Archivi tag: Spazio Tadini

Yuri Olegovic e Peter Hide in mostra a Spazio Tadini con Centesimi

Yuri Olegovic e Peter Hide sono due artisti italiani che lavorano esclusivamente sul tema dei soldi. Sono in mostra fino al 21 dicembre 2017 presso la Casa Museo Spazio Tadini all’interno dell’esposizione “Centesimi, c’era una volta la piccola economia” a cura di Melina Scalise. La mostra comprende una parte storica che espone i cataloghi degli anni 20 dell’antica tipografia Grafiche Marucelli e una parte contemporanea. Il percorso parte dall’educazione al risparmio negli anni 20 e arriva a oggi con l’interpretazione del rapporto tra l’uomo e il denaro nell’arte.

Yuri Olegovic

Di origine russa, ma nato in Italia da madre italiana, lavora prevalentemente a Milano. Ha svolto la sua prima esposizione personale a Spazio Tadini nel 2014 e da allora ha svolto altre personali soprattutto a Milano. Il suo lavoro è totalmente dedicato alla Lira, la vecchia moneta italiana prima dell’Euro. La sua non è un’operazione dal sapone nostalgico, ma un mantenere vivo l’interesse sullo stretto rapporto tra la moneta e l’identità di un popolo, di una nazione. I suoi disegni, i suoi personaggi sono simboli di una tradizione, di una storia, di una cultura. Nella Lira, ritroviamo la nostra identità, ci sono le caravelle di Cristoforo Colombo, ci sono le arti artigiane, i nostri prodotti ittici e agricoli, la nostra storia Romana e via così.. Un mondo al quale continuare a guardare non per tornare indietro, ma soprattutto per ricordare.

“Lavoro e vivo per l’arte che è la mia grande passione. Ammetto di essere un sentimentale un pò nostalgico. Mi tradisce anche un look che forse qualcuno vede d’altri tempi perchè indosso cappelli stile Borsalino. Nella vecchia Lira però non vedo solo il passato, ma la sua potenza espressiva e, in chiave pop, mi piace giocare con il potere di riproporla, di mantenerla in vita, perchè comunque il denaro è rappresentazione, duplicazione, simbolo. Io riproduco le vecchie Lire in modo sovradimensionato, su metallo o su tela. Questo mi porta all’esaltazione del disegno, del suo contenuto e del senso sociale ed economico. Il denaro è anche invenzione, creatività e la sua riproducibilità è anche gioco. Questo è anche lo spirito con cui trovo giusto rapportarsi con il denaro. Il possesso non è vincolo di felicità, nè di frustrazione, è, nella giusta misura, anche semplicemente piacere, rischio, cultura, storia.” Yuri Olegovic

Peter Hide

Varesino di nascita e creativo di professione. Collabora su progetti di design con importanti aziende come Swatch e Alessi e inizia la sua carriera artistica negli anni 80. Espone alla prima Biennale di Malta nel 1995 e vince il secondo premio. Espone a Londra nel 2003, a Varese nel 2010 e poi a Berlino e Venezia nel 2011. Espone presso la Galleria Orler e a Spazio Tadini e alla Triennale con il progetto di Spazio Tadini a cura di Melina Scalise, Soldi D’artista. Nel 2017 partecipa al padiglione Tibet durante la 57° Biennale di Venezia.

In Peter Hide troviamo tutta la forza delle denuncia. I suoi dollari duplicati e presentati in installazioni alla Paperon de Paperoni, sono un chiaro riferimento al sistema economico dominante, quello occidentale, che ha avuto come riferimento il benessere e il successo americano. Un mito che oggi mostra tutte le sue vulnerabilità di sistema. Un meccanismo di gestione, accumulo e speculazione che ha diviso popoli, che ha isolato uomini, che hanno prodotto poveri e ricchi riducendo al minimo le mezze misure.

“Ho scelto diversi anni fa il nome d’arte Peter Hide 311065 (mi chiamo Franco Crugnola) derivandolo dall’ossimoro tra Peter Pan (noto sempiterno bambino buono) e mr. Hyde (la parte brutale e “cattiva” del dottor Jekyll). Come Stevenson che nel romanzo narra la lotta impari tra bene e male, tra Jekyll e Hyde, e mette in gioco temi come la metamorfosi, il doppio, lo specchio e il sosia, fino alle corde più segrete dell’animo umano, io, nei miei lavori, cerco di rappresentare quel male che può prevaricarci e ci arriva attraverso un’immagine allegra e scanzonata. In una società contemporanea, dove tutto è misurabile col e dal denaro, e dove spesso si ha la sensazione che non solo il materiale ne sia soggiogato, ma anche l’immateriale, il denaro ha per me il valore simbolico di rappresentare il pericolo di una vasta decadenza culturale, e, al tempo stesso il suo stesso opposto, in quanto la sua mancanza produce degrado, emarginazione, morte. Non voglio rappresentare graficamente la povertà, la violenza fisica o psicologica, il degrado ambientale, ma neppure la bellezza generata solo ed unicamente dalla manipolazione della ricchezza, la conseguente sensazione di onnipotenza e di felicità. Di questo ho scelto di mostrare ma l’anello di congiunzione, o meglio i due volti della stessa medaglia – o della stessa moneta- : il denaro.” Peter Hide 311065

La mostra

Centesimi, c’era una volta la piccola economica è uno sguardo al passato, alla crisi economica del 1929, per esempio, che portò al crollo delle borse e a quella che venne definita “la grande depressione”. Un evento che indusse molte persone a porsi la questione di come relazionarsi con la moneta, di come gestire al meglio la propria economia per la sopravvivenza. I manuali di educazione economica e morale stampati e ideati da Ugolino Marucelli (ritrovati presso la sede della casa Museo Spazio Tadini dove aveva sede la tipografia Marucelli and Co) sono una testimonianza di quel processo di analisi e di difesa necessario per far fronte al nascere di sistemi finanziari sempre più complessi e, anche per questo, sempre più difficili da gestire.

L’educazione al risparmio negli anni Venti gettò le basi di un rapporto con il denaro che caratterizzò per buona parte l’economia del nostro Paese. All’epoca il denaro era sia un’opportunità di miglioramento della qualità della vita, che una risorsa da usare con parsimonia perché, dal suo risparmio, dipendeva la sopravvivenza della famiglia negli inevitabili momenti di crisi. Era un’economia lontana dalla logiche consumistiche che invece hanno contraddistinto gli ultimi decenni (1980-1990).

Oggi, l’educazione economica nelle scuole, infatti, ha perso questa attenzione verso la gestione personale e familiare dove il denaro rappresentava un’opportunità di benessere e di sicurezza e, per esempio, si educava la massaia sia a fare di conto quanto a garantire una sana alimentazione. Nei testi diffusi nelle scuole per l’educazione all’economia, troviamo informazioni sui sistemi e i linguaggi: da cos’è un conto corrente a come si usa una carta di credito (vedasi “I quaderni didattici della Banca D’Italia, La moneta e gli strumenti alternativi al pagamento in contante” anno 2016).

Nel 2010, però, abbiamo assistito a un crollo economico su scala internazionale che qualcuno ha definito peggiore di quello del 1929 e che ha distrutto il mito dell’eterna crescita e del benessere diffuso. Da quella crisi non siamo ancora usciti, interi Paesi sono stati tenuti con il fiato sospeso sugli indici di borsa e si è resa sempre più evidente la consapevolezza di quanto sia distante la vita di tutti i giorni dai meccanismi finanziari.

Questo nodo non è ancora stato risolto. Stiamo assistendo a una nuova rivoluzione. Di certo, dagli anni 80 ad oggi, si stanno verificando nuovi cambiamenti sociali ed economici in cui si parla per esempio della “decrescita felice” come unica forma di sopravvivenza. E’  cambiato il rapporto tra l’uomo e il denaro tanto quanto il modo di produrlo: il lavoro. Il Web sta trasformando relazioni e forme delle transazioni economiche. Questi cambiamenti influiscono anche sulla nostra identità sociale perchè siamo non solo ciò che pensiamo, ma anche ciò che facciamo. Molti artisti hanno iniziato a lavorare sul tema del denaro ricercando appunto l’Uomo semplicemente viscerandone dipendenze, speculazioni, contraddizioni, violenze. Peter Hide e Yuri Olegovic presentano un esempio tutto italiano di arte sui soldi. Tutto il loro lavoro artistico si sviluppa attorno a questo soggetto. In Peter Hide troviamo tutta la forza delle denuncia. I suoi dollari duplicati e presentati in installazioni alla Paperon de Paperoni, sono un chiaro riferimento al sistema economico dominante, quello occidentale, che ha avuto come riferimento il benessere e il successo americano. Un mito che oggi mostra tutte le sue vulnerabilità di sistema. Un meccanismo di gestione, accumulo e speculazione che ha diviso popoli, che ha isolato uomini, che hanno prodotto poveri e ricchi riducendo al minimo le mezze misure. A questo racconto si unisce l’arte di Yuri Olegovic che ha fatto della vecchia nostra moneta, la Lira, il suo strumento d’arte e racconto. Nella riproduzione pop di quel conio viene conservata ed esaltata una storia, la nostra, con i suoi valori, la sua lingua, la sua economia. L’adozione dell’Euro è stata un pò una rinuncia a una parte della nostra identità per sposare una “comunione di beni”, ma in quelle spighe delle 10 lire tanto quanto nei vascelli di Colombo e nella nudità statuaria di un fabbro troviamo tutta la forza e la bellezza del nostro agire, del nostro faticare, del nostro immaginare.

Melina Scalise

Street Photography workshop di Diego Bardone

PhotoMilano, club fotografico milanese, presenta: Diego Bardone – workshop di “Street Photography”. Le date: sabato 25 novembre “teoria” (dalle ore 16 alle ore 19.30) a Spazio Tadini, domenica 26 novembre “pratica” in centro a Milano (10-13.30), domenica 3 dicembre (dalle ore 10 alle ore 13.30) “pratica” in centro a Milano. E’ possibile partecipare anche a solo una delle due mezze giornate di “pratica”.

Al workshop seguirà una Pocket Exhibit alla Casa Museo Spazio Tadini con una selezione delle foto scattate durante il corso da ogni partecipante.

Il numero di partecipanti max è di 15 persone (coloro che interessati non potranno rientrare in questo ciclo saranno inseriti in un prossimo appuntamento).

La TEORIA comprende: Introduzione con brevi cenni storici. Approfondimento degli aspetti tecnici per ottenere il miglior risultato possibile dalle nostre fotocamere. L’uso delle focali. Come approcciare i nostri soggetti. La ricerca di una cifra stilistica che ci contraddistingua. Visione immagini dell’autore.

Verrà un gruppo facebook dedicato al corso e all’analisi /selezione che Diego Bardone farà nel corso del workshop.

Il costo di partecipazione prevede due opzioni:

100 euro (+ritenuta d’acconto) per la lezione di teoria (sabato 25 novembre) e una sola lezione di pratica (domenica 26 novembre o domenica 3 dicembre)

130 euro (+ritenuta d’acconto) per la lezione di teoria e entrambe le lezioni di pratica (domenica 26 novembre + domenica 3 dicembre).

Per confermare la partecipazione e per ulteriori informazioni, anche sulle modalità di pagamento: diego.bardone@gmail.com – Tel. 346 371 88 83

Siti web di riferimento:
pagina Facebook di PhotoMilano, club fotografico milanese: https://www.facebook.com/groups/photomilano/
Siro: https://photomilano.org/
http://www.diegobardonephotographer.com/

Libri: Luisa Ferrari presenta Bar all’angolo

Giovedì 30 novembre alle 18:30 alla Casa Museo Tadini in via Jommelli 24 a Milano verrà presentato il primo libro di Luisa Ferrari, la raccolta Bar all’angolo e altri racconti.

Il volume, edito dal Seme Bianco di Roma, nasce dopo anni di lavoro nelle carceri
milanesi, dove Luisa Ferrari continua a tenere i suoi corsi di scrittura. L’assiduo contatto
con le storie personali – a volte dolorose, a volte tragiche – dei detenuti, filtrato attraverso la sua storia personale, è stato la molla che ha fatto scattare l’esigenza di scrivere.
L’autrice, che è stata insegnante di lettere e filosofia al liceo, dopo un volume di storia
della letteratura italiana edito dalla SEI e un manuale di Bioetica per i tipi di AnankeLab di Torino, si cimenta per la prima volta con la forma a lei più congeniale, il racconto.
Così Luisa Ferrari parla dei suoi racconti: “Sono come sfere, più o meno grandi, di
materiali differenti, che nascondono momenti e situazioni in cui i protagonisti traghettano da una iniziale fiducia, da un’attesa quasi sicura che tutto può procedere secondo le aspettative e le promesse, alla scoperta che gli eventi incrinano quella fiducia, la trasformano in qualcosa d’altro o addirittura la rompono inesorabilmente. Proprio perché quelle sfere, che rappresentano mondi diversi e talora molto lontani, sono costruite in materiali differenti, possiedono la trasparenza del vetro, la lucentezza della ceramica o la morbidezza della stoffa, il modo in cui avviene la trasformazione può comportare un esito drammatico, semplicemente inaspettato o più probabilmente disturbante.”
Converserà con l’autrice Raffaele Mangano, giornalista, scrittore e direttore artistico del concorso letterario dedicato a Vitaliano Brancati.

La raccolta di racconti comprende dodici testi composti in momenti diversi, ma accomunati da un medesimo intento narrativo: afferrare una porzione di realtà, talvolta molto piccola, talvolta più ampia e dipanantesi per un certo numero di anni, a tracciare un percorso esistenziale caratterizzato da uno sguardo curioso e stupito verso il mondo. Sono come sfere, più o meno grandi, di materiali differenti, che nascondono momenti e situazioni in cui i protagonisti traghettano da una iniziale fiducia, da un’attesa quasi sicura che tutto può procedere secondo le aspettative e le promesse, alla scoperta che gli eventi incrinano quella fiducia, la trasformano in qualcosa d’altro o addirittura la rompono inesorabilmente. Proprio perché quelle sfere, che rappresentano mondi diversi e talora molto lontani, sono costruite in materiali differenti, possiedono la trasparenza del vetro, la lucentezza della ceramica o la morbidezza della stoffa, il modo in cui avviene la trasformazione può comportare un esito drammatico, semplicemente inaspettato o più probabilmente disturbante.

I protagonisti hanno età diverse: dalla bambina impaziente, a due uomini adulti spinti dall’ansia di perfezione, dalla donna matura timorosa del nuovo, a un gruppo di ragazze dalla preadolescenza all’età adulta alle prese con gli inciampi della vita, da un gruppo di ragazzini che si misurano con le piccole invidie e il gusto di mettere in scacco i “grandi”, alla giovane donna desiderosa di conquistare la propria autonomia, da un uomo solitario intento a inseguire un progetto di riscatto, alla scoperta dell’orrore che incrina il mondo perfetto di una bambina curiosa ; tutti indomiti, inesausti. Sono animati da buone intenzioni, fanno i loro conti, tentano di organizzare una vita ordinata e tesa al raggiungimento di uno scopo, ma qualcosa si increspa sulla superficie apparentemente liscia delle circostanze, qualcosa non torna, anche una piccola sbavatura, un cambio impercettibile di rotta mettono in discussione scelte e attese, progetti e speranze. Potrebbe apparire che si voglia in questi testi offrire una visione pessimistica del vivere, un disincanto che non conduce mai a una possibilità di autentica presa sulla realtà; non è questo il senso, piuttosto un richiamare l’attenzione alla necessità di pagare un prezzo, che un certo atteggiamento comporta. In questo caso è proprio lo sguardo curioso e stupito, per certi versi inoffensivo e disarmante, per altri quasi provocatorio e irridente, a richiedere che le carte vengano scombinate, attraverso un sottile gioco di crudeltà o semplicemente di accidenti fortuiti, che la trama del vivere offre a chiunque.

Come un reticolo a cui è impossibile sfuggire, nonostante tutti i contorcimenti, le ribellioni o gli espedienti: forse proprio in questa dinamica – perché queste esistenze non sono mai condannate all’immobilismo – si nasconde la possibilità di conseguire le attese, di perseguire lo scopo che si è a lungo covato, desiderato senza avvedersene, senza volerlo ammettere, anzi cercando altro, affannandosi su altro.

Luisa Ferrari

Nata a Ivrea, dove ha frequentato il liceo classico, si è laureata in Filosofia all’Università Statale di Milano. Ha insegnato Lettere all’istituto tecnico e Filosofia al liceo scientifico tecnologico. Dal 2009 si occupa di Bioetica organizzando seminari, conferenze e corsi di eccellenza per avvicinare gli studenti alle grandi tematiche etico/scientifiche della contemporaneità. E’ membro della Consulta di Bioetica, associazione culturale di respiro nazionale che promuove convegni, dibattiti e pubblica una rivista, Bioetica. Rivista interdisciplinare, sulla quale sono comparsi alcuni miei articoli.

Nel 2014 ha pubblicato come coautrice per la casa editrice SEI un’antologia di Letteratura per il biennio del liceo, dal titolo Leggere senza fine.

Nel 2015 ha pubblicato con Norma Trezzi un testo filosofico-scientifico dal titolo Questioni di Bioetica. Metodologie didattiche e strumenti, per la casa editrice ANANKElab di Torino.

Nel luglio 2017 ha pubblicato la raccolta Bar all’angolo e altri racconti, per la casa editrice IL SEME BIANCO di Roma.

Dal 2013 svolge lavoro di volontariato presso il Reparto “La Nave” del Carcere di San Vittore di Milano, organizzando un Laboratorio di scrittura creativa, che si è concretizzato nella pubblicazione di nove Antologie dei lavori prodotti dai partecipanti al Corso, per uso interno e degli addetti ai lavori (avvocati, magistrati, psicologi). Dal marzo 2016 svolge analogo lavoro presso la Casa di reclusione di Milano – Opera.