Mostra di Spazio Tadini a Vittoria con la Galleria SpazioInstabile: Sala Mazzone, Vittoria (Rg)
Mostra di Spazio Tadini a Vittoria con la Galleria SpazioInstabile: Sala Mazzone, Vittoria (Rg)
Mostra di Spazio Tadini a Vittoria con la Galleria SpazioInstabile: Sala Mazzone, Vittoria (Rg)
Mostra di Spazio Tadini a Vittoria con la Galleria SpazioInstabile: Sala Mazzone, Vittoria (Rg)
Mostra di Spazio Tadini a Vittoria con la Galleria SpazioInstabile: Sala Mazzone, Vittoria (Rg)
Mostra di Spazio Tadini a Vittoria con la Galleria SpazioInstabile: Sala Mazzone, Vittoria (Rg)
Mostra di Spazio Tadini a Vittoria con la Galleria SpazioInstabile: Sala Mazzone, Vittoria (Rg)
Mostra di Spazio Tadini a Vittoria con la Galleria SpazioInstabile: Sala Mazzone, Vittoria (Rg)
Mostra di Spazio Tadini a Vittoria con la Galleria SpazioInstabile: Sala Mazzone, Vittoria (Rg)
Mostra di Spazio Tadini a Vittoria con la Galleria SpazioInstabile: Sala Mazzone, Vittoria (Rg)
Mostra di Spazio Tadini a Vittoria con la Galleria SpazioInstabile: Sala Mazzone, Vittoria (Rg)
Mostra di Spazio Tadini a Vittoria con la Galleria SpazioInstabile: Sala Mazzone, Vittoria (Rg)
Mostra di Spazio Tadini a Vittoria con la Galleria SpazioInstabile: Sala Mazzone, Vittoria (Rg)
Mostra di Spazio Tadini a Vittoria con la Galleria SpazioInstabile: Sala Mazzone, Vittoria (Rg)
A Vittoria, in provincia di Ragusa, dal 22 Dicembre 2012 al 6 Gennaio 2013, nei locali dell’Ex-Centrale Elettrica (Sala Mazzone), sita in Piazza Enriquez, sarà esposta la Mostra Collettiva “Diversamente Simili”.
Gli artisti in mostra: Andrea Mazzola, Cesare Giardini, Claudio Onorato, Daniela Tomerini, Elena Cirella, Emilio Tadini, Enzo Silvi, Fausta Dossi, Fernando De Filippi, Giovanna Pesenti, Giovanni Cerri, Francesca Magro, Gabriele Poli, Gianfranco Testagrossa, Gianni Allegra, Gioni David Parra, Giovanni Judice, Giuseppe Farina, Goffredo Radicati, Lorenzo Pietrogrande, Lucio Perna, Marina Falco, Mario De Leo, Rossella BAttaglini, Sabrina Miconi, Valente Taddei, Francesco Mattiolo, Michele Cannaò, Patrizio Vellucci, Pilar Dominguez, Riccardo Rossati, Roberto Cosimi, Rodolfo Guzzoni.
I lavori di Giovanna Pesenti hanno un comune denominatore: le linee. Queste sono curve, rette, spezzate, intersecanti, infinite, intrecciate, spesse, sottili. Tra loro dialogano, si contendono spazi e colori, sembrano muoversi. Nel primo ciclo di lavori erano nere e trattenevano aree cromatiche che contribuivano a dare senso e forma a visi ed espressioni di personaggi a volte appena decifrabili, altre volte sovrapponibili. Negli ultimi lavori sono le linee ad avere colore e ad assumere senso. Bianche o rosse o tridimensionali, grazie all’uso di fili di spago, solcano tele di lino grezzo a dividere o evidenziare aree di colore prevalentemente bianche, nere, grigie, rosse.
La danza di linee di Pesenti non evoca più figure che rassicurano lo spettatore nella sua ricerca di senso. Chi guarda non può più giocare con il colore in primo e in secondo piano per svelare al suo sguardo l’intersecarsi dei volti e dei personaggi nascosti. Non c’è più un caos apparente, il disordine è annullato dall’individuazione del soggetto. Allo spettatore si toglie la rassicurante scoperta del volto umano, della sua famigliarità, della possibile relazione tra i personaggi, della possibilità di un costruirsi un racconto. Pesenti, in quest’ultime tele, riesce a condurre gli occhi di chi guarda lungo le sue linee e li invita ad intraprendere un percorso, una ricerca, che conduce ad aree uniformi di colore non riconoscibili e non riconducibili a nulla se non a spazi, a distanze, ad aree appartenenti a quella che potrebbe definirsi una geografia del pensiero.
La tela di lino grezza, si lascia solcare da questi tratti prevalentemente bianchi come un prato dai sentieri. Si arriva in spazi chiusi o aperti, dove non ci sono sbavature, né riflessi, né incertezze. Tutto è o bianco o nero, al massimo bianco e nero mischiato insieme o rosso denso, intenso, scuro, non sanguigno, non vivo, ma come rappreso, trattenuto, contenuto nella sua emozionalità.
Dove può portare quella linea bianca? Dove può finire quella linea rossa? L’interrogativo per Pesenti è forse insito nell’atto stesso di muoversi, nel viaggio, a prescindere dalla meta. E’ così che prendono senso i suoi spaghi, che si sostituiscono ai tratti di pennello e trasformano in corpo il “sentiero”.
Allora i nodi tradiscono incertezze e dubbi, alludono ad appunti di viaggio, come nodi al fazzoletto per non dimenticare cari ricordi. Queste corde tese si inseriscono a volte lineari, a volte piene di nodi e di “passi indietro”, ma non con l’abilità di una tessitrice che insegue un suo ricamo, ma con la forza di un marinaio che tende o piega la sua vela, che àncora la sua barca e aspetta la fine della nebbia per ricominciare il viaggio.
In un’epoca storica dove il caos sembra prendere il sopravvento forse Giovanna Pesenti, vuole lanciare un invito a soffermarci sul viaggio e il suo senso. Sembra suggerire che per raggiungere lo scopo non c’è bisogno di una ricca tavolozza di colori, né necessità di coprire e svelare, ma di recuperare il grezzo del lino e ricominciare a di-segnare.
Melina Scalise
CASA MUSEO in memoria di EMILIO TADINI- arte, cultura, eventi – Milano
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