Tutti gli articoli di melina scalise

giornalista professionista, psicologa, curatrice d'arte, scrittrice

LA COMUNICAZIONE PER L’ARTE: LE STRATEGIE PER FAR TORNARE DI MODA LA CULTURA

Il mondo della Comunicazione e dei Media può fare molto per la cultura e per l’arte in particolare. Questa realtà rappresenta una “cassa di risonanza” che permette agli artisti – in particolare ai meno noti – e a tutti colori che fanno proposte nuove di uscire dal cono d’ombra iniziale.
Fare comunicazione con intelligenza e con il supporto (inevitabile) dei media adatti, è un modo vincente per arrivare al pubblico dei visitatori e dei potenziali acquirenti, senza trascurare i piccoli e medi collezionisti che rappresentano spesso degli autentici talent scout.
Negli ultimi tempi, però, i mezzi di comunicazione tradizionali, come televisione e stampa,  riservano poco spazio all’arte e alle sue novità, focalizzandosi quasi esclusivamente sui “grandi” eventi del mondo della cultura.
Creare uno spazio fisso da dedicare a mostre e artisti interessanti e che rappresentano in qualche modo il nuovo, in modo da far girare i nomi e creare un mercato parallelo alle grandi firme sarebbe una strategia di marketing vincente da applicare con continuità.

Mercoledì 8 Febbraio, alle ore 20.30 – Appuntamento con il Professor Mauro Pecchenino, fondatore e Direttore Responsabile del Periodico online FlipMgazine, Media Partner dell’iniziativa “SOLDI d’artista”.

Newsmagazine online, fondato nel 2009, edito da Italy-America Chamber of Commerce South East, Inc. (Miami, Florida-USA).
La testata  tratta argomenti di attualità, cultura, costume e notizie da tutto il mondo,  con un taglio fresco e innovativo. Infatti, FlipMagazine è stato creato con l’idea di offrire ai lettori uno spazio virtuale nuovo e originale, dove potersi aggiornare, avvicinare a notizie insolite e curiosità, spesso trascurate da altre testate.
Biografia di Mauro Pecchenino
Mauro Pecchenino è studioso, docente universitario e professionista di Comunicazione d’impresa e Marketing. E’ inoltre, giornalista,  scrittore di opere sulla comunicazione d’impresa e di saggi sulla comunicazione nell’ambito della  Famiglia e la Coppia.
Nel Regno Unito è definito: “The european guru of Communication”. Nel 2004 vince, unico italiano, l’Award di Comunicatore europeo dell’anno.
A febbraio 2009 fonda il periodico internazionale ondine FlipMagazine, di cui è  anche direttore responsabile.

Cos’è il denaro – conferenza di Enrico Caldari a Spazio Tadini – giovedì 19 gennaio 2012 per Soldi D’artista

Uscire dalla crisi? Iniziamo col comprenderne le vere cause!

Giovedì sera allo Spazio Tadini una conferenza intitolata “Cos’e’ il denaro?”

Viviamo tutti per guadagnarlo e spenderlo, ma conosciamo davvero l’origine e il significato del denaro, come la sua natura – e non la sua scarsità – abbia contribuito all’attuale crisi, e come potrebbe aiutarci ad uscirne velocemente ed efficacemente?
Enrico Caldari, ricercatore indipendente e autore del blog “Kaldari Report”  dopo essere già stato invitato a parlarne a Rimini, Pesaro, Verona, Firenze e Londra, risponderà a queste domande giovedě sera al pubblico di Spazio Tadini in occasione della mostra Soldi d’Artista in via Jommelli, 24 alle ore 21 presentando i risultati dei suoi studi più recenti. Grazie a esempi chiari e documentati il pubblico verrà avvicinato alla comprensione dell’attuale scenario macro-economico, alla natura e origine del debito pubblico e dell’attuale crisi, con spunti concreti per un salto di consapevolezza che possa orientarci tutti verso una possibile soluzione.
Durante la serata verrà presentato il manifesto di comunicazione pubblica sviluppato per Kaldari Report da Lorenzo Anzini, in arte Loreprod, giovane artista romagnolo già premiato per i suoi lavori di comunicazione sociale. Il manifesto è offerto in licenza “Creative Commons” – cioè liberamente e gratuitamente – a tutti gli attivisti e i movimenti italiani che lo vogliano utilizzare per una diffusione online o “in piazza”.
“E’ un bene che la gente non capisca il nostro sistema monetario, perchè se lo facesse credo ci sarebbe una rivoluzione prima di domattina.”
(Henry Ford)

Enrico Caldari
Esperto di marketing, comunicazione pubblica e nuovi media, è anche
ricercatore indipendente, e dal 2005 si interessa di sistemi monetari.
Dal 2010 si dedica alla divulgazione, rivolgendosi al pubblico con una
serie di conferenze intitolate “Cos’è il denaro?” e con un blog denominato “Kaldari Report”. Laureato cum laude in Scienze Statistiche a Bologna, dottorato di ricerca in Sociologia e Ricerca Sociale a Trento, negli anni di studio ha collaborato con un importante istituto di ricerca bolognese, occupandosi di comunicazione politica, e ha scritto per uno dei primi quotidiani locali online italiani. E’ poi stato amministratore locale, occupandosi di sviluppo territoriale e
promozione turistica, e ha ricoperto ruoli di responsabilitŕ in ambito
aziendale, nel settore marketing e vendite. Viaggia costantemente in
Italia e nel mondo, per studio, lavoro e ricerca, e si interessa anche
di musica e arte contemporanea.

A cura di Melina Scalise

MOSTRA DI AURELIO GRAVINA – GIUNGLIA METROPOLITANA

Dal 22 marzo al 16 aprile 2011

Inaugurazione
22 marzo ore 18.30

L’habitat artificiale dell’uomo, per Aurelio Gravina, ha il carattere della giungla. Bestie più o meno feroci si muovono tra le case e sovrastano panoramiche cementificate. Forse sono lì in perlustrazione, forse smarrite o cacciatrici in nuovi territori, forse sono solo metafora dell’uomo snaturato.
L’uomo e l’animale si contendono un ruolo da protagonisti nelle tele di Aurelio Gravina. Costringono chi guarda a un confronto diretto e ravvicinato con la bestia o con lo sguardo di uno sconosciuto. I soggetti compaiono come di passaggio e si avvicinano all’osservatore, a volte, fino alla deformazione visiva.
Le figure entrano nella scena pittorica da destra o da sinistra, dal basso o dall’alto e si pongono all’osservatore quasi sempre come se fossero in movimento, un attimo prima di fermarsi. Il colore e la pennellata sono gli  alleati di Gravina per ottenere questo effetto.  La stesura col pennello è rapida, il colore corposo, multistrato e qualche volta colato. Che sia l’uomo o la bestia, entrambi emergono da sfondi scuri, cupi, che abbozzano spesso lontani contesti metropolitani , o spazi irreali, estranianti. Nelle tele di Gravina capita di trovare un leone in città, o un essere umano raffigurato dall’alto come se ad osservarlo non sia un altro uomo, ma piuttosto un animale: un uccello esploratore.
L’uomo e la bestia si confondono, si mescolano, si contendono la scena. Entrambi condividono uno stesso destino e una stessa sensibilità con l’unica differenza che non l’habitat animale, ma la casa dell’uomo, come un cancro, si è moltiplicata a dismisura fagocitando anche territori della mente.
L’occhio dell’animale e dell’uomo sono come persi nel vuoto. L’espressione è quasi interrogativa e stimola l’osservatore a porsi delle domande.  I personaggi è come se entrassero improvvisamente nella tela del pittore. Sembrano catturati nel corso di una sequenza cinematografica. Le figure, dai contorni volutamente più o meno incerti, come fotografie mosse, azionano il desiderio di capire a quale storia appartenga il frame proposto. E’ un pasto appena consumato, come il quadro del leone che si muove sovrastando la città? E’ la fuga da un fantomatico zoo, come il ritratto dello scimpanzè?
Le domande restano aperte. Specie quando gli animali sembrano diventare un tutt’uno con le architetture, quasi consustanziali. Le città appena abbozzate, o i palazzi sembrano gli unici testimoni della storia del vivere, l’unica presenza oggettivamente immobile, per loro natura intrinseca. Tuttavia Gravina mette in discussione persino la loro staticità e per farlo usa la luce.
I chiaroscuri sono un elemento importante della sua composizione pittorica. I bianchi puri delineano le forme e le figure. Le aiutano ad emergere dall’oscurità e da spazi indeterminati. Questa luce è fredda, non ha nulla di naturale, nonostante la gran parte dei lavori  raffiguri  scene all’aperto. In qualche caso, la luce sembra quella di un neon  puntato violentemente davanti al soggetto ritratto, scoprendolo e sorprendendolo in un atto di intimità, nella sua nudità.
Non c’è nulla della positività del movimento e del dinamismo delle città futuriste nelle opere di Gravina. La sua pittura è vicina al racconto dei contesti metropolitani di molti artisti contemporanei come Papetti, Guaitamacchi, Ottieri, Cerri, dove il contesto urbano viene raffigurato come luogo di perdizione, di annientamento, di estraneazione, di declino. Emblematica la tela di Gravina, “Promenade”   dove un leone sovrasta una città a perdita d’occhio su cui pesa un cielo rosso sangue che abbandona ogni riferimento simbolico al celeste e alla celestialità per diventare carne grondante.
La città è per Gravina meta di uomini e animali. E’ come se la migrazione di massa verso i grandi agglomerati urbani riguardi tutti gli esseri viventi,  alludendo a campagne e savane desertificate, inospitali. Tutto gravita attorno alla città e l’osservazione del paesaggio artificiale da parte dei suoi abitanti sembra contenere un interrogativo comune a uomini e animali: “dove stiamo andando ?”.
Ognuno di loro è passeggero di  una grande arca di Noè in attesa che si definisca o raggiunga una meta. Il somarello in città, ritratto in una delle tele di Gravina, ne è un esempio significativo. L’animale guarda con aria smarrita verso l’osservatore, alle spalle la città. L’asino, da sempre è  legato all’uomo attraverso il lavoro contadino, è chiaramente decontestualizzato, espropriato della sua identità, del suo ruolo. Rivolgendosi all’uomo che lo guarda fuori dalla tela sembra cercare un nuovo padrone: forse spera di trovare l’uomo perduto.
Melina Scalise

La mostra a Spazio Tadini sarà composta da diversi pezzi di grandi e piccole dimensioni.
Catalogo in galleria.

Breve Biografia
Aurelio Gravina, nato a Francavilla Marittima, vive e lavora a Milano. Scenografo, attore e regista, laureato all’Accademia di Belle arti a Milano, lavora in teatro con il gruppo Out Off.
In particolare con il poeta e pittore Giancarlo Pavanello nel 1979 crea il gruppo Teatro di Babele che lavora sperimentando l’uso della scrittura poetica nel teatro e nella pittura.
Dopo diversi anni di lavoro teatrale, come regista, scenografo ed attore (dal 1981 al 1986 collabora con il Teatro Out Off e con lo Studio Azzurro), nel 1995 comincia la ricerca nel campo pittorico tentando di fondere le tecniche sperimentate in teatro, ovvero usando la tela come spazio scenico dove il segno pittorico diventa attore.
Nel 2004 insieme a Giovanna Pace e Lorenza Marenco fonda a Milano l’ Associazione Culturale Itinerari d’Arte dove espone le sue opere.

Per informazioni
Melina Scalise
Spazio Tadini
http://www.spaziotadini.it
tel.022619684/3664584532