dell’uomo contemporaneo.”

— Melina Scalise , responsabile Casa Museo Spazio Tadini

John Bacon in mostra a Milano

In mostra a Milano dal 23 marzo al 9 aprile l’artista americano John Bacon presentato da Monteoliveto Gallery e con testo a cura di Melina Scalise. Inaugurazione il 23 marzo alle ore 18.30 alla Casa Museo Spazio Tadini in via Jommelli, 24 Milano. Per l’occasione apertura fino alle 21.

“L’opera di John Bacon nasce innanzi tutto da un occhio allenato a vedere l’arte della seconda metà del Novecento. Collezionista di quadri, subisce l’influenza della libertà espressiva del Surrealismo, dell’astrattismo, dell’action painting. Con il tempo, passa dall’osservazione all’azione ed elabora un suo linguaggio espressivo e comincia a dipingere.

Dal flusso di coscienza all’azione, dal segno al colore, dalla forma geometrica alla figura, la pittura di John Bacon porta l’osservatore a scoprire percorsi visivi che partono da contesti geometrici per giungere alla ricerca di figure riconoscibili attraverso il supporto emozionale del colore. La Gestalt ha insegnato quanto l’occhio sia portato alla riconoscibilità della forma e le sue tele danno ampio spazio a questa ricerca e gioco del perdere e ritrovare la rassicurante presenza della figura. Non dimentichiamo che la parola figura, etimologicamente, ha a che fare con il plasmare, con il dare consistenza a qualcosa e quindi non può prescindere da chi guarda, ovvero da colui che dà senso.

Le opere di John Bacon presentano temperature prevalentemente calde, come le crete, accolgono chi guarda in un’atmosfera riconoscibile e rassicurante che è quella della natura espressa nei colori tipici delle stagioni. Il paesaggio, il contesto, in cui sono riconoscibili le figure, in particolare volti, è totalmente astratto.

La figura umana emerge dalla trama fluida di forme geometriche dominate da linee curve come un’apparizione. Il corpo o la testa di chi si manifesta non è mai chiuso in un contorno definito. L’Essere entra ed esce dal paesaggio in un continuo scambio tra un dentro e fuori che tanto fa pensare all’impossibilità dell’Uomo di “essere” a prescindere dal contesto.

Chi siamo? Forse semplicemente incidenti di un caso e di un apparente caos, come parti di un flusso. E’ proprio il flusso ciò che segue l’artista stesso che non parte mai da un progetto predefinito di composizione, da un piano razionale, da un obiettivo prefissato, ma usa – per l’appunto – lo stream of consciousness.

Il quadro è dentro di lui senza una riconoscibilità razionale che lo ordina, esce e si compone man mano come in una visione mistica e si rivela a lui e al mondo destando lo stupore che merita ogni nascita.

Ciò che prima non c’era all’improvviso c’è, diventa oggetto e soggetto del nostro guardare. Il pittore è come un vaso che svuota la sua visione emozionale e si confronta con l’estraneo che esce da lui.

Nei suoi quadri scopriamo un’umanità popolosa e spesso dai grandi occhi increduli e melanconici.

Come potrebbe del resto un pittore non confrontarsi con la melanconia intesa come una sorta di nostalgia e stupore che è, necessariamente, il risultato del tempo che passa e che ci costringe a lasciare delle cose e a trovarne di nuove. Il fluire inarrestabile del mondo va oltre la nostra volontà e, di fronte a questo, ci sorprendiamo, ci troviamo increduli, ci scopriamo nostalgici, ma a volte, anche semplicemente felici del cambiamento. E’ forse per questo che i volti dei personaggi delle opere di John Bacon hanno spesso grandi occhi, come immobilizzati, a differenza delle bocche che raffigura a volte schiuse, a volte imbronciate o pronte a sorridere. La parola sembra arrivare attraverso il colore e abbandona il suono perché, forse, per John Bacon ciò che conta è far vibrare le corde dell’intero corpo, far entrare lo spettatore in un paesaggio emozionale nella sua interezza, con tutta la sua presenza.

Queste vibrazioni arrivano anche attraverso il social. Su Instagram John Bacon ha 17.300 followers e ciò che sorprende è che ogni opera non ha alcuna descrizione, né titolo. L’artista si affida totalmente alle immagini, alle opere tal quali e la loro potenza espressiva riesce ad arrivare anche attraverso la piccola visione di un mezzo informatico”.

Melina Scalise

BIOGRAFIA

John Bacon è nato nel 1951. E’ un appassionato collezionista di arte astratta fin dai primi anni 1990 e questa sua passione lo porta a diventare pittore. I suoi lavori sono in gran parte astratti e caratterizzati da un uso istintivo del colore e della forma con un gusto particolare per la sperimentazione. Per Bacon l’arte non è solo visiva ma soprattutto emotiva.

Ha esposto a livello internazionale attraverso diverse gallerie d’arte.