Paolo Robaudi propone una video intervista a un immigrato italiano che arriva dal Sud Italia a Milano negli anni 50. Un documentato interessante che ricorda le differenze linguistiche, il rischio di finire in galera se non si aveva lavoro, la difficoltà di vivere con poco e clandestini nel proprio paese.
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Lucio Perna: Nuovi percorsi
Lucio Perna presenta Nuovi Percorsi a Spazio Tadini dall’8 maggio al 2 giugno 2019 – Inaugurazione della mostra 8 maggio ore 18.30 (ingresso libero) a seguire alle 19.30 presentazione della monografia Nuovi Percorsi con Lucio Perna, Luca Pietro Nicoletti, Eleonora Fiorani e Rosa Chiesa presso la Sala Emilio Tadini
A distanza di 10 anni dalla sua ultima monografia e mostra antologica, Lucio Perna torna alla Casa Museo Spazio Tadini con un nuovo ciclo che lo ha portato Bidonville alle Città surrogate e alla sperimentazione della scultura con vetro.
“Un artista che non teme di lavorare con la fragilità della materia tanto che tutta la sua produzione si contraddistingue per l’accurato ed “estraniante” uso della carta – dice Melina Scalise, presidente della Casa Museo Spazio Tadini – Dagli anni 60 ad oggi ne sperimenta un uso che la porta ad assumere caratteristiche estetiche per cui perde la sua riconoscibilità tanto da sembrare persino metallo. Una metamorfosi che allude al bisogno di raccontare proprio quella fragilità dell’uomo che si cela dietro la maschera della sicurezza, del rigore estetico, della razionalità matematica delle proporzioni, delle forme”.
Un’arte materica che racconta l’uomo anche attraverso il suo paesaggio dalla geografia emozionale, da cui si lascia influenzare, fino a Burri. In Città Surrogate la sostituzione, l’imitazione della città nella sua accezione meno nobile è manifesta.
“Lucio Perna, in fondo, ha scelto il lessico ei volumi minimali, ha scelto la loro cadenza solenne e perentoria, ma l’ha unita a una gamma di colori artificiali e sofisticati, a delle nuance che non afferiscono all’ambito del kitsch (che fu la via privilegiata per accentuare il carattere di “artificio” della rappresentazione) – scrive Luca Pietro Nicoletti, storico dell’arte nel libro Nuovi Percorsi -, ma non rimandano nemmeno a referenti naturali esterni. Da un punto di vista morfologico, infatti, la pittura di Perna è tutta nata dalla mente umana e si colloca in un iperuranio astratto assoluto e irrelato. Eppure il suo lavoro non può fare a meno di una dimensione urbana: un lavoro indispensabile fuori da un contesto totalmente meccanicizzato, totalmente cementificato come la Milano in cui l’artista vive e opera”.
Lucio Perna nasce a Palmi in Calabria nel 1946. Arriva a Milano alla fine degli anni “ 60” e presto entra in contatto con il mondo artistico lombardo.
E’ proficuo l’incontro con Remo Brindisi, Aligi Sassu ed Ernesto Treccani. Scopre le opere di Lucio Fontana, Roberto Crippa, Piero Manzoni, Gianni Dova e ne rimane conquistato.
Segue corsi di “ tecnica del colore presso l’Accademia di Brera.
Nel marzo del 1998 fonda il movimento artistico “ SIMBOLICUM “ con Federico Honegger,, Fabio Massimo Ulivieri e col poeta e critico d’arte Pedro Fiori teorico del gruppo. Il manifesto del movimento viene ufficialmente presentato alla mostra del 20 ottobre dello stesso anno a Milano presso la Galleria di Arte Contemporanea “Antonio Battaglia” ed alla V edizione di “ ARTE FIERA MILANO “
La pittura di Perna, in oltre trent’anni di attività, si sviluppa alla ricerca di un linguaggio personale e per cicli di ricerca che partono da una figuralità emblematizzante: ( il ciclo dei “Deserti 1975-1980; il ciclo delle Maschere e delle Sirene, 1980-1988; il ciclo dei “ Miraggi” che ha inizio intorno agli anni “90”) per pervenire alle attuali forme di “ riduzionismo geometrico” che si sviluppa con i cicli di ricerca “ Bidonville “; “ Confini “ ed il più recente “ Città Surrogate”.
Con i lavori più recenti , a cominciare dai primi anni di questo secolo, sintetizzando le precedenti esperienze e seguendo un percorso “ per sottrazioni coerenti”, ha sviluppato una ricerca molto personale che travalica l’etichetta dell’astrattismo accademico ed ogni richiamo informale ed arriva a coniare una sorta di “neo-astrattismo geometrico” ove predomina l’interesse per colore, spazio e luce.
Perna è promotore in Italia del movimento artistico “ GEOGRAFIA EMOZIONALE “ , nato negli Stati Uniti d’America all’inizio di questo nuovo secolo, del quale è teorica Giuliana Bruno, docente ad Harvard ed autrice del fondamentale “ Atlas of emotion”.
“Lucio Perna Geografia Emozionale” é anche il titolo del volume monografico, edito da Mazzotta Editore nel 2010.
La critica d’arte si è spesso interessata dell’artista e sono numerosi i premi riconosciti alle sue opere ed al suo lavoro. Il più recente è stato il “ Premio della Critica” alla seconda ” Biennale di Genova -Arte Contemporanea”.
Presenze Museali: Milano– Castello Sforzesco- Museo Arti Decorative; Maccagno– Museo Parisi Valli; Bruxelles – collezione Centro Italiano di Cultura; Zara-Museo Anticos Stakla, Madrid- Museo de Arte in Vidrio Alcorcon; Pavia – Musei civici Castello Visconteo; San Pietro in Cerro– MIM Museo in Motion; Cosenza– Museo dei Britti e degli Enotri; Albisola– Museo della ceramica.
Perna ha esposto in importanti centri d’arte e cultura, in importanti gallerie italiane ed europee. Sue opere sono presenti in prestigiose collezioni pubbliche e private.
Lucio Perna – NUOVI PERCORSI
Dal 8 maggio al 2 giugno 2019 Casa Museo Spazio Tadini, via Niccolò Jommelli, 24 (MM Piola o Loreto)
Inaugurazione della mostra 8 maggio ore 18.30, a seguire alle 19.30 presentazione della monografia Nuovi Percorsi con Lucio Perna, Luca Pietro Nicoletti, Eleonora Fiorani e Rosa Chiesa presso la Sala Emilio Tadini –www.spaziotadini.com
Orari: da mercoledì a domenica dalle 15.30 alle 19.30. Ingresso alla mostra gratuito.
Antonia Tadini
All’età di 87 anni, il 12 marzo 2019 ci ha lasciati Antonietta Perazzoli, moglie di Emilio Tadini.
Si era sposata con Emilio il 31 luglio del 1958 a Milano. Un matrimonio semplice, senza pompose cerimonie scegliendo i testimoni all’ultimo minuto. Si conoscevano da giovanissimi e hanno avuto due figli Francesco (regista, fondatore di Spazio Tadini con Melina Scalise) e Michele (musicista, compositore e docente a Lione).
Antonia Tadini ha condiviso con Emilio Tadini tutta la sua vita riuscendo a conciliare l’attività di mamma e amministratrice dell’attività del marito, con la sua abilità imprenditoriale e di traduzione di libri d’arte.
Negli anni 80 apre un’attività di stilista di maglieria producendo capi d’alta moda e contribuendo a dare valore all’artigianalità femminile italiana che ha contraddistinto un’epoca in cui le donne acquisivano, quasi come dote, capacità sartoriali, manifatturiere e gestionali. Con Adriana D’Antonio, per Rizzoli, pubblica nel 1982 Le mani D’oro, cataloghetto per rendere utile il bello e il superfluo (copia consultabile presso la Casa Museo Spazio Tadini). Il suo impegno nell’editoria assume un ruolo più significativo con la casa editrice Pagine D’arte per cui traduce dal francese diversi testi. Degni di nota in particolare due traduzioni: Artaud le Mômo, Ci-gît e altre poesie di Antonin Artaud la cui traduzione realizzata per Einaudi è di Antonia Tadini e suo marito Emilio a cura di Giorgia Bongiorno e il saggio di Dan Franck, “Bohèmes” Tradotto da Antonia Perazzoli Tadini per Garzanti pubblicato con il titolo Montmartre & Montparnasse. La favolosa Parigi d’inizio secolo.
La sua attività nell’ambito della moda e l’indiscusso impegno culturale e artistico del marito Emilio rendono la coppia protagonista indiscussa della cultura e del panorama artistico milanese in particolare negli anni 80 e 90. Dopo la morte del marito, nel 2002, riduce drasticamente la sua presenza sulla scena pubblica e si dedica interamente alla famiglia.
Arturo Schwarz , Antonia Tadini e Grazia Varisco
L’hanno salutata ieri gli amici più cari in un cerimonia intima e semplice, come lei desiderava, con interventi di ricordo dei bei tempi passati.
Francesco e Melina Tadini ringraziano tutti coloro che hanno manifestato il loro cordoglio.
